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Giuseppe Brocchini modellismo che passione

Introduzione

Lo scopo di questa miniguida è parlare della mia esperienza nel campo del modellismo iniziata dall'età di dodici anni. Il lavoro è orientato soprattutto a coloro che si avvicinano per la prima volta al mondo del modellismo. Passerò, quindi, in rassegna tutte le tecniche dall’acquisto del modello fino alla sua realizzazione, cercando di offrire qualcosa in termini di suggerimenti o quant'altro, per neofiti e per chi già lavora a questo hobby da tempo. Un ultimo pensiero. Cosa spinge al modellismo? A parte la passione ma soprattutto ricostruire la storia tramite chi l'ha fatta.

Indice

  • Introduzione
  • Capitolo I: Storia del modellismo
  • Capitolo II: Alcuni consigli pratici
    • 2.1 Le scale
    • 2.2 Le case produttrici
    • 2.3 La documentazione
  • Capitolo III: L’attrezzatura
  • Capitolo IV: Le vernici
    • 4.1 Le tecniche d’invecchiamento
  • Capitolo V: I pennelli
    • 5.1 Colori primari e secondari
    • 5.2 I colori acrilici
    • 5.3 Le tempere e gli acquerelli
  • Capitolo VI: Gli aerografi
    • 6.1 Verniciare con l’aerografo
    • 6.2 Tecniche avanzate
  • Capitolo VII: Le decalcomanie
  • Capitolo VIII: Esperienze personali

Capitolo I: Storia del modellismo

Quando si è sviluppata l’arte del modellismo? I più concordano con la fine della seconda guerra mondiale, grazie ai materiali plastici derivati dal petrolio e con l’introduzione della tecniche di pressofusione, che permisero di riprodurre a costi bassi anche i più piccoli dettagli di un modello reale. Paesi all’avanguardia in questo settore sono stati il Giappone (Vd. Tamiya) e Stati Uniti (Vd. Airfix) poi, a seguire, la Germania (Vd. Revell) Inghilterra (Vd. Heller) e l’Italia (Vd. Italeri). Alle plastiche si sono affiancate anche il polistirene e le resine. Queste ultime riproducono molto meglio i dettagli ma presentano vari aspetti negativi. Innanzitutto i modelli in resina hanno un prezzo più elevato rispetto ai corrispondenti kit in plastica, è necessario, poi, usare colle cianoacriliche altrimenti le parti non si attaccano. La resina richiede, inoltre, una maggiore perizia, in quanto:

  • Si consuma molto più della plastica usando la lima e la carta vetrata
  • Richiede attenzione a staccare i pezzi dall’albero perché, nonostante l’apparente elasticità del materiale, esso tende a rompersi con facilità
  • È comunque necessaria una mascherina in quanto la lavorazione rilascia una polvere altamente tossica

Il materiale attualmente più utilizzato è il “polistirene iniettato”, in minor misura la resina a causa dei problemi prima evidenziati.

Ho cominciato a praticare modellismo dagli anni ’70 e mi ricordo le mitiche marche della Tamiya e della Airfix. Che miti, sono state la mia palestra personale per sperimentare tutte le varie tecniche modellistiche. Il modellismo, sin dalla sua nascita, si suddivide in “statico” e “dinamico”. Statico vuol dire che i nostri modelli sono immobili, esposti in bacheca o vetrina, dinamico vuol dire che i modelli riprodotti sono resi mobili con un motore di varia potenza. In questo piccolo manuale mi occupo del modellismo statico. Allo stato attuale statico e dinamico sono praticati in egual misura dagli appassionati.

Il modellismo statico ha riguardato e riguarda, tutt’ora, vari filoni:

  • Aerei militari e civili
  • Elicotteri militari e civili
  • Astronavi (Fantascienza ma anche stazione spaziale orbitante MIR e Space Shuttle)
  • Navi da guerra, transatlantici e motoscafi
  • Mezzi civili (auto, moto, camion e rimorchi, trattori, locomotori, vagoni ecc.)
  • Mezzi militari (carri armati, camion, autoblindo, jeep, artiglierie ecc.)
  • Figurini (militari di tutte le epoche, fantasy, fantascienza, sexy ecc.)
  • Diorami (ricostruzione di una scena)

