Metodiche riabilitative speciali: neurodinamica
La neurodinamica
La neurodinamica è una disciplina che si occupa di far scorrere i nervi. È anche una cosa che fa il nostro corpo naturalmente, una capacità di adattamento. Si presta bene a valutare e trattare cervicalgie e lombalgie. La neurodinamica è importantissima perché permette di trattare il dolore. Non è una metodica.
La neurodinamica si occupa delle relazioni tra la biomeccanica e la fisiologia. È un nuovo elemento per trattare il pz. Il muscolo per essere allungato ha bisogno di tempo (vedi RPG), mentre il nervo ci mette di meno e se viene mantenuta troppo la posizione va in sofferenza ischemica, in ipossia, soprattutto in statica. Quindi ad esempio in flessione d’anca a ginocchio esteso bisogna stare bene attenti alla reazione del pz. Possiamo aggiungere il movimento della caviglia, così almeno allunghiamo il muscolo e manteniamo, ma lo sciatico non soffre.
I nervi sono dotati di una capacità di scorrimento. A seguito di una qualsiasi lesione si può avere una tensione. Il trauma non deve essere necessariamente grave, ma bastano atteggiamenti posturali scorretti. L’alterazione neurodinamica del nervo si riflette e causa contratture, tensioni muscolari e fasciali: il problema si estende (es: una sciatalgia causa problemi agli ischiocrurali. Nella prima fase si fa neurodinamica per togliere il dolore, poi si lavora sul controllo motorio). Anche una struttura articolare che perde escursione comporta una perdita di mobilità del nervo. Per questi motivi il nervo è sempre implicato.
Meccanismi patobiologici del dolore
Il dolore nocicettivo periferico è miofasciale o osteoarticolare, preciso a livello di un’articolazione, solitamente dovuto a un’infiammazione. Si chiama iperalgesia primaria e in nocicettori sono in atto. È un dolore acuto che si può risolvere in breve.
Il dolore neurogenico periferico è poco localizzato, deriva dalle radici nervose. Ci sono sintomi come iperestesie ecc. La distribuzione è dermatomerica. Il trattamento è più lungo e le tecniche devono focalizzarsi sul sistema nervoso.
Il dolore centrale è detto anche iperalgesia secondaria. Deriva da un’alterazione dell’elaborazione del segnale. I sintomi migrano e sono diffusi, non dermatomerici. Il dolore relativo al SNA è da output, gli altri sono da input. Un esempio è l’algodistrofia. C’è anche il dolore affettivo. Bisogna identificare il meccanismo del dolore dominante per poter agire al meglio.
Flusso sanguigno e sensibilità del nervo
I nervi hanno bisogno di flusso sanguigno elevato (es: i pz diabetici spesso hanno neuropatie) e un flusso assoplasmatico regolare. In caso di modificazione del flusso, flusso alterato si formano siti che generano impulsi anormali (AIGS) che modificano la sensibilità del nervo. I sintomi sono:
- Dolore nella distribuzione sensitiva del nervo
- Lungo il tratto nervoso
- In un punto lungo il nervo
- Bruciore
- Parestesie
- Peggiora la notte (si modifica la pressione sanguigna e arriva meno flusso, inoltre la postura è prolungata ed è perché c’è infiammazione)
- Prurito
- Sensazioni di corde tirate
- Correlato allo stress
Biomeccanica del sistema nervoso
Il SNC e SNP sono da considerare come una struttura continua. Ha la forma di una H, quindi gli arti inferiori e superiori sono connessi (es: dolore cervicale alla flessione dorsale della caviglia). Le tensioni applicate al sistema periferico vengono trasmesse al sistema centrale e viceversa. È l’unica struttura che possiede questa caratteristica di unità.
Per distinguere tra dolore nervoso e muscolare si tolgono le componenti (es: dolore posteriore alla coscia. Ischio o sciatico? Se faccio flessione dorsale della caviglia si può avere un aumento del sintomo in generale. Se fletto la testa si può avere aumento del sintomo nervoso. Ma se vado in adduzione ed intrarotazione allungo lo sciatico e se ho dolore è nervoso. Si può anche flettere la coscia controlaterale per dare più gioco al nervo. Oppure si fa una flessione controlaterale del tronco e se peggiora è nervoso. In alternativa si fa la contrazione attiva: si chiede di contrarre e rilasciare per 3-4 volte, in teoria per inibizione reciproca il muscolo si rilascia, se succede è il muscolo). Si chiama differenziazione strutturale.
I tessuti connettivi sono in continuità tra loro, i neuroni sono interconnessi e hanno gli stessi mediatori. Nella flessione del tronco il midollo si allunga di 5-9 cm. Nell’estensione del ginocchio si allunga lo sciatico fino a 6 cm. Nell’estensione del gomito il mediano si allunga del 20%. Il sistema deve adattarsi ai tessuti circostanti. Qualsiasi struttura che va a contatto col nervo è un’interfaccia meccanica: muscoli, forami, tunnel, solchi, osteofiti, cicatrici.
Meccanismi di allungamento
Le fibre hanno forma ondulata/intrecciata, quindi può svolgersi, raddrizzarsi e distendersi. È una flexiforma. È la prima fase. La seconda fase è lo scorrimento delle strutture intraneurali. La terza fase è lo scorrimento rispetto al tessuto circostante (extraneurali). La quarta fase è la vera messa in tensione grazie alla parte più elastica e viscosa. Non si può allungare troppo altrimenti va in ipossia, anche se anche i vasi sono avvolti a spirale.
La vascolarizzazione
Il sistema nervoso consuma il 20% dell’ossigeno di...