Rappresentare l’informazione
Le rappresentazioni equivalenti si riferiscono al contenuto e non alla forma rappresentativa.
La scelta della rappresentazione è in genere vincolata al tipo di utilizzo ed al tipo di operazioni
(elaborazione) che devono essere fatte sulle informazioni stesse.
Il concetto di equivalenza affida il contenuto di uno stesso messaggio a diverse forme
rappresentative. Tali forme rappresentative sono costituite da oggetti ai quali chi invia e chi riceve
attribuisce lo stesso significato. Tali oggetti sono detti simboli.
consente di distinguerli l’uno dall’altro. Ciascun
I simboli hanno una forma ben precisa che ci
simbolo deve essere univocamente identificabile. Nel corso dei secoli, i simboli sono stati riportati
su un supporto fisico che ne garantisse la conservabilità: pareti rupestri, carta, legno, ecc.
L’associazione tra simboli e significati consente di ottenere la rappresentazione dell’informazione
passando attraverso tre livelli:
1. Sintattico (legato ai simboli e al loro uso)
2. Semantico (legato al significato attribuito)
3. Pragmatico (legato alla contestualizzazione)
Codifica e codice
L’associazione tra un insieme di simboli e un insieme di significati si chiama codifica. La codifica
realizza una corrispondenza tra i simboli e il significato. In base a questa associazione, il simbolo
porta l’informazione (anche se non è l’informazione in sé). È possibile passare da una codifica ad
un’altra, operazione che viene chiamata – – –
transcodifica (es. 3 III Tre Three).
La regola di associazione tra un insieme di simboli e un insieme di significati si chiama codice.
L’insieme di simboli utilizzati per rappresentare l’informazione viene detto alfabeto.
Sistema binario
L’insieme di simboli utilizzati per rappresentare le informazioni in un computer sono due (sistema
[0, 1]. Mediante l’uso di solo due simboli, si ottiene la rappresentazione di ogni tipo di
binario):
informazione all’interno di un computer. Siccome la rappresentazione dell’informazione all’interno
di un computer avviene mediante simboli numerici (0 e 1) si parla di rappresentazione digitale.
L’associazione tra un insieme di simboli numerici e un insieme di significati si chiama codifica
Si ha una codifica digitale ogni volta che un’informazione viene rappresentata in forma
digitale.
numerica.
L’associazione tra un insieme dei due simboli numerici e un insieme di significati si chiama
codifica digitale binaria o, più brevemente, codifica binaria. La codifica binaria costituisce la
rappresentazione di una qualsiasi informazione all’interno di un computer. Nella totalità dei casi ci
si trova a dover codificare (cioè rappresentare) più di due informazioni. La tecnica è quella di
ricondurre una scelta tra molte possibilità ad una sequenza di scelte binarie (dicotomica o
bipartizione).
L’informazione immagazzinata ed elaborata dal computer si basa quindi su una rappresentazione
(codifica) che si serve soltanto di due simboli numerici: 0 e 1. L’informazione elementare utilizzata
per la rappresentazione binaria di un’informazione viene detta BIT (contrazione di binary digit,
cifra binaria).
Il singolo bit è in grado di rappresentare due sole diverse possibilità. Per rappresentare un numero
maggiore di informazioni, è necessario utilizzare dei raggruppamenti di bit. Nei sistemi vengono
solitamente utilizzati raggruppamenti di 8 bit, che vengono chiamati byte; in tal caso, si parla anche
di stringa di otto bit.
Per indicare quantità maggiori di informazione, si ricorre ai multipli del byte che sono:
10
• Kbyte 1024byte (2 ) (chilo)
• Mbyte 1024Kbyte (mega)
• Gbyte 1024Mbyte (giga)
• Tbyte 1024Gbyte (tera)
dell’informazione rappresenta il numero di informazioni distinte che si vogliono
La cardinalità
rappresentare (codificare). Es. la codifica dei mesi dell’anno ha cardinalità = 12.
La lunghezza (o parallelismo) del codice binario rappresenta il numero di bit necessari a
rappresentare (codificare) le informazioni.
Ovviamente la lunghezza (o parallelismo) del codice binario è legata direttamente alla cardinalità
dell’informazione.
Il calcolo combinatorio cerca di rispondere alla domanda: quanti oggetti posso quantificare con x
bit?
