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Domande a risposta aperta geografia 2° esame ore 15.30

Cosa sono gli atti territorializzanti?

Gli atti territorializzanti sono le azioni che l’uomo compie nel trasformare lo spazio in territorio. E sono:

  • Denominazione: quindi dare un nome, il primo passo per passare da spazio a territorio. La denominazione è anche un atto collettivo basato sul consenso (siamo tutti d’accordo sul fatto che Novedrate identifichi una certa posizione specifica nello spazio) ed ha un risvolto pratico, perché permette di identificare esattamente un luogo, di fissare un appuntamento, di definire una transazione commerciale.
  • Reificazione: La reificazione costituisce un atto di appropriazione molto forte, diversamente dalla denominazione che è più astratta. Il processo di reificazione è continuo ed è pervasivo, coinvolge tutta la superficie del pianeta, generazione dopo generazione. Reificazione è quindi la trasformazione fisica dello spazio, il secondo passo da spazio a territorio.
  • Strutturazione: Strutturazione, terzo ed ultimo atto territorializzante, è dare una funzione, un significato ad una porzione di spazio e si fonda su un accordo tra molti soggetti, ad esempio, decidere che un certo edificio è adibito a sede universitaria. Si tratta della traduzione di una funzione, di un significato, di un senso attribuito ad un certo luogo. Oltre a fondarsi su un accordo collettivo (anche effetto di una autorità), la strutturazione modifica fortemente la struttura del territorio. L’attuale sede di eCampus a Novedrate ospitava originariamente una grande multinazionale del settore informatico.

Cosa si intende per scala in senso tecnico-amministrativo?

Si tratta del “ritaglio” e della composizione dei diversi livelli ai quali si organizza la gestione e il governo della cosa pubblica, alla quale spesso corrisponde una organizzazione delle attività nel privato e anche la disponibilità di specifiche informazioni e dati statistici. È importantissimo ricordare che a fenomeni diversi e a attività diverse possono corrispondere scale geografiche diverse. Nei 27 Paesi della UE esiste una particolare organizzazione amministrativa, con livelli diversi e soprattutto nomi diversi, definita NUTS – Nomenclature of Territorial Units for Statistics – Nomenclatura delle Unità territoriali per la Statistica. Definita dall’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea per i 27 Paesi membri. È un sistema di codici, che ci permette di superare le differenze linguistiche e normative tra paese e paese. Nella nomenclatura NUTS è utile ricordare che:

  • NUTS 1 – una aggregazione di regioni, comunemente utilizzata per le elezioni del Parlamento europeo.
  • NUTS 2 – corrisponde alla nostra scala regionale.
  • NUTS 3 – corrisponde alla nostra scala provinciale.

È invece utile sapere che esistono organizzazioni diverse dalle nostra – e che quindi alcune attività che hanno a che fare con la cultura si potranno svolgere in modo diverso da paese a paese, anche in virtù dell’organizzazione delle scale amministrative. Comuni, comunità montane, unioni di comuni, città metropolitane, provincie, provincie con poteri legislativi, regioni a statuto ordinario e regioni a statuto speciale. Il ruolo della Pubblica Amministrazione nel settore culturale è ancora molto importante, in Italia così come nella generalità degli altri Paesi, europei e non. È quindi importante sapere che le scale geografiche in gioco possono essere molto articolate e diverse tra loro.

Che cosa si intende per scala in senso cartografico?

In senso cartografico sulle carte geografiche solitamente è indicata una scala, con un’espressione quale “1: 10.000”, che si legge “1 a 10.000”. Si tratta del rapporto tra la dimensione di un oggetto sulla carta e la sua dimensione reale. 1:10.000 vuol dire che 1 cm sulla carta corrisponde a 10.000 cm nella realtà (100 m), 1:1.000.00 vuol dire 1 cm corrisponde sulla carta a 10 km nella realtà. Tenendo conto del rapporto, quando:

  • Una carta è a grande scala -> rappresenta un territorio piccolo;
  • Una carta è a piccola scala -> rappresenta un territorio grande.

