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Lingua e civiltà greca - utilizzazioni filosofiche del mito greco Appunti scolastici Premium

Appunti di Lingua e civiltà greca per l’esame del professor lapini. Gli argomenti trattati sono i seguenti: le utilizzazioni filosofiche del mito greco, Esiodo, il primo utilizzatore del mito in senso filosofico, Platone, la filosofia, Protagora, Repubblica, Teogonia, Opere e giorni.

Esame di Lingua e civiltà greca docente Prof. W. Lapini

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L'orfismo è un culto misterico, coltivato da pochi adepti e quindi minoritario

rispetto alla religiosità tradizionale (quella degli dei omerici), anche in alcuni casi

questi due aspetti possono non escludersi a vicenda. Il concetto su cui si

impernia l'orfismo, e che ne costituisce la grande differenza rispetto al culto

omerico, è quello della metempsicosi. Punto di partenza è il mito della discesa agli

Inferi di Orfeo, nella misura in cui si tratta di un rito sciamanico: sciamano è

colui che è in grado di scindere reversibilmente l'anima dal corpo. È quindi un

concetto estraneo alla religiosità tradizionale dei Greci, in cui la scissione

dell'anima dal corpo è un fatto irreversibile e coincide con la morte. In effetti lo

sciamanesimo non nasce in Grecia e i protagonisti di miti “sciamanici” sono quasi

sempre eroi stranieri. Al suo arrivo in Grecia, esso viene a costituire

un'alternativa alla visione tradizionale e, d'altra parte, parlare di sciamanesimo è

la premessa perché si passi poi all'idea di reincarnazione. A suo modo, anche

l'esperienza profetica si configura come un atto sciamanico: il corpo della Pizia

viene posseduto dal dio e in quel momento la sua anima è altrove. Non è un caso,

che nei poemi omerici non vi siano allusioni al profetismo pitico: esso è infatti un

fenomeno più tardo.

È importante sottolineare che i Greci vedono la reincarnazione come qualcosa di

negativo: essa rappresenta infatti una punizione, il castigo per una colpa che va

espiata fino a che l'anima non sia degna di salire al cielo. Questo concetto, tipico

dell'orfismo, sarà poi ripreso in ambito filosofico da Pitagora, Empedocle e,

soprattutto, Platone.

Il Fedone è l'opera in cui Platone vi si sofferma più compiutamente, affermando

che l'anima colpevole, per espiare, si reincarna in un corpo animale (subisce

quindi una degradazione). Questo non permette però di comprendere come sia

possibile un processo di espiazione all'interno di un corpo animale. In ogni caso,

tale concetto è necessariamente legato all'idea, presente anche nella cultura

greca, che esista un “peccato originale” da cui scaturirebbe il bisogno di espiare.

Responsabili di questo peccato originale sarebbero per l'appunto i Titani: secondo

il mito orfico, infatti, i Titani, colpevoli di aver fatto a pezzi il corpo di Dioniso,

vengono puniti da Apollo che, in una sorta di contrappasso, colpendoli con il

fulmine smembra i loro corpi in tante parti. Da queste parti sarebbe poi nato il

genere umano: il peccato originale dell'uomo è la sua natura titanica.

Il mito di Prometeo viene utilizzato in chiave filosofica da Platone nel Protagora.

La datazione dei dialoghi platonici è molto problematica: non possediamo alcuna

notizia sulla cronologia assoluta, mentre sulla base di dati interni si può

delineare una cronologia relativa al cui interno il Protagora si collocherebbe tra le

opere della maturità, o forse in posizione intermedia tra queste e quelle giovanili:

se, infatti, la padronanza della scrittura fa pensare a un dialogo della maturità,

rimanda invece alle opere giovanili il carattere inconcludente (aporetico) della

trama del dialogo. Proprio questa è la differenza tra i dialoghi della giovinezza e

quelli della maturità: nei primi Socrate si limita a demolire le convinzioni

dell'avversario di turno (ha quindi una funzione unicamente “distruttiva”), mentre

nei secondi acquista anche un ruolo costruttivo. Quello della maturità non è più

il Socrate che Platone ricorda come il suo maestro: è un Socrate dietro cui si cela

in realtà un pensiero filosofico ormai del tutto autonomo.

Il terzo gruppo, quello dei dialoghi “della vecchiaia”, prosegue ed approfondisce la

trattazione della dottrina delle idee.

Nel Protagora, ambientato ad Atene, il giovane Ippocrate confida a Socrate di voler


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amber_90

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in letterature e civiltà classiche
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher amber_90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e civiltà greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Lapini Walter.

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