Metodi di analisi linguistica
Indice
- Cos'è una seconda lingua, pag. 1
- Acquisire una lingua
- La seconda volta
- Com'è fatta la lingua di chi impara una seconda lingua, pag. 5
- Descrivere l'errore
- Problemi nell'identificazione dell'errore
- La critica al confronto con la varietà nativa: la fallacia comparativa
- La ricerca di sistematicità: varietà e sequenze di apprendimento
- La ricerca di sistematicità: gli stadi di apprendimento
- L'input: l'innesco dell'acquisizione, pag. 12
- Input, intake e output
- Un input ideale
- Cosa facilita l'acquisizione
- Il fattore età, pag. 20
- I due costrutti in gioco: età e capacità di acquisizione
- L'ipotesi del periodo critico
- Il ruolo della L1 nell'acquisizione di una L2, pag. 26
- Interferenza: cos'è, come si individua, come si manifesta
- Le condizioni per l'interferenza
Acquisire una lingua
Linguistica acquisizionale è un termine entrato nell'uso solo a partire dagli anni '90 del secolo scorso, anche se è nata negli anni '70 quando si è cominciato a studiare come avviene il processo di acquisizione di una L2, una lingua seconda, ovvero una lingua che viene acquisita dopo una lingua materna. La linguistica acquisizionale studia i processi, i fattori e i meccanismi di acquisizione di una lingua.
In inglese questo ambito di studi è noto come second language acquisition research, abbreviato con l'acronimo SLA. C'è una differenza a livello di nazione italiana vs l'ambito di studi in Europa:
- La linguistica acquisizionale si occupa dell'acquisizione spontanea di una lingua seconda, ovvero non guidata, non a seguito di un'istruzione formale; per studiare l'acquisizione in un contesto guidato si entra in un altro ambito, quello della glottodidattica, ovvero la didattica delle lingue straniere moderne.
- L'ambito internazionale della SLA research coinvolge entrambi questi settori di studio, quindi sia ciò che è coperto dalla linguistica acquisizionale che dalla glottodidattica, quindi non si tengono distinti questi due oggetti di indagine.
Con L1 si intende la lingua materna o prima lingua. La linguistica acquisizionale si occupa di capire che cosa caratterizza l'acquisizione di una lingua seconda, il che è un processo diverso dall'acquisizione della propria o delle proprie lingue materne. Specificare che talvolta si può avere più di una lingua materna lo si deve al fatto che la maggior parte della popolazione mondiale è bilingue o multilingue: in Europa siamo abituati a considerarci come monolingui, ma nel mondo sono molto più diffuse le situazioni di bi- o plurilinguismo, in cui la persona impara fin dai primi anni di vita più di una lingua.
Differenza fondamentale tra acquisizione di una L1 e di una L2
Gli esseri umani imparano una lingua grazie all'input che ricevono (cioè il materiale linguistico in quella lingua sotto qualsiasi forma) e grazie alla facoltà umana di linguaggio, la quale è specifica solo dell'essere umano. Gli esseri umani imparano fin dai primi anni di vita la lingua o le lingue cui sono esposti spontaneamente. Tuttavia, questa facoltà umana di linguaggio si affievolisce nel corso del tempo: questo affievolimento si ha nella fase post-puberale, a partire dall'età post-infantile (dai 10 anni circa).
Proprio per questo, si parla di differenza fondamentale, con cui si intende la differenza che c'è tra l'acquisizione della prima o delle prime lingue materne (L1) e l'acquisizione delle lingue seconde. Con questo si fa riferimento ad esiti diversi in condizioni di acquisizione diverse.
Esiti diversi
Con 'esiti diversi' ci si riferisce a quello cui alludiamo quando, di una persona che parla una lingua seconda, si dice 'parla come un nativo'. Questo genera una sensazione di stupore, proprio perché ci si aspetta che il livello di competenza raggiunto da una persona che impara una L2 sia diverso da quello raggiunto da quella stessa persona quando ha imparato la propria lingua materna. Esito diverso per una L1 e una L2 si riferisce al fatto che, in termini di competenze, sia quantitative (elementi che fanno parte del repertorio lessicale di una persona) che qualitative (livello di accuratezza nella produzione), si differenzia l'esito finale di una L1 vs una L2.