Questo perché la scala è definita dal rapporto: ad esempio 1:10.000 = 0,0001 che è un valore più grande di 1:1.000.000 = 0,000001). La prima è un territorio piccolo ma a grande scala; la seconda a grande scala e piccolo territorio. La cartografia che abbiamo a disposizione per osservare e rappresentare i fenomeni, può essere in prima analisi distinta in due categorie:

  • Cartografia di base;
  • Cartografia tematica.

La cartografia di base rappresenta fenomeni la cui presenza può essere facilmente verificata: si tratta della posizione di rilievi, laghi, fiumi, città... Le carte dell’Istituto Geografico Militare presentate in precedenza sono esempi di cartografia di base: si tratta di carte topografiche, che letteralmente rappresentano sulla carta una porzione di terreno. La cartografia tematica ha invece lo scopo di evidenziare fenomeni non direttamente visibili: presenza di inquinanti, tasso di crescita della popolazione, ricchezza media per abitante, ecc... Le figure nella prossima pagina illustrano, con due esempi, la differenza tra cartografia di base e tematica:

  • La figura a sinistra rappresenta l’idrografia nella regione Piemonte: la configurazione e la distribuzione dei corsi d’acqua nel territorio regionale; si tratta di fenomeni facilmente rilevabili e verificabili;
  • Al contempo, la qualità delle acque superficiali rappresentata nella figura a destra, dipende dall’elaborazione dei risultati delle analisi condotte sui corsi d’acqua, volte ad esempio a rilevare la presenza di agenti inquinanti.

Che cosa si intende per scala in senso intuitivo?

Diremo che una scala territoriale piccola è quella di un territorio limitato, mentre scala territoriale ampia riguarderà un territorio più vasto. Ad esempio, passiamo da una scala limitata ad una più ampia, significa passare dal considerare l’area metropolitana di Roma a considerare la nazione italiana.

Dare una definizione geografica di "paesaggio"

In termini generali e oggettivi, il paesaggio indica una parte della superficie terrestre caratterizzata e distinta dalle altre sulla base di un insieme di elementi, naturali e antropici. Secondo questa concezione areale di paesaggio, se considereremo principalmente gli aspetti naturali avremo paesaggi naturali come, ad esempio, quello carsico o quello desertico; se consideriamo anche le modificazioni introdotte dall’azione umana, possiamo invece parlare di paesaggi umanizzati come quello industriale o urbano. In realtà, con il termine di paesaggio si indica molto di più dell’insieme di fenomeni naturali e umani che è possibile identificare e analizzare all’interno di una certa area, per poi classificarli e cartografarli.

Possiamo schematizzare le diverse definizioni di paesaggio in due gruppi:

  • Per un primo gruppo, il paesaggio è un concetto di tipo essenzialmente estetico, è un modo di vedere la superficie terrestre che introduce esplicitamente il rapporto con gli esseri umani (come il paesaggio è inteso dagli uomini), sottolinea prevalentemente gli aspetti soggettivi e qualitativi: il paesaggio esiste per il suo contenuto estetico e può suscitare una reazione psicologica.
  • Per un secondo gruppo di definizioni, il paesaggio è invece un insieme di cose esistenti, tangibili e misurabili che caratterizzano un tratto della superficie terrestre. Gli elementi costitutivi del paesaggio e le loro relazioni sono, in questo caso, suscettibili di identificazione, classificazione e misurazione oggettiva. Il paesaggio è cioè visto come un oggetto statico (o un insieme di oggetti), determinato dal suo contenuto scientifico. Esso definisce uno spazio quale esso è, un insieme di oggetti che esclude ogni riferimento alla dimensione soggettiva della percezione, dell’estetica, dell’emozione.

Per cogliere i diversi aspetti del paesaggio, è possibile utilizzare un approccio che distingue tre gruppi di fenomeni:

  • Il sistema produttore: è formato dalle “forze” che hanno prodotto il paesaggio;
  • Il sistema del paesaggio visibile: fa riferimento al significato del termine “paesaggio” stratificato nel senso comune;
  • Il sistema utilizzatore: è invece definito principalmente dall’uso che gli uomini fanno delle caratteristiche oggettive del paesaggio.

Alcuni studiosi italiani hanno fatto riferimento al concetto di paesaggio e l’hanno utilizzato per descrivere il territorio italiano, tra questi:

  • Biasutti (1947);
  • Aldo Sestini;
  • Eugenio Turri.

