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Onomastica

Studia i nomi propri; nomi di una determinata lingua, regione o un'area di un tempo determinato.

Antroponomastica/Antroponimia

Primo sottosettore dell'onomastica che studia la diffusione e il significato dei nomi propri individuali (chiamati nomi di battesimo dal 1500) e i nomi di famiglia, inizialmente chiamati "secondi nomi" e poi "cognomi" dal 1500, grazie ai registri di battesimo e all'ereditarietà per via paterna che prima non veniva considerata. Durante il medioevo, i secondi nomi non venivano ereditati.

Dei nomi e dei cognomi si studiano:

  • Origine
  • Etimo
  • Evoluzione

Esempi:

  • Cognomi tronchi (accentati sull'ultima sillaba) sono d'origine meridionale.
  • Nomi con -EL- sono di origine ebraica.
  • Rinaudo = AU < AL (settentrione).
  • Ferrero = ERO < ARIUS (altamente piemontese).

Perché preferire un nome e non un altro? Ogni anno ci sono statistiche per i nomi più gettonati e più diffusi.

Soprannomi

Individuali o familiari dati dalla comunità.

Pseudonimi

"Nomi d'arte" scelti dall'individuo stesso. Esempi:

  • Zucchero Fornaciari < Adelmo Fornaciari (ARI < ARIUS legato ai nomi di mestieri)
  • Italo Svevo <
  • Bud Spencer < Carlo Pedersoli
  • Ignazio Silone < Secondo Tranquilli
  • Trilussa < Carlo Alberto Salustri

Toponomastica/Toponimia

Secondo sottosettore dell'onomastica che studia i nomi propri di luogo.

Perché si chiama così? Ha sempre avuto lo stesso nome? Da quando si chiama così?

  • Macrotoponimo: dei luoghi di grande ampiezza
  • Microtoponimo: dei luoghi di piccola ampiezza
  • Elementi geografici di stati, le vie, piazze (perché cambiano nome?)

Deonomastica

Terzo sottosettore dell'onomastica che studia i passaggi di categoria; le parole che da comuni diventano nomi di persona, luogo e viceversa.

Esempi:

  • SANDWICH (1a attestazione in italiano 1890) da un titolo nobiliare (nome di un conte) è diventato un nome comune.
  • MAIONESE (alimento) < MAIONESE (isola).
  • CICERONE (persona) > CICERONE (guida, una persona che se la cava bene con le parole).

Onomastica letteraria

Quarto sottosettore dell'onomastica che studia i nomi di persona o di luogo impiegati in letteratura dagli autori o i nomi propri degli autori studiati a partire dagli anni '80 del '900.

Interessante è vedere anche come vengono tradotti i nomi da una lingua all'altra durante la traduzione delle opere.

Nome parlante

Nome che ci fa capire qualcosa del personaggio che lo porta; come molti pensavano cioè che il nome contenesse il destino della persona e tutte le informazioni sulla persona.

Esempi:

  • Rosso Malpelo: Verga esplicita che il ragazzo era malizioso e cattivo perché aveva i capelli rossi.

Appartenenza linguistica

  • Etimo
  • "Significato": i nomi possono avere un significato oscuro (che si è perso nel tempo) o trasparente in base alla percezione del parlante.
  • Insorgenza (da quando? Perché?)
  • Diffusione sul territorio e nel tempo

Sistema onomastico in diacronia

Quando parliamo di sistema si sta ragionando sulle modalità di denominazione di un individuo o di un gruppo familiare. La tipologia classifica i tipi in tipologie.

Il sistema di oggi è il frutto di un patto sociale che si è sviluppato nel tempo: anche per il sistema onomastico bisogna risalire al modello ROMANO/LATINO caratterizzato da:

Prima età

Sistema a unico elemento (nomen unicum): si utilizza un solo elemento per classificare gli individui (esempi: Romolo, Remo, Amulio, Numitore) nella prima età. Il primo elemento si chiama 'praenomen'/ 'praenomina' (prima del nome). Le persone non erano molte, la comunità era ristretta, e quindi il sistema a 1 solo elemento (nomen unicum, circa 20 nomen unicum) andava bene quando la comunità era ristretta, ma quando la popolazione si allarga questo sistema non va più bene. Esempi: Marcus, Titus, Quintus, Sextus. Ancora oggi vengono utilizzati alcuni praenomen/praenomina.

