REGRESSIONE CON 3 VARIABILI ESPLICATIVE
Si supponga di aver rilevato su una popolazione tre caratteri quantitativi; si otterranno delle terne ordinate
( )
che corrispondono alle rilevazioni svolte e riguardano l’osservazione dei tre caratteri in
1 2 3 3
corrispondenza della i-esima unità statistica. Le diverse terne rilevate costituiscono una nube di punti in . Inoltre,
si suppone che:
- sia la variabile dipendente.
1
- e sono variabili esplicative, cioè congiuntamente possono spiegare .
2 3 1
̂ ( ) ( )
= , ̂ = ,
Si cercherà il modello in grado di approssimare i valori con i valori . Lo scopo
1 2 3 1 1 2 3
del modello è di esaminare, descrivere e comprendere la relazione tra le variabili esplicative e quella spiegata.
ALCUNI MODELLI
̂ = + + → è l’equazione generica del piano, dove:
1 2 3
- è l’intercetta del piano e rappresenta quando le variabili esplicative sono nulle.
1 ̂
- è il coefficiente angolare di rispetto a e rappresenta la variazione assoluta del modello rispetto ad
1 2 1
un aumento unitario di , mantenendo fissa la variabile .
2 3 ̂
- è il coefficiente angolare di rispetto a e rappresenta la variazione assoluta del modello rispetto ad
1 3 1
un aumento unitario di , mantenendo fissa la variabile .
3 2
Altre superfici più generali sono quelle fornite dai modelli lineari nei parametri, ovvero modelli del tipo:
̂ ( ) ( )
∑
= , = ∙ , dove sono coefficienti e sono funzioni lineari nei parametri
1 2 3 2 3
=1 ( )
, = + +
Anche il piano è una funzione lineare nei parametri, perché dove:
2 3 1 2 2 3 3
( )
, = 1
- 1 2 3
( )
, =
- 2 2 3 2
( )
, =
- 3 2 3 3
Tuttavia, esistono alcuni casi particolari, tra cui il modello Cobb – Douglas che non è lineare nei parametri. Infatti, i
( )
→ , = ∙ ∙
2 3
coefficienti si trovano all’esponente 2 3 1 2 3
METODO DEI MINIMI QUADRATI , ,
Il metodo dei minimi quadrati consente di determinare i coefficienti minimizzando una specifica funzione
1 2 3
̂
di distanza tra il modello e la nube dei dati:
1 2
)
{ } ∑(
min ( , , ; , , ) = min − ̂
1 2 3 1 2 3 =1… 1 1
, , , ,
1 2 3 1 2 3 =1
Per minimizzare una funzione (distanza) si pongono uguali a zero le sue derivate parziali. Il procedimento è
agevole quando la funzione è lineare nei suoi parametri. Si deve dunque derivare:
2 2
) )
∑( ∑(
− ̂ = − − −
1 1 1 1 2 2 3 3
=1 =1
∑( )
− ̂ = 0
∑ ( ) (−1)
= 2 ∙ − − − ∙ = 0 1 1
1 1 2 2 3 3
1
∑ ( ) (− ) ∑( )
= 2 ∙ − − − ∙ = 0 − ̂ = 0
1 1 2 2 3 3 2 1 1 2
2
∑ ( ) (− )
= 2 ∙ − − − ∙ = 0 ∑( )
{ − ̂ = 0
1 1 2 2 3 3 3
{ 1 1 3
3
∑ ∑ ∑ ∑ ∑ ∑ ∑
− + + + = 0 + + =
1 1 2 2 3 3 1 2 2 3 3 1
2 2
∑ ∑ ∑ ∑ ∑ ∑ ∑ ∑
− ∙ + + + ∙ = 0 + + ∙ = ∙
1 2 1 2 2 2 3 3 2 1 2 2 2 3 3 2 1 2
2 2
∑ ∑ ∑ ∑ ∑ ∑ ∑ ∑
{ − ∙ + + ∙ + = 0 { + ∙ + = ∙
1 3 1 3 2 2 3 3 3 1 3 2 2 3 3 3 1 3
Si ricordi ora che la covarianza di due variabili e si calcola:
1 1
)
) ∑( )( ∑
= ( , = − − = ∙ − ∙
Se invece si considera la covarianza della stessa variabile si ottiene la varianza, poiché:
1 1
2 2
2
) ∑( ) ∑ ( )
= ( = − = −
Quindi, dividendo per ciascun termine del sistema normale si ottiene:
+ + =
1 2 2 3 3 1
1 1 1
2
∑ ∑ ∑
+ ∙ + ∙ ∙ = ∙
1 2 2 2 3 3 2 1 2
1 1 1
2
∑ ∑ ∑
+ ∙ ∙ + ∙ = ∙
1 3 2 2 3 3 3 1 3
{
2
( )
+ + =
1 2 2 2 3 2 3 1 2
1 1 1
2 2
( )
∑ ∑ ∑
0 + ∙ ( − ) + ∙ ∙ − = ∙ −
2 2 2 3 3 2 2 3 1 2 1 2
{ " "
" "
+ =
2 22 3 23 12
{ " " 2
( )
+ + =
1 3 2 2 3 3 3 1 3
" " 1 1 1
2 2
) ( )
∑ ∑( ∑
0 + ∙ ( ∙ − ) + ∙ − = ∙ −
2 2 3 2 3 3 3 3 1 3 1 3
{
Riassumendo, si ha:
+ + =
1 2 2 3 3 1
+ =
2 22 3 23 12
{ + =
2 23 3 33 13
2
∙
3 23 12 23
+ =
2 23
{ 22 22
+ =
2 23 3 33 13
2
23 12 23
0 + ( − ) = −
3 33 13
{ 22 22
" "
12 23 − −
13
12 23 13 22
22
= =
3 2 2
−
23 23 22 33
−
33
22
{ " "
Quindi, se lo stesso procedimento viene applicato alla seconda equazione, si possono ricavare i due parametri e
2
e di conseguenza ricavare esplicitandolo nella prima equazione:
3 1
= − −
1 1 2 2 3 3
−
13 23 12 33
=
2 2
−
23 22 33
−
12 23 13 22
=
3 2
{ −
23 22 33 2
− = 0,
Queste equazioni sono valide solo se il denominatore è diverso da zero. Invece quindi
23 22 33
2 2
( )( ) ( )
( , ) − = 0, , = 1,
se e solo se cioè se c’è perfetto legame lineare tra e .
