Firenze
La svolta rinascimentale
Già alla metà del XIII secolo, l’arte italiana aveva iniziato a percorrere una strada
autonoma. Ma i primi periodi furono soprattutto di sperimentazione: solo all’inizio del
XV secolo l’arte italiana arrivò ad una condizione di vera maturazione proponendo una
visione pienamente innovativa. L’innovazione era già avvenuta con il naturalismo gotico in verità,
quello che consideriamo davvero innovativo con il rinascimento, è la sua scienza. Già il gotico con il suo
naturalismo, era innovativo in quanto aveva iniziato a ridurre il simbolismo, il rinascimento lo abolisce del tutto
e inizia a sensibilizzarsi con il mondo, non è il naturalismo la novità del Rinascimento.
Da questo momento, l’arte che nasce a Firenze e si irradia prima in Italia e poi in tutta
Europa, la definiamo «rinascimentale», utilizzando un termine usato da uno storico
tedesco, Jacob Burckhardt, nell’Ottocento. Con questo termine si vuole sottolineare
come, da questo momento, l’arte torna ad una visione estetica molto simile a quella
dell’età classica. In pratica, nel Quattrocento l’arte non nasce ma «rinasce», in quanto
essa ci ripropone modelli simili a quelli già realizzati dagli antichi greci e dagli antichi
romani.
Questa nuova era non fu certo un fatto esclusivamente artistico, ma nacque da una
condizione mentale molto più vasta e profonda: l’idea che l’uomo fosse al centro del
mondo e fosse dotato di una intelligenza che gli permetteva di capire e decifrare il
mondo che lo circondava. In pratica l’uomo andava distaccandosi da quella visione
mistica medievale, secondo cui l’unica conoscenza possibile era la parola trasmessa da
Dio. – il rinascimento non era irreligioso, come molti credono.
In questo anche l’arte ebbe un ruolo non secondario, perché l’arte, in quanto
rappresentazione, è sempre conoscenza. Ecco che allora, anche attraverso l’arte, l’uomo
rinascimentale inizia ad esplorare il mondo e dunque a razionalizzare l’immagine per
renderla più vicina alla nostra percezione visiva, migliorando sempre di più i mezzi di
rappresentazione. La prima scoperta fondamentale che aiutò l’artista a migliorare il
proprio lavoro fu la scoperta della prospettiva. Ma, benché la prospettiva ebbe un ruolo
storicamente fondamentale, non fu probabilmente l’elemento determinante per far
nascere il rinascimento. L’elemento decisivo fu il disegno.
Per quanto possa sembrare strano, è solo da questo momento in poi che gli artisti
imparano realmente a disegnare: imparano cioè a utilizzare il disegno soprattutto per
rappresentare le proprie idee. Trasformarono il disegno nell’arma più potente che si
potesse immaginare. Da questo momento il disegno diviene lo strumento progettuale per
eccellenza. Ma il disegno era, ora, non più una semplice tecnica di rappresentazione: era
uno strumento di pensiero. Era uno strumento che consentiva di materializzare le proprie
idee e, ovviamente, consentiva di pensare meglio.
Come è noto, la storiografia pone generalmente la fine del Medioevo e l’inizio dell’età
moderna al 1492, anno della scoperta dell’America. Per l’arte, invece, il 1492 è una data
troppo tarda: nel campo artistico l’era nuova inizia nei primi anni del XV secolo, quasi
un secolo prima. La tendenza è di porre l’inizio del Rinascimento al 1401, anno in cui a
Firenze si svolse il concorso per la seconda porta di bronzo del Battistero, anche se le
prime manifestazioni del nuovo stile appaiono solo nel terzo decennio del XV secolo.
Luogo di nascita dell’arte rinascimentale è Firenze; La situazione di Firenze, alla fine
del Trecento, era di una città ricca che stava lentamente riprendendosi dalla crisi portata
a metà del secolo dalle epidemie di peste. La ricchezza di Firenze derivava soprattutto
dalle famiglie che, nel corso del Trecento (Medici, Strozzi, Pitti, e molte altre), si erano
date all’attività bancaria. Ciò permise alla città di poter investire in opere d’arte. In
questo contesto emersero tre artisti singolari, stiamo parlando di Filippo Brunelleschi,
Donatello e Masaccio. Dei tre, probabilmente il più geniale fu proprio Filippo
Brunelleschi: a lui si devono le innovazioni più importanti dell’arte di questi primi
decenni del Quattrocento: l’invenzione della prospettiva, nonché l’invenzione
dell’architettura rinascimentale. La conclusione di questa ricerca, portava a comprendere
il funzionamento della visione oculare, e a tradurlo in un sistema logico, da applicarsi
nella rappresentazione.
