LUCIA GIULINI APPUNTI GENETICA
GENETICA
La genetica studia la trasmissione delle caratteristiche ereditarie da una generazione
materiale genetico.
all’altra, attraverso il
Scoperte ed esperimenti sul materiale genetico
Mendel, 1860: studiò i principi dell’ereditarietà ma non sapeva quale fosse la sostanza
responsabile della trasmissione ereditaria. Sapeva però che questa sostanza doveva
contenere un numero assai elevato di informazioni, potersi replicare innumerevoli volte
e variare nei diversi individui della stessa specie.
Fine XIX secolo: il materiale genetico è contenuto nel nucleo della cellula, in particolare
di cosa è fatto?
nei cromosomi ma,
Furono lunghe le ricerche e molti gli esperimenti svolti per rispondere a tale domanda:
Griffith, 1928: batterio Streptococcus pneumoniae (responsabile della polmonite)
Gli pneumococchi si dividono in due ceppi:
forma virulenta,
Ceppo S: forma colonie rivestite da una capsula polisaccaridica,
◌ perciò lisce (smooth)
forma non virulenta,
Ceppo R: da origine a colonie non rivestite dalla capsula e
◌ perciò ruvide (rought)
La capsula polisaccaridica protegge la colonia dall’intervento del sistema immunitario
dell’ospite, la forma virulenta perciò porta alla manifestazione dei sintomi della
polmonite e infine alla morte dell’ospite.
Riproducendosi i batteri del ceppo S generano soltanto individui anch’essi appartenenti
al ceppo S e allo stesso modo i batteri del ceppo R originano solo colonie presentanti
batteri del ceppo R.
Ciò significa che la presenza o meno della capsula polisaccaridica è una caratteristica
ereditaria. L’esperimento di Griffith
venne condotto su dei
topi:
Iniettando nel topo batteri
del ceppo S vivi, l’individuo
presentava i sintomi della
polmonite e infine moriva.
Iniettando invece batteri
del ceppo R il topo non
moriva. I batteri del ceppo
S iniettati invece già morti,
precedentemente uccisi al
calore, non avevano alcun
effetto avendo perso la
loro capacità di replicarsi.
Iniettando una miscela dei
due differenti ceppi,
composta da ceppo S
Figura 1: Esperimento di Griffith morti e ceppo R vivi, il topo
moriva e la colonia presentava batteri del ceppo S vivi. Ciò significava che alcune
sostanze presenti nella capsula dei batteri S morti provocavano la trasformazione dei
principio trasformante.
batteri R. A questa sostanza si diede il nome di
Sia e Dawson, 1931: l’esperimento era simile a quello di Griffith ma svolto in vitro e non sui
topi, le colture di batteri crescevano su piastre di terreno solido. Allo stesso modo il
1
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procedimento di tale esperimento dava origine a cellule batteriche R a partire da batteri
del ceppo R, non dava origine a nessun genere di colonia a partire da batteri del ceppo
S morti e dava infine origine a colonie S a partire da una miscela di R vivi e S morti.
Qual è la sostanza chimica che causa la trasformazione?
Avery e colleghi, 1944: l’esperimento si svolgeva distruggendo chimicamente le cellule
precedentemente uccise al calore, utilizzando enzimi che rimuovevano selettivamente
particolari componenti (proteine, polisaccaridi, acidi nucleici) e che in seguito venivano
iniettate nel topo insieme a batteri vivi del ceppo R.
Rimuovendo gli acidi nucleici il topo non moriva, ciò significava che il principio
trasformante era stato bloccato e che tale principio era rappresentato dal DNA, che
perciò racchiude le informazioni genetiche.
Hershey e Chase, 1952: Batteriofago T2, virus che infetta l’Escherichia coli, particella
infettiva formata da materiale genetico avvolto da un involucro proteico (capside).
Durante il ciclo infettivo il virus si attacca al batterio e inietta il suo DNA che si replica e
che induce la cellula batterica a sintetizzare proteine fagiche. Al termine la progenie
fagica uccide la cellula batterica e si riversa all’esterno.
La domanda che si posero Hershey e Chase era: l’informazione genetica del T2 è
composta da DNA o da proteine?
Utilizzarono così degli isotopi radioattivi di due diversi elementi per marcare proteine e
DNA: Isotopo per marcare le proteine
₃₅S:
◌ Isotopo per marcare gli acidi nucleici
₃₂P:
◌
Allevarono due diverse colture di fago, differentemente marcate, una con fosforo e
l’altra con zolfo.
Dalla coltura allevata con si liberavano particelle con DNA marcato, mentre dalla
₃₂P
coltura allevata con si liberavano con particelle con proteine del capside marcate.
₃₅S
In seguito le due popolazioni venivano messe separatamente ad infettare nuovi batteri
e omogeneizzando le cellule batteriche per far staccare il capside dalle cellule, si
notava che le cellule infettate con fagi con proteine marcate la radioattività si ritrovava
solo nel rivestimento esterno e la progenie era perciò priva di radioattività, mentre le
cellule infettate con fagi con DNA marcato presentavano una radioattività interna al
batterio e si ritrovava nella progenie fagica.
Ciò confermava che è il DNA e non le proteine a
trasmettere il materiale genetico.
In alcuni virus il materiale genetico è invece
racchiuso nell’RNA come ad esempio per il virus
del mosaico del tabacco, il coronavirus e il virus
dell’HIV.
Fraenkel e Conrat, 1957: Virus del mosaico del
tabacco, causa lesioni alle foglie di tabacco,
hanno nucleo di RNA rivestito da subunità
Figura 2: Coronavirus proteiche (capside). Venivano create particelle
ibride con subunità proteiche di un ceppo (B) e con l’RNA di