Cap 1: Che cos'è l'innovazione?
Il fondatore dell'economia dell'innovazione: Schumpeter
Joseph Schumpeter è stato il primo a esaminare in modo ampio il ruolo dell'innovazione nelle moderne economie industriali. Schumpeter considera l'innovazione come la determinante principale del mutamento industriale, e quindi come un fattore fondamentale della crescita economica di un paese e della competitività delle imprese.
Per l'economista austriaco bisogna distinguere innovazione da invenzione:
- L'invenzione rimane qualcosa di meramente scientifico e tecnologico.
- L'innovazione, invece, consiste nel far qualcosa di nuovo nel sistema economico, e non deriva necessariamente da un'invenzione. Infatti, per S. "l'innovazione è possibile senza una invenzione corrispondente".
L'innovazione consiste in nuove combinazioni di mezzi di produzione, cioè nell'introduzione di nuovi beni e/o di nuovi metodi di produzione, nella creazione di nuove forme organizzative, nell'apertura di nuovi mercati e nella conquista di nuove fonti di approvvigionamento.
L'innovazione non è altro che una risposta creativa, che si verifica "ogniqualvolta l'economia o un settore, od alcune aziende di un settore fanno qualcosa di diverso, qualcosa che è al di fuori della pratica esistente".
L'innovazione può avvenire in imprese di ridotti o di grandi dimensioni. Nel caso di innovazione da parte di un'impresa piccola, l'attore principale del processo innovativo è il singolo individuo, ossia l'imprenditore. Tale situazione caratterizza il capitalismo concorrenziale del 19esimo secolo. In caso di innovazione da parte di una grande impresa, la grande impresa burocratizzata diventa la sede principale dell'innovazione. Tale situazione caratterizza il capitalismo trustificato del 20esimo secolo.
L'innovazione genera un profitto, che però è temporaneo. Esso può perdurare nel tempo se l'attività innovativa dell'impresa viene sostenuta. In caso contrario, esso scompare in seguito alla reazione delle altre imprese, e questo si verifica sia nel capitalismo concorrenziale, che in quello trustificato.
Nelle sue opere, ciò che a S. preme sottolineare è la centralità dell'innovazione nella dinamica economica, la discontinuità e la disarmonia del mutamento industriale e l'importanza dell'imprenditore nel processo innovativo. S. caratterizza l'innovazione come un "processo ad esito incerto". L'innovazione, cioè la reazione creativa, ha secondo S. almeno tre caratteristiche essenziali:
- Può essere compresa solo ex post, e non lo può essere mai ex ante, cioè non può essere prevista applicando le regole ordinarie di inferenza dei fatti preesistenti.
- Concetto di "incertezza non misurabile": l'innovatore non conosce neppure la distribuzione di probabilità relativa ai possibili risultati della sua attività innovativa. E tale incertezza riguarda soprattutto le innovazioni radicali (1% delle innovazioni), e in misura molto inferiore quelle incrementali (99%). Durante il processo innovativo, l'imprenditore ha una razionalità limitata: non può afferrare esaurientemente tutti gli effetti e le ripercussioni dell'impresa progettata.
- Le invenzioni, secondo S., non rimangono eventi isolati e non sono distribuite in modo uniforme nel tempo, ma tendono al contrario ad ammassarsi e a sorgere in grappoli. Inoltre, tendono a concentrarsi in certi settori e nei loro dintorni.
Per quanto riguarda l'ultimo punto, si distinguono nella storia i cicli storici dell'innovazione. Alle innovazioni tessili e all'introduzione della macchina a vapore è seguita l'introduzione della ferrovia e dell'acciaio (1790-1840), per giungere infine alle innovazioni chimiche (1840-1900) e alle applicazioni dell'elettricità e del motore a combustione interna (1900-1950). Seguono le scoperte inerenti l'elettronica (1950-1990) e dal 1990 in poi quelle riguardanti la biotecnologia, i nuovi materiali e le tecnologie ambientali.
Infine, S. analizzò la dinamica innovativa di un'industria distinguendo tra imprese piccole e grandi, ma anche tra giovani e vecchie. In molti casi tali categorie si sovrappongono: la nuova impresa è piccola, la vecchia impresa è grande. Per S. l'età dell'impresa riveste importanza anche nello spiegare il livello innovativo e l'investimento in nuove tecnologie. Infatti, per S. le vecchie imprese cercano di sopravvivere e contrastare le nuove imprese sia con l'imitazione, sia con innovazioni incrementali.
