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Henry James - The Turn of the Screw - Analisi

Appunti di letteratura inglese su Henry James - The Turn of the Screw - Analisi basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della professoressa Vanon , dell’università degli Studi Ca' Foscari Venezia - Unive. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Letteratura inglese docente Prof. M. Vanon

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ha una visione limitata. I romanzi vengono costruiti sul montaggio di brevi scene, momenti

significativi, nei quali l’analisi psicologica è ridotta al minimo e dev’essere inferta dal comportamento

dei personaggi. Le parti descritte o preliminari vengono sacrificate a una maggiore compattezza

drammatica.

Questi nuovi metodi da un lato garantiscono l’impersonalità del giudizio (tipico del modernismo),

dall’altro aprono le porte al mistero e all’ambiguità tipici di molta letteratura moderna, come si vede

Se per cronologia appartiene all’800, James come sensibilità letteraria

in The Turn of the Screw.

appartiene al successivo secolo.

È un grande amico di Stevenson, ma a differenza sua non ha nulla di popolare. Non sappiamo se

definirlo americano o europeo, ma è con lui che il fantastico dell’800 ha la sua ultima incarnazione,

o disincarnazione, in quanto i fantasmi diventano più che mai invisibili, impalpabili, spesso sono

soltanto una vibrazione psicologica. Necessario qui mettere sullo sfondo l’ambiente intellettuale da

cui l’opera di James si muove, in particolare del fratello William James, la teoria sulla realtà psichica

dell’esperienza.

I fantasmi delle ghost story di James sono elusivi, possono essere incarnazione del male, senza volto

e senza forma come paiono alla governess, oppure possono essere apparizioni ben visibili che danno

forma sensibile a un pensiero ossessivo. Nel corso della sua carriera scrisse 18 ghost stories. Il primo

e narra la vita puritana, nell’America prerivoluzionaria,

è The Romance of Certain Old Clothes

imperniato sulla rivalità di due sorelle innamorate dello stesso uomo. L’evento occulto è tenuto in

L’ultimo

serbo solo per la conclusione. The Jolly Corner, in cui il fantasma è il se stesso che sarebbe

stato se non fosse espatriato in Europa. Torna in America alla ricerca del se stesso che ha ripudiato

andando a vivere in Europa.

The Turn of the Screw

La più celebre ghost story di James, secondo la critica il più riuscito. Si distingue per la sua irriducibile

ambiguità che permane fino all’ultima battuta del racconto e per essere un testo aperto a nuove

contraddittorie interpretazioni. Dietro l’apparenza di una semplice ghost story, James orchestra una

quantità stupefacente di temi. Cala la narrazione in un’atmosfera tesa, allucinata, misteriosa. L’asse

privilegiato su cui è fondata la narrazione è quello della ripetizione. I fantasmi sono i revenant, sono

dell’istitutrice, che non sono altro la figura dietro la quale James

le ombre del maggiordomo e

nasconde e svela il problema di ciò che ritorna. Attraverso la tecnica sperimentale anticipa i processi

del romanzo novecentesco. Vuole comunicare al lettore un messaggio spesso indecifrabile.

Come le ombre dei due fantasmi entrano in scena per poi sparire nel vuoto, le parole di James

sembrano continuamente tornare su se stesse non per chiarire o risolvere il mistero, ma per ispessire

il velo del mistero. Entrambi deceduti in circostanze misteriose (più vero per lei che per lui, che era

probabilmente ubriaco). Quando la governante dice alla narratrice che l’istitutrice precedente era

giovane e carina lascia anche intravedere qualcosa di torbido dietro la vicenda della ragazza. Il

fantasma di miss Jessel appare vestita di nero. Il nocciolo della questione non è rappresentato dalla

presenza o meno dei fantasmi, anzi ogni parola su questo punto finirebbe per ridurre il fascino del

e dall’ambiguità. L’astrazione

racconto che trae gran parte della sua forza dalla sua complessità

prevale sulla concretezza, l’illusione/allucinazione sulla realtà. Da ciò risulta un mondo di mezze

verità, di sfumature, di silenzi, di vuoti, di dubbi, di sospensioni, come quando ad esempio l’istitutrice

si chiede se la colpa che vede incarnata nei bambini non sia il frutto della propria fantasia. La stessa

storia arriva al lettore attraverso tutta una serie di filtri che possono essere anche mistificanti, che

rendono ancora più fitto e impenetrabile il mistero che avvolge la vicenda.

