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Quando un Paese acquista un’attività dal RdM, la transazione è registrata come un flusso finanziario

➢ in uscita (financial outflow) e rappresenta una voce a debito nel conto finanziario

Nel conto finanziario vengono registrati:

• Investimenti Diretti Esteri (IDE) o Foreign Direct Investment (FDI)

Investimenti (inclusi anche utili reinvestiti) effettuati per acquisire una responsabilità gestionale e stabilire un

legame durevole con un'impresa che ha sede in un Paese diverso da quello di residenza; convenzionalmente,

investimenti che comportano una partecipazione maggiore o uguale al 10% al capitale sociale.

• Investimenti di portafoglio → Investimenti in titoli (azioni, quote di fondi comuni, obbligazioni e

titoli di Stato) a fini speculativi

• Derivati → Opzioni, future, swap, ecc.

• Altri investimenti: crediti commerciali, prestiti, flussi di banconote e movimentazione di depositi

bancari, ecc.

• Riserve ufficiali

Le transazioni in riserve ufficiali sono realizzate dalla Banca Centrale del Paese e ricomprese nel

conto finanziario.

Le riserve ufficiali sono attività, diverse da moneta e titoli domestici, utilizzate per effettuare

pagamenti a livello internazionale.

Es: oro, titoli di Stato di altri paesi, depositi bancari e speciali titoli creati dal Fondo

Monetario Internazionale

Le banche centrali possono modificare le quantità di riserve che detengono comprando o vendendo

riserve valutarie sul mercato aperto.

Il saldo delle transazioni ufficiali (bilancia dei pagamenti) è l'incremento netto delle riserve valutarie

ufficiali di un paese.

◦ Surplus della bilancia dei pagamenti → Variazione in aumento delle riserve ufficiali

◦ Deficit della bilancia dei pagamenti → Variazione in diminuzione delle riserve ufficiali

Relazione tra il conto delle partite correnti e conto capitale e finanziario

Al di là di errori ed omissioni, la somma del saldo del conto corrente e del conto capitale e finanziario in

ciascun periodo è pari a zero. PC + KCF = 0

PC → Saldo partite correnti

KFC → Conto capitale e finanziario

Qualsiasi transazione internazionale implica uno scambio di beni, servizi o attività fra Paesi e tale scambio

comporta sempre la registrazione di voci uguali e contrarie nel conto corrente e/o nel conto capitale e

finanziario.

I problemi nel misurare le transazioni internazionali impediscono che questa relazione sia soddisfatta

esattamente.

L'ammontare che dovrebbe essere aggiunto alla somma dei saldi delle partite correnti e del conto capitale e

finanziario per fare in modo che la loro somma sia zero è chiamata discrepanza statistica.

Attività estere nette e conti della bilancia dei pagamenti

ATTIVITA' ESTERE NETTE → Differenza tra attività estere detenute dai residenti d un paese (azioni,

obbligazioni, immobili esteri) e le passività estere di un paese (attività

finanziarie e reali domestiche detenute da stranieri).

Comprende dunque anche immobili, terreni, altri asset inamovibili situati all’estero di proprietà di residenti e

quelli situati all’interno di proprietà di non residenti.

Sono dunque parte della ricchezza nazionale.

Il valore totale delle attività estere nette varia in due modi:

• Il valore delle attività esistenti può variare

Es. aumenta il valore delle azioni di un’impresa estera o si riduce il valore dei terreni domestici di

proprietà estera

• Acquisto di nuove attività estere o accensione di nuove passività

In ciascun periodo l’ammontare di nuove attività estere che un Paese può acquistare eguaglia il suo surplus di

conto corrente.

• Surplus di conto corrente implica un deficit di conto capitale e finanziario e dunque un incremento

netto delle attività estere detenute (financial outflow)

• Deficit di conto corrente implica un surplus di conto capitale e finanziario e dunque una riduzione

netta delle attività estere detenute (financial inflow)

Come un paese prende in prestito dall'estero?

• Investimento diretto dall'estero → Un impresa estera acquista o costruisce beni capitali.

• Investimenti in portafoglio → Quando uno straniero acquista titoli venduti da un azienda

Le attività di proprietà estera aumentano per cui i saldi del conto finanziario e capitale aumentano.

Equilibrio nel mercato dei beni in un economia aperta

Condizione di equilibrio fra risparmio e investimenti desiderati in un’economia aperta (ipotizzando NUT=0)

S = I + PC = I + (NX + NFP)

versione dell’identità contabile di impiego del risparmio.

Stabilisce che il risparmio nazionale ha due utilizzi:

• Accrescere lo stock nazionale di capitale finanziando gli investimenti (I)

• Accrescere lo stock nazionale di attività nette estere prestando risorse al RdM

In equilibrio: d d d

S = I + CA = I + (NX + NFP)

condizione di equilibrio del mercato dei beni in un’economia aperta nel quale il saldo di conto corrente

eguaglia i flussi finanziari in uscita (prestiti netti esteri).

N.B. assumendo nullo il saldo del conto capitale d

Se il mercato dei beni è in equilibrio, il risparmio domestico desiderato (S ) deve dunque eguagliare gli

d

investimenti domestici desiderati (I ) più l’ammontare prestato all’estero (CA).

Economia chiusa è dunque un caso particolare in cui CA =0

Se si assume NFP = 0, il saldo di conto corrente è pari alle esportazioni nette:

d d

S = I + NX

È possibile riscrivere la condizioni di equilibrio in termini di domanda e offerta aggregata:

d d

Y=C +I +G+NX

in cui NX è parte della domanda aggregata di beni.

Inoltre possiamo scrivere: d d

NX = Y– (C +I +G)

in equilibrio, l’ammontare delle esportazioni nette è auguale all’output totale del Paese (PIL) meno le spese

desiderate dei residenti.

La domanda interna di beni e servizi, ovvero il totale delle spese riconducibili ai residenti (Cd + Id + G) è

noto come ASSORBIMENTO (absorption).

• NX > 0 → Prodotto eccede assorbimento → Esportatore e avrà un avanzo delle partite correnti

• NX < 0 → Assorbe più di quanto produce → Importatore e avrà disavanzo delle partite correnti

Risparmio ed investimenti in una PICCOLA economia aperta

PICCOLA ECONOMIA APERTA → E' un economia che è troppo piccola per influenzare il tasso di

d'interesse reale mondiale.

TASSO DI INTERESSE REALE MONDIALE → Tasso di interesse reale che prevale nel mercato

internazionale dei capitali, cioè il mercato in cui gli

individui, le aziende e i governi prendono a prestito e

prestano oltre i confini nazionali.

w

Il tasso di interesse reale a livello mondiale è fisso e pari a r

L'ipotesi è che i residenti nella piccola economia aperta possano prestare e/o indebitarsi al tasso di interesse

w

reale atteso r (che equivale a quello domestico).

In un’economia aperta, il risparmio desiderato non deve necessariamente eguagliare gli investimenti

desiderati affinché il mercato dei beni sia in equilibrio:

w:

Tre possibili scenari, dato il livello del tasso r

1) Sd > Id → Risparmio desiderato eccede gli investimenti desiderati

L'ammontare di risparmio in eccesso è impiegato prestando a livello internazionale (prestito estero netto è

positivo) e dunque NX > 0

2) Sd=Id → Risparmio desiderato eguaglia gli investimenti desiderati non ci sono prestiti a livello

internazionale e dunque NX = 0

3) Sd<Id → Investimenti desiderati eccedono il risparmio desiderato

L'ammontare degli investimenti in eccesso è finanziato indebitandosi a livello internazionale (prestito estero

netto è negativo indebitamento netto) e dunque NX < 0

Una piccola economia aperta può raggiungere l'equilibrio nel mercato dei beni per qualsiasi valore del tasso

di interesse reale mondiale, però è necessario che i prestiti esteri netti siano uguali alla differenza tra il

risparmio nazionale desiderato del paese e il suo investimento desiderato.

PICCOLA ECONOMIA CHE PRESTA ALL'ESTERO

PICCOLA ECONOMIA CHE PRENDE A PRESTITO DALL'ESTERO

Effetti di shock economici

Qualsiasi fattore che accresce il risparmio nazionale desiderato (es. crescita del redditoY, riduzione output

futuro, o contrazione G) in relazione agli investimenti desiderati (es. riduzione MPKf, aumento τ) per

ciascun livello del tasso rw determina:

• Aumento prestiti esteri

• Aumento del saldo delle partite correnti

• Aumenta esportazioni nette

che sono tutte equivalenti data l'ipotesi NFP = 0 e NUT = 0

Mentre un calo del risparmio nazionale desiderato rispetto all'investimento desiderato riduce quelle quantità.

ESEMPIO: SHOCK TEMPORANEO AVVERSO DI OFFERTA (siccità)

Temporaneamente si riduce il prodotto → Riduzione temporanea del reddito → Porta le persone a ridurre il

risparmio → Così la curva di risparmio trasla verso sinistra

Se lo shock è temporaneo → PMK futuro atteso immutato → Curva di investimento non si sposta

Il risultato è che le partite correnti si riducono perchè il paese risparmia di meno e quindi non è in grado di

prestare all'estero quanto faceva prima.

ESEMPIO: AUMENTO PRODOTTO MARGINALE DEL CAPITALE FUTURO ATTESO

➢ (scoperte tecnologiche)

Incrementa lo stock di capitale che le aziende domestiche desiderano detenere, in modo che l'investimento

desiderato cresce ad ogni tasso di interesse reale. Quindi la curva dell'investimento trasla verso destra.

Le partite correnti e i prestiti esteri netti si riducono perchè dato che è diventato più profittevole nel paese

domestico, una parte maggiore del prodotto del apese viene assorbito da investimento domestico, lasciando

meno da mandare all'estero.

Risparmio ed investimento in GANDI economie aperte

GRANDE ECONOMIA APERTA → Economia di dimensioni tali da incidere sul tasso di interesse reale a

livello mondiale.

Si ipotizzi l’esistenza di due sole economie nel mondo:

• Economia domestica (home country) → Risparmio S, investimenti I

• Economia estera (foreign country) ossia Rdm → Risparmio S , investimenti I

For for

Il tasso di interesse mondiale non è più fisso ma varia:

Il tasso di interesse reale mondiale sarà tale che i prestiti internazionali desiderati da un paese sono

uguali all'indebitamento internazionale desiderato dall'altro paese.

Livello di equilibrio del tasso di interesse reale mondiale può essere definito anche in termini di flusso

internazionale di beni e servizi:

• L'ammontare che il paese creditore desidera prestare è uguale al suo avanzo delle partite correnti

• L'ammontare che il paese debitore vuole prendere a prestito è uguale al suo disavanzo delle partite

correnti

Quindi il flusso netto desiderato di beni e servizi in uscita dal paese creditore (avanzo partite correnti) deve

essere uguale al flusso netto desiderato di beni e servizi in entrata nel paese debitore (disavanzo partite

correnti).

In generale:

• Qualsiasi fattore che a livello internazionale accresce l’ammontare desiderato di risorse da dare in

prestito di un’economia rispetto all’ammontare desiderato di indebitamento di un’altra

Riduce del tasso di interesse reale mondiale.

• Qualsiasi fattore che a livello internazionale riduce l’ammontare desiderato di risorse da dare in

prestito di un’economia rispetto all’ammontare desiderato di indebitamento di un’altra

Aumento del tasso di interesse reale mondiale.

Politica fiscale e partite correnti

DEFICIT GEMELLI → Relazione fra deficit di bilancio pubblico – differenza fra entrate (tasse) e spese

(spese per beni e servizi, trasferimenti e interessi sul debito) pubbliche – e deficit di

conto corrente.

In teoria il fattore critico è la risposta del risparmio nazionale:

Aumento del deficit di bilancio pubblico porterà a una crescita del deficit di conto corrente solo se

l’aumento del deficit di bilancio pubblico riduce il risparmio nazionale desiderato.

In generale: in una piccola economia aperta un aumento del disavanzo di bilancio pubblico riduce il saldo

delle partite correnti della stessa quantità di quanto riduce il risparmio nazionale desiderato.

Risparmio nazionale ridotto significa:

• Disavanzo di bilancio maggiore riduce l'ammontare che i residenti domestici vogliono prestare

all'estero

• Maggior parte del prodotto domestico viene assorbito internamente con meno prodotto da mandare

all'estero, saldo delle partite correnti cala.

Rivolgiamo l'attenzione al legame tra disavanzo di bilancio pubblico e risparmio in due casi:

1) Disavanzo di bilancio provocato de un aumento temporaneo della spesa pubblica

Tenuto costante il prodotto Y al suo livello di pieno impiego, un aumento della spesa pubblica G,

riduce il risparmio nazionale desiderato S.

Quindi questo disavanzo riduce il saldo delle partite correnti della nazione.

1) Disavanzo risultante da un taglio delle imposte (senza variazioni della spesa pubblica)

Con spesa pubblica (G) invariata e con il prodotto (Y) tenuto costante al suo livello di pieno

impiego, il taglio delle imposte porterà il risparmio nazionale desiderato (S) a calare solo se spinge il

consumo desiderato (C) a crescere.

• Se vale l’Equivalenza Ricardiana, dato che il taglio delle tasse non influenza il consumo, il

risparmio non varia quindi il disavanzo di bilancio non ha effetti sulle partite correnti.

• Se l’Equivalenza Ricardiana non vale, individui consumeranno di più riducendo il risparmio

e il saldo di conto corrente. CAPITOLO 7

Il mercato finanziario

Per mercato finanziario intendiamo l'insieme dei mercati dove gli individui acquistano e vendono attività

reali e finanziarie, ad esempio l'oro, le case, le azioni o i titoli.

MONETA → Quelle attività che sono ampiamente utilizzate e accettate come mezzo di pagamento,

storicamente diverse forme di moneta (ad es. oro e argento), oggi la forma più diffusa sono

monete e banconote.

Le funzioni della moneta sono:

• Mezzo di scambio (medium of exchange)

• Unità di conto (unit of account)

• Riserva di valore (store of value)

MEZZO DI SCAMBIO → E' accettata in cambio di beni e servizi

La facilità con la quale può essere convertita in altre cose - beni e servizi - è detta liquidità.

Mezzi alternativi come il baratto (scambio diretto di beni contro beni) limitano transazioni poiché

richiedono doppia coincidenza dei bisogni, la moneta è strumento per effettuare transazioni a un

costo minore in termini di tempo e sforzo.

La moneta aumenta la produttività in quanto consente la specializzazione.

RISERVA DI VALORE → Unità base per la misurazione del valore economico

E' l'unità di misura con cui si esprimono prezzi e debiti.

La funzione di unità di conto è strettamente connessa a quella di mezzo di scambio, in quanto è

normale esprimere i valori economici in termini monetari (unità di conto) in quanto la maggior parte

dei beni e servizi vengono scambiati con moneta (mezzo di scambio).

Elevata inflazione impedisce l’utilizzo della moneta come unità di conto, perchè i prezzi devono

essere rivisti frequentemente.

RISERVA DI VALORE → Utilizzata dagli agenti per trasferire potere d'acquisto nel tempo

La moneta è detenuta con l’obiettivo di scambiarla in futuro con beni e servizi (mezzo di pagamento

differito).

