LA PRODUZIONE AGGREGATA
La misura principale della produzione aggregata nella contabilità nazionale è il prodotto interno
. Non è l’unica variabile usata, ma è la più conosciuta per misurare la dimensione
lordo (Pil)
economica/ricchezza di un paese.
Esempio: La produzione aggregata di questa economia
formata da due imprese viene definita come il valore
della produzione di tutti i beni finali (le automobili),
ovvero 200€, senza tener conto della produzione
) altrimenti conteremo due volte il suo valore.
dell’acciaio ( bene intermedio
Alcuni beni intermedi (beni usati nella produzione di altri beni) possono essere sia intermedi che
finali a seconda delle finalità con cui vengono utilizzati.
Perciò:
1) Il Pil è il valore dei beni/servizi finali prodotti nell’economia in un dato periodo di tempo (un
anno).
Esempio: supponiamo che le due imprese di fondano:
Ricavi: 200€ (rimane uguale)
Salari: 80€+70€
Profitto: 20€+30€
2) Il Pil è la somma del valore aggiunto nell’economia in un dato periodo di tempo.
Il valore aggiunto di un’impresa è:
valore della sua produzione (fatturato + aumento delle scorte) – valore dei beni intermedi
usati nella produzione.
Esempio: impresa 1 valore aggiunto = valore che produce 100€
impresa 2 valore aggiunto = valore prodotto – valore bene intermedio
200€-100€=100€
Valore aggiunto totale 100€+100€=200€
Nel caso le due imprese di fondessero il valore aggiunto aggregato sarebbe uguale.
Dunque, in questo caso non ci sarebbe alcun bene intermedio da osservare (acciaio
prodotto ed usato dall’impresa stessa) ed il valore aggiunto sarebbe uguale al valore delle
auto (200€).
3) Il Pil è la somma dei redditi dell’economia in un dato periodo di tempo.
La produzione aggregata ed i redditi aggregati sono sempre uguali
Esempio: (pagamento
Dal lato dei redditi il valore aggiunto è pari alla somma del reddito da lavoro
(parte rimanente all’impresa, 50€).
dei lavoratori, 150€) e del reddito da capitale
Il Pil si distingue in:
- /
(o ): è la somma delle quantità di beni e servizi
Pil a prezzi correnti
Pil nominale Pil a valori
finali valutati al loro prezzo corrente. La crescita nel tempo del Pil nominale si verifica a
causa della produttività e dei prezzi di beni e servizi crescenti nel tempo. L’obiettivo
principale è misurare la produzione e come questa cambia nel tempo, per fare ciò è
necessario prendere in considerazione il Pil reale.
- / / /
(o
Pil reale Pil in termini di beni
Pil a prezzi costanti Pil aggiustato per l’inflazione Pil ai
): è la somma delle quantità di beni finali valutati a prezzi costanti (non
prezzi *anno base*
correnti). Il Pil reale permette di misurare la produzione e le sue variazioni nel tempo
escludendo l’effetto dei prezzi crescenti. Esempio:
Per costruire il Pil reale bisogna moltiplicare il numero di auto in ogni anno per uno stesso
prezzo. Prendendo come riferimento il prezzo di un’auto nel 2012 si ottiene:
Pil reale nel 2011: 10 auto x €24.000 per auto = €240.000
Pil reale nel 2012: 12 auto x €24.000 per auto = €288.000
Pil reale nel 2013: 13 auto x €24.000 per auto = €312.000
In realtà nel Pil reale vengono contati più beni finali; quindi, questo deve essere definito
come una media ponderata della produzione di tutti i beni finali. Bisogna decidere quali
pesi usare. I prezzi relativi sarebbero una buona scelta ma spesso cambiano nel tempo. La
misura del Pil reale nel sistema della contabilità nazionale dell’UE usa pesi che riflettono i
prezzi relativi e che variano nel tempo (Pil reale con indice a catena). Per costruire i prezzi
.
si usa l’anno base
Importante tanto quanto il Pil reale è il (rapporto tra il Pil reale e la
Pil reale pro capite
popolazione del paese).
Per valutare l’andamento di un’economia da un anno all’altro gli economisti considerano il tasso di
crescita del Pil reale, detto crescita del Pil.
Crescita/tasso di crescita del Pil al tempo t:
I periodi di crescita positiva del Pil sono chiamati , i periodi di crescita negativa del Pil
espansioni
.
sono detti recessioni
Per capire come si costruisce il Pil in presenza di numerosi beni finali è sufficiente considerare
un’economia che ne produce solo due.