Miles e Flora sono al centro del diario dell’istitutrice che costituisce l’enunciazione centrale del

racconto, che a sua volta contiene l’enunciazione degli altri personaggi, dei bambini, della governante

dell’altra casa. Oltre al narratore della governess un altro narratore figura nel prologo: Douglas,

che legge a un gruppo di amici il diario della giovane istitutrice, che dice essere più giovane di lui di

e di cui forse era innamorato. La narrazione di Douglas racchiude il diario dell’istitutrice

10 anni

(ovviamente in prima persona) che costituisce la narrazione centrale del libro.

Tuttavia la stratificazione dei narratori è ancora più complessa, perché tra James, il vero narratore, e

Douglas, si infrappone un altro narratore, che rimane anonimo. In questo modo James intensifica il

carattere complesso di questa narrazione.

Il titolo richiama l’imagery del mondo gotico, il giro di vite. Rivela che la presenza di un bambino

costituisce un turn of the screw, un accrescimento del dolore e della pena, e per essere coinvolti i due

bambini il racconto subisce l’effetto di un doppio giro di vite, di un accrescimento di orrore. A una

dallo stesso autore nel prologo, anzi nell’antefatto, sta

prima interpretazione il titolo, come spiegato

a simboleggiare una situazione aggravante, il dramma che si aggiunge al dramma, la goccia che fa

traboccare il vaso: all’inizio della storia, troviamo un gruppo di persone riunite attorno al fuoco

intente (come accadde alla famosa compagnia di Byron, Polidori, Percy e Mary Shelley) a raccontarsi

storie per passare il tempo, storie intense, storie terrificanti, storie spaventose, insomma storie di

fantasmi, e uno dei presenti esordisce dicendo, cosa ci può essere di più orrifico di una storia di

fantasmi in cui sia coinvolto un bambino? Semplice: una storia di fantasmi in cui appaiono non uno

ma ben due bambini. In pratica un giro di vite.

Altra interpretazione dice che rimandi all’immagine di qualcosa che gira su se stessa per fissarsi, ad

esempio, in un muro, può fare allusione ad un atteggiamento umano e psicologico, ad una volontà

ostinata e chiusa che vuole fissarsi su qualcosa. O ancora, si pensa che l’espressione richiami

l’inesorabilità, mascherata da gradualità, del soffocante crescere della pressione causato

dall'avanzamento d’una vite. Il critico Leon Edel scrive “Il vero giro di vite – il particolare acuirsi

– sta in ciò che l’istitutrice fa ai bambini […]. La sua

della pena nel racconto immaginazione

demoniaca e malvagia trasforma le sue ansietà, i suoi sensi di colpa, le sue chimere romantico/sessuali

– –

che lei considera peccaminose in demoni e spiriti dannati. Nel tentativo di lottare contro i suoi

intorno”.

demoni, infetta quelli che le stanno

 Lettura prologo pag. 3 “The story had held us…” – “...She was in love.”

Douglas dice di aver trovato questo manoscritto scritto da lei poco prima di morire. Dice che era

innamorata. Una delle ospiti chiede di chi fosse innamorata, e lui risponde che la storia lo dirà, ma in

modo non troppo letterale. Il narratore anonimo di questa cornice rivela che questo resoconto che

poi costituisce il testo centrale e che lui aveva trascritto fedelmente è quello che darà in seguito. Il

povero Douglas prima di morire gli aveva affidato il manoscritto che il narratore anonimo comincia

a leggere agli amici.

