Letteratura dei paesi di lingua inglese LEA a.a. 2013/14
Valentina Minniti
Peter Carey (Bacchus Marsh, Australia, 1943)
Peter Carey è uno degli scrittori australiani più conosciuti e apprezzati nel panorama internazionale. Proviene dalla borghesia media dell’Australia; nasce a Bacchus Marsh, una cittadina situata a circa 50 km ad ovest di Melbourne, inizialmente abitata da centinaia di tribù aborigene e che fu colonizzata dagli inglesi intorno agli anni ’30 dell’Ottocento. Con grande difficoltà riuscirà ad imporsi sulla scena letteraria australiana e internazionale e all’interno della sua famiglia solo la sorella lo sosterrà sempre laddove, per sua stessa dichiarazione, i genitori e il fratello solo recentemente si sono avvicinati alle sue opere.
Pur essendo estranei alla sfera della letteratura e della scrittura creativa (la madre era casalinga e il padre gestiva una modesta concessionaria automobilistica), i genitori di Carey offrirono al figlio la possibilità di studiare nella migliore scuola della zona, la Greenlong Grammar School, una delle più prestigiose dell’Australia che gli permise di ricevere un’istruzione che verteva sullo studio delle lingue classiche, latino e greco, della geografia, della storia e della matematica, oltre che dell’inglese.
Carey emerge come uno studente molto capace e tranquillo, forse poco vivace, e viene sostenuto soprattutto nello studio della matematica pura. Diversamente da quanto si potrebbe presumere, le sue aspirazioni letterarie non emergono durante l’adolescenza, un periodo che vede Carey piuttosto incline a dedicarsi all’ambito scientifico. Terminata la scuola, Carey decide di iscriversi all’università in chimica, essendo la sua aspirazione quella di potersi specializzare eventualmente come chimico organico. Poco dopo opterà per un corso di zoologia, tuttavia in entrambi i casi otterrà risultati o scarsi o del tutto insoddisfacenti al punto da decidere di abbandonare gli studi e cercare piuttosto un impiego al fine di potersi affrancare economicamente dalla propria famiglia.
Verrà assunto presso un’agenzia pubblicitaria. In questo ambiente, Carey è circondato da scrittori e artisti che in generale si interessavano di letteratura e scrittura creativa, portandolo ad interessarsi sempre più alla narrativa e soprattutto alla produzione letteraria britannica e americana del primo Novecento, senza discostarsi dai grandi capolavori del canone occidentale. Secondo quanto lui stesso ha dichiarato:
“My education really began at this little advertising agency. I started to read. I read all sorts of things in a great huge rush. James Joyce and Graham Greene and Jack Kerouac and William Faulkner, week after week. No nineteenth-century authors at all. No Australian authors, because I thought they were worthless, of course—that’s colonial self-hatred. I read haphazardly but with great passion. I would sit there earnestly annotating Pound’s Cantos, for instance, almost building a wall between myself and the possibility of reading them” (2006).
Questo suo primo e vero e proprio literary training si verifica sotto l’ala di Barry Oakley, un docente di inglese molto istruito che sarebbe diventato un celebre scrittore, drammaturgo e curatore della sezione di letteratura di un periodico australiano. A questa figura Carey ha sempre riconosciuto il ruolo di “mentore”, senza il quale non sarebbe mai giunto a dedicarsi alla scrittura.
Carey si dedica fin dall’inizio alla composizione di romanzi. Tuttavia, i suoi primi tre romanzi sono immancabilmente rifiutati dalle case editrici. A detta dell’autore, era la mancanza di un’esperienza vera e propria nell’ambito della scrittura creativa, e la difficoltà che una struttura ampia e complessa come quella che un romanzo richiede, a stare alla base dei suoi primissimi insuccessi letterari. Un primo segno di miglioramento si registra a tal proposito quando Carey inizia a dedicarsi alla composizione di racconti brevi o short stories.
In breve tempo è allestito un volume di racconti pubblicato in Australia col titolo The Fat Man in History del 1974, che registrò un successo considerevole al punto da promuovere sia la pubblicazione di un secondo volume di racconti, War Crimes (1989), che di un romanzo, Bliss (1981). Il successo ottenuto dal romanzo, tradotto in italiano come Estasi, Frassinelli 2003, fu immediato e di vaste proporzioni così da riportare Carey sulla strada vera e propria del romanzo.
Il romanzo e l'esplorazione dell'identità
Sebbene riconosca tanto il valore quanto il peso che questo genere ha avuto nella sua ascesa al successo, l’autore ha dichiarato, infatti, di non avere attualmente in progetto la composizione di short stories in quanto:
“I had become addicted to the dangers and pleasures of the novel. A novel is a lot more fun. It’s so much more interesting. You go so far beyond what you know and what you think” (2006).
