Il ruolo del cattolicesimo e del paganesimo nel medioevo
L'argomento paganesimo in generale è molto vasto e complesso. Va evidenziato innanzitutto il ruolo pesantissimo del proselitismo cattolico (molto più invasivo e fanatico di quello ortodosso) durante il medioevo quando la chiesa di Roma nella sua espansione economica tentò in varie riprese di fagocitare l’ortodossia e, allo stesso tempo e in tutti i modi, di ottenebrare il paganesimo.
Con i reboanti e continui proclami dalla sede papale contro i pagani si misero insieme persino eserciti "santi" crociati per combattere le cosiddette eresie e qualsiasi altra fede tradizionale, non accettando per queste ultime che esse potessero esser messe sullo stesso piano di una religione indipendente e autonoma come quella cristiana e anzitutto non concedendo alcuna alternativa per i credi imperanti nei nuovi territori nordici che si andavano conquistando.
Nel periodo storico che va dal 1000 al 1500 qualsiasi tipo di concorrenza religiosa venne considerato nocivo e fu combattuto ovunque e comunque con veemenza. Ciò naturalmente portò ad un rafforzamento degli odi reciproci e non soltanto fra le due grandi centrali cristiane (Roma e Costantinopoli) per l’accaparramento dei possibili catecumeni, ma anche fra i piccoli gruppi pagani locali, ciascuno geloso delle proprie origini e mal disposto a passare sotto un nuovo regime ideologico-politico.
Rinascita moderna del paganesimo
Per fortuna in questi ultimi anni sono stati pubblicati lavori molto puntuali e meticolosi sull’argomento chiesa cattolica e lotta contro il paganesimo e ci si è resi conto che quest’ultima fede, primordiale e in fin dei conti ecologica, sta ritornando in auge in tutta Europa a dispetto delle pretese cattoliche di reclamare per Roma l’unica fonte delle "radici cristiane europee".
In Italia già questo rigurgito pagano è cominciato alcuni anni fa quando si legalizzarono maghi e stregoni e si riconobbero i culti esoterici e i miracolosi guaritori. Oggi però nel nord europeo germanico e protestante le antiche credenze come la Wicca stanno tornando alla ribalta e, in particolare nel mondo slavo, le vecchie feste agricole pagane ritornano rivissute un po’ con troppa fantasia in Ucraina e nel nord russo.
Persino fra i popoli dell’Asia centrale dopo il frantumarsi dell’URSS, malgrado l’ateismo di stato, le genti siberiane e centro-asiatiche mantenutesi buddiste o musulmane in superficie hanno riscoperto lo sciamanesimo buriato, ad esempio, ancora una volta sorge il desiderio di ritornare ai vecchi modi di guardare al mondo senza dover passare per forza attraverso la mediazione delle religioni tradizionali o dei poteri politici ideologizzati (come quasi-religioni).
La situazione in Italia
Certo, in Italia la questione è delicata e scabrosa. Qui ha sede la centrale cristiana più potente e perciò richiede molto coraggio porre paganesimo e cristianesimo, religione del diavolo e religione di Dio, in un confronto "paritario", ma nuove verità storiche sono recentemente emerse in area protestante che non possono essere messe da parte.
Occorre avvertire che la parola russo che s’incontrerà molto spesso, non ha molta attinenza con una nazionalità ben definita, ma indica esclusivamente durante il medioevo un abitante slavo (o assimilato) delle terre russe e la sua lingua. Aggiungiamo che la parola russa più corrente per paganesimo è jazyc’estvo traducibile con appartenenza ad un certo popolo nel senso che chi lo pratica non appartiene al "popolo cristianizzato", ma ad un altro diverso. Un’accezione quindi semanticamente molto più ampia di paganus e non così negativa.
La parola russa è dell’XI sec. e si rifà alla divisione dei popoli riconoscibile attraverso le diverse lingue nella leggenda biblica della torre di Babele e perciò è anche una tacita testimone di una situazione multietnica della terra russa che non sempre la centrale cristiana di Kiev (e poi quella di Mosca) seppe affrontare con successo, rassegnandosi a tentare di tener separate la cultura urbana (minima, in confronto all’urbanizzazione massiccia nel medioevo occidentale) dalla cultura contadina e condannandosi in questo modo a dover sopportare la cosiddetta doppia-fede (dvojeverje) fino al XIX sec. d.C.