1 bit = 2 combinazioni (0, 1) = 2 oggetti
2 bit = 4 combinazioni (00, 01, 10, 11) = 4 oggetti
3 bit = 8 combinazioni (000, 001, …, 111) = 8 oggetti
x x
x bit (parallelismo) = 2 combinazioni = 2 oggetti (cardinalità)
digitale dell’informazione
Rappresentazione
Le tecniche di rappresentazione digitale sono legate alla tipologia degli oggetti da codificare:
• Informazione testuale o
• Informazione multimediale (immagini, suono, filmati).
Rappresentazione digitale dell’informazione testuale
Con ‘informazione si intende quell’informazione di tipo alfanumerico che solitamente si
testuale’,
immette in un sistema di elaborazione mediante tastiera. È costituita da lettere alfabetiche
minuscole e maiuscole (52), dieci cifre, segni di punteggiatura, segni matematici, caratteri
nazionali, altri segni grafici, per un totale di 220 caratteri circa. La codifica binaria
dell’informazione testuale ha quindi la necessità di codificare stringhe binarie di almeno 220
caratteri, per i quali servono 8 bit (1 byte).
La rappresentazione digitale dei caratteri si ottiene attribuendo a ciascuna lettera, cifra o simbolo da
codificare una sequenza di bit corrispondente al numero intero che rappresenta la posizione ordinale
(code position).
La rappresentazione digitale dei caratteri si basa su alcuni standard internazionali:
• American Standard Code for Information Interchange (codice ASCII) a 7 e 8 bit. Nella
versione ‘estesa’ ad 8 bit, consente di rappresentare 256 caratteri. Nella versione ‘ridotta’ a 7
bit, dei 128 caratteri disponibili solo 95 sono stampabili.
• Standard Unicode a 16 bit. Disponendo di 16 bit, è in grado di rappresentare 65536 caratteri.
Rappresentazione digitale dell’informazione multimediale
I caratteri alfanumerici non costituiscono le uniche informazioni utilizzate dagli elaboratori. Ad essi
si sono nel tempo aggiunte:
• Immagine;
• Suoni;
• Filmati.
Immagine
Le tecniche di rappresentazioni digitale dipendono dalla tipologia degli oggetti da codificare che di
solito si presentano in forma analogica. Ciò che è digitale è esprimibile mediante un numero finito,
o numerabile, di elementi. È contrapposto a ciò che invece è analogico, cioè non numerabile, non
L’informazione per gli umani ha un carattere
analizzabile entro un insieme discreto di elementi.
analogico; analogica è una grandezza che varia con continuità, quindi una variabile analogica può
assumere un numero infinito di valori.
È possibile convertire un segnale analogico (continuo) in uno equivalente digitale, questo processo
è chiamato digitalizzazione. A seconda degli scopi a cui è destinata la conversione, questa può
essere effettuata in modo grossolano e approssimativo, oppure in modo molto accurato e preciso. In
perde sempre qualcosa rispetto all’originale analogico: non sarà
ogni caso, il segnale digitalizzato
mai identico. Un oggetto viene digitalizzato, cioè reso digitale, se il suo stato originario (analogico)
viene ‘tradotto’ e rappresentato mediante un insieme numerabile di elementi.
Esempio: una foto, normalmente formata da un infinito numero di punti, ognuno dei quali
appartiene ad un’infinita gamma di colori, tradotta in foto digitale sarà formata da un numero finito
di punti appartenenti ad una gamma finita di colori. Una foto viene digitalizzata allorché la sua
superficie si rappresenta divisa in un numero discreto di ‘punti’, ognuno dei quali appartiene ad un
insieme limitato di colori.
Consideriamo un’immagine in bianco e nero, senza ombreggiature o livelli di chiaroscuro.
L’immagine viene suddivisa mediante una griglia formata da righe orizzontali e verticali a distanza
costante. Ogni quadrato della griglia prende il nome di pixel (picture element) e viene codificato in
binario secondo la seguente convenzione: il simbolo 0 viene utilizzato per la codifica di un pixel
corrispondente ad un quadrato il cui bianco è predominante, il simbolo 1 viene utilizzato per la
codifica di un pixel corrispondente ad un quadratino in cui il nero è predominante. Per convenzione
è ordinata dal basso verso l’alto e da sinistra verso destra. Dato che il contorno
la griglia dei pixel
della figura non sempre coincide con la griglia, si ottiene un’approssimazione della figura
originaria. La rappresentazione sarà più fedele all’aumentare del numero dei pixel (ovvero la
risoluzione).
Per codificare immagini con diversi livelli di grigio, si usa una rappresentazione binaria: ad ogni
livello di grigio corrisponde una sequenza di bit.
