Macro-economia (economia politica II)
Introduzione
Le variabili fondamentali di cui si occupano prevalentemente gli economisti dei paesi dell’eurozona (18 paesi, i quali hanno l’euro come moneta di stato) sono:
- Crescita della produzione (PIL per produzione aggregata ossia totale, tasso di crescita di esso)
- Disoccupazione
- Inflazione (andamento dell’aumento dei prezzi)
Commento tabella
Con la crisi del 2008-2009 si ha un decremento della crescita della produzione (indice di crescita negativo), ma questo non si rispecchia immediatamente sul tasso di disoccupazione, ma con dei forti ammortizzatori sociali (con cassa integrazione, ecc.) l’aumento del tasso di disoccupazione viene traslato negli anni successivi (2010-2014). Per il tasso d’inflazione a seguito della crisi, con una diminuzione di domanda i prezzi a rigor di logica diminuiscono.
La produzione aggregata
La variabile più conosciuta (non l’unica, es. PNL, …) nella misura della produzione aggregata nella contabilità nazionale è chiamata PIL (Prodotto interno lordo).
Metodi di calcolo del PIN
Esistono 3 metodi diversi in base ai dati a disposizione:
-
Valore dei beni e dei servizi finali prodotti in un’economia in un dato periodo di tempo
- Finale nel senso che devono essere venduti a dei consumatori finali, non utilizzati come beni intermedi ossia per creare altro (es. pesca come frutto di vendita, e non pesca usata per fare la marmellata).
- Grandezza flusso, ossia una grandezza che viene messa in relazione al tempo (trimestre o altro lasso temporale, es. deficit pubblico), a differenza una grandezza stock (debito pubblico, macchinari, capannoni) è la grandezza in un determinato momento.
- Esempio: Impresa siderurgica e impresa automobilistica (PIL è quanto ricava l’impresa automobilistica dato che il ferro è stato venduto tutto a quest’ultima)
-
Somma del valore aggiunto in un’economia in un dato periodo di tempo
- Valore aggiunto è il valore della produzione detratto del valore dei prodotti medi intermedi utilizzati, indica dunque solo l’incremento
- Esempio: Impresa siderurgica e impresa automobilistica (PIL è per l’impresa siderurgica che non usa beni intermedi è 100 ossia il reddito, mentre per l’impresa automobilistica che usa beni intermedi per 100 euro di acciaio è 200-100 che è 100, la somma dei 2 valori è 200)
-
Somma dei redditi dell’economia in un dato periodo di tempo
- Redditi di tutti coloro che partecipano alla produzione e dello stato (versamenti in tasse)
- Esempio: Impresa siderurgica e impresa automobilistica (PIL è per l’impresa siderurgica 80 di salari + profitti 20 = 100 e per l’impresa automobilistica è 70 di salari + 30 di profitti = 100; ossia 200 di redditi distribuiti nelle 2 imprese)
Gli indici vengono dunque calcolati seguendo le effettive quantità prodotte oppure seguendo il reddito che questa produzione ha permesso di distribuire tra le varie parti partecipanti.
Interno
PIL Interno: ossia la produzione che avviene all’interno dei confini nazionali indipendentemente dalla nazionalità di chi lo produce.
PNL
Nazionale: ossia la produzione delle imprese con sede legale italiana ma anche dislocate altrove.
PNL = PIL + Produzione di imprese italiane fuori dai confini nazionali – Produzione di imprese estere che producono in Italia
Lordo
La stima deve esser fatta al lordo degli ammortamenti, ossia che devo tener conto che non posso consumarla tutta ma che devo ripristinare lo stock di capitale iniziale oltre al plus di produzione.
Prendendo la definizione 1 per il calcolo del PIL, la quantità prodotta va moltiplicata per i prezzi; il confronto con altri stati necessita il controllo delle variazioni dei prezzi o delle quantità prodotte per i singoli stati. Questo porta dunque a differenziare il PIL nominale con il PIL reale.
Pil nominale e Pil reale
Per il PIL reale dobbiamo moltiplicare il numero di auto di ogni anno per uno stesso prezzo, es calcolato ai prezzi del 2009.
Il PIL nominale non permette di giungere ai motivi dell’aumento della crescita, mentre il PIL reale implica la crescita condizionata solo dalla quantità tenendo fissi i prezzi (ad esempio relativi ad un anno, chiamato anno base) “312000 € è il PIL reale del 2010 con anno base 2009”.
Cambiando gli anni base il tasso di crescita del PIL reale non cambia (con un solo prodotto nell’economia). Con più prodotti invece e dunque un’economia più complessa cambiando gli anni base cambiano anche statistiche differenti.