Il concetto di divinità e religione
Esiste poi il problema intrinseco (italiano, ma non solo) dell’essere convinti che i concetti di dio, religione etc. elaborati in duemila anni di cristianesimo siano dei concetti assoluti e indiscutibili e che qualsiasi altra idea sugli stessi "oggetti di discussione" è classificata in modo ostile di rango inferiore e a noi sempre aliena. Idolatra, pagano, politeista, animista, non credente etc. sono tutte parole spesso vengono usate con forti negatività e sviano ogni ricerca in merito.
Nel passato furono introdotti dagli etnografi europei molti termini ambigui allo scopo di distinguere le religioni dominanti sedicenti portatrici di verità e di etiche universali dalle altre sparse nel mondo coloniale. Di conseguenza un termine come animismo (ogni oggetto ha una natura viva e divina) ascritto più spesso al paganesimo nordico e alla sua mitologia ha avuto una sua ragion d’essere esclusivamente nel porre quelle credenze su un gradino più basso per svalutarle sul ricco mercato delle idee.
Mito e mitologia
Perché una mitologia, per il fatto d’esser pagana, deve essere ostracizzata come "superstizione", parola che, seppur carica di significati negativi in quasi tutte le lingue europee, significava pratica religiosa esistente al di là dei riti ammessi dallo stato imperiale romano?
Mito e Mitologia sono parole derivate dal greco che indicano peraltro ora un racconto orale ora una loro raccolta organica. Attenzione però, mentre il paganesimo greco-romano e la sua mitologia erano tenuti in ottima stima dal pensiero cristiano almeno quali predecessori del "sapere medievale" (la Santa Sofia), per i popoli nordici su questo argomento tutto resta pressoché sconosciuto.
Ammettere l’esistenza di una loro propria mitologia presso queste genti in quel periodo storico era impossibile giacché si sarebbe attribuita loro una civiltà alla quale non avevano ancora diritto. Eppure il cristianesimo era nato e stava fiorendo a spese della civiltà greco-romana, radicata e antica con la sua religione di stato pagana a fondamento del potere (Giulio Cesare, ad esempio, assunse il ruolo sacrale altissimo di Pontifex Maximus nel 63 a.C.).
La chiesa però in ascesa all’interno del potere dell’Impero impose prima d’ogni altra cosa che si lasciasse il maggior spazio al Dio maggiore di tutti, quello cristiano, e in più, giacché i confini dell’Impero per molti anni ancora rimasero il Vallo di Adriano in Inghilterra e nella Mitteleuropa il bacino del Reno e dell’ Elba, fece sì che delle mitologie dei popoli slavi e baltici (o delle steppe) si continuasse a parlare sempre meno.
Le mitologie romane e il cristianesimo
Di fatto i romani avevano una mitologia ufficiale ben elaborata in un corpus letterario importante e sistematizzato da secoli. Il loro pantheon pre-cristiano per di più si arricchiva di nuovi dèi ogni qualvolta l’Impero conquistava una regione nuova col suo popolo e, seppur raramente, i romani qualche peculiarità delle religioni dei loro sudditi e degli dèi rispettivi la annotavano. Ad esempio Plinio il Vecchio o Tacito scrivono delle credenze germano-baltiche.
Comunque sia, gli scontri fra i centri di propaganda cristiani e i focolai pagani furono frequentissimi, sebbene gli osservatori contemporanei li considerassero episodi di secondo ordine. Potremmo già partire da Gregorio Magno che nel VII sec. d.C. fu uno dei primi ad avere notizie sugli slavi in movimento migratorio verso il sud di prima mano in una corrispondenza con Massimo, vescovo di Tessalonica.
Quattro secoli dopo il cristianesimo invece appare in regresso mentre i pagani non sono assolutamente scomparsi. Anzi, lustrati dalla benedizione con acqua santa cristiana, perseverano imperterriti nelle loro religioni e nei loro riti, talvolta nella clandestinità. Nuovi espedienti furono perciò implementati da Roma (e da Costantinopoli) per aggirare il problema delle conversioni troppo forzate e per smorzare in qualche modo l’odio reciproco.
