Il romanzo di Jane Austen: evoluzione e continuità
Se guardiamo ora il punto di partenza e di arrivo del novel e cioè Robinson ed Emma, vediamo che quella mancanza di Robinson (novel appena nato), vale a dire la rappresentazione della vita affettiva che Richardson fu il primo ad indagare, alla fine del secolo Jane Austen è diventato il cuore e l’essenza del romanzo di Jane. Le sue trame perfette sono storie di corteggiamenti, di scelte sbagliate, ravvedimenti in una storia il cui coronamento è la realizzazione di uno o più matrimoni.
Emma: un esempio di evoluzione del romanzo
Così è sicuramente in Emma, che ancor più di romanzi più vecchi di questo di Jane. In Emma dominano tutti i tipi di affetti (amicale, filiale e paterno) e anche il bisogno di affetto. E tuttavia, anche se le cose sono così straordinariamente cambiate nel corso di un secolo, l’eredità di Robinson, dell’uomo nuovo incarnato da lui ha lasciato delle tracce. Sebbene Emma sia circondata di affetti e dalla piccola comunità di Highbury, lei, come molte protagoniste di Jane, è sola. In fondo, un po’ come Robinson nell’isola deserta, deve decidere da sola della sua vita.
Le protagoniste austeniane e l'individualismo
Quindi le protagoniste di Jane sono rappresentanti di quel individuo nuovo che deve arrivare alla verità e approdare alla socializzazione della vita adulta e quindi ad un’identità adulta da sola. Come dice Moretti, nascoste dietro le trame sentimentali ed i problemi da superare per realizzare uno o più matrimoni, in realtà il procedimento per l’ingresso alla vita adulta delle protagoniste femminili di Jane è una cosa molto seria. Quindi le protagoniste austeniane hanno qualcosa in comune con il Robinson della nascita del romanzo, cioè il fatto che sono sole nella decisione, nella scelta della loro vita.
L'eredità di Robinson Crusoe
Questo significa una cosa molto importante: abbiamo detto che Robinson come romanzo dava espressione per la sua trama in quanto lui decide della sua vita, si ribella a quello che il padre aveva previsto, al corso previsto e rivendica il diritto a scegliere. Questo rappresenta, ricorda, è simbolo dentro il romanzo o è la versione romanzesca dei nuovi termini del diritto che l’individuo aveva guadagnato a decidere da solo, indipendentemente dall’autorità della tradizione, le cui origini secondo Watt sono nel cogito ergo sum (Cartesio) -> il diritto dell’individuo di scegliere da solo, libero dall’autorità della tradizione.
Watt fa capire che il principio di autorità si è spostato dalla tradizione all’individuo, che lui stesso un principio di autorità. Robinson nella trama del romanzo aveva dovuto rivoluzionariamente ribellarsi al padre: c’è questo conflitto tra la libertà dell’individuo e l’autorità della tradizione era dentro la trama di Robinson, almeno in quelle prime pagine che a volte si dimenticano, magari sono più noiose perché non è l’isola deserta o il naufragio, ma il conflitto col padre, che però ha un’importanza enorme nella logica del romanzo.
Robinson aveva dovuto rivoluzionariamente ribellarsi al padre, dopo un secolo, le protagoniste di Austen sono in una situazione che non sarebbe pensabile senza la ribellione di Robinson. Queste vengono da un secolo che aveva guadagnato il riconoscimento acquisito del diritto dell’individuo a decidere della propria vita da solo. Le protagoniste di Austen sembrano appartenere ad una generazione che ha abbattuto la legge dei padri. Infatti o sono orfane o i genitori non incarnano quel principio di autorità.
Le protagoniste di Austen e l'autorità
La storia di Emma match-maker, è la storia di una giovane donna che ha un padre che non esercita in alcun modo il principio di autorità, è un padre-bambino. Emma orfana di madre, fa come da madre al padre. Inversione femminile: Emma è la padrona della sua casa, di Heartfield e non ha su di sé nessuna legge, nessun principio di autorità che la limiti, persino Mrs Weston finché è stata nella casa era più una sorella che una madre, ma sono così tutte le protagoniste di Jane.
In Emma, Jane Fairfax è orfana e deve decidere da sola, chi si prende cura di lei sono due vecchie signore senza nessun principio di autorità. Se pensiamo a Catherine Morland, la protagonista di Northanger Abbey, viene mandata molto presto all’inizio del romanzo a Bath, in compagnia di amici di famiglia e la presenza o l’autorità del padre o della madre è totalmente assente.
