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Lingua francese I parte A e B

Appunti per l'esame di Lingua francese I basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Floquet dell’università degli Studi La Sapienza - Uniroma1, facoltà di lettere e filosofia, Corso di laurea in mediazione linguistica ed interculturale. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Lingua francese docente Prof. O. Floquet

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Classificabili rispetto alla posizione occupata all’interno della frase e al senso che

hanno.

Determinanti semplici: classe chiusa, enumerabile (des).

 Determinanti complessi: classe aperta (beaucoup).

 Determinanti specifici: sono essenzialmente gli articoli, hanno un ordine

 prefissato e non sono intercambiabili.

Determinanti complementari: hanno maggior libertà sintattica, sia per la

 posizione che per la distribuzione.

Processo di attualizzazione: capire e determinare il senso di una parola grazie al

contesto ed al cotesto.

GLI ARTICOLI

Il problema è capire quanti e quali articoli ci sono in francese.

Permettono il passaggio dal senso lessicale al riferimento del gruppo nominale. Non

sono un elemento obbligatorio in tutte le lingue, il latino ad esempio non ha articoli.

Gli articoli formano una classe chiusa.

le, la, les.

Definiti:

 un, une, des, du

Indefiniti: (partitivo).

I linguisti distinguono a loro volta due tipi di un:

j’ai mangé un chocolat, pas un bonbon.

Proclitico senza accento –

 il a mangé un chocolat, pas plus.

Numerale con accento –

UN + entità numerabile

DU + entità continua, densa e massiva

Quando UN è davanti a parole che indicano quantità non numerabili è preferibile

sostituirlo con DU. (Du, de la, de l’, des)

Esiste quindi una terza classe di articoli in francese?

1. Il y a DES pommes.

2. Il y a UNE pomme.

3. Il y a DE LA pomme.

DES UN DE LA?

è il plurale di o di

UN/UNE DES.

I. Gary-Prieur: ha come plurale

UN DU, DE LA, DE L’.

II. Secondo alcuni linguisti, ha il plurale in comunque con

DES DU.

III. Per alcuni è il plurale di

La lingua offre la possibilità di rendere una parola contabile o massiva in base al senso

che vogliamo darle.

1. Nous mangeons un poisson (un solo pesce).

2. Nous mangeons du poisson (massa in generale)

UN/DES corrisponde ad un riferimento indefinito che si oppone a LE.

DE (du, de la) cos’è ?

A. Partitivo

du

1) Paul a pain (frase affermativa)

de

2) Paul n’a pas pain (frase negativa)

des

3) Je mange pommes (frase affermativa)

de

4) Je mange belles pommes (frase affermativa)

DE DE

B. Distinguere tra preposizione e articolo.

C. Secondo Goosse, DE è un introduttore, una parola invariabile che serve ad

introdurre un’altra parola.

Teoria non accettata perché questi introduttori costituiscono una famiglia

eterogenea: insieme che non ha senso di esistere per mancanza di elementi in

comune tra i costituenti dell’insieme stesso.

D. Secondo Wilmet, DE è un articolo: viene dal latino, inizialmente segnalava

quantità e movimento, poi è divenuto articolo.

In alcuni casi funziona come un vero e proprio articolo e quindi non è

considerabile come solo partitivo.

DE UN

e sono la stessa cosa? NO.

DE: percezione densa, uniforme, continua, un tutto di cui non si analizzano gli

 elementi singoli – seleziona elementi massivi.

UN: percezione discreta – compatibile con i nomi numerabili.

LE?

LE non impone restrizioni: è compatibile sia con i nomi numerabili, sia con quelli non

numerabili > se utilizzo LE presuppongo l’utilizzo di UN – si parla di qualcosa di

specifico di cui presuppongo l’esistenza.

J’ai trouvé UN crayon – J’ai trouvé LE crayon.

C’è un rapporto di dipendenza tra UN e LE:

En l’an 200 LE roi de France était un Bourbon.

A. En l’an 200 il y avait UN roi en France.

B.

A implica B.

LE serve a specificare un oggetto specifico nel mondo e solo quello: deriva

ille, illa, illud.

dall’aggettivo dimostrativo latino

LE pone l’esistenza di un referente ben identificato, meglio identificato rispetto ad UN.

articolo identificativo articolo non identificativo

Gary-Prieur parla di (LE) e di (UN).

Proprietà di LE:

1. Identificazione: LE identifica un oggetto la cui esistenza è presupposta – UN

non identifica.

