L'architettura civile in Italia
Nel Medioevo l'Italia fu la regione europea più ricca di edifici civili in contesti urbani, particolarmente in città quali Siena, Firenze e Venezia. Questa intensa attività edilizia era legata alla crescente prosperità dovuta alla preminenza dell'Italia come centro bancario europeo, oltre che al crescente senso di identità civica, reso più vivo dalle lotte tra le fazioni. Sia il clima, sia una crescente sicurezza portavano a preferire edifici aperti verso l'esterno mediante logge al piano terreno, grandi finestre ai piani superiori, balconi e scale esterne; il primo piano conteneva spesso un salone, idoneo alla pittura a fresco.
I contributi di Venezia
I più suggestivi contributi italiani all'architettura medievale sono quelli della gloriosa Venezia. Nel XV secolo la Serenissima era al vertice della prosperità, soprattutto in seguito alla caduta dell'impero bizantino nel 1453, quando la Repubblica marinara ebbe il dominio del Mediterraneo orientale. Palazzo Ducale, oltre a ospitare gli appartamenti dei Dogi, contiene sale di consiglio, tribunali, prigioni e la colossale Sala del Maggior Consiglio, sede della camera bassa del parlamento veneziano. Al palazzo che ha un nucleo della metà del XIV secolo, fu conferito il carattere attuale intorno al 1430, con l'aggraziato colonnato a 2 ordini che abbraccia il piano terreno e il primo piano, contrastante con il pieno dei livelli superiori della facciata con il paramento marmoreo bianco e rosa a motivi simili a seta damascata. I trafori a intrecci geometrici del loggiato al primo piano potrebbero essere di ispirazione islamica, mentre la facciata aperta da archi appartiene a un'antica tradizione veneziana.
Urbanistica
La nascita dell'identità civica
Dopo la caduta dell'Impero le città romane in Europa si ridussero fino a divenire centri di piccole dimensioni. La tipica maglia stradale ortogonale romana venne gradualmente abbandonata, soprattutto a nord delle Alpi, e le città finirono per essere spesso dominate dai monasteri che esercitavano la funzione di centri culturali. Nel XII secolo, tuttavia, alla fine dell'Alto Medioevo, si assistette a una ripresa del modello di urbanizzazione abbandonato dalla fine della civiltà romana. Da quel momento le città medievali di tutta Europa vollero governarsi da sole e un po' ovunque si assistette al fiorire di consigli municipali.
Il potere crescente dei comuni
A partire del XI secolo le città dell'Italia settentrionale che erano sede vescovile iniziarono la transizione da un governo di tipo feudale a uno popolare. Il potere crescente del comune si espresse sempre più spesso nella costruzione di palazzi municipali, sedi per le corporazioni, magazzini, edifici per i mercati e negozi, che rappresentavano una sfida all'autorità ormai consolidata di vescovi, ordini religiosi e signori laici. A Roma, malgrado fosse sottomessa al potere del papato, a metà del XII secolo venne istituito un senato che aveva sede in un edificio sul Campidoglio.
Nella Francia settentrionale e nelle Fiandre intorno allo spazio aperto destinato al mercato vennero costruiti il palazzo municipale, la sede delle corporazioni e le case dei cittadini più facoltosi. Porto internazionale e centro per il commercio dei tessuti, Bruges è una delle città medievali meglio conservate, all'interno della quale la disposizione degli edifici, case di legno e mattoni databili tra il XIII e il XV secolo, segue un piano urbanistico irregolare. La vita e l'aspetto delle città medievali erano totalmente dominati dalla chiesa. I giorni di riposo erano stabiliti in base alle feste religiose, che si trasformarono in vere e proprie fiere, mentre le attività comunali in tutti i loro aspetti avevano contenuti religiosi.
Regolamenti edilizi
Lo sviluppo delle città non fu lasciato al caso. A Firenze esistevano delle leggi che imponevano un'altezza massima agli edifici, mentre a Siena gli abitanti definirono un regolamento edilizio per favorire la coesione delle tre comunità, geograficamente separate, in cui si divideva la cittadinanza. Il consiglio municipale si riuniva ogni anno per emanare delle ordinanze sulla costruzione di edifici pubblici, chiese, case, strade e fontane. Il risultato fu una delle più affascinanti città medievali d'Europa.