Per le immagini a colori, il colore viene generato dalla composizione di tre colori primari: rosso,
verde e blu (video RGB). I colori rappresentabili su un monitor sono riprodotti mescolando luce
rossa, verde e blu (RGB). Per descrivere un dato colore, basta quindi stabilire l’intensità di luce dei
tre colori che lo compongono. Ad ogni colore primario si associa una possibile sfumatura o
gradazione mediante un’opportuna sequenza di bit. Sperimentalmente si nota che 256 (=2 8 )
sfumature di ciascuno dei 3 colori bastano per comporre un numero sufficiente di colori.
di un’immagine si ottiene attraverso una serie di passaggi:
La digitalizzazione
1. Cattura: formazione delle immagini.
Campionamento: nel caso di un’immagine, il campionamento è di tipo spaziale. Il numero di
2. pixel per unità di area indica la ‘risoluzione’ con cui si è campionata l’immagine. Il numero
di pixel presenti sul video (colonne x righe) prende il nome di risoluzione dello schermo.
Risoluzioni tipiche sono: 640x480, 800x600, 1024x768, 2048x1536. La risoluzione si
esprime come prodotto del numero di campioni lungo una dimensione per il numero di
campioni lungo l’altra dimensione.
Quantizzazione: ad ogni pixel si associa un’informazione riguardante il colore con la
3. relativa intensità. La risoluzione cromatica (in termini di sfumature di colori) è legata alla
quantità di valori e si dice profondità di colore: maggiore è il numero di livelli utilizzati e
maggiori sono le sfumature di livelli di luminosità che si possono distinguere.
l’immagine viene trasformata in un’informazione digitale
4. Codifica: mediante la codifica,
binaria mediante un opportuno formato. Vi sono diversi tipi di codifica: la codifica raster o
bitmap (compresso/non compresso), la codifica vettoriale, e le codifiche ibride
(raster/vettoriale).
5. Restituzione (visualizzazione, stampa): a seconda del tipo di periferica, si utilizzano due
diversi parametri, ovvero dpi (dot per inch), punti per unità di misura (carta), o ppi (pixel
per inch), pixel per unità di misura (display).
Suono
I suoni costituiscono un tipo di informazione con cui siamo costantemente a contatto (linguaggio
parlato, musica, rumori). Dal punto di vista fisico, un suono è un’alterazione della pressione
dell’aria (rispetto alla pressione atmosferica che viene usata come riferimento) che, quando rilevata,
ad esempio dall’orecchio umano, viene trasformata in un particolare stimolo elettrico e, tramite
complicati processi cognitivi, interpretata.
Il suono per essere generato ha bisogno di una sorgente che vibrando mette in oscillazione le
l’aria, ma potrebbe essere un qualsiasi
particelle del mezzo circostante. Di solito, il mezzo è
materiale come l’acqua, l’acciaio, ecc.
L’altezza del suono: non tutti i corpi elastici vibrano nello stesso modo; essi possono produrre,
L’altezza di un suono
nello stesso intervallo di tempo, più o meno vibrazioni. è il parametro legato
alla sensazione di gravità/acutezza che si percepisce di un suono. Si misura in hertz.
L’intensità di un suono dipende dalla maggiore o minore energia con cui viene prodotto. Essa è
direttamente proporzionale all’ampiezza delle vibrazioni (e quindi alla forza con cui il suono viene
prodotto); ed inversamente proporzionale alla distanza tra chi ascolta e la fonte sonora: maggiore è
la distanza, minore sarà l’intensità con cui il suono viene percepito. L’intensità di un suono descrive
l’ampiezza delle variazioni dell’onda sonora e fornisce una misura dell’energia trasportata dall’onda
sonora. Si misura in decibel (dB).
Se ascoltiamo una stessa nota musicale ottenuta con strumenti musicali differenti, nonostante
abbiano la stessa frequenza, il nostro orecchio le percepisce come diverse.
Fisicamente un suono è rappresentato come un’onda (onda sonora) che descrive la variazione della
pressione dell’aria nel tempo.
Per l’informatica, è necessario trovare un modo per rappresentare in forma digitale l’onda sonora.
Una rappresentazione digitale assegna dei numeri che rappresentano di volta in volta il valore
dell’ampiezza in istanti successivi di tempo. La digitalizzazione di un suono si ottiene attraverso
una serie di cinque passaggi:
Acquisizione: la pressione dell’onda sonora viene convertita in segnale elettrico mediante un
1. dispositivo trasduttore.
