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Esame 2 modulo fondamenti di geografia

Esame lunedì 18 maggio. Cap. 2: le regioni del mondo

Il planisfero è suddiviso in primo, secondo e terzo mondo, perché lo sviluppo non è uguale in tutto il mondo. Dopo la 2° guerra mondiale c’è stata una divisione dell’Europa, una parte legata agli Stati Uniti (economia di mercato) e l’altra parte all’Unione Sovietica.

Il termine Terzo Mondo invece non nasce per indicare quei paesi che non si erano allineati né all’Unione Sovietica né negli Stati Uniti. Nel periodo della guerra fredda la definizione Terzo Mondo si allarga fino a comprendere tutti i paesi che non avessero ancora conseguito uno sviluppo economico comparabile a quello dei paesi occidentali.

In realtà ci si rese conto che il termine Terzo Mondo si riferiva a situazioni molto diversificate. Parlare di Terzo Mondo può essere fuorviante, perché può nascondere una generalizzazione e un’estensione a tutti i paesi non industrializzati di analisi, teorie e giudizi che in realtà traggono origine dall’esame di particolari paesi o circoscritte aree geografiche.

La politica del terzo mondo era diversa e riprendeva quei paesi del Sud America, dell’Africa e del Sud-est asiatico con alti tassi di natalità, alti tassi di mortalità, poca speranza di vita alla nascita e diversificati per cultura, per grado di sviluppo. Però ci si è resi conto che avevamo messo l’India con la Corea, quindi bisognava scindere questo aspetto.

Infatti negli anni ’70 l’immagine unitaria del Terzo Mondo si frantuma. Alcuni paesi puntano sulla valorizzazione delle loro risorse naturali, in primo luogo gli esportatori di petrolio. Altri paesi concentrano i loro sforzi sull’aumento della produttività agricola, Cina e India. Altri paesi ancora sfruttarono un’abbondante e disciplinata manodopera in attività industriali competitive con quelle dell’occidente, Corea e Taiwan chiamate tigri asiatiche o paesi di nuova industrializzazione, mentre India e Cina BRIC.

Paesi in via di sviluppo e Tigri asiatiche

L’espressione paesi in via di sviluppo (PVS) equivale a quella del Terzo Mondo ma presenta una connotazione ottimistica. Sottesa ad essa vi è la fiducia che diversi paesi in diverse posizioni e con differenti velocità siano incamminati in un processo di sviluppo economico.

La storia degli ultimi decenni ha dimostrato che ciò è solo parzialmente vero. Un esempio possono essere il Brasile, la Cina, la Corea del Sud, Messico: sono paesi in quella fase di avvio, di sviluppo dell’industrializzazione, mentre paesi come l’Afghanistan, dell’Africa sud sahariana per problematiche interne, per mancanza di risorse, guerre… non sono considerate in via di sviluppo.

Il Terzo Mondo, o Sud del mondo, si è frammentato in un insieme di aree molto differenziate per livelli di sviluppo.

Negli anni Settanta, a causa dello sviluppo in senso capitalistico di alcuni dei paesi del Terzo Mondo, come le cosiddette Tigri asiatiche, essi diventavano una realtà notevolmente variegata anche dal punto di vista dello sviluppo economico.

Nel corso degli anni Settanta cominciarono un’impetuosa e rapida espansione, con tassi di crescita del proprio prodotto interno lordo nell’ordine del 6/7% annuo.

Le “tigri asiatiche” (Corea del Sud, Hong Kong, Singapore e Taiwan) sono state così definite per la rapidità del loro sviluppo e per l’aggressività delle loro politiche commerciali. Le tigri asiatiche fondarono la loro espansione sulla crescita delle esportazioni, realizzata grazie ai bassi livelli salariali, alla flessibilità di impiego della manodopera, a un apparato tecnologico e industriale relativamente avanzato e alle politiche fiscali messe in atto dai rispettivi governi, attente tanto ad attrarre gli investimenti delle multinazionali estere, soprattutto giapponesi, quanto a favorire le esportazioni delle imprese locali.

Grazie a questi fattori, e alla loro strategica posizione geografica contigua all’area del Pacifico, le tigri asiatiche mutarono radicalmente la loro condizione economica, realizzando un successo fenomenale: in 25 anni esse riuscirono a quadruplicare il reddito pro capite, un record senza paragoni.

L’ininterrotto sviluppo ventennale si è dimostrato assai più fragile del previsto. Nell’estate 1997, le economie delle tigri asiatiche sono state colpite da una crisi finanziaria senza precedenti, originatasi in Thailandia, in seguito alla quale si è assistito al crollo delle valute, alla caduta vertiginosa del reddito e alla fuga all’estero dei capitali investiti.

