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Sistemi di ventilazione meccanica invasivi e non invasivi

Ossigenoterapia

Ha lo scopo di garantire un'adeguata disponibilità di ossigeno. In ospedale l'ossigeno proviene dalle prese a muro dell'impianto centralizzato, ad una pressione di 3-4 atm. Nell'emergenza extraospedaliera e nel trasporto del paziente all'interno dell'ospedale, la fonte d'ossigeno è costituita da bombole di acciaio che sono riempite di ossigeno compresso a 150-200 atm.

Per ottenere una pressione di lavoro entro i limiti di sicurezza, pari a 3-4 atm, alla bombola deve essere collegato un manometro riduttore, oltre ad un flussimetro per controllare la quantità di ossigeno erogata nel tempo. Sulla fascia bianca delle bombole è impresso il volume in litri, cioè la capacità della bombola, ed il peso in kg. Il contenuto in gas effettivamente utilizzabile si può facilmente calcolare in base alla capacità della bombola, alla pressione residua di sicurezza ed al flusso/min erogato. (P1-P2) x capacità bombola / flusso erogato (dove P1=pressione del manometro di alta pressione e P2= pressione residua di sicurezza).

Il quantitativo di sicurezza aumenta considerevolmente nel caso in cui l'ossigeno serva anche da forza lavoro per il ventilatore automatico da trasporto intra ed extraospedaliero: quando la pressione scende al di sotto di un dato valore, il funzionamento dei ventilatori portatili può essere impreciso con conseguenze anche gravi.

Manometro riduttore

L'ossigeno è contenuto nelle bombole ad una pressione troppo elevata per poter essere somministrato direttamente ai pazienti, e viene quindi ridotto considerevolmente, fino a circa 3 atm, prima di arrivare ai flussometri o alle prese di ingresso del gas nei respiratori automatici o negli aspiratori venturi.

Flussometri

Il flussometro di Bourdon è quello generalmente preferito per l'impiego campale ed il trasporto. È un manometro tarato per il flusso ed è sufficientemente preciso per flussi superiori a 1 l/min; non può compensare una contropressione allo scarico, ma è robusto e funziona in qualsiasi posizione venga messo.

Il flussometro di Thorpe ha invece un tubo di vetro verticale calibrato in cui un galleggiante indica la quantità di gas che passa attraverso il tubo indicando il flusso reale, evidenziando subito un'eventuale ostruzione al flusso causata da una contropressione. Esso funziona sfruttando la forza di gravità e deve quindi essere tenuto in posizione verticale affinché la lettura sia accurata; viene usato negli impianti fissi.

Modalità di somministrazione

Se il paziente respira spontaneamente attraverso il tubo endotracheale o un dispositivo extraglottico, dopo il superamento della fase più critica, può essere somministrato ossigeno anche al 100% interponendo un pallone va e vieni munito di valvola di non ritorno tra il dispositivo di controllo della via aerea e la fonte di ossigeno. Più frequentemente, l'ossigenoterapia si effettua attraverso sonde e maschere che non sono a tenuta come il tubo tracheale e pertanto, nonostante un elevato flusso di gas, difficilmente esse permettono di raggiungere concentrazioni altrettanto elevate.

Occhialini e sonde nasali

Occhialini nasali sono comunemente impiegati nei casi in cui siano necessarie concentrazioni d'ossigeno relativamente basse. Vi sono anche sonde nasali per ossigenoterapia di diverso calibro, in PVC morbido, con punta smussa e diverse aperture laterali. Questi dispositivi consentono flussi non maggiori di 4 l/min per la disidratazione della mucosa investita dal getto gassoso continuo e quindi la massima concentrazione d'ossigeno che si può ottenere è circa del 36%.

Maschere semplici

Più scomode per il paziente ma più efficaci, in plastica morbida e trasparente conformata in modo anatomico. Sono munite di piccoli fori laterali per consentire all'aria atmosferica di entrare e far uscire l'aria espirata dal paziente. Vengono utilizzate per la somministrazione di moderate concentrazioni di ossigeno (circa 35-60%) con un flusso di 6-10 l/min. In un adulto il flusso erogato deve essere almeno di 5-6 l/min altrimenti sotto la maschera non c'è ricambio di gas e si accumula anidride carbonica.

Maschere con reservoir

Sono maschere semplici collegate ad una sacca di materiale plastico che funge da serbatoio. L'aria espirata esce attraverso i fori laterali della maschera. Funzionano solo se si adattano perfettamente al viso del paziente; il serbatoio deve essere riempito di ossigeno prima di iniziare l'applicazione e non deve svuotarsi di più di un terzo quando il paziente inala. È possibile erogare concentrazioni del 100% con un flusso di ossigeno superiore ai 12 l/min.

Maschere con Venturi

L'ossigeno entra nella maschera per mezzo di un ugello che per effetto venturi aspira l'aria dall'atmosfera per miscelarla con l'ossigeno; valvole regolabili per un determinato flusso permettono una certa gradualità nella scelta dei valori di concentrazione finale. Sono dispositivi particolarmente utili nel paziente con BPCO. Il flusso deve essere sufficientemente elevato da consentire un'efficace rimozione della CO2 da sotto la maschera.

Respirazione a pressione positiva (CPAP)

La CPAP (Continuous Positive Airway Pressure) è una metodica diffusamente utilizzata in soggetti con insufficienza respiratoria cronica, ma anche acuta o cronica riacutizzata. La pressione positiva continua previene il collasso delle vie aeree distali a fine espirazione che caratterizza alcune forme di insufficienza respiratoria, aumentando così la superficie di scambio.

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Scienze mediche MED/45 Scienze infermieristiche generali, cliniche e pediatriche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silviatoma di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Infermieristica in emergenza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Piemonte Orientale Amedeo Avogadro - Unipmn o del prof Boldoroni Bianchi Renzo.
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