La bonifica
Geografia-Modulo 2
Docente: Paola Pressenda
Sommario
La bonifica
La geografia storica ............................................................................................................................... 1
La bonifica ............................................................................................................................................. 4
Lo stato dell’arte sulle bonifiche ............................................................................................................ 9
Bonifica e geografia ............................................................................................................................. 10
Un dispositivo di pianificazione, costruzione e governo del territorio .................................................. 13
Bonifica e modernità ........................................................................................................................... 22
Le ragioni della bonifica idraulica meccanica otto e novecentesca ....................................................... 28
Bonificazione o malificazione? ............................................................................................................. 34
La maremma grossetana – Anna Guarducci ......................................................................................... 37
Geografia Cartografia Appunti di Alessandro Antonio Vercelli
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vercelli.alessandro.a@gmail.com
Lunedì 3 maggio 2021
La geografia storica
La geografia storica fonda le proprie basi attorno agli anni Settanta nel Nord Europa. La nuova fondazione
epistemologica della geografica storica avviene negli anni Settanta nell’area britannica e nel Nord Europa.
Questo approccio alla geografia storica arriva in Italia con la traduzione in italiano del testo che Backer aveva
pubblicato alcuni anni prima e che giunge in Italia nella traduzione di Paola Sereno nel 1981.
La geografia storica era praticata già in anni precedenti in Italia e nel resto d’Europa, anche prima degli anni
Settanta, con delle modalità differenti da quelle che la prospettiva della nuova geografia storica propone. Si
tratterebbe in sostanza non di praticare una geografia umana retrospettiva, cioè uno strumento per ricostruire
le geografie del passato. Prima degli anni Settanta la geografia storica esisteva ma era una geografia descrittiva
riferita a epoche storiche precedenti. Era una geografia che usava lo schema della corografia ottocentesca
riferito al passato.
La nuova fondazione epistemologica della geografia storica degli anni Settanta in Inghilterra si propone come
una disciplina che studia le strutture spazio-temporali al fine di proporre un’analisi dinamica del mutamento
spazio-temporale. In ambito anglosassone questa è definita la dynamic storical geography. È una geografia che
propone un’analisi dinamica del mutamento spazio-temporale. Due sono le parole chiave: spazio e tempo.
Scala spaziale e scala temporale si integrano a vicenda.
Alla geografia storica interessa la diacronia: attraversare il tempo integrando in quel percorso il mutamento
delle strutture spaziali. Non si tratta di una successione cronologica delle varie fasi dell’organizzazione spa-
ziale, ma uno studio che sappia integrare le varie fasi l’una nell’altra. Se il punto di partenza è il territorio, la
sua struttura avrà delle dinamiche di organizzazione spaziale che per alcuni oggetti territoriali avranno una
certa temporalità, per altri un’altra. Questi singoli elementi di cui è composta ogni struttura spaziale saranno
da analizzare ciascuno nel loro singolo movimento temporale, sino ad arrivare a ricomporli nella nuova strut-
tura. La scomposizione della realtà porta all’individuazione non solo di forme, ma anche di strutture, funzioni
e processi, che non sono fisse ma si evolvono nel tempo.
Si tratta quindi di uno studio del mutamento geografico per sezioni diacroniche e verticali necessarie a svelare
e ricostruire i processi di trasformazione delle componenti territoriali.
Questa geografia storica nasce in Inghilterra con una forte vocazione applicativa. Lo scopo e l’obiettivo è
quello di dare una risposta su base di analisi storiche di quanto è avvenuto e di dare una risposta utile ai futuri
assetti territoriali, su base di analisi di lungo corso. Ha forte finalità applicativa e troverà capacità di applica-
zione soprattutto nei paesi che l’hanno vista nascere. Questa geografia storica sarà applicata in Italia nei suoi
aspetti più teorici, dalla traduzione del libro di cui si è parlato in poi. In Italia questa geografia troverà risposte
nel campo dello studio ma fatica a trovare risposte nel campo applicativo.
