SISTEMATICA phylum CIANOBATTERI
La loro comparsa ha portato il riempimento di ossigeno nell’atmosfera nel
prepaleozoico, sono stati infatti i primi ad effettuare fotosintesi ossigenica
Possiedono clorofilla a, fotosistema II e O2 come prodotto secondario
Si sono adattati a qualsiasi situazione, sono anche in grado di svolgere fotosintesi
anossigenica usando lo zolfo invece dell’ossigeno.
Sono unicellulari, solitari o organizzati in colonie, soprattutto tricomi o filamenti: il
loro movimento consiste in scivolamento e oscillazione ma solo se aderenti ad un
substrato.
I primi ritrovamenti sono negli stromatoliti, stratificazioni formatesi in zone acquose,
composte da batteri e mucillagine da essi prodotta. Al di sopra si formano alghe
verdi.
CITOLOGIA
Parete cellulare: si trova esternamente, con attorno una guaina mucillaginosa.
Permette di calssificarli nei gram-negativi. È composta da 4 strati. È dotata di pori
per lo scambio di metaboliti con le altre cellule del tricoma e la secrezione della
guaina che serve al movimento e scherma i raggi UV. Possono essere presenti dei
pili di varia natura. La membrana plasmatica è analoga a quella degli eucarioti.
Cromatoplasma: internamente alla membrana troviamo cerchi concentrici di
pigmenti posizionati parallelamente. I pigmenti possono essere: clorofilla a, b-
carotene, xantofille e ficobiliproteine. Nello spazio
stromale troviamo granuli di amido con funzione di
riserva. Ficobiliproteine: formano delle
granulazioni sulle membrane esterne dei
tilacoidi, formando i ficobilisomi. L’unità
del ficobilisoma ha forma discoidale e può
essere di varia natura: alloficocianina
(AFC), ficocianina (FC), ficoeritrina (FE)
Centroplasma: internamente al cromatoplasma. Qui troviamo nella parte più esterna
i corpi poliedrici che contengono la rubisco, il genoma, i ribosomi e i vacuoli gassosi
che forniscono la spinta di galleggiamento per incrementare l’assorbimento
RIPRODUZIONE
Avviene per fissione binaria mediante l’invaginazione della membrana. Il DNA può
essere trasferito da un batterio all’altro o essere rilasciato nell’ambiente esterno e
successivamente inglobato
ETEROCISTI
Alcune cellule differenziano specializzandosi nella fissazione dell’azoto*. Nelle
colonie possono essere basali (posizionati dove il tricoma aderisce al substrato) o
intercalari.
Una volta differenziati non possono più dividersi.
Alla parete di aggiungono 3 ulteriori strati (per proteggersi dall’O2), dotati
comunque di punteggiature per gli scambi.
Nelle loro vicinanze differenziano cellule di riserva (propaguli vegetativi), che
possono essere ormogòni (si staccheranno dalla colonia per dare vita ad una
nuova), acinèti (anche essi si separano, dotati di una parete ispessita, rimangono in
fase dormiente finché le condizioni non torneranno favorevoli per dar vita ad una
nuova colonia).
*Fissazione dell’azoto: avviene per mezzo di un complesso enzimatico, la
nitrogenasi (estremamente sensibile all’O2, che la disattiva) e
consiste nella riduzione dell’azoto atmosferico ad azoto
ammonico (NH+4) e la trasformazione di questo in radicale che
verrà incorporato nelle proteine (-NH2).
Affinché ciò sia possibile sono necessari un donatore di protoni
(NADPH) e una fonte di energia (ATP).
Affinché non debba essere presente ossigeno, le colonie
possono separare temporalmente fotosintesi (dì) e fissazione
dell’azoto (notte), oppure spazialmente. Inoltre, in queste cellule
è assente il fotosistema II, responsabile della produzione di O2 e
anche nel caso in cui dovessero entrare dei minimi residui
vengono requisiti da apposite proteine.