Già da queste prime battute si vede come la dimensione della morte, della separazione definitiva, dei

fantasmi, si annuncino con chiarezza fin dal prologo, che fornisce alcune informazioni importanti

sull’istitutrice: sul modesto ambiente familiare da cui proviene e soprattutto sull’incontro con

l’affascinante datore di lavoro nella sua bella casa a Harley Street, al cui fascino la giovane

soccomberà prima ancora che inizi il suo racconto. l’istitutrice non abbia un nome o un volto:

La prima cosa sottolineata dalla critica è il fatto che non

è mai descritta. È un insolito punto di partenza per un protagonista che proprio nel nome trova il suo

primo e riconoscibile elemento di identificazione. Questa mancanza di nome potrebbe essere

interpretato come una volontà da parte dell’autore a non voler definire questo personaggio. Già questo

primo elemento esprime l’ambiguità di questo testo.

Dall’assenza di volto nasce poi la questione dell’attendibilità del narratore istitutrice, presentata

come un’atterrita ma coraggiosa giovane che lotta per salvare le anime dannate, oppure possiamo

pensare che sia una persona instabile che soffre di allucinazioni, che vede fantasmi che gli altri non

vedono, e che pure in questa sua follia riesce a creare un clima di terrore suggestionando non solo se

stessa ma anche gli altri, soprattutto Flora, che si ammala e viene portata via.

Douglas nel suo racconto comincia col dire che questa sua vecchia amica, la minore delle numerose

figlie di un parroco di campagna (riferimento intertestuale alla biografia di Charlotte Bronte), si era

recata a Londra per rispondere a una proposta di lavoro.

La lunghezza del testo è superiore alla ghost story ma inferiore a quella del novel, corrisponde più o

meno al nostro cento pagine.

Il dato caratterizzante di questo testo è la pervasiva ambiguità e l’inattendibilità della voce narrante,

attraverso il cui racconto il lettore viene a conoscere la storia spaventosa dei bambini dannati.

Ci sono diversi tipi di orientamenti critici: quelli che vedono nella figura senza nome che racconta la

propria storia una coraggiosa istitutrice che lotta contro insormontabili difficoltà per cercare di salvare

dai nefasti influssi provenienti dal fantasma della precedente istitutrice; quelli che vedono l’istitutrice

come una persona psichicamente instabile che soffre di allucinazioni, e quindi proietta i propri demoni

sugli altri, suggestionando i bambini fino a convincerli o spaventarli circa la minacciosa presenza di

queste forze del male.

Il prologo ci dà importanti informazioni su questo personaggio. Nel prologo si parla degli amici

riunitisi la vigilia di Natale per raccontarsi storie di fantasmi, come consuetudine. Lei era la minore

di una delle numerose figlie di un parroco di campagna, una giovane inesperta ma intelligente e piena

di entusiasmo. Dice che all’inizio della propria carriera a 20 anni si era recata a Londra per rispondere

di persona all’inserzione.

 Lettura pag. 6 “The first of these – “…of author’s hand.” (Prologo)

touches…” his

Notare l’espressione usata per descrivere la morte dell’istitutrice: imbarazzo.

Già qui c’è un esercizio di ironia da parte di James quando la signora interrompe per chiedere se

l’istitutrice sia morta per eccesso di rispettabilità. Fin dall’inizio questo decesso è avvolto nel silenzio.

Mutando completamente registro, abbandonando l’ironia, viene preannunciato uno dei temi del libro:

la morte inspiegabile di Miles. Viene qui insinuata la domanda se l’incarico affidato alla giovane

inesperta istitutrice comportasse addirittura un pericolo di morte, al che Douglas replica che la

risposta di lui era parsa inquietante. Alla fine il fascino del gentiluomo sembra avere la meglio su

tutte le perplessità della ragazza, che finisce per accettare.

un’immagine fugace dello zio scapolo:

Abbiamo classe, eleganza, viaggi in terre esotiche, abiti

costosi e modi impeccabilmente gentili. Questo gentiluomo si alleggerisce di questo fardello ed esce

di scena con la calda stretta di mano nel momento in cui la ragazza accetta. Solo il modo in cui viene

posta la cosa la fa sentire ricompensata.

