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I limiti logici della conoscenza scientifica

Deduttivismo forte o esclusivo

Il deduttivismo forte o esclusivo fonda su una logica assiomatica ispirata a una filosofia idealistica. La logica assiomatica è deduttiva, si struttura su certezze teoriche e usa metodologie chiuse. Essa è l’anima di un ragionamento che aspira alla perfezione dei suoi sistemi conoscitivi, evitando un rimando all’infinito delle dimostrazioni e delle teorizzazioni. Il modello del deduttivismo forte implica il massiccio intervento di meccanismi mentali operativi e strumentali. Priva di qualità indagative, la deduzione diviene una semplice applicazione alla realtà di certezze aprioristiche, preesistenti, che nulla hanno a che fare con le esperienze e gli apprendimenti. La mente spiega la realtà razionalmente, riconoscendo in essa delle verità date per natura. Questa impostazione traduce la deduzione in un meccanismo di riconoscimento del mondo, esclusivo, perché mette da parte ogni processo mentale di scoperta e creazione. Non avendo bisogno di altro, tale deduzione si dice forte.

Chiusura logica - vantaggi:

  • Semplicità. Il vocabolario definito e limitato in termini e concetti è un ottimo strumento di comprensione e di dimostrazione così come il metodo lineare è un buon procedimento di indagine, ripetibile e condivisibile.
  • Rappresentabilità concettuale. Ogni idea del sistema è riconoscibile e nuclearizzabile in una certezza ben evidente, assume sostanza e concretezza e diviene un elemento dotato di una chiara fisicità.
  • Essenzialità. Tutte le idee e le espressioni di un qualsiasi sistema formalizzato costituiscono tanti nuclei logici che danno vita a una complicata matrice interattiva, frutto delle loro molteplici relazioni.

La logica chiusa conduce, però, a una parcellizzazione della conoscenza.

Limiti: Godel e i teoremi di incompletezza, che stabiliscono che qualsiasi sistema formale chiuso, per quanto ampio possa essere, è necessariamente incompleto perché ogni affermazione in merito alla sua consistenza interna non può derivare dal linguaggio che gli appartiene, ma da un altro ad esso esterno (secondo teorema di incompletezza). La scoperta di Godel dimostra che ogni sistema matematico, anche se apparentemente perfetto, contiene sempre qualche proposizione che non è dimostrabile o confutabile con i mezzi logici di sua proprietà (primo teorema di incompletezza).

Godel inaugura una sorta di logica aperta che, a differenza di quella chiusa, supera l’idea che l’uomo possa conoscere verità scientifiche inconfutabili; essa consente di cogliere verità solo parziali ma per questo sempre perfettibili. Un sistema formale non può chiudersi in se stesso, intorno a certezze ritenute sempre e comunque valide; si tratta di una pura illusione, che bisogna superare per permettere l’apertura logica. L’infinitarietà logica coglie un aspetto essenziale della conoscenza umana. Essa non pone limiti, rimandando ad orizzonti mai del tutto delineabili, l’infinitezza produce il crollo di ogni illusione di infallibilità conoscitiva.

Deduttivismo debole o inclusivo

Il deduttivismo debole o inclusivo fonda su una logica formale ispirata a una filosofia empirista. La logica empirica si basa su di un’osservazione oggettiva, che mira a raccogliere il dato nella sua purezza. In questo modo, essa preserva i dati al fine di poter arrivare a esprimere, induttivamente, delle conclusioni indiscutibili. Dunque, la certezza della ragione si struttura sui dati oggettivamente raccolti. Con il procedimento logico induttivo, la mente elabora ogni dato, e la totalità stessa dei dati, per formalizzare dei principi certi, del tutto simili agli assiomi idealistici ma diversi perché ricavati dall’esperienza.

Il modello del deduttivismo debole ridimensiona il peso delle idee innate rimandando la certezza della conoscenza a un atto di studio e di indagine della realtà. Ciò che conta è l’esperienza, l’apprendimento continuo e l’investigazione. La deduzione permette di ordinare l’insieme di conoscenze acquisite induttivamente, ed è inclusiva perché richiede l’intervento dei processi mentali di scoperta e di creazione degli assiomi. Non bastando da sé, tale deduzione si dice debole.

Questo tipo di metodo, basato sulla logica empirica, mira a giungere alla perfezione finale degli assiomi e alla certezza empirica, per questo è doppiamente limitato e chiuso.

Limiti di tale metodo:

  • L’osservazione non può essere totalmente oggettiva, perché essa è un atto di per sé soggettivo. Sia l’osservatore che gli strumenti utilizzati influenzano la realtà osservata.
  • Limitatezza degli strumenti tecnici di osservazione, tempo di latenza, intervento di variabili psicofisiologiche (fatica, stanchezza, calo dell’attenzione) da parte dell’osservatore.
  • Esattezza dello sforzo induttivo della ragione.

Diversi tipi di induzione in logica:

  • Induzione ampliativa o associativa, non completa. Essa conduce a conclusioni che reggono su somiglianze parziali tra i fatti osservati. Questa forma di induzione assume la sua massima validità quando la conoscenza dei fatti è estesa, le loro somiglianze sono grandi e le loro differenze molto piccole.
  • Induzione empirica o enumerativa, che generalizza da un certo numero di fatti a conclusioni maggiormente estese. Si tratta di un procedimento puramente numerico che formula conclusioni tanto più certe quanto maggiori sono i dati raccolti a loro conferma. Essa assume i tratti di un’inferenza mai del tutto certa, ma solo probabile. Ogni enunciato empirico assume, così, valore ipotetico e mai veritativo.
  • Induzione causale, che risale da effetti noti alle loro cause ignote. Anche in questo caso, la ricerca delle cause richiede un atteggiamento ipotetico. Pensare a cause possibili ed escludere da queste le cause non verosimili, permette di isolare le cause vere. Lo scarto delle ipotesi false avviene con la ripetizione delle osservazioni e con la creazione di esperimenti significativi. Nonostante tutto, le cause a volte possono restare oscure. In questi casi, bisogna mantenere solo le cause verosimili.