Capitolo II: Alcuni consigli pratici

Una serie di consigli per chi affronta la nobile arte del modellismo. Innanzitutto "pazienza". Quando si compra un kit di montaggio, la prima cosa che si pensa è chissà come verrà. Non mi sono mai posto il problema di quale modello scegliere. Da quando pratico modellismo la difficoltà mi “esalta”. In ogni caso comincerei con quelli più semplici e meno costosi così se viene male, non ho recriminazioni. Molte scatole di case produttrici riportano il livello d’esperienza, lo skill, cioè il grado di esperienza richiesta per realizzare il lavoro. Per chi inizia direi che un livello 1 è apprezzabile. Io personalmente non le ho mai guardate, prendo di petto il lavoro e via!!. Misurarsi con il kit difficile è un notevole stimolo. In ogni caso non bisogna mai avere fretta che, in questo tipo di hobby, costituisce sempre una cattiva consigliera! Quando si sceglie il modello è importante, poi, guardare la "scala". Con essa si intende il grado di riduzione del modellino da realizzare rispetto al modello normale. Le scale vanno, dunque, lette in questo modo: 1/36 per dire che il modello è 36 volte più piccolo rispetto alla dimensione normale, 1/72, 72 volte più piccolo rispetto alla dimensione normale e così via. Un modello in scala 1/72 è più piccolo rispetto ad un altro in scala 1/36 aspetto importante, quest'ultimo, soprattutto quando si vorrà esporre il lavoro realizzato. Qualcuno consiglia di cominciare con i carri, io ho cominciato con un aereo, lo Spitfire, il caccia inglese della II Guerra Mondiale che durante la battaglia d’Inghilterra tenne testa ai temuti Messerschmitt B 195 E tedeschi. I risultati sono stati, devo dire, buoni per essere il primo modelli. Mi ricordo ancora che aveva la fusoliera verde e le ali marroni!!.

Quando, effettuato l'acquisto, si torna a casa e si apre la scatola di montaggio, prendiamo subito visione dello schema di montaggio (le famose "istruzioni"), studiando le varie fasi o step. Fatto questo, tiriamo fuori dal cellophane i nostri alberi con i pezzi da assemblare attaccati e cominciamo a lavarli. I pezzi, infatti, sono realizzati con plastica (anzi "acetilene") iniettato in stampi. Sui pezzi rimangono, quindi, tracce della sostanza chimica utilizzata per far aderire meglio negli stampi i singoli pezzi. Il lavaggio è indispensabile per evitare che il colore, una volta steso (con pennello oppure aeropenna) scivoli via con cattivi risultati. Il lavaggio va fatto con acqua saponata che sgrassa e rende la superficie più aderente. Avuta visione dello schema generale di montaggio, cominciamo a tagliare via i pezzi, seguendo fedelmente il tracciato. Un dubbio può, però, assalirci: la colorazione del modello la effettuiamo subito con i pezzi ancora sull’albero di montaggio oppure dopo, ad assemblaggio avvenuto? Ho sviluppato, a questo proposito, un mio punto di vista: c’è indubbiamente una comodità di fondo nell’avere i pezzi ancora sull’albero di montaggio e cioè sono lì immobili e ci posso lavorare tranquillamente, sia con il pennello che con l’aeropenna. È chiaro che quando arriva il momento di staccarli ed assemblarli, ci sono delle operazioni da effettuare che possono pregiudicare il colore appena steso. Ad esempio devo intervenire sui punti di contatto e provvedere a togliere i piccoli pezzi di plastica rimasti nonché eventuali sbavature oppure a limare o stuccare, provocando, in tal modo, delle asportazioni di colore. Con pazienza, interverrò per sistemare il tutto. In ogni caso, quando si tirano via pezzi, attenti a non romperli. I piccoli pezzi (antenne, alberi di navi, ecc.) vanno tolti con coltellini mentre quelli grossi con forbici di dimensione variabile a seconda della grandezza del pezzo. I pezzi staccati sono, poi, da lisciarne i bordi per togliere le asperità del taglio. Laddove si viene a creare qualche piccolo danno (si spezza l'albero di una nave, una scalfittura, una fessura) ci può venire in soccorso colla o stucco. Prima di cominciare l'assemblaggio, si può cominciare a pensare alla colorazione. Dopo aver optato per la verniciatura immediata, altro dubbio: per la colorazione uso il “pennello" oppure l’"aeropenna"? Se uso il pennello, devo diluire il colore in modo tale che stendendolo sulle superfici, non si lascino segni antiestetici; se uso l’aeropenna (che a differenza del pennello nebulizza il colore, consentendo una stesura a spruzzo), prima di iniziare a spruzzare il colore, è necessario cominciare a coprire le superfici con un'apposita sostanza in grado di trattenere il colore, il "primer". Parlerò in seguito delle aeropenne, nel capitolo dedicato. La diluizione del colore è un altro problema da affrontare: ricordate che, per l'aeropenna, la diluizione va fatta in questi termini: per le penne ad aspirazione, in presenza di smalti lucidi ed opachi ci vuole un 45-55% di diluente ed il resto colore, per le penne a gravità, con smalti opachi un 30-40% di diluente ed il restante colore, con smalti lucidi 50% diluente e 50% colore. Le istruzioni delle scatole di montaggio, e questo vale anche per altri filoni del modellismo, non sono sempre così precise, quindi una valida documentazione è oggi importante e Internet ci aiuta molto, soprattutto per quanto riguarda foto, profili e quant'altro. A prescindere dal fatto che abbia colorato o meno i pezzi, devo procedere con il distacco dall’albero. È in questo momento che si inizia la "prova a secco". In questa operazione si mettono insieme le varie parti per verificare eventuali imperfezioni, fessurazioni, sbavature e quant’altro. Devo dire che, tornato a fare “modellismo” dopo un periodo di pausa (ma la passione non mi era mai passata!) ho notato che nelle moderne produzioni e per kit di piccole dimensioni, le imperfezioni si sono ridotte ed è aumentata la precisione nella riproduzione di determinati particolari. La prova a secco può servire, comunque, per rendersi conto dell'esatto posizionamento dei pezzi, anche perché, una volta incollati, è difficile procedere al loro scollamento. Per questa fase va bene qualsiasi colla cianoacrilica. Visto che il potere incollante è notevole, per piccoli particolari è meglio non versare direttamente la colla sulle superfici ma in un contenitore a parte, basta una goccia. Con uno stuzzicadenti preleveremo solo il minimo quantitativo cercando di posizionarlo senza troppe "sbavature", la saldatura è immediata.