L’uomo pone però una terribile condizione, che ad altre candidate era parsa proibitiva: è non solo

incomprensibile e perentoria, ma anche innaturale. Se possiamo pensare che sia naturale che un

gentiluomo scapolo intendesse delegare l’istruzione dei nipoti ad un’istitutrice, ciò che risulta

inquietante è questa condizione: non è tenuta in nessuna circostanza, neanche in quella più grave, ad

informarlo sulla sorte dei nipoti. Questa richiesta è perversa, e postula non solo una barriera sociale

superata dall’amore, ma anche una netta

fra il ricco barone e la povera istitutrice che non può essere

abdicazione da parte dello zio della sua responsabilità genitoriale, dal momento che in qualità di tutore

svolge una funzione paterna.

Il rifiuto ad essere informato sulle sorti dei nipoti è aggravato dal fatto che i due bambini sono orfani,

quindi doppiamente vulnerabili. Questo è un topos tipico di tutta la letteratura gotica: i soprusi si

esercitano nei confronti di coloro che non possono godere della protezione e dell’affetto garantiti dai

genitori. I due bambini non hanno nessuno al mondo al di fuori dello zio.

Quindi si tratta di una condizione che equipara la tutela dei bambini a una sorta di transizione

commerciale. Gli obblighi genitoriali non possono prescindere dalla cura affettiva e materiale dei

Si può dire quindi che lo zio, così assorbito dai suoi impegni da non permettere all’istitutrice di

figli.

mettersi in contatto con lui, possa essere considerato il primo responsabili dei tragici eventi che si

verificheranno (morte del nipote, malattia di Flora).

La condizione che egli pone all’istitutrice ha una coloritura quasi sadica, attivando una dinamica di

dominio e sottomissione, che postula implicitamente la presenza di un carnefice e di una vittima,

sottolineata nel testo dal termine “sacrifice”.

Questo disinteresse verrà confermato in seguito dalla lettera a lui indirizzata che non apre neppure e

la invia all’istitutrice. La lettera riguarda la misteriosa espulsione di Miles. È il primo mistero con cui

si confronta l’istitutrice (2 capitolo). La lettera del collegio non spiega niente, ma dice che il bambino

non potrà più frequentare il collegio. È stato anche ipotizzato che quest’espulsione così perentoria

possa velatamente suggerire una condotta disdicevole, riferibile a comportamenti considerati

altamente scandalosi (omosessuali).

Prima ancora con Flora si era poi inaugurato un paradigma insistente nel testo: quello che vede questi

due bambini come creature soprannaturali, per bontà, intelligenza, delicatezza, sensibilità. Tutto

assurda l’espulsione. Guardiamo la descrizione nel primo capitolo.

ciò rende ancora più

 Lettura pag. 9 “I had no drop…” – “…that I had fancied I heard.”

Vediamo ora la lettera dell’espulsione. Vediamo come già dall’inizio tutto è caratterizzato da una

forte ambiguità, con domande senza risposta e sottintesi poco chiari.

 Lettura 2 capitolo pag. 12 “The postbag…” – “…it would be incredible.”

The Turn of the Screw è pieno di riferimenti intertestuali. Non poteva essere diversamente se si pensa

alla cultura di Henry James, che fu anche critico letterario. Ci sono riferimenti espliciti su The

Mysteries of Udolpho di Ann Radcliffe, ad Amelia di Henry Fielding, ma il testo più importante a cui

si fa riferimento è Jane Eyre di Charlotte Brontë, la cui eroina è una istitutrice. La professione di

governess venne alla ribalta proprio con questo romanzo, e subito dopo con il romanzo di William

Makepeace Thackeray Vanity Fair.

Il romanzo di Charlotte Brontë è la storia di un’emancipazione femminile, in cui la brutta, piccola,

pallida governante, un’orfana intelligente, sensibile e generosa è anche una coraggiosa protagonista

che lotta contro insormontabili ostacoli. Predica il fuoco contro la freddezza, l’energia e il profondo

sentire contro lo sterile gioco di società. La voce narrante è quella di Jane Eyre oramai adulta

(sottotitolo: an autobiography). Conduce il lettore attraverso la formazione di un’orfana che alla fine

diventerà la moglie amata di un ricco gentiluomo. È un romanzo pieno di motivi gotici: lo spettro

della zia che appare alla piccola Jane, l’ombra minacciosa della moglie, il richiamo disperato alla fine

del romanzo che Jane sente quando sta per accettare la proposta di matrimonio del cugino, che fa sì

che rifiuti per andare a cercare il suo amato.