Esempio: Il tasso di crescita del Pil nominale dall’anno 0 all’anno 1 è:
(€30−€20) =50%
€20
Si suppone che l’anno base sia l’anno 0:
Pil reale in anno 0: (10 x €1) + (5 x €2) = €20
Pil reale in anno 1: (15 x €1) + (5 x €2) = €25 €25−€20 =25%
Il tasso di crescita del Pil nominale dall’anno 0 all’anno 1 è: €20
Si suppone che l’anno base sia l’anno 1:
Pil reale in anno 0: (10 x €1) + (5 x €3) = €25
Pil reale in anno 1: (15 x €1) + (5 x €3) = €30 €30−€25 =20%
Il tasso di crescita del Pil nominale dall’anno 0 all’anno 1 è: €25
Quale anno base si sceglie? Entrambi vanno bene, quindi di solito si fa la media che può essere
usata per calcolare la crescita del Pil reale anno per anno attraverso 4 passaggi:
1) Si costruisce il tasso di variazione del Pil reale dall’anno t all’anno t-1 usando due modi diversi:
- usando l’anno t come anno base
- usando l’anno t-1 come base
2) Per ogni coppia di anni si usa la media dei due tassi di variazione per costruire il tasso di
variazione del Pil reale
3) si costruisce un indice del livello del Pil reale, concatenando i tassi di cambio costruiti per
ciascun anno.
Esempio: l’indice da usare dall’anno 2012 al 2010 è: I(2012-2010) = I(2011-2010) x I(2012-2011) (gli
ultimi due indici sono calcolati usando i primi due punti)
4) Si moltiplica l’indice per il Pil nominale per derivare il Pil reale con indici a catena. Dunque:
Y * Indice = Pil nominale nell’anno base t
€Y
= €Y t t
t+k t+k
IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE
Come si calcola la disoccupazione?
Oggi nei paesi avanzati si ricorre a delle indagini ad ampia scala campionaria (ISTAT).
Ciascun individuo viene classificato come occupato se, nella settimana che precede quella in cui
viene condotta l’intervista, ha svolto almeno un’ora di lavoro retribuito in una qualsiasi attività.
: persona che ha un lavoro al momento dell’intervista.
Occupato : persona che non ha un lavoro, ma è in cerca di occupazione.
Disoccupato : persona che non ha un lavoro e non è in cerca di occupazione.
Fuori dalle forze di lavoro
: in presenza di elevata disoccupazione, alcuni lavoratori senza occupazione
Lavoratori scoraggiati
smettono di cercare ed escono dalla forza lavoro.
forza lavoro = occupati + disoccupati
: L = N + U
Forza di lavoro U
=
: tasso di disoccupazione = disoccupati / forze di lavoro
Tasso di occupazione u L L
: p =
Tasso di partecipazione popolazione in età lavorativa
Una riduzione di questo tasso è associata all’aumento della disoccupazione. Viene calcolato
tramite il rapporto tra la forza lavoro ed il totale della popolazione in età lavorativa (EL = N + U + S
+ R (persone che vivono di rendita)).
A causa dei lavoratori scoraggiati un alto tasso di disoccupazione è tipicamente associato ad un
basso tasso di partecipazione.
Il tasso di disoccupazione varia considerevolmente nel tempo e nello spazio, sia in risposta a
recessioni ed espansioni, sia come conseguenza dei mercati del lavoro.
Perché gli economisti si preoccupano della disoccupazione?
Ci sono due motivi: uno legato all’effetto diretto sul benessere della persona disoccupata,
specialmente se per lunghi periodi di tempo, in secondo luogo la disoccupazione segnala che
l’economia non sta usando tutte le sue risorse (il suo capitale umano) in modo efficiente.
Inoltre, secondo un’indagine socio-economica tedesca, divenire disoccupati comporta grosse
perdite di felicità, che inizia a calare prima di entrare nella categoria dei disoccupati, comportando
un malessere permanente non a causa della situazione finanziaria dell’individuo, ma per l’impatto
psicologico che determina.
Tassi di occupazione molto bassi possono a loro volta essere un problema in quanto indicano una
scarsità di offerta di lavoro (economia “surriscaldata”).
TASSO DI INFLAZIONE
: aumento sostenuto del livello generale dei prezzi (del livello dei prezzi).
Inflazione : tasso a cui il livello dei prezzi aumenta nel tempo.
Tasso inflazione
di : riduzione del livello dei prezzi, ossia quando il tasso di inflazione è negativo.
