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Parte ligue pre-indoeuropee

Le presenze indoeuropee si possono riscontrare già a partire dal I millennio a.C. L’indoeuropeizzazione dell’Europa è il fenomeno alla base delle lingue europee. Dal III millennio a.C. ci furono ondate di popolazioni che imposero la loro lingua nelle regioni europee: un nucleo linguistico originario dell’Ucraina si sarebbe diffuso a partire dal 3200 a.C.

Proto-celti, proto-latini e proto-germani

Intorno al 1000 a.C., condividevano la stessa base linguistica, quella di un indoeuropeo virtuale. Prima degli indoeuropei, l’eredità linguistica lasciata dalle popolazioni civilizzate era limitata alla toponimia.

Celti e Greci

I Celti furono un insieme di popoli indoeuropei che conquistarono la Francia tra il IX e l’VIII secolo a.C., sfruttando la superiorità militare e la loro organizzazione sociale. Condividevano un patrimonio culturale comune: mitologia, ideologia guerriera, struttura tribale e affinità linguistiche. Fra il 250 ed il 120 a.C., ci fu una seconda ondata di invasioni celtiche. Dal IV secolo a.C., la Costa Azzurra è stata colonia dei Greci, che avevano relazioni con i Celti: infatti i Celti utilizzavano l’alfabeto greco e Marsiglia era una città trilingue, si parlava il celtico, il greco ed il latino.

Cristianesimo

In seguito alle persecuzioni intraprese dall’imperatore Diocleziano, sotto il primo imperatore cristiano Costantino (306-337), la situazione cambiò: le chiese cristiane furono tollerate ed incoraggiate. Nel 314, su ordine di Costantino, il concilio di Arles riunì sei vescovi delle Chiese d’Occidente per risolvere la questione donatista: si decise di scomunicare i vescovi donatisti che da oltre un decennio ormai creavano problemi all’impero con le loro pretese.

La cristianizzazione rafforzò in Gallia un sentimento di appartenenza alla romanità, consolidato dall’utilizzo sempre più diffuso del latino. Quando il Cristianesimo divenne la religione dell’Impero, la priorità del latino era quella di garantire la comunicazione, mentre la tradizione pagana richiedeva una lingua che rispettasse i criteri di romanità, inaccessibili alla maggior parte della popolazione.

Latinizzazione e romanizzazione

Se la romanizzazione è stata il motore della latinizzazione, è anche vero che la latinizzazione ha permesso una romanizzazione profonda nella Gallia. I Romani arrivarono in Gallia in due fasi: la prima nel II secolo a.C., in aiuto dell’alleata Marsiglia e Narbona diventa capitale nel 118 a.C.; la seconda riguarda la conquista del Nord della Francia. Il latino è un diasistema: è composto da sottoinsiemi che corrispondono ad usi distinti della lingua, collegati tra loro dalla reciproca comprensione e dalla consapevolezza di appartenere alla stessa comunità linguistica e culturale. I fattori della latinizzazione sono: il contatto con le autorità, la concessione del diritto di cittadinanza ed il ruolo delle vie di comunicazione.

Lessico cristiano

Nel corso della latinizzazione, il latino si trasforma a causa del contatto con la lingua autoctona, ma soprattutto a causa dell’influenza della religione cristiana. La lingua latina dei primi documenti cristiani è una lingua di traduzione, poiché inizialmente il latino cristiano era limitato alla traduzione delle sacre scritture a partire dal greco. Le specificità del latino cristiano emergono soprattutto sul piano lessicale: molte parole hanno un significato prettamente cristiano.

Inizialmente, il cristianesimo ha toccato i ceti più elevati della società, ma, uomini influenti della Chiesa sostennero l’impiego di uno stile semplice ed umile in grado di toccare le masse: alla fine del IV secolo, San Girolamo tradusse la Bibbia in latino, vulgata editio, usando un linguaggio accessibile a tutti.

Il concilio di Tours (813)

Durante il Concilio di Tours, promosso da Carlo Magno nell’813, emerse la necessità da parte dei predicatori di essere compresi dai fedeli. Mentre l’omelia rimaneva in latino, la predicazione sarebbe dovuta avvenire nella rusticam romanam lingua: solo così il clero poteva assicurare l’estensione della fede cristiana e l’intercomprensione con i fedeli. A questa data viene collegata la nascita della lingua francese, ma non è del tutto vero: il Concilio di Tours fu un’assemblea provinciale riguardante solo Tours e non la situazione linguistica di tutta la Gallia. È possibile considerare il periodo compreso tra il 750 e l’850 come un secolo di transizione relativo alla consapevolezza della lingua.

I testi in romanzo prima del IX secolo

  • Glossario di Reichenau: composto verso il 750 nella Francia settentrionale. È uno dei più antichi documenti che testimoniano il passaggio dal latino alle lingue romanze, trasmesso a noi grazie ad un manoscritto. È una raccolta di parole latine difficili con 4877 lemmi dalle relative spiegazioni ed affiancate a voci corrispondenti in latino volgare e romanzo.
  • Cantilène de Saint Farom: composta in latino verso la metà dell’VIII secolo. Era un testo essenzialmente cantato da donne. Nonostante alcune formule prese in prestito dal linguaggio popolare, il testo è in latino.
  • Laudes royales: databile intorno al 784-789. In questo testo, sebbene sia scritto in latino corretto, emerge un nuovo frammento della comunicazione orale, come ad esempio le acclamazioni.