Nel corso del tempo il termine “tigri” è diventato sinonimo di nazioni che ottengono una crescita elevata perseguendo una strategia basata sulle esportazioni. A partire dal nuovo secolo, alcuni paesi del Sud-est asiatico, Indonesia, Malesia, Filippine e Thailandia, sono stati spesso considerati «tigri».

NIC e Quarto Mondo

Il quadro del Terzo Mondo è divenuto sempre più complesso negli ultimi decenni. Dal terzo mondo si sono differenziati alcuni paesi di recente industrializzazione, tra cui le Tigri asiatiche, il Brasile (ricca di materie prime e produzione industriale e agricola), l’India (sviluppo 3° mondo) e il Messico (vicinanza Stati Uniti es. produzione Crocs).

Inoltre questi tre paesi sono stati 3 colonie diverse: India-inglese, Brasile-portoghese, Messico-spagnola; quindi con una differenza culturale molto forte che ha influenzato la produzione.

Spesso questi paesi hanno beneficiato dei processi di decentramento dei processi produttivi posti in essere da gruppi multifunzionali interessati a sfruttare le particolari condizioni di abbondanza di forza-lavoro a basso costo, relativamente qualificate e produttive, es. l’India.

Newly industrialized countries (NIC)

Il termine cominciò ad essere utilizzato nel corso degli anni Settanta e Ottanta quando le quattro tigri asiatiche salirono alla ribalta mondiale. Es. Sud Africa: si è creata la Repubblica Sudafricana, si è sgretolato, paese ricchissimo di materie prime, che portò alla ribalta il paese.

I paesi considerati come NIC erano caratterizzati dalla combinazione di un processo di apertura politica, un elevato livello di PIL pro-capite, significativi tassi di crescita economica e una politica economica orientata all’esportazione.

Negli ultimi decenni, anche a causa dei processi di globalizzazione, dalla massa del Terzo Mondo si sono distaccati alcuni paesi che presentavano un buon livello d’istruzione, stabilità politica e un basso costo del lavoro, i NIC, che hanno rapidamente accresciuto i loro livelli produttivi e poi anche di reddito e di consumo.

Altri paesi, in particolare quelli dell’OPEC, si sono arricchiti con i proventi delle esportazioni delle materie prime, petrolio.

Accanto ad alcuni paesi che hanno conosciuto uno sviluppo economico fondato sul possesso di materie prime, petrolio, o su processi di industrializzazione accelerata vi sono i paesi del Quarto Mondo cosiddetto che non mostrano significativi segni di uscita da una condizione endemica di povertà.

Nasce così la definizione di Quarto Mondo, che comprende i paesi più poveri ed arretrati del pianeta. L’espressione quarto mondo è italiana. La letteratura anglosassone e le Nazioni Unite prediligono l’espressione paesi meno avanzati (least developed countries).

Il Quarto Mondo individua quei paesi con minori speranze di sviluppo. Le caratteristiche principali sono:

  • Bassa qualità della vita.
  • Elevata pressione demografica.
  • Diffusa disoccupazione e bassa produttività delle risorse.
  • Elevata dipendenza economica.
  • Carenza di capitali, di risparmio e investimenti (Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale avevano il compito di aiutare i paesi che dovevano far partire l’economia dopo la 2° guerra mondiale, negli anni ’80 nasce la problematica del debito estero la Banca Mondiale ha cercato di aiutare utilizzando politiche criticate, perché molto drastiche, come smantellare la ferrovia delle pampas argentina).
  • Debolezza istituzionale.

Nel 1971 l’ONU descrive i paesi del quarto mondo dicendo che sono: “i paesi poverissimi ed economicamente molto deboli, con gravi problemi economici, istituzionali e di risorse umane, nonché spesso gravati da handicap geografici e da disastri naturali o umani”.

Economie emergenti

Il mondo dal punto di vista economico è estremamente variegato, dopo aver definito i paesi in via di sviluppo all’interno del terzo mondo, e i paesi del 4° mondo abbiamo anche le economie emergenti, paesi che piano piano stanno creando una posizione economica molto forte.

Negli ultimi trent’anni il processo di crescita di alcuni PVS ha modificato la geografia dello sviluppo. Anche i ruoli dei paesi di industrializzazione tradizionale si sono differenziati. Si è creato un mosaico di differenti aree di sviluppo.

