L'esperienza
Che cos'è l'esperienza
Le definizioni terminologiche
I dizionari forniscono due definizioni principali di esperienza:
- Patrimonio personale di competenze acquisite mediante la pratica.
- Decorso degli eventi di conoscenza che si svolgono a partire dalla concreta e viva collocazione del soggetto all'interno di un mondo.
Alcune lingue marcano la distinzione tra due eccezioni:
- Esperienza.
- Esperienza vivente o vissuta.
Una prima serie di indicazioni si desume a partire dalla differenza tra esperienza sedimentata ed esperienza vivente. Posso dire di possedere una certa esperienza sedimentata di concetti, ma in modo differente io faccio una certa esperienza vivente, ovvero la costituisco a partire da una particolare e definita situazione nella quale sono immerso.
L'esperienza vivente è vissuta dunque per sua natura situata e incorporata, ovvero si costituisce a partire da una concreta e specifica relazione dell'organismo del soggetto (ovvero del suo complesso di corpo e di mente) con un certo ambiente.
Una seconda serie di indicazioni si desume all'opposto a partire dalla continuità tra le due eccezioni del termine esperienza. A ben vedere l'esperienza sedimentata da un lato e quella vivente e vissuta dall'altro non sono incompatibili l'una con l'altra: esiste anzi tra loro un rapporto di continuità. Giungo a possedere un'esperienza collaudata in quanto seleziono e accumulo gradualmente una serie di esperienze particolari e compio un lavoro di astrazione a partire dai singoli episodi che vivo.
Questo rapporto di continuità permette di gettare nuova luce sull'esperienza vivente e vissuta. Anzitutto essa appare ora situata non solo in un ambiente ma altresì in una storia, la storia del soggetto che la vive, a sua volta influenzato da un contesto di abitudini e assuefazioni di natura culturale. Inoltre, l'esperienza vivente appare ora non solo immediata e diretta, ma anche allo stesso tempo riflessiva e consapevole; essa nel suo svolgersi si autorappresenta in modo da poter essere confrontata con altre esperienze e da sedimentare gradualmente un patrimonio personale di saperi e competenze.
Le descrizioni sociali e antropologiche
Una prima chiave di lettura dell'esperienza è di tipo sociologico ed etnoantropologico: quanto avvenuto viene visto e analizzato come un micro-evento sociale inserito all'interno di un evento sociale più ampio.
Questa analisi mette in rilievo che l'esperienza che ho vissuto non è effettivamente completamente mia, per due ordini di ragioni:
- In primo luogo essa mobilità una rete di conoscenze e competenze che sono socialmente e storicamente determinate, per quanto rientrino in un “senso comune” che dà per scontata e rende inavvertita la loro radice culturale. La natura culturale delle mie competenze è legata, come abbiamo accennato sopra, a tutta la mia storia di soggetto sociale; in questo senso essa non è un fenomeno di superficie, ma investe profondamente le mie capacità e le mie abitudini: anche la mia sensorialità subisce una formazione culturale. Ogni esperienza è dunque condizionata culturalmente e quindi relativa a un certo ambiente sociale e storico: è possibile tracciare una storia e una geografia dall'esperienza.
- La presenza della memoria culturale condivisa per un verso condiziona il mio modo di vivere l'esperienza; per altro verso rende solidale la mia esperienza con quella degli altri soggetti che vi sono impegnati. Su questo punto si salda la seconda ragione che rende non del tutto “privata” l'esperienza: essa è un fenomeno razionale. L'esperienza incontra le esperienze in corso da parte di altri soggetti, stringe con essi rapporti di solidarietà o di separazione e prende forma anche attraverso queste operazioni di sintonia o di estraneità.
Le descrizioni neurali e fisiologiche
Passiamo a uno sguardo neurale e fisiologico. Se con qualche tecnica di Brain imaging (ovvero di visualizzazione dei processi cerebrali) cercassi di capire cosa avviene nel mio cervello mentre sto vivendo un'esperienza mediale, scoprirei un numero enorme di scambi di segnali elettrochimici tra le cellule che lo compongono, chiamate neuroni. I neuroni sono collegati reciprocamente mediante connessioni chiamate sinapsi; gli scambi tra neuroni avvengono attraverso le sinapsi: ne rafforzano alcune, ne modificano altre, ne lasciano cadere altre ancora, e possono anche modificare in modo provvisorio o di più lunga durata la struttura dei neuroni. L'insieme di tali eventi costituisce il correlato neurale della mia esperienza.