Consente di detenere ricchezza, di norma temporaneamente e per ammontare limitato

Le forme della moneta sono:

• Moneta-merce (commodity money) → Moneta provvista di valore intrinseco (es. oro e argento)

• Moneta legale, o a corso legale, o moneta-credito, o moneta fiat (at money)

Moneta non provvista di valore intrinseco, la cui funzione di mezzo di pagamento è

garantita dalla legge.

• Moneta fiduciaria (fiduciary money) → Moneta sprovvista di valore intrinseco o di corso legale, ma

comunemente accettata come mezzo di intermediazione

negli scambi per la fiducia nella sua generale accettazione

• Circolante (currency), o contante (cash)

◦ Monete metalliche avente corso legale (coins)

◦ Banconote aventi corso legale (banknotes, paper money o notes)

• Moneta bancaria (o moneta fiduciaria, o credito circolante)

Mezzi di pagamento emessi dalle banche con garanzia di convertibilità/rimborso

futuro in moneta legale:

◦ Assegni bancari (cheques, o checks) assegni circolari (cashier's checks)

◦ Carte di debito (o carte Bancomat, debit cards, cash cards, bank cards o check cards)

STOCK DI MONETA → Quantità di valori utilizzabile per regolare le transazioni

Nelle economie sviluppate gli individui utilizzano diverse forme quindi è difficile tracciare una

demarcazione netta tra ciò che costituisce moneta e ciò che non lo è.

Es. cd. fondi comuni di investimento monetari o Money Market Mutual Funds (MMMFs)

Le misure ufficiali della quantità di moneta sono note come AGGREGATI MONETARI

Gli aggregati monetari in Europa sono:

• M1 (ristretto)

◦ Circolante (currency in circulation)

◦ Depositi overnight, che comprendono:

▪ Depositi in conto corrente (sight/demand deposits)

▪ Depositi a vista o liquidabili entro il giorno successivo

• M2 (intermedio): M1 + ...

◦ Depositi con scadenza fino a due anni

◦ Depositi rimborsabili con preavviso fino a tre mesi

A seconda del loro grado di liquidità, tali depositi possono essere convertiti in attività

comprese nell’aggregato monetario ristretto, ma in alcuni casi la conversione può essere

soggetta ad alcune restrizioni, come la necessità di un preavviso, penalizzazioni o commissioni.

• M3 (ampio): M2 + ...

◦ Pronti contro termine (repurchase agreements, o repo)

◦ Quote di fondi monetari (money market funds, o money market mutual funds)

◦ Obbligazioni (debt securities) con scadenza fino a due anni

L'offerta di moneta

Quantità di moneta disponibile in un economia.

• Moneta merce → Dipende dalla disponibilità del bene

Esempio la scoperta di nuovi giacimenti di oro nel 1896 comportò un aumento dell’offerta di moneta ... e i

prezzi salirono del 35% in quindici anni

• Moneta fiduciaria: è controllata dalla Banca Centrale

Uno dei modi attraverso cui le banche centrali controllano l’offerta di moneta sono le:

OPERAZIONI MERCATO APERTO (open market operations)

• Acquisto sul mercato aperto

Banca centrale acquista con moneta di nuova emissione attività finanziarie (es. titoli di Stato

o obbligazioni private) detenute dal pubblico fornendo liquidità al sistema e accrescendo la

quantità di moneta in circolazione.

• Vendita sul mercato aperto

Banca centrale vende al pubblico attività finanziarie di cui è possesso riducendo la quantità

di moneta in circolazione

Altra modalità è di acquistare titoli emessi dallo Stato e non detenuti dal pubblico, lo stato finanzia le proprie

spese stampando moneta.

L'offerta di moneta è rappresentata da M.

La domanda di moneta

La teoria quantitativa della moneta

Individui desiderano detenere moneta per acquistare beni e servizi.

La quantità di moneta è strettamente correlata alle somme che vengono scambiate nel corso delle transazioni.

La relazione fra transazioni e moneta è espressa dall'EQUAZIONE QUANTITATIVA

Moneta x Velocità = Prezzo x Transazioni

M xV = P x T

Il membro P x T dell’equazione si riferisce alle transazioni

➢ • T → Rappresenta il numero totale di transazioni che si verificano in un determinato periodo di

tempo, ossia il numero di volte in cui un bene (o servizio) viene scambiato contro un

pagamento in denaro.

• P → Prezzo della transazione media, ovvero la quantità di moneta scambiata mediamente in ogni

transazione

Il membro M x V dell’equazione si riferisce alla moneta utilizzata per le transazioni

➢ • M → Quantità di moneta

• V → Velocità di circolazione della moneta rispetto alle transazioni e misura la rapidità con la

quale la moneta circola nel sistema economico, indica quanto rapidamente un’unità di

moneta cambia di mano in mano in un dato periodo.

N.B. → L’equazione quantitativa è un’identità: identità degli scambi (Fisher, 1911), data la definizione delle

variabili essa è necessariamente vera.

Numero delle transazioni è difficile da misurare percui T viene sostituito dalla produzione aggregata del

sistema economico Y.

Le due variabili sono:

• Correlate → Nella misura in cui tanto più si produce tanti più beni e servizi vengono scambiati

• Ma non coincidenti (es. bene usato)

L’equazione quantitativa può essere così riscritta

Moneta x Velocità = Prezzo x Produzione aggregata

M x V = P x Y

P x Y → Rappresenta il valore monetario della produzione aggregata (PIL nominale)

V → Velocità di circolazione della moneta rispetto al reddito

Misura il numero di volte in cui, mediamente, un’unità di moneta entra nel reddito di un individuo in

un dato periodo di tempo. V = PIL nominale / M

FUNZIONE DI DOMANDA DI MONETA → Equazione che spiega come si determina la quantità di saldi

monetari reali che gli individui desiderano detenere.

Saldi monetari reali → Quantità di beni e servizi che si possono acquistare con l’ammontare detenuto di

moneta.

K → Costante che indica la quantità di moneta che si desidera detenere per ogni unità di reddito.

La quantità domandata di saldi monetari reali è proporzionale al reddito (equazione di Cambridge).

Se poniamo la condizione che l’offerta reale di moneta (M/P) deve essere pari alla domanda reale di moneta

d

(M /P), allora:

La domanda di moneta è legata alla velocità di circolazione, se gli individui desiderano detenere molta

moneta per unità di reddito (1/k), la moneta circola meno rapidamente (V assume valore basso).

Se si ipotizza:

• Velocità di circolazione costante (ovvero indipendente dal reddito e dai tassi di interesse e legata a

fattori istituzionali, frequenza incassi/esborsi, regolamentazione, etc..)

• Livello di produzione determinato dal pieno utilizzo dei fattori produttivi e dalla tecnologia (legge di

Say)

L'equazione quantitativa può essere letta come una teoria degli effetti della moneta sul sistema economico, la

cosiddetta TEORIA QUANTITATIVA DELLA MONETA

MV = PY

Ossia una variazione della quantità di moneta (M) provoca necessariamente una variazione proporzionale del

PIL nominale (PY).

Ovvero, la quantità di moneta determina il valore monetario della produzione aggregata.

La moneta è soltanto un mezzo di pagamento e funge solo da numerario per gli scambi, soltanto le merci

costituiscono il mezzo che permette di acquistare le altre merci, la moneta è solo un velo (John Stuart Mill)

La teoria quantitativa della moneta costituisce una teoria della determinazione del livello generale dei prezzi

del sistema economico:

I 3 elementi fondamentali sono:

• I fattori di produzione e la funzione di produzione determinano il livello della produzione aggregata

• L’offerta di moneta M determina il valore nominale della produzione aggregata, PY

• Il livello dei prezzi P è il rapporto fra il volume nominale della produzione aggregata, PY, e la

produzione aggregata, Y

La capacità produttiva di un sistema economico determina il PIL reale, la quantità di moneta determina il PIL

nominale, e il deflatore del PIL è il rapporto fra PIL nominale e PIL reale.

La teoria quantitativa delle moneta implica che il livello dei prezzi sia proporzionale all’offerta di moneta.

• Se V è costante (per ipotesi), qualunque variazione dell’offerta di moneta determina una variazione

proporzionale del PIL nominale...

• Ma dato che i fattori di produzione e la funzione di produzione determinano il PIL reale ..

• La variazione del PIL nominale non può che essere il riflesso di una variazione del livello generale

dei prezzi

La teoria quantitativa delle moneta è anche una teoria del tasso di inflazione.

Se scriviamo l'equazione quantitativa in termini di variazioni percentuali

∆%M + ∆%V = ∆%P + ∆%Y

• La variazione percentuale dell’offerta di moneta (∆%M) è sotto il controllo della banca centrale.

• La variazione percentuale della velocità di circolazione riflette gli spostamenti della funzione di

domanda di moneta (per ipotesi ∆%V = 0).

• La variazione percentuale dei prezzi (∆%P) è il tasso di inflazione.

• La variazione percentuale del prodotto aggregato (∆%Y) dipende dai fattori di produzione e del

progresso tecnologico (per ipotesi dati).

La teoria quantitativa delle moneta afferma che la crescita dell’offerta di moneta determina il tasso di

inflazione, la banca centrale, controllando l’offerta di moneta, ha il controllo assoluto del tasso di inflazione

(teoria esogena della moneta).

EQUAZIONE DI FISHER → Il tasso di interesse nominale varia per una variazione del tasso di interesse

reale (r) e/o per una variazione del tasso di dell’inflazione (π).

i = r + π

La teoria quantitativa della moneta e l’equazione di Fisher implicano: i = r + π = r + ∆%M

Quindi tassi di interesse nominali e inflazione (crescita dell’offerta di moneta) sono legati da una

relazione 1 a 1.

la relazione 1 a 1 fra tasso di inflazione e tasso di interesse nominale viene chiamata EFFETTO

FISHER. Teoria delle preferenze per la liquidità

KEYNES → L’interesse non può essere visto come «la ricompensa all’astinenza dallo spendere», ovvero una

ricompensa per il risparmio.

L’interesse costituisce piuttosto «la ricompensa per l’abbandono della liquidità, misura la

riluttanza di coloro che possiedono la moneta ad abbandonare il loro controllo liquido su di

essa»

Premia cioè l’astinenza dalla tesaurizzazione.

La rinuncia alla preferenza per la liquidità equilibrio nel mercato dei beni non è indipendente

dal mercato delle attività.

Tre moventi per detenere moneta:

• Transattivo (crescente in Y) → Bisogno di denaro liquido per lo svolgimento corrente di scambi

personali e commerciali.

• Precauzionale (crescente in Y) → Desiderio di sicurezza riguardo all’equivalente futuro in denaro di

una certa frazione dei mezzi totali.

• Speculativo (decrescente in i) → Scopo di trarre profitto dal conoscere meglio del mercato ciò che il

futuro arrecherà.

Detenere moneta ha dunque un costo-opportunità:

• Interesse reale r su attività non monetarie

• Inflazione e livello dei prezzi che incidono su potere di acquisto della moneta

Come gli individui determinano dunque l’ammontare di moneta da detenere?

È possibile analizzare la domanda di moneta come parte delle più ampie decisioni di portafoglio

degli individui

Individui, imprese, istituzioni finanziarie, ecc. devono decidere in che modo detenere la propria

ricchezza.

La moneta è solo una delle attività disponibili. l’insieme di attività scelte è chiamato

PORTAFOGLIO.

La scelta di quali attività detenere fra le attività potenzialmente disponibili è chiamata decisione di

portafoglio .

Le decisioni di portafoglio sono complesse, i diversi aspetti sono tuttavia riconducibili a 4 caratteristiche

delle attività:

1) RENDIMENTO → Saggio che esprime l’incremento di valore di un’attività nell’unità di tempo.

Conto corrente bancario = tasso (di interesse) creditore

Azione = dividendo + incremento del valore dell’azione

Il rendimento di un’attività non è sempre noto in anticipo quindi ci si basa sul rendimento atteso

Migliori stime riguardo il rendimento futuro delle attività

A parità di condizioni, maggiore è il rendimento atteso di una attività più essa risulta desiderabile e

più i possessori di ricchezza desidereranno detenerla.

2) RISCHIO → Grado di incertezza che caratterizza il rendimento atteso di un’attività.

Un'attività ha un rischio elevato se vi è una probabilità significativa che il rendimento effettivo

ricevuto sarà molto diverso da quello atteso. .

A parità di altri fattori gli investitori preferiranno attività con minore rischio

La detenzione di attività rischiose avviene solo se il loro rendimento atteso è più elevato di un'attività

sicura.

Il premio per il rischio offre una misura di quanto il rendimento atteso di un'attività rischiosa eccede

quello di un'attività priva di rischio ad essa comparabile.

3) LIQUIDITA' → Esprime la facilità e la rapidità con cui un’attività può essere convertita in circolante

e dunque in beni e servizi.

• Moneta è molto liquida (dato che è accettata direttamente come mezzo di scambio)

• Attività come immobili sono poco liquide (dato che le relative transazioni richiedono molto

tempo e costi di transazione elevati)

• Azioni e obbligazioni sono caratterizzate da un livello intermedio di liquidità

A parità di altri fattori gli investitori preferiranno attività a maggiore liquidità.

4) DURATA RESIDUA → E' il periodo al termine del quale il titolo finanziario giungerà a scadenza e

l'investitore vedrà rimborsato il proprio capitale.

Esiste una relazione fra rendimento di un titolo e la rispettiva scadenza

Curva dei rendimenti o struttura a termine dei tassi di interesse:

Esprime, in un dato istante, la relazione (grafica) tra i rendimenti di titoli con

scadenza diversa (ma uguale rischio e liquidità) e le rispettive scadenze

Tre evidenze empiriche:

• Nel tempo i tassi di interesse su titoli con scadenze diverse tendono a muoversi nella stessa

direzione

• Quando i tassi di interesse a breve termine sono bassi è probabile che la curva dei rendimenti

abbia un’inclinazione positiva, viceversa se sono alti

• Le curve dei rendimenti sono quasi sempre inclinate positivamente

L’andamento della curva dei rendimenti dipende dalle aspettative:

TEORIA DELLE ASPETTATIVE DELLA STRUTTURA A TERMINE DEI TASSI DI INTERESSE

➢ ↓

Postula che il tasso di interesse di un’attività con scadenza più lunga tenderà ad eguagliare la media

dei tassi di interesse con scadenza più breve.

Presupposto è che gli investitori non abbiano preferenze per una scadenza o per un’altra, ciò che

rileva è solo il rendimento atteso e quindi attività con scadenze diverse sono cioè perfettamente

sostituibili.

Questa struttura spiega le prime due evidenze empiriche ma non spiega perchè le curve dei

rendimenti sono inclinate positivamente, ossia perchè i tassi di interesse dei titoli a breve sono

inferiori a quelli dei titoli a lungo termine

Questo perchè i titoli a lungo termine presentano un maggior rischio e dato che gli investitori

non amano il rischio devono essere compensati per detenere un titolo con scadenza più lunga.

PREMIO PER LA SCADENZA

Le tipologie di attività più diffuse sono:

• MONETA

◦ Tassi di rendimento minore rispetto altre attività

◦ Non presenta grandi rischi se non quello che un elevata inflazione ne diminuisca il valore reale

◦ Molto liquida quindi la durata è molto breve

• OBBLIGAZIONI → Titoli a reddito fisso che promettono ai possessori il pagamento di importi

specifici a date specifiche.

