Che materia stai cercando?

Malattia da HIV

Appunti di malattie infettive: lezione frontale integrata con studio autonomo dal libro di testo di riferimento, dell’Harrison e con articoli di PUB MED.

Ottimo per: preparare l’esame; preparare il test di abilitazione; preparare il concorso nazionale di specializzazione.

Esame di malattie infettive docente Prof. R. Cauda

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

L'allattamento al seno rappresenta un'importante modalità di trasmissione dell'infezione da HIV nei Paesi in via di sviluppo,

particolarmente dove le madri continuano ad allattare per lunghi periodi.

Epidemiologia.

In Italia l'infezione c'è ma la percentuale è bassa. Ci sono paesi dove non conosciamo la prevalenza. È possibile individuare un

differenziale tra il nord e il sud del mondo.

L'Africa è pesantemente colpita. Su 33,3 milioni di malati di HIV, 31,3 vivevano in Africa.

Ci sono poi paesi meno colpiti, altri come l'Uganda ha un controllo elevato.

C'è l'ABC approach:

• Abstein.

• Be faithful.

• Condom.

Nel 1996 sono diminuiti i casi più gravi, contestualmente alla presenza di terapie. Siccome sono farmaci costosi, la disponibilità non è

ancora capillarmente diffusa in tutti i paesi. In certi paesi le donne sono colpite come gli uomini ma non hanno accesso alle terapie.

Italia.

Nel 1996 c'era un 80% di soggetti che giungevano alla diagnosi sapendo di essere sieropositivi; oggi sono il 53%. Quanto più precoce

è la diagnosi, tanto più rapidamente viene messa in atto la terapia, maggiori sono le possibilità di avere una vita normale.

Per problemi legati al consumo della droga, l'Italia e la Spagna erano al primo posto.

La droga che all'epoca andava per la maggiore era l'eroina.

Nel 2003 i soggetti affetti da nuova diagnosi di HIV tra i tossicodipendenti sono diminuiti, invece sono aumentati i soggetti eterosessuali

promiscui, che oggi sono la maggioranza. Questo ci deve indurre a non categorizzare il soggetto a rischio e non . La categorizzazione

è sbagliata. L'animo deve essere sgombro di tanti pregiudizi.

Fisiopatologia e patogenesi.

La caratteristica distintiva della malattia da HIV consiste nel grave stato di immunodeficienza conseguente al progressivo deficit

numerico e funzionale della sottopopolazione CD4+ delle cellule T. L'insieme degli eventi legati alla patogenesi virale e alle alterazioni

immunopatologiche che si verificano nel corso della malattia dal momento dell'infezione primaria fino allo stato avanzato è

estremamente complesso ed eterogeneo.

Infezione primaria, viremia iniziale e disseminazione del virus.

La disseminazione precoce del virus agli organi linfoidi, soprattutto al GALT, è un fattore essenziale per lo stabilirsi di un'infezione

cronica e persistente.

L'infezione iniziale delle cellule suscettibili può in qualche modo variare a seconda della via di trasmissione. I virus che entrano

direttamente in circolo vengono rimossi dal circolo e sequestrati nella milza e negli altri organi linfoidi, dove instaurano le infezioni

primarie focali seguite da una più ampia disseminazione attraverso gli altri tessuti linfoidi, particolarmente il GALT, portando a un

incremento della viremia.

Le cellule dendritiche rivestono un ruolo chiave: esprimono recettori in grado di legare ad alta affinità la proteina gp120 e possono

mediare la transinfezione delle cellule CD4+.

Nell'infezione primaria, la replicazione virale nelle cellule T CD4+ si intensifica prima dell'inizio di una risposta immunitaria HIV-

specifica, con un incremento repentino della viremia in conseguenza della rapida replicazione del virus nelle cellule suscettibili degli

organi linfoidi, e conseguente disseminazione del virus al cervello e agli altri tessuti.

Soggetti con “sindrome acuta da HIV" presentano alti livelli di viremia, misurata in milioni di copie di HIV-RNA/ml, che durano per

molte settimane. La sintomatologia acuta simil-mononucleosica è ben correlata con la presenza di viremia.

Tutti i pazienti sviluppano un certo grado di viremia durante r infezione primaria, che contribuisce alla disseminazione del virus nei

tessuti linfoidi, ma questo non determina necessariamente il tasso di progressione della malattia.

Verso l'infezione cronica persistente.

Replicazione virale persistente.