Per esempio, un bambino impara a camminare spontaneamente entro i primi anni di vita: lo stesso succede con la L1. L'esito di apprendimento di una L2 può essere paragonato all'imparare a nuotare, ad arrampicarsi sugli alberi, suonare uno strumento: la qualità l'esito può essere dovuta a diversi fattori. Ciò dipende da una parte da alcune caratteristiche personali (forza fisica, capacità respiratorie), ma anche dal tipo di insegnamento. Quindi, ci sono diversi elementi che ne determinano l'esito finale. Lo stesso vale per quanto riguarda una L1 e una L2: lo scopo della linguistica acquisizionale è quello di capire quali sono i fattori che portano ad un migliore o un peggiore esito nell'acquisizione di una lingua seconda.
Mentre l'esito dell'acquisizione di una L1 è grossomodo uguale per tutti, l'esito nell'acquisizione di una L2 può essere molto diversificato: c'è chi è un buon apprendente, chi un apprendente meno buono.
Condizioni di acquisizione diverse
Punto di vista cognitivo. Il soggetto che apprende è diverso, anche se si tratta della stessa persona: un bambino che impara la propria lingua materna è diverso da quella stessa persona diventata adulta perché il bambino ha uno sviluppo cognitivo diverso dall'adulto che impara per la prima volta un sistema linguistico complesso. Da un punto di vista cognitivo, pur trattandosi della stessa persona, nella fase della vita 'bambino' e in quella 'adulto' si hanno due soggetti diversi.
Punto di vista neuronale. Il cervello del bambino ha caratteristiche fisiche biologiche diverse dal suo cervello quando sarà adulto. Ad esempio, le cellule nervose, i neuroni, con il passare del tempo, a partire dalla fase precedente alla nascita si modificano e si ricoprono di una sostanza detta mielina (da cui il nome 'processo di mielinizzazione') che fa sì che le connessioni tra i neuroni siano sempre più veloci. Tuttavia, stabilire delle nuove connessioni, imparare cose nuove, è un processo che, nel corso della vita, si rallenta. Le connessioni fra i neuroni che sono già stabilite funzionano più velocemente, ma imparare delle nuove corrispondenze è un processo più lento. Anche da un punto di vista neuronale, il cervello di un individuo è diverso se giovane o adulto.
Punto di vista emotivo. Un bambino che impara una lingua materna ha una diversa motivazione a comunicare rispetto ad un adulto che apprende una L2. Per questo, un soggetto che parla una L1 è diverso da un soggetto che parla una L2.
Anche le condizioni di acquisizione sono diverse. Se da un parte le condizioni di acquisizione di una L1 sono omogenee, quelle di una L2 possono essere diversificate tra individui diversi:
- Quelle della L1 hanno determinate caratteristiche in termini di relazioni tra le persone e di pratiche comunicative. Le pratiche comunicative sono diversificate per qualità, frequenza e intensità motivazionale rispetto a ciò che avviene normalmente in un contesto di acquisizione di una L2. Quelle particolari caratteristiche con una tale intensità, frequenza e qualità non si ripeteranno più nel corso della vita di un individuo. Il bambino riceve da coloro che lo accudiscono tali attenzioni e pratiche comunicative che per qualità, frequenza e motivazione non si ripeteranno mai nel corso della vita.
- L'acquisizione di una L2 può essere molto varia rispetto al quella di una L1. Un apprendente di una L2 può ricevere un input frequente nella L2: ad esempio, un ragazzino che emigra, viene inserito nella scuola dell'obbligo e quindi riceve quotidianamente un input nella L2. Questa acquisizione molto ricca, con input diversificato, può anche non verificarsi: un'altra esperienza potrebbe essere lo studio di una lingua seconda a scuola, con magari solo 3 ore settimanali di input prodotto generalmente dallo stesso tipo di parlante non nativo. In questo caso, si tratta di un'esposizione all'input meno frequente e meno ricca qualitativamente. Altro caso, quello dello sbarco di albanesi in Italia che avevano imparato la lingua italiana attraverso l'esposizione ai media, in particolare la televisione.
Diversi individui hanno condizioni diverse di apprendimento, le quali hanno un ruolo fondamentale nell'esito finale.