◦ Rendimento atteso maggiore della moneta ma più rischiose

◦ Meno liquide della moneta

◦ Le scadenze vanno dai 3 mesi ai 30 anni

• AZIONI → Titoli che rappresentano la proprietà della società

◦ Il rendimento è dato dai dividendi (che non sono garantiti) e dai guadagni in conto capitale

risultanti da un aumento del valore delle azioni

◦ Sono più rischiose della moneta

◦ Le azioni delle piccole aziende sono poco liquide e molto più rischiose

◦ Maggior parte non hanno scadenza perciò hanno durata residua infinita

• IMMOBILI (e altri beni durevoli)

◦ Proprietà di un immobile oltre che fornire servizi abitativi può generare guadagni in conto

capitale

◦ Sono attività illiquide

Decisione di portafoglio e domanda delle singole attività

Esiste un trade-off fra rendimento atteso, sicurezza, liquidità e scadenza

L’essenza delle decisioni di portafoglio è determinare quali attività, considerate congiuntamente, soddisfano

le preferenze del consumatore rispetto alle quattro variabili considerate.

Oltre al rischio di ogni attività presa singolarmente, bisogna tener conto della DIVERSIFICAZIONE

Suddividere il patrimonio fra le diverse attività in modo da ridurre il rischio complessivo, dato che

quando un attività presenta un rendimento basso un altra potrebbe averne uno alto.

L’ammontare di ciascuna attività che l’individuo desidera detenere nel proprio portafoglio è la domanda di

quella attività.

La somma delle quantità domandate di ciascuna attività è pari all’ammontare totale della ricchezza.

Le determinati della domanda di moneta

DOMANDA DI MONETA → Quantità di attività monetarie, quali la valuta e i conti correnti, che gli

individui decidono di detenere nei propri portafogli.

Detenere ha come:

• Beneficio → Molto liquida

• Costo → Rendimento basso

La domanda di moneta è determinata da come gli individui valutano il compromesso tra il beneficio

e il costo.

La domanda aggregata di moneta è la somma di tutte le domande di moneta individuali.

La domanda nominale di moneta è influenzata, a livello aggregato, dalle seguenti variabili

macroeconomiche:

• Livello dei prezzi

• Reddito reale

• Tassi di interesse

LIVELLO DEI PREZZI → Un livello dei prezzi più elevato accresce il bisogno di liquidità e dunque la

domanda nominale di moneta.

Maggiore è il livello dei prezzi, maggiore è l’ammontare di moneta necessario per effettuare le

transazioni e maggiore è la quantità di moneta che gli individui decidono di detenere.

A parità di altri fattori, la domanda nominale di moneta è proporzionale al livello dei prezzi.

REDDITO REALE → Maggiore è il numero di transazioni effettuate, maggiore è la liquidità richiesta e

maggiore è la quantità di moneta domandata (movente transattivo)

Ma il numero di transazioni effettuate dipende fortemente dal reddito reale

Maggiore è il reddito reale maggiori sono le

transazioni

A parità di altri fattori, la domanda nominale di moneta cresce con l’aumentare del reddito reale.

Tuttavia la domanda nominale di moneta non aumenta tuttavia proporzionalmente all’aumento del

reddito reale: l'aumento è in genere meno che proporzionale (inferiore a 1)

I motivi sono:

• Soggetti con reddito reale elevato sono più efficienti nell’uso della moneta

• Sistemi economici a maggiore reddito registrano livelli di sofisticazione finanziaria maggiore

TASSI DI INTERESSE → La domanda di moneta dipende infine dal suo rendimento atteso rispetto a quello

delle attività non monetarie (movente speculativo).

Un aumento del rendimento atteso della moneta ne accresce la domanda, mentre un aumento del

rendimento atteso delle attività non monetarie ne riduce la domanda.

In generale, la domanda di moneta dovrebbe essere influenzata dal tasso di interesse di tutte le

possibili attività alternative

Però i diversi tassi di interesse nel sistema economico tendono tuttavia a muoversi nella stessa

direzione, quindi ipotizziamo:

• Unico tasso di interesse per le attività non monetarie (i, r)

m

• Unico tasso di interesse per le diverse forme di moneta, i m

Quindi un aumento di i riduce la quantità di moneta, mentre una aumento di i aumenta la domanda

di moneta.

FUNZIONE DI DOMANDA NOMINALE DI MONETA

d

M = P × L(Y,i)

d

• M → Domanda nominale di moneta (aggregata)

• P → Livello dei prezzi

• Y→Reddito reale o output

• i → Tasso di interesse nominale delle attività non monetarie (si esclude im per semplicità)

• L → Funzione che lega la domanda di moneta al reddito reale e al tasso di interesse nominale

L’equazione evidenzia come la domanda nominale di moneta sia:

• Proporzionale al livello dei prezzi

• Funzione crescente del reddito reale

• Funzione decrescente del tasso di interesse nominale delle attività non monetarie

Alternativamente è possibile esprimere la domanda di moneta come funzione del tasso di interesse reale e del

tasso di inflazione atteso d

M =P × L(Y, r+πe)

• r → Tasso di interesse reale

• πe → Tasso di inflazione atteso

L’equazione evidenzia come:

Per ogni livello del tasso di inflazione atteso, un aumento del tasso di interesse reale, accresce il tasso di

interesse nominale e dunque riduce la domanda di moneta.

Per ogni tasso di interesse reale, un aumento del tasso di inflazione atteso fa aumentare il tasso di interesse

nominale e riduce la domanda di moneta.

La domanda reale di moneta si ottiene dividendo per P entrambe i lati dell’equazione:

L’equazione evidenzia come la domanda reale di moneta dipende in maniera crescente dall’output o reddito

reale (Y) e in maniera inversa dal tasso di interesse nominale (che è la somma del tasso di interesse reale e

del tasso atteso di inflazione):

La funzione (L) è chiamata funzione di domanda di moneta o domanda di saldi monetari reali.

La domanda reale di moneta esprime l’ammontare di moneta domandato in termini di beni che è possibile

acquistare.

La domanda di moneta dipende tuttavia anche da altri fattori:

RICCHEZZA → All'aumentare della ricchezza una parte potrebbe essere detenuta sotto forma di moneta,

generando un aumento della domanda di moneta totale.

A parità di reddito e di livello delle transazioni, effetto è marginale perchè gli individui hanno scarso

incentivo a detenere moneta extra e a non investire in altre attività.

RISCHIO → Al crescere del rischio delle altre attività non monetarie, la domanda di moneta aumenta (così

come quella delle attività meno rischiose).

Tuttavia, in presenza di inflazione irregolare il rischio di detenere moneta aumenta e ciò ne riduce la relativa

domanda.

LIQUIDITA' ATTIVITA' ALTERNATIVE →Maggiore è la facilità e la rapidità con le quali attività

alternative possono essere convertite in contanti, minore sarà la

necessità di detenere moneta.

Negli ultimi anni la deregolamentazione e interventi di stimolo alla competizione e all’innovazione hanno

aumentato liquidità riducendo dunque la domanda di moneta.

TECONOLOGIE DI PAGAMENTO → L'introduzione carte di pagamento (di credito e di debito) hanno \

ridotto la necessità di detenere contante e dunque la domanda di

moneta.

Elasticità della domanda di moneta

Studi empirici fanno riferimento a concetto di ELASTICITA'

Misura l’entità della variazione della quantità di moneta detenuta a seguito di variazioni dei diversi

fattori che incidono sulla sua domanda.

• Elasticità della domanda di moneta al reddito

Variazione percentuale della domanda di moneta associata a un incremento dell’1% del reddito reale

A livello empirico: valore positivo, ma meno che proporzionale (Goldfeld: 2/3)

• Elasticità della domanda di moneta al tasso di interesse

Variazione percentuale della domanda di moneta associata a un incremento dell’1% del tasso di

interesse.

A livello empirico: negativo, ma contenuto (Goldfeld: -0,1 o -0,2)

• Elasticità della domanda di moneta al livello dei prezzi

A livello empirico: pari a 1

Equilibrio nel mercato delle attività

Ipotizziamo di raggruppare le molteplici attività in due categorie:

MONETA → Include le attività che possono essere usate come strumenti di pagamento, come circolante e

depositi bancari.

Assumiamo che:

• Tali attività hanno il medesimo livello di liquidità e rischio e garantiscono lo stesso interesse

m

nominale, i

• L’offerta di moneta è fissa è pari a M

ATTIVITA' NON MONETARIE → Include le attività diverse dalla moneta (titoli, azioni, obbligazioni,

terreni, ecc.)

Assumiamo che:

• Tali attività hanno il medesimo livello di liquidità e rischio e garantiscono lo stesso interesse

nominale, i = r + πe (dove r è il tasso di interesse reale atteso e πe è il tasso di inflazione atteso)

• L’offerta di attività non monetarie è fissa è pari a NM

Sulla base delle ipotesi descritte, la condizione di equilibrio del mercato delle attività può essere espressa in

termini di uguaglianza fra quantità offerta di moneta e quantità domandata di moneta.

d d

A livello individuale → m + nm = ricchezza nominale totale di un individuo

➔ Dove: d

• m → Quantità nominale di moneta

d

• nm → Quantità nominale di attività non monetarie

d d

A livello aggregato → M + NM = ricchezza nominale aggregata (1)

➔ Dove: d d

• M → Somma delle quantità nominali di moneta m detenute dai singoli individui

d d

• NM → Somma delle quantità nominali di attività non monetarie nm detenute dai

singoli individui

Dato che moneta e attività non monetarie sono le uniche attività presenti nell’economia, la ricchezza

nominale aggregata è anche pari alla somma dell’offerta di moneta (M) e dell’offerta di attività non

monetarie (NM) M + NM = ricchezza nominale aggregata (2)

Sottraendo l'equazione (2) dall'equazione (1) si ottiene:

d d

( M – M) + ( NM – NM) = 0

d

• ( M – M) → Eccesso di domanda di moneta

d

• ( NM – NM) → Eccesso di domanda di attività non monetarie

Se la domanda di moneta è uguale all'offerta di moneta in eccesso è zero.

Se il primo termine è nullo anche il secondo termine deve essere nullo, ossia se offerta e domanda di moneta

si eguagliano anche l’offerta e la domanda di attività non monetarie si eguagliano.

La condizione di equilibrio nel mercato delle attività può dunque essere espressa semplicemente in termini di

eguaglianza fra offerta e domanda di moneta.

La condizione di equilibrio del mercato delle attività può essere espressa sia in termini nominali che reali

Dove

• M/P → Offerta reale di moneta (offerta nominale di moneta, M, divisa per il livello dei prezzi, P)

• L(Y, r + πe) → Domanda reale di moneta (o saldi monetari reali)

DIAGRAMMA OFFERTA DI MONETA-DOMANDA DI MONETA

• RETTA MS → Offerta reale di moneta

E' determinata dalla banca centrale e non dipende dal tasso di interesse reale, percui per ogni dato

livello di prezzo è una retta verticale.

• CURVA MD → Domanda reale di moneta

Per ogni dato livello di reddito, la domanda di moneta si riduce all’aumentare del tasso di interesse

reale perchè cresce l’attrattività relativa delle attività non monetarie e dunque si riduce la domanda di

moneta.

A parità di tasso di interesse, a un livello maggiore di output corrente corrisponde una più elevata

domanda reale di moneta.

Per questo la curva è inclinata negativamente.

La condizione di equilibrio coinvolge 5 variabili:

• Offerta di moneta (M) → Determinata dalla banca centrale

• Reddito reale (Y) → Se il mercato del lavoro è in equilibrio, con l'occupazione al suo livello di pieno

impiego, il prodotto è uguale all'output di pieno impiego.

• Tasso di interesse reale (r) → Emerge dall’equilibrio nel mercato dei beni, ossia è il tasso di interesse

che uguaglia risparmio e investimento.

• Tasso di inflazione atteso (πe) → Ipotizzato fisso

• livello dei prezzi (P) → Determinato dell’equilibrio nel mercato delle attività

È possibile riscrivere l’equazione nel seguente modo:

In cui emerge come il livello dei prezzi è dato dal rapporto fra l’offerta nominale di moneta e la

domanda reale di moneta.

Per dati valori di Y, di r e di πe, la domanda di moneta reale è fissa, percui il livello dei prezzi è

proporzionale all'offerta nominale di moneta.

Crescita della moneta e inflazione

Come osservato, il tasso di inflazione, che è il tasso di crescita del livello dei prezzi, è strettamente connesso

alla tasso di crescita dell’offerta di moneta.

È possibile esprimere il tasso di inflazione " come:

Se il mercato delle attività è in equilibrio, il tasso di inflazione eguaglia il tasso di crescita dell’offerta

nominale di moneta meno il tasso di crescita della domanda reale di moneta.

Per prevedere l’andamento del tasso di inflazione bisogna analizzare l’andamento di

• Offerta nominale di moneta

• Domanda reale di moneta

La domanda reale di moneta dipende da due variabili rilevanti:

1. Reddito (output)

2. Tasso di interesse reale → Nel lungo un tasso di crescita della moneta costante fa si che la crescita

del tasso di interesse nominale sia costante.

Quindi consideriamo soltanto il reddito come variabile della domanda di moneta.

Se ΔY/Y è la variazione percentuale del reddito reale da un anno all'altro e η è l’elasticità della domanda di

y

moneta rispetto al reddito allora η ΔY/Y è l'aumento della domanda di moneta reale, mantenendo costanti

y

tutti gli altri fattori.

L’equazione indica che il tasso di inflazione eguaglia la crescita dell’offerta nominale di moneta ridotta della

variazione della domanda reale di moneta conseguente alla crescita del reddito.

Es: ΔY/Y = 3%, η = 2/3, ΔM/M = 10%, quindi π = 8%

y

Tasso di inflazione atteso e tasso di interesse nominale

Per ogni dato livello del tasso di interesse reale (r), il tasso di inflazione atteso (πe) determina il tasso di

interesse nominale(i = r + πe).

La teoria quantitativa afferma che l’offerta corrente di moneta determina il livello corrente dei prezzi

ciò vale se il tasso di interesse nominale e il livello del reddito sono costanti.

Il tasso di interesse nominale non è tuttavia costante ma dipende dall’inflazione attesa che a sua volta

dipende dall’offerta di moneta.

Se rimuoviamo l’ipotesi che il tasso atteso di inflazione sia fisso, quali fattori determinano il livello del tasso

di inflazione atteso?

Per determinare il tasso di inflazione atteso è possibile utilizzare l’equazione che lega l’inflazione

all’offerta nominale di moneta e al reddito.

• Se individui attendono un aumento dell’offerta nominale di moneta, si aspetteranno incremento

simile del tasso di inflazione

Per l’effetto di Fisher, l’aumento dell’inflazione attesa determina una crescita del tasso di

interesse nominale che riduce la domanda di saldi monetari reali

Poiché non vi è stato ancora un incremento dell’offerta di moneta, la riduzione della domanda di

saldi monetari reali provoca un aumento del livello corrente dei prezzi.

• Se la crescita di moneta e del reddito sono stabili, il tasso di inflazione atteso eguaglierà il tasso

di inflazione. I costi dell'inflazione

L’inflazione riduce il benessere riducendo il potere d’acquisto dei salari.