Dimostrazione: calcolo della variazione
- Variazione del PIL nominale (tra 2008 e 2010) (338000-200000)/200000 = 0.69 = 69%
- Variazione del PIL reale (tra 2008 e 2010) (312000-240000)/240000 = 0.3 = 30% (aumento dovuto alla variazione di quantità a prezzo fisso)
Continuazione Pil Reale e Pil Nominale
L’analisi differenziata tra i due PIL in Italia giunge solo negli anni ’70; Il coincidere del PIL Nominale al PIL Reale è dovuto all’utilizzo dell’anno base l’anno di intersezione.
Pil Nominale: Sinonimi
- Pil a valori correnti
- Pil a prezzi correnti
Pil Reale: Sinonimi
- Pil a prezzi costanti
- Pil in termini di beni
- Pil aggiustato per l’inflazione
- Pil ai prezzi del … (anno base) es. Pil ai prezzi del 2010
Glossario
Con lo stesso indicatore di PIL reale due paesi non godono della stessa stabilità economica, per poter fare un quadro di benessere infatti necessita almeno di dividere il PIL per il numero della popolazione = PIL ProCapite; questo però non basta, infatti è importante evidenziare la distribuzione di questo reddito. A causa dei numerosi fattori che influenzano il PIL di ogni singolo stato, esso non può essere definito come indicatore veritiero di benessere di quel paese.
Tasso di disoccupazione (u)
Definizioni
- Occupato (O): persona che ha un lavoro (retribuito, la casalinga non è un lavoro da occupato)
- Disoccupato (D): persona che non ha un lavoro, ma in cerca attiva di occupazione
- Fuori dalle forze di lavoro: persona che non ha un lavoro e NON è in cerca di occupazione
- Lavoratori scoraggiati: in presenza di elevata disoccupazione, alcuni lavoratori senza occupazione smettono di cercare ed escono dalla forza lavoro
- Forza Lavoro: FL = O + D
- Popolazione attiva: Popolazione in età lavorativa
- Tasso di partecipazione: FL/Pop. Attiva
u = D / FL
Il tasso di disoccupazione varia notevolmente nel tempo e nello spazio, sia a causa di recessioni ed espansioni, sia come conseguenza dei differenti mercati.
Tasso di inflazione
Definizioni
- Inflazione: aumento del livello generale dei prezzi
- Deflazione: riduzione del livello generale dei prezzi (tasso d’inflazione negativo)
Pt = livello generale dei prezzi in t
Π = (Pt – Pt-1)/Pt-1 >0 Inflazione
<0 Deflazione
Δp = logPt – logPt-1 Indica la variazione dei prezzi dal t-1 a t
Sono due le misure principali del livello dei prezzi:
- Deflatore del PIL: permette di calcolare il prezzo medio dei beni finali prodotti in un’economia. Il deflatore del Pil è un numero indice: il suo livello viene scelto arbitrariamente – uguale a 1 per l’anno base. Il tasso di variazione del deflatore del Pil rappresenta il tasso di inflazione.
- Indice dei prezzi al consumo: il paniere del consumatore viene costantemente rivisto con il continuo mutamento della società (poiché contiene i beni tipici del consumatore ideali); questo è relativo ad un bene in comune con il consumatore medio europeo per poterlo comparare con gli altri stati indice dei prezzi al consumo ammortizzato (EUROSTAT). L’indice dei prezzi al consumo misura il livello dei prezzi medi al consumo ed esprime il costo in valuta (€) di un determinato paniere di consumo di un tipico consumatore urbano (questo perché i beni consumati dallo stato non vengono calcolati nel PIL); inoltre bisogna tenere in disparte i beni importati poiché non rientrano nella definizione di PIL.
Dimostrazione che il tasso di crescita del PIL nominale può essere scritta come (Tasso di crescita del pil reale + Tasso di inflazione).
Cause di utilizzo e calcolo dell’inflazione
- Durante le fasi inflattive, non tutti i prezzi e i salari aumentano proporzionalmente.
- L’inflazione influenza la distribuzione del reddito (differenza di beni acquistabili con lo stesso reddito diversi in seguito alle variazioni, oppure pagamento di più tasse con lo stesso reddito ma con la variazione degli scaglioni reddituali causati dall’inflazione).
- L’inflazione crea altre distorsioni economiche.
- I pro e i contro dei diversi tassi di inflazione verranno discussi quando parleremo della politica monetaria.