Deflazione
Come si calcola il livello generale dei prezzi affinché sia possibile misurare l’inflazione?
:
Si usano due indici di prezzo
- Il : permette di calcolare il prezzo medio dei beni finali prodotti in
deflatore Pil
di
un’economia.
Nel 2015 il Pil reale era uguale al Pil nominale, dunque il deflatore era uguale 1. Il deflatore
di Pil è un ed il suo livello non ha alcuna interpretazione economica, a
indice
numero
differenza del suo tasso di variazione che rappresenta il tasso di inflazione:
Dal definire il livello dei prezzi in termini di deflatore del Pil deriva una
relazione tra Pil reale, Pil nominale e deflatore del Pil. Dalla prima equazione otteniamo:
Y
€Y /
= P
t t t
- (Ipc): misura il livello dei prezzi medi al consumo ed esprime
L’indice dei prezzi al consumo
il costo in valuta di un determinato paniere di consumo di un tipico consumatore urbano. Il
livello dell’indice è scelto arbitrariamente e rappresenta il tasso di inflazione.
A livello europeo viene usato l’Indice armonizzato dei prezzi di consumo (Iapc), costruito da
Eurostat, e come il deflatore di Pil è un numero indice.
Il paniere dei beni rappresentato dall’Iapc è aggiornato annualmente per includere nuovi
beni diventati una parte integrante dei consumi delle famiglie e per eliminare quelli
divenuti obsoleti.
L’Iapc ed il deflatore del Pil si muovono quasi sempre insieme mostrando andamenti simili
nel tempo. Ci sono però delle eccezioni dovute solitamente all’aumento del costo delle
importazioni.
Perché gli economisti si occupano dell’inflazione?
Durante le fasi inflattive non tutti i prezzi e i salari aumentano proporzionalmente ( inflazione pura
), dunque, l’inflazione influenza la distribuzione del reddito.
L’inflazione crea altre distorsioni economiche: le aziende non riescono a programmare i loro
investimenti, i prezzi relativi cambiano creando incertezza, si ha un’eccessiva tassazione se i salari
nominali crescono (lasciando quelli reali invariati) e gli scaglioni di reddito si basano sul reddito
nominale.
La deflazione (inflazione negativa) ha anch’essa potenziali negativi; infatti, una deflazione elevata
crea gli stessi problemi creati da un’elevata inflazione, anche un basso tasso di deflazione riduce la
capacità della politica monetaria di influenzare il livello di produzione.
LA LEGGE DI OKUN E LA CURVA DI PHILLIPS
Le tre variabili descritte finora sono collegate fra loro da due relazioni (entrambe negative).
: mette in relazione la crescita della produzione e le variazioni del tasso di
La legge di Okun
disoccupazione.
Quando il tasso di crescita è elevato la disoccupazione diminuisce, perché sono necessari più
lavoratori per produrre un numero maggiore di bene e servizi. i grafici che mettono in relazione
una variabile con un’altra sono detti “ ”, la retta
diagrammi di dispersione
”
viene chiamato “ retta di regressione
In questo esempio la pendenza della retta è -0,3. Questo significa che un
aumento del tasso di crescita della produzione dell’1% riduce il tasso di
disoccupazione di circa lo 0,3%.
Il punto in cui la retta interseca l’asse orizzontale indica il tasso di crescita
della produzione che fa si che la disoccupazione rimanga stabile tra un anno e l’altro.
La retta è inclinata negativamente, ma c’è una notevole
dispersione dei punti intorno alla retta. Ciò accade perché
probabilmente ci sono differenze dovute al funzionamento
del mercato. Se assumere e licenziare è più costoso, in tempi
di boom le imprese faranno lavorare di più i dipendenti senza
assumerne altri, durante una recessione li faranno lavorare di meno senza licenziarli.
: mette in relazione il tasso di disoccupazione e l’inflazione.
La curva di Phillips
Un’elevata disoccupazione è in media associata a una minore inflazione.
La retta di regressione è inclinata verso il basso. Il punto in cui la retta interseca l’asse delle x
indica che se il tasso disoccupazione è di una determinata
percentuale, l’inflazione non crese.
La disoccupazione sopra a quella percentuale generano effetti
deflattivi. Questo accade probabilmente a causa del
surriscaldamento dell’economia. Non potendo espandere la
produzione (non ci sono lavoratori), l'’ccesso di domanda si riflette
in un aumento di prezzi. Un alto tasso di disoccupazione si associa
ad un basso tasso di inflazione.