Nonostante le intense risposte immunitarie cellulari e umorali che si sviluppano in seguito all'infezione primaria, l'infezione è in grado

di sfuggire alla clearance immuno-mediata. Si sviluppa un'infezione cronica, che in assenza di trattamento persiste con vari gradi di

replicazione virale per circa 10 anni, prima che il paziente diventi clinicamente malato. Durante tutto il decorso dell'infezione cronica

è possibile evidenziare .a replicazione virale attraverso misurazioni altamente sensibili della viremia plasmatica.

Elusione del controllo da parte del sistema immunitario.

Il virus HIV deve evitare l'eliminazione e il controllo da parte del sistema immunitario. Sono stati proposti numerosi meccanismi

potenzialmente implicati in questo fenomeno. Il principale è lo stabilirsi di un livello sostenuto di replicazione associato alla genesi di

diversità virale attraverso mutazioni e ricombinazioni, fornendo in tal modo un mezzo per aggirare il controllo e 1'eliminazione da

parte del sistema immunitario. L'alto livello di viremia e le continue mutazioni del virus contribuiscono anch'esse all'impossibilità, da

parte degli anticorpi neutralizzanti, di contenere le forme di quasi-specie virali presenti in un individuo in qualsiasi momento.

Un altro meccanismo che contribuisce all' evasione di HIV dal controllo del sistema immunitario è la down-regulation delle molecole

HLA di classe I sulla superficie delle cellule infettate da HIV a opera della proteina Nef di HIV, che impedisce ai CTL CD8+ di

riconoscere e uccidere le cellule bersaglio HIV-infette.

Infine, la mancata eliminazione dell'HIV durante l'infezione primaria permette la formazione di un grande pool di cellule con infezione

latente che non possono essere eliminate dai CTL specifici per il virus.

Cellule infettate dal virus latente.

In tutti i soggetti infettati dall'HIV esiste un pool di cellule T CD4+ quiescenti, infettate in maniera latente, e probabilmente questo

pool contribuisce, almeno in parte, ad alimentare una riserva cronica di virus.

Questa forma di latenza deve essere distinta da quella preintegrazione nella quale l'HIV entra in una cellula CD4+ quiescente e, In

assenza di segnali di attivazione, si verifica la trascrizione, mediata dalla trascritta:i inversa, solo di una piccola quota del genoma

dell'HIV. Questa fase può persistere per ore o giorni, e se nessun segnale di attivazione è inviato alla cellula, il DNA provirale perde

la sua capacità di iniziare una infezione produttiva. Se queste cellule vengono attivate, l'enzima trascrittasi inversa procede al

completamento della trascrizione e il virus porta a compimento il ciclo di replicazione.

Il reservoir di cellule con infezione latente è rifornito nel corso di transitori episodi intermittenti di replicazione virale.

Latenza clinica e microbiologica.

Il declino dei linfociti T CD4+ può essere graduale o rapido e solitamente riflette gli episodi di incremento più significativi della

viremia plasmatica. La maggior parte dei pazienti si mantiene completamente asintomatica questa fase viene spesso definita come uno

stato di latenza clinica. Comunque, latenza clinica non significa latenza di malattia, poiché anche in questo periodo la malattia, sebbene

lentamente, progredisce inesorabilmente. Inoltre, latenza clinica non deve essere confusa con latenza microbiologica, dal momento

che, seppur bassi, i livelli di n' viremia sono sempre rilevabili in ogni paziente durante il periodo di latenza clinica.

Infezione avanzata da HIV.

Nei pazienti non trattati o nei pazienti nei quali la terapia non è stata in grado di controllare in maniera adeguata la replicazione del

virus, dopo un certo periodo di tempo, il numero di cellule T CD4+ scende al di sotto di un livello critico (< 200 cellule/µl) e il paziente

risulta altamente esposto a patologie opportunistiche. La deplezione dei linfociti T CD4+ continua a essere progressiva in questa fase.

Non è raro riscontrare nei pazienti non trattati un livello di cellule T CD4+ molto basso, fino a 10/µl o anche zero.

• Long term-survivor → coloro che sopravvivono per più di 20 anni dopo l'infezione iniziale.

• Long term non progressor → pazienti infetti da lungo tempo (circa 10 anni) la cui conta di linfociti T CD4+ permaneva

nei limiti della norma e stabile negli anni senza l'intervento della terapia antiretrovirale. Hanno un segreto che li consente di

sopravvivere. Si è parlata della mutazione del recettore CCR5. Il segreto non è ancora svelato.

