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PROTOCOLLI DI PREVENZIONE DELLE PATOLOGIE

DEL CAVO ORALE

Chi è l'igienista dentale?

Decreto Ministeriale 15 marzo 1999, n. 137

L'igienista dentale è l'operatore sanitario che, in possesso del diploma

universitario abilitante, svolge compiti relativi alla prevenzione delle

patologie orodentali su indicazione degli odontoiatri e dei medici chirurghi

legittimati all'esercizio della odontoiatria.

patologie del cavo orale

Principali

L'igienista dentale deve prevenire l'insorgenza di determinate patologie a

livello delle strutture che compongono il cavo orale, queste sono: tessuti

molli (gengive e mucose), tessuti duri (smalto e dentina) e parodonto.

Parodonto e parodontite

Il parodonto viene individuato come il complesso dei tessuti di sostegno

del dente e comprende:

- gengive gengiva libera, gengiva aderente e mucosa alveolare.

- osso alveolare

- legamento parodontale è attaccato al cemento ma non allo smalto.

- cemento radicolare

Tali strutture hanno funzione di sostegno, infatti mantengono il dente

ancorato alla mandibola e alla mascella, e funzione masticatoria,

permettendo la masticazione e l’ammortizzamento dei carichi

masticatori.

Si definisce invece parodontite la malattia a carattere infiammatorio del

parodonto che determina formazione di tasche parodontali e

riassorbimento dell’osso alveolare. Questa infiammazione determina una

perdita d'attacco degli elementi dentali rispetto all'alveolo, mobilità

dentale, sanguinamento gengivale, ascessi e suppurazioni, fino alla

perdita di uno o più denti. Tale processo risulta reversibile se viene

diagnosticato nelle sue prime fasi e curato. Con il progredire della

malattia, misurata principalmente come progressione della perdita di

attacco parodontale, la possibilità di recupero diventa più difficile e

richiede trattamenti più complessi come la terapia rigenerativa dell'osso.

I principali fattori eziologici che inducono la parodontite sono:

- scarsa igiene orale.

- utilizzo di determinati farmaci.

- malattie sistemiche.

- malocclusioni.

- predisposizione genetica.

1. Placca, tartaro e trattamento

- Placca la placca batterica è un aggregato di germi fortemente adesi

tra loro e alle superfici dentali, che promuove e sostiene le comuni

patologie orali. La sua progressiva mineralizzazione fa in modo che essa

si trasformi in tartaro.

- Tartaro il tartaro è un deposito dovuto alla placca batterica e alla

presenza di sali di calcio nella saliva. È un insieme di composti minerali

formato per circa l’80% da sali inorganici.

* Come si formano?*

- Formazione di una pellicola (biofilm) sulla superficie dentale con

assorbimento selettivo di componenti proteiche provenienti dalla saliva.

- Moltiplicazione e colonizzazione batterica con formazione della matrice

di sostanza intermicrobica.

- Le colonie si uniscono per formare la placca.

- Si sviluppano diversi focolai di mineralizzazione vicino alla sottostante

superficie del dente. - Questi centri crescono fino a toccarsi e unirsi nel

tartaro.

NB. Solitamente la formazione di tartaro inizia dopo 48 ore.

NB. La placca è un tessuto molle rimuovibile con lo spazzolino, il tartaro è

invece un tessuto duro.

Il tartaro può essere:

- sottogengivale ha un colore rosso scuro, sul nero perché assorbe del

ferro dal sangue proveniente da emorragie gengivali, è più consistente e

si deposita nelle profondità del solco gengivale. Trovandosi al di sotto

della gengiva non è immediatamente visibile e contribuisce alla

formazione della tasca parodontale collegata alla parodontite. Il tartaro

sottogengivale provoca spesso alitosi.

- sovragengivale → si forma in meno di due settimane. Si presenta sotto

forma di piccole incrostazioni bianche o giallognole che ricoprono la

superficie del dente intorno all’orlo gengivale. Le gradazioni di colore

vanno dal bianco al nero.

*Trattamento*

1. Bisogna individuare dove è localizzato utilizzando immagini

radiologiche o sonde millimetrate. Queste sonde permettono, oltre a

localizzare eventuale tartaro, di valutare la profondità delle tasche

parodontali, di misurare l’estensione del tartaro, di valutare eventuale

sanguinamento post-sondaggio e di valutare la mobilità degli elementi.

2. Rimuovere il tartaro utilizzando gli strumenti adatti, ablatore, curettes

e scaler (simile alle curettes ma con due lame e non una).

3. Valutare la somministrazione antibiotica, precedente e successiva al

trattamento, per pazienti con protesi valvolare, prolasso della valvola

mitralica, shunt polmonare, cardiopatici ed immunodepressi.

2. Presenza di fattori protesici

La presenza di eventuali protesi può favorire l'accumulo di batteri in

queste zone e rendere ancor più difficoltosa l'igiene orale, e inoltre la loro

applicazione in maniera non corretta può provocare interferenze con le

strutture del cavo orale e generare infiammazioni e irritazioni.

I fattori protesici più frequentemente presenti sono:

- otturazioni o margini protesici debordanti

- splintaggio errato

- protesi di vario tipo

- impianti nel dente il legamento parodontale ha diversi fasci. Con la

rimozione dell'elemento alcuni di questi vengono persi, e l'applicazione

dell'impianto favorisce la presenza dei soli fasci paralleli, i quali

forniscono poca aderenza al dente. Logicamente la presenza di differenti

fasci nel dente sano garantisce maggiore elasticità e ammortizzazione al

dente, cosa che con l'impianto non si verifica. Il peso masticatorio viene

infatti scaricato sull’osso sottostante con conseguente riassorbimento

osseo. Il riassorbimento osseo può essere di due tipi:

1.

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Scienze mediche MED/28 Malattie odontostomatologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher riccardo532001 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fisiopatologia odontostomatologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Macario Davide.
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