SCIENZA E TECNOLOGIA DEI MATERIALI
Capitolo 1_ introduzione ai materiali
Capitolo 2_ classificazione dei materiali
Capitolo 3_ approccio al binomio materiale progetto
Un materiale è un qualsiasi solido in grado di svolgere almeno una
determinata funzione (meccanica, termica, elettrica, ottica,
magnetica, etc…). Diversi materiali possono svolgere la stessa
funzione occorre saper operare la scelta migliore.
Al fine della scelta del materiale devo conoscere le sue proprietà:
fisiche, meccaniche, termiche elettriche, magnetiche, ottiche,
chimiche…
Famiglie di materiali
Metalli, più antichi e conosciuti
Ceramici e vetri (tradizionali ed ingegneristici)
Polimeri ed elastomeri (molto più moderni)
Compositi detti anche ibridi
Classificazione con origine:
Naturali: di origine geologica o chimica;
Sintetici (metalli ottenuti per trattamento dei minerali,
ceramici, materie plastiche…)
Materiali e processi
Per produrre un generico oggetto con un materiale è necessario
accoppiargli un processo compatibile con il materiale che si
desidera impiegare. I requisiti di progetto definiscono le prestazioni
richieste ai materiali, definite da valori soglia per certe proprietà
che controllano il progetto.
Processo produttivo
Le proprietà finali di un materiale dipendono dal suo percorso
produttivo, dalle metodiche di formatura adottate.
A seconda del procedimento di fabbricazione usato, le proprietà del
materiale possono variare, esercitando un’influenza diretta sul
rendimento, sull’affidabilità, sulla durata del prodotto (≡ durabilità
in esercizio).
Un processo è un metodo per formare, giuntare o finire un
componente.
Si distinguono:
Processi primari: impartiscono una forma;
Processi secondari: modificano la geometria e/o le proprietà
La prima linea contiene i processi primari di formatura. Al di sotto si
trovano i processi secondari di lavorazione a utensile e di
trattamento termico. Quest’ultimo modifica la microstruttura del
materiale e quindi le sue proprietà, non modifica la forma.
Infine, ci sono i processi di giunzione e finitura e i trattamenti
superficiali. Questi ultimi modificano la superficie esterna del
prodotto che ha un ruolo fondamentale perché è la parte più
esposta. Sono utili per eliminare difetti superficiali o per proteggere
il materiale da agenti esterni, utilizzando cromatura o verniciatura
ad esempio.
Molto spesso, infatti, non conviene modificare le caratteristiche di
tutto il materiale, ma solo la parte a contatto con l’ambiente
esterno (superficie esterna), anche per ragioni economiche.
N.B. Non tutte le classi di processi possono essere applicate a tutti i
materiali. Quando si sceglie un materiale, bisogna scegliere anche il
processo produttivo adatto.
Qui di seguito sono riportati step importanti non solo per la scelta e
la definizione di un componente, ma anche per una riprogettazione,
ovvero una modifica a causa di variazioni di condizioni di esercizio o
di funzionalità richieste.
Con l’avvento dei compositi sono stati riprogettati molti materiali
perché sono più leggeri. Per la riprogettazione bisogna ripercorrere
questo percorso.
Interazione tra requisiti di progetto, materiale, forma e processo:
ELEMENTI DA RICORADRE DELLA TAVOLA PERIODICA
Gli elementi del primo gruppo o metalli alcalini, idrogeno H,
litio Li, sodio Na, potassio K...) Hanno tutti un solo elettrone
nell’orbitale più esterno.
Gli elementi del secondo gruppo detti metalli alcalino terrosi,
berillio Be, magnesio Mg, calcio Ca, stronzio Zn…). Elementi di
tipo metallico con due elettroni nella nuvola più esterna.
Gli elementi metallici sono tendenzialmente elettropositivi cioè
hanno una propensione a cedere gli elettroni di valenza per
diventare ioni carichi positivamente, mentre gli elementi non
metallici sono definiti elettronegativi tendono ad acquistare
elettroni, ioni negativi.
METALLI: materiali inorganici metallici
Ampio gruppo di elementi chimici caratterizzati da un numero
variabile di elettroni di valenza delocalizzati (legame metallico). Gli
elettroni di valenza delocalizzati sono responsabili di proprietà del
materiale.
Gli atomi metallici quando si legano per dar vita ad un solido
tendono ad organizzarsi in strutture ordinate ≡ strutture cristalline
(cristalli). Esistono anche dei metalli amorfi la cui struttura è
disordinata ma questi sono rari perché sono molto difficili da
produrre e costosi.