In che senso il paesaggio può essere considerato una risorsa?

Il paesaggio, secondo quanto abbiamo letto, si può considerare quindi:

  • Un bene culturale, perché testimonia l’operato dell’uomo su un territorio;
  • Un bene ambientale, in particolare come luogo in cui natura e cultura interagiscono;
  • Una risorsa, per quanto riguarda paesaggi “eccezionali”, di grande risorsa naturalistica e ambientale;
  • Una risorsa, per quanto riguarda i paesaggi “ordinari”, vissuti e quotidiani, di rilevanza non solo per la qualità della vita degli individui, ma anche come testimonianza delle radici culturali.

Le riflessioni circa il valore culturale dei paesaggi e la loro importanza come testimoni e segni dell’operato delle società nel loro territorio, ci portano a considerare il paesaggio come un bene culturale. Ogni analisi, quindi, esplicitando il significato degli elementi paesistici, inteso come significato culturale, storico o di relazione con l’ambiente, può contribuire al riconoscimento del valore di tale bene. Oltre che un bene culturale, il paesaggio nello specifico dei suoi caratteri fisici è anche da considerare un bene ambientale: anzi, è il luogo in cui si manifestano i diversi modi in cui natura e cultura possono intersecarsi, o si sono intersecate nel tempo e ciò ne accresce sicuramente il valore. Il suo studio può quindi rappresentare un tentativo di superamento delle barriere spesso esistenti tra cultura scientifica e cultura umanistica.

Illustrare i contenuti della "Convenzioni europea del paesaggio"

"Paesaggio" designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle persone, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni.

La Convenzione Europea sul paesaggio ha introdotto in Europa un nuovo modo di considerare e gestire la dimensione paesaggistica del territorio, e si caratterizza per aver assegnato al paesaggio la qualità specifica di concetto giuridico autonomo. Il paesaggio rappresenta un elemento chiave del benessere individuale e sociale, e la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua progettazione comportano diritti e responsabilità per ciascun individuo. In questo senso è forse oggi possibile cominciare a parlare di diritto al paesaggio. Il paesaggio configura la forma del paese, creata dall'azione cosciente e sistematica della comunità umana che vi è insediata, in modo intensivo o estensivo, nella città o nella campagna, che agisce sul suolo e che produce i segni della sua cultura.

La locuzione “paesaggio” non costituisce più l'equivalente semantico di “bellezze naturali”, atteso che una concezione siffatta poneva un ingiustificato restringimento dell'ambito di applicabilità della tutela alle sole aree di pregio paesaggistico e tendeva ad assimilarle, per natura e regimi giuridici, alle cose di interesse storico-artistico, quali cose appartenenti alla speciale categoria dei beni di interesse pubblico. Il paesaggio rappresenta, invece, una delle componenti dell'ambiente e, segnatamente, come ha avuto modo di confermare più volte la Corte Costituzionale, la componente estetico-culturale riferita anche alla forma del territorio. Abbandonata definitivamente la sintesi bellezze naturali-paesaggio si è spostato l'accento dalla dimensione solo estetica del paesaggio al più esteso concetto di beni ambientali come beni culturali che interessano vaste porzioni del territorio nazionale. Inteso in tal senso, il paesaggio è un bene che va riconosciuto e tutelato giuridicamente. Concretamente, la tutela del paesaggio assurge a valore costituzionale primario, cui deve sottostare qualsiasi altro interesse inferente, e dovrebbe essere rivolta a conservarne e mantenerne gli aspetti significativi o caratteristici, in funzione del suo valore patrimoniale, derivante dalla sua configurazione naturale e dall'intervento umano.