Breve, medio e lungo periodo
Il livello di produzione aggregata è determinato da:
- La Domanda di beni Breve periodo (arco di qualche anno)
- Livello di tecnologia, Stock di capitale e dimensione della forza lavoro Medio periodo (arco di un decennio)
- Sistema educativo, tasso di risparmio, qualità del governo, ecc. Lungo periodo (qualche decennio o più)
Il mercato dei beni
Scomposizione/ripartizione dei PIL e confronto nel 2014
- Consumo (C): Beni e servizi acquistati dai consumatori (dai più svariati, relativo all’acquisto dai residenti nel paese di riferimento).
- Investimento (I): Si intende l’investimento fisso, ossia la somma di investimento residenziale (in abitazioni) e non residenziale (in macchinari e capannoni) o comunque tutto ciò che serve per produrre [Non rientrano gli investimenti statali che rientrano nella spesa pubblica].
- Spesa pubblica (G): beni e servizi acquistati dallo stato dagli enti pubblici, comprensivi degli investimenti fatti dallo stato [non include gli interessi sul debito pubblico né i trasferimenti (assistenza sanitaria e sociale pensioni)].
Esportazioni nette (NX): X – IM
- Se X>IM : avanzo commerciale, X
- Importazioni (IM): acquisti di beni e servizi dall’estero effettuati dai residenti (consumatori, imprese, governo);
- Esportazioni (X): gli acquisti di beni e servizi nazionali fatti da parte del resto del mondo
Investimento in scorte: differenza tra prodotti e beni venduti in un anno, cioè differenza tra produzione e vendite (se Prod > Vend le scorte aumentano, se Prod < Vendite le scorte diminuiscono).
La domanda di beni, Z può essere scritta come:
Z ≡ C + I + G + X – IM
Non è un’equazione ma una definizione di domanda aggregata.
Semplificazione
- Analisi di un sistema chiuso; ossia un’economia senza esportazioni e importazioni
- Produzione di uno stesso bene che può essere utilizzato come consumo, bene di investimento e come spesa pubblica (es. computer)
- Le imprese forniscono qualsiasi quantità di tale bene a un dato prezzo P. Ipotesi valida solo nel breve periodo.
Consumo (C)
La determinante chiave nelle decisioni di consumo è il reddito disponibile (Yd), ovviamente il rapporto è proporzionale, infatti all’aumentare del reddito aumenterà anche il consumo e viceversa, la sua funzione di relazione tra consumo e reddito è dunque lineare:
- C0 è quanto consumiamo senza avere a disposizione reddito (accingendo a risparmi, ecc.), infatti consuma sempre anche senza avere reddito perché necessitiamo di mangiare. Tutto ciò che consuma indipendentemente dal reddito.
-
C1 è la propensione marginale al consumo che mi dice quanto aumenta il mio consumo se il mio reddito disponibile aumenta di un’unità
- C1 < 1 perché generalmente se il reddito mi aumenta di uno non andrò a spenderlo tutto ma terrò da parte un fondo precauzionale.
- C1 > 0 perché un aumento del reddito aumenta sempre il consumo.
YD = Y (reddito) – T (imposte al netto dei trasferimenti (di sanità e sociali))
Dato che 0<C1<1 l’angolo di inclinazione sarà < 45°, e C0 si trova sull’intercetta verticale.
Investimento (I)
Nei modelli economici troviamo due tipi di variabili:
- Variabili esogene: prese come date
- Variabili endogene: spiegate all’interno del modello
Quando l’investimento è preso come dato si ha I = Ī, inizialmente la consideriamo dunque una variabile esogena.
Spesa pubblica (G)
Insieme alle imposte T, la spesa pubblica G descrive la politica fiscale del governo, è considerata dunque come una variabile esogena. Questo perché il governo non presenta regolarità di comportamento come i consumatori e le imprese, così che non esiste un’unica funzione per G e T (saldo tra le imposte e i sussidi e trasferimenti), e i macroeconomisti hanno il compito di consigliare il governo per decisioni di spesa e tasse al fine di migliorare la situazione economica statale.
La determinazione della produzione di equilibrio
Non essendoci investimento in scorte l’equilibrio sul mercato di beni richiede che la produzione sia uguale alla domanda (Y = Z), arrivando a:
Algebricamente:
Y è la produzione ma è anche il reddito
Spesa autonoma - non dipende dal reddito, ma sono consumo di sussistenza, investimento, spesa pubblica e tassazione…
Moltiplicatore keynesiano - definizione: permette di individuare l'effetto sul reddito complessivo di un certo livello incrementale di consumo, o di investimento o di spesa pubblica, all'interno del sistema economico.