Nel primo caso (imitazione), le imprese esistenti/vecchie per un certo tempo continuano come prima e poi reagiscono adeguandosi al nuovo stato di cose sotto pressione della concorrenza. Nel secondo caso le vecchie imprese diventano innovative. L'innovazione è per S. un processo di distruzione creativa: distrugge l'esistente e crea il nuovo.
Critiche a Schumpeter
- Non dà molta importanza al ruolo della scienza.
- Si focalizza principalmente sulle innovazioni radicali.
- Non esamina il ruolo centrale del cambiamento.
Neoclassici vs evolutivi
In questi anni due scuole di pensiero si confrontano nell'analisi delle caratteristiche, determinanti e conseguenze dell'innovazione e del cambiamento tecnologico: i neoclassici e gli evolutivi. Entrambi sottolineano che:
- Le opportunità scientifiche e tecnologiche di un'industria influiscono sul tasso di progresso tecnologico: elevate opportunità generano un alto tasso innovativo e viceversa.
- Gli incentivi tecnologici hanno un ruolo chiave nello stimolare l'innovazione. In particolare, l'appropriabilità dei risultati influisce molto sullo sforzo innovativo delle imprese perché l'innovatore è in grado di ottenere i profitti e bloccare l'imitazione.
- Le condizioni di domanda influiscono sul tasso di innovazione: se la domanda è di elevate dimensioni o in crescita, le imprese sono più incentivate a spendere in R&S.
- Esiste una relazione tra struttura di mercato e innovazione e tale relazione è endogena: è vero che una struttura di mercato più concentrata genera un tasso di progresso tecnologico più elevato, ma quest'ultimo a sua volta modifica molto la struttura del mercato.
Diversità:
| Neoclassici | Evolutivi |
|---|---|
| Pongono attenzione all'equilibrio del sistema economico. | Sono più interessati a situazioni del sistema economico in condizioni di non equilibrio. |
| Pongono attenzione sia all'aspetto statico che dinamico. | Sono più interessati ai processi di innovazione, generazione di varietà e selezione, e alle dinamiche associate. |
| Sono poco interessati ai processi di aggiustamento verso l'equilibrio. | Per loro la fase di transizione è molto importante. |
| Considerano la tecnologica come informazione multidimensionale e legata alla conoscenza. | Considerano la tecnologia come conoscenza. |
| Pongono molta enfasi sulle strategie di impresa. | Si concentrano sulle competenze e sulla varietà dei comportamenti, dell'organizzazione e delle tipologie di impresa. |
| Considerano l'apprendimento come acquisizione di informazioni e come il risultato dell'esperienza (learning by doing). | Apprendimento come accumulazione di conoscenza, processo multidimensionale e problem solving. |
| Nei modelli neoclassici le imprese non hanno storia (a-storiche) e spesso sono svincolate dal contesto istituzionale o settoriale in cui operano (a-contestuali). | Per gli evolutivi invece le imprese sono molto legate ai contesti storici settoriali, tecnologici e istituzionali in cui operano. |
| Le imprese neoclassiche agiscono con una razionalità sostanziale: vi è perfetta informazione, il comportamento è massimizzante. | Le imprese evolutive hanno razionalità limitata e un comportamento soddisfacente. |
| Per quanto riguarda l'attività di R&S esistono fallimenti del mercato dovuti alla presenza di beni pubblici, indivisibilità, esternalità e alla difficoltà di appropriabilità: lo stato interviene (intervento pubblico) con il sistema brevettuale e con sussidi. | In ottica evolutiva, invece, esistono dei trade-off di vario tipo di cui il policy-maker deve tener conto. Inoltre, un ruolo chiave nel processo innovativo è giocato dalle istituzioni e dai sistemi innovativi nazionali. |
Definizioni
Il cambiamento tecnologico si può spiegare usando una funzione di produzione: la tecnica è un punto situato su un isoquanto; mentre la tecnologia è rappresentata da tutto l'isoquanto. Il cambiamento tecnologico è lo spostamento della funzione di produzione nel tempo, cioè lo spostamento dell'isoquanto verso l'origine. Se scriviamo la funzione di produzione nel seguente modo: Q = f(K, L, t), essa collega l'output Q all'ammontare di capitale K, lavoro L e tecnologia t. Secondo questa definizione, il cambiamento tecnologico è di due tipi:
- Incorporato, cioè legato all'introduzione di nuovi beni capitali K o di capitale umano più avanzato L.