Non se tutti i prezzi, compresi i salari, sono liberi di aggiustarsi, secondo la teoria classica: salario reale =

produttività.

Quindi l'inflazione è neutrale quindi si ha solo un cambiamento di unità di misura.

L’inflazione comporta costi quando è:

• Perfettamente anticipata: inflazione attesa

• Non è stata correttamente prevista: inflazione inattesa

COSTI DELL'INFLAZIONE ATTESA

Costo delle suole → Costi necessari per ridurre i saldi monetari al fine di evitare l’imposta di inflazione

(ovvero la perdita di potere di acquisto e di ricchezza reale di tutti coloro che detengono

moneta)

Individui detengono meno moneta e devo recarsi più volte a prelevare in banca, quindi la velocità di

circolazione della moneta deve aumentare e così i costi di transazione (es. costo del prelievo).

Costo del menu → Tasso di inflazione elevato induce le imprese a cambiare frequentemente il listino prezzi

dei propri prodotti

Distorsioni fiscali → Inflazione può alterare il carico fiscale degli individui in modi che possono contrastare

con le intenzioni del legislatore.

Es: tasse come quelle sui capital gain non tengono conto dell’inflazione (maggiore è l’inflazione

maggiore sarà l’imposta)

• 1/1/2016: comprate azioni per 5,000€

• 31/12/2016: vendute le azioni per 6.000€

• Guadagno nominale: 1.000 euro (20%)

• Però se l'inflazione è al 20% nel 2016, il guadagno reale è pari a 0, ma la tassa sul capital

gain viene calcolata sui 1.000€ di guadagno nominale.

Es: cd. bracket effect, associato allo slittamento degli scaglioni di imposta

Variabilità dei prezzi relativi e allocazione inefficiente

Tanto più elevata è l’inflazione, tanti più variabili sono i prezzi relativi

Le imprese cambiano i prezzi in modo non sincronizzato e determinano variazioni nelle scelte di

consumo degli individui

Costi di programmazione → Costi associati al cambiamento continuo delle unità di misura, poiché rendono

difficile il confronto di valori in periodi diversi

COSTI DELL'INFLAZIONE INATTESA

Redistribuzione del potere di acquisto

Contratti non indicizzati → Se π è diversa da πe qualcuno ci rimette e altri ci guadagnano

Esempio: contratti di prestito

• Se π > πe, allora r = (i – π) < (i – πe) = re → Il reddito reale è trasferito dai creditori ai debitori

• Se π > πe, è vero il contrario

Aumento dell’incertezza → Tanto maggiore quanto più è elevata è l'inflazione

• Scelte economiche più difficili (illusione monetaria, legata alla distinzione fra variabili nominali e

reali)

• Redistribuzioni tra diversi agenti più frequenti

• Costi di indicizzazione dei contratti

• Riduzione delle rendite (esempio: pensionati)

UN BENEFICIO DELL'INFLAZIONE?

L'interazione fra illusione monetaria e inflazione facilita l’aggiustamento dei salari reali nel caso in cui sia

necessario.

Nella realtà ridurre i salari reali può risultare difficile mentre è possibile farlo in presenza di inflazione: se i

salari nominali vengono aumentati meno dell’inflazione i salari reali calano .

Iperinflazione

Si verifica quando il tasso di inflazione è estremamente elevato per un periodo prolungato. (π > 50%)

Tutti i costi dell’inflazione aumentano esponenzialmente, inoltre la moneta perde le sue funzioni e riemerge

il baratto o l’uso di valuta estera.

Esempio → Se π >50% al mese → Quasi 1% al giorno

• Il livello dei prezzi si moltiplica per 100 in un anno

• Per 2.000.000 in tre anni

QUAL'E' AL CAUSA DELL'IPERINFLAZIONE?

Iperinflazione è in genere associata a rilevante aumento dell’offerta di moneta.

Cosa può spingere a creare tanta moneta al punto da annullarne il valore?

Due elementi comuni:

• Crisi di bilancio (determinata da forti shock)

• Incapacità del Governo di prendere a prestito dal pubblico o dall’estero

Il finanziamento dei disavanzi di bilancio mediante la creazione della banca centrale di nuova moneta (cd.

monetizzazione del debito), se l’aumento dell’offerta di moneta è sufficientemente elevato, ha come risultato

l’iperinflazione.

RIMEDI ALL'IPERINFLAZIONE?

In teoria la soluzione è: smettere di stampare moneta → Impegno credibile della Banca Centrale a rinunciare

alla monetizzazione automatica del debito pubblico.

In realtà è necessario risolvere il problema alla radice, il disavanzo di bilancio attraverso una politica fiscale

restrittiva che però è costosa per l’economia e difficile perchè le tasse sono nominali ma in presenza di

iperinflazione le entrate tributarie sono annullate (definite su redditi che perdono velocemente valore).

Cd. programmi di stabilizzazione

• Ortodossi (misure fiscali e monetarie)

• Eterodossi (prevedono anche politiche dei redditi, ovvero controllo dei salari e dei prezzi)

CAPITOLO 8

Il modello IS-LM

Il modello IS-LM rappresenta uno schema concettuale per la determinazione congiunta della produzione e

del tasso di interesse nel breve periodo.

E' una descrizione congiunta del mercato dei beni e del mercato delle attività.

E' una sintesi del pensiero keynesiano del premio Nobel John Hicks (1937), successivamente estesa da Alvin

Hansen (1938).

Visto che i prezzi e i salari non si aggiustano velocemente per portare il mercato in equilibrio si assume che il

livello dei prezzi sia fisso, almeno temporaneamente.

La retta FE → Equilibrio nel mercato del lavoro

L’equilibrio del mercato del lavoro determina il livello di occupazione di pieno impiego (N) e il livello di

output di pieno impiego (Y).

È possibile rappresentare l’equilibrio nel mercato del lavoro in un diagramma cartesiano che pone in

relazione output e tasso di interesse reale attraverso la retta FE.

RETTA FE (Full Employment / Pieno Impiego) Retta verticale in corrispondenza dell’output di pieno

impiego (Y).

Quando il mercato del lavoro è in equilibrio, l’output è pari al suo livello di pieno impiego

indipendentemente dal valore del tasso di interesse reale.

FATTORI CHE TRASLANO RETTA FE

Il livello di output di pieno impiego è determinato da:

• Livello di occupazione di pieno impiego

• Livello corrente del capitale e della produttività.

Spostamenti della retta FE sono determinati da mutamenti che interessano queste variabili:

Aumento Y FE trasla a destra

• Shock positivo di offerta

• Aumento dell’offerta di lavoro

• Aumento dello stock di capitale

Riduzione Y FE trasla a sinistra

• Shock negativo di offerta

• Riduzione dell’offerta di lavoro

• Riduzione dello stock di capitale

La retta IS → Equilibrio nel mercato dei beni

L’equilibrio del mercato dei beni si verifica in corrispondenza dell’eguaglianza fra risparmio desiderato e

investimenti desiderati o equivalentemente quando l’offerta aggregata di beni eguaglia la domanda aggregata

di beni.

L'equilibrio è assicurato da variazioni del tasso di interesse reale.

È possibile rappresentare l’equilibrio nel mercato dei beni in un diagramma cartesiano che pone in relazione

output e tasso di interesse reale, attraverso la curva IS

→ P

CURVA IS (Investment-Saving) er ogni livello di output, Y, mostra il tasso di interesse reale, r, in

corrispondenza del quale il mercato dei beni è in equilibrio.

In ogni punto della curva IS l'investimento desiderato è uguale al

risparmio desiderato.

La figura mostra la derivazione della curva IS dal diagramma risparmio-investimento.

• La curva di risparmio ha inclinazione positiva Un aumento del tasso di interesse porta la famiglie

a risparmiare di più.

Differenti curve di risparmio corrispondono a diversi livelli di output corrente.

Un incremento dell'output corrente comporta uno spostamento della curva del risparmio

verso destra a parità di tasso di interesse reale, perchè gli individui accrescono il proprio

risparmio in risposta a incremento del reddito.

• La curva di investimento ha inclinazione negativa Un aumento del tasso di interesse fa aumentare

il costo d'uso del capitale che riduce lo stock di

capitale desiderato e quindi l'investimento

desiderato.

L'investimento desiderato non è influenzato dal prodotto corrente.

La curva IS mostra la relazione fra tasso di interesse reale e output in corrispondenza del quale risparmio e

investimenti si eguagliano.

• Ha inclinazione negativa

Si considerino due livelli di output corrente (Y= 4000; Y =5000)

In corrispondenza del livello maggiore di output (Y = 5000), la curva del risparmio è spostata verso

destra rispetto a quella corrispondente al livello di output minore (Y = 4000)

Data l’inclinazione negativa della curva degli investimenti, l’equilibrio in corrispondenza del livello

maggiore di output si verifica a un valore inferiore del tasso di interesse reale.

Un ammontare maggiore di output comporta un livello inferiore del tasso di interesse reale che

equilibra risparmio e investimenti.

Si può dimostrare che ha inclinazione negativa anche in un modo alternativo:

Si parta da una situazione di equilibrio e si ipotizzi un aumento del tasso di interesse reale

Un aumento del tasso di interesse reale determina una contrazione del consumo degli individui (e

una crescita del risparmio) e degli investimenti delle imprese.

La quantità di beni domandata si riduce, per ripristinare l’equilibrio, anche la quantità offerta di beni

deve ridursi.

Quindi valori più elevati del tasso di interesse reale corrispondono a livelli inferiori dell’output.

FATTORI CHE TRASLANO RETTA IS

Tenuto costante il prodotto qualsiasi variazione che fa cambiare il tasso di interesse reale di equilibrio farà

traslare la curva IS. →

• La curva trasla a destra Qualsiasi variazione che riduce il risparmio desiderato rispetto

all'investimento desiderato farà aumentare il tasso di interesse reale per

portare in equilibrio il mercato dei beni e quindi ridurre gli investimenti e

aumentare il consumo.

• La curva trasla a sinistra Qualsiasi variazione che fa aumentare il risparmio desiderato rispetto

all'investimento desiderato farà ridurre il tasso di interesse reale per

portare in equilibrio il mercato dei beni.

ES: AUMENTO SPESA PUBBLICA CORRENTE (G)

Per l'effetto indiretto il risparmio desiderato diminuisce quindi sposta la curva a sinistra. E come

conseguenza aumenta il tasso di interesse che porta in equilibrio il mercato dei beni.

Quindi la curva IS trasla in alto a destra.

In alternativa, la curva IS trasla a destra e in alto a seguito di aumento della domanda aggregata di beni

rispetto all’offerta aggregata.

Un aumento della domanda di beni porta la quantità di beni domandata ad eccedere la quantità

offerta.

L'equilibrio può essere ripristinato da un aumento del tasso di interesse per ridurre il consumo di beni

e gli investimenti.

Un fattore che può far aumentare la domanda aggregata è l'aumento della spesa pubblica.

La curva LM → Equilibrio nel mercato delle attività

È possibile rappresentare l’equilibrio nel mercato delle attività in un diagramma cartesiano che pone in

relazione output e tasso di interesse reale attraverso la curva LM.

In equilibrio, è richiesto che l’offerta reale di moneta eguagli la domanda reale di moneta.

• L'offerta reale di moneta è determinata dalla banca centrale e non dipende dal tasso di interesse reale

• La domanda reale di moneta si riduce all’aumentare del tasso di interesse reale (cresce l’attrattività

relativa delle attività non monetarie)

Relazione tra tasso di interesse e prezzo delle attività non monetarie:

Il prezzo delle attività non monetarie è inversamente proporzionale al tasso di interesse reale (o

rendimento).

In generale per un dato rendimento temporale di un titolo o di un’altra attività non monetaria, più

elevato è il suo prezzo minore è il tasso di interesse che paga.

Per un dato livello di inflazione attesa, movimenti nei tassi di interesse nominale sono seguiti da

movimenti analoghi del tasso di interesse reale, quindi il prezzo delle attività non monetarie e il loro

tasso di interesse reale sono inversamente proporzionali.

DIAGRAMMA OFFERTA DI MONETA - DOMANDA DI MONETA

Offerta reale di moneta è una retta verticale (per ogni dato livello dei prezzi) è determinata dalla

➢ banca centrale e non dipende dal tasso di interesse reale.

Domanda reale di moneta ha inclinazione negativa:

➢ • Si riduce all’aumentare del tasso di interesse reale perchè cresce l’attrattività relativa delle

attività non monetarie e dunque si riduce la domanda di moneta.

• A parità di tasso di interesse, a un livello maggiore di output corrente, le persone consumano di

più e devono effettuare più transazioni quindi corrisponde una più elevata domanda reale di

moneta (movente transattivo).

L'equilibrio nel mercato delle attività avviene all'intersezione tra la curva dell'offerta di moneta e la curva di

domanda di moneta, dove domanda e offerta sono uguali.

CURVA LM (Liquidity-Money) Rappresenta le combinazioni di tasso di interesse reale e output che

equilibrano il mercato delle attività.

Per ogni livello di output, Y, mostra il tasso di interesse reale, r, in corrispondenza del quale sono in

equilibrio domanda e offerta reale di moneta.

Ha inclinazione positiva

Partendo da una situazione di equilibrio, si ipotizzi che l’output aumenti in modo da determinare un

incremento della domanda reale di moneta.

La domanda di moneta eccede l'offerta di moneta, per riportare in equilibrio il mercato delle attività

il tasso di interesse reale deve crescere facendo scendere la domanda.

Come fa l'aumento del tasso di interesse reale ad eliminare la domanda in eccesso?

Dato che l'offerta reale è fissa gli individui non possono aumentare la domanda di moneta che

detengono, quindi le persone cercheranno di farlo vendendo attività non monetarie, i prezzi di queste

caleranno e i tassi di interesse reale salgono.

Quindi l'aumento del tasso di interesse della attività non monetarie le rende più attrattive rispetto alla

moneta, riducendo la quantità di moneta domandata.

FATTORI CHE TRASLANO LA CURVA LM

La curva LM trasla in basso e a destra a seguito di variazioni che comportano un aumento

➢ dell’offerta reale di moneta rispetto alla domanda reale di moneta perchè riduce il tasso di interesse

reale che mette in equilibrio il mercato delle attività.

La curva LM trasla in alto e a sinistra a seguito di variazioni che comportano una riduzione

➢ dell’offerta reale di moneta rispetto alla domanda reale di moneta perchè aumenta il tasso di

interesse reale che mette in equilibrio il mercato delle attività.

1) VARIAZIONE OFFERTA REALE DI MONETA

Per ogni dato livello di output (output costante):

• La LM trasla in basso e verso destra a seguito di un aumento dell’offerta reale di moneta

• La LM trasla in alto e verso sinistra a seguito di una riduzione dell’offerta reale di moneta

Se l'offerta reale aumenta il tasso di interesse reale diminuisce, perchè?

Perchè al tasso di interesse iniziale c'è un eccesso di offerta di moneta e i detentori di ricchezza

hanno più moneta nei loro portafogli di quanta ne vogliano detenere, di conseguenza hanno una

frazione della loro ricchezza minore di quella che vorrebbero in attività non monetarie.

Per eliminare lo squilibrio nei loro portafogli, i detentori di ricchezza vorranno utilizzare parte della

loro moneta per acquistare attività non monetarie, quindi il prezzo di esse aumenta e i tassi di

interesse reale diminuiscono.