In ambito giuridico, la tutela del territorio in generale, e della qualità del paesaggio in particolare, si realizza di solito, ma non necessariamente, attraverso strumenti suscettibili di limitare i diritti dei singoli attraverso l'apposizione di vincoli specifici, o con la previsione di autorizzazioni specifiche per modificare i beni su cui insistono i detti vincoli. In coerenza con quanto precede e con quanto già affermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 25 ottobre 2000, n. 437 rispetto alla nozione di tutela del paesaggio contenuta nell'articolo 9, comma secondo della nostra Costituzione, essa dovrebbe essere oggi interpretata nel senso dell'insieme dei comportamenti pubblici da porre in essere al fine di prendersi cura della qualità del paesaggio con riferimento all'intero territorio nazionale, e non già come l'espressione di attività finalizzate alla conservazione dello status quo in alcune aree o con riguardo a determinati beni materiali. Sul piano pratico, sarebbe del resto poco rispondente alle evoluzioni socio-economiche del territorio interpretare il dettato costituzionale nel senso che le pubbliche autorità competenti debbano limitarsi ad attività di conservazione di una serie limitata di beni. Nondimeno, la tutela del paesaggio dovrebbe attuarsi dinamicamente e cioè tenendo conto delle esigenze poste dallo sviluppo socio-economico del paese, per quanto la soddisfazione di esse può incidere sul territorio e sull'ambiente, rappresentando così una formidabile occasione per promuovere, in ogni territorio e nel lungo periodo, benessere, identità e sviluppo.

Cosa s’intende per “turismo culturale”?

Il concetto di turismo culturale dipende naturalmente da come si definisce il termine “cultura”. A questo proposito possiamo ricordare quanto abbiamo definito nelle lezioni precedenti. Pensando però al turismo possiamo provare a fare un elenco (non esaustivo) di esempi di attività che possono essere incluse nel “turismo culturale”:

  • Frequentare luoghi ed eventi relativi all’arte.
  • Visitare siti inclusi nel patrimonio culturale del passato o del presente.
  • Visitare siti religiosi.
  • Visitare paesaggi rurali.
  • Partecipare ad esperienze legate alle tradizioni locali e al folklore.
  • Partecipare ad eventi relativi alla cultura popolare.
  • Visitare luoghi ed eventi relativi al design, alla moda, ai settori creativi.
  • Tour gastronomici, visitare aziende vitivinicole, degustare prodotti locali.
  • Vacanze studio per apprendere una lingua straniera.
  • Visitare luoghi relativi al patrimonio industriale o alle attività produttive di oggi.
  • Visitare luoghi legati ad eventi bellici.
  • Visitare territori legati idealmente a un artista o a un personaggio.

Una prima definizione formale del turismo culturale è proposta dalle 1972 UNESCO WHC dove si fa riferimento al “paesaggio culturale” come la manifestazione dell’interazione tra l’umanità e il suo ambiente naturale.

Cosa si intende per “cineturismo”?

È un ulteriore, recente, mercato per il turismo è il così detto “movie-induced tourism” o “cine-turismo”. In questo caso, alcune destinazioni turistiche sono diventate famosi dopo essere state ritratte in film o in serie televisive di successo. Vi sono alcuni casi di grandissimo successo a questo proposito: alcuni hanno interessato aree urbane già note, altre destinazioni meno conosciute.

  • “Basilicata Coast to Coast”: I protagonisti attraversano a piedi la Basilicata, dichiarata una terra sconosciuta dallo stesso film nella scena iniziale.
  • “Sex and The City”: è una serie per la TV, quasi interamente girata a Manhattan, New York, che ha fatto per anni da vetrina per la città.
  • “Notthing Hill”: è un film romantico che ha reso famoso nel mondo uno specifico quartiere di Londra, nel quale si svolgono le vicende dei personaggi.

Spiegare i fattori push e pull del processo di urbanizzazione

Il fattore push è il fattore che spingono le persone ad abbandonare le aree rurali. I fattori sono:

  • Un elevato tasso di natalità della popolazione rurale, che quindi eccede la produzione delle terre;
  • Un miglioramento della tecnologia agricola che riduce il bisogno di lavoro agricolo;
  • Una minore allocazione del denaro dei consumatori nell’acquisto di prodotti del settore agricolo man mano che aumenta il loro reddito;
  • I prezzi relativamente bassi dei prodotti agricoli.

Il primo fattore è relativamente il più importante nei paesi in via di sviluppo, mentre il quarto fattore è relativamente più importante nei paesi ricchi (dove infatti l’agricoltura riceve comunemente sovvenzioni da parte dei governi). Il primo fattore pull, che attrae ver

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fra5675 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Ietri Daniele.
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