2 3 2 3 2 3 2 3
(, )
Questo avviene perché, dato che è il rapporto tra la covarianza e il prodotto degli scarti quadratici medi e ha
≤ 1, 1
valore se è uguale a significa che la covarianza e il prodotto degli S.Q.M. hanno lo stesso valore e quindi la
2 2 ( )
0 , = 1
differenza tra i due dà risultato (stesso discorso se si considera ). Infine, quando significa che
2 3 2
è la trasformata lineare di , ovvero:
3
= + , ∈
con
2 3
Perciò, in questo caso, il piano interpolante sarà:
̂ ( ) ( ) ( )
= + + = + + + = + + +
1 1 2 2 3 3 1 2 3 3 3 1 2 2 3 3
PROPRIETÀ DEI RESIDUI
Prima di elencare le due proprietà dei residui, si possono effettuare alcune osservazioni:
∑ ∑( )
= − ̂ = 0
1. 1 1
I residui hanno segni discordi e si compensano perfettamente.
∑ ∑
= ̂
2. 1 1 ̂
La somma dei valori osservati in è pari alla somma dei valori forniti dal modello .
1 1
(̂
( ) )
=
3. 1 1 1 1 ̂
La media dei valori osservati in è pari alla media dei valori forniti dal modello .
1 1
1° PROPRIETÀ (, ) (, )
= = 0.
La variabile residuo è incorrelata con e , cioè
2 3 2 3
dimostrazione 1
() (, ) ∑
= 0 = −
Se è tale per cui allora ma il prodotto delle medie è uguale a zero
1
perché si è visto che la media di è uguale a 0. Quindi:
1 1 1
(, ) ∑ ∑ ∑(
= − = − 0 = − ̂ ) = 0 dalla 2° equazione del S. N.
2 2 2 2 1 1 2
1 1 1
(, ) ∑ ∑ ∑(
= − = − 0 = − ̂ ) = 0 dalla 3° equazione del S. N.
3 3 3 3 1 1 3
2° PROPRIETÀ ̂ ̂ )
(, = 0.
La variabile residuo è incorrelata con , cioè
1 1
dimostrazione
È possibile riscrivere il sistema normale nel seguente modo:
∑ ∑
= 0 moltiplicando per si ottiene ∙ = 0
1 1
∑ ∑
∙ = 0 moltiplicando per si ottiene ∙ ∙ = 0
2 2 2 2
∑ ∑
{ ∙ = 0 moltiplicando per si ottiene { ∙ ∙ = 0
3 3 3 3
Se le tre equazioni sono uguali a zero, allora anche la loro somma sarà uguale a zero, cioè:
∑ ∑ ∑ ∑(
0 = ∙ + ∙ ∙ + ∙ ∙ = ∙ + ∙ ∙ + ∙ ∙ ) =
1 2 2 3 3 1 2 2 3 3
̂
∑ ∑
( + ∙ + ∙ ) = ∙ ̂ = (, ) = 0
1 2 2 3 3 1 1
Si può quindi concludere che ogni modello lineare, i cui parametri sono stimati con il metodo dei minimi quadrati,
gode delle seguenti proprietà:
a) I residui hanno media nulla.
b) La media dei valori forniti dal modello è pari alla media dei valori osservati.
c) Vi è incorrelazione tra i residui e ciascuna variabile esplicativa.
d) Vi è incorrelazione tra i residui e il modello.