L'organizzazione delle connessioni sinaptiche e dei flussi di segnali non è causale: le sinapsi collegano una serie di aree cerebrali deputate a particolari funzioni. È possibile individuare in tal senso cinque ampi meta-sistemi funzionali che comprendono al proprio interno sistemi specifici:
- Metasistema percettivo: articolato nei sistemi della percezione esterocettiva (di dati esterni: vista, udito, tatto…) propriocettiva (dell'apparato muscolo-scheletrico) e interocettiva (dei visceri…);
- Metasistema emotivo: che permette una visualizzazione immediata degli stimoli in vista di una risposta dell'organismo in tempi brevissimi;
- Metasistema mnestico: articolato nei sistemi delle memorie procedurali e inconsce (esempio quelle relative alle sequenze di movimento che compongono un'azione) e di quelle dichiarative o coscienti;
- Metasistema motorio: di progettazione, di trasmissione ai sistemi periferici e controllo dell'attuazione dei movimenti e azioni;
- Metasistema del ragionamento: che presiede alla pianificazione e al controllo di piani di azione complessi. Riveste particolare importanza per il fenomeno dell'esperienza. È capace di accogliere al proprio interno informazioni che provengono direttamente ma comunque contemporaneamente dai sistemi percettivi, emotivi e motori; di recuperare informazioni dai sistemi della memoria a medio e lungo termine, di trattenere, sincronizzare e fare interagire reciprocamente tutti questi elementi; di ottenere nuove configurazioni e di inviarle alla memoria a medio e lungo termine, di avviare e controllare delle sequenze motorie.
Il punto di vista neurologico e fisiologico mette quindi in risalto due aspetti dell'esperienza. Innanzitutto l'esperienza è un fenomeno complesso. Il meta-sistema della pianificazione e controllo di azioni riduce la complessità dei processi cerebrali ma non lo annulla: sia i dati di ingresso che le configurazioni in uscita costituiscono flussi molteplici e contemporanei.
In secondo luogo l'esperienza è fenomeno dinamico: si svolge all'interno dello scorrimento temporale, deve far coesistere al proprio interno elementi temporalmente sfasati in modo da produrre una loro sincronizzazione e una rappresentazione simultanea, e deve effettuare questo lavoro contando sui mezzi fisiologici limitati.
In sintesi la memoria di lavoro e il meta-sistema del ragionamento e della pianificazione lavorano all'interno di un segmento temporale determinato che va dai 3 ai 10 secondi. All'interno di tale segmento vengono prodotte alcune configurazioni che affluiscono alla memoria a più lungo termine e restano disponibili per rientri all'interno degli atomi di presente successivi e per confronti con essi.
Le descrizioni mentali
La descrizione socio-antropologica e quella neuro-fisiologica trattano l'esperienza come un fenomeno direttamente osservabile, mentre l'esperienza è e resta un fenomeno soggettivo e interiore. I suoi modelli non si possono quindi osservare direttamente, ma vanno ricostituiti indirettamente e in via ipotetica.
Anche la descrizione mentale permette di evidenziare due aspetti fondamentali dell'esperienza:
- Il primo aspetto è un'ambiguità costitutiva dell'esperienza.
- Da un lato essa appare come un fenomeno puramente qualitativo, composto da sensazioni che in prima battuta non si riferiscono a oggetti precisi.
- Dall'altro lato l'esperienza appare come la storia in corso di un rapporto tra il soggetto e il mondo: essa implica quindi che il soggetto percepisca e rappresenti sé stesso, gli oggetti attorno a sé, la prospettiva da cui effettuata tale rappresentazione, il concatenarsi di stati differenti di questo rapporto, colti nel loro variazioni. Si parla di esperienza intenzionale, o rappresentativa, o cognitiva. Ci sono varie opzioni sulle relazioni tra i due volti dell'esperienza: noi siamo dell'opinione che l'esperienza fenomenologica e quella internazionale interagiscono reciprocamente e si determinano a vicenda all'interno di un unico processo.