BREVE, MEDIO E LUNGO PERIODO
Il livello di produzione aggregata è determinato da:
- Nel (massimo 2/3 anni) le variazioni annuali sono guidate principalmente da
Breve periodo
movimenti della dovute ai cambiamenti nella fiducia dei consumatori o da altre
domanda
fonti che possono portare ad una riduzione della produzione (recessione) o ad un suo
aumento (espansione).
- Nel , quali lo
(nell’arco di un decennio) aspetti relativi al lato dell’offerta
Medio periodo
stock di capitale, il livello della tecnologia e la dimensione della forza lavoro.
- Nel (nell’arco di più decenni) dalla capacità ed abilità ad innovare ed
Lungo periodo
introdurre nuove tecnologie, dal tasso di risparmio, dalla qualità del Sistema di Istruzione di
un paese, dalla qualità del suo governo, etc.
La macroeconomia e l’economia politica si sviluppano intorno a queste differenze temporari.
IL MERCATO DEI BENI (Breve periodo)
Quando gli economisti considerano cambiamenti annuali dell’attività economica, si focalizzano
sull’interazione tra produzione, reddito ed economia:
- cambiamenti nella domanda dei beni portano a cambiamenti nella produzione
- cambiamenti nella produzione portano a cambiamenti nel reddito
- cambiamenti nel reddito portano a cambiamenti nella domanda dei beni
LA COMPOSIZIONE DEL PIL : si tratta di beni e servizi
Consumo (C)
acquistati dai consumatori. Solitamente è
la componente più consistente del Pil.
: talvolta chiamato
Investimento (I) per distinguerlo dalle
investimento fisso
scorte di magazzino. È la somma
dell’investimento non residenziale
(impianti acquistati dalle imprese) e (abitazioni acquistite dalle famiglie).
residenziale
: si tratta di beni e servizi acquistati dallo Stato e degli enti pubblici. Non
Spesa pubblica (G)
include né i trasferimenti (come assistenza pubblica e pensioni), né gli interessi del debito
pubblico. Include però la spesa per . La loro somma rappresenta la
investimenti pubblici
.
spesa in beni e servizi dei residenti
: acquisti di beni e servizi dall’estero effettuati dai residenti
Importazioni (IM)
(consumatori, imprese, governo). Questa voce riduce il flusso circolare di reddito interno.
gli acquisti di beni e servizi nazionali da parte del resto del mondo.
Esportazioni (X): (NX) o
La differenza tra esportazioni ed importazioni (X – IM), è chiamata esportazioni nette saldo
.
commerciale
Esportazioni > importazioni (NX > 0)
avanzo commerciale
Esportazioni < importazioni (NX < 0)
disavanzo commerciale
C + G + I + (X – IM) spesa totale in beni nazionali
: differenza tra beni prodotti e beni venduti in un anno, cioè differenza tra
Variazione delle scorte
produzione e vendite.
Produzione > vendite le scorte aumentano
Produzione < vendite le scorte diminuiscono
LA DOMANDA DEI BENI
La domanda dei beni, Z, può essere scritta come: Z ≡ C + I + G + X – IM
Questa equazione è un’identità che definisce Z come la somma di consumo, investimento, spesa
pubblica ed esportazioni nette.
Identità = qualcosa vero per definizione.
Ricordiamo che l’investimento in scorte non fa parte delle domande
Per definire Z, si introducono alcune semplificazioni:
che può essere usato come bene di consumo, bene di
- le imprese producono uno stesso bene
investimento e come spesa pubblica. Questo bene è indicato con Y.
- le imprese forniscono qualsiasi quantità di tale bene a un dato prezzo, P. questa ipotesi è valida
solo nel breve periodo.
- l’economia è chiusa: non avvengono scambi con il resto del mondo. Di conseguenza, esportazioni
ed importazioni sono uguali a zero.
≡ C + I + G
⇨ Z
CONSUMO (C)
Le decisioni di consumo dipendono da molti fattori, primo fra tutti il (Y ). La
reddito disponibile D
relazione tra il consumo ed il reddito disponibile può essere espressa come:
) è chiamata . Il segno positivo sotto
La funzione C (Y funzione del consumo
D
indica che quando il reddito disponibile aumenta, aumenta anche il consumo. Inoltre, il consumo
non è necessariamente uguale al reddito in quanto i consumatori potrebbero risparmiare.
Equazioni del genere vengono chiamate “equazioni di comportamento” perché descrivono alcuni
comportamenti degli agenti economici (in questo cas
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