Regolamenti simili si diffusero anche in altre città, così nel 1300 grandi città come Londra e Parigi approvarono delle ordinanze che imponevano ai padroni di casa di pulire i marciapiedi e che regolavano lo smaltimento dei rifiuti. A Londra esistevano norme per i casi di incendio e per lo scolo delle acque, mentre nelle principali città italiane e spagnole una serie di norme regolavano l'ampiezza delle strade e l'altezza dei tetti. Venezia finì per avere ben 35 diversi regolamenti.
Il rapporto con i monumenti romani e con il paesaggio
Tra i fattori determinanti nello sviluppo delle città medievali vi fu spesso la sopravvivenza di vestigia romane e di tracce dell'urbanistica di quel periodo. A Verona, ancor oggi dominata dall'anfiteatro romano, molti degli edifici medievali sono disposti secondo la pianta a griglia romana, e la principale piazza del mercato, piazza delle Erbe, si trova nel punto in cui sorgeva il foro. A Lucca l'antico anfiteatro sopravvive nella forma ovale della piazza dell'anfiteatro.
Le nuove città
Le città medievali si dividevano essenzialmente in due categorie: da un lato le città storiche, che erano la maggioranza, sviluppatesi nel corso di un lungo arco temporale in maniera alquanto disordinata, e dall'altro le città di nuova formazione, dette anche planted towns o bastides. Queste città avevano una pianta ortogonale, fatta di lotti regolari la cui estensione era determinata da misure prestabilite, un sistema ispirato alle teorie dell'architetto e urbanista greco Ippodamo di Mileto.
Molte città fortificate, nate per qualche necessità specifica e in grado di sopravvivere solo grazie a sovvenzioni esterne, non arrivarono mai a svilupparsi. Le grandi città storiche dell'Europa medievale, invece, continuarono a crescere all'interno delle loro mura fortificate. In Gran Bretagna le città erano spesso dominate da un castello, come a Lincoln o a Londra, mentre in Italia e in Francia l'elemento più importante era il palazzo vescovile e l'attigua cattedrale. Verso la fine del XII secolo molte importanti città medievali avevano già acquisito la conformazione che si sarebbe mantenuta inalterata almeno fino alla rivoluzione industriale.
L'armonia rinascimentale
Gli eruditi del Medioevo attingevano largamente alla letteratura classica; in quanto sacerdoti o monaci, lo facevano con fini prettamente teologici o filosofici. Con lo sviluppo della città stato, si formò in Italia una nuova classe di funzionari laici che coltivavano il latino, la filologia, la grammatica e la retorica. Leggendo i classici a scopi letterari, questi umanisti instaurarono un clima intellettuale nel quale era opinione che non solo i testi classici, ma anche la civiltà che li aveva prodotti avrebbe dovuto essere presa come modello per una rinascita culturale. Il Gotico, che aveva avuto il suo fulcro nell'Europa settentrionale, non si era mai del tutto naturalizzato in Italia, dove era più ovvio trarre ispirazione dall'architettura classica.
La prospettiva geometrica
Dall'inizio del XV secolo ci fu l'invenzione della prospettiva geometrica, attribuita all'architetto Brunelleschi. La nuova importanza conferita alle possibilità umane condusse alla comparsa di un uomo dedito a molte attività, che riusciva ad essere al tempo stesso erudito, soldato, banchiere e poeta. A Leon Battista Alberti, il più eminente di questi uomini universali del 1400, seguirono artisti come Leonardo, Raffaello e Michelangelo, che fu architetto, scultore, pittore e poeta, e il cui talento gli valse in vita la fama di divino.
La fervida cultura del Rinascimento italiano ebbe larga influenza in tutta Europa, anche se inizialmente spesso limitata ai particolari decorativi e con una diffusione lenta dovuta alla tradizione tardo gotica. In Inghilterra, ad esempio, non fiorì in una forma architettonica pura fino all'inizio del XVII secolo, quando gli architetti italiani stavano già spostandosi verso una diversa fase del Classicismo, chiamata Barocco.
La misurazione del tempo
Nel Medioevo il tempo era considerato un dono di Dio. Per l'uomo medievale la giornata si divideva tra luce e tenebre mentre il dì si divideva in 12 parti uguali. Nel Rinascimento gli orologi cessano di essere suonerie e hanno un quadrante. Il tempo che misurano è il tempo degli uomini. Contemporaneamente alla regolarizzazione dell'unità di tempo, si scoprono le norme scientifiche della rappresentazione dello spazio.