- Il secondo aspetto che è possibile mettere in evidenza all'interno di una descrizione mentale dell'esperienza è la dinamica interpretativa che l'anima. L'esperienza appare come un processo di determinazione, di sperimentazione e di manipolazione di senso. L'orizzonte dell'esperienza viene determinato per un verso da un costante afflusso e richiamo di dati sensibili, emotivi, volitivi, mnestici; per altro verso da un altrettanto costante lavorio di collegamenti incrociati di tali risorse al fine di costruire una serie di configurazioni sensate.
L'attributo della sensatezza deriva dalla combinazione di differenti proprietà: le configurazioni, per essere qualificate “sensate”, devono essere valutate in quanto appropriate e pertinenti rispetto alla nicchia contestuale e gli interessi del soggetto rispetto ad essa; devono apparire relativamente complete, coerenti, unitarie, controllabili, maneggiabili e all'occorrenza modificabili dal soggetto; infine esse devono essere considerate in grado di spiegare e guidare comportamenti, scelte, orientamenti del soggetto.
Questo processo di costruzione e manipolazione di configurazioni sensate è l'interpretazione. L'interpretazione è un processo ipotetico, una sorta di proposta relativamente affidabile ma comunque “azzardata” e costantemente rivedibile. Spesso l'interpretazione fornisce differenti configurazioni e poi sceglie quella che le appare più sensata in base ai parametri introdotti sopra. In tal modo il termine “esperienza” recupera il senso più antico di “esperimento”: l'interpretazione è sempre un'operazione sperimentale e l'esperienza è un laboratorio costantemente in funzione.
Un modello dell'esperienza
La logica interpretativa
L'esperienza è apparsa di volta in volta un fenomeno situato e incorporato, diretto e riflessivo, radicato culturalmente, implicante relazione interpersonali, complesso e policentrico, dinamico, qualitativo e intenzionale, animato da una logica interpretativa. Cerchiamo a questo punto di tracciare una presentazione unitaria dell'esperienza. Ricordiamo che l'esperienza viene retta da una logica particolare: l'interpretazione.
L'interpretazione è essenzialmente un processo o atto di mediazione tra due ordini di risorse. Da un lato gli elementi che derivano dalla relazione del soggetto con una certa porzione di ambiente, la sua nicchia ambientale; tali elementi sono determinati dalla nicchia stessa, dalla posizione in cui il soggetto si trova rispetto ad essa e dalla possibilità dei suoi apparati sensoriali.
Dall'altro lato le risorse su cui lavora l'interpretazione derivano dal patrimonio di conoscenze precedenti depositate nella memoria del soggetto; tali risorse sono in larga parte acquisite mediante un addestramento del soggetto all'interno di un ambiente di vita determinato e dunque collocano il soggetto in un altro tipo di nicchia, la nicchia culturale.
Il “lavoro” dell'interpretazione consiste nel comporre le due differenti serie di risorse in configurazioni sensate e adoperare le configurazioni in tal modo prodotte come ulteriori risorse interpretative. L'andamento del processo di interpretazione è dunque a spirale: esso ritorna costantemente sulle configurazioni già prodotte per modificarle e connetterle reciprocamente.
In questo senso l'interpretazione parte da una duplice collocazione del soggetto: in una situazione ambientale contingente (nicchia ambientale) e in una situazione culturale più ampia (nicchia culturale); ciascuna delle due collocazioni fornisce al soggetto risorse per l'esperienza e al tempo stesso ne determina gli andamenti.
L'interpretazione, però, è anche un atto creativo e relativamente imprevedibile: il suo ruolo di far interagire ambiente e cultura trasformando l'uno nell'altra e viceversa; ciò che implica un costante sfuggire del soggetto alla pura determinazione delle nicchie in cui è calato.
La natura dinamica
Se abbiamo definito l'interpretazione un “processo” è perché la natura dell'esperienza è costitutivamente dinamica. Questo dinamismo si coglie a più livelli:
- In primo luogo, all'interno dei singoli atomi di presente esperienziale, le differenti configurazioni prodotte sono in una condizione di trasformazione simultanea e reciproca.
- In secondo luogo le configurazioni interpretative prodotte all'interno dei singoli atomi di presente vengono scambiate con la memoria a medio termine e rappresentano il punto di riferimento per le nuove configurazioni.