Tra le varie regole, alla base della prospettiva, se ne possono citare almeno due:
1. le rette che, nello spazio tridimensionale sono parallele, nelle rappresentazioni piane tendono a
convergere in un punto, detto punto di fuga.
2. l’altezza degli oggetti tende a ridursi progressivamente, man mano che questi si allontanano dal punto di
osservazione.
L'invenzione della prospettiva
Nasce ad opera di Brunelleschi, la prospettiva centrale. -> visione monoculare, mentre
noi vediamo con due occhi, dunque percepiamo linee curve e immagini sfocate ai
margini (prospettiva Giotto intuitiva) Brunelleschi sperimentò i risultati della sua ricerca
su due tavolette: Il battistero di San Giovanni e Piazza della signoria.
L'immagine del battistero era stata dipinta su una lastra d'argento brunito sulla quale si
specchiava il cielo vero, la tavoletta doveva essere osservata riflessa in uno specchio
attraverso un foro procurato sul retro. Capì così che per visualizzare l'immagine corretta,
le rette ortogonali dovevano fugare tutte nello stesso punto centrale.
In tanti ne approfondirono i problemi, primo fra tutti Leon Battista Alberti ( traduce Plotino
), al quale va il merito di averne
e da questo proviene il pensiero neoplatonico -> umanesimo
codificato il sistema, trattandolo nel De pictura (1436)
Nel 1525 il pittore tedesco Durer scrisse un trattato sulla geometria e la prospettiva, appropriandosi delle
innovazioni fiorentine italiane. All’interno del trattato troviamo due xilografie che mostrano degli strumenti per
aiutare i pittori sulla prospettiva, di cui parla anche Alberti. Nel cosiddetto “Velo”, troviamo una cornice con un
velo sottilissimo caratterizzato da una grigia, posto tra la modella e il pittore, quest’ultimo si avvale di
un’ulteriore griglia fatta sul foglio in cui disegnare, in questo modo può riportare il disegno, quadrato per
quadrato. Un altro strumento è lo “Sportello”, per utilizzarlo bisognava essere in due, in quanto vi era un telaio
mobile, che si apriva appunto a sportello, sul quale era posto il foglio su cui disegnare. Dietro il pittore un filo
posto su un chiodo, che doveva essere tirato dall’aiutante e posto sul punto dell’oggetto che si voleva segnare,
una volta preso il punto, il pittore doveva unire due fili posti sul telaio in orizzontale, e facendoli incontrare con
il filo steso dall’aiutante, poteva tracciarsi il punto.
Più avanti, i fiamminghi, che erano soliti praticare il vedutismo, ossia rappresentazioni di piazze, panorami
etc, fecero uso della camera ottica, uno strumento simile alla macchina fotografica, nel quale su una lastra
interna di vetro inclinata, tramite un obiettivo esterno, veniva proiettata la veduta esterna capovolta, ponendo il
foglio su una lastra di vetro esterno e coprendosi con un panno scuro, si poteva ricalcare il contorno della
veduta.
Concorso del 1401
Formelle della seconda porta del battistero di Firenze.
Sacrificio di Isacco.
Ghiberti: Tradizionalista, capacità tecniche sul corpo di Isacco, espressione chiara del
gotico internazionale.
Brunelleschi: Rinascimentale, composizione rivoluzionaria (a piramide). Personaggi più
umani. Drammaticità. Filippo Brunelleschi
(1377-1446)
è considerato il padre del rinascimento italiano. Pittore, scultore ma soprattutto architetto
e ingegnere. Per lui la bellezza è da trovare nella struttura stessa dell'edificio, non nelle
decorazioni fatte per quest'ultimo. Visita Roma e trae spunto da essa, armonia e modulo
sono il suo metro. Esempio lampante: Spedale degli innocenti, l'intercolumnio è pari
all'altezza delle colonne e alla profondità del porticato.
Cupola di Santa Maria del fiore
Il cantiere del duomo si era arrestato davanti al problema dell'innalzamento della grande
cupola, prevista dal progetto di Arnolfo di Cambio.
Tramite il concorso del 1418, Brunelleschi si fece carico di portare a termine il progetto,
ideando un geniale sistema di costruzione.
Cupola di mattoni , con otto costoloni terminanti in una lanterna. La cupola era
autoportante e a doppia calotta.
Per lo scarico dei pesi utilizzò dei mattoni disposti a "spina di pesce".
Nel 1432 si sottopose ad un altro concorso.