Ritorno all'antico e alla filologia
Il tratto più enfatizzato della cultura umanistica quattrocentesca è la sua passione per l'età classica. Nella scelta di ispirarsi ad un lontano passato, gli umanisti esprimono un'esigenza fondamentale: prendere le distanze da un passato più prossimo, il Medioevo. La filologia è lo strumento, il metodo attraverso cui si afferma la passione per l'antico. Essa consente infatti di criticare la fonte, di stabilire l'autenticità e la veridicità.
Classicismo medievale e classicismo rinascimentale
Il classicismo rinascimentale era una tendenza limitata a specifici ambienti o artisti e il riferimento classico riguardava la forma poiché il contenuto era ancorato al Medioevo. In età rinascimentale forma e contenuto classico si ricongiungono, l'artista rinascimentale mira a creare opere che siano simili a quelle degli antichi. Roma divenne la meta privilegiata degli artisti per l'abbondanza di monumenti antichi che sono presenti.
Imitazione dei classici e della natura
Il classicismo fu la chiave che aprì la porta al naturalismo della corretta rappresentazione del corpo umano. La più importante delle regole fu l'uso della prospettiva come metodo scientifico per la rappresentazione bidimensionale dello spazio tridimensionale. Lo spazio della prospettiva rinascimentale è un sistema omogeneo, entro il quale ogni punto, indipendentemente dalla sua localizzazione, può essere determinato da 3 coordinate perpendicolari una rispetto all'altra e in grado di estendersi ad infinitum da un punto di origini prestabilito.
L'artista come umanista e scienziato
Nel Rinascimento l'arte allargò le sue tradizionali competenze, l'artista per perfezionare la tecnica della rappresentazione si trovò nella situazione di indagare sperimentalmente, empiricamente l'uomo e l'ambiente. Il Rinascimento segna il passaggio da una concezione di arti figurative come pratiche artigiane, meccaniche, manuali, tutte incentrate sull'abilità tecnica, a una nuova e diversa concezione che le identifica come attività intellettuali, liberali, dotte e ispirate.
Le origini del Rinascimento
Firenze
Firenze era una città che non aveva mai dimenticato il passato classico dell'Italia. Il cosiddetto Protorinascimento del XI e XII secolo aveva dato origine ad edifici come S. Miniato al Monte, progettato secondo uno stile classico attraente ed elegante, che continuò a influenzare gli architetti fiorentini per quasi tre secoli.
Nel corso del XIV secolo Firenze aveva combattuto a più riprese per stabilire la sua supremazia rispetto a Milano, Venezia, allo Stato della Chiesa, al Regno di Napoli. La sua ambizione era di dominare la Toscana per creare uno stato regionale invece che una città-stato. Il suo duomo era un simbolo potente di quell'ambizione, mentre la cupola, torreggiante nella sua magnificenza sulla città, stava a simboleggiare la ricchezza e il potere dell'arte della lana, a cui era stata affidata l'esecuzione.
Nel XV secolo il successo politico ed economico di Firenze fu stimolo continuo per quanti ambivano a farne la città più bella d'Europa, in particolare per la famiglia dei Medici, banchieri internazionali. L'impulso al mecenatismo dato da Cosimo il Vecchio, che ebbe il dominio della città dal 1434 fino alla sua morte 30 anni dopo, e da suo nipote Lorenzo il Magnifico, morto nel 1492, fu continuato e ulteriormente sviluppato dalle grandi famiglie di mercanti, come gli Strozzi, i Rucellai e i Pitti. Già nel XI secolo gli architetti toscani avevano cominciato a far tornare gli ideali classici, essi consideravano il Gotico come un barbaro stile nordico.
Filippo Brunelleschi (1377-1446)
Brunelleschi, figlio di un agiato notaio e diplomatico fiorentino, aveva ricevuto istruzione classica e una formazione come orafo. Dedicatosi alla scultura, partecipò nel 1401 al concorso per la seconda porta bronzea del battistero, vinto da Lorenzo Ghiberti. Brunelleschi si recò quindi a Roma con Donatello per studiare la scultura antica; era la prima di numerose visite, nel corso delle quali esaminò anche le rovine degli edifici romani e soprattutto i loro principi costruttivi. Gran parte degli incarichi di Brunelleschi provenivano dalle corporazioni e dalla cerchia dei banchieri di Firenze.