Un esempio di risposta che tiene conto di conservazione di porzioni di territorio nel loro insieme e non nel loro
immobilismo sono gli ecomusei. 1
Geografia Cartografia Appunti di Alessandro Antonio Vercelli
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La geografia storica intesa come campo di indagine applicativo non si limita alla mera descrizione del passato
(con sguardo antiquario e retrospettivo) ma come un sapere utile alla gestione territoriale, un sapere utile ad
assicurare una corretta politica di sviluppo che sia armonica trasformazione e non drammatica frattura con la
nostra storia. È una geografia che ha una forte relazione con la storia. Fonti e metodi di indagine sono condivisi
dalla geografia storica con la storia.
Massimo Guarini, Lucio Gambi e Paola Sereni applicano quella Geografia storica introdotta in Italia con la
traduzione del libro di Baker.
Uno dei primi ambiti in cui è applicata la geografia storica è quello dei paesaggi agrari. Pietra miliare è G
UA-
, Paesaggio agrario in Liguria: il paesaggio è studiato come prodotto storico, esito di fattori diversi non
RINI
solo di regione in regione ma di periodo in periodo, secondo uno stratificarsi segnato da forti diversità più che
affinità.
«Paesaggi e strutture agrarie sono soprattutto un prodotto storico e come tali sono il risultato di combinazioni
di fattori diversi non solo da regione a regione, ma anche da periodo a periodo, secondo uno stratificarsi dovuto
più alla discontinuità storica che alla continuità».
Altro testo fondamentale in Italia è Dal documento al terreno.
L’oggetto della ricerca della geografia storica è sì il territorio visto come spazio prodotto dell’uomo ma anche
i processi, la dinamica, i meccanismi di trasformazione e le fasi di discontinuità. Se la geografia umana si pone
problemi essenzialmente relativi alle scale spaziali differenti. La geografia storica deve integrare la scala spa-
ziale con quella temporale. Il metodo di indagine della geografia storica avrà quasi sempre come punto di
partenza scale spaziali di dettaglio. La scala temporale che prenderà in considerazione la geografia storica non
sarà necessariamente quella della cronologia delle partizioni storiche (della disciplina della storia), siccome
nelle varie scale spaziali in dettaglio convivranno scale temporali differenti.
Nella scala spaziale scelta bisogna integrare il tempo dell’uomo (il tempo storico) con il tempo geografico (il
tempo della natura).
Geografia storica è lo studio del paesaggio inteso come sistema intrinsecamente dinamico e soggetto a continui
processi di mutamento, che appaiono particolarmente complessi in quanto risultati dall’interferenza tra tem-
poralità diverse. I mutamenti relativi alle componenti ambientali, lentissimi per le trasformazioni geografiche,
ma anche attivi su scale temporali intermedie, come le fluttuazioni climatiche minori o la successione biologica
negli ecosistemi e dall’altro i processi relativi al versante antropico che si dispiegano nel tempo lungo delle
strutture socioeconomiche e culturali e si intrecciano i rapidi rivolgimenti delle crisi congiunturali.
Il paesaggio è il prodotto risultante dall’intreccio di tali molteplici dinamismi e può essere letto come stratifi-
cazione delle differenti organizzazioni territoriali succedutesi in una data area. Alcuni elementi del paesaggio
sono quindi prodotti del passato rivestiti di nuovi significati e immagliati in nuove reti di relazioni funzionali,
mentre altri, ormai privi di qualsiasi utilità socioeconomica diretta, costituiscono forme relittuali, sorta di te-
stimonianze fossili di fasi anteriori. 2
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Il non esaminare le dinamiche storiche di lunga durata porta a grandi errori, che talvolta possono portare a
danni ambientali e strutturali.
L’attuale fisionomia della disciplina geostorica può essere sintetizzata nella spiegazione di 3 punti fondamen-
tali: 1. L’utilizzo di fonti integrate;
2. L’interdisciplinarietà fra saperi
3. La valenza programmatica/applicativa
La ricerca geostorica serve per programmare il futuro tenendo conto di ciò che è stato il passato. Non è uno
sguardo nostalgico e romantico retrospettivo sul territorio.
L’utilizzo di fonti integrate consiste nell’analisi congiunta di fonti d’archivio e di terreno: è questo il nuovo
paradigma di riferimento che guida le indagini volte alla ricostruzione dei guadi geoantropici. È necessario un
ventaglio assai ampio di fonti differenti. La più significativa integrazione prevede il ricorso a fonti documen-
tarie (d’archivio: fonti descrittive, testi, cartografia storica, fotografie, iconografie, rappresentazioni pittoriche)
e lavoro di ricerca sul terreno: documentary evidence and field evidence.