Lo vinse nuovamente, realizzò la lanterna posta sopra la cupola.
L'ultimo progetto per la cupola furono le tribune morte, che andarono a puntellare i lati
dell'ottagono della cupola non rinforzati dalle volte delle tre absidi e della navata.
Donatello
(1386-1466)
Sicuramente il principale scultore del 15esimo secolo italiano. Il suo lavoro cominciò
nella città in cui è nato, Firenze e lì entrò in contatto con artisti contemporanei
importanti, il Ghiberti – di cui era aiutante – e Brunelleschi con cui più tardi andò a
Roma proprio per conoscere meglio l’arte classica. Dopo questo momento assai
importante troviamo diverse delle sue opere più note, tra cui il David.
Scultura bronzea, probabilmente destinata alla famiglia dei Medici.
La statua rappresenta un giovane dal corpo esile ma allo stesso tempo colmo di malizia e
superbia che lo fa sembrare ancora più vero. Un piede appoggia sulla testa del Golia che
ha appena sconfitto, una mano appoggiata al fianco e l’altra impugna la spada, infine la
testa presenta un cappello a punta.
Durante il 1416 realizzò San Giorgio (Scultura) e la Scena del combattimento con il
drago (Bassorilievo), in quest’ultimo realizza la scena tenendo conto delle nuove teorie
prospettiche dettate da Brunelleschi, che appunto pochi anni prima aveva elaborato. La
scena pur rimanendo dal gusto tardogotico presenta comunque l’idea della prospettiva
centrale, nel quale le linee orizzontali convergono nel gruppo centrale di San Giorgio a
cavallo. Inoltre è importante sapere che questo bassorilievo è un ottimo esempio di
stiacciato: una tecnica scultorea che si basa su un rilievo con variazioni minime rispetto
al fondo che creano un’illusione ottica di profondità.
Nella fase ultima della sua vita realizza importanti opere tra cui il San Giovanni,
Giuditta e Oloferne e anche la Maddalena.
Quest’ultima è una statua lignea definita dal Vasari perfettamente studiata dal punto di
vista anatomico. La scultura tra l’altro generò scalpore e ammirazione, poiché cruda e
realistica. I suoi occhi mostrano fatica, umiltà e sentimento. Rappresentata in età adulta,
in piedi e i suoi capelli lunghi scendono lungo il corpo.
Masaccio
(1401-1428)
Masaccio è considerato il primo pittore rinascimentale, poiché attua le innovazioni
prospettiche definite dal Brunelleschi. Sappiamo poco di questo pittore, inoltre morì
all’età di soli 26 anni, dunque ebbe vita breve.
Nato vicino Firenze poi vi si trasferisce e da qui inizia la sua amicizia con Brunelleschi e
Donatello. La sua maturazione artista fu precoce, considerato maestro a soli 18 anni.
Una delle opere più importanti di Masaccio è la Maestà.
Presenta caratteristiche ancora tardogotiche -come ad esempio la rappresentazione di
Sant’Anna e lo sfondo dorato, addirittura dal carattere bizantino - ed altre dal nuovo
gusto rinascimentale, come la madonna e il bambino, modellati bene dal punto di vista
chiaroscurale.
Il dipinto mostra una forma piramidale caratterizzata dalla Madonna e il bambino, e una
seconda formata dal trono e Sant’Anna.
La cosa interessante è l’influenza che probabilmente Masaccio ha avuto da Donatello
per quanto riguarda l’espressività del volto che troviamo nel bambino e nella Madonna,
che appaiono più vicini al reale.
Masaccio poi lavora al fianco di Masolino da Panicale per affrescare la Cappella
Brancacci che si trova a Firenze, grazie a questi affreschi essa rappresenta uno degli
esempi più elevati del rinascimento.
Famosissimo è la cacciata dei progenitori dell’eden, elaborato sia da Masaccio che da
Masolino in due opere diverse.
Pur essendo più giovane di Masolino, Masaccio mostra una certa abilità pittorica non
solo tecnica ma anche espressiva, in effetti è molto differente dall’affresco di Masolino,
il quale si presenta statico. Le figure di Masolino in piedi, sono poggiate sul nulla,
mentre le figure di Masaccio poggiano sul terreno.
All’interno della stessa Cappella troviamo il Pagamento del tributo.
Quest’opera mostra una scena delle storie di San Pietro in cui è rappresentato Gesù
nell’atto di invitare a pagare il tributo chiesto dal gabelliere per entrare in città.