I giuramenti di Strasburgo (842)

Il Giuramento di Strasburgo è ritenuto il primo documento in una lingua romanza scritta. Nell’840, alla morte di Ludovico il Pio, re dei Franchi ed imperatore carolingio, si accese fra i figli Lotario I, Ludovico il Germanico e Carlo il Calco, una lotta per il potere. Il 14 febbraio 842, Ludovico e Carlo stringono un’alleanza contro Lotario. Il Giuramento di Strasburgo rappresenta la prima testimonianza scritta dell’esistenza di due aree linguistiche distinte, francese e tedesca. Il testo è pervenuto grazie a noi grazie alla trascrizione dello storico Nitardo. Si è voluto vedere in questo testo l’atto di nascita della lingua francese, ma questa versione è errata perché non c’era nessuna intenzione di creare una nuova lingua: si tratta di una scissione tra il latino degli incolti e quello dei letterati. Questo testo può essere considerato come una manifestazione pratica di un nuovo sistema di scrittura: non è una lingua che è parlata dal popolo, ma una lingua che deve essere da esso compresa.

La cantilena di Sant’Eulalia

È il primo testo di carattere letterario comparso nel 882, realizzato in una lingua romanza e che si suole indicare come il primo documento della letteratura francese. Si tratta di una cantilena di 29 versi con una grafia tendenzialmente fonetica. Eulalia è una santa spagnola di Mérida, morta nel 304 all’età di dodici anni durante le persecuzioni indotte da Diocleziano: venne fatta martire e divenne un mito diffuso. Con i Giuramenti di Strasburgo, la cantilena si colloca ai confini di due tradizioni linguistiche: quella di un mondo esclusivamente latino e quella di un mondo che inizia a prendere in considerazione la scrittura in romanzo. È un testo ibrido: dal punto di vista linguistico, ci sono elementi che rimandano sia al latino sia alla lingua romanza (l’aggettivo a volte si trova prima del nome, come in latino, altre volte dopo il nome).

Le scripta

La nozione di 'scripta' – lingua scritta – fu introdotta da Remacle nel 1948, al fine di distinguere la lingua scritta da quella parlata. Sono le scripta del periodo medievale a fornire testimonianze circa i dialetti dei tempi. Ma queste testimonianze scritte non presentavano un linguaggio corrispondente a quello dei dialetti parlati, poiché, per veicolare messaggi che si avvicinassero ad una koiné – lingua comune – esse tendevano ad eliminare i tratti dialettali. Si tratta quindi di una lingua scritta regionale, a cui vengono sottratti i tratti tipici del parlato.

Dialetti medievali

La nozione moderna di ‘dialetto’ non funziona per il Medioevo poiché questa presuppone un livello di lingua ‘standard’ e la standardizzazione del francese comune avviene nel 1500. Il Medioevo è un periodo di frammentazione di cui non abbiamo molte testimonianze, data la mancanza di locutori. Nel XIII secolo il contrasto tra dialetti e lingua scritta quasistandard è forte: la standardizzazione del francese avviene nel XVI secolo, in cui alla lingua soggetta a norme si oppongono ancora i regionalismi e dialetti. Si può parlare di francese standard nel XIX-XX secolo.

Una domanda ricorrente riguarda a quale stato fossero i dialetti al momento della formazione delle ‘scriptae’. Inoltre, se la differenziazione fosse avanzata, deve esserci un elemento unificante che spieghi l’intercomprensione delle scriptae. Vi sono due tesi al riguardo: quella della dialettizzazione precoce e quella della dialettizzazione tardiva. Secondo Delbouille, i dialetti sono una frammentazione da una lingua generale (dialettizzazione tardiva), identifica il suddetto elemento unificante con la nozione di ‘unità pre-dialettale’; per Remacle, invece, questa frammentazione c’è sempre stata (dialettizzazione precoce) e giustifica l’intercomprensione dicendo che nell’Île-de-France si parlava un dialetto ‘direttore’, verso cui tendevano gli altri (Delbouille non è d’accordo).

Il XII secolo viene definito come il momento in cui si prende coscienza della differenziazione dialettale. I dialetti si diffondono perché per molto tempo il latino resta la lingua dei colti e, al contrario del latino, il dialetto poteva evolversi liberamente perché non aveva regole prefissate. Uno dei fattori della dialettizzazione fu appunto la specializzazione funzionale del francese: la storia della lingua francese è quella di una graduale conquista di funzioni alte e di prestigio, riservate fino ad allora al latino. Ci si è inoltre chiesto quanto abbia contato la frammentazione politica: dopo l’impero di Carlo Magno, l’impero si divise trasformandosi in un mosaico di realtà politiche autonome. Si ridusse inoltre la mobilità dei contadini, in seguito alla creazione di villaggi: la ridotta mobilità limitò le interferenze con i dialetti più lontani.

Argot

Il termine argot, che designerà dapprima un ambiente, poi un linguaggio, è sconosciuto nel Medioevo, in cui jargon, cioè gergo, indica il linguaggio di individui ai margini della società. Occorre attendere la seconda metà del XV secolo per avere il primo documento linguistico sul gergo. I ‘coquillards’, compagni della Coquille, sono una società di delinquenti dotati di un gergo oscuro ai non facenti parte della Coquille stessa. Grazie agli atti processuali, abbiamo una lista di parole o espressioni tipiche dell’argot. La suddetta lista rivela le tre fonti dell’argot: le parole regionali, i nomi etnici e gli impieghi metaforici. Non si tratta della creazione di una nuova lingua, bensì di un lavoro sul lessico, al fine di allontanarlo dal lessico comune. L’introduzione del jargon all'interno di un testo letterario risale al secolo XV, grazie a François Villon e alle sue ballate inserite nel Coquillards (Villon aveva conosciuto due d...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/04 Lingua e traduzione - lingua francese

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