In particolare oggi è possibile distinguere due categorie di mercati paesi all’interno dei PVS:

  • Emergenti.
  • Economie in transizione. (Es. Vietnam, Cambogia…).

Economie emergenti

Il termine “economie emergenti” (o mercati emergenti) è stato introdotto per la prima volta all’inizio degli anni ’80 dall’economista della World Bank Antoine van Agtmael. Oggi è di uso comune ma non esistono una definizione e una lista di paesi univoca.

Il ricorso a questo concetto è funzionale ad indicare un insieme di paesi accomunati da condizioni simili dal punto di vista della creazione di ricchezza, dell’aumento del reddito pro-capite, del coinvolgimento nello scambio mondiale di beni e servizi, della liberalizzazione economica, dal miglioramento degli standard di vita.

  • Nell’attuale sistema economico globale si sta indebolendo il ruolo di leadership dei paesi maggiormente industrializzati a causa del dinamismo dei cosiddetti “mercati emergenti”.
  • Recenti stime prevedono che nei prossimi 15 anni la maggior parte della crescita dell’economia mondiale e dei consumi sarà concentrata soprattutto in questi mercati.

Lo scopo è quello di dare un’immagine positiva e aumentare così gli investimenti in alcuni dei paesi originariamente appartenenti al cosiddetto “Terzo Mondo”. Es. Cina ha usato l’esportazioni, usando dei vantaggi che il territorio dava.

Paesi come l’Indocina, paesi dell’ex Unione Sovietica da un’economia pianificata sono passati a un’economia di mercato.

Basandosi su questo criterio, la definizione originale era molto ampia e faceva rientrare nella categoria numerose economie nazionali – anche molto diverse tra di loro – caratterizzate da un reddito pro capite medio-basso.

Il termine “mercati emergenti” è entrato, a partire dagli anni Ottanta, nel lessico economico e geografico ed è stato utilizzato con molta frequenza e secondo varie declinazioni.

Istituzioni internazionali come il Fondo Monetario Internazionale, le Nazioni Unite e la Banca Mondiale hanno usato ed usano tuttora questa espressione attribuendole classificazioni molto diverse tra di loro. Tutte le definizioni individuate dalla letteratura raggruppano questi mercati per differenza, come economie diverse da quelle sviluppate e contraddistinte da livelli di ricchezza pro-capite al di sotto di una certa soglia.

È opportuno precisare che non esiste una “pratica comune” per individuare i paesi emergenti tra quelli in via di sviluppo. Gli elenchi prodotti da organismi internazionali, società di borsa, istituti di credito e aziende di consulenza internazionale sono il frutto di elaborazioni basate su variabili scelte in funzione del compito che l’ente stesso svolge.

In particolare, tali elenchi sono caratterizzati da consistenze numeriche differenti: si va da un minimo di 15 ad una massimo di 25 paesi.

Indipendentemente dalle classificazioni, l’approccio metodologico che si ritiene più corretto è quello che considera i mercati emergenti come un sottoinsieme di paesi, tra quelli in via di sviluppo, contraddistinti da:

  • Una rapida crescita economica.
  • Un livello di ricchezza pro-capite in rapido aumento.
  • Miglioramento dello standard di vita.
  • Un rapido aumento della classe media.
  • Significativi livelli di industrializzazione e di modernizzazione (si passa a un aumento).
  • Un processo di transizione da economie pianificate verso un’economia di mercato (in alcuni casi, come i cd. paesi in transizione).
  • Riforme governative che portano ad una maggiore apertura dell’economia alle forze di mercato globali.
  • Processi di privatizzazione in corso.
  • Liberalizzazione economica in crescita.
  • Miglioramento delle funzionalità dei meccanismi di mercato.
  • Elevata intensità di interazione con il mercato mondiale (entrare nel mercato globale, la globalizzazione).
  • Adeguamento e sviluppo del sistema infrastrutturale.
  • Sistema educativo e formativo di medio livello.
  • Atteggiamento di apertura verso gli investitori stranieri (ricerca di investimenti diretti esteri).

Interpretando i mercati emergenti in chiave dinamica (il gruppo è in evoluzione a causa dei continui e rapidi cambiamenti dell’attuale sistema economico), è possibile evidenziare come siano costituiti da 23 paesi localizzati nel Sud del mondo.

L’identificazione dei paesi emergenti deriva dall’analisi di dieci elenchi (aggiornati a giugno 2012) elaborati da soggetti diversi:

  • International Monetary Fund, The Economist, Ftse Group, Dow Jones, Standard&Poor’s, Morgan Stanley, Goldman Sachs, Banco Bilbao Vizcaya Argentariae, Ernst&Young e Northeast Group.