Calando il tasso di interesse le attività non monetarie diventano meno allettanti rispetto alla moneta,

quindi l'offerta di moneta in eccesso e l'eccesso di domanda di attività non monetarie vengono

eliminate e il mercato torna in equilibrio.

N.B. L’offerta reale di moneta varia quando l’offerta nominale di moneta (controllata dalla banca

centrale) aumenta (o si riduce) a un tasso differente dal livello dei prezzi.

VARIAZIONI DELLA DOMANDA REALE DI MONETA

Per ogni dato livello di output (output costante):

• La LM trasla in alto e verso sinistra a seguito di un aumento della domanda reale di moneta che fa

aumentare il tasso di interesse reale

• La LM trasla in basso e verso destra a seguito di una riduzione della domanda reale di moneta che fa

diminuire il tasso di interesse reale.

Se la domanda reale di moneta aumenta il tasso di interesse aumenta, perchè?

Supponiamo uno shock di domanda reale di moneta (ad esempio le bache aumentano il tasso di

interesse della moneta e il pubblico vuole detenere più moneta), al tasso di interesse iniziale si ha un

eccesso di domanda rispetto all'offerta.

Se i detentori di ricchezza vogliono detenere più moneta, scambieranno attività non monetarie per

moneta, l'aumento delle vendite di attività non monetarie spingerà in basso il loro prezzo e farà

aumentare il tasso di interesse reale che pagano.

Il tesso di interesse salirà, facendo ridurre l'attrattività del detenere moneta finchè il pubblico non

sarà soddisfatto col detenere l'offerta reale di moneta disponibile.

Più in generale, la curva LM trasla in basso e a destra in seguito a:

• Aumento dell’offerta nominale di moneta

• Riduzione del livello dei prezzi

• Aumento del tasso di inflazione atteso

• Riduzione del tasso di interesse nominale sulle attività monetarie

• Riduzione della ricchezza

• Riduzione del rischio di attività alternative alla moneta rispetto al rischio di detenere moneta

• Aumento della liquidità di attività alternative alla moneta

• Aumento dell’efficienza delle tecnologie di pagamento

La curva LM trasla in alto e a sinistra in corrispondenza di variazioni di segno opposto degli otto fattori

considerati. Equilibrio generale nel modello IS-LM

Quando tutti i mercati sono simultaneamente in equilibrio si parla di equilibrio generale.

In equilibrio generale:

• La retta FE (lungo la quale il mercato del lavoro è in equilibrio)

• La curva IS (lungo la quale il mercato dei beni è in equilibrio)

• La curva LM (lungo la quale il mercato delle attività è in equilibrio)

Si intersecano nel punto E che rappresenta il punto dove tutti i mercati sono in equilibrio.

Anche se la curva IS e la retta FE devono intersecarsi in un punto, perchè la curva LM deve passare prorpio i

quel punto?

L'equilibrio generale avviene sempre nel punto di intersezione tra IS e FE e aggiustamenti nel livello

dei prezzi portano la curva LM a passare per quel punto.

SHOCK TEMPORANEO DI OFFERTA

Siamo in una situazione di equilibrio generale, si ipotizzi uno shock negativo temporaneo di offerta, così la

produttività (parametro A nella funzione di produzione) si riduce temporaneamente.

• Effetto curva FE

Riduce la produttività marginale del lavoro (PMN) e quindi la domanda di lavoro (ND)

Una minore domanda di lavoro implica una riduzione del salario reale (w) e del livello di

occupazione di pieno impiego (N).

L'output di pieno impiego (Y) si riduce per due motivi:

• Per l’occupazione inferiore (effetto indiretto)

• Per la contrazione della produttività (effetto diretto)

La retta FE trasla verso sinistra.

• Effetto sulla curva IS

Riduce l’output corrente ma non interviene sugli altri fattori che incidono su consumo, risparmio e

investimenti desiderati (ricchezza, reddito futuro atteso o prodotto marginale futuro atteso del capitale).

Quindi uno shock temporaneo di offerta rappresenta un movimento lungo la curva IS e dunque non ne

determina uno spostamento.

• Effetto sulla curva LM

Non ha impatto «diretto» sulla domanda o sull’offerta di moneta, quindi uno shock temporaneo di offerta

non determina uno spostamento della curva LM

Qual'è il nuovo punto di equilibrio generale? 2

Graficamente spostamento della curva FE determina uno squilibrio, FE , IS e LM non si intersecano

in unico punto. 1

Per riportare la situazione in equilibrio la curva LM deve traslare in alto e verso sinistra (da LM a

2

LM ) fino a che non interseca nuovamente le curve FE e IS (punto F).

Tale spostamento è provocato da una variazione del livello dei prezzi che incide sull’offerta reale di

moneta (M/P) e quindi sull’equilibrio nel mercati delle attività.

Uno shock negativo temporaneo d’offerta causa:

• Un incremento del livello dei prezzi

• Un aumento temporaneo (non permanente) del tasso di inflazione

In sintesi effetto complessivo di uno shock negativo temporaneo di offerta:

• Riduce i valori di equilibrio di salario reale e occupazione

• Riduce l’output corrente e aumenta il tasso di interesse reale

• Aumenta il livello dei prezzi e provoca un’accelerazione temporanea del tasso di inflazione

• Poiché nella nuova situazione di equilibrio il tasso di interesse reale è maggiore e l’output minore, il

livello dei consumi e degli investimenti sarà inferiore...

Equilibrio generale e aumento dei prezzi

Quali forze economiche portano i prezzi a variare e fanno muovere la curva LM fino a che non passa per

l'intersezione della curva IS e della renna FE?

Per comprendere i fattori sottostanti la variazione dei prezzi è utile partire dall’effetto di

un’espansione dell’offerta di moneta.

Effetti:

• Se output e tasso di interesse reale sono costanti, la IS o la FE non traslano perché non si verificano

variazioni su consumi, risparmio desiderato, investimenti desiderati, offerta e domanda di lavoro,

produttività.

• Si sposta la curva LM in basso e verso destra (ipotizzando per il momento fisso il livello dei prezzi),

perchè si riduce il tasso di interesse reale che equilibra il mercato delle attività.

Quindi FE, IS e LM non si intersecano in unico punto e l'economia non è più in equilibrio.

COME SI COMPORTA IL SISTEMA ECONOMICO IN UNA SITUAZIONE DI SQUILIBRIO?

Per rispondere, è necessario fare un’ipotesi sul comportamento dei 3 mercati:

• Il mercato delle attività (LM) è quello che risponde più velocemente a variazione delle condizioni

economiche

• Il mercato del lavoro (FE) è quello più lento (poiché il processo di job matching e di rinegoziazione

dei salari richiede tempo)

• Il mercato dei beni (IS) ha una capacità di risposta intermedia

Assumiamo che quando l'economia non è in equilibrio, il mercato delle attività e dei beni siano in equilibrio

in modo che il prodotto e il tasso di interesse reale siano dati dall'intersezione tra IS e LM.

Siamo in una situazione di EQUILIBRIO DI BREVE PERIODO Punto F dove output è più alto, e tasso

di interesse più basso rispetto al punto

di equilibrio originario E.

(Il mercato dei beni non è in equilibrio)

EQUILIBRIO DI BREVE PERIODO (intersezione IS-LM)

Crescita dell’offerta di moneta

➢ ↓

Porta gli individui a detenere moneta in eccesso rispetto a quella desiderata dato il livello inziale di

output e tasso di interesse reale.

Risposta sarà di acquistare una maggiore quantità di attività non monetarie e ciò comporta un

aumento del loro prezzo e una conseguente riduzione del tasso di interesse reale, r. d

Riduzione del tasso di interesse reale determina una crescita di consumi delle famiglie (C ) e

d

investimenti delle imprese (I ) e dunque un aumento della domanda aggregata di beni.

Ipotizziamo che le imprese sono in grado di aumentare la loro produzione in modo temporaneo per

soddisfare l’incremento di domanda aggregata, portando ad un output maggiore nell'equilibrio di

breve periodo.

Qui si innesca l'AGGIUSTAMENTO DEL LIVELLO DEI PREZZI

L’ipotesi di aumento temporaneo della produzione per soddisfare l’incremento di domanda può

essere valida nel breve periodo.

Le imprese per soddisfare la domanda aggregata di beni producono infatti una quantità superiore al

livello di pieno impiego, cioè al livello del prodotto che massimizza i profitti, ossia stanno

producendo più output di quanto vorrebbero.

Così le imprese cominceranno ad aumentare i prezzi dei prodotti dunque si genera un incremento del

livello generale dei prezzi (P).

Data l’offerta nominale di moneta, stabilita dalla BC, la crescita del livello generale dei prezzi

comporta una riduzione dell’offerta reale di moneta (M/P) che si riflette in uno spostamento della

LM in alto e a sinistra.

La crescita del livello generale dei prezzi si arresta quando il sistema economico ritorna in equilibrio

generale, e la domanda aggregata di beni è uguale al prodotto di pieno impiego.

La curva LM torna nella sua posizione iniziale e tutti i mercati sono di nuovo in equilibrio.

In sintesi:

• L'espansione monetaria non ha effetti su livello di occupazione, output e tasso di interesse reale

• Il livello generale dei prezzi aumenta proporzionalmente all’aumento dell’offerta nominale di

moneta

• Il livello di tutte le variabili reali (incluso il salario reale) rimane invariato, mentre il valore di tutte

le variabili nominali (inclusi i salari nominali) aumenta proporzionalmente alla variazione

dell’offerta di moneta

Ciò si verifica anche quando l’offerta di moneta cresce nel tempo

• Se offerta di moneta e livello dei prezzi aumentano allo stesso ritmo non si verifica alcuna variazione

dell’offerta reale di moneta e ciò significa che la curva LM non trasla.

• Se offerta di moneta cresce più rapidamente del livello dei prezzi, cresce l'offerta reale di moneta

così la curva LM trasla in basso e verso destra.

Espansione monetaria si riferisce a una crescita dell’offerta di moneta superiore al tasso atteso di inflazione

(o trend).

• Se offerta di moneta cresce meno rapidamente del livello dei prezzi, diminuisce l'offerta reale di

moneta così la curva LM trasla in alto e verso sinistra.

Quindi variazioni di P o M rispetto all'andamento del tasso di crescita della moneta o dell'inflazione fanno

spostare la curva LM. Dibattito fra classici e keynesiani

Dibattito riguarda due principali aspetti:

• Quanto rapidamente l’economia raggiunge l’equilibrio generale?

• Quali sono gli effetti di una politica monetaria sull’economia?

PROCESSO DI AGGIUSTAMENTO DEI PREZZI

C'è poco disaccordo che dopo qualche tipo di turbativa economica gli aggiustamenti del livello dei

prezzi porteranno l'economia in equilibrio generale, il dibattito è sulla velocità:

• Economisti classici L'aggiustamento è rapido e l'economia è autocorrettiva ossia è in grado di

assorbire gli shock tornando rapidamente al livello di pieno impiego

Se le imprese scelgono di variare i prezzi anziché l’output il processo di aggiustamento è

istantaneo. →

• Economisti keynesiani L'aggiustamento è lento e sono necessari anche diversi anni prima che

prezzi e salari si aggiustino rapidamente

Quando non è nel suo equilibrio generale, l’output è determinato dall’intersezione delle

curve IS e LM e il mercato del lavoro non è in equilibrio

EFFETTI DELLA POLITICA MONETARIA →

Concetto di NEUTRALITA' DELLA MOETA Mutamenti dell’offerta nominale di moneta determinano

una variazione del livello dei prezzi ma non hanno effetto

sulle variabili reali.

• Economisti classici Una politica di espansione monetaria agisce rapidamente sui prezzi con un

effetto transitorio sulle variabili reali.

La moneta è neutrale.

• Economisti keynesiani Poiché l’economia può rimanere per diverso tempo in una situazione di

disequilibrio, una politica di espansione monetaria accresce output e

occupazione e causa una riduzione del tasso di interesse reale.

La moneta è neutrale nel lungo termine ma non nel breve.

Il modello AD – AS

La teoria economica considera i due modelli in larga misura alternativi (e non rivali) nell’analisi

dell’andamento del sistema economico

Il modello AD (AGGREGATE DEMAND) - AS (AGGREGATE SUPPLY) può essere ricavato dal modello

IS-LM

• Modello IS-LM si focalizza sulla relazione fra output e tasso di interesse reale

• Modello AD-AS si focalizza sulla relazione fra output e livello generale dei prezzi

Il modello AD-AS può essere utilizzato per:

• Stabilire come si determino la produzione aggregata e il livello generale dei prezzi

• Confrontare il comportamento nel breve e nel lungo periodo

Domanda aggregata

La domanda aggregata mostra la relazione fra l’ammontare totale di beni e servizi, Y, domandato da famiglie,

imprese e governo (Cd + Id + G) e il livello dei prezzi, P, quando il mercato dei beni e quello delle attività

sono in equilibrio.

La curva AD rappresenta la combinazione dei valori del livello generale dei prezzi e dell’output aggregato in

corrispondenza dei quali le curve IS e LM si intersecano

Distinzione fra curva di domanda aggregata e curva di domanda di un singolo bene:

• Curva di domanda aggregata Quantità domandata in relazione a livello generale dei prezzi

• Curva di domanda singolo bene Quantità domandata del bene in relazione al suo prezzo

(relativamente agli altri beni)

La domanda aggregata è inclinata

negativamente:

• Un aumento del livello dei prezzi

riduce l'offerta reale di moneta

• Ciò comporta uno spostamento

della curva LM in alto e a sinistra

• E dunque un aumento del livello

del tasso di interesse reale che

riduce l’output domandato

FATTORI CHE TRASLANO LA CURVA AD

Tenuto costante il livello dei prezzi, qualsiasi fattore che fa variare la quantità aggregata di prodotto porteraè

la curva AD a variare: →

• Aumenti della domanda aggregata AD in alto a destra

• Diminuzioni domanda aggregata AD in basso a sinistra

La curva AD è determinata dall'intersezione tra IS e LM, perciò:

Per ogni dato livello dei prezzi, la curva AD trasla in alto e a destra (in basso a sinistra) per tutti i

fattori che causano uno spostamento a destra (a sinistra) dell’intersezione fra IS e LM.

Fattori che spostano la LM in basso e a destra causano uno spostamento della AD in alto e a destra:

➢ ◦ Aumento di offerta reale di moneta

◦ Aumento del tasso di inflazione atteso

◦ Riduzione del tasso di interesse nominale sulle attività monetarie

◦ Riduzione della domanda reale di moneta

Fattori che spostano la IS in alto e a destra causano uno spostamento della AD in alto e a destra:

➢ ◦ Aumento dell’output futuro atteso

◦ Aumento della ricchezza

◦ Aumento della spesa pubblica

◦ Aumento del prodotto marginale atteso futuro del capitale

◦ Riduzione della tassazione (in assenza di ER)

◦ Riduzione del saggio di tassazione effettiva del capitale

ESEMPIO: AUMENTO TEMPORANEO DELLA SPESA PUBBLICA

La curva IS trasla in alto a destra,

l'intersezione tra la curva IS e LM si

sposta in alto a destra dove la domanda

aggregata di prodotto è maggiore.