Cristo è il centro sia geometrico che spirituale della scena, infatti dietro di lui
convergono le linee di fuga prospettiche. Il paesaggio è forse uno dei migliori esempi di
paesaggio naturalistico durante il rinascimento. L'affresco ritrae tre momenti diversi, i
quali possono essere seguiti tramite un sistema di gesti e sguardi dei protagonisti:
la richiesta del tributo a Gesù e gli apostoli (al centro), la pesca di Pietro (a sinistra) e il
pagamento del tributo (a destra).
Diffusione del Rinascimento
C’è da dire che il Rinascimento non fu subito diffuso ed accettato dall’intera penisola.
Firenze faceva da baricentro, e da lì a poco a poco si diffondevo verso il centro, il nord e
dopo a Sud.
E’ importante sapere come molti artisti in quel momento pur essendo rinascimentali
mantenevano delle caratteristiche tardo-gotiche, era anche più facile così assorbire le
novità. Essi facevano uso della prospettiva, ancora con una certa libertà di
interpretazione, mantenendo caratteristiche tardo-gotiche come l’amore per il dettaglio.
Tra questi artisti ricordiamo ad esempio, Beato Angelico, Paolo Uccello (interessato alla
prospettiva).
In questo momento il ruolo dell’artista cambia, infatti passa sempre più verso la figura
dell’intellettuale, però a differenza degli intellettuali che potevano avere una scuola di
riferimento dove esercitare le loro competenze, questo non avveniva con la figura
dell’artista, che ancora lavorava in bottega (solo più avanti, nella seconda metà del ‘500
aprì la prima accademia di belle arti). Nel medioevo vigeva come sappiamo, una netta
distinzione tra arti liberali e arti meccaniche, le arti visive facevano parte delle
meccaniche, poiché con queste si intendeva la sola abilità manuale, mentre con arti
liberali ci si riferiva a delle attività che adoperavano sia la manodopera ma si avvalevano
della capacità intellettuale. Ma già a partire dal 15esimo secolo gli artisti volevano
allontanarsi da questa condizione. Ciò che fu determinante però, fu il mecenatismo,
ossia il sostegno verso le arti e della figura dell’artista, questo cambia il rapporto tra
committente e artista. L’Italia infatti in quel momento era divisa in piccoli stati autonomi
diretti da famiglie quali ad esempio i Medici a Firenze, a Mantova i Gonzaga, a Milano i
Visconti e così via.
Grazie al mecenatismo l’artista assume un ruolo completamente nuovo, non è più un
artigiano che viveva nella sua bottega e nei cantieri, ma divenne un personaggio di corte
ed entrava in contatto con intellettuali. E da qui che si pone il problema
dell’individualismo, l’artista non è più anonimo ma afferma sempre di più una sua
personalità. - in realtà l’individualismo non era un fenomeno nuovo, ma la novità stava nella coscienza dell’artista che
poteva usare quest’ultimo come strumento. Piero della Francesca
(1420 - 1492)
Piero della Francesca, fu l’artista che, nella seconda metà del XVI secolo, maggiormente
contribuì al perfezionamento della prospettiva nel campo della pittura, cercando al
contempo le basi matematiche della bellezza. Tutta la sua opera può infatti essere
considerata una ricerca delle giuste relazioni matematiche e geometriche per definire sia
la corretta rappresentazione spaziale, sia la perfezione delle forme rappresentate.
Nasce ad Arezzo, dopo si trasferisce a Firenze dove per un breve periodo collaborò con
Domenico Veneziano, uno dei tanti artisti che nella prima metà del Quattrocento
rimasero in bilico tra lo stile tardo gotico e il nuovo stile rinascimentale. Nel Veneziano
sono già presenti quelle applicazioni della prospettiva. Piero della Francesca giunse
quindi alla conoscenza della prospettiva, di cui ben presto divenne uno dei maggiori
interpreti.
Ma in Piero non è solo la prospettiva a connotare la sua opera. Vi è una sorta di matrice
geometrica che egli applica sempre a qualsiasi forma che dipingeva. In pratica è come se
riducesse ogni forma della realtà a solidi geometrici di forme regolari: coni, sfere,
cilindri, cubi, parallelepipedi, ecc.
Ciò avviene anche quando rappresenta il corpo umano. In pratica i corpi di Piero sono
l’opposto di quanto in seguito realizzerà Michelangelo, in quest’ultimo il corpo e la pelle
si deformano per far apparire tutta l’anatomia muscolare che governa la struttura
interiore dei corpi; Piero della Francesca ignora completamente l’interno del corpo.
il percorso artistico di Piero si mosse tra Firenze, Arezzo (
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