Può essere letta come una riscrittura di Cenerentola, la cui popolarità universale potrebbe essere

spiegata in base al fatto che incarna una “fantasia compensatoria”: la protagonista disprezzata,

sconosciuta, maltrattata, trionfa sui suoi persecutori ottenendo un grande successo personale e

insieme un successo di natura anche economico sociale.

Il mito di Cinderella, che esiste anche nella versione maschile (Aschenputtel), incarna a livello

profondo una fantasia compensatoria che ha un rilievo psicologico importantissimo: la giovane

disprezzata, disconosciuta e maltrattata che alla fine di un percorso accidentato trionfa sui suoi

persecutori, trionfa in amore e ottiene un riconoscimento di natura economico-sociale.

In Jane Eyre ci sono anche riferimenti alla fiaba di Barbe bleue (Bluebeard), trascritta da Pierrot nel

seicento.

Jane Eyre, un’orfana che ha trascorso i primi anni della sua vita con una zia che la maltrattava, riesce

ad entrare in una charity school e al termine degli studi diventa insegnante. Viene assunta come

istitutrice di una bambina, Adele, il cui tutore è Edward Rochester, un ricco nobile proprietario di

Thornfield hall, una magnifica residenza nella campagna inglese.

Il terzo piano della casa, nelle sue stanze buie e disabitate, sembra essere la dimora eletta dei fantasmi.

Jane, appena arrivata sente risuonare in queste vaste, disabitate sale una terribile risata, una risata

priva di gioia che ha una straordinaria forza espressiva (che dimostra la capacità della Brontë di

evocare un’atmosfera carica di mistero e funesti presagi), una risata tragica e innaturale che le viene

detto essere di una cameriera, ma che in realtà appartiene a Bertha Mason, la moglie folle di Rochester

segregata al terzo piano della casa.

Pochi giorni dopo il suo arrivo Jane viene svegliata da un urlo demoniaco, nel corridoio ci sono delle

volute di fumo che escono dalla porta di Rochester: Jane risponde prontamente e riesce a domare

l’incendio. Di nuovo le viene data una spiegazione molto vaga riguardo alla causa che lo ha scatenato,

ma Jane intuisce che un mostro si cela tra le mura di Thornfield. Passa il tempo, Rochester affascinato

dalla vitalità, dalla passione e dall’intelligenza di Jane, se ne innamora e le chiede di sposarlo. Jane,

che è a sua volta innamorata, acconsente. Ma il giorno delle nozze il matrimonio non può essere

celebrato a causa di un impedimento: uno dei testimoni rivela che Rochester è già sposato con Bertha

Mason.

Nella terza parte Jane lascia Thornfield, vaga nella brughiera e alla fine viene accolta da tre uomini

che poi scoprirà essere suoi cugini. Da costoro verrà a sapere che nel frattempo un lontano zio l’ha

nominata unica erede di ventimila sterline. Rivers, il cugino di Jane, le chiede di sposarlo; Jane sta

per acconsentire, nonostante sia ancora innamorata di Rochester. Ad un certo punto però sente un

grido nella brughiera, in cui riconosce la voce di Rochester che la chiama. Jane torna dunque a

Thornfield: la dimora è stata devastata da un incendio (evidentemente appiccato da Bertha), Rochester

ha perso la vista e la funzionalità di un braccio nel tentativo di salvare la moglie dalle fiamme. Jane

se ne prende cura fino alla sua guarigione e in seguito i due si sposano.

che inizia esattamente come Jane Eyre, con l’arrivo

Nelle prime pagine di The turn of the screw,

dell’istitutrice a Bly, una vecchia incantevole dimora, molto simile a Thornfield Hall che appare come

un luogo incantato appena uscito da un libro di fiabe. L’istitutrice viene accompagnata dalla piccola

Flora a visitare il luogo.

