Hobbes (1588 – 1679)
Obiettivo di Hobbes: ricerca di un ordine politico in grado di prevenire il disordine sociale (anarchia).
Opere fondamentali di Hobbes
- Elementi di legge naturale e politica
- De cive
- Leviatano
Interpretazioni del metodo di Hobbes nel combattere l'anarchia
- Hobbes come polemista politico. Egli è coinvolto negli anni della Grande Ribellione inglese, da cui deriva la sua ossessione per l’anarchia. Il suo pensiero è condizionato quindi dagli eventi della Grande Ribellione.
- Hobbes come giusnaturalista classico.
- Hobbes come umanista, ridefinisce i motivi dell’agire umano (paura di una morte violenta e desiderio di potere).
- Hobbes vede la geometria come fondamento della politica (interpretazione prevalente). Come la geometria costruisce figure partendo da linee e punti, la politica deve costruire lo Stato partendo dall’individuo.
Progettazione di uno stato durevole
Hobbes fa due operazioni intellettuali:
- Pone l’individuo in un ipotetico stato di natura (condizione non politica di assenza di relazioni comando/obbedienza fra gli individui e mancanza di diritto positivo: insomma, mancanza dello Stato).
- Analizza la natura umana per coglierne i tratti universali sempre comuni a tutti gli uomini.
Lo stato di natura è la situazione ideale per studiare la psicologia umana perché è un <tutti contro tutti>. Nella natura umana si trovano tre cause di contesa (osservabili chiaramente quando l’uomo si trova immerso nello stato di natura): competizione, diffidenza e gloria. Le ragioni per cui gli uomini cercano i propri simili quindi sono egoistiche (lo fanno per bisogno o per soddisfare la loro vanità).
Lo stato di natura teorizzato da Hobbes è ipotetico. Egli comunque ne indica tre esempi storici:
- La vita dei popoli primitivi
- Le relazioni internazionali
- La guerra civile
L’unica via di uscita dallo stato di natura è il patto, con il quale gli uomini cedono al sovrano tutti i propri diritti, tranne quello alla vita. Questo patto crea ai sudditi due obblighi: quello reciproco tra sudditi e quello di ogni suddito nei confronti del sovrano. Per Hobbes il sovrano è per forza legibus solutus o non è sovrano; deve avere per forza nelle sue mani tutti i poteri (indivisibilità). Per raggiungere il bene supremo della pace è necessario istituire un potere in grado di tenere tutti in soggezione. Per accordare questo potere sovrano è necessario stipulare il patto.
Kant (1724 – 1808)
Insocievole socievolezza: tendenza degli uomini a unirsi in una società, contrapposta a un’avversione ad essa, che minaccia continuamente di disunirla (l’uomo ha l’inclinazione ad associarsi e al tempo stesso a dissociarsi). Kant esalta i vantaggi dell’egoismo, che induce l’uomo a vincere la pigrizia. Il passaggio dallo stato di natura alla libertà regolata è necessario e doveroso. Lo stato civile da un lato deve garantire la più ampia libertà possibile, dall’altro deve istituire delle regole affinché la libertà di ognuno non prevarichi la libertà degli altri.
Un individuo tanto più è libero quanto più riesce a conquistarsi un ambito nel quale non dipende da nessuno; la società civile deve essere organizzata in modo tale da assicurare ad ogni individuo questa possibilità.
Proprietà privata
Data da un lato dal diritto originario che io ho su tutte le cose, dall’altro dal riconoscimento (o consenso) che ricevo da tutti gli altri individui quando prendo possesso di una cosa.
Principi su cui deve essere fondato lo Stato civile
- Libertà dell’individuo, in quanto uomo (ognuno può cercare la felicità a modo suo purché non ostacoli gli altri nel fare lo stesso)
- Uguaglianza dell’individuo con ogni altro, in quanto suddito (tutti gli uomini devono essere ugualmente sottoposti alla legge)
- Indipendenza economica di ogni membro di un corpo comune, in quanto cittadino (per avere diritto al voto bisogna avere qualche proprietà che procuri i mezzi per vivere).