Quindi fa aumentare la domanda

aggregata tenendo fisso il livello dei

prezzi percui la curva AD trasla in alto

a destra. Curva di offerta aggregata

L’offerta aggregata mostra la relazione fra livello dei prezzi, (P) e quantità aggregata di beni e servizi offerta

dai produttori (Y).

Due curve di offerta aggregata

• Offerta aggregata di breve periodo (SRAS) → E' orizzontale e parallela all’asse delle ascisse

Ipotesi è che nel breve periodo il livello dei prezzi sia fisso e le imprese siano disposte ad offrire una

qualsiasi quantità a quel livello dei prezzi.

• Offerta aggregata di lungo periodo (LRAS) → E' verticale e parallela all’asse delle ordinate

Nel lungo periodo, una volta che i prezzi hanno concluso il loro processo di aggiustamento, la

quantità aggregata offerta dai produttori sarà pari al livello di output di pieno impiego.

FATTORI CHE TRASLANO CURVE AS

La curva SRAS si sposta (in alto o in basso) ogni qualvolta le imprese variano i loro prezzi nel breve

➢ periodo.

◦ Crescita dei costi di produzione portano le imprese ad aumentare i prezzi quindi SRAS si sposta

verso l’alto.

◦ Riduzione dei costi di produzione portano le imprese a ridurre i prezzi quindi SRAS si sposta

verso basso.

La curva LRAS si sposta (a destra o a sinistra) in conseguenza a variazioni in aumento o in

➢ diminuzione dell’output di pieno impiego.

◦ Fattori che riducono l'output → A destra

◦ Fattori che aumentano l'output → A sinistra

Esempio: variazioni della forza lavoro e della produttività che incidono sulla domanda di lavoro

Equilibrio nel modello AD – AS

Distinguiamo tra:

• Equilibrio di breve periodo (quando i prezzi sono fissi) → Intersezione AD e SRAS

• Equilibrio di lungo periodo (quando i prezzi si sono aggiustati completamente)

Intersezione tra AD e LRAS ed è anche detto EQULIBRIO GENERALE

Quando l'economia è in equilibrio generale tutte le curve (AD, SRAS, LRAS) si intersecano in un

punto comune dove il prodotto è al suo livello di pieno impiego.

Shock di domanda aggregata

E' un cambiamento nel sistema economico che trasla la curva di domanda aggregata.

ESEMPIO → Shock negativo: determina una riduzione dell’output nel breve periodo, ma non nel

➔ lungo periodo (imprese e consumatori percepiscono futuro peggiore)

Equilibrio di breve → Intersezione tra AD2 e SRAS

La domanda diminuisce quindi le imprese diminuiscono l'offerta diminuendo la

produzione.

Le imprese stanno producendo meno di quanto possibile, non stanno massimizzando i loro

profitti, quando se ne accorgono aumentano l'offerta e quindi i prezzi si riducono.

Equilibrio di lungo → Intersezione tra AD2 e LRAS

La differenza fra classici e keynesiani è:

1. Approccio classico

• Prezzi si aggiustano rapidamente per equilibrare domanda e offerta aggregata e l’equilibrio di

lungo periodo è raggiunto rapidamente. (si passa direttamente ad H)

• Nella versione più rigorosa della teoria, l’aggiustamento è immediato per cui ha rilievo soltanto

la curva di offerta aggregata di lungo periodo.

• Intervento pubblico è poco utile per contrastare le fasi di recessione

1. Approccio keynesiano

• Prezzi (e salari) non si aggiustano rapidamente

• Ritorno all’equilibrio di lungo periodo (ovvero al livello di output di pieno impiego) potrebbe

essere molto lento

• Intervento pubblico è utile per contrastare le fasi di recessione

Shock di offerta aggregata

E' un cambiamento nel sistema economico che trasla la curva di offerta aggregata di lungo periodo (LRAS).

ESEMPIO → Shock negativo di offerta: causa una riduzione dell’output di pieno impiego

Approccio classico → Si ha un mutamento istantaneo quindi si va immediatamente al punto F

• Shock negativo porta a fase di recessione → Riduzione dell’output porta a un incremento dei prezzi

• E' la principale causa di variazione nei livelli dell’output e dell’occupazione (RBCTheory)

Approccio keynesiano → Nel punto E le imprese producono più del livello ottimale, quando se ne accorgono

cominciano a contrare la produzione provocando una riduzione dei prezzi.

• Shock negativo porta a fase di recessione → Riduzione dell’output porta a un incremento dei prezzi

Neutralità della moneta

Supponiamo che l'economia sia in equilibrio generale, se l'offerta aumenta (10%) la curva LM si sposta in

basso a destra incrementando la quantità aggregata di prodotto domandata e quindi la curva AD trasla in alto

a destra.

Per mantenere inalterata la quantità domandata, il livello dei prezzi dovrebbe aumentare (10%) in

modo tale da eguagliare l’offerta reale di moneta alla domanda reale di moneta.

Nel breve il livello dei prezzi romane fisso quindi l'aumento dell'offerta di moneta fa traslare la curva AD da

AD1 ad AD2 e causerà un aumento del prodotto (Y) quindi un boom economico.

Equilibrio di breve periodo (punto E) → La quantità di prodotto è più alta della quantità che massimizza il

profitto delle imprese queste cominceranno ad alzare i prezzi.

La curva di offera aggregata di breve p eriodo trasla verso l'alto.

Le imprese continueranno ad alzare i prezzi finchè la quantità di prodotto domandato non calerà alla

quantità che massimizza il profitto.

Equilibrio di lungo periodo (punto H) → Il livello dei prezzi è aumentato di quanto è aumentato l'offerta di

moneta.

Nel nuovo punto di equilibrio il prodotto è lo stesso perciò possiamo dire che la moneta è neutrale

nel lungo periodo. CAPITOLO 9

Ciclo economico

Dalla rivoluzione industriale, economie di molti Paesi sono cresciute in maniera esponenziale.

Periodi di crescita economica sono tuttavia periodicamente interrotti da episodi di contrazione della

produzione e del reddito e di aumento della disoccupazione:

CICLO ECONOMICO(business cycle) → Si riferisce alle fluttuazioni dell’attività economica (sequenza di

periodi di espansione seguiti da temporaneo declino e successivo

recupero) attorno a un trend di crescita di lungo periodo.

Le cinque caratteristiche rilevanti del ciclo economico sono:

1) Il ciclo economico si riferisce a fluttuazioni dell’attività economica aggregata e non di una singola

specifica variabile (non solo PIL reale, ma anche occupazione e variabili finanziarie).

2) Esistono fasi di espansione e fasi di contrazione (cd. fasi del ciclo economico).

3) Oscillazione congiunta → La tendenza di molte variabili economiche a muoversi insieme in maniera

prevedibile durante il ciclo viene detta oscillazione congiunta .

Es. output e occupazione si riducono nelle recessioni e aumentano espansioni in quasi tutti i

settori (sebbene alcuni siano più sensibili al ciclo economico).

4) Ricorrente, ma non periodico → Non accade a intervalli regolari e prevedibili, né un’ampiezza fissa

e predeterminata.

5) Ha durata variabile → Non ha una durata determinata (da circa un anno a più di un decennio)

La tendenza delle fasi di contrazione ad essere seguite da periodi di ulteriore contrazione (e

viceversa) è chiamata persistenza.

FASI DEL CICLO ECONOMICO

• Quando l'attività economica è in caduta → Contrazione (contraction) o recessione (recession)

• Punto più basso della contrazione → Avvallamento (trought)

• Quando l'attività economica cresce → Espansione (expansion) o ripresa (recovery)

• Punto di massima espansione → Picco (peack)

Si parla poi di:

• Boom→ Espansioni di grande entità

• Depressione → Recessioni molto severe

Il picco e l'avvallamento sono chiamati punti di svolta.

La sequenza di espansioni e contrazioni fra due punti di svolta superiori (o inferiori) è il ciclo economico.

Analisi del ciclo economico

Sebbene mai identici, i cicli economici condividono alcune caratteristiche.

Una teoria del ciclo economico dovrebbe spiegare l’andamento delle diverse variabili macroeconomiche (e

non solo di output e occupazione).

Due caratteristiche per comprendere il comportamento ciclico delle variabili macroeconomiche:

1) Direzione del cambiamento rispetto all’attività economica aggregata

• Variabili procicliche (procyclical) → Va nella stessa direzione del ciclo

• Variabili anticicliche (countercyclical) → Indipendenti dal ciclo

• Variabili acicliche (acyclical) → Va nella direzzione opposta del ciclo

2) Momento (timing) nel quale si verificano i punti di svolta nella singola variabile rispetto ai punti di

svolta dell’attività economica aggregata:

• Variabili anticipatrici (leading)

• Variabili ritardatarie (lagging)

• Variabili coincidenti (coincident)

Con le variabili anticipatrici si riesce a prevedere il ciclo economico (ad esempio l'andamento delle

borse e degli investimenti residenziali).

Analizziamo il comportamento di alcune variabili:

PRODUZIONE → Il livello di produzione industriale è l’indicatore base dell’attività economia

➢ aggregata.

L’output è dunque una variabile coincidente e prociclica.

Le singole attività produttive sono tuttavia caratterizzate da diversa sensibilità al ciclo economico:

• Produzione di beni durevoli (immobili, autovetture, elettrodomestici, e beni capitali)

risponde fortemente al ciclo economico

• Produzione di beni non durevoli (es. alimentari) e di servizi è meno sensibile al ciclo

economico

CONSUMI E INVESTIMENTI

La durabilità è la caratteristica essenziale che determina la sensibilità al ciclo economico delle spese di

consumo e di investimento:

• Investimenti sono primariamente costituiti da spese in beni durevoli e sono fortemente

prociclici

• Consumi di beni non durevoli e di servizi sono moderatamente prociclici

• Consumi di beni durevoli sono mediamente prociclici

Con riferimento al timing, consumi e investimenti sono generalmente coincidenti.

Anche se le singole componenti degli investimenti fissi variano (ad es. investimenti residenziali sono ritenuti

una variabile anticipatrice)

Gli investimenti in scorte di magazzino → Variabile prociclica e anticipatrice

Anche se registrano ampie fluttuazioni spesso slegate dal ciclo economico

Le spese pubbliche → Variabile generalmente prociclica (mentre il timing non definito)

MERCATO DEL LAVORO → Il mercato del lavoro è fortemente sensibile al ciclo economico

➢ • Occupazione → Prociclica e coincidente → Nelle fasi di recessione, l’occupazione cresce

poco o si riduce

• Tasso di disoccupazione → Fortemente anticiclica → Cresce rapidamente nelle fasi di

recessione e si riduce lentamente nei

periodi di espansione .

Il timing è incerto (non classificato) → Problema della cd. «jobless recovery»

Nelle recessioni del 1990-1991 e nel 2001 l’occupazione è cresciuta poco e

la disoccupazione ha continuato a cresce anche dopo il raggiungimento del

punto di svolta inferiore.

• La produttività media del lavoro → Tende ad essere prociclica e anticipatrice

Nei periodi di ripresa la produzione per ora lavorata è maggiore che

nelle fasi di recessione.

• Salari reali → Moderatamente prociclica (ma evidenze empiriche sono controverse)

E' importante perché la teoria economica ritiene che sia la variabile determinante

nella decisione di individui e imprese di offrire e domandare lavoro.

Il timing è incerto

MONETA → L’offerta di moneta ha un comportamento controverso durante il ciclo economico

➢ perchè la crescita dell’offerta nominale di moneta estremamente variabile.

Secondo Friedman e Schwartz: variabile prociclica e anticipatrice

INFLAZIONE → Prociclica, anche se moderatamente ritardataria

➢ L'inflazione cresce durante le fasi di espansione economica, raggiunge il picco appena dopo

il picco del ciclo economico e poi comincia a decrescere anche dopo che il punto di svolta

negativo è stato raggiunto.

VARIABILI FINANZIARIE

➢ • Andamento del mercato azionario →Pprociclica e anticipatrice

I prezzi delle azioni salgono nei periodi di espansione e scendono prima dell’inizio di una

recessione.

• Tassi nominali di interesse → Prociclica e ritardataria

Ad es. titolo di stato con scadenza a 3 mesi ha stesso andamento generale del tasso di inflazione.

• Tassi reali di interesse → Andamento incerto e tendenzialmente aciclico

Es. valori negativi nella recessione 1973-1975, ma positivi nella recessione 1981-1982

Il comportamento aciclico del tasso reale di interesse non implica che tale variabile non sia rilevante,

potrebbe segnalare il fatto che le cause dei diversi cicli economici sono diverse e che tali cause incidono in

diverso modo sull’andamento del tasso di interesse reale.

Dimensione internazionale del ciclo

L'andamento delle diverse variabili rispetto al ciclo economico tende ad essere più o meno lo stesso nelle

diverse economie.

Le maggiori economie nazionali condividono spesso i periodi di espansione e di recessione (common cycle),

anche se alcune singole economie presentano tuttavia fluttuazioni di lieve entità non condivise dalle altre.

Due principali questioni sul ciclo economico:

• Quali sono le cause economiche?

• Quale dovrebbe essere la risposta dei policy-maker nelle diverse fasi del ciclo economico?

Le teorie che cercano di rispondere a queste domande si caratterizzano per due componenti:

• Descrizione della tipologia di shock (shock di offerta, cambiamenti politica monetaria e fiscale,

variazioni nelle spese dei consumatori, ecc.) che si crede colpiscano in maniera maggiore e più

frequente il sistema economico.

• Definizione di un modello in grado di descrivere/spiegare il comportamento delle variabili

macroeconomiche chiave (output, occupazione, prezzi, ecc.) in risposta agli shock economici.

Il ciclo economico nel modello classico

TEORIA DEL CICLO ECONOMICO (RBC Teory) di Kydland e Prescott nel 1982

Afferma che la causa primaria del ciclo economico sono gli shock reali (e non gli shock nominali):

Gli shock reali sono disturbi che riguardano il lato reale dell'economia, esempi reali sono gli shock

che interessano la funzione di produzione, l’ammontare della forza lavoro, la quantità reale di spesa

pubblica, le decisioni di consumo e di risparmio degli individui.

Nel modello IS-LM, shock reali incidono sulla curva IS o sulla retta FE.

Gli shock nominali sono invece gli shock che caratterizzano l’offerta e la domanda di moneta e che incidono

sulla curva LM.

teorici della RBC ritengono che ruolo rilevante possa essere attribuito in particolare agli shock della

I

funzione di produzione (shock di offerta o shock di produttività).

Esempi:

• Sviluppo di nuovi prodotti o tecniche di produzione

• Introduzione di nuove tecniche organizzative e di management

• Variazioni della qualità del capitale e del lavoro

• Variazioni nella disponibilità di materie prime o energia

• Mutamenti atmosferici positivi o negativi non previsti

• Variazioni nell’intervento pubblico di regolazione che incidono sulla produzione

Secondo la RBC, numerosi periodi di boom economico trovano spiegazione in uno shock positivo di

produttività mentre shock negativi generano recessioni.