2. Campionamento: consiste nel misurare il segnale elettrico prodotto dal trasduttore ad
il valore di intensità dell’onda viene
intervalli regolari di tempo. Quanto più frequentemente
campionato, tanto più precisa sarà la sua rappresentazione. Il periodo di campionamento è
l’intervallo di tempo che intercorre fra un campione ed il successivo. Esso si esprime in
secondi (o sottomultipli). La fedeltà del suono campionato aumenta se diminuisce il periodo
di campionamento. La frequenza di campionamento (f ) indica il numero di campioni al
c
secondo del segnale originale che vengono rappresentati nel segnale digitale e la sua unità di
misura è in Hertz (Hz).
Quantizzazione: consiste nell’andare ad associare ad ogni campione del suono (segnale
3. elettrico continuo) un numero. Quindi, in analogia con la rappresentazione dei numeri e dei
caratteri, possiamo immaginare un segnale audio come una sequenza temporale
discreti appartenenti all’intervallo (a
di valori a a a a ).
1 2 3 4 5
4. Codifica: mediante la codifica, il valore del campione del suono (ottenuto dalle fasi 2+3)
viene trasformato nella relativa informazione digitale binaria mediante un opportuno
formato. Tale conversione è detta digitalizzazione binaria o, più
Esistono formati differenti a seconda dell’impiego, essi si
semplicemente, binarizzazione.
possono classificare in due categorie, ovvero segnali musicali e segnali vocali. In ambito
musicale, è diventato uno standard il compact disc (CD), le cui caratteristiche vengono
ormai prese come riferimento per il cosiddetto ‘audio ad alta qualità’. I CD utilizzano
codifiche stereo (due canali) con frequenze di campionamento 44.1KHz e valori di
quantizzazione a 16 bit. Dunque il bitrate di un tale segnale è pari a circa: 2 canali x 44100
Hz x 16 bit = 1,35 Mbit/sec. In ambito vocale, come riferimento viene generalmente preso il
sistema telefonico digitale dove i segnali sono campionati con frequenza di campionamento
8 KHz e quantizzati con parole da 8 bit. Dunque il bitrate di un tale segnale è pari a 2 canali
x 8000 Hz x 8 bit = 125 Kbit/s. Inoltre i formati possono essere non
compressi WAVE (.wav) o specializzati per la compressione e la trasmissione di file audio
(.mp3). Quest’ultimo garantisce una fedeltà molto
digitali con perdita di informazioni MP3
alta, efficienza e grande diffusione, in quanto la dimensione del file ottenuto è molto
In alternativa all’MP3, vi sono i
inferiore di quella originale (anche un decimo, o meno).
MPEG-4 AAC, gli AC-3 e i WMA.
5. Restituzione (ascolto, registrazione)
Il segnale audio è un’onda meccanica continua che può essere rappresentata in funzione del tempo.
Filmato
Anche i video possono essere codificati in binario. Un filmato è formato da una sequenza di
immagini (fotogrammi o frame) che, se fatti vedere in sequenza ad una velocità sufficientemente
elevata, ci danno l’impressione che la sequenza sia continua.
Le immagini vengono prima viste dall’occhio attraverso un sistema ottico formato da cornea-
cristallino-retina, e poi dal cervello dove arrivano attraverso il nervo ottico sotto forma di impulsi
elettro-chimici.
L’occhio umano raccoglie la luce che gli proviene dall’ambiente mediante la cornea, ne regola
l’intensità attraverso un diaframma, l’iride, la focalizza attraverso un sistema regolabile di lenti, il
cristallino, per formarne un’immagine sulla retina. Tale meccanismo è stato riprodotto creando la
macchina fotografica. La retina presenta una sola zona di visione ottimale, chiamata fovea. In
questa zona, sono raggruppati la maggioranza dei coni, i fotorecettori destinati alla visione diurna.
La restante parte della retina possiede coni e soprattutto bastoncelli, fotorecettori che non
percepiscono i colori e che vengono saturati velocemente da una luce intensa. I bastoncelli sono 120
milioni, i coni 7 milioni anche se considerassimo solo i coni, sarebbe improponibile equipararli a un
pixel.
Gli esseri umani hanno un sistema visivo governato dai due occhi. Essi si trovano ad una distanza di
circa 5-6 cm e quindi, pur vedendo la stessa scena e gli stessi oggetti, lo fanno da due prospettive
differenti. Il cervello elabora le differenti immagini ricevute dagli occhi ottenendo l’effetto di
un fenomeno chiamato ‘persistenza il cervello uma
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