Lo Stato di diritto deve essere fondato sul consenso, ottenuto solo grazie a una maggioranza di voti. Kant pone all’origine della società civile un contratto originario, l’unico con il quale gli uomini abbandonano lo stato di natura. Il legislatore deve fare leggi come se derivassero dalla volontà popolare. La costituzione di uno stato (oltre a basarsi sui principi di libertà, uguaglianza e indipendenza) deve essere repubblicana, ovvero antidispotica (basata sul principio di separazione dei poteri di Montesquieu). Gli Stati potranno aspirare alla pace perpetua (in futuro) solo dotandosi di una costituzione repubblicana; potranno solo essere una federazione di popoli però, e non uno Stato di popoli.
Rousseau (1712 – 1778)
Fondamenti della teoria politica di Rousseau
Analisi antropologica e critica della Philosophie sono il fondamento della teoria politica rousseauiana. Rousseau analizza sé stesso per comprendere l’umanità di tutti. Il fine è individuare le condizioni che consentono a ciascuno di vivere in armonia con sé stesso e con gli altri. Riconduce tutti i mali dell’uomo all’antitesi tra essere e apparire.
Opere più importanti
- Contract social
- Discoursi sull’ineguaglianza
- Discorsi sulle scienze e le arti
- Emile
Contract social (opera più importante) - i mali dell’uomo non derivano da lui ma dalla società. Egli deve allora stipulare il contratto. Teorizza uno Stato che aderisce alla natura buona dell’uomo e tende a preservarlo da una rapida degenerazione. Il patto sociale è fondamentale per la società. Senza di esso non vi potrà essere né vera società né popolo. Colloca l’uomo nello stato di natura (è un giusnaturalista).
Rousseau concepisce lo Stato come una persona le cui membra sono i singoli, uniti in un tutto inscindibile. Come persona il corpo sovrano ha una volontà: la volontà generale (con la quale persegue l’interesse comune); esiste però anche una volontà particolare con cui l’individuo persegue il proprio interesse e una volontà di tutti cioè una pura somma delle volontà particolari (per lui volontà erronee). Le leggi sono atti della volontà generale, non sempre giuste e compatibili con la libertà dei sudditi.
Rousseau introduce la figura di una guida nel potere legislativo: il “Legislatore”, supremo interprete della volontà generale. Il governo deve far rispettare la volontà generale ed è composto da un piccolo gruppo di cittadini definiti “magistrati”. La sovranità deve essere nelle mani del popolo. Esclude che molti popoli siano capaci di sopportare un sistema repubblicano. La condizione necessaria di un popolo per ricevere un sistema di legislazione è l’esistenza di un carattere nazionale. Nel contract social delinea il modello ideale di Stato, un modello non utopico e realizzabile in un piccolo stato, ad esempio la città di Ginevra.
Rousseau ammette una sola forma statale legittima ma concepisce tutte le forme di governo: democratica, aristocratica, monarchica e mista. La libertà naturale consiste nel dipendere solo da sé stesso, mentre la libertà dell’uomo civile divenuto membro del corpo politico consiste nella dipendenza dalla sua nuova volontà, quella del corpo politico stesso. Di fondamentale importanza per Rousseau sono i meccanismi finalizzati a mantenere lo spirito del contratto e la volontà generale. A questo proposito ipotizza le magistrature, la dittatura e la censura, tutte e tre atte a ristabilire l’ordine nei momenti di pericolo. Anche la religione per lui ha una funzione rilevante nel mantenere lo spirito del contratto.
Classificazione delle religioni secondo Rousseau
- Religione dell’uomo (cristianesimo del Vangelo)
- Religione del cittadino (culto dello Stato e amor di patria)
- Religione del prete (cristianesimo romano)
- Religione civile (esistenza di una divinità)
Illuminismo
Dal 1700 in poi si sviluppa il movimento dei lumi: ragione, progresso, libertà, critica, tolleranza, civiltà, cosmopolitismo e giustizia sono alcuni dei concetti fondamentali di questo movimento. A Parigi si sviluppò l’impresa più impegnativa del secolo, l’Encyclopédie, diretta da d’Alambert e Diderot. Critica alla religione. La chiesa cattolica era un sistema di errori da smantellare, dimostrando la falsità dei dogmi cristiani sostenuti e imposti con la coercizione.
Voltaire: essenziale distinzione tra assolutismo e dispotismo (abuso della legalità). Voltaire raccoglie e pubblica i temi dell’illuminismo. L’Encyclopédie (1751-65) è...
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