Nel romanzo c’è un padre che cerca di esercitare l’autorità ed è il padre del suo innamorato, questo padre autoritario è totalmente sconfitto, egli è iroso, è come se fosse rappresentante di un potere che ormai è messo molto in discussione, quindi è iroso e risentito e soprattutto sconfitto, perché suo figlio non rispetterà il suo diktat ma sposerà contro la sua volontà, inclinazione, la protagonista.
La protagonista di Mansfield Park è un’orfana, come Emma (di madre) e in Persuasion, la protagonista ha un padre debole dal punto di vista di principio di autorità, nel senso che è un aristocratico interessato solo alla storia aristocratica della sua famiglia e quindi privo di qualsiasi principio di autorità.
In Pride & Prejudice, Elizabeth Bennet ha una madre che non esercita nessuna autorità, lei è solo ossessionata dal far sposare le sue figlie per dare in eredità il loro possedimenti ed il padre che ci appare simpatico è una figura dotata di valori ma non è una forte figura paterna, in questo mondo femminile non esercita alcuna autorità né sulle figlie né sulla moglie.
Attraverso un secolo in cui tutto è cambiato nella storia del novel, esso ha acquisito nel progresso del realismo, la scena rappresentata si è allargata tantissimo, eppure la continuità è rappresentata da questo filo che connette Emma a Robinson.
L'influenza dell'Illuminismo e del Romanticismo
Il romanzo di Austen, di epoca romantica, di formazione non sarebbe possibile senza il diritto di decidere della propria vita da solo che è rappresentata nella storia di Robinson. Un secolo di novel, di Illuminismo hanno prodotto la condizione di partenza dei romanzi di Austen.
Dal secolo dell’illuminismo vengono fuori le premesse del Romanticismo. Dal secolo dell’illuminismo che aveva ribadito i diritti della ragione, arriviamo al Romanticismo, cioè l’epoca che celebra i diritti dell’immaginazione. È storicamente ovvio che ciò che succede prima porta a degli effetti su quello che viene dopo. Anche se questa continuità sembra paradossale dato che abbiamo ragione e poi immaginazione.
Ma se ragioniamo nei termini del novel e del libro di Watt, non c’è più questa contraddizione, perché il vero punto essenziale della cultura moderna che nasce con l’Illuminismo, è l’accento, lo spostamento dell’autorità sull’individuo. Che poi ci sia all’interno dell’individuo un dibattito, il peso della ragione o dell’immaginazione è un altro discorso, ma il punto di partenza è stata questa centralità dell’individuo.
Il novel, la cultura del romanzo traduce in continuità, fa vedere la continuità, dentro quella dialettica che è ragione-immaginazione, che sembrerebbe differenziare il secolo dei Lumi dal Romanticismo. Il Romanticismo problematizza questa questione, perché una volta che il principio di autorità è quello dell’individuo, diventa di attualità stabilire quali siano i limiti dell’immaginazione (Emma). Però si pone il problema di capire all’interno dell’individuo, l’equilibrio che dev’esserci tra le queste 2 componenti (ragione-immaginazione/sentimenti).
Nozione di realismo di Watt
È strettamente collegata con alle questioni formali del romanzo, perché la tesi di Watt nell’ultimo capitolo, sostiene che la grandezza di Jane è quella di aver combinato il realismo di presentazione di Richardson con il realismo di valutazione di Fielding, mette insieme i due realismi sperimentati separatamente, due tecniche narrative, due modi di guardare la realtà.
Realismo di presentazione e di valutazione hanno a che fare con le tecniche letterarie, con il modo in cui il romanzo si presenta. In un secolo il romanzo sperimenta tante forme (’700).
Robinson: un caso di studio
Robinson – parla del passato, ma non è alla fine della sua vita, è al mezzo, malgrado tutte le esperienze, le considerazioni e le comprensioni, alla fine del romanzo riparte, non c’è una vera acquisizione di esperienza alla fine del romanzo, ma sicuramente a livello minimale c’è un’acquisizione di conoscenza, perché Robinson quando racconta dell’origine della sua storia, è il punto di vista non solo di qualcuno che sa cosa sta raccontando, ma di qualcuno che sa cosa sarebbe successo in seguito. Non c’è una vera acquisizione di esperienza o conoscenza ma a livello minimale di conoscenza sì.
È una focalizzazione sul personaggio, quindi il suo punto di vista, però sa più di quello che sta succedendo in quel momento, quindi è diverso dalla condizione di Pamela, la quale è una convenzione della scrittura sul momento (le lettere). Quando leggiamo Pamela, come nel caso di Robinson, sappiamo solo quello che lei vede e conosce.
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