SHOK NEGATIVO DI OFFERTA (Es: shock petrolifero) → Recessione

Effetti:

• MPN↓

• ND↓

• w (salario reale) ↓

• N (occupazione) ↓

• Y↓

• tasso di interesse reale ↑

• consumi desiderati ↓

• investimenti desiderati ↓

• livello dei prezzi ↑

• π ↑ (temporaneo)

Questo conferma la teoria RBC, quindi uno shock negativo generano una riduzione del livello del prodotto e

quindi un recessione, mentre uno shock positivo genera un aumento del livello del prodotto e quindi una fase

di espansione.

Il livello di equilibrio generale del prodotto si modifica e il rapido aggiustamento del livello dei prezzi

garantisce che il prodotto corrente sia sempre uguale a quello di pieno impiego.

Sotto l’ipotesi che il sistema economico sia soggetto continuamente a shock di produttività, la teoria è in

grado di spiegare le oscillazioni ricorrenti che si osservano nell’output aggregato

• L’andamento prociclico dell’occupazione nelle fasi di recessione, l’occupazione cresce poco o si

riduce

• L’andamento prociclico dei salari reali come visto, che saranno più alti nei periodo di boom che in

quelli di recessione

• L’andamento prociclico della produttività media del lavoro, l'output per lavoratore è maggiore nelle

fasi di boom che in quelle di recessione

Se gli shock non fossero legati alla funzione di produzione, ci si dovrebbe al contrario attendere un

andamento anticiclico della produttività media del lavoro perchè l'aumento dell'occupazione che si

verifica in una fase di espansione ridurrebbe la produttività marginale del lavoro in ragione della

produttività marginale decrescente del lavoro.

• La teoria prevede un andamento anticiclico del livello dei prezzi (tasso di inflazione), che in realtà

non si osserva, ossia fasi di recessione dovrebbero essere periodi di inflazione.

Kydland e Prescott trovano tuttavia evidenze a riguardo, ossia che la conclusione che l'inflazione sia

prociclica è sensibile ai diversi metodi statistici utilizzati per calcolare i trend dell'inflazione e del

prodotto.

L'accelerazione dell’inflazione nei periodi di recessione causati dagli shock petroliferi del 1973–

1974 e del 1979–1980 sono consistenti con la teoria RBC.

CRITICHE → Esclusi gli shock del prezzo del petrolio e la rivoluzione tecnologia degli anni '90, non è

possibile identificare uno shock di produttività come causa principale delle recessioni.

Risposta → Le fluttuazioni dell'economia potrebbero essere anche causate dagli effetti cumulati di

una serie di piccoli shock di produttività.

Shock diversi da quelli di produttività hanno determinato il ciclo economico (es. guerre e spese militari),

modelli che considerano altre tipologie di shock sono i cosiddetti modelli DSGE (Dynamic, Stochastic,

General Equilibrium models). La politica fiscale nel modello classico

L’inclusione nella teoria RBC gli shock di politica fiscale accresce tuttavia la capacità del modello di

spiegare il comportamento del sistema economico.

Un intervento di politica fiscale può essere in aumento o diminuzione della spesa publica in beni e servizi

reali (sempi sono spesa militare, programmi di investimento in opere pubbliche).

La spesa pubblica è prociclica.

ESEMPIO: AUMENTO TEMPORANEO DELLASPESA PUBBLICA

• Mercato del lavoro

Non influenza la funzione di produzione o il PMN quindi la curva di domanda di lavoro rimane

invariata.

Riduce la ricchezza dei lavoratori, perchè le tasse correnti o future aumenteranno, quindi aumenterà

l'offerta di lavoro e la curva NS si sposta verso destra.(da NS1 a NS2).

Aumenta l'occupazione e il salario reale diminuisce.

Essendo aumentato il livello di occupazione di pieno impiego è aumentato anche il prodotto di pieno

impiego e la retta FE trasla verso destra (da FE1 a FE2).

• Mercato dei beni

La spesa pubblica assorbe una quota di output altrimenti destinabile a consumi e investimenti

Si riduce il risparmio nazionale desiderato e aumenta il tasso di interesse reale che equilibra il mercato dei, la

curva IS trasla in alto e a destra (da IS1 a IS2 )

• Mercato delle attività → Variazione di politica fiscale non incide direttamente su LM

Ora l'economia non è in equilibrio, per ristabilire l'equilibrio è necessario che i prezzi si aggiustino facendo

traslare la curva LM fino che non passa nell'intersezione tra IS2 e FE2.

I prezzi aumenteranno o si ridurranno?

Effetto sui prezzi ambiguo → Perchè è aumentata sia la domanda aggregata sia il prodotto di pieno

➔ impiego.

Se assumiamo che lo spostamento della IS sia maggiore di quello della retta FE (ovvero dell’impatto della

politica fiscale su offerta di lavoro e occupazione di pieno impiego), la domanda aggregata eccede output di

pieno impiego.

Il livello dei prezzi deve salire per provocare uno spostamento della LM (in alto e a sinistra, da LM1 a LM2)

necessario a riportare la situazione in equilibrio

In definitiva, un aumento della spesa pubblica: accresce output, occupazione, tasso di interesse reale e livello

dei prezzi.

Inoltre, i salari reali si riducono e l'aumento dell'occupazione implica che la produttività media del lavoro

diminuisce (se la produttività marginale è decrescente).

Se la politica fiscale ha effetti reali sull'economia, può essere utilizzata per compensare il ciclo economico?

Gli economisti classici sono comunque contrari all'utilizzo della politica fiscale perchè prezzi e salari

si aggiustano rapidamente per riportare la situazione in equilibrio

Nonostante la politica fiscale teoricamente potrebbe essere utilizzata per contrastare le recessioni e

ridurre le fluttuazioni del prodotto sconsigliano di utilizzarla, e sia meglio non interferire con il

processo di aggiustamento dell'economia.

D’altra parte, la politica fiscale accresce l'output attraverso un aumento dell’offerta di lavoro e ciò

avviene peggiorando la situazione dei lavoratori che sperimentano livelli maggiori correnti o futuri di

tasse.

Quindi deve essere accresciuta solo se i vantaggi che i contribuenti ottengono (sicurezza militare

maggiore, servizi pubblici migliori) sono maggiori dei costi che incorrono. E' il criterio della spesa

pubblica utile.

Il livello della spesa pubblica dovrebbe essere determinato sulla base di un’analisi costi-benefici,

indipendentemente da fasi di recessione o di espansione.

Un ulteriore motivo per cui non è utilizzabile:

Esiste un intervallo di tempo fra lettura dei dati del sistema economico e la definizione e

implementazione di un corretta politica, ciò significa che attuare oggi una politica dipende da come

si pensa andrà l’economia in futuro .

Dipende a sua volta dalla capacità di prevedere il futuro andamento del sistema economico.

Non solo, ma qual è la politica fiscale corretta e la misura dell’intervento per riportare il sistema al livello

desiderato di occupazione e output?

La disoccupazione nel modello classico

Disoccupazione è il problema principale nelle fasi di recessione.

In teoria, il modello classico non ammette esistenza di disoccupazione: individui che non lavorano decidono

volontariamente di non essere nella forza lavoro.

Nella realtà la disoccupazione non è mai uguale a zero.

Per i classici la disoccupazione osservata dipende da un problema di matching, ossia dalla non perfetta

fungibilità fra lavoratori e fra posizioni di lavoro.

Durante una recessione si accresce la difficoltà di associare lavoratori a postazioni di lavoro, perchè alcuni

posti di lavoro potrebbero essere distrutti in alcuni settori ma nuove opportunità potrebbero emergere in altri.

Quindi la riallocazione dinamica dei lavoratori dalle imprese in contrazione ai settori in espansione è una

causa della disoccupazione.

Inoltre molti lavoratori si renderanno conto che le loro competenze non corripondono a quelle delle industrie

con maggiore domanda di lavoro e questi potrebbero diventare disoccupati cronici, alimentando la

disoccupazione strutturale.

Gli shock di produttività accrescono il tasso naturale di disoccupazione.

Può la politica fiscale ridurre la disoccupazione?

Per i classici no, un aumento della domanda aggregata non può risolvere il problema di mismatch.

L’approccio migliore è eliminare gli ostacoli al processo di aggiustamento del mercato del lavoro

riducendo gli obblighi normativi delle imprese o eliminando vincoli al ribasso nei salari (es. salario

minimo qualora previsto). La moneta nel modello classico

Nella visione classica, poiché i prezzi si aggiustano rapidamente per riequilibrare il sistema, la moneta è

neutrale sia nel breve che nel lungo periodo (non produce effetto sulle variabili reali).

Tuttavia perché se la moneta è neutrale, le evidenze empiriche mostrano che l’offerta di moneta è una

variabile prociclica e anticipatrice?

• Aumenti dell’offerta di moneta sono seguiti da incrementi dell’output aggregato

• Riduzioni dell’offerta di moneta sono seguiti da contrazioni dell’output aggregato

Risposta classica si basa su un RAPPORTO DI CAUSALITÀ INVERSA fra offerta di moneta e output.

Offerta di moneta corrente aumenta perché gli individui hanno aspettative di un output maggiore in futuro,

ma la maggiore offerta di moneta non è la causa del maggiore output futuro.

Domanda di moneta dipenda sia dall’output corrente che da quello futuro

Immaginiamo che le imprese si aspettino maggiori vendite e quindi domandino una quantità

maggiore di moneta per le proprie transazioni e per il pagamento dei fattori di produzione, facendo

aumentare la domanda di moneta aggregata.

Le banche centrali rispondono aumentando l’offerta di moneta. per mantenere i prezzi stabili e

evitare che il loro livello scenda, così l'offerta cresce prima del prodotto.

Così la moneta è variabile prociclica e anticipatrice potendo rimanere tuttavia neutrale, però non si esclude

tuttavia che possa avere effetti reali. Teoria delle percezioni erronee

Nella visione classica, la moneta è neutrale per via dell’aggiustamento istantaneo dei prezzi, quindi l'LRAS è

l’unica curva rilevante e variazioni dell'offerta di moneta che fanno traslare la AD non hanno alcun effetto

sull’output e fanno variare soltanto il livello dei prezzi.

I produttori possono tuttavia interpretare erroneamente le variazioni del livello generale dei prezzi

credendole mutamenti dei prezzi dei beni che producono.

Questa assunzione implica che la curva di offerta di breve non sia verticale, essa non richiede che il prezzi si

aggiustino lentamente ma sarebbe inclinata positivamente anche se i prezzi si aggiustassero velocemente,

dunque la moneta non è neutrale nel breve. (può avere effetti reali)

Teoria delle percezioni erronee → Quando il livello aggregato dei prezzi P è maggiore di quanto atteso, la

quantità aggregata di prodotto offerta sale al di sopra del livello di pieno

impiego.

Percezione errata dipende dalla non perfetta informazione delle imprese:

Le imprese percepiscono più direttamente ciò che succede al prezzo del bene che producono rispetto a

quanto accade al livello generale dei prezzi.

Ad esempio

• Si ipotizzi che il livello generale dei prezzi stia salendo

• Le imprese possono percepire tale aumento come limitato al prezzo del bene che producono

• Le imprese possono cioè scambiare un effetto generale con un effetto relativo e pensare che il

proprio bene possa ora essere venduto a un prezzo più alto (relativamente agli altri beni)

• Un aumento (riduzione) del livello dei prezzi che è più elevato di quello atteso induce le imprese a

produrre di più (meno) e output dell’economia cresce (diminuisce).

• Erronea interpretazione provoca effetti reali sulla produzione

Quindi per questa teoria la quantità di output che i produttori decidono di offrire dipende dal confronto tra il

livello dei prezzi generali reali e quello atteso.

La relazione tra prezzi e prodotto può essere scritta cosi:

b → Numero positivo che descrive quanto intensamente reagisca il prodotto quando il livello dei prezzi è

superiore di quello atteso.

Nel breve periodo, la SRAS ha inclinazione positiva e interseca la LRAS in corrispondenza di P = Pe

Variazione di prezzo ∆P accresce la produzione di ∆Y = b∆P

La pendenza della curva SRAS pari a ∆Y/∆P = 1/b

La curva di offerta aggregata è perciò ripida se b è piccole mentre è piatta se b è grande.

In generale: e

• Quando (P > P ) → Y > Y

e

• Quando (P < P ) → Y < Y e

La SRAS è valida soltanto nel periodo di tempo in cui P resta invariato.

e

• Quando P aumenta trasla verso l'alto

e

• Quando P diminuisce trasla verso il basso e

Nel lungo periodo gli individui capiscono cosa stia succedendo al livello dei prezzi quindi P = P e Y = Y

quindi non vi sono percezioni erronee perciò la curva di offerta aggregata di lungo è inclinata positivamente.

A causa della percezione errata, LA POLITICA MONETARIA PUÒ AVERE EFFETTI REALI NEL CASO

SIA INATTESA.

Se anticipata non ci sono errori di percezione e dunque non ci sono effetti reali.

Variazione offerta di moneta anticipata

Immaginiamo che l'economia si in equilibrio (punto E) e che tutti si aspettino che l'offerta di moneta sia

costante.

Un aumento dell'offerta di moneta trasla la curva AD in alto a destra (da AD1 A AD2), per ogni livello di Y il

livello dei prezzi è maggiore.

Il livello dei prezzi aumenta oltre quello atteso (P2) e l'output aumenta oltre il livello di pieno impiego, ci

spostiamo nel punto di equilibrio di breve (F).

Poiché l'aumento dell'offerta di moneta fa crescere l'output di pieno impiego la moneta non è neutrale.

I produttori sono tratti in inganno, ogni produttore percepisce erroneamente il maggior prezzo nominale del

proprio prodotto come un aumento del prezzo relativo al proprio prodotto piuttosto che del livello generale

dei prezzi, quindi aumentano il prodotto ma non sono effettivamente più ricchi.

Una volta che gli individui ottengono informazioni sul reale livello dei prezzi, mutano le loro aspettative e

ciò causa uno spostamento a sinistra della curva SRAS fino a SRAS2, riportando l’output a livello di pieno

impiego e il livello dei prezzi effettivo e stimato coincidono.

Dunque, un aumento dell'offerta di moneta non anticipato fa crescere il prodotto e non è neutrale nel breve

periodo, invece nel lungo periodo è neutrale.

Variazioni offerta di moneta anticipate

Immaginiamo che l'economia sia in equilibrio (punto E) e la BCE annunci che aumenterà l'offerta di moneta.

L'aumento dell'offerta di moneta trasla la curva AD in alto verso destra, in questo caso però la curva SRAS

trasla verso l'alto.

Nel nuovo punto di equilibrio (H) l'output è uguale al livello di pieno impiego e il livello dei prezzi reale e

atteso sono uguali.

L'aumento dell'offerta di moneta non ha causato l'aumento dell'output ma ha fatto crescere

proporzionalmente i prezzi.

Dunque le variazioni dell'offerta di moneta anticipate sono neutrali tanto nel breve quanto nel lungo periodo,

questo perchè i produttori se sanno dell'aumento nominale dei prezzi non sono tratti in inganno ad accrescere

la produzione quando vedono i prezzi aumentare.

Ruolo della politica monetaria

L’unico modo per avere effetti reali, è utilizzare la politica monetaria in modo differente da quanto gli

individui si aspettano, e quindi trarre in inganno il pubblico.

La BCE potrebbe aumentare l'offerta di moneta a sorpresa per accrescere il prodotto durante una recessione,

mentre potrebbe ridurre la domanda di moneta a sorpresa per rallentare l'economia durante un periodo di

boom.

