La casa libera e il razionalismo
Tematica prevalentemente degli anni '20 e '30 del razionalismo in Europa, che scelse come campo di intervento a definizione dello spazio abitativo – domestico, la casa, con l’intento di liberare la casa dal retaggio della tradizione per proporre la possibile casa del futuro.
Weissenhof e il moderno
La dimostrazione più eclatante di questa volontà: il 1927 può essere simbolicamente considerato come data iniziale di sperimentazione della nuova architettura e il Weissenhof come luogo simbolico e crocevia da cui si dipartono tante diverse strade che per identità ideologiche e cronologiche la storia ha chiamato Moderno.
Il quartiere sperimentale del Weissenhof, costruito a Stoccarda nel 1927 in occasione della seconda esposizione internazionale del Deutscher Werkbund, Die Wohnung è costituito da 63 alloggi, distribuiti in 21 edifici modello di varie tipologie, costruiti da 16 architetti di fama internazionale affidati al coordinamento di Mies, che ne progetta anche l’impostazione urbanistica.
Mostra epocale che per una volta concretizzava in situazioni in scala reale al pubblico cosa volesse dire essere entrati nei tempi moderni. Architetti che realizzano le varie abitazioni non solo tedeschi, ma anche austriaci, francesi, belgi. Si vuole dimostrare lo stile unico definito dal razionalismo che avrebbe dovuto dispiegarsi nella costruzione seguendo tale modello.
Partecipanti e stile unico
L’elenco dei partecipanti all’esposizione conteneva nomi di architetti molto noti alla cultura europea (e non solo tedeschi): J.J.P. Oud e Mart Stram, Le Corbusier e Pierre Jeanneret, Josef Frank, Victor Bourgeois, Peter Behrens, Hans Poelzig, Mies van der Rohe, Ludwig Hilberseimer e Bruno e Max Taut, Walter Gropius, Adolf Randing e Hans Sharoun, Richard Döcker e Adolf Schneck.
La volontà della politica del Deutscher Werkbund consiste proprio nel voler mostrare le nuove potenzialità tecniche dell’edilizia residenziale: secondo i promotori di questa iniziativa, la nuova generazione non sa come vuole abitare solo perché non ne intuisce affatto la possibilità. Da qui la volontà di far vedere, con esempi concreti di abitazione, le novità cui tendono gli architetti moderni. Si voleva dimostrare che esistesse uno stile unico dato dal razionalismo, dimostrato da questa realizzazione che rappresentava la città moderna.
Standard abitativo
Lo standard abitativo: hanno un tetto a terrazza – piano, sono tutte costruzioni cubiche, basate su geometria elementare. Mies impose alcune regole comuni: gli edifici dovevano formare parallelepipedi con tetto piano ed essere dipinti con colori chiari.
Il risultato sorprendente fu che, tranne qualche eccezione, tutti gli architetti realizzarono edifici completamente bianchi con caratteristiche comuni, rispondenti in parte ai “cinque punti della nuova architettura” enunciati in questa occasione da Le Corbusier. Pilotis, tetto – giardino, pianta libera, facciata libera, finestre a nastro.
Effetto scioccante che ci furono una serie di proteste formate dal nascente partito Nazista che cominciò a sostenere che queste architetture fossero di ispirazione araba, abitazioni mediterranee, che appunto veniva considerata inadatta per il popolo tedesco. Rifiuto dell’accettazione di questa nuova abitazione.
Le origini del razionalismo
Maison Dom-ino 1915
Questo tipo di architettura ha avuto molte fonti da Gropius, da Le Corbusier, il quale aveva fissato un sistema costruttivo di case moderne, i cinque punti della nuova architettura: non più fatta a murature portanti ma da pilastri interni, liberando così la pianta (la vecchia casa con muri portanti limita la pianta e genera poche finestre perché indebolisce la funzione statica); la casa non è più appoggiata a terra ma è sospesa da pilotis, si crea un portico dove far crescere il verde e si può parcheggiare, anche il tetto piano, anziché il tetto spiovente, crea un portico dove far crescere il verde; la facciata a sua volta libera e le finestre a nastro conseguenti alla liberazione della pianta. Tutto questo avrebbe cambiato il modo di costruire ma anche la maniera di abitare.
Gli effetti dei cinque punti sulla nuova forma della casa razionale
- Pilotis: L’edificio viene rialzato da terra tramite pilastri in cemento armato. Ciò permette di lasciare che la natura si espanda anche al di sotto dell’edificio e non solo intorno; inoltre, questo piano libero può essere utilizzato come area parcheggio o, in caso di edificio pubblico, può essere usato come zona percorribile da chiunque e quindi non più come zona solamente privata.
- Tetto giardino: Introduce la natura nella città fortemente e permette una buona coibentazione dell’edificio stesso.
- Pianta libera: L’uso di pilastri dei muri portanti consente di poter distribuire le pareti interne ed esterne in base alle diverse esigenze, quindi è possibile creare un open space o suddividere ogni funzione con delle pareti.