Gregorio Magno tentò di circoscrivere l’ostilità ideologica con i pagani raccomandando non tanto di combattere usi e costumi o di distruggere luoghi di culto eventuali e di eliminarli con la forza (malgrado tutto, le armi non furono mai bandite), quanto invece di integrarli negli usi e nella morale cristiana assimilando possibilmente le loro feste e i loro riti sotto la protezione dei santi venerati dalla chiesa (a volte inventandone di nuovi all’uopo).
Se si tiene conto che il cristianesimo era una "religione cittadina" e che in quel tempo era all’acme del successo, quella soluzione suggerita allora era la migliore crescente visto che la nuova fede comportava sempre l’assoggettamento ai poteri secolari sponsorizzati dalla stessa chiesa.
Il neopaganesimo
Il neopaganesimo è, invece, un movimento spirituale che abbraccia un'eterogenea varietà di nuovi movimenti religiosi, ispirati ad una ripresa delle antiche spiritualità pagane. Tale movimento si è sviluppato principalmente in occidente nel corso della seconda metà del Novecento. Le religioni incluse nel movimento spaziano da filosofie di vita che si richiamano ad una continuità con passate esperienze religiose politeiste a sistemi di credenza totalmente nuovi, sincretici e universalistici definiti per tali caratteristiche come eclettici.
Sebbene la visione del mondo, della teologia e dell'essere umano vari profondamente tra una religione neopagana e l'altra, esiste una tacita condivisione di un approccio naturalistico e umanistico all'esistenza. I movimenti neopagani sono spesso definiti come religiosità della terra.
Origini e diffusione del neopaganesimo
Il termine neopaganesimo è un neologismo basato sul termine paganesimo popolarizzato a partire dal 1968 con la pubblicazione dei primi numeri del Green Egg, rivista neopagana gestita dalla chiesa di tutti i mondi. Il lemma è oggi utilizzato tranquillamente dalla maggior parte delle comunità neopagane per indicare le religioni postcristiane occidentali includibili nel gruppo allo stesso modo di come ci si identifica "cristiani", "ebrei" o "taoisti".
Sebbene gli aderenti alle religioni gentili dette anche ricostruzionistiche preferiscano generalmente l'omissione del prefisso neo-, dal momento che utilizzano la ritualità antica ancora oggi presente nei testi storici dell'epoca: quindi la loro non sarebbe una ricostruzione moderna ma un riutilizzo degli antichi riti.
Molti neopagani richiamano come origine ideale dei rispettivi movimenti religiosi le speculazioni di molti intellettuali del Rinascimento, i quali recuperarono, studiarono ed imitarono il sapere letterario della classicità greco-romana. Tale patrimonio culturale fu uno tra i principali fattori del recupero di un ideale umanista di interesse e di esaltazione dell'uomo, contrapposto idealmente da costoro alla concezione cristiano-medioevale dell'essere umano, concepita come mortificante l'uomo in quanto tale, essendo che a questi era riconosciuto un reale valore non in quanto tale, ma solo nella prospettiva di un suo rapporto con Dio.
Molti neopagani richiamano come origine ideale dei rispettivi movimenti religiosi anche speculazioni di molti intellettuali dell'eterogeneo movimento illuministico, il quale di fatto si caratterizzò per una dura critica nei confronti delle credenze tipiche delle religioni abramitiche e per la volontà di recuperare una presunta religione naturale originaria, accomunante tutti gli uomini in quanto tali, secondo un ideale tipicamente cosmopolita.
L'origine storica del neopaganesimo si ha nel XIX secolo con l'emergere del romanticismo dell'Europa settentrionale, che portò alla diffusione di fenomeni quali la risorgenza vichinga nelle isole britanniche ed in Scandinavia ed il movimento Völkisch in Germania. La ripresa della religione germanica derivò da un accresciuto interesse, tipico del romanticismo e dei nazionalismi ottocenteschi. Fu questo clima che vide il formarsi delle radici etene e del celtismo nell'Europa nordoccidentale.
L'Inghilterra rappresentò uno dei più forti epicentri della rinascita pagana, la quale comportò la comparsa dei primi gruppi druidisti e di associazioni di carattere occultistico quali l'ordine ermetico dell'alba dorata e l'ordo templi orientis, le quali tentavano di mescolare nella propria dottrina elementi estrapolati dalla religione egizia, dalla Cabala ebraica e da altre tradizioni esotiche. Influenzati dal The Golden Bough di James George Frazer parecchi scrittori e artisti di prominenza furono coinvolti nell'attività occultistica.
