Pedagogia della comunicazione
Capitolo 1. Media education: nuovi rischi e nuove possibilità
La pedagogia della comunicazione si riferisce allo studio del legame tra educazione e comunicazione. Più precisamente, la pedagogia della comunicazione intende analizzare i fenomeni comunicativi dal punto di vista educativo, puntando a comprendere i possibili effetti sulla persona. Pedagogia della comunicazione: studio dei processi comunicativi dal punto di vista educativo, cioè dall’utilizzo della comunicazione in contesti relazionali finalizzati all’educazione.
Comunicare implica una collaborazione e un impegno reciproco, infatti quanto più grande è l’impegno reciproco degli interlocutori, tanto più è profonda la comunicazione. La comunicazione assume una valenza educativa e formativa quando:
- L’atto comunicativo è di tipo intenzionale
- L’intenzionalità è diretta a un fine educativo generale o al fine di un apprendimento
- Comporta un’attività mentale di elaborazione complessa da parte dei soggetti coinvolti
- Si basa su dei feedback
I paradigmi relativi alla comunicazione che interessano la prospettiva pedagogica sono:
- Informazionale: Paradigma secondo cui comunicare è una trasmissione di informazioni, pone l'accento sul processo di trasmissione, ma non sugli effetti di chi riceve un messaggio
- Relazionale: Paradigma che pone l’accento sugli effetti di chi riceve il messaggio
Il paradigma relazionale rivela alcune dimensioni essenziali dell’uomo:
- Dimensione etica: il bisogno di avere delle regole, leggi e dei valori da seguire e rispettare per vivere assieme
- Dimensione espressiva interiore: il bisogno di narrarsi, di sentire, di esserci
G.H. Mead ha introdotto il concetto di role-taking nella comunicazione: è la prospettiva-per-l’altro, cioè l’assunzione del punto di vista e del ruolo dell’altro, il rivestire panni non propri per identificare la prospettiva da cui si riceve il messaggio comunicativo.
L’ambito più comune in cui viene ricondotta la pedagogia della comunicazione è la media education. I media infatti, sono parte costitutiva della comunicazione e delle relazioni interpersonali. Per questo oggi bisogna tener conto:
- Della svolta tecnologica che ha subito la comunicazione di massa
- Del nuovo rapporto tra finzione e realtà, attualità e virtualità, cioè delle nuove forme contemporanee del conoscere
La sfida della cultura della comunicazione è formativa, non solo nel senso di educazione ai media digitali, ma anche di una formazione alla gestione delle propria vita con i media digitali.
La media literacy e la digital literacy
Media literacy consiste nella capacità di accedere, analizzare, valutare e produrre messaggi in tutti i formati della comunicazione mediale. È una combinazione di risorse culturali e comunicative relative al linguaggio, ai processi produttivi e alla fruizione che garantiscono autonomia critica nella fruizione dei media vecchi e nuovi.
Digital literacy è andata acquisendo negli anni una centralità sia nella ricerca sul divario digitale, sia nella prospettiva della media education, e sia nel dibattito sulla cittadinanza digitale e la sicurezza online per i minori.
Le competenze di Digital Literacy vengono distinte in tre tipi di competenze digitali:
- Operational skills: abilità di usare hardware e software
- Information skills: capacità di selezionare e valutare la credibilità dell’informazione nei media digitali
- Strategic skills: capacità di usare le informazioni trovate online per raggiungere determinati obiettivi professionali o personali
Secondo Buckingham, la digital literacy si differenzia dalla media literacy in quanto enfatizza la dimensione sociale, di partecipazione e di coinvolgimento civico. La media education invece entra in scena quando gli strumenti e le strategie di intervento digitale diventano essenziali per migliorare i sistemi e gli ambienti educativi.
