Gli informatori
L'osservatore può contare sulla collaborazione di due tipi di informatore: istituzionale e non istituzionale. Gli informatori istituzionali sono persone che la società ospite incarica del rapporto con coloro che, di quella società, non sono membri. Spesso gli informatori istituzionali sono le medesime persone che l'etnografo ha conosciuto nel ruolo di guardiani. Il rapporto con questo tipo di informatori è quello che espone in maggior misura il ricercatore al pericolo di manipolazione strumentale.
Gli informatori non istituzionali sono persone prive di un’investitura formale che offrono all’osservatore la propria collaborazione più o meno spontaneamente. È bene tener conto del fatto che non sempre le persone più disponibili a collaborare sono anche le più informate.
Questo conduce a due considerazioni:
- Poiché il rapporto privilegiato con un informatore apre all'osservatore alcune porte della società, ma può anche chiuderne altre, è bene consolidare una relazione con un informatore solo dopo aver soggiornato qualche tempo nella società ospite, cioè quando si ha modo di capire quali sono le porte che ci interessa aprire e quali, invece, sono le persone che potrebbero ostacolare la nostra impresa.
- È necessario capire qual è la posizione sociale del nostro interlocutore e soprattutto quali sono le ragioni che lo spingono a collaborare.
Le note etnografiche
La documentazione empirica a sostegno degli asserti prodotti dalla ricerca etnografica viene costruita giorno per giorno, con la stesura delle note etnografiche, con la registrazione di ciò che l’osservatore ha appreso dai propri informatori, dalle persone che ha intervistato, ma soprattutto attraverso l’osservazione e la partecipazione alla vita quotidiana dei propri ospiti.
Le note etnografiche dovrebbero raccogliere due tipi d’informazione, relativi l’uno all’oggetto, la società in studio, l’altro alla relazione osservativa, al rapporto che l’osservatore stabilisce con i propri ospiti, informazione utile a qualificare la plausibilità delle conclusioni cui perverrà attraverso l’analisi e la scrittura.
La stesura delle note etnografiche è la raison d’être dell'osservatore e ad essa è necessario dedicare almeno la stessa quantità di tempo riservata all’osservazione partecipante. Tre principi operativi offrono una guida per la stesura delle note etnografiche: distinzione, concretezza e ridondanza. Il principio di distinzione chiede all’estensore delle note etnografiche di separare oggetti, fonti, tipi di discorso, sfumature linguistiche, contesti osservativi, tra loro.