- Disincorporato, cioè legato a t e indipendente dall'investimento in nuovo capitale o lavoro.
Il cambiamento si definisce poi:
- Neutrale se lo spostamento della funzione di produzione lascia immutati il rapporto tra capitale K e lavoro L.
- Labour saving se la quota relativa del lavoro diminuisce.
- Capital saving se la quota del capitale diminuisce.
Differenza tra scienza, tecnologia e tecnica
Esistono due diversi modi di vedere la relazione tra scienza, tecnologia e tecnica.
- Il primo è quello che sottolinea la diversità quanto a contenuto ed output (distinzione tradizionale).
- La scienza sviluppa conoscenza astratta e a-finalizzata.
- La tecnologia è la finalizzazione del sapere scientifico a fini utili ed obiettivi specifici.
- La tecnica è la materializzazione della scienza e della tecnologia in progetti, macchine e prodotti.
- Una più recente distinzione sottolinea come la differenza tra scienza e tecnologia sia legata ad una diversa organizzazione sociale e a diversi incentivi e regole del gioco.
- La scienza è un bene pubblico: la comunità scientifica ha l'obiettivo di pubblicizzare i risultati per ottenere fama e notorietà scientifica.
- La tecnologia è un bene privato: nella comunità tecnologica vige la non pubblicizzazione dei risultati ma la segretezza.
Innovazione
Da Schumpeter in poi, la distinzione tra innovazione e invenzione è legata alla realizzazione tecnica e quindi allo sfruttamento commerciale dell'idea. In questa prospettiva:
- L'invenzione è una nuova idea, un nuovo sviluppo scientifico oppure una novità tecnologica che non è stata ancora realizzata tecnicamente e materialmente. La nascita dell'invenzione è spesso casuale e non indotta da motivazioni economiche o competitive.
- L'innovazione, al contrario, è la realizzazione dell'invenzione in un nuovo prodotto o processo produttivo e il suo sfruttamento commerciale. L'innovazione comprende quindi la progettazione (design), la realizzazione fisica, la commercializzazione dell'invenzione (marketing).
Non tutte le invenzioni diventano innovazioni e molte innovazioni non derivano direttamente da invenzioni. Le innovazioni si possono distinguere in base al grado di novità rispetto alla tecnologia, alla organizzazione e alla domanda esistenti:
- Innovazioni incrementali (99%) = comportano il miglioramento di un processo, prodotto o servizio rispetto ad un design dominante, architettura di prodotto, processo produttivo e domanda esistenti.
- Innovazioni radicali (1%) = rappresentano una rottura con i prodotti o processi esistenti, da queste innovazioni alcune volte si originano nuove industrie o segmenti di mercato.
L'innovazione può riguardare i prodotti (innovazione di prodotto) o i processi produttivi (innovazione di processo).
C'è poi una differenza tra innovazione e diffusione. La diffusione è il processo di adozione di un'innovazione da parte delle imprese utilizzatrici o dei consumatori. Essa quindi si riferisce alla rilevanza economica che l'innovazione acquista nel tempo nel sistema economico.
Fonti dell'innovazione (da dove nasce l'innovazione?)
- R&S = attività organizzata e formalizzata da parte delle imprese e altre organizzazioni, finalizzata all'introduzione di innovazioni. La R&S è stata introdotta nella seconda metà dell'ottocento e ha avuto importanza crescente. Rappresenta la più grossa invenzione organizzativa dal capitalismo in poi perché con la R&S si fa del cambiamento una funzione aziendale (prima l'innovazione era casuale!).
- L'attività di R&S è suddivisibile in tre fasi, non necessariamente sequenziali:
- Ricerca di base = finalizzata ampliamento della conoscenza scientifica, non è orientata all'ottenimento di un obiettivo preciso e definito a livello di prodotto o processo produttivo (à astratta, fatta per lo più da università e grandi centri di ricerca).