PMC = Propensione marginale al consumo
Per calcolare la variazione della produzione deltaY = Mk * deltaA (spesa autonoma)
Esempio: deltaG (variazione della spesa pubblica) = 100 deltaY = Mk * deltaG = 2x100 = 200
Graficamente:
Serie geometrica:
Il moltiplicatore per la tassazione è diversa dal resto delle variazioni di spese autonome.
Effetto della variazione della tassazione
deltaY = - c1/(1-c1) * deltaT
È la variazione della domanda in relazione alla variazione della tassazione; questa relazione è inversa, aumentando la tassazione diminuirà il livello reddituale del soggetto e diminuirà il suo benessere, infatti più il soggetto è propenso a spendere, l'effetto moltiplicatore aumenterà e di conseguenza la tassazione sarà più alta;
Il moltiplicatore per la tassazione è dunque:
- - c1 / (1-c1) a differenza di quello per la spesa pubblica che è: 1/1-c1
Esempio:
Per ottenere un effetto moltiplicativo alla tassazione solo se il moltiplicatore sia maggiore di 1 altrimenti sarebbe un effetto demoltiplicativo; infatti c1>1-c1 per avere un effetto moltiplicativo;
Quindi c1(Propensione al consumo) dev’essere < 0.5
Esempio
- Quesito 10
- Aumento spesa pubblica di 100
- Aumento tassazione di 100
Questa situazione mi lascerebbe il bilancio in pareggio poiché finanzio la spesa pubblica aumentando la tassazione di 100€; deltaG = deltaT = deltaX
deltaY = (1/1-c1) * deltaG – (c1/1-c1) * deltaT deltaY = (1-c1)/(1-c1)deltaX deltaY = deltaX
Quindi se io aumento la spesa pubblica, tassando i cittadini, la domanda avrà comunque un effetto positivo del valore dell’aumento tenendo comunque il bilancio in pareggio;
Esempio Grafico
7
6
5
4
3
A= c0 + I + G – c1*T
2
1
Y=Z ZZ ZZ + deltaG (100) ZZ + deltaG (100) con c1 = 0.8
Esercizio
I esogena, G esogena, T = ty (endogena), t=0.3, c1=0.8
C = c0 + c1(1-t)Y
Y = Z Y = c0 + c1(1-t)Y + I + G Y(1-c1(1-t)) = c0 + I +G Y= 1/[1-c1*(1-t)] (c0 + I + G)
1/[1-c1*(1-t)] 1/[1-0.8*(1-0.3) 1/1-0.56 = 2.3
Stabilizzatore
Con T esogena il moltiplicatore sarebbe 1/1-0.8 = 5
Problema 8 cap 3
C = c0 + c1Yd C = c0 + c1(Y – T)
Moltiplicatore con Investimenti Endogeni I(Y) = b0 +b1Y (b1 è quanto ognuno è interessato a guadagnare e quindi è generalmente >0 altrimenti non investirà)
Y = c0 + c1(Y – T) + G + b0 + b1Y Y = c1Y + b1Y + (c0 + b0 – c1T + G) Y(1-c1-b1) =AY = 1/[1-(c1+b1)] * A
Con un investimento endogeno quindi avrò una tendenza all’aumento del reddito maggiore rispetto all’investimento esogeno.
Risparmio
La propensione marginale al risparmio è 1 – Propensione marginale al consumo, è infatti la parte di reddito disponibile che non viene spesa dai consumatori;
1 – c1 = PMR (Propensione marginale al risparmio)
Si può raggiungere alla stessa condizione di equilibrio con l’investimento = al risparmio.
Il risparmio è la somma di risparmio privato e risparmio pubblico
- Risparmio privato S è la parte del reddito disponibile – il consumo
- S ≡ Yd – C S ≡ Y – T – C
- Risparmio pubblico è la parte di gettito fiscale che non viene spesa dal governo
- T – G ; se la tassazione è maggiore della spesa pubblica avanzo di bilancio, se la spesa pubblica è maggiore della tassazione avrò un disavanzo di bilancio.
Dimostrazione che S=I
Quindi I = Risparmio pubblico + Risparmio privato S=I
Per definire la condizione di equilibrio del mercato dei beni è chiamata appunto curva IS, che sta per “Investimento = Risparmio (Saving)”, ossia quanto le imprese vogliono investire deve essere uguale a quanto i consumatori e il governo vogliono risparmiare.
Il consumo di sussistenza c0 sarà consumato comunque andando a “derisparmiare” sottraendo dunque da S, c0.
Paradosso del risparmio
Se il consumatore risparmia di più, c0 si riduce, ma in questo modello consumo di meno, di conseguenza domando di meno, le imprese distribuiscono meno reddito e quindi l’effetto sul reddito sarà demoltiplicativo.
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