Corso di Laurea in
Discipline Psicosociali
APPUNTI
PSICOMETRIA E ANALISI
DEI DATI
Tadiello Sofia
Rev. 4: Luglio 2021
Anno accademico 2020/2021
1 Appunti di Psicometria e Analisi dei Dati
1. Psicometria
Prerequisiti
- Teoria degli insiemi (operazioni e relazioni fatte su di essi)
- Algebra elementare (operazioni numeriche, equazioni elementari)
- Elementi di geometria (figure piane, rappresentazioni cartesiane)
- Funzioni numeriche (rappresentazione di formule e rappresentazione grafica delle stesse)
La misura del comportamento. Cosa si misura.
Che differenza c’è tra misurare l’altezza di una persona o la sia aggressività? Il problema della psicologia è
avere delle caratteristiche da misurare differenti da quelle delle altre scienze. Le altre scienze si occupano di
misura
descrivere l’oggetto di studio, gli psicologici fanno lo stesso, quindi la in psicologia non differisce
formalizzazione della misura
dalle misure delle altre scienze. Lo stesso per la in psicologia: misurare
attribuire un numero ad un oggetto secondo delle determinate regole.
significa La differenza risiede nella
familiarità che abbiamo con queste grandezze e con la loro quantificazione.
Ritornando alla domanda, la risposta fornisce la differenza, in quanto l’altezza è una caratteristica
direttamente osservabile, al contrario per l’aggressività (caratteristica indirettamente osservata attraverso il
comportamento). grandezze estensive:
Le caratteristiche fisiche vengono definite come
- Sono divisibili in parti
- Sommabili
- Direttamente osservabili
- dotate di una unità campione che consente di operare in termini additivi
grandezze intensive
Al contrario le
- non sono direttamente osservabili
- non sono sommabili quindi non hanno una unità campione e non sono additive
graduabili
- ma sono e non quantificabili
le variabili psicologiche, chiamate costrutti, sono delle astrazioni teoriche, nonché delle variabili latenti: non
inferite
sono direttamente osservabili ma sulla base di qualche teoria e la definizione teorica di un costrutto
varia da teoria a teoria.
Cosa significa misurare?
Assegnare valori numerici ad oggetti o eventi secondo delle regole precise che consentono di rappresentare
le proprietà degli oggetti e degli eventi tramite le proprietà di un sistema.
Parole chiave?
2 Appunti di Psicometria e Analisi dei Dati
Oggetto o evento: rappresentato dal sistema empirico ossia ciò che si vuole misurare del costrutto
Regole che permettono di mettere in relazione il sistema empirico con il sistema numerico
Sistema numerico: insieme numerico che rappresenta il sistema empirico secondo delle determinate
regole
La difficoltà risiede nello stabilire una relazione univoca tra i due sistemi. Si tratta di una relazione
convenzionale e teorica ma non naturale (naturale -> ad un numero corrisponde un oggetto del sistema
empirico). l’osservazione del comportamento
La base della misurazione psicologica è e ha come obiettivo quello di
quantificare le osservazioni del comportamento che è oggetto di studio quindi di ricerca.
Rispetto alle osservazioni, ne esistono di quattro tipologie:
Latenza:
1. si osserva l’intervallo di tempo tra S – R (risposta, quindi il verificarsi di uno specifico
evento). Ex: tempo di reazione, tempo che intercorre tra S e R nell’ipotesi che il soggetto metta in
atto dei processi che non sono direttamente osservabili ma che tra loro sono + o – lunghi uguali a
seconda della latenza
Frequenza:
2. è il modo più comune e corrisponde al numero di volte che si presenta un evento. (ex.
Numero di risposte ad un test tipo test di intelligenza)
Durata:
3. quantità di tempo in cui un singolo comportamento viene mantenuto. È molto importante
perché un comportamento può essere messo in atto saltuariamente oppure può essere mantenuto
poco o a lungo, quindi questo dato può fare la differenza rispetto alla caratteristica del costrutto che
si cerca di misurare
Intensità:
4. spesso confusa con la frequenza, la quale diventa indicatore di intensità della caratteristica
da misurare ma può non essere vero.
I quattro tipi di misura del comportamento possono essere compatibili tra di loro ma per certe caratteristiche
psicologiche è più facile osservarle con un certo tipo di misura, lo stesso per le altre.
