Doppia flessione dell'aggettivo
Forte e debole: distinzione formale e funzionale
La doppia flessione dell'aggettivo è distinguibile dal punto di vista formale. La flessione forte continua la tensione dei temi in vocale e dei pronomi, ereditando alcuni casi della flessione dei sostantivi affini da quella dei pronomi. La flessione debole continua invece la flessione germanica dei sostantivi con suffisso in -n-.
Dal punto di vista funzionale, la flessione debole non ha un valore determinante e individualizzante. Continuando nel tedesco moderno, l'uso dell'aggettivo è di norma debole quando preceduto dall'articolo determinativo e dall'aggettivo dimostrativo. La flessione debole si applica anche all'aggettivo al vocativo, agli aggettivi al comparativo e al superlativo, e agli aggettivi ordinali, eccetto "secondo". In tutti gli altri casi, la flessione dell'aggettivo è forte quando non è preceduto da un articolo, è usato con funzione attributiva o è usato per apposizione.
Perdita di categorie modali nella flessione dei verbi
Nella flessione dei verbi, si verifica la scomparsa del congiuntivo, la cui funzione è assunta dall'ottativo. I modi delle lingue germaniche includono indicativo, ottativo, imperativo e infinito (che può essere flesso e avere una parte nominale).
Nelle lingue germaniche prevale la nozione di tempo su quella di aspetto. Cade quindi l'opposizione apparentemente presente tra anoristo e perfetto. Questa è sostituita da quella temporale tra presente e perfetto, con la scomparsa dell'anoristo e del perfetto. Il futuro non esiste come forma autonoma ma è espresso in modo perifrastico nelle lingue germaniche, attraverso una combinazione con i verbi modali come "scala" e "wille".