SCOMPOSIZIONE DELLA VARIANZA
2 2
( ) ) ) (̂ )]
∑( ∑[(
= − = − ̂ + − =
1 1 1 1 1 1 1
2 2
) ) )(̂ )
∑( ∑(̂ ∑(
= − ̂ + − + 2 ∙ − ̂ − = + + 0
1 1 1 1 1 1 1 1
Infatti, l’ultimo termine dell’equazione è uguale a zero. Per dimostrarlo, si ricordi che:
(̂
() ( ) )
− ̂ = = = 0 = e quindi:
1 1 1 1 1 1 1
̂ ̂
∑( )(̂ ) ∑( 0)(̂ ) )
− ̂ − = − ̂ − − = (, = 0
1 1 1 1 1 1 1 1 1
Esiste però un calcolo alternativo per ottenere la devianza spiegata:
(̂ 2
∑(̂ ) ∑(̂ ) (̂ ) ∑(̂ ) ) ( )]
[(̂
) = − = − − = − − + − =
1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
(̂ (̂ (̂
∑(̂ ) (̂ ) ∑(̂ ) ( ) ) )
.. = − − + − − = , ) + , = 0 + ,
1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
= − − = + +
Però, ricordandosi che e quindi , l’ultimo termine si può riscrivere:
1 1 2 2 3 3 1 1 2 2 3 3
( ) ( )
̂ − = + + − − − = − + −
1 1 1 2 2 3 3 1 2 2 3 3 2 2 2 3 3 3
̂
Quindi, la codevianza tra e può essere riscritta nel seguente modo:
1 1
(̂ ∑[ ( ) ( )] ( )
)
, = − + − − =
1 1 2 2 2 3 3 3 1 1
∑( )( ) ∑( )( ) ( )
.. = − − + − − = +
2 2 2 1 1 3 3 3 1 1 2 12 3 13
In sintesi:
(̂ (̂
( )
) )
= + = ,
1 2 12 3 13 1 1
(̂ ̂
) )
= + = ( ,
1 2 12 3 13 1 1
BONTÀ DI ADATTAMENTO ̂ = + + , ,
Per valutare se il modello dove sono i parametri ottenuti con il criterio di
1 1 2 2 3 3 1 2 3
accostamento dei minimi quadrati è idoneo a rappresentare i dati osservati occorre:
- Procedere ad ottenere l’ordine di grandezza dei residui.
- Ricavare la quota di variabilità di attribuibile al modello
1
Per fare ciò, esistono degli indici assoluti e relativi:
1
1
′
(||) |
∑|
= = . =
1 1 1 ( )
1
1
2
′
√ 2
() ∑
= = =
2 2 2 ( )
1
Un altro valore calcolabile è l’indice di determinazione multiplo, che è un rapporto di composizione e per questo
0 1:
motivo assume valori tra e (̂
2
∑(̂ ) )
,
− + 1 1
1 1 2 12 3 13
2
= = = =
1.23 2
∑( ) ( )
−
1 1 11 1
L’ultimo membro dell’equazione è stato ottenuto utilizzando il metodo indiretto per il calcolo della varianza
(̂ ̂
) ).
= + = ( ,
spiegata, secondo cui 1 2 12 3 13 1 1
1° CASO
2
= 0 = 0 ̂ = = = 0, ̂ = =
solo se e quindi ogni . Da ciò si ottiene che mentre e .
1.23 1 1 2 3 1 1 1 1
In questa situazione, il piano dei minimi quadrati non riesce ad intercettare alcun legame lineare tra le variabili
esplicative e la variabile spiegata.
2° CASO
2 2
∑( )
= 1 = − ̂ = 0 = ̂
solo se e quindi ogni . Da ciò si ottiene che i residui sono tutti nulli
1.23 1 1 1 1
e quindi i dati reali sono disposti in un piano. Perciò si può concludere che vi è perfetta regressione lineare, ovvero vi
è un ottimo adattamento del modello.
COEFFICIENTE DI CORRELAZIONE MULTIPLO
Il coefficiente di correlazione multiplo è il coefficiente di correlazione di rispetto alle due variabili esplicative e
1 2
̂ ̂
).
( ,
e si esprime come Infatti, sintetizza le esplicative nel loro legame lineare con . Questo
3 1 1 1 1
( )
,
coefficiente misura l’intensità e il segno del legame lineare tra e .
1 2 3
̂ )
( ,
1 1 2 2
= e =
1.23 1.23 1.23
)(̂
( )
1 1
dimostrazione ̂ (̂
) )
( , = = + ≥ 0.
Si ricordi che Quindi:
1 1 1 2 12 3 13
̂ (̂ (̂ (̂
2
) ) ) )
( ,
1 1 1 1 1
= = = = ≥0
1.23 )(̂ )(̂ )(̂ ( )
( ( (
) ) ) 1
1 1 1 1 1 1
̂ ̂
Ciò significa che il legame lineare tra e è un legame di concordanza (quando cresce, anche aumenta)
1 1 1 1
e il modello segue l’andamento della variabile . Inoltre:
1
(̂ (̂
2 ) )
1 1
2 2
= = = =
1.23 1.23
2 ( ) ( )
1 1
Infine, si può dimostrare che:
212 213
+ − 2 ∙ ∙ ∙
12 13 23
2
=
1.23 2
1 − 23
dimostrazione 2
Si
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