1) Lettura cap. I

 “secret by secret”;

 “castle richiamo alle fiabe.

of romance inhabited by a rosy sprite”:

La mirthless laugh che Jane Eyre sente provenire dal terzo piano è ripresa da James, ma viene

da un’immagine più struggente: il pianto debole e lontano di un bambino (“there

sostituita had been

a moment when I believed I recognised, faint and far, the cry of a child”).

2) Lettura cap. IV

 C’è un riferimento esplicito al romanzo di Ann Radcliffe e al personaggio di Bertha di Jane

Eyre.

 “closed riferimento all’idea dell’imprigionamento e del sentirsi in trappola.

in”:

A differenza di Jane Eyre, una giovane bruttina che alla fine riuscirà a sposare il proprio master,

James qui, come in tantissimi altri suoi romanzi, vanifica da subito il potenziale sviluppo romantico

della vicenda (il cosiddetto marriage plot con il suo catartico e sospirato happy ending). Dopo il

colloquio a Londra la giovane istitutrice non rivedrà più il suo datore di lavoro. Si tratta dunque una

intertestualità che nega il modello di Jane Eyre e costringe il lettore a vedere i sogni d’amore

dell’istitutrice a Bly come nient’altro che un’illusione. Inoltre il peso delle responsabilità e la

pressoché totale solitudine (la sua unica confidente è al semplice e analfabeta Mrs. Grose omofono

cioè rozzo) porteranno l’istitutrice sull’orlo della follia. L’istitutrice di James dunque, a

di gross,

differenza di Jane Eyre non si costituisce come il doppio positivo della moglie folle, ma è lei stessa,

a causa della sua ambigua posizione sociale, a scivolare nelle tenebre della follia (secondo un filone

interpretativo e psicanalitico).

Quello dell’istitutrice è un personaggio massicciamente presente nella letteratura vittoriana: è

presente nei romanzi delle sorelle Brontë, in Vanity Fair (la cui protagonista, Becky Sharp, figlia di

un artista squattrinato e di una ballerina francese, inizia la sua ascesa sociale come istitutrice delle

a farsi strada nell’alta società londinese e parigina sfruttando

figlie del baronetto Crawley e riuscirà

tutti i suoi superiori), e nei meno famosi sensational novels (che James leggeva avidamente).

Benché il critico americano Edmund Wilson, nel suo saggio del 1934 The ambiguity of Henry James,

e alla fragilità psichica derivante dall’incerta

avesse già fatto cenno a questo tipo socio-letterario,

collocazione sociale dell’istitutrice (che si trova a metà strada tra servitori e padroni, ha bisogno di

un lavoro ma è istruita ed educata); è la critica più recente e in particolare quella femminista (o

comunque orientata alle problematiche di gender) a sottolineare le particolari implicazioni di classe

e genere legate alla figura dell’istitutrice vittoriana. In quanto figura materna sostitutiva, l’istitutrice

sarebbe pienamente legittimata a rappresentare i valori positivi del focolare domestico, degli affetti e

delle cure materne; questa possibilità sarebbe però contrastata dalla condizione di donna non sposata,

ha rinunciato all’eros e alla sessualità.

impiegata e soprattutto di donna che

Il saggio di Edward Wilson costituisce la pietra miliare nel percorso interpretativo novecentesco di

è un esempio di lettura critica freudiana. Il caso dell’istitutrice diventa un vero

The turn of the screw:

e proprio caso clinico, come i celebri casi freudiani: vengono descritti i sintomi e ne viene fornita la

diagnosi. La teoria di Wilson è quella che l’istitutrice costituisca un caso di repressione sessuale, e

che i fantasmi che vede a Bly non siano altro che la proiezione delle sue allucinazioni. Quindi James

avrebbe compiuto una vera e propria escursione nell’inconscio

sotto la finzione della ghost story,

dell’istitutrice e nel progressivo e inarrestabile manifestarsi della sua follia. A corroborare questa

interpretazione è la rappresentazione del master: un uomo misterioso, affascinante e anche libertino.

3) Lettura cap. III

 “little air of knowing nothing in the world but love”.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescaberton di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Vanon Michela.

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