- Ricerca applicata = utilizza conoscenze scientifiche o genera nuove conoscenze tecnologiche per la creazione di nuovi prodotti e processi produttivi (à focus su singoli processi).
- Sviluppo = riguarda la fase più a valle della ricerca e consiste nella effettiva realizzazione di un nuovo prodotto o processo (à focus su prodotto/processo).
L'importanza delle tre fasi varia da industria e industria e possono essere svolte da diversi tipi di organizzazioni. Solitamente, la ricerca di base è fatta da università e grandi centri di ricerca e la ricerca applicata e lo sviluppo dalle imprese. Tuttavia, alcune grandi imprese fanno ricerca di base. Perché?
- Lo fanno le imprese diversificate per ridurre il rischio totale e avere ricadute molto ampie sull'innovazione; questione di immagine e visibilità sociale: immagine di un'impresa che fa progredire la ricerca.
- L'attività di R&S è suddivisibile in tre fasi, non necessariamente sequenziali:
- L'apprendimento per esperienza (learning by doing) non formalizzato in R&S costituisce un'altra fonte di innovazione.
- Contesto competitivo.
- Domanda / consumatori / utilizzatori.
- Imprenditori.
- Contesto culturale.
Il processo innovativo
L'innovazione è il risultato di un processo che ha una sua dinamica temporale e che ha fasi distinte, al termine del quale viene generato un nuovo prodotto o un nuovo processo produttivo. Vi sono tre modelli diversi:
- Processo innovativo come sintesi cumulativa di fasi diverse (cognitiva, organizzativa, tecnologica)
- Percezione del problema (dimensione cognitiva)
- Preparazione e attivazione di skill (dimensione organizzativa)
- Atto inventivo
- Revisione critica nel contesto (feedback del mercato)
- Modello lineare del processo innovativo, in cui la ricerca sta a monte del processo: si parte dalla ricerca di base, si prosegue con l'applicata e poi con lo sviluppo, che introduce il nuovo prodotto. A questo punto il nuovo artefatto sarà prodotto su larga scala e commercializzato. In questa rappresentazione la sequenza è definita e la direzione univoca.
- Modello a catena (Kline e Rosenberg): Una volta individuato il mercato potenziale, inizia il processo innovativo. Il cuore dell'innovazione è qui il design analitico, che consiste nell'analisi di nuove combinazioni di parti di conoscenza o di componenti esistenti. L'innovazione non rappresenta quindi una novità in termini assoluti, ma una intelligente e nuova ricombinazione dell'esistente. Il design viene poi testato, modificato e commercializzato in forma di prodotto finito. Inoltre, oltre alla catena centrale, vi sono dei feedback che operano lungo tutta la catena. Opera su tutta la catena anche il processo di ricerca.
N.B.: i modelli si applicano a contesti diversi: lineare nell'industria farmaceutica; a catena nell'industria elettronica.
Cap 6: L'impresa innovativa
Tecnologia come informazione
I neoclassici considerano la tecnologia come informazione. Di conseguenza, se la tecnologia è informazione, allora è anche:
- Disponibile liberamente.
- Duplicabile a costo zero.
- Di facile trasferimento tra le imprese.
Ma la tecnologia diventa caratterizzata anche dal "paradosso di Arrow", secondo cui l'informazione, una volta rivelata, perde il suo valore e quindi la tecnologia ha un'automatica diffusione. Es: l'impresa A introduce un'innovazione e la vuole vendere a B, che però prima vuole sapere di cosa si tratti. Quando A glielo spiega, dato che è un'informazione, l'ha già trasferita automaticamente a B, che quindi non la compra. Per far fronte al paradosso di Arrow, la soluzione è il brevetto che protegge l'innovazione. In questo modo A avrebbe la proprietà dell'innovazione che quindi non trasferirebbe a B.
Tecnologia come conoscenza
Gli evolutivi considerano invece la tecnologia come conoscenza. Anzitutto, la conoscenza è legata alla comprensione, elaborazione ed assimilazione d... (il testo continua)
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Riassunto esame Industry Analysis, prof. Garavaglia
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Riassunto esame Industry Analysis 2, prof. Garavaglia
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Riassunto Informatica
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Riassunto Sociologia