Le competenze chiave di cittadinanza sono state definite nel modello DeSeCo (modello di definizione e selezione delle competenze) per lo sviluppo dell’OECD (Organizzazione Economico Cooperazione) e sono tre:
- Uso interattivo di strumenti
- Interazione all’interno di gruppi eterogenei
- Agire in modo autonomo
La digital literacy si intreccia con il dibattito sui nativi digitali e la questione del gap generazionale. Ma esiste il gap generazionale? I dati empirici confermano che il gap generazionale non è così incolmabile e che certe categorie di adulti interagiscono a tutti gli effetti da nativi con le ICT (tecnologia dell’informazione e comunicazione).
La critica alla televisione di Karl Popper: la critica del filosofo Popper dice che se non si agisce la televisione tende a peggiorare per una sua legge interna, quella dell’audience, che formulava come legge dell’"aggiunta di spezie".
Secondo lo scrittore Faulks, le nuove generazioni saranno le prime in cui i figli saranno meno colti dei propri genitori, perché essi saranno i primi a soffrire di una perdita di sapere e di conoscenza a causa della tecnologia. Infatti, egli afferma che "i giovani hanno accesso al sapere semplicemente premendo un pulsante, ma al tempo stesso non hanno più bisogno di catturarlo".
Ferraris sostiene che nelle generazioni digitali non ci sono analfabeti di ritorno, tuttavia nelle generazioni dei loro genitori sì, perché nelle generazioni digitali anche chi non ha a portata di mano una biblioteca può avere accesso alla cultura, in quella dei loro genitori, no.
Nel mondo di Internet assistiamo a un fenomeno che nel suo complesso può essere frutto dell’illuminismo, della capacità delle persone di pensare con la loro testa: la gente cerca, si documenta, discute. L’idea di fondo è che le due pagine, quella di carta e quella sul web, non si equivalgono per molti motivi, uno dei quali è particolarmente cruciale ovvero che la pagina di carta invita al silenzio e alla concentrazione, mentre la pagina web invita alla connessione e alla deconcentrazione.
Capitolo 2. Prendersi cura della comunicazione digitale
La pedagogia della comunicazione partecipa alle sfide odierne nei confronti della comunicazione digitale. Le nuove tecnologie stanno modificando l’uomo nelle pratiche quotidiane, comprese quelle educative. Alcuni studiosi ritengono che stia nascendo un nuovo essere umano a partire dal fatto che alcune funzioni del nostro pensiero siano delegabili ai device elettronici esterni a noi.
Un esempio è l’aumento della capacità cognitiva legata alla memoria grazie all’accesso immediato a un sapere costruito collettivamente da utenti della rete e non mediato da professionisti o intermediari. Oltre a ciò, si sta permettendo alle nuove tecnologie di mediare le modalità di stare insieme, cioè le relazioni sociali e umane. La connessione permanente attraverso device, gadget elettronici, e le comunicazioni mediate da essi sono dei fenomeni che interrogano la pedagogia della comunicazione.
Il concetto di gratuità della rete, che si basa principalmente sull’accettazione della condivisione dei propri dati a partire dai comportamenti assunti sul web, pone degli interrogativi riguardanti la privacy degli utenti, perché l’accesso di questi dati da parte di Corporation viene trasformato in informazioni e quindi in business economici. La pedagogia si trova quindi a dover accompagnare la presa di consapevolezza critica di questi processi.
Internet come luogo di interconnessioni elettriche. Il punto di partenza di questa riflessione è l’analisi di come il mondo sia cambiato a partire dalla "rivoluzione digitale". Serres cataloga tra le "rivoluzioni dolci" a cui appartengono anche quella della scrittura e della stampa. Dolci, proprio perché si contrappongono a quelle dure come la rivoluzione industriale, l’età del bronzo ecc.
Il mondo digitale però, con la sua "dolcezza" sta sconvolgendo l’umanità in modo radicale e profondo tutte le sfere dell’essere. Viviamo immersi in un ambiente pieno di immagini, parole, flussi di informazioni, contatti in cui gli strumenti della comunicazione stanno diventando delle vere e proprie estensioni del nostro corpo.
Il concetto di Infosfera introdotto da Grotti, permette ai contenuti digitali di essere veicolati dai mezzi di comunicazione vecchi (tv, radio, stampa) e nuovi (web, social network) creando un vero e proprio luogo caratterizzato da un flusso continuo di informazioni.