- In terzo luogo le configurazioni della memoria a medio termine rimangono disponibili in qualità di risorse anche oltre i limiti temporali dell'episodio: esse possono essere recuperate a distanza di tempo e reintrodotte in nuovi atomi di presente per essere ulteriormente manipolate e combinate reciprocamente.
Anche la memoria a lungo termine dunque non si presenta come un deposito di oggetti quanto piuttosto come un laboratorio dell'esperienza.
L'articolazione in tre strati
Dobbiamo distinguere tra differenti tipi di configurazione. In particolare individuiamo tre strati di configurazioni relativamente autonomi, compresenti e “trasparenti” l'uno rispetto all'altro.
Il primo strato è quello della rilevazione e qualificazione sensibile delle risorse disponibili. Il soggetto avverte dei flussi di sensazione che coesistono “intorno” a sé e “in” sé; si tratta di una sorta di notazione immediata delle risorse che non distingue (o distingue debolmente) tra interno ed esterno del corpo del soggetto e tra differenti oggetti presenti all'esterno; pure, il soggetto avverte dei criteri di congiunzione o di disgiunzione di tali sensazioni, che gli si presentano con una particolare ricchezza di qualità sensibili.
Il secondo strato è quello dell'ordinamento narrativo delle risorse. Il soggetto percepisce anzitutto una distinzione e un legame tra sé stesso e l'ambiente che lo circonda, distinzione e legame che si basano primariamente sulla percezione di quel particolare involucro osmotico che è la pelle; quindi, egli individua una serie di entità all'esterno del proprio corpo con le quali interagire: con termini ripresi dalla filosofia della mente diciamo che egli rappresenta un campo di oggetti intenzionali, per come li coglie dalla posizione in cui si trova. Questo nuovo assetto del rapporto tra il soggetto e il mondo rende possibile monitorare sia le trasformazioni che intervengono all'interno del campo di oggetti intenzionali, sia le trasformazioni (precedenti, seguenti o concomitanti) che intervengono nel soggetto stesso, sia i legami tra la prima e la seconda serie di trasformazioni. Tali trasformazioni vengono registrate all'interno di mappe situazionali che, costantemente aggiornate, permettono una gestione controllata delle interazioni tra soggetto e ambiente.
Il terzo strato è quello della sintonia relazionale. Il soggetto avverte che all'interno del campo di oggetti intenzionali sono presenti altri soggetti, ovvero entità in grado di, e nell'atto di, svolgere un'esperienza simile alla sua. A partire da qui il soggetto esplora in forma ipotetica e indiziaria l'esperienza interiore degli altri soggetti (a partire soprattutto da una lettura dei loro segnali somatici); si rende conto riflessivamente del proprio stato esperienziale e innesca una lettura riflessiva della propria esperienza in corso; valuta il grado di sintonia o di estraneità tra la propria esperienza e quella altrui e cerca eventualmente di mettere in atto operazioni di allineamento o di sfalsamento.
La disposizione dei tre strati, dall'alto verso il basso, esprime una loro successione logica: le risorse rilevate in termini qualitativi (primo strato) vengono ordinate in campi di oggetti intenzionali (secondo strato) e all'interno di questi viene percepita la presenza di altri soggetti dell'esperienza (terzo strato). Tuttavia la dinamica “a spirale” dell'interpretazione – che è, ricordiamolo, responsabile della costituzione e della modulazione dei tre strati di configurazioni - implica costanti meccanismi di sincronizzazione e di retro determinazione e rende quindi reciprocamente compresenti e determinanti i tre strati di configurazioni.
L'esperienza mediale
Che cos'è l'esperienza mediale
I media e il design dell'esperienza
L'esperienza di visione e di ascolto del concerto in televisione è un'esperienza reale, al pari della visione diretta nello stadio affollato. In assoluta continuità con la mia esperienza ordinaria, essa coinvolge una dinamica interpretativa che si sviluppa su tre strati collegati della rilevazione e qualificazione sensibile, dell'ordinamento narrativo e della sintonia relazionale. Si tratta comunque di un'esperienza differente dall'essere fisicamente presente al concerto.
Possiamo esprimere questa differenza insistendo su due punti:
- La progettualità dell'esperienza
- La moltiplicazione dei campi di oggetti intenzionali.
L'esperienza mediale implica la mediazione di uno strumento in grado di...
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