2. Totalità: spesso LE/LES identifica la totalità. LE dà più informazioni di UN/DES,

al contrario, l’indefinito non dà informazioni sulla presenza/assenza di altri

oggetti.

Alcuni usi di LE sono generalizzanti: secondo Gary-Prieur il problema non è tanto

dell’articolo, ma del predicato che si applica ad una classe – la genericità

dipende dalle situazioni.

UN e LE possono individuare sia l’universalità che la singolarità:

1. Damourette et Pichon: LE si usa per qualcosa di conosciuto, UN invece, per

qualcosa non ancora noto.

2. Scuola generativista: UN precede LE – LE contiene UN.

3. Martinet: LE si impiega in tutti i casi in cui non c’è certezza.

4. Oswald Ducrto: UN indica uno – tesi non valida in quanto basata sulla

quantità.

5. J. Hawkins: bisogna unire la notorietà di un oggetto alla sua unicità – si fonda

sul problema di quanto una cosa sia conosciuta.

6. Wilmet: LE e UN hanno la possibilità di individuare TUTTI o UNO. LE guarda alla

totalità complessiva mentre UN alla totalità composta da parti.

ARTICOLO ZERO

Secondo Gary-Prieur l’articolo zero non esiste: i nomi propri non hanno, come i nomi

comuni, un senso concettuale. Il referente è auto determinato, il nome è sufficiente a

identificare un referente e per questo non c’è bisogno dell’articolo.

Secondo altri linguisti invece, l’articolo c’è ma non si vede.

Wilmet sostiene che alcuni articoli zero son fossili (enumerazione, apposizione,

coordinazione) e li usiamo perché erano usati in passato; altri invece sono più moderni

(locuzioni verbali – avoir besoin).

C’è un caso in cui è comodo spiegarlo per un fenomeno altrimenti non facilmente

spiegabile:

DE + Ø

Se ipotizzo l’esistenza dell’articolo zero, la preposizione DE che precede l’aggettivo,

utilizzata anche nelle frasi negative e con i quantificatori, sarebbe sempre articolata (si

sente la necessità che ogni nome sia introdotto da un articolo).

IL PLURALE

Nelle lingue vi è una tendenza a non avere il genere: a parte quello biologico, il genere

è arbitrario. les des,

I plurali degli articoli definiti ed indefiniti sono rispettivamente e e valgono sia

per il femminile che per il maschile.

Un chat est un mammifère

*Des chats sont des mammifères

Non è possibile sostenere che DES sia il plurale di UN, dato che DES ha valore

partitivo.

Les chats sont des mammifères le chat est un mammifère

è uguale a (al plurale)?

“un chat est un mammifère”?

Ma allora possiamo dire

Gary-Prieur sostiene che negli enunciati generici la forma LES è molto più vicina ad UN

che a LE.

I POSSESSIVI

Non indicano un vero e proprio possesso. Vengono usati per riferirsi ad una persona,

l’appartenenza non è proprio inerente.

SON: la terza persona è esterna al dialogo. Generalmente SON è qualcosa di esterno.

La referenza va cercata all’interno del contesto: ripresa anaforica.

I possessivi non sono mai accompagnati dall’articolo: ci sarebbe una sovrabbondanza

di informazioni.

Spesso articolo e possessivo sono intercambiabili.

Ce, cet, cette, ces.

I DIMOSTRATIVI: ille, illa, illud,

Differenza storica tra articolo e dimostrativo: l’articolo deriva dal latino hic, ecce,

cioè dall’aggettivo dimostrativo latino, mentre il dimostrativo deriva da un

altro tipo di dimostrativo latino.

*Donne-moi le truc

a) > LE non permette l’identificazione dell’oggetto.

Donne moi ce truc.

b)

Il dimostrativo non presuppone l’esistenza in una situazione dell’oggetto – proprietà

dell’articolo.

Il dimostrativo pone che il locutore decida quale sia l’N della situazione: asimmetria

semantica (Gary-Prieur). C’è una sorta di dislivello poiché il destinatario deve fare un

processo per recuperare le informazioni complementari per capire a cosa si riferisce il

parlante. L’asimmetria ribadisce l’aspetto di incompletezza dei dimostrativi.

I DIMOSTRATIVI INDEFINITI

Ha un senso creare questo gruppo? È omogeneo? La Gary-Prieur dice che si mettono

nello stesso gruppo ma non sono del tutto omogenei.

La proprietà minima che accomuna gli indefiniti è che non sono in grado di identificare

ma solo di esplicitare il numero. Indicano una quantità imprecisa, non qualitativa.

plusieurs – chaque.