Di tutte queste fonti la prima base è la corretta esegesi: qualsiasi fonte io interroghi, la devo interrogare in
modo critico, consapevole e facendone una corretta esegesi. Bisogna sempre tenere conto che la carta non è
mai la realtà, bensì una sua rappresentazione. La carta non mente, non ci racconta cose false ma noi di fronte
ad una carta (come di fronte a qualsiasi testo) dobbiamo conoscere la ragione per cui la carta in questione è
stata prodotta. Noi rischiamo di dare una lettura ingenua, astorica, che non tiene conto di punti di vista parziali
che dipendono dalle ragioni per cui quella carta è stata realizzata. martedì 4 maggio 2021
Le fonti iconografiche, se presenti in serie e cronologicamente ordinate, possono andare a costituire delle serie
cronologiche. Anche nelle serie cronologiche di immagini è importante l’esegesi delle immagini, darne una
corretta interpretazione leggendone il giusto momento d’origine e la corretta cronologia.
Fonti differenti nascono per motivi e con fini differenti che bisogna tenere in considerazione nel momento in
cui si fornisce l’interpretazione delle fonti documentarie.
Accanto alle fonti documentarie poi abbiamo le fonti di terreno.
Informazioni importanti sono anche fornite talvolta dalle fonti orali. Possiamo anche avere fonti orali rintrac-
ciabili all’interno di fonti scritte, quando quelle orali siano estinte. Anche in questo caso, le fonti orali, in
qualunque modo siano reperite, vanno interpretate nel modo corretto, con una corretta esegesi.
La geografia storica condivide fonti e saperi con altre discipline (storia, archeologia…). Si formano vere e
proprie equipe di ricerca attorno al geografo storico. Interdisciplinarietà non vuol dire entrare nel campo disci-
plinare altrui ma vuol dire integrare esperti di altre discipline nelle squadre di lavoro.
Il terreno è un archivio di tracce, un palinsesto di fasi di civilizzazione che il geografo storico percorre e
condivide con altri studiosi (etnologia, ecologia storica, archeologia…). Tutto ciò ha una finalità che non è
quella di uno sguardo retrospettivo a individuare gli assetti passati. L’interdisciplinarietà è necessaria ad
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indagare il terreno con tutte le tracce che sul terreno rimangono di preesistenze. Il destino di queste ricerche
guarda sempre al futuro, quello è sempre l’obiettivo: analizzare il passato per guardare al futuro. L’analisi
storico territoriale ha lo scopo di fornire indicazioni sul futuro, ha valenza programmatica applicativa. Si in-
quadra la prospettiva storica nel processo di pianificazione: ci si propone di tener conto degli assetti preesistenti
nel quadro di pianificazione. L’indagine geostorica non è utile solo alla ricostruzione di preesistenze ma ad
indagini tese a conoscere la storicità del territorio nel quadro complessivo della pianificazione. Si vuole indi-
viduare e conoscere il passato nel paesaggio del presente. Si indagano gli assetti preesistenti e le loro tempo-
ralità. In ragione di quel passato incorporato nel presente si vuole poter scegliere su quali elementi investire,
non solo per produrre conoscenza ma anche per tutela e valorizzazione delle risorse territoriali.
La ricostruzione delle preesistenze ci dà conto di un quadro complessivo da tenere a mente per le progettazioni
future, ci fa individuare il passato insito nel presente. In un territorio però non c’è un passato, non si deve
salvaguardare una storicità: ci sono più passati. Un’azione di tutela o pianificazione significa spesso scegliere
quale dei passati inglobati nel presente preservare e quali cancellare.
La geografia storica da questo punto di vista non dà sempre risposte. La scelta può essere anche politica, purché
vi sia un quadro chiaro di ciò che è stato. Sulla base di questo quadro di ciò che è stato si fa una pianificazione
consapevole.