2.1 Le scale

Si è parlato, in precedenza delle scale di riduzione. Approfondiamo ancora il concetto. La "scala" è il rapporto di riduzione ovvero il numero per il quale si deve dividere l’unità di misura lineare per ottenere la grandezza nel suo valore "ridotto in scala". Si indica con una frazione avente per numeratore sempre il valore uno "1" e per denominatore il valore con il quale operare la divisione (divisore). Facciamo degli esempi. Aereo in scala 1/72 vuol dire che un centimetro sul modello corrisponde a 72 centimetri sul velivolo reale (il modello in scala 1/1). Per cui un velivolo che in scala reale è lungo 20 metri ed ha un’apertura alare di metri 18,00 metri, in scala 1/72 sarà lungo 2000 cm / 72 = 27,77 centimetri ed avrà un’apertura alare di 1800 cm / 72 = 25,00 centimetri. In scala 1/32 sarà lungo: 2000 centimetri / 32 = 62,50 centimetri ed avrà un’apertura alare di 1800 centimetri / 32 = 56,25 cm.

2.2 Le case produttrici

Una breve carrellata delle marche presenti attualmente sul mercato. Tamiya, Hasegawa, Academy, Trumpeter, Revell, Monogram, Italeri, Heller, MPM, Azur, Classic Airframes, Airfix, Accurate Miniatures, Dragon, Eduard, Fujimi, Gavia, Fonderie Miniature, Hobbycraft, ICM, Roden, AMTech, Octopus, Pavla, Zvezda, Ali Italiane, Choroszy Modelbud, Cunarmodel, Special Hobby, Verlinden, Aires, Neomega, Tauromodels. Poi ce ne sono altre specializzate in alcuni o unici filoni modellistica come la Amati e la Mamoli, italianissime produttrici di kit in legno di navi.

2.3 La documentazione

È un lavoro importante l’attività di documentazione in quanto la riproduzione dei modelli attinge sempre dalla realtà. Ci sono librerie specializzate che offrono libri e riviste molto belle nonché pubblicazioni con immagini molto utili all’uopo. Internet è, poi, una fonte notevole e, praticamente illimitata di informazioni ed immagini per il modellista. Negli anni ’70, (non esisteva la rete) era uscita un’interessante raccolta di fascicoli sulla storia dei mezzi corazzati della De Agostini che ho prontamente raccolto e rilegato e che ho tutt’ora. A parte la possibilità, offerta dalla collana, di costruire kit in plastica di vari, è possibile trovarvi tante foto (anche se in bianco e nero in quanto d’epoca) e, soprattutto, i profili dei vari carri cioè disegni in cui si vede il modello di lato, davanti e dietro più le varianti al modello, colorazioni comprese. Con la stessa idea è uscita la storia dell’aviazione. In assenza d’Internet è stata una buona fonte di documentazione.