Procedura per effettuare una misura (se voglio misurare l’aggressività):
1. Definisco cosa intendo per aggressività (ex: in base a qualche teoria)
2. Definisco cosa osservare del comportamento, quindi do una definizione operativa che è a sua volt
fondamentale per definire lo strumento
3. Definisco come quantificare il comportamento.
2. Attendibilità e validità
3 Appunti di Psicometria e Analisi dei Dati
Argomenti:
errori di misura: accidentali e sistematici
attendibilità
validità e tipi
Errori di misura: accidentali e sistematici
Parto dal presupposto che la misura non è mai un valore preciso ma un intervallo di incertezza, quindi esiste
un errore di misura che riguarda sia le grandezze intensive che quelle estensive. Quasi mai si riesce a
rappresentare con un sistema numerico le caratteristiche di tipo psicologico di un sistema empirico (S.E. ->
S.N.), per tutte le altre caratteristiche invece (quelle di tipo fisico) c’è sempre la possibilità di commettere un
errore tanto che ogni misura è composta da due parti: una componente vera che rappresenta la vera misura
dalla caratteristica e una componente di errore che rappresenta l’errore della misura. Formalmente, rispetto
alla teoria classica, si può dire che:
X = V +E
X: valore osservato/misura rilevata V: parte vera
E: errore (accidentale/sistematico)
Esistono due diversi tipi di errori di misura: l’errore accidentale e l’errore sistematico. I primi sono dovuti
all’effetto del caso, sono presenti in tutte le misurazioni e sono ineliminabili; i secondi invece, derivano dalla
non perfetta taratura dello strumento di misura utilizzato. Gli errori accidentali hanno diverse
caratteristiche:
1. Tendono a compensarsi ogni volta che si prende una misurazione. (ex: se ripeto infinite volte la
misurazione, faccio la media delle misurazioni ottenute, l’errore di misura tende a compensarsi e quindi
tende a zero, quindi ottengo la componente vera della misurazione. Infinite volte- >media- >valore che tende
a zero).
2. Non dipendono dalla quantità della caratteristica che si misura (ex. Posso fare un errore grande nella
misurazione di una formica e uno piccolo nella misurazione di un elefante).
3. L’entità degli errori non dipende dagli errori commessi in precedenza.
Gli errori sistematici possono dipendere anche dalla distorsione che si opera tra sistema numerico e sistema
empirico, perché è impossibile una rappresentazione del sistema empirico complesso (delle caratteristiche
psicologiche) tramite il sistema numerico; quindi il SEC viene reso più semplice operando un errore
sistematico per ogni volta che userò quello strumento di misurazione. (ex: bilancia pesa sistematicamente
2Kg in più per ogni misurazione). Nelle caratteristiche psicologiche non esiste uno zero assoluto, quindi una
caratteristica psicologica con valore zero (ex: se esiste il costrutto per la misurazione dell’ansia, si otterrà
sempre un certo grado di esistenza nelle caratteristiche psicologiche). Il valore zero quindi è un valore
arbitrario: posso anche avere un valore zero ma questo non corrisponde all’assenza della caratteristica del
costrutto.
4 Appunti di Psicometria e Analisi dei Dati
La fonte dell’errore principale nella misurazione delle grandezze intensive è dovuta all’inadeguatezza del
modello che usiamo per descrivere quello che misuriamo.
Sono le caratteristiche di uno strumento di misurazione.
Attendibilità
Ciò di cui si occupa l’attendibilità è dell’errore accidentale che deriva dalle fluttuazioni casuali.
L’attendibilità è finita come la proporzione del punteggio rilevato che non riflette l’errore casuale, ma anche
come la precisione di una misura.
Se il valore di errore casuale è 0 il valore di rho è 1: valore massimo di attendibilità perché misuro solo la
parte vera; al contrario se il valore di rho è 0 ho un valore minimo di attendibilità perché misuro solo
l’errore, quindi tolgo la componente vera.