In questa famiglia non vengono inseriti solo i metalli puri ma anche
le leghe metalliche (ovvero combinazioni non stechiometricamente
definite di due o più metalli o non metalli) quali le ghise e gli acciai
(leghe a base Fe-C), le leghe di alluminio (Al), duralluminio (Al-Cu),
Ti, Mg, Ni, Zn, Cu (ottoni leghe Cu-Zn, bronzi, leghe Cu-Sn (stagno)).
Proprietà tipiche dei metalli
OPACHI, lucenti ma trasparenti;
OTTIMI CONDUTTORI DI CALORE ED ELETTRICITA’ poiché il
legame metallico assicura grande mobilità agli elettroni di
valenza;
TEMPERATURE DI FUSIONE VARIABILI alla base della
temperatura di fusione c’è il tipo di legame ed in particolare
l’energia di legame (Al=660°C, Ti=1660°C, W=3420°C);
RESISTENTI MA DUTTILI elevata resistenza meccanica ma sono
deformabili plasticamente (in modo irreversibile e permanente
prima di rompersi);
DENSITA’ MEDIO-ALTE i materiali metallici hanno una struttura
atomica ordinata cioè cristallina che porta ad avere un
impaccamento degli atomi compatta tradotto in densità
3 3 3
medio-alte (Mg=1,75 g/cm , Al=2,7 g/cm , Ti=4,5 g/cm ),
3
parliamo di leghe leggere fino ad una densità di circa 4,5 g/cm
3 3 3
(Fe=7,8 g/cm , Cu=8,9 g/cm , W=19,3 g/cm );
FORMATURA PREVALENTEMENTE DA FUSO cioè la materia
prima portata a fusione e colata all’interno di stampi, processi
di formatura principalmente da fuso e da processi di
deformazione plastica;
SI CORRODONO FACILMENTE (corrosione del Fe porta alla
ruggine), l’alluminio forma sulla sua superficie uno strato di
ossido di alluminio detto allumina passivante.
CERAMICI: materiali inorganici non metallici
I materiali ceramici sono definiti come materiali inorganici non
metallici, formati dalla combinazione – in rapporti
stechiometricamente definiti (formule chimiche associate ben
definite)- di elementi metallici e non metallici, caratterizzati dalla
presenza di legami ionici e/o covalenti.
Ad esempio: SiC carburo di silicio, Al O ossido di alluminio /
2 3
allumina.
Possono essere costituiti da strutture ordinate di atomi (cristalli)
oppure da strutture caotiche (≡ amorfe) (vetri) cioè mancano di
ordine a grande distanza quando parliamo di raggio atomico.
Si distinguono:
ceramici tradizionali, soprattutto derivati dall’argilla
(porcellane, gres, maioliche…) usati prevalentemente in
ambiente civile ed edile;
cementi, calci…;
vetri (a base silice);
ceramici ingegneristici (o avanzati o di alta tecnologia, ossidi
carburi, nitruri, boruri…).
Si possono incontrare anche queste definizioni:
Ossido silicatico, ossido base silice ad esempio SiO silice;
2
Ossido non silicatico, ad esempio, Al O allumina o zirconia
2 3
ZrO ;
2
Non ossidico, ad esempio, SiC carburo di silicio, C diamante e
grafite.
Proprietà dei materiali ceramici
ALTOFONDENTI: avendo un legame ionico covalente che è
caratterizzato da un’alta energia di legame, quindi serve molta
energia per rompere il legame (T = 2054°C, T
f allumina f
= 2680°C, T =1710°C);
zirconia f silice
ISOLANTI TERMICI ED ELETTRCI poiché il legame covalente
prevede che gli elettroni siano fissi in determinate posizioni
(non abbiamo la nuvola elettronica);
RESISTONO BENE ALLE ALTE TEMPERATURE (refrattarietà
cioè mantengono inalterate le caratteristiche chimico-fisico-
meccaniche anche se esposti per lungo tempo ad alte
temperature);
RESISTONO BENE AGLI AMBIENTI AGGRESSIVI (aggressività
chimica cioè dotati della cosiddetta inerzia chimica;
POSSONO PRESENTARE ELEVATE CARATTERISTICHE
MECCANICHE ED ELEVATA DUREZZA, possono avere alta
resistenza ad esempio a compressione;
FORMATURA PREVALENTEMENTE DA POLVERI poiché
temperature di fusione elevate (da fuso solo per i vetri).
FRAGILI, si rompono dopo essersi deformati solo in modo
reversibile (deformazione elastica) non hanno deformazione
plastica.