- Cupola di Santa Maria del Fiore, Firenze: L'intersezione ottagonale tra le navate e le tribune absidali del Duomo, iniziato da Arnolfo di Cambio nel 1296, può essere stata ispirata dall'antistante battistero ottagonale che si credeva fosse in origine un edificio romano. Il problema di erigere una cupola sopra questo spazio ottagonale ampio circa 45 metri fu aggravato nel 1410-13 dall'aggiunta del tamburo realizzato con muri sottili che portò l'altezza totale dal pavimento alla sommità del tamburo a circa 55 metri. La soluzione più ovvia di erigere la cupola su centine lignee sarebbe stata impossibile con una luce di tale ampiezza. Il problema fu finalmente risolto da Filippo Brunelleschi. Nel 1418 sia Brunelleschi che Ghiberti eseguirono modelli in muratura per la cupola di S. Maria del Fiore, ma questa volta fu la proposta di Brunelleschi a essere scelta e realizzata tra il 1420 e il 1436, con l'ammirazione del mondo intero, in quanto era un manufatto immenso, eguagliato solo da S. Sofia e dal Pantheon. La genialità di Brunelleschi consistette nel sostituire le centine con un sistema le cui 4 caratteristiche più salienti erano:
- La costruzione della cupola in una successione di corsi orizzontali come in quella di calcestruzzo del Pantheon.
- La realizzazione di una doppia calotta con intercapedine in modo da ridurre al minimo il peso.
- Un riferimento ai metodi costruttivi gotici, con lo stendere il guscio esterno della cupola su una struttura di 8 costoloni angolari rampanti, in vista, e 16 intermedi.
- Dal momento che un arco acuto esercita una spinta laterale minore di un arco a tutto sesto, il profilo ogivale conferito alla cupola venne preferito invece di quello semicircolare.
- Brunelleschi rinsaldò ulteriormente la cupola annegandovi una successione ininterrotta di anelli di pietra e tiranti di ferro. La tecnica di costruzione, implicante l'uso di mattoni e di muratura a spina di pesce, rivela che Brunelleschi aveva studiato non solo il Pantheon ma anche la struttura a volta di altri edifici romani.
- Spedale degli Innocenti, Firenze, 1419: Progettato nel 1419 per la Corporazione dei Mercanti della Seta e degli Orafi. Si trattava di un orfanotrofio per i fanciulli abbandonati. Brunelleschi tratta il prospetto come quello di un foro romano poiché lo considera come un filtro tra lo spazio aperto e quello chiuso. Utilizza elementi del passato, le colonne corinzie, e le colloca nel portico; una serie di 9 campate quadrate uguali sono definite dalle colonne e dagli archi a tutto sesto. Le formelle in terracotta rappresentano dei bambini per indicare a cosa serviva l'edificio. I capitelli, le colonne, gli archi e le lesene sono in "pietra serena", una pietra grigia che si trova nei pressi di Firenze e con il suo colore fa risaltare questi elementi che si trovano su un fondo bianco. Si tratta di una grande quadrilatero con all'interno un chiostro; l'altezza della colonna è uguale al lato del quadrato del portico. Mette insieme il sistema archivoltato e il sistema architravato. Il fusto delle colonne è liscio come le colonne romane e le lesene presentano 6 scanalature.
- Complesso di San Lorenzo, Firenze: La famiglia Medici commissiona a Brunelleschi la basilica, la quale è affiancata da 2 sacrestie:
- Sacrestia vecchia, costruita da Brunelleschi.
- Sacrestia nuova, costruita dopo 100 anni da Michelangelo. Sulle basi del vecchio convento, in seguito Michelangelo costruirà la Biblioteca Laurenziana.
- Basilica di San Lorenzo, 1419: Iniziata nel 1419, si proponeva di creare un equilibrio ordinato e armonioso. Costituita da 3 navate, una principale e 2 laterali. La navata centrale si apre su un transetto che ha la sua stessa dimensione e segue i moduli quadrangolari delle navate laterali. Anche qui viene utilizzata la pietra serena per definire le colonne; sulle colonne è presente il famoso "dado brunelleschiano" poiché l'architetto immagina un'unica trabeazione che poi viene eliminata per formare questo dado su cui poggiano gli archi a tutto sesto. Anche qui le colonne sono lisce e le lesene sono scanalate e combina il sistema archivoltato con quello architravato. Combina elementi classici con elementi medievali, come ad esempio il tetto a cassettoni che fa parte dell'architettura paleocristiana.
- Sagrestia Vecchia, 1421-1428: Commissionata da Giovanni di Bicci de' Medici nel 1420, racchiude tutta l'architettura classica. Si tratta di un ambiente di circa 9x9 metri sovrastato da una cupola principale, lateralmente invece dove è presente l'altare troviamo un'altra cupoletta più piccola. Un'unica trabeazione sorregge i 4 grand...
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