Linguistica acquisizionale vs glottodidattica
Recentemente si è coniato il termine glottodidattica acquisizionale che tenga conto anche dei risultati della linguistica acquisizionale. Ci dovrebbero essere scambi reciproci tra le due discipline fondate in Italia, ma non tutti la pensano allo stesso modo. Si possono individuare tre posizioni principali:
- Le due discipline non hanno nulla in comune e hanno due fini diversi (la prima quello di indagare la finalità della facoltà di linguaggio, la seconda quello di indagare le migliori metodologie per l'insegnamento);
- La glottodidattica dovrebbe beneficiare della linguistica acquisizionale perché dovrebbe indicare agli insegnanti cosa aspettarsi da parte dell'apprendente, quindi determinare le attese degli insegnanti riguardo l'acquisizione guidata;
- In uno scambio molto proficuo, la glottodidattica dovrebbe essere ispirata dalle scoperte della linguistica acquisizionale per determinare il sillabo dei programmi di istruzione guidata. Il sillabo specifica il contenuto e la progressione degli elementi che devono essere insegnati. Anche la linguistica acquisizionale può trarre vantaggi dalla glottodidattica, la quale può fare sperimentazioni riguardo alle conclusioni della linguistica acquisizionale suggerendole particolari ambiti di indagine. La linguistica acquisizionale si è concentrata molto sia sulle fasi iniziali che su quelle finali del processo di acquisizione, e tutto quello che c'è in mezzo è stato poco indagato. Quindi, la glottodidattica sollecita la linguistica acquisizionale ad indagare anche questa tappa dell'acquisizione. Questo interesse è dovuto al fatto che la linguistica acquisizionale è concentrata sulla facoltà di linguaggio, per vedere da che punto e fino a che punto è operativa.
Varietà target e varietà di apprendimento
Il percorso di acquisizione di una nuova lingua corrisponde a un percorso di progressiva ricostruzione di un sistema linguistico sulla base del modello offerto dai parlanti competenti. Si possono distinguere due tipi di varietà linguistiche:
- Varietà target: varietà linguistica, relativamente stabile, che costituisce il modello dell'apprendimento e che si manifesta attraverso l'input a cui l'apprendente è esposto, cioè una varietà obiettivo. Ad esempio, figlio di un immigrato che arriva in Italia e comincia a frequentare scuola: per lui la varietà target sarà l'italiano. Si tratta di quella varietà linguistica stabile che costituisce il modello dell'apprendimento. L'apprendente arriva alla varietà target attraverso l'input, cioè quello cui è esposto.
- Varietà di apprendimento (VdA) o interlingua: varietà in movimento, sviluppata dall'apprendente e caratterizzata da variabilità e sistematicità. Nell'esempio precedente, il figlio di immigrati che ha già frequentato qualche anno di scuola e ha già qualche competenza, possiede una certa varietà di apprendimento che progredisce nel corso del tempo. Si tratta di una varietà in movimento, che si sviluppa progressivamente ed è caratterizzata sia da variabilità che da sistematicità.
Un esempio sono gli avverbi tempo-aspettuali prodotti da una parlante germanofona che impara l'italiano come lingua seconda. In questi esempi, gli avverbi si trovano in posizione preverbale. C'è una sistematicità nel posizionamento degli avverbi: vengono posizionati regolarmente prima del verbo, mentre nella varietà target questo tipo di avverbi dovrebbero essere in posizione postverbale. In una certa fase dell'acquisizione, anche altri apprendenti con altre lingue materne seguono tutti questa sistematicità: posizionano gli avverbi tempo-aspettuali in posizione preverbale, indipendentemente dalla lingua materna.
La sistematicità della varietà di apprendimento è duplice:
- La sistematicità è interna (riguarda come la VdA è strutturata internamente);
- La sistematicità è diacronica (riguarda lo sviluppo da uno stadio all'altro, da una varietà di apprendimento all'altra). Le tendenze generali che caratterizzano una certa varietà di apprendimento si trasformano in modo regolare in altre regole nella varietà di apprendimento successiva: progredire lungo un continuum che conduce all'acquisizione ad un livello alto di una L2 è un processo comune a tutti gli apprendenti.