SISTEMATICA
Classe CYANOPHYCEAE, ordini:
Chroochoccales, sono cellule
isolate o riunite i colonie,
ricordiamo in particolare il genere
Synechococcus, adattato a vivere
anche a temperature
estremamente alte senza che gli
apparati fotosintetici si distruggano
Oscillatories, tricomi uniseriati non
ramificati in cui non troviamo
eterocisti. Il genere Oscillatoria piò
essere dannoso in quanto può
sviluppare neurotossine ed epatossine
Nostocales, i generi Nostoc e Anabaena possono sviluppare rapporti di
simbiosi con macroalghe o briofite
Classe SYNECHOCCALES, generi:
Prochloron, simile ad un cloroplasto, capace di simbiosi extracellulare
Prochlorococcus, fa parte del plancton fotosintetico, forse i fotosintetici
più numerosi sulla terra
Prochlorotrix, genere filamentoso, con guaina poco sviluppata ma con
vacuoli gassosi ALGHE
Appartengono a 4 dei 6 supergruppi eucarioti, quindi di natura molto diversa
microalghe
In base all’organizzazione distinguiamo: (sono unicellulari e possono
vivere sospese in acqua prendendo parte al fitoplancton o essere fissate ad un
substrato, essere mobilio meno, vivere in colonie tenute assieme da sostanze
gelatinose o solitarie. L’organizzazione più complessa che troviamo è quella dei
cenòbi, in cui le cellule sono in comunicazione tra loro tramite plasmodesmi, come
macroalghe
accade per volvox), (sono pluricellulari)*
*il corpo delle alghe pluricellulari è detto tallo e può avere diverse strutture: forme
filamentose (le cellule si dividono in un'unica direzione e sono dotate di un unico
lungo cloroplasto spiralato), forme dicotomiche (forme filamentose ramificate),
forme laminari (divisioni in tutte le direzioni ma sullo stesso piano), forme cladomiali
(divisioni in tutte le direzioni dello spazio).
Un caso particolare è la struttura cenocitica: in un’unica parete sono racchiusi
migliaia di nuclei
CITOLOGIA:
simili alle cellule vegetali ma presentano delle peculiarità
Parete cellulare: è sempre presente nelle unicellulari ma può mancare nelle
pluricellulari o esser sostituita da un involucro interno al plasmalemma
(periplasto), una pellicola, una teca (composta da due valve dette frustolo).
Cloroplasti: li troviamo di molto diversificati, con primi accenni di
organizzazione granale. Al loro interno troviamo il pirenoide che accumula
rubisco. Non ci sono plastidi con funzione di accumulo
Flagelli: organi locomotori di microalghe e cellule riproduttive. Se sono
presenti più flagelli dividiamo le cellule in isoconte (uguali) ed eteroconte
(diversi).
Vacuolo contrattile: deputato all’osmoregolazione lo troviamo nelle specie
unicellulari di acqua dolce che vivendo in una soluzione ipotonica devono
espellere l’acqua in eccesso che entra. La vescicola scarica all’esterno l’acqua
fondendosi con la membrana
Macchia oculare: in molte alghe unicellulari flagellate, percepisce l’intensità e
la direzione dello stimolo luminoso
RIPRODUZIONE:
Agamica: avviene tramite propaguli diploidi o aploidi formati per mitosi.
Possiamo trovarli singoli o raggruppati (sori). Nelle specie pluricellulari
avviene per frammentazione
Gamica: i gameti sono prodotti da organismi aploidi, la loro fusione rigenererà
la diploidia. A tal proposito posiamo avere organismi monoici e dioici
PIGMENTI FOTOSINTETICI:
In base al tipo di pigmento saranno assorbite lunghezze d’onda diverse e quindi
ricevute a profondità differenti
Alghe rosse: hanno ficobiliproteine arricchite con ficoeritrina. Assorbe
lunghezze d’onda corte che arrivano ad elevate profondità
Alghe brune: hanno clorofilla c e carotenoidi, assorbono lunghezze d’onda più
lunghe
Alghe verdi: hanno la clorofilla b e vivono più in superficie
SISTEMATICA:
1) ALGHE ROSSE:
Sono le più macroscopiche e sono
quelle che vivono a profondità più
elevate
Dotate di ficoeritrina che copre la clorofilla a e dona colore rosso
Non possiedono mai cellule flagellate
La sostanza di riserva è l’amido delle floridee simile al glicogeno
Alcune depositano in parete carbonato di calcio e producono sostanze
tossiche, ciò allontana gli erbivori dalle barriere coralline
La struttura è variabile, da laminare a filamentose
Il ciclo riproduttivo è caratterizzato dall’alternarsi di una fase aploide
(gametofito) e due diploidi (sporofiti), proprio perché non avendo i gameti
flagellati cercano di massimizzare le probabilità di successo
Vediamo nello specifico le fasi del ciclo riproduttivo:
spermazi,
Nell’individuo gametofitico (n), i gameti maschili, gli sono prodotti per
spermatangi
mitosi negli (i gametangi maschili) e rilasciati in acqua, dove vengono
trascinati passivamente.