L’induzione è comunque ipotetica. La conoscenza mostra evidenti limiti empirici che non permettono del tutto di comprovare la correttezza delle ipotesi. Soprattutto, è inaccettabile l’ipotesi inverosimile che si possa conoscere tutto. La generalizzazione, pura illusione. Ogni osservazione ed induzione non possono che essere ipotetiche.

Il metodo delle ipotesi è quello che, più di altri, facilita l’indagine logica. Le ipotesi sono supposizioni, formulate su dati disponibili, avanzate dal ricercatore per supplire alle carenze conoscitive ed accelerare l’indagine scientifica. Le ipotesi propongono possibili conclusioni che devono essere verificate o falsificate. Le ipotesi divengono parti essenziali del procedimento induttivo perché di questo prospettano le possibili conclusioni future, assumendo formulazioni generali che è necessario comprovare. Qualora le ipotesi fossero verificate, da parvenze esse diverrebbero momentanee certezze conoscitive.

Induttivismo puro

L’induttivismo puro fonda su una logica ipotetica, induttiva, non asservita alla deduzione ed ispirata a una filosofia infinitaria. Il puro metodo induttivo si pone come sistema logico sconfinato, mai conclusivo. Questo tipo di logica comprende le procedure di:

  • Astrazione. Anch’essa è una forma di induzione, detta essenziale, centrata sull’analisi degli aspetti fondamentali di una specifica natura. L’induzione essenziale o astrattiva è la capacità della ragione di escludere gli aspetti superficiali di un problema per concentrarsi su quelli prioritari alla sua soluzione (capacità di discriminazione concettuale).
  • Abduzione. Riguarda tutto ciò che ha a che fare con le inferenze ipotetiche. Formulare ipotesi per spiegare i problemi logici, per investigare.

Così strutturata, la pura logica induttiva persegue l’ampliamento della conoscenza. Essa è infatti:

  • Accrescitiva, evolve senza mai fermarsi.
  • Elastica nella ipotesi che formula e nella conoscenza che persegue. Assenza di rigidità delle idee.
  • Modulare nell’applicazione contestuale di domini logici capaci di risolvere problemi sempre diversi, cosicché le ipotesi rientrano in un flusso di mutamento continuo.

La conoscenza non ha confini e limiti. Non ponendo limiti a sé l’induzione si rende pura nel suo sgorgare, priva di impedimenti. Le conclusioni affermano più delle premesse ed aggiungono nuova conoscenza. La pura logica induttiva esalta l’infinitarietà della ricerca e della conoscenza, portatrice di apertura e libertà, rappresenta una reazione importante alle chiusure e alle contraddizioni della logica deduttiva.

Limiti di tale metodo:

  • L’infinitarietà non coglie l’aspetto cumulativo della conoscenza umana. Un’infinitarietà mai concludente non dona reali conoscenze, ma si pone come una ricerca debole, disorientante e infruttuosa (secondo la logica induttiva, nulla deve limitare la conoscenza, neanche la stessa infinitarietà che, se posta come imprescindibile, diventerebbe un’assiomatizzazione immanente).
  • L’idea dell’infinitarietà non deve negare le certezze, ma le mantiene nella dubbiosità di una loro possibile futura falsificazione.
  • Il puro metodo induttivo pone le ipotesi come fondamento metodologico delle proprie investigazioni (le ipotesi possono cogliere conoscenze importanti, che vengono accettate e che permangono nei secoli. Esse mantengono un legame con la conoscenza pregressa, incrementando la sua crescita. Nel processo di formazione, confutazione e possibile mantenimento di queste ipotesi, non bisogna dimenticare o trascurare l’importanza dell’intuizione nella ricerca scientifica, totalmente estranea alla razionalità e che si risolve in scelte risolutive, veloci ed economiche (insight). La scoperta presuppone sempre intuitività e creatività, oltre che metodo e ordine).

L’infinito si pone a un livello puramente concettuale. L’idea dell’infinito è connaturata come contraddittoria; infatti, qualcosa di non delimitabile trova limitazioni nelle idee. Questa idea non può ritrovare dei riscontri nella realtà empirica, perché tale realtà è concretamente limitata.

Conclusioni

  • Il deduttivismo esclusivo è prettamente idealistico e poggia su basi intuitive. Esso inneggia a verità assolute e deducibili che possono essere riconosciute solo per mezzo dell’intuizione.
  • Il deduttivismo inclusivo è finalizzato alla perfezione idealistica e poggia su basi intuitive, ma di per sé è empirico. Esso inneggia a verità assolute e deducibili che, confermate dall’intuizione, possono essere scoperte solo per mezzo dell’induzione.
  • L’induttivismo puro è volto all’inesauribilità della ricerca empirica, ma fonda su basi idealistiche ed intuitive. Esso non crede nelle verità assolute e nella deducibilità logica, ma solo nell’infinitarietà della ricerca. Eppure, l’idea stessa dell’infinito si pone come assunto assiomatico, come verità assoluta.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

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