Carey, infatti, riconosce nel romanzo un genere che permette all’autore di esplorare un’idea, un’immagine, una qualsiasi fonte di ispirazione immaginando personaggi, luoghi, situazioni in un vorticare di concatenazioni che l’autore scrive senza tuttavia conoscerne l’esito ultimo:
“It’s like standing on the edge of a cliff. This is especially true of the first draft. Every day you’re making up the earth you’re going to stand on. Normally I know what I want to achieve in a chapter, and I have an idea about where events should take place and I’ll have some rough idea of the characters involved. But I might not have fully invented the place. And I certainly won’t fully know the characters. So in the first draft, I’m inventing people and place with a broad schematic idea of what’s going to happen. In the process, of course, I discover all sorts of bigger and more substantial things. Within those successive drafts, my characters keep on doing the same things over and over; it’s like some hellish repetition of events. But the reasons they do them gradually become more complex and layered and deeply rooted in the characters. Every day’s a miracle: Wow, I did that, I didn’t know any of that yesterday” (2006).
Da allora Carey si dedica quasi esclusivamente alla scrittura, anche dopo il suo trasferimento a New York nel 1990, dove attualmente risiede. I suoi interessi vertono principalmente sul romanzo ma ha anche pubblicato un’opera di narrativa per ragazzi, una raccolta completa dei suoi racconti e si sta attualmente dedicando alla composizione di un nuovo romanzo. Negli ultimi anni ha abbandonato la carriera nel ramo pubblicitario ed ha tenuto nel 2003 un corso di scrittura creativa in America per lo Hunter College. Le sue pubblicazioni di non-fiction riguardano principalmente la saggistica, l’adattamento di alcune opere per il cinema o il teatro, interviste, articoli per riviste e periodici.
È tra gli autori più criticati e antologizzati della scena contemporanea al punto che la mole bibliografica a lui relativa è superiore ai 1200 testi. Infine, per le sue opere ha ricevuto moltissimi premi e riconoscimenti letterari ed è, insieme a Coetzee e Hilary Mantel, il solo autore ad aver vinto per ben due volte il Booker Prize, dapprima per Oscar and Lucinda (1988) e in seguito per The History of Kelly Gang (2001). La sua celebre riscrittura delle Grandi Speranze di Dickens, Jack Maggs (1997), gli è valsa il CommonWealth Writers Prize come miglior libro.
Opere principali
- Estasi (Bliss, 1981) Frassinelli, 2003.
- Illywhacker (1985).
- Oscar e Lucinda (Oscar and Lucinda, 1988) Longanesi, 1990.
- L'ispettrice delle tasse (The Tax Inspector, 1991) Longanesi, 1993.
- The Unusual Life of Tristan Smith (1994).
- Jack Maggs (1997) Frassinelli, 1999.
- La ballata di Ned Kelly (True History of the Kelly Gang, 2000) Frassinelli, 2002.
- Falso d'autore (My Life as a Fake, 2003) Frassinelli, 2005.
- Furto: una storia d'amore (Theft: A Love Story, 2006) Feltrinelli, 2007.
- Piccolo fuorilegge (His Illegal Self, 2008) Feltrinelli, 2009.
- Parrot e Olivier in America (Parrot and Olivier in America, 2009) Feltrinelli, 2011.
- La chimica delle lacrime (The Chemistry of Tears, 2012) Bompiani, 2013.
Carey e la letteratura
Carey può essere annoverato fra gli scrittori contemporanei in lingua inglese. Lui stesso si sorprende di vedersi inserito all’interno di categorie quali “scrittori postmoderni”, “scrittori postcoloniali” o “scrittori del CommonWealth”. Tuttavia, egli stesso ammette di sentirsi vicino a diversi autori contemporanei, fra cui Salman Rushdie tra gli autori post-coloniali e Ian McEwan tra i postmoderni. Carey sostiene di avere qualcosa in comune con questi autori, non ultimo chiaramente l’inglese, veicolo linguistico della sua narrativa. Inoltre, Carey afferma contemporaneamente di essere uno scrittore avente delle responsabilità verso un pubblico piuttosto ampio, britannico, europeo, americano e così via.
Nonostante ciò, Carey afferma di scrivere le sue opere rivolgendosi principalmente, se non soprattutto, ai lettori australiani. Questo perché attraverso i suoi romanzi Carey si preoccupa principalmente di far emergere una “literary Australian voice”, traendo spunto da personaggi storici e realmente esistiti, concentrandosi su momenti o situazioni storiche o eventi tipici della storia australiana. Tuttavia, è difficile parlare di romanzi storici veri e propri dato che gli elementi storici costituiscono un contorno rispetto al soggetto vero e proprio: the making of an Australian National identity.
Difatti, Carey sostiene come sia difficile ancora oggi parlare di un senso di identità nazionale australiana a causa della mancata accettazione delle origine stesse del concetto stesso da parte degli australiani. Le vicende storiche che hanno portato alla costituzione dell’Australia così come la conosciamo oggi possono essere riassunte nell’espressione “furto di identità” e di conseguente “rootlesness”.