In un’altra zona del gametofito stesso (nelle specie monoiche) o su un altro
individuo gametofitico (nelle specie dioiche) si forma il gametangio femminile,
carpogonio,
detto che manterrà all’interno il suo nucleo femminile. Pertanto, sarà
necessario in qualche modo catturare lo spermazio, per far sì che la fecondazione
possa avvenire. Per favorire questa operazione, in molte alghe rosse è presente un
tricogino.
organo a forma di clava, in genere lungo e sottile, detto È qui che lo
spermazio attecchisce, dopodiché, travasa il suo nucleo che migrerà verso il
carpogonio, per fondersi con quello femminile. La riproduzione sessuata che si
presenta è quindi una gameto-gametangiogamia.
A questo punto però, lo zigote diploide che si viene a formare, non viene rilasciato
in acqua, ma comincia a dividersi mitoticamente, generando un filamento di cellule
diploidi che fuoriesce dal carpogonio, ma rimane collegato al gametofito. Questi è il
carposporofito, la seconda generazione del ciclo e la prima di quelle sporofitiche, e
vivrà come parassita sul gametofito femminile che lo ha prodotto (gonotrofia). In
seguito, le cellule terminali del filamento si ingrossano assumono il ruolo
carposporangi,
di con il compito di produrre tramite mitosi delle spore diploidi,
carpospore.
le Queste sono poi liberate in acqua e, una volta fissatesi a un
substrato, danno vita alla terza generazione del ciclo: il tetrasposofito. A questo
punto nella maggior parte dei casi nasce un tetrasporofito di aspetto simile al
gametofito (isomorfo), più raramente di aspetto anche molto diverso (eteromorfo).
tetraspore aploidi,
Una volta adulto, il tetrasporofito produrrà per meiosi delle
tetrasporangi
all’interno di appositi (quattro tetraspore per ciascuno). La liberazione
di queste nel mezzo acquoso permetterà quindi la fissazione al substrato e la
successiva nascita di gametofiti aploidi, che a loro volta daranno vita a un nuovo
ciclo.
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2) ALGHE VERDI
Raggruppamento molto cospicuo, diffuse in ogni ambiente
Hanno caratteristiche comuni con le piante, come le clorofille a e b,
accumulazione di amido nei plastidi e pareti cellulari simili, con gli stessi
componenti
Le troviamo di tutte le forme e organizzazioni
Vediamo la classificazione:
famiglia CHLOROPHYCEAE:
Chlamydomonas: è unicellulare dotata di due flagelli uguali, presenta una
macchia oculare, un pirenoide e due vacuoli contrattili. Ha un ciclo aplonte e
ha la capacità di entrare in fase dormiente
Chlorella: è unicellulare, immobile. Non ha macchia oculare o vacuoli
contrattili. Possiede un unico cloroplasto. Vive sia in acque marine che dolci
Gonium: è una colonia mobile, le cellule avvolte da sostanza gelatinosa
somigliano a chlamydomonas e non sono in comunicazione citoplasmatica tra
loro. Max 32 cellule
Pandorina: è una colonia mobile, da 16 a 32 cellule. Ad una estremità ci sono
cellule dotate di macchia oculare, che rilevando la luce stabiliscono la
direzione dello spostamento. Ogni cellula è in grado di creare una nuova
colonia: quando le nuove cellule avranno propriamente differenziato i propri
flagelli la colonia si apre rilasciando le cellule nuove
Eudorina: fino a 128 cellule. Le cellule differenziate vanno a posizionarsi al
polo in direzione del moto
Volvox: migliaia di cellule, colonia mobile. C’è divisione dei compiti (cellule
vegetative e riproduttive) e le cellule comunicano tramite plasmodesmi.
Grazie alla riproduzione agamica internamente si formeranno nuove colonie
che una volta mature saranno liberate. È svolta anche riproduzione gamica
per la ridistribuzione dei geni
Hydrodictyon: colonia immobile, in stagni, laghi o ruscelli lenti. Le singole
cellule cilindriche si uniscono a formare una rete, per questo sono anche dette
reti d’acqua
Odegonium: alga di tipo filamentoso, rappresenta cellule specializzate
Fritschiella: una via di mezzo tra la colonia e la pluricellularità, presenta un
accenno di rizoderma, due ordini di rami e le cellule sono in comunicazione tra
loro.
Famiglia ULVOPHYCEAE:
vi sono per lo più alghe laminari con 2 strati e che presentano un certo
differenziamento, come una struttura per l&r