Il geografo storico non nega il suo punto di partenza che è l’essere geografo: pensare alla situazione attuale del
territorio. La geografia storica non propone di museificare il territorio. In alcuni casi si può scegliere di con-
servare, che non vuol dire museificare in ambito territoriale. Il parco naturale non per forza vuol dire museifi-
cazione: vuol dire fruire di quel territorio in modo consapevole e pianificato.
L’uso del suolo implica una scelta in ragione della quale un determinato uso confligge con un altro uso del
suolo. L’uso delle risorse, oltre che del suolo, implica delle scelte, spesso esclusive. I diversi usi confliggono
tra loro.
La bonifica
Il testo di riferimento è C , Terra, acque e macchine.
AVALLO
Il tema della bonifica ha radici molto precedenti all’Ottocento. I paesaggi della bonifica sono dei più caratte-
rizzanti del paesaggio rurale. Nel territorio nazionale sono visibili ancora i segni di bonifiche molto antiche
(Medioevo o epoca romana ed etrusca). I paesaggi della bonifica possono costituire una parte importante del
patrimonio storico-geografico italiano. Il territorio italiano è fortemente riplasmato dall’azione umana. In Eu-
ropa possiamo pensare ai Paesi Bassi. La quantità di superficie italiana bonificata è tutt’altro che marginale.
L’Italia è stata storicamente una terra di bonifica, cioè è stata teatro di tutte quelle opere volte a prosciugare
paludi, arginare fiumi, torrenti, a colonizzare le pianure. Tutte le popolazioni che si sono insediate nella peni-
sola hanno operato trasformazioni importanti per permettere alle comunità di svilupparsi.
à cfr. Atlante Tematico d’Italia, Lucio Gambi, tavola 62 “Bonifiche”: localizzazione delle bonifiche da XII
secolo in avanti sul suolo italiano. 4
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Anche solo dall’epoca medievale vediamo che sono molte le aree italiane interessate dalla bonifica. Grande è
la superficie ed anche grande è la complessità territoriale.
Questa carta visualizza dall’epoca medievale in poi. Anche gli etruschi però hanno operato delle prime azioni
di controllo delle acque (anche in parte di bonificazione) e i romani altrettanto.
In epoca medievale nella valle del Po i monaci benedettini hanno promosso un’opera grandiosa di prosciuga-
mento delle paludi, diboscamento e conquista di terre fertili. Nel medioevo la pianura padana aveva aspetto
del tutto diverso dall’attuale. Nel Medioevo molte terre erano coperte dalle acque nella pianura padana. Il
mezzo di spostamento più frequente era la barca, le vie d’acqua erano più trafficate di quelle di terra.
Nel XII secolo iniziarono ad essere realizzate delle opere di canalizzazione delle acque. Fu creato il Naviglio
grande e il Canale Muzza. Questa fu un’opera per lungo tempo ineguagliabile.
Le opere idrauliche attraverso le opere di colmata furono inaugurate già nel XV secolo. È un’opera che ri-
guardò i secoli successivi fino all’uso delle macchine.
Queste regolazioni trovano nel Settecento anche un appoggio sul piano culturale. Si pongono le basi di un’ideo-
logia del bonificamento come parte integrante della più generale e illuministica idea di civilizzazione. Per il
processo di civilizzazione la bonifica divenne uno degli elementi fondamentali. Si vedeva nello sviluppo agri-
colo la fonte principale del progresso umano. Tutto ciò che si contrapponeva allo sviluppo dell’agricoltura era
elemento sul quale agire. Sulla scorta di queste idee la bonifica diventa episodio centrale nella lotta fascista tra
uomo e ambiente, dove la palude è uno spazio marginale, causa di malaria, e che deve costituire l’ostacolo da
eliminare. Dal Settecento la bonifica diventa il mezzo per sostituire un ecosistema naturale non utile all’uomo
con un agroecosistema che sia utile all’uomo. Bonificare le terre vuol dire portarle a coltura e quindi progredire
nell’idea illuministica del progresso dell’uomo nello sviluppo della nazione, nella costruzione della ricchezza
della nazione.
Con la bonifica si opera una scelta: si sostituisce ad un ecosistema naturale un altro ecosistema, un agroecosi-
stema (un terreno coltivabile).
Il bonificatore ha sempre un ruolo positivo: strappare le terre dall’acqua, bonificarle dalla malaria e portare le
terre a coltura. Lo ste
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