Per Infosfera si intende uno spazio di contatti e di relazioni simultanee in cui tutti gli attori (definiti utenti) sono allo stesso tempo sia consumatori che produttori di contenuti e che attraverso la loro interazione stanno trasformando le relazioni, l’economia, la comunicazione, l’ambiente, le istituzioni e tantissimi ambiti di vita come li abbiamo conosciuti finora.
Tutto questo è stato possibile grazie alla rivoluzione elettrica, di cui parlava già McLuhan a metà del secolo scorso. La rivoluzione digitale cioè ha creato un luogo in cui noi stessi come utenti connessi siamo nodi elettrificati che appartengono a questa rete e l’alimentano alla velocità della luce. Questo nuovo mondo ci accompagna a ripensare alcuni concetti come il rapporto tra reale e virtuale, la trasparenza, la responsabilità, il sapere.
Secondo Serres, siamo degli svincoli, un nodo multiplo che riceve e redistribuisce, smista senza mescolare, simula localmente su di una stazione puntuale, la totalità della rete efferente e afferente. Chi sono io allora? Un nodo di emissione e di ricezione, un commutatore aperto, dotato della pura possibilità di cortocircuito, che assorbe e redistribuisce.
Processi in atto:
- Anestetizzazione
- Godimento immediato
- Indebolimento autorità simbolica
- Fruizione di mondi virtuali isolati
Il concetto di colonialismo digitale è molto efficace nel suggerirci in che modo il destino digitale in cui ci troviamo va innanzitutto capito e riconosciuto prima di adattarlo e farlo proprio nelle nostre attività quotidiane. Per fare un esempio, possiamo pensare alla fotografia e di come le videocamere abbiano "colonizzato" i telefonini. Basta pensare allo smartphone non più come un semplice telefono, ma come una vera e propria piattaforma digitale multiuso e mobile che ha assunto su di sé moltissime funzioni cambiando le nostre abitudini e il nostro stile di vita.
Analizzando questi processi di innovazione ritorna subito l’affermazione di McLuhan che aveva compreso come ogni nuovo medium ci cambia, modellando il nostro processo di pensare, del sentire e di essere.
Oralità, scrittura e mondo digitale (Walter Ong)
L’introduzione della tecnologia della parola scritta ha scardinato non solo la modalità di comunicare attraverso la parola parlata, ma ha introdotto un nuovo paradigma e modello di pensiero. La scrittura e la lettura hanno reso superflua la capacità di ricordare e di memorizzare delle mante. Se in modo orale la trasmissione del saper avviene attraverso il corpo e il messaggio è il parlato, la scrittura permette di fissare le informazioni in un luogo esterno al nostro corpo rendendole accessibili senza la necessità di memorizzarle.
Oggi il mezzo non è più la carta ma sono bit di informazioni registrati su un hard disk in cui i dati possono essere consultati su richiesta attraverso l’accesso ad internet. Sta nascendo un nuovo modo di pensare, una nuova testa in cui molte funzioni del pensiero sono sostituite dai device elettronici.
Intelligenza “ipertinente”: De Kerckhove, capacità creativa innata in ciascuno ma che trova nelle nuove generazioni uno spazio inedito dove svilupparsi, è la capacità di conoscere le cose velocemente, quando servono, è un pensiero che condivide la conoscenza globale di internet attraverso uno schermo, ma anche un’intelligenza che in comunicazione ipertestuale con sempre più oggetti di sempre maggiore pertinenza.
Dalla concentrazione alla diffusione
Serres utilizza i seguenti aggettivi per definire il sapere odierno dopo la rivoluzione digitale:
- Oggettivato
- Disponibile
- Diffuso
- Gratuito
Oggettivato nel senso che questa sua caratteristica lo rende accessibile a chiunque in qualsiasi luogo. Il sapere è a portata di click, le informazioni che vanno ad alimentare la nuova di dati provengono non solo da persone fisiche ma da processori che sono progettati per raccogliere informazioni dovunque e in qualsiasi momento.