- Facciata libera: Essendo i pilastri arretrati rispetto al filo esterno dell’edificio, la parete di chiusura esterna è indipendente dalla muratura e può essere di diverse configurazioni: completamente vetrata o cieca, con finestre di forme particolari.
- Finestre a nastro: Sempre grazie ai pilastri arretrati, la facciata può essere costituita da finestre a nastro, o in lunghezza, ideali per lasciare entrare una grande quantità di luce e determinare un senso di quiete dato dall’orizzontalità.
Progetti di Le Corbusier e Pierre Jeanneret
Le Corbusier con Pierre Jeanneret, costruisce due edifici divisi da una sezione metallica nel giardino:
- La casa unifamiliare: Versione elegantemente proporzionale del progetto Ctrohan del 1922 si presenta come un cubo bianco su pilotis, in cui la spazialità orizzontale, garantita dalla pianta libera, è rafforzata da una continuità verticale, da una sezione libera, in cui il volume cilindrico delle canne fumarie funge da elemento unificante dei livelli. La continuità verticale esibita anche con una doppia altezza in cui il piano notte si affaccia sul piano giorno.
- La casa bifamiliare: Basata sul concetto della polivalenza formale/funzionale dello spazio: lo spazio si trasforma nel tempo diventando funzione di questo. La casa in acciaio costituisce una rappresentazione forse ancora più evidente dell’abitazione concepita come machine à habiter (quindi una casa può essere prodotta in serie come un’automobile): all’interno uno stretto corridoio (che Le Corbusier sottolineerà avere le stesse dimensioni di quelli presenti nei vagoni ferroviari) svolge la funzione di spazio di percorrenza e connessione, mentre gli arredi con i letti a scomparsa consentono di lasciar libero lo spazio living. All’ultimo piano, ambienti studio libertà si aprono verso il tetto giardino che diventa un luogo fondamentale della moderna concezione dell’abitare.
“Qui non si tratta affatto di fantasie estetiche o di sforzi verso risultati alla moda, ma di fatti architettonici che comportano un modo assolutamente nuovo di costruire, sia una casa d’abitazione che un palazzo (...). Non ci rimane più nulla dell’architettura delle epoche precedenti, così come l’insegnamento storico letterario nelle scuole non ha più nulla da offrirci.”
Gli interni sono articolati e definiti attraverso l’uso di mobili, non si hanno stanze vere e proprie ben definite, la casa è fatta di zone abbastanza flessibili. Le armadiature fanno da divisori come se fossero muri attrezzati. La casa deve essere il più possibile arredata con mobili non da spostare, ma come delle attrezzature, dei mobili dentro cui riporre le cose. La sedia Thonet di Vienna che Le Corbusier sceglie come oggetti da riprodurre in serie e utilizzato per le sue case.
Mobili in acciaio curvato come i letti che sono sollevati da terra comodi per la pulizia, bisognava sempre scegliere superfici semplici e non complesse. Mobili a scomparsa che liberano lo spazio, bisogna renderli più funzionali dato che diventano più piccoli.
“Non è del tutto inutile oggi mettere esplicitamente l’accento sul fatto che il problema della nuova abitazione è un problema architettonico, nonostante gli aspetti tecnici ed economici (...). Ho ritenuto necessario, nonostante tutti i validi slang di oggi come “razionalizzazione” e “tipizzazione”, sottrarre le proposte fatte a Stoccarda ad un’atmosfera unilaterale e dottrinaria. Ho cercato di esaminare il problema di vari punti di vista e ho quindi invitato i rappresentanti più significativi del Movimento moderno a prendere posizione sul problema dell’abitazione.”
Mies van der Rohe
La Stecca di Mies van der Rohe: appartamenti in linea a pianta libera, in cui la struttura in acciaio, utilizzata per la prima volta, gli permette di realizzare un’ampia flessibilità. Individua la soluzione tipologica forse più adatta alla reale domanda di alloggi diversi con diversa distribuzione di ambienti all’interno: potenziale offerto da questo nuovo sistema costruttivo. Accentua questo aspetto inserendo nei suoi appartamenti pareti e mobili, che permettono una certa libertà di suddivisione degli ambienti (convinto che solo bagno e cucina devono considerarsi ambienti fissi).
Ambienti aperti senza divisione di muri, mobili bassi, il muro attrezzato è un pezzo d’arredo. Case reali che dopo l’esposizione sarebbero state veramente abitate, dunque bisognava dimostrare alle persone che questi appartamenti che apparivano spogli, se opportunamente arredati risultavano anche più piacevoli, puliti e ordinati rispetto quelle della tradizione (occorre un’unificazione ed in armonia tra arredamento tramite oggetti da loro stessi realizzati e design degli spazi interni). La casa liberata da tutto il di più, dall’accesso e la decorazione senza funzione. Contro la vecchia maniera di abitare.
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