1. Alcuni indicativi non possono stare con altri determinanti:

2. Alcuni indefiniti sono compatibili con un altro determinante (ma possono anche

numerali.

stare da soli): autre – même.

3. Alcuni indefiniti vanno sempre con un determinante:

Questi indefiniti sono determinanti o aggettivi?

Alcuni di questi possono occupare delle posizioni che sono tipicamente degli attributi.

CLASSI DI INDEFINITI: Trois

1. Quantificatori: tendono ad indicare una quantità imprecisa, non qualitativa.

hommes – Plusieurs hommes. Chaque matin.

2. Referenza distributiva: indicano come è distribuito l’insieme.

Quelle voiture as-tu?

3. Referenza illocutoria: indica qual è la qualità. Tel voiture.

4. Referenza individualizzante: molto vicina ai dimostrativi.

Wilmet li chiama quantificatori. Dice che anche gli articoli sono comunque dei

quantificatori: un homme è uno, l’homme est mortel è tutti (pluralità). Siamo sempre

all’interno delle capacità delle lingue di dare quantità.

I quantificatori sono:

le, un, les, de, articolo zero

a) Trasversali: – ci danno tutta la quantità o nessuna.

chacun, tout

b) Settoriali: – dato un insieme, danno una sottocategoria di

quell’insieme.

un, deux

c) Cardinali: – indicano il numero.

d) Numerali

I quantificatori approssimanti indicano una quantità senza precisione.

Quelque: si usa con termini non concreti

 quelques plusieurs

Quelques – Plusieurs: vede un sottoinsieme, vede un

 insieme composto da parti.

quelques

Secondo Wilmet, indica una quantità superiore a due, ma comunque

plusieurs

piccola; invece, una quantità che supera una certa soglia.

quelques

Gondret: è in contesti di minorazione.

Bachat: la scelta è soggettiva in base alla quantità, minore o maggiore.

quelques Plusieurs

Gréa: è un insieme preso nella sua globalità, un collettivo.

invece designerebbe una somma di elementi distinti.

plusieurs certains

Plusieurs – Certains: è più generico a livello quantitativo,

 intende invece che ci sono delle caratteristiche particolari, delle proprietà

specifiche.

Certains plusieurs

è un sottoinsieme di che indica che certi elementi sono

qualitativamente diversi da altri.

aucun, nul, zéro.

Quantità nulla:

 I primi due negano la presenza, il terzo afferma l’assenza.

tout - chaque

Indefiniti distributivi:

Quantifichiamo in maniera distributiva, unità per unità.

Chaque: reale e concreto.

 Tout: virtuale, in tutti i modi possibili.

Chaque tout

generalizza, omogeneizza.

IL VERBO parola che esprime sia l’azione fatta o subita dal soggetto, sia

Grevisse:

 l’esistenza o lo stato del soggetto, sia l’unione dell’attributo al soggetto. Azione,

stato e parola d’unione.

il verbo, a differenza del nome, è una parola che si coniuga, cioè varia

Goosse:

 nel modo, nel tempo, in diatesi, in persona e in numero.

il verbo implica ed esplicita il tempo.

Guillaume:

 il verbo ha la coniugazione e l’estensione mediata. Il nome ha

Wilmet:

 estensione immediata, il verbo, invece, ha sempre bisogno di essere

accompagnato da qualcos’altro.

È formato dal radicale – base del verbo – che costituisce il morfema lessicale (classe

aperta) e dalla desinenza – che esprime persona, tempo e modo – che costituisce il

morfema grammaticale (classe chiusa).

L’unione del morfema lessicale con il morfema grammaticale dà luogo all’ipotesi

concatenativa: aim + ons.

Quando nell’orale la desinenza è ø, l’accento cade sulla radice (radicale forte). Se

l’accento cade sulla desinenza si parla di radicale debole.

Il latino ha quattro coniugazioni, il francese tre (o quattro): -er, -re, -ir, (-oir).

Ma le coniugazioni orali sono solamente due: terminazione in [e] e terminazione in

[R].

Paradigmi del presente:

A. Parler: (P1=P2=P3=P6) + [(P4) + (P5)]

B. Partir: (P1=P2=P3) + [(P4) + (P5)] + (P6); alternanza di base lunga che deriva

dal francese medievale.

C. Aller: (P1) + (P2=P3) + [(P4) + (P5)] + (P6)

D. Etre: (P1) + (P2=P3) + (P4) + (P5) + (P6) imperfetto

Partendo dal radicale del presente indicativo è possibile costruire l’

indicativo, l’imperativo, il congiuntivo presente participio presente

ed il (participio 1).

