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Malattia da HIV

Storia

  • 1980-81 → Viene riconosciuta l'AIDS per la prima volta.
  • 1983-84 → Il virus dell'HIV viene isolato da un paziente con linfoadenopatia e nel 1984 si ha la dimostrazione certa che esso è l'agente causale dell'AIDS.
  • 1985 → Viene messo a punto un test enzimatico di immunoassorbanza (ELISA) sufficientemente sensibile da permettere la valutazione dell'entità e dell'evoluzione dell'epidemia da HIV. Viene inoltre stabilito lo screening dei donatori di sangue e di organi.
  • 1987: Registrazione dell'AZT.
  • 1994: Riduzione della trasmissione verticale. Tutta questa prima parte è riassunta in un film: Philadelfia.
  • 1996: Terapie associate con inibitori delle proteasi. Dosaggio della viremia plasmatica.
  • 1997: Calo della mortalità nei paesi industrializzati.
  • 1980-2008: Devastazione nei paesi poveri.

Definizione

L'attuale sistema di classificazione dei CDC suddivide i pazienti in categorie sulla base delle condizioni cliniche associate all'infezione da HIV e dei livelli ematici di linfociti T CD4+.

Categorie Secondo il numero di cellule T CD4+ Condizioni
A > 550/µlitro HIV acuto (primario), asintomatico, condizioni non A o C
B 200-499/µlitro Condizioni sintomatiche
C < 200/µlitro Condizioni caratteristiche dell'AIDS

Secondo questo sistema, ogni individuo con infezione da HIV e un livello di cellule T CD4+ inferiore a 200/µl ha per definizione l'AIDS, indipendentemente dalla presenza di sintomi o malattie opportunistiche. Una volta che il paziente ha avuto una malattia classificata nella categoria B, questa non può essere riclassificata come categoria A, anche se l'episodio si risolve; lo stesso risulta valido per la categoria C nei confronti della categoria B.

Eziologia

La causa più frequente di malattia da HIV nel mondo è l'HIV-1 che comprende diversi sottotipi con differente distribuzione geografica. Sia l'infezione da HIV-1 sia quella da HIV-2 sono zoonosi. La specie di scimpanzé Pan troglodytes troglodytes è stata identificata come il reservoir naturale di HIV-1 e molto probabilmente è la fonte del primo contagio umano.

Il virione dell'HIV-1 ha una struttura icosaedrica con numerosi aculei esterni formati dalle due principali proteine di membrana virali: la gp120 (esterna) e la gp41 (transmembrana). L'HIV è un virus a RNA la cui caratteristica è la trascrizione inversa dell'RNA genomico a DNA tramite l'enzima trascrittasi inversa. Le fasi del ciclo vitale sono:

  • Legame ad alta affinità tra la proteina gp120 e il suo recettore sulla superficie della cellula ospite, la molecola CD4, che si trova sulla superficie di linfociti T, monociti/macrofagi, cellule di Langerhans. Quando la molecola gp120 si lega al recettore CD4, subisce una trasformazione che facilita il legame con uno dei gruppi di co-recettori: CCR5 e CXCR4.
  • Fusione con la membrana cellulare dell'ospite → avviene mediante la proteina gp41, che viene esposta, penetra la membrana plasmatica della cellula bersaglio e si avvolge su se stessa con modalità tipo molla a spirale (coiled-spring) per portare il virione e la cellula bersaglio a contatto.
  • Scapsidazione e rilascio del complesso di preintegrazione formato da RNA virale ed enzimi virali e circondato dal capside.
  • Il complesso di preintegrazione si dirige verso il nucleo.
  • La trascrittasi inversa converte l'RNA in DNA a doppio filamento e il capside si apre lasciandolo uscire. Questa è la fase in cui il ciclo virale è più vulnerabile agli elementi cellulari.
  • Il DNA entra nel nucleo attraverso i pori e viene integrato nel DNA della cellula ospite tramite la integrasi.
  • L'attivazione cellulare riveste un ruolo molto importante nella replicazione dell'HIV ed è determinante nella patogenesi della malattia da HIV. È indispensabile un certo grado di attivazione della cellula ospite per l'inizio della trascrizione del DNA virale integrato che porterà alla produzione di RNA genomico oppure di RNA messaggero.
  • Dopo la trascrizione, l'mRNA dell'HIV è tradotto in proteine che vanno incontro a modificazioni causate da clivaggio enzimatico, glicosilazione, miristilazione e fosforilazione.
  • Il nucleo virale è formato dall'assemblaggio delle proteine dell'HIV, degli enzimi e dell'RNA genomico a livello delle membrane plasmatiche della cellula.
  • La gemmazione di nuovi virioni avviene attraverso siti specializzati della membrana lipidica della cellula ospite, noti come "lipid rafts", dove il nucleo virale acquisisce il suo rivestimento esterno.

Il genoma virale è così organizzato:

  • gag → Codifica per proteine che formano il core del virione.
  • Pol → Codifica per enzimi responsabili della lisi proteolitica delle proteine virali, della trascrizione inversa e dell'integrazione.
  • Env → Codifica per le proteine dell'envelope.

Trasmissione

Trasmissione sessuale

Nel mondo la più comune via di infezione, specialmente nei Paesi in via di sviluppo, è chiaramente la trasmissione eterosessuale. La presenza di HIV nel liquido seminale è stata dimostrata sia all'interno di cellule mononucleate infette sia in forma libera. Sembra che il virus si concentri nello sperma specialmente nelle situazioni caratterizzate da un aumento del numero dei linfociti e dei monociti, quali gli stati infiammatori dei genitali, come uretriti ed epididimiti, condizioni strettamente associate ad altre malattie sessualmente trasmesse.

Esiste una forte associazione tra infezione da HIV e rapporti anali di tipo recettivo probabilmente perché soltanto la sottile e fragile mucosa del retto funge da barriera tra il liquido seminale infetto depositato e le cellule potenzialmente infettabili. Il rapporto anale consta di due modalità di infezione:

  • Inoculazione diretta nel sangue in caso di lacerazioni.
  • Infezione di cellule bersaglio suscettibili, come le cellule di Langerhans.

Studi hanno dimostrato che la trasmissione di HIV da maschio a femmina è generalmente più frequente della trasmissione da femmina a maschio. Questo è dovuto, almeno in parte, all'esposizione prolungata al liquido seminale infetto della mucosa vaginale e cervicale. Tra i vari co-fattori esaminati negli studi sulla trasmissione eterosessuale, la presenza di altre malattie sessualmente trasmesse è risultata fortemente associata alla trasmissione di HIV.

La circoncisione maschile è associata a un ridotto rischio di infezione da HIV negli uomini. Questo può essere dovuto a un più alto rischio di ulcerazioni genitali negli uomini non circoncisi, così come ad altri fattori quali microtraumi del prepuzio e del glande.

Il sesso orale è una modalità di trasmissione di HIV molto meno efficiente del rapporto anale recettivo. Numerosi studi hanno riportato che l'incidenza della trasmissione dell'infezione tramite sesso orale in coppie discordanti per HIV è estremamente bassa. Tuttavia, esistono casi documentati di trasmissione unicamente tramite fellatio recettiva o cunnilingus insertivo. Pertanto, la presunzione che il sesso orale recettivo sia completamente sicuro è errata.

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Scienze mediche MED/17 Malattie infettive

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gabriel_strife di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di malattie infettive e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Campus Bio-medico di Roma o del prof Cauda Roberto.
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