Infatti, la colonizzazione dell’Australia da parte dell’impero britannico prese avvio all’interno di un programma volto a favorire lo svuotamento delle carceri inglesi. Il problema del sovraffollamento delle prigioni inglesi risultava essere una piaga sociale che iniziò ad emergere tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, in concomitanza con l’ascesa dell’Inghilterra come potenza commerciale e coloniale. Alla crescente ricchezza della borghesia facevano riscontro un degrado e una povertà estrema tra le classi più basse che sfociavano ripetutamente in ulteriori problematiche quali la criminalità, il banditismo, la prostituzione, ecc.
La crescita esponenziale della popolazione inglese andò a incrementare notevolmente il numero dei cosiddetti marginali, al punto da risultare una vera e propria piaga all’interno della società inglese. Il sistema legale britannico era all’epoca ancora molto arretrato al punto che l’arresto e la condanna a morte per impiccagione, largamente praticati, potevano essere applicati anche nel caso di reati considerati minori, come il furto di una stoffa o di merce di scarso valore.
Per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri inglesi spesso la condanna a morte era mutata in una condanna all’esilio e alla deportazione a vita, prevedendo l’esecuzione della pena capitale in caso di ritorno in patria. Era così possibile allontanare dalla madrepatria una massa enorme di marginali pericolosi garantendo una sicurezza maggiore. Inizialmente, ovvero sul finire del Settecento, la deportazione avveniva verso l’America.
Il romanzo inglese del periodo offre un esempio puntuale con The Fortunes and Misfortunes of the famous Moll Flanders (che nacque a Newgate e durante una vita di continui cambiamenti per una sessantina d'anni dopo l'infanzia, fu per dodici anni prostituta, cinque volte moglie (compresa una volta con suo fratello), dodici anni ladra, otto anni delinquente deportata in Virginia; alla fine divenne ricca, visse onestamente e morì pentita. Trascritto dalle sue memorie) di Daniel Defoe la cui protagonista, nata nel carcere di Newgate (simbolo del sistema legale inglese), finirà per ritornarvi come condannata a morte/alla deportazione e potrà ricostruirsi una nuova vita e identità fino a sfociare nel successo economico in America come signora di una piantagione.
In seguito, con lo scopo di trovare risorse umane da destinare alla colonizzazione dell’Australia, recentemente sottratta agli olandesi, l’impero britannico diresse i condannati alla deportazione a vita verso un continente quasi del tutto inesplorato e pieno di rischi. Le carceri inglesi furono pertanto svuotate di tutti i marginali/criminali, donne, uomini, bambini e così via che furono allontanati dalla madrepatria e condotti, su quelle che erano state delle navi negriere, verso un’altra parte del mondo.
Se l’esperimento fosse fallito, il costo in termini di vite umane sarebbe stato considerato minimo dal momento che si trattava di semplici “criminali pericolosi”. A questo punto Carey mette in discussione non solo l’operato della madre patria, che attraverso un processo di dislocazione spaziale ha derubato i suoi cittadini della propria identità, ma anche le conseguenze che questa operazione di colonizzazione ebbero sulle popolazioni locali:
“When my country began the European phase of its history there had already been some fifty thousand years of aboriginal settlement. Then this penal colony arrives and marks the beginning of what is called Australia. This was the traumatic moment of the nation’s birth, and the moment of its birth affects it forever. We grew up denying it, of course. Certainly it never occurred to us that the land was stolen, or that we had anything to do with the agony of the transported convicts. When we imagined who we were, we somehow imagined ourselves on the soldier’s end of the whip” (2006).
La questione dell’identità e dell’assenza di radici storico-culturali positive è pregnante e costituisce uno dei temi maggiormente presenti nelle opere di Carey, come l’autore stesso ha dichiarato tramite l’azione di personaggi che sono spesso e volentieri degli orfani. Questa caratteristica nei romanzi di Carey è ricondotta dall’autore stesso al suo essere stato un giovane studente lontano dal nucleo familiare di origine durante gli anni trascorsi al college e alla sua successiva condizione di espatriato in America (un paese con il quale l’Australia condivide uno sviluppo simile sul piano coloniale e verso la corsa all’indipendenza e alla costruzione di una vera identità).
A tal proposito Carey scrive:
“I […] never felt I was being exiled or sent away. No one could have guessed that the experience would finally produce an endless string of orphan characters in my books. It took me ages to figure that out. I thought the orphans were there because it’s just easier—you don’t have to invent a complicated family history. But I think in retrospect that it’s not a failure of imagination. I’m writing a book now about an orphan. But it’s also the story of Australia, which is a country of orphans. I have the good fortune that my own personal trauma matches my country’s great historical trauma. Our first fleet was cast out from “home.” Nobody really wanted to be there. Convicts, soldiers were all going to starve or survive together” (2006).
L’Australia è dunque la terra sconosciuta nella quale è possibile costruirsi una nuova identità e un nuovo futuro in libertà rispetto alla condizione precedente vissuta in Inghilterra. Tuttavia, la condizione di criminale e condannato che sta all’origine della colonizzazione dell’Australia pesa fortemente sulla coscienza degli australiani di origine britannica ancora oggi, impedendo loro di trovare una vera e propria voce. La problematica è trattata largamente dagli scrittori e romanzieri australiani che tentano di esplorare...
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