IL FUTURO ED IL CONDIZIONALE

Non sono generabili a partire dal presente indicativo.

Non rispettano la costruzione latina in quanto il futuro latino si è perso ed il

condizionale non esisteva. infinito del verbo

Il futuro, in italiano come in francese, si forma dall’unione dell’ con il

presente del verbo avere.

Il condizionale non esisteva in latino e, in italiano, si è formato dall’unione

dell’infinito del verbo passato remoto del verbo avere.

con il In francese invece si è

dell’infinito del verbo l’imperfetto del verbo avere.

formato dall’unione con

Questo tipo di discorso però non può essere fatto dal punto di vista sincronico

(astrazione dalla storia), dal momento che il tempo verbale viene imparato così come

si presenta.

Si può notare però, ad esempio, che il radicale del futuro presenta sempre la lettera R.

I PARTICIPI

Secondo Wilmet non ha senso fare distinzione tra participio presente e passato

perché indicano una temporalità che i verbi al participio non possono indicare.

participio 1 participio 2

Li definisce (presente) e (passato).

Participio 1: il tempo è adiacente al verbo della principale, si appoggia ad

 esso.

L’aspetto è secante o imperfettivo: l’azione come la vedo, non la vedo dall’inizio

alla fine, vedo solo l’aspetto non globale (l’aspetto globale è espresso da

infinito, participio passato, congiuntivo, passato, futuro e condizionale).

Il participio 1 non si accorda, è invariabile.

Occorre però distinguere il participio dall’aggettivo: se il participio può essere

trasformato in una subordinata relativa, si tratta di un participio, altrimenti è un

aggettivo.

Participio 2: a differenza del participio 1, ha un aspetto globale o perfettivo, in

 quanto ho la visione completa dell’azione compiuta.

Forme interpredicibili: idea che se conosco un tema, come quello del presente,

posso costruire X forme. imperfetto, congiuntivo presente,

Dal tema del presente posso costruire:

participio presente e gerundio. condizionale.

Dal tema del futuro posso formare il tempi composti.

Dal tema del participio passato posso formare i

congiuntivo imperfetto.

Dal tema del passato remoto posso formare il participio passato aggettivo.

Il participio 2 offre due possibili interpretazioni: e

Une famille éclatée: qui a éclaté qui est éclaté.

o

L’accordo del participio passato si ha quando il complemento oggetto si trova

prima del gruppo verbale.

IL CONGIUNTIVO presente, passato, imperfetto piuccheperfetto.

Modo con più tempi: e

Que je chante: presente

Que j’aie chanté: passato

Que je chantasse: imperfetto

Que j’eusse chanté: trapassato

È un modo difettivo, poiché nella realtà il congiuntivo imperfetto e piuccheperfetto non

esistono più. base dell’indicativo

Si forma prendendo la + e, es, e, ions, iez, ent.

Se il verbo è a due basi, si utilizza la base lunga.

Impiego del congiuntivo:

Approccio nozionale: insufficiente ed incompleto perché fa riferimento a delle

informazioni etnolinguistiche. Approccio vago perché se si decontestualizzano le frasi,

non si capisce più se in quei casi si deve utilizzare il congiuntivo e l’indicativo.

Volontà

 Ipotesi

 Concessione

 Indefinito

Approccio funzionale: per contrasto.

J’imagine qu’il est malade.

J’imagine qu’il soit malade (più distante).

C’est le plus beau spectacle que nous avons vu.

C’est le plus beau spectacle que nous ayons vu.

La distanza è veramente poca, questo approccio non mi dice quasi nulla in certi casi.

In alcune situazioni è semplicemente obbligatorio il congiuntivo.

Approccio sintattico:

Spesso si pensa all’indicativo come modo delle principali e al congiuntivo come modo

delle subordinate.

Soutet propone due forme di congiuntivo:

cristallizzate

Autonomo: sta in forme che sono e funzionano solo per alcuni

 verbi. È portatore di soggettività – come io vedo le cose rispetto al mondo

oggettivo. il faut).

Congiuntivi dipendenti da elementi che ne richiedono l’uso (

Mentre l’indicativo è sempre molto concreto e attuale, è qualcosa che si realizza, il

congiuntivo è qualcosa che non ha a che fare con l’esistenza, non verificato e non

verificabile.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in mediazione linguistica ed interculturale
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabardelloni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Floquet Oreste.

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