Religioni incluse nel neopaganesimo
Il Neopaganesimo include tutte quelle nuove religioni che si rifanno in modo più o meno diretto ai culti pagani dell'Europa antica. Religioni come la Wicca, che talvolta viene definita la Vecchia Religione (espressione promulgata da Margaret Murray), oppure il Fyrnsidu, il cui nome significa letteralmente "antica tradizione", si propongono come spiritualità nuove ma riportanti alla luce la Weltanschauung precristiana, ovvero quel modo di vedere il mondo che pone l'essere umano non al disopra ma all'interno del sistema della natura.
Questi concetti sono stati riscoperti solo in concomitanza con la diffusione dell'Illuminismo e delle filosofie umanistiche. L'essere umano è dunque, nelle varie religioni neopagane, parallelamente considerato signore della sua persona, della sua morale e della sua società, e membro di un eterno e ciclico equilibrio universale.
Le religioni neopagane di tipo ricostruzionistico si richiamano a una continuità che le riallaccia all'antico, sebbene spesso si riconosca che le contaminazioni e l'adattamento a certe visioni moderne siano inevitabili. La religione wiccana stessa, eclettica per definizione, si definisce una forma moderna di un'ipotetica antica spiritualità monoteistica incentrata sul culto della dea Madre e diffusa nelle zone europee durante il neolitico.
In termini assoluti, è difficile quantificare con precisione il numero di neopagani in Italia e nel mondo. Sebbene in paesi come gli Stati Uniti e il Canada, dove esistono chiese neopagane riconosciute dalla legge e gli aderenti sono liberi di praticare pubblicamente e di allestire seminari e templi, in parecchie altre nazioni molti neopagani evitano di rendere pubblico la propria appartenenza al neopaganesimo a causa di convenzioni sociali o circostanze ambientali.
Inoltre è praticamente impossibile stabilire una correlazione tra quanti sono pubblicamente neopagani e quanti aderiscono privatamente a questo credo. Stime basate su dati oggettivi, come il numero di aderenti che si sono dichiarati pubblicamente tali e il numero di siti riferenti ad essi, mostrano che la tradizione ad avere maggiormente diffusione è la Wicca, radicalmente universalistica, che costituisce il fenomeno neopagano più studiato e di conseguenza quello su cui è più semplice operare delle considerazioni in materia di diffusione.
Alcuni sondaggi condotti tra il 1999 e il 2001 (tra cui il più vecchio effettuato dalla Congregazione della Dea, mentre uno studio, con dati del 2001, dall'American religious identification survey) sul territorio nordamericano, calcolarono il numero dei neopagani spaziando dalle 307.000 unità alle 768.400, in una conferma generale del milione mondiale stimato da Adherents.com.
Origine del termine "paganesimo"
Dal latino paganus, quindi "abitante del villaggio", e più tardi "pagano"; il mutamento di significato potrebbe essere dovuto al fatto che l’antica religione resistette più a lungo nei villaggi che nelle città; secondo altra ipotesi paganus, che aveva già nel latino classico il significato di "civile, borghese, non militare", contrapponendosi quindi a miles, avrebbe acquistato il nuovo significato perché i primi cristiani, che si consideravano militi di Cristo, chiamavano pagani, cioè "borghesi", gli infedeli, fu poi facile etichettare come pagano chi non entrava nell’armata della chiesa, "qui in militia non ascribebantur".
Più recentemente si è sostenuto che il pagus era un’entità non soltanto sociale ma anche religiosa, con proprie feste pubbliche sacre (paganalie), sicché paganus sarebbe stato colui che si manteneva fedele ai valori sacri tradizionali del pagus.
Un secondo termine con cui vennero nominati i pagani, questa volta in particolare riferendosi ai grandi personaggi che rimanevano tali pur vivendo nelle città, è gentili, parola di origine latina (gentiles, da gens, cioè popolo), approssimativamente rispecchiante l'ethnicoi greco, che a sua volta era utilizzato in ambiente ellenistico come traduzione di una parola diffusa tra gli ebrei, goim, la quale denotava.
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Hume, Dialoghi sulla religione naturale e Storia naturale della religione
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Appunti diritto e religione/diritto ecclesiastico
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