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Il legame tra Platone, Freud e il mito di Orfeo

A cavallo tra il IV e V secolo, Platone è legato a Freud con la filosofia del pensiero. Che cosa amiamo? È una domanda fondamentale dell'esistenza. L'oggetto amato incontra il nostro desiderio, è l'oggetto perduto e ritrovato. Venezia ha a che fare con l'oggetto amato, come visto in "Albertine disparue", il sesto romanzo del ciclo "À la recherche du temps perdu". Il Capitolo III parla del desideratissimo viaggio del personaggio a Venezia. "The Aspern Papers" si svolge a Venezia, all'interno di un palazzo Cappello (Rio Marin).

Venezia e il mito

L'identificazione tra l'oggetto amato e Venezia si traduce in una personificazione. C'è un'identificazione tra infero e storia, tra perdita e ritrovamento. Troviamo il collegamento tramite il mito. Le storie infere sono storie mitiche, e dobbiamo tornare alla tradizione antica. Mythos significa racconto. La differenza tra un racconto comune e uno mitico è che quello mitico è fondativo, contenendo una struttura di pensiero.

Ovidio e la tradizione latina

Ovidio, poeta della tradizione latina vissuto tra il I a.C. e il I d.C., appartiene all'età Augustea (principato di Augusto, primo imperatore romano) ed è contemporaneo di Orazio. Egli racconta il mito di Orfeo nella "Metamorfosi", a cavallo tra il libro X e l'inizio dell'XI. Ovidio non è l'unico a raccontarlo, ma anche Virgilio nel IV libro delle "Georgiche", contemporaneo di Ovidio e Orazio.

Mito di Orfeo ed Euridice

Orfeo è il cantore archetipico, il cantore dei cantori. Il suo canto è poetico, incanta ed è magico. Ha il potere di magnetizzare con il suo canto un pubblico di ascoltatori, siano essi umani, animali o piante. Un canto che affascina, al quale è impossibile resistere, tanto per gli uomini quanto per gli animali e gli dei. Ha una compagna, Euridice, una ninfa dei boschi. Mentre lei si intrattiene con le sue compagne, viene punta da un serpente nascosto nell'erba, invisibile al calcagno. La ferita avvelenata le è fatale e lei muore.

Orfeo rifiuta il lutto, non accetta la mortalità. Così decide di scendere agli inferi e conta sul suo canto, accompagnandosi con la lira, per convincere Ade e Persefone (Kore) di lasciargli portare con sé Euridice nel mondo dei vivi. Le due divinità decidono di lasciar che ritorni l'oggetto amato tra le braccia di Orfeo, che la ama: Euridice perduta, scesa negli abissi del sottosuolo, ritorna, ascende al mondo dei vivi (storia di perdita e ritrovamento, è un movimento circolare, si tratta di inabissamento e salita).

Gli dei però pongono una condizione ad Orfeo: "Non devi voltarti indietro a guardare l'oggetto amato che ti seguirà." Orfeo, per troppo amore, non resiste alla verifica e, voltando gli occhi indietro, per amore eccesso e di energia desiderativa, provoca l'irreparabile. Quando egli si volta, vede Euridice risucchiata dagli abissi per sempre. È un ritrovamento fallito, un doppio lutto: il primo è causato da un incidente, il secondo da un atto preterintenzionale. È come se Orfeo l'avesse uccisa, pur non volendo; l'ha uccisa più del serpente. Lui l'ha fatta morire della morte umana, mentre Orfeo l'ha fatta morire di una morte dell'anima (è grave perché irreparabile).

Orfeo torna al mondo dei vivi, siderato (fulminato, con esito letale) da questo secondo lutto. Per questo trauma insaldabile, Orfeo evita i contatti col genere umano, si ritira nelle selve della Tracia, lontano dagli esseri umani e canta nei boschi tra gli animali che lo circondano affascinati. È un canto lamentoso. La morte è un elemento costante del fascino del canto di Orfeo.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/14 Critica letteraria e letterature comparate

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