La seconda volta
Distinzione tra lingua prima e lingua seconda
Nel repertorio di un individuo c'è una lingua appresa fin dai primi giorni di vita: la/le lingue materne di quell'apprendente. La lingua che si inizia ad acquisire dopo l'infanzia viene detta L2. Quindi, la distinzione relativa a lingue del repertorio linguistico di un individuo rimanda cioè alla biografia linguistica di un individuo. In altri termini, la/le lingue prime sono quelle che vengono apprese durante il processo di socializzazione primaria, processo vissuto dal bambino nei suoi primi anni di vita fino alla scuola materna, quando è accudito dai genitori o dalle persone che si occupano di lui. La socializzazione secondaria è quella in cui il bambino interagisce anche per periodi lunghi al di fuori di questa cerchia ristretta, per esempio quando comincia a frequentare la scuola materna. Il criterio per distinguere la lingua prima e la lingua seconda è basato sull'ordine cronologico.
In realtà questo criterio si intreccia con altri criteri, come quello della dominanza con il quale si può intendere sia il livello di competenza raggiunta sia/e la frequenza di esposizione e di uso. Per esempio, non è infrequente distinguere tra una lingua x come prima lingua in un corso di studi e una lingua y come seconda lingua in quanto ha meno ore o il cui studio dura per meno tempo. Questo parametro della dominanza, insieme a quello dell'ordine cronologico, permette di distinguere diversi tipi di parlanti.
Parlante nativo come parlante modello
Nella situazione prototipica, quella più comune, la L1 è caratterizzata da acquisizione precoce e uso continuo; la L2 viene acquisita successivamente, con un uso limitato e competenza parziale. Tuttavia, esistono variazioni dalla situazione prototipica che permetteranno di evidenziare diversi tipi di parlanti, non solo un parlante nativo e un parlante di L2 che ha iniziato a impararla successivamente. Non ci sono solo queste due situazioni: i parametri della dominanza e della cronologia, insieme ad altri parametri, permettono di fare distinzioni più sottili per quanto riguarda i parlanti.
Nella situazione prototipica, la L1 è quella che si acquisisce precocemente, della quale si ha un uso diffuso e con la quale si ha una competenza piena: per questa situazione prototipica, si tende ad individuare in questo tipo di parlante il parlante modello, il parlante competente, il parlante nativo. Ma questa è una generalizzazione: anche per chi impara una lingua materna, le condizioni finali possono essere molto diverse. Non solo è importante che la persona riceva un input in quella lingua nella prima fase della vita, ma anche ciò che succede dopo, a partire dalla socializzazione secondaria perché in quel periodo possono esserci esperienze come la scolarizzazione che incidono fortemente nella competenza della propria lingua materna.
Anche se si nasce parlanti nativi di una lingua, nel corso del tempo la situazione può anche cambiare: si può perdere la competenza nella propria lingua materna se intervengono determinate condizioni biografiche o sociali. Anche il parlante nativo non è necessariamente un modello unico, può essere un modello non omogeneo: non è così giusto definire il parlante nativo come modello, perché non tutti i parlanti nativi hanno lo stesso livello di competenza.
Parlante nativo continuo
Non è detto che i parlanti nativi siano competenti: per questo si preferisce riferirsi al parlante nativo continuo. Egli è colui che riceve l'input in L1 durante la socializzazione primaria, ma continua ad impararla nella socializzazione secondaria e nel processo di scolarizzazione. Solo chi continuerà ad usare la propria lingua materna potrà essere definito un parlante nativo continuo, con un livello di competenza elevato.
Parlante quasi nativo o near native speaker
Si tratta di colui che ha imparato come lingua seconda una lingua dopo la socializzazione primaria e ha raggiunto una competenza molto progredita, simile a quella di un parlante nativo continuo. Anzi, nei casi migliori, indistinguibile dalla competenza di un parlante nativo continuo. In questo caso, si mescolano due criteri: da una parte quello cronologico perché ha imparato la L2 dopo l'infanzia, dall'altra quello della competenza (elevata). Un caso concreto potrebbe essere quello di una seconda generazione di immigrati: i figli sono nati nel paese in cui sono immigrati, hanno imparato la lingua materna.
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