Diagnosi e monitoraggio.

La diagnosi di infezione da HIV si fonda sulla dimostrazione di anticorpi diretti contro l'HIV e/o sul riscontro diretto del virus o di sue

componenti strutturali. Come già ricordato, generalmente gli anticorpi anti-HIV compaiono in circolo dalle 2 alle 12 settimane dopo

l'infezione.

Il test standard di screening per l'HIV è rappresentato dall'ELISA. Questo test in fase solida è un esame di screening estremamente

valido, con una sensibilità superiore al 99,5%.

La maggior parte dei laboratori diagnostici utilizza un kit commerciale EIA che contiene antigeni sia dell'HIV-l che dell'HIV-2 e che

li identifica entrambi. Questi kit usano antigeni sia naturali che ricombinanti e sono continuamente aggiornati per incrementare la loro

sensibilità nei confronti di specie scoperte da poco. I test EIA danno in genere esito positivo, negativo o indeterminato.

Il test di conferma maggiormente utilizzato è il western blot.

Sono disponibili test di laboratorio per la rilevazione diretta dell'HIV o dei suoi componenti. Questi test possono essere di notevole

aiuto nel porre diagnosi di infezione da HIV quando i risultati del western blot siano indeterminati. Inoltre, i test che misurano i livelli

di HIV-RNA possono essere impiegati per determinare la prognosi e valutare la risposta alla terapia antiretrovirale. Il più semplice dei

test per la rilevazione diretta dell'HIV è quello della «cattura» dell'antigene p24. Il test misura la proteina virale p24 che può essere

dimostrata nel circolo periferico degli individui infetti dove si trova sia in forma libera che legata agli anticorpi anti-p24.

La possibilità di misurare e monitorare i livelli di HIVRNA nel plasma dei pazienti con infezione da HIV si è dimostrata di valore

straordinario. Sono tre le tecniche base utilizzate con questa finalità:

• PCR della trascrittasi inversa;

• tecnica del DNA ramificato;

• Test per il sequenziamento dell'acido nucleico.

Monitoraggio.

• Conteggio dei linfociti CD4+ → Può essere effettuata direttamente o calcolata come il prodotto della percentuale dei linfociti

T CD4+ e il numero totale dei linfociti. Risultata correlata molto bene con il livello di immunocompetenza.

• Misurazione dell'HIV-RNA → è diventata un momento essenziale nel monitoraggio dei pazienti con infezione da HIV. Le

due tecniche più comunemente utilizzate sono la RT-PCR e il test bDNA.

• Test di resistenza dell'HIV → possono essere effettuati con tecniche fenotipiche e genotipiche. Nei test genotipici le sequenze

Idei genomi di HIV isolati da pazienti sono confrontate con quelle di virus con noto profilo di resistenza ai farmaci

antiretrovirali. Nei test fenotipici, la crescita in vivo di isolati virali dei pazienti è confrontata con la crescita di ceppi virali

di riferimento in presenza o in assenza di differenti farmaci antiretrovirali.

• Test di tropismo del co-recettorre → Dopo l'approvazione del maraviroc quale primo antagonista di CCR-5 per il trattamento

dell'infezione di HIV, è diventato necessario determinare se il virus di un paziente sia o meno suscettibile a questo

trattamento. Per effettuare questa determinazione sono disponibili due saggi commerciali: il test Trofile e il test Phenoscript.

Clinica.

SINDROME ACUTA DA HIV.

Il 50-70% dei soggetti con infezione da HIV presenta una sindrome acuta a distanza di 3-6 settimane dall'infezione primaria. La gravità

delle manifestazioni riportate è molto variabile. Non sembra esservi una correlazione tra il livello iniziale di viremia nell'infezione

acuta e il successivo decorso della malattia. I sintomi sono:

1. generali:

• febbre

• faringite

• linfoadenopatia

• cefalea/dolori retro-oculari

• artralgia/mialgia

• letargia/malessere

• anoressia/calo ponderale

• nausea/vomito/diarrea.


PAGINE

6

PESO

174.22 KB

PUBBLICATO

4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gabriel_strife di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di malattie infettive e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Campus biomedico - Unicampus o del prof Cauda Roberto.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Malattie infettive

Tubercolosi
Appunto
Sepsi: Appunti integrati
Appunto
Mononucleosi infettiva
Appunto
Meningiti infettive
Appunto