Però tale comportamento verrebbe subito intuito da chi fa previsioni economiche e quindi si crede che la

maggior parte di sorprendere il pubblico da parte della BCE non abbiano affetto.

IPOTESI ASPETTATIVE RAZIONALI → Le previsioni degli agenti economici sull’andamento delle

variabili macroeconomiche, fra i quali offerta di moneta, livello

dei prezzi e PIL sono basate sull’analisi razionale e intelligente

dei dati disponibili

In presenza di aspettative razionali, non è possibile «sorprendere» in modo sistematico gli agenti economici,

pertanto non può utilizzare la politica monetaria per stabilizzare il prodotto.

Solo interventi casuali di politica monetaria possono avere effetti reali .

Gli economisti classici ammettono tuttavia che shock di breve durata dell’offerta di moneta possano avere

effetti di lungo termine attraverso i cosiddetti MECCANISMI DI PROPAGAZIONE

Aspetto economico che fa si che shock di breve durata generino effetti di lungo periodo

sull'economia.

Esempio: andamento delle scorte

Le imprese hanno un dato livello di scorte che riflette il normale andamento delle vendite

Un incremento inatteso dell’offerta di moneta accresce le vendite, dato che le imprese non possono

aumentare di troppo la propria offerta nell’immediato, verranno utilizzate le scorte.

Quando il livello delle vendite torna al livello normale, le imprese continueranno a produrre di più

per ripristinare il livello iniziale di scorte .

CAPITOLO 10

I keynesiani sostengono che i salari e i prezzi siano rigidi e non si aggiustino velocemente ai livelli di

equilibrio, quindi l'economia può essere lontana dal punto di equilibrio per molto tempo.

Percio, la recessione non è la risposta del libero mercato ad uno shock, ma è una situazione di squilibrio in

cui un elevata disoccupazione riflette un eccesso di lavoro offerto sul lavoro domandato.

Essi sostengono che il governo debba intervenire per eliminare o minimizzare questi periodi di elevato

disoccupazione e basso prodotto. Rigidità dei salari reali

Nella prospettiva keynesiana, la rigidità dei salari è un importante fattore esplicativo della disoccupazione.

Nel modello classico la disoccupazione è riconducibile a problemi di mismatch fra lavoratori e imprese

Per i keynesiani se la disoccupazione fosse solo problemi di mismatch fra lavoratori e imprese, i periodi di

recessione dovrebbero caratterizzarsi per un incremento delle richieste e delle offerte di lavoro.

Tuttavia questo non accade, per cui le recessioni sono periodi di domanda di lavoro bassa che porta a elevati

livelli di disoccupazione ciclica.

Visto che i salari non si aggiustano rapidamente, il salario reale è maggiore del livello che equilibra il

mercato del lavoro, per cui ci sarà disoccupazione.

Il fatto che i salari si muovano troppo lentamente per tenere la quantità di lavoro domandato uguale

all'offerta è detta rigidità dei salari reali.

Affinché vi sia disoccupazione, il salario reale deve eccedere quello di equilibrio, ma cosa impedisce

riduzioni del salario reale?

1) Esistenza di un salario minimo e/o di accordi collettivi (es. organizzazioni sindacali)

Ma ad esempio negli Stati Uniti molti lavoratori non sono pagati al livello del salario minimo né

appartengono a organizzazioni sindacali.

Inoltre il salario minimo è specificato in termini nominali, questo spiega perché il salario nominale è

rigido, ma non perché è rigido quello reale.

2) Le imprese preferiscono pagare salari più elevati per rendere stabile la propria forza lavoro al fine di

evitare costi di turnover, inoltre ha capacità di attirare lavoratori migliori

↓ Oneri associati al processo di licenziamento/assunzione di nuovi lavoratori

3) I lavoratori pagati bene potrebbero avere maggiori incentivi a lavorare sodo e in modo efficace.

La produttività del lavoro non è esogena ma dipende dal salario percepito.

MODELLO DEL SALARIO DI EFFICIENZA

Perchè la produttività di un lavoratore dipende dal salario reale ricevuto?

• Incentivo positivo (carota) → I lavoratori che si sentono trattati meglio lavorano più duramente e in

maniera più efficiente.

(Movente di scambio regali)

• Minaccia (bastone) → i lavoratori che sono pagati meglio non rischieranno di perdere il proprio

lavoro riducendo il proprio impegno

Modello di sottrazione al dovere → Se un lavoratore è pagato poco non sarà preoccupato di

essere licenziato se lavora poco.

La relazione tra salari reali e livello di impegno è rappresentata dalla CURVA DI IMPREGNO

PROPRIETA':

• Inclinata positivamente → A salari reali più alti l'impegno è maggiore

• Andamento a sigmoide → A bassi livelli del salario reale, i lavoratori si impegnano poco, l'impegno

sale lentamente al crescere del salario, a livelli più alti di salario

l'impegno cresce drasticamente.

L’impegno si stabilizza avendo raggiunto il livello massimo possibile

Come si determina il livello del salario reale?

Data una curva di impegno per massimizzare il profitto le imprese scelgono il salario reale che garantisce il

massimo ammontare di impegno per salario reale pagato.

Tale livello di salario reale è chiamato SALARIO DI EFFICIENZA

Il salario reale è rigido e non varia fino a che la curva di impegno non muta, perciò il salario reale è

rigido e pari al salario di efficienza.

L’ammontare di occupazione nel mercato del lavoro dipende dunque dal livello del salario di equilibrio

rispetto a quello di efficienza.

Con il salario di efficienza e il livello di impregno fissi:

• NS → Inclinata positivamente, indica il numero di ore di lavoro che le persone vorrebbero offrire ad

ogni livello del salario reale.

• ND → Inclinata negativamente, è uguale alla curva del PMN e quindi è inclinata negativamente a

causa della produttività marginale del lavoro decrescente.

Il punto A indica che quando il salario reale è fisso a w* i lavoratori vogliono offrire NS1 ore i lavoro, che è

maggiore della quantità domandata dalle imprese che è il livello di occupazione di pieno impiego (N), quindi

la quantità di lavoro offerta è maggiore di quella domandata.

Il livello di occupazione è determinato dalla domanda da perte delle imprese, quindi N.

Dato che il salario di efficienza è fisso, in assenza di shock il livello di occupazione rimane ad N

indefinitivamente.

Quindi anche quando i salari si sono aggiustati qunto possono e l'economia è al pieno impiego, rimane un

eccesso dell'offerta (NS1 – N).

Questo perchè in un economia con un salario di efficienza , il salario non può essere diminuito da persone

che si offrono di lavorare a salari più bassi perchè i datori di lavoro non li assumeranno.

Per cui l'eccesso di offerta persisterà indefinitivamente , quindi la disoccupazione esisterebbe anche se non

esistessero problemi di mismatch.

Un'evidenza empirica dimostra che impianti produttivi che pagano salari maggiori sperimentano livelli

minori di elusione e di turnover .

Ma in realtà i salari reali non sono fissi ma mutano nel tempo e durante il ciclo economico per cui il modello

può essere modificato per consentire variazioni del salario di efficienza.

Nelle fasi di recessione, data la maggiore probabilità di perdere il lavoro, i lavoratori sono meno propensi a

ridurre il proprio impegno e lavorano di più ciò causa uno spostamento della curva di impegno e una

riduzione del salario di efficienza.

Nella versione keynesiana del modello IS-LM:

Retta FE verticale ad un livello di prodotto uguale a quello di pieno impiego

➢ ◦ Variazioni dell'offerta di lavoro → Non provocano spostamenti della retta

◦ Variazioni del domanda di lavoro → Incidono sulla retta FE

Incidono sull’output di pieno impiego direttamente (minore output può essere ottenuto in

corrispondenza di ogni dato livello di capitale, lavoro e impegno) e indirettamente (minore

prodotto marginale del lavoro ne riduce la domanda per ogni livello del salario reale).

Vischiosità dei prezzi

L’approccio keynesiano fa riferimento anche a rigidità nominali dei prezzi e dei salari,oltre che rigidità reali.

VISCHIOSITÀ DEI PREZZI (price stickiness) → Esprime la tendenza dei prezzi a variare lentamente in

risposta a mutamenti del sistema economico.

Nell’approccio keynesiano contribuisce a spiegare il motivo per cui la moneta non è neutrale,

indipendentemente dalla teoria della percezione errata.

Perchè i prezzi sono vischiosi?

1. La maggior parte delle imprese stabilisce attivamente i prezzi dei propri prodotti piuttosto che

prendere i prezzi come un dato

2. Le imprese, quando cambiano i prezzi, sostengono un costo (costo del menù)

Concorrenza monopolistica

Un price taker è un partecipante al mercato che prende il prezzo di mercato come un dato, mentre un price

setter ha del potere nello stabilire i prezzi.

CONCORRENZA PERFETTA → Situazione in cui tutti gli acquirenti e i venditori sono price takers (ad

esempio la borsa o il mercato del mais).

CONCORRENZA MONOPOLISTICA → Situazione in cui c'è della concorrenza, ma nella quale un numero

minore di venditori e una standardizzazione imperfetta del

prodotto permettono ai produttori individuali di agire come price

setters.

Il rapido aggiustamento dei prezzi riflette ipotesi di concorrenza perfetta, però per i keynesiani pochi mercati

sono in concorrenza perfetta.

Nell’approccio keynesiano, i mercati possono caratterizzarsi per condizioni di concorrenza imperfetta o

monopolistica, le imprese cioè:

• Fissano i prezzi in termini nominali e li mantengono per un dato periodo di tempo

• Adeguano il proprio output per soddisfare la domanda al livello dei prezzi nominali fissato

• Variano i prezzi periodicamente a fronte di variazioni significative delle condizioni di costo e di

domanda Costo del menù

Il concetto di “costi di menu” si riferisce ai costi sostenuti per determinare il nuovo livello dei prezzi,

diffondere nuovi listini, ecc.

Tali costi, anche se di entità minima, ostacolano il processo di aggiustamento dei prezzi.

Per un'impresa perfettamente concorrenziale stabilire un prezzo diverso ha una serie di conseguenze, perciò

l'esistenza del costo del menù non le impedirebbe di mettere sempre il prezzo corretto.

Invece in un impresa in concorrenza monopolistica, la domanda per il prodotto risponde in maniera molto

meno netta a variazioni del prezzo, perciò fintanto che il prezzo è nel raggio generale giusto, la perdita data

dal non mettere il prezzo esatto non è troppo alta.

Se la perdita di profitti è minore del costo di cambiare i prezzi, l'impresa non cambierà il suo prezzo.

Quando i prezzi sono vischiosi le imprese reagiscono a variazioni della domanda cambiando la quantità di

produzione piuttosto che cambiare i prezzi.

Avendo potere di fissare i prezzi, le imprese fissano il prezzo dei beni applicando un mark-up al costo

marginale di produzione: P = (1+η) MC

Nel momento in cui fissano i prezzi, le imprese sanno quante unità venderanno se poi in corrispondenza del

prezzo fissato la domanda è maggiore, le imprese soddisfano la domanda a quel prezzo accrescendo i profitti

per via del mark-up.

Inoltre, dato che le imprese corrispondono salari di efficienza possono assumere più lavoratori per soddisfare

la domanda addizionale, dato che c'è un eccesso di offerta.

Ciò implica che l’economia possa produrre un ammontare di output che non è sulla retta FE nei periodi in cui

i prezzi non sono aggiustati, ossia il sistema economico è in grado di produrre un ammontare di output

superiore a quello di pieno impiego.

La domanda di lavoro delle imprese è dunque determinata dalla domanda del proprio prodotto, quindi la

domanda di lavoro si determina sul mercato dei beni e non sul mercato del lavoro.

e

CURVA DI DOMANDA EFFETTIVA DI LAVORO (Nd (Y))

Mostra la relazione fra l’output domandato dal sistema economico e la quantità di lavoro necessaria a

produrlo (a parità di produttività, stock di capitale e livello di impegno).

E' inclinata positivamente dato che le imprese necessitano di maggiore lavoro al crescere dell’output

addizionale da produrre Politica monetaria

La vischiosità dei prezzi determina la non neutralità della moneta.

Modello IS-LM

Nella versione keynesiana del modello IS-LM la curve IS ed LM sono le stesse.

Anche la retta FE è la stessa, però nel modello Keynesiano la retta FE differisce rispetto al modello classico

sotto due profili:

• Il livello di pieno impiego si raggiunge in corrispondenza dell’intersezione fra curva di domanda di

lavoro e la retta del salario di efficienza

• Mutamenti nell’offerta di lavoro non incidono sulla retta FE

La vischiosità dei prezzi implica che il sistema economico non deve essere necessariamente in equilibrio

generale nel breve periodo.

Nel modello Keynesiano il mercato delle attività si riequilibra velocemente e livello dell’output corrente è

determinato dalla domanda aggregata, quindi l'equilibrio del sistema economico è dato dall’intersezione fra

curva IS e LM.

Tuttavia dato che le imprese in concorrenza monopolistica sono disposte a soddisfare la domanda di beni a

livelli fissi di prezzi, l'output che si determina può essere diverso da quello di pieno impiego (corrispondente

alla retta FE).

Sotto l’ipotesi che il salario di efficienza è più alto del salario di equilibrio, esiste sempre una certa quantità

di disoccupazione e le imprese possono dunque variare il numero di occupati per soddisfare mutamenti del

livello di domanda senza variare il salario reale.

Cosa succede dunque se l’offerta nominale di moneta aumenta?

➢ Fa traslare la curva LM in basso a destra (da LM1 a LM2).

Con i prezzi fissi un aumento dell'offerta nominale (M) è anche un aumento dell'offerta reale (M/P)

Gli individui hanno maggiore moneta quindi acquistano attività non monetarie, questo causa una

diminuzione del tasso di interesse reale.

Se il tasso di interesse diminuisce, diminuisce il risparmio e aumentano i consumi e gli investimenti,

cioè aumenta la domanda.

Le imprese soddisfano la domanda aumentando la produzione (Y) aumentando l'occupazione senza

aumentare i salari reali visto che esiste una parte di lavoratori impiegabile.

Il punto di equilibrio di breve periodo è il punto F dove tasso di interesse reale è inferiore e l'output

domandato è maggiore del prodotto di pieno impiego.

Quindi la moneta nel breve ha impatto reale e non è neutrale.

Nel lungo periodo, imprese si accorgono che stanno producendo di più della quantità ottimale,

riducono l'offerta e aumentano i prezzi, curva LM trasla in alto al suo precedente livello (da LM2 a

LM1).

Il punto di equilibrio di lungo è il punto iniziale, quindi la moneta è neutrale nel lungo, la differenza

tra classici e keynesiani è la rapidità con cui avviene il processo di aggiustamento.

La moneta è neutrale nel lungo periodo ma non nel breve periodo:

• Aumento dell’offerta nominale di moneta è dunque una politica monetaria espansiva (allentamento

monetario o «easy» money) → Aumenta prodotto e occupazione

• Riduzione dell’offerta nominale di moneta è invece una politica monetaria restrittiva (stretta

monetaria o «tight» money) → Riduce prodotto e occupazione


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DETTAGLI
Esame: Macroeconomia
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (PORDENONE, UDINE)
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher stefano.ceschin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Cassetta Ernesto.

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