Capitolo III: L’attrezzatura

In questa pagina elenchiamo gli attrezzi da tenere nel nostro "angolo" del modellista. Cominciamo col dire che gli attrezzi elencati sotto sono, in genere, comuni ad ogni settore o "filone" modellistico (dai mezzi corazzati agli aerei passando per navi, automobili e sommergibili).

  • Saldatore a punta fine 30W con set attrezzi
  • Pipetta in silicone (per le miscelazioni di colore)
  • Set 2 tagliabalsa con lame
  • Cono di feltro per lucidare
  • Incudine per modellismo
  • 2 supporti per verniciare soldatini e modellini (molto utili quelli della Tamiya)
  • Morsetti vari, orientabili e non
  • Portapezzi con manico in legno (supporto dove si possono inserire singoli pezzi da verniciare)
  • Trapani manuali, elettrici e da traforo (meglio avere anche un supporto per trapano) con relativi kit di punte (frese, smerigli ecc.)
  • Morsa gripper della Amati
  • Lame da traforo e tagliabalsa
  • Pinze varie a becchi lunghi, corti e ricurvi
  • Coltelli e coltellini vari
  • Lime e carta abrasiva (a granatura fine e media)
  • Cacciaviti di precisione
  • Forbici e nastro adesivo
  • Vaschetta di plastica (per lavatura alberi di montaggio)
  • Fili di rame
  • Squadra e righello
  • Piano di lavoro multiuso
  • Morsetti a pistola
  • Aeropenne professionali (io ne ho tre, una per grandi superfici ad aspirazione, una per lavori più precisi a gravità e un'altra, ad aspirazione, per superfici di media estensione)
  • Compressore (se si lavora a casa e all'interno di un condominio, meglio sceglierlo ad aria e a secco, più silenzioso)
  • Pennelli (da 0 a 10)
  • Vernici ad acqua e a solvente
  • Primer: per il fissaggio delle vernici ad aeropenna
  • Collanti di vario tipo a questo proposito esistono, in commercio, vari tipi di colle. Io opterei per la distinzione fondamentale tra colle liquide e colle dense. Alcune, tipo a tubetto Attack oppure liquida della Tamiya, hanno il potere di sciogliere la plastica quindi vanno bene per incollaggi
  • Maskol preparato per effettuare le mascherature
  • Decalfix per fissare le decals una volta che queste ultime sono state apposte sul modello

Facciamo ora delle precisazioni. Per le lime useremo quelle piccole, corte, e con profili e grane diverse. Dovremmo sempre avere una lima piatta, una a coda di topo, una triangolare ed una a mezzaluna. Consiglio, personalmente, l’acquisto di un cofanetto che contenga un set di lime e di lame, il tutto da fissare su impugnature intercambiabili. Come attrezzatura di base può bastare una tronchese a taglio laterale e un cutter che servono per staccare i pezzi dal telaio, un paio di forbici sottili, una pinzetta, una piccola morsa con le ganasce rivestite di gomma (per non rigare la plastica), un mandrino manuale con ganasce che chiudono a 0 utilissimo per fare fori a partire da 0,3 mm fino a 1,5 mm, un robot, elastici, pinzette da bucato, piccoli contenitori per riporre parti pre-assemblate e/o pre-verniciate, una spatola per stendere lo stucco e un bisturi per tagli perfetti.

Trapano: un buon acquisto, anche se costoso, può essere quello di un trapano elettrico per modellismo, meglio se alimentato a 220V perché quelli a 12V sono poco potenti per essere sfruttati in tutte le situazioni. Per quanto riguarda gli spazi da utilizzare per fare "modellismo" premetto che utilizzo un vano ricavato nel sottoscala di casa mia (Vd foto). Meglio sarebbe avere una stanza per sé con attrezzatura sistemata in maniera ordinata su scaffali e mobiletti. In mancanza anche di un misero "sottoscala" va bene anche una tavola, di quelle usate per fare il presepio, che va montata e rimossa a lavoro concluso, ogni volta.

Carta vetrata: sono anche chiamate e sono di grana diversa. Grana 600 è quella meno fine, grana 2000 è quella più fina, per lavori di rifinitura. Si può andare anche oltre 2000, ma per lavori particolari di lisciatura e sgrossatura. Come si usa la carta vetrata? Possibilmente non a secco, per evitare di impastarle di colore o di polvere di plastica o di resina. Ricordatevi di “scartavetrare” quando la vernice o lo stucco sono asciutti, secchi. La carta abrasiva, inoltre, pi

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giubro65 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Applicazioni tecniche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia Belle Arti di Roma o del prof Brocchini Giuseppe.
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