La lista The Economist (25)

Sono emergenti quei paesi che rappresentano più della metà della popolazione mondiale, producono una quota rilevante della ricchezza mondiale e hanno tassi di crescita economica molto elevati. (Brasile, Cile, Cina, Colombia, Corea del Sud, Egitto, Filippine, India, Indonesia, Malesia, Marocco, Messico, Perù, Polonia, Repubblica Ceca, Russia, Sudafrica, Thailandia, Turchia, Taiwan, Ungheria, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Hong Kong, Singapore).

Quelle sottolineate sono potenze (BRIC + Sud Africa) regionali, con la caratteristica che le accomuna è lo sviluppo sostanziale del PIL. Il Sud Africa si basa sull’esportazione di materie prime.

Paesi emergenti BRIC

BRIC: Brasile, Russia, India, Cina. Paesi che si sono uniti e hanno sentito molto la loro unione, è proprio un’associazione che ha sentito molto essere gli emergenti tra gli emergenti. BRIC è un acronimo coniato nel 2001 da Jim O’Neill della Goldman Sachs per indicare le economie più forti e trainanti tra quelle emergenti.

Brasile (con stato federale, si libera dalle egemonie portoghesi, creando una capitale che non esisteva, Brasilia), Russia (è stata una delle grandi potenze dopo la 2° guerra mondiale, ha avuto grandi rivoluzioni con Gorbacho), India e Cina (legata ancora a una filosofia marxista, e Mao ha sradicato la cultura e le tradizioni del popolo): paesi che fino al 2001 non avevano relativamente poco in comune dal punto di vista geografico, politico, culturale ed economico, sono considerati un gruppo, percepito come tale dall’esterno e teso a strutturarsi in maniera da proporre e difendere interessi identici.

La fortuna del termine BRIC è stata finanziaria e semantica piuttosto che politica. La parola piacque e consentiva di vendere ad imprese ed investitori un concetto più complesso con una semplice soluzione linguistica.

I principali fondi d’investimento globali iniziarono ad offrire sul mercato fondi specificatamente legati ai BRIC. Le università, le istituzioni internazionali iniziarono ad utilizzare l’acronimo nei loro studi e alcune multinazionali iniziarono a mettere a punto strategie commerciali rivolte all’area BRIC.

Secondo alcune interpretazioni, il merito della Goldman Sachs è stato solo quello di aver coniato un brand e di averlo alimentato con un buon marketing, tanto che gli stessi BRIC hanno riconosciuto l’aggregazione.

La prima riunione si è tenuta nel 2009 a Ekaterinburg, in Russia, lo scopo fu quello di cercare nuove strategie per sfidare il ruolo dominante del dollaro come moneta di riserva e del commercio internazionale. La seconda riunione si è tenuta nel 2010 a Brasilia (Brasile).

I quattro Capi di Stato hanno consolidato l’impegno per:

  • La costruzione di “spazi di interazione finanziaria, sotto forma di accordi per l’uso delle monete nazionali nel commercio reciproco.
  • Lo scambio di informazioni su possibili attacchi speculativi alle valute, alla borsa e alla borsa merci.
  • Cercare di giungere a un ordine mondiale multipolare, a un’architettura finanziaria più stabile e a un sistema monetario internazionale più forte.

Il Summit di Sanya (Cina) del 2011 si è differenziato dagli altri sia per la formula degli inviti, allargata ad un quinto Paese (vi ha preso parte anche il Sud Africa), sia per la portata di contenuti che ha compreso temi relativi alla sicurezza internazionale come il terrorismo e l’andamento del conflitto in Libia. L’ultimo incontro si è tenuto a Durban (Sud Africa) il 26 marzo 2013.

Il vertice ha impresso nuovo slancio ai BRICS in quanto è stato organizzato nel paese africano. A conclusione dell’incontro è stata firmata l’intesa per la creazione di una banca che ha lo scopo di rompere il monopolio detenuto dalle istituzioni finanziarie occidentali (Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale).

BRICS Development Bank disporrà di riserve in divisa e di fondi per il finanziamento dei progetti di sviluppo, al fine di soddisfare le esigenze delle economie emergenti e povere.

L’estensione al Sud Africa rappresenta un’evoluzione del concetto di BRIC (BRICs), ma il Sud Africa non può essere definito una potenza emergente nel senso per cui lo sono Brasile, Russia, India e Cina. Il Sud Africa è caratterizzato da di

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

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