Per le donne di condizione normale non avevano un 'praenomina'. Dal II e III sec. d.C (quando appare il latino volgare, il territorio è molto espanso) il sistema inizia a cambiare: la sua funzione passa al terzo elemento (cognomen).

Seconda età

Sistema a due elementi/bimembre/binomia: quando un unico nome non è più sufficiente, quindi si aggiunge un secondo elemento (nomen) al primo elemento (praenomen) nella prima età monarchica (753 a.C - 509 a.C). Nomen e praenomen sono diversi da nome e cognome odierni. Il secondo elemento, quindi, si chiama ‘nomen’ o gentilizio (gens) / nomina.

Il nome non veniva dato nel momento della nascita, ma veniva assegnato all’ottavo giorno per le femmine e al nono giorno per i maschi a causa dell'alto tasso di mortalità. La conferma del nome veniva data al raggiungimento della maggior età. La funzione del ‘nomen’ è molto diversa dal nome individuale di oggi, perché esso corrisponde a quello che oggi è il cognome: designa la gens in senso ampio, cioè consente di collegare un individuo a un determinato gruppo familiare (Gens molto più ampia della singola famiglia di oggi).

Anche gli schiavi, nel momento in cui venivano liberati (liberti), assumevano il nomen/gentilizio di chi li aveva liberati, e lo stesso vale per gli imperatori che facevano lo stesso, ma poi questo sistema entra in crisi perché non si riesce a distinguere ogni individuo e quindi il gentilizio perde la sua funzione e importanza iniziale. In origine, il gentilizio era un: praenomen (del fondatore della gens) + suffisso –ius (indicava l'appartenenza a qualcuno) (es: Sextus + ius=sextius / Titus + ius = titius).

Il nomen gentilizio inizialmente era trasparente, poi quando i confini di Roma aumentarono il nomen gentilizio veniva preso anche da altre lingue, ad esempio quelle di sostrato. Per le donne: direttamente con il ‘nomen’ che era formato dal ‘gentilizio’ del padre, però al femminile ed esso si conserva anche dopo il matrimonio (es: Quintus, nome maschile del padre = Quinta, nome femminile della figlia). Ovviamente però se c’è più di una figlia, il nome è sempre lo stesso: perciò questo sistema non funziona quindi per un certo periodo interviene il sistema trimembre con il cognomen cioè un soprannome "individuale".

Terza età

Sistema a tre elementi/trimembre/formula trinomia: si aggiunge un terzo elemento (cognomen) ai due elementi (praenonimo e nomen) perché la popolazione aumenta sempre di più, durante l'età repubblicana ed imperiale. Il terzo elemento, quindi, si chiama ‘cognomen’.

Il cognomen non corrisponde al cognome di oggi, perché il cognome di oggi assomiglia di più al ‘nomen’ dell’epoca, ma corrisponde al soprannome individuale che permetteva di identificare meglio il singolo individuo. Non veniva imposto da subito, ma al raggiungimento della maggiore età, quando il bambino ormai grande aveva avuto modo di sviluppare il soprannome e veniva utilizzato da quando il ragazzo entrava in società.

Il cognomen poteva riferirsi a caratteristiche fisiche, al lavoro, a qualcosa che aveva fatto durante la sua vita, etc. Tra i tre elementi, l’unico veramente significativo è il ‘cognomen’, basta pensare che ci si ricordi solamente del cognome degli autori (Publius (praenomen) Cornelius (nomen) TACITUS (cognomen): ci si ricorda infatti solo del cognomen, ovvero Tacitus / stesso discorso vale per Marcus Tullius CICERO).

Questo sistema però valeva solo per i patrizi, però poi questo sistema non basta più.

Quarta età

Quando il sistema a tre elementi non basta più, si aggiungono altri elementi ai 3 elementi chiamati ‘supernomen’ (praenomen + nome + cognome + ... = supernomen) in piena età imperiale. Gli imperatori avevano 12 elementi oltre al praenomen, al nomen e al cognomen. Il supernomen sarebbe il cognomen aggiunto, ma non corrisponde al ‘soprannome’ di oggi e veniva dato in base a ciò che la gente compiva o faceva. Esempi: 1° Publius Cornelius Scipio AFRICANUS / 2° Publius Cornelius Scipio AEMILIANUS.

Abbiamo quindi una sequenza di nomi e titoli che si espandono per adattarsi alle esigenze di riconoscimento e distinzione all'interno di una società sempre più complessa e vasta.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SaraKamal di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Cacia Daniela.
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