Il valore dell’attendibilità non è mai negativo. L’attendibilità viene stimata attraverso delle procedure:
TEST-RETEST:
1. ripeto la stessa misura con lo stesso strumento per un numero x di volte, il limite di questa
procedura è che i soggetti possono ricordare quello che hanno risposto in una misurazione precedente
SPLIT-HALF:
2. letteralmente “dividere a metà” è una tecnica che viene utilizzata quando non posso ripetere
la misurazione, quindi divido a metà il test e poi correlo le due parti e perché sia attendibile devo avere una
buona correlazione
FORME EQUIVALENTI:
3. è un caso particolare di attendibilità e si realizza tramite l’osservazione diretta,
ad esempio del comportamento, da parte di due osservatori contemporaneamente egualmente addestrati
(osservatore A e osservatore B). Questa procedura è necessaria se la situazione che si sta osservando,
all’interno della quale è inserito il soggetto, non è replicabile.
Validità
Rappresenta il grado in cui uno strumento di misura effettivamente quello che dovrebbe misurare e viene
valutata perché nella valutazione io posso avere un costrutto che è composto sia dalla parte vera che dalla
componente di errore, però, posso avere un altro costrutto che partecipa a questa osservazione e quindi devo
trovare il modo per poter dimostrare che quello strumento misura il costrutto A e non il costrutto B. Quindi
la validità è un parametro che indica quanto siamo vicini a quello che vogliamo misurare.
Tipi di validità:
Contenuto:
1. capacità dello strumento di rappresentare accuratamente l’universo dei comportamenti legati al
costrutto, non si basa su caratteristiche o calcoli di tipo statistico ma valutata alla base di opinioni di esperti
Costrutto
2. (convergente/discriminante)
Criterio
3. (concorrente/predittiva)
Nomologico:
4. deriva da nomos che significa regola ed è valutata in base a delle regole ed è riferito
all’insieme di ipotesi/ricerche fatte con uno strumento:
Costrutto
5 Appunti di Psicometria e Analisi dei Dati
È un tipo di validità molto simile a quella di criterio, solo che in questo caso io non uso un criterio ma uso
dei test e quindi confronto diversi punteggi e la validità di costrutto è quella più importante in quanto ci
indica il grado in cui uno strumento misura il costrutto che dovrebbe misurare.
Convergente:
- quando misura il grado di accordo tra misure diverse dello stesso costrutto ottenute con
metodi diversi. (ex: se uso uno strumento per misurare l’ansia, devo dimostrare che i valori che ottengo
siano analoghi a dei valori ottenuti con gli stessi soggetti ma con strumenti diversi. Ad esempio tra
osservatore esterno e uno strumento, se vedo che i valori sono in relazione ottengo una validità convergente)
Discriminante:
- misura il grado di distinzione tra misure di costrutti diversi (ex: se misuro l’ansia e so che,
ad esempio, la depressione è strettamente collegata, devo distinguere i due costrutti per focalizzarmi su
quello che voglio misurare ossia l’ansia).
Il miglior metodo per valutare questi due tipi di validità è quello di impiantare uno studio in cui più
costrutti vengono misurati con metodi diversi e così si avrà una matrice multi-tratto e una multi-metodo e
per ogni costrutto avremo tante misure quanti sono i metodi. Si tratta di un metodo quindi che misura più
tratti ma con strumenti diversi e gli strumenti che misurano le stesse cose devono essere correlati tra loro
affinché siano validi, quindi mi aspetto delle correlazioni simili per gli stessi costrutti e delle correlazioni
diverse per dei costrutti diversi, nel caso contrario, gli strumenti non sono validi. Si parla di multi-tratto
perché misura più tratti e quindi più costrutti contemporaneamente come ansia, depressione e nevroticismo,
e di multi-metodo perché misuro i tratti con dei metodi diversi, ad esempio con un questionario e un test.
Criterio
Basata sulla validità di un criterio rilevante per verificare se il mio strumento è valido e misura il grado di
associazione tra la misura e un criterio (definito come criterio rilevante) connesso in teoria al costrutto da
misurare (ex: se voglio verificare che il mio questionario per la misurazione della depressione è valido posso
usare un test già validato, che misura sempre la depressione, una volta somministrati, correlo i punteggi
ottenuti dal mio test e da quello validato per vedere se il mio è valido, ma posso usare anche un criterio
esterno quindi ad esempio la valutazione clinica da parte di un esperto.).
