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Esiodo come utilizzatore del mito in senso filosofico

Esiodo è il primo utilizzatore del mito in senso filosofico, tanto che nell'antichità era considerato lui stesso un filosofo a tutti gli effetti. Aristotele, nella Metafisica, lo pone tra i poeti-teologi, che distingue dai veri e propri filosofi, primo dei quali è Talete; ma è il primo a operare questa distinzione, che impiega un certo tempo prima di radicarsi nell'uso.

Il mito nella letteratura antica

Il mito utilizzato per spiegare qualcosa di troppo complesso per poter essere spiegato dalle semplici parole è già presente in Omero, nel IX libro dell'Iliade: il vecchio Fenice, in ambasciata presso Achille, fa all'eroe un lungo discorso in cui gli profetizza sventure se continuerà a tenersi lontano dal campo di battaglia, e per spiegare il concetto ricorre dapprima a personificazioni mitiche, poi al mito di Meleagro.

La Teogonia di Esiodo

La Teogonia di Esiodo si presenta tutta come un unico lungo mito, di carattere però narrativo, non esplicativo: un racconto cioè fine a se stesso, che non ha il compito di spiegare qualcos'altro. Questo è invece ciò che Esiodo fa ne "Le opere e i giorni", quando si rivolge al fratello Perse, con il quale è in lite per l'eredità del padre, e cerca di ammonirlo ricordandogli che il destino dell'uomo è il lavoro.

Il poeta racconta infatti che esisteva un'epoca molto remota in cui gli uomini potevano lavorare per un unico giorno all'anno e vivere nell'abbondanza per tutto il resto del tempo; tuttavia Zeus ha privato gli uomini di questo dono a causa dell'inganno di Prometeo, che gli ha sottratto il fuoco per riconsegnarlo agli uomini. La vendetta di Zeus si ripercuote tanto sul titano quanto sugli uomini: per punire l'umanità il padre degli dei crea la donna, un "fardello" che in qualche modo compensi l'alleviamento delle difficoltà dovuto all'acquisizione del fuoco.

Il mito delle cinque età

A questo si affianca il mito delle cinque età: un mito significativo, che sarà ripreso da Platone e che vede la storia umana come un processo di inesorabile decadenza scandito dal nome stesso delle diverse età (dell'oro, dell'argento, del bronzo, degli eroi, del ferro). Tale mito ricorre in tutto il dibattito che nasce nel V secolo a proposito del progresso umano, in particolare nell'ambito della sofistica.

Il mito esiodeo delle cinque età è il primo utilizzo della materia mitologica per spiegare un determinato stato di cose.

Prometeo nella Teogonia

Nella Teogonia, il mito viene utilizzato con la stessa finalità in un episodio, quello di Prometeo. Il mito di Prometeo nella Teogonia è diverso da quello presente in "Opere e giorni": nella Teogonia, esso compare a proposito della nascita della stirpe dei Titani. Essi sono quattro: Menezio, Atlante (vittima di un inganno da parte di Eracle, che gli lascia il mondo da portare sulle spalle), Prometeo ed Epimeteo. Gli ultimi due sono chiaramente nomi parlanti.

In entrambe le narrazioni Prometeo è il fautore della discordia tra uomini e dei, ma in due modi diversi. Nella Teogonia, il poeta esordisce narrando che un tempo uomini e dei, nella città di Mecone (identificata con Sicione), Talediekrivnanto. Il verbo si può tradurre in due modi: "vennero a contesa" (accezione giuridica) o, forse più propriamente, "si separarono". In ogni caso, all'origine della discordia sta come antefatto l'episodio del sacrificio in occasione del quale Prometeo offre a Zeus il grasso e le ossa dell'animale sacrificato, tenendo la carne per gli uomini.

Ancora una volta la vendetta di Zeus si scatena su Prometeo e sugli uomini, che vengono puniti con la perdita del fuoco e l'arrivo sulla terra di Pandora. Il ruolo di Prometeo è, a differenza di quello del fratello Epimeteo, dominante.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/02 Lingua e letteratura greca

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