I materiali ceramici a seconda del tipo di processo di formatura e a
seconda del tipo di microstruttura possono esibire proprietà ottiche
diverse.
Esempio con dischi di ossido di alluminio: TRASPARENTE la luce
riflessa passa tutto il disco, TRASLUCIDO solo una parte della luce
riflessa viene trasmessa attraverso il disco, OPACO nessuna
porzione di luce attraversa il disco.
Differenza dovuta alla microstruttura cioè alla disposizione degli
atomi, trasparente ha una struttura ordinata è il cosiddetto
monocristallo, traslucido struttura ordinata ma con diversi grani ed
opaco presenza di pori // porosità // dei vuoti all’interno a loro volta
disperdono la luce, la assorbono.
Per i catalizzatori viene utilizzato ossido di cerio e ossido di zirconio
(materiale ceramico avanzato) combinati insieme. Monolite
ceramico sul quale è depositato un substrato catalizzatore
metallico.
L’isolatore della candela motore è ossido di alluminio.
MATERIE PLASTICHE – POLIMERI
I materiali polimerici sono materiali organici, quindi costituiti da
idrogeno, carbonio, ossigeno, azoto fluoro, costituiti da lunghe
catene molecolari, macromolecole, nelle quali uno o più gruppi, i
(poli-monomero: ripetizione
monomeri, si ripetono concatenandosi
di un monomero).
Gli atomi di carbonio sono legati da legami forti invece le catene
sono legate da legami più deboli
Legami intra-catena: legami forti, legami tra gli atomi di carbonio
(covalenti C-C)
Legami inter-catena: prevalentemente deboli interazioni di Van
der Waals (dipolo indotto-dipolo indotto, dipolo-dipolo, legami
idrogeno…).
Le catene polimeriche formano un inviluppo senza una struttura
regolare e ripetitiva, questa struttura è detta “amorfa” o “vetrosa”.
Alcuni polimeri possono presentare delle zone in cui le catene
giacciono regolarmente e interagiscono dando vita a zone
cristalline.
Proprietà molto diverse all’interno della famiglia dei polimeri che mi
definiscono tre classi:
termoplastici (TP) sono duttili (deformazione elastica
reversibile e deformazione plastica irreversibile, anche estesa
prima di rompersi). Hanno una struttura disordinata, non
reticolata o parzialmente cristallina.
elastomeri estesissima deformazione elastica prima di rottura
e in grado di recuperare questa deformazione. Gli elastomeri
presentano dei legami trasversali occasionali tra le catene, ma
abbastanza lontani da permettere alle catene di estendersi
reciprocamente. Debolmente reticolato.
termoindurenti (TI) sono rigidi, duri e fragili (deformazione
elastica reversibile). I polimeri con un numero elevato di
legami trasversali, di natura covalente, come le resine
epossidiche non consentono alle catene di scorrere.
Fortemente reticolato.
Proprietà dei polimeri
BASSA DENSITA’, sono molto leggeri;
FACILMENTE FORMABILI;
BASSA TEMPERATURA DI DECOMPOSIZIONE OPPURE DI
FUSIONE ≡ RAMMOLLIMENTO;
ALTA REATTIVITA’ CHIMICA, dipende dalla classe dei polimeri di
cui parliamo;
RICICLABILITA’ A FINE VITA, il riciclo delle materie polimeriche
è teoricamente infinito ma in realtà vengono inseriti degli
additivi che modificano le macromolecole.
COMPOSITI
La famiglia dei compositi è molto in crescita ed è data dalla
combinazione di materiali delle altre famiglie. Ad esempio, le ossa
ed il legno, nel quale la matrice di lignina è rinforzata dalle fibre di
cellulosa. Combinazione di due o più materiali diversi, finalizzate
all’accoppiamento delle migliori caratteristiche di ciascuno di essi
(effetto sinergico).
Isotropia: il materiale ha le stesse proprietà in tutte le direzioni
una volta eccitato.
Anisotropia: il materiale ha, ad esempio, una resistenza
meccanica superiore in una direzione rispetto a quella trasversale.
Il materiale composito ha delle caratteristiche resistenziali
preferenziali in una direzione rispetto all’altra. Abbiamo una matrice
ed un rinforzo.
Le fibre possono avere una o più direzioni di rinforzo, orientate in
più direzioni per contrastare la trazione in molteplici direzioni, per
favorire l’isotropia del materiale.
classi dei materiali compositi
CMC, materiali compositi a matrice ceramica (ceramic matrix
composite);
MMC, materiali compositi a matrice metallica (metal matrix
composite);
PMC, materiali compositi a matrice polimerica (polymer matrix
composite) materiale a bassa densità ma ad alta resistenza;
GFRP, matrice polimerica rinforzata con fibre di vetro (glass
fiber reinforced polymer) ad esempio la vetroresina:
composta da fibre di vetro anche corte ma ad elevata resistenza
nella direzione di trazione, intrinsecamente fragili e flessibilità del
materiale polimerico.
Si conferisce alla matrice polimerica la capacità di sopportare i
carichi richiesti ad un materiale strutturale.
Esempio composito sintetico: vetroresina
elevata resistenza a trazione, intrinsecamente fragili;
flessibilità del materiale polimerico;
Si conferisce alla matrice polimerica la capacità di sopportare i
carichi richiesti a d un materiale strutturale.
CAPITOLO 6: DENSITA’ E MODULO ELASTICO
In questo capitolo studieremo la risposta meccanica dei materiali
andandola a giustificare.
Curva di Condon-Morse
La distanza per cui due atomi vicini sono in equilibrio, cioè la quale
la forza attrattiva e quella repulsiva hanno lo stesso modulo è
chiamata distanza di equilibrio ovvero la distanza di legame alla
quale la forza netta risultante è uguale a zero. Due atomi
inizialmente a distanza infinita via via che si avvicinano risentono di
forze attrattive ma quando si avvicinano troppo iniziano a prevalere
forze repulsive.
Possiamo riportare su un grafico la forza tra gli atomi in funzione
della distanza e dall’andamento della forza possiamo estrapolare la
quantità di energia in gioco.
In a la forza
0
attrattiva e repulsiva si
bilanciano perfettamente, in corrispondenza di quella distanza ci
sarà un minimo di energia. Dove a =r+R cioè somma dei raggi
0
atomici.
Le curve energia-distanza sono le curve di Condon-Morse.
A distanza infinita
l’interazione è nulla. Al
diminuire della distanza
a tra gli atomi iniziano a
manifestarsi forze
attrattive.
Avvicinandosi gli atomi si
attraggono e l’energia
diminuisce mentre a
diminuisce. A partire da
una certa distanza,
avvicinandosi gli atomi si
respingono e l’energia
cresce mentre a
diminuisce.
Gli atomi si attraggono
fino ad una certa
distanza a , alla quale l’energia è minima E =E .
0 min 0
E e la forma della curva di Condom-Morse dipendono dal
o
materiale (cioè a seconda del tipo di legame alla base del
materiale e quindi a seconda dell’energia di legame cambia
la forma della curva di Condon-Morse, più il legame è forte
più la curva è stretta e profonda).
Vediamo i diversi legami:
Legami forti
I legami forti o legami primari sono: legame covalente, ionico e
metallico.
il legame covalente: alla base del legame covalente vi è la
condivisione degli elettroni negli orbitali più esterni per
arrivare a stabilità; esso è caratterizzato da un’alta energia di
legame, ovvero è energicamente forte, e da elevata
direzionalità.
il legame ionico è appunto quello che si instaura tra ioni: -
ioni di carica positiva sono i cationi; - ioni di carica negativa
sono gli anioni; attrazione di tipo Coulombiana.
il legame metallico caratterizzato dal fatto che gli elementi
metallici tendono ad avvicinarsi mettendo in comune gli
elettroni degli orbitali più esterni ma questi elettroni sono liberi
di muoversi negli orbitali più esterni dando vita alla nuvola
elettronica anche detta mare di elettroni. Gli elementi
metallici hanno atomi elettropositivi che donano facilmente i
loro elettroni di valenza per formare un mare di elettroni. Una
proprietà dei materiali metallici (che approfondiremo più
avanti) è la duttilità ovvero la possibilità di essere deformati in
maniera permanente (plastica) prima di arrivare a rottura.
Il legame metallico è adirezionale. Gli elettroni dotati di
mobilità sono responsabili della conducibilità elettrica e
termica.
Legami secondari o legami fisici
Questi legami sono legami deboli ovvero caratterizzati da energia di
legame più bassa rispetto ai legami primari. Tra i legami secondari
bisogna ricordare le interazioni tra dipoli, anche dette forze di Van
der Waals o legami fisici.
Forze di Van der Waals forze di interazione tra dipoli: se tra dipoli
indotti forze di London, uno indotto uno permanente forze di Debye,
dipoli permanenti come il legame ad idrogeno.
Legame metallico
Legame che si forma tra materiali metallici è energicamente forte il
che significa che ho bisogno di fornire parecchia energia per
romperlo ovvero ad esempio per fondere il material
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