Concorrente:
- quando il criterio viene misurato contemporaneamente allo strumento che si vuole validare
Predittiva:
- Che quindi predice, quindi io posso, in funzione del mio test, predire ad esempio alcuni
comportamenti e viene utilizzata quando il criterio viene misurato successivamente allo strumento che si
vuole validare. Ad esempio il caso della diagnosi clinica da parte di un esperto.
Rapporti tra attendibilità e validità
L’attendibilità è una condizione necessaria ma non sufficiente per la validità, quindi non è sufficiente che sia
attendibile affinché lo strumento di misurazione sia anche valido.
X = Va + Vb + E
Per l’attendibilità di due costrutti p = Va + Vb/Va + Vb + E
Per la validità (ad esempio) del costrutto A Va / Va + V b + E ottengo un valore sempre più basso
6 Appunti di Psicometria e Analisi dei Dati
7 Appunti di Psicometria e Analisi dei Dati
3. strumenti di misura in psicologia
- Argomenti:
test psicologici
test di intelligenza
test di personalità
le scale di misura degli atteggiamenti
la psicofisica
Test psicologici
Tra i test psicologici esistono diverse classificazioni, la prima è tra test cognitivi e non cognitivi. In quelli
cognitivi rientrano: test di abilità, intelligenza, attitudine e profitto.
Test di abilità:
- misurano le capacità dell’individuo in specifici ambiti cognitivi e prevedono una
serie di problemi che vanno a sondare le varie abilità sotto indagine e il soggetto deve individuare la
risposta corretta per ogni item (quesito).
Test di intelligenza:
- vengono messe appunto una serie di prove di difficoltà crescente che coprano le
diverse abilità cognitive riassumibili nel termine intelligenza. Il rispondente deve tentare di
individuare la risposta corretta ad ogni problema. La codifica delle risposte è data dal fatto che
alcune sono oggettivamente scorrette e altre oggettivamente corrette.
Test di profitto:
- misurano il grado di padronanza di un insieme di cognizioni. Il test prevede dei
quesiti o delle prove a cui il rispondente deve fornire solo delle risposte corrette. I test di profitto, a
differenza dei test di abilità e di intelligenza (propongono di misurare delle capacità astratte tramite
delle prove che indagano degli aspetti formali di ragionamento), si concentrano sul grado di
competenza acquisito dall’individuo in una specifica materia.
Test di attitudine:
- hanno lo scopo di prevedere tramite una stima, la performance futura di un
individuo.
Fra i test non cognitivi rientrano quelli di personalità e di atteggiamento e la loro principale caratteristica, a
differenza di quelli cognitivi è che si basano sull’assunto che le risposte fornite dai soggetti non possono
auto-descrizioni
essere valutate come giuste o sbagliate, anzi, vanno interpretate come delle dei
opinioni
comportamenti e degli individui.
In genere si classificano gli strumenti di misura di caratteristiche psicologiche in base alla:
Situazione (che può essere controllata o non controllata)
Stimolo (standardizzato o non standardizzato)
Faremo riferimento alla situazione controllata con stimolo standardizzato, pertanto si farà riferimento ai:
Test cognitivi
Test di personalità
Scale di atteggiamento
8 Appunti di Psicometria e Analisi dei Dati
Quando si parla di test psicologico si intende una situazione standardizzata nella quale il comportamento di
una persona viene campionato, quindi osservato e descritto, si arriva ad avere una misura oggettiva e
standardizzata di un campione di comportamento in analisi (perché l’oggetto di studio della psicologia è il
comportamento).
Un test è formato da:
Premessa illustrativa dello strumento stesso
Richiesta di informazioni generali sul soggetto
Item
Griglia di compilazione
Griglia di correzione che permette all’esaminatore di estrarre uno o più punteggi sui quali fare poi
delle comparazioni e prendere successivamente delle decisioni
Manuale d’uso del test
Si può operare anche una suddivisione dei test più largamente utilizzati in:
1. Test verbali / test non verbali
2. Test di velocità (formato da una serie di compiti la cui esecuzione è “semplice”, ma il numero di
compiti che il soggetto deve compiere è tale per cui il tempo che viene dato al soggetto per eseguire
il test gli fa svolgere solo una parte dei compiti )/ test di efficienza (compiti di difficoltà crescente e
non ci sono dei limiti di tempo nella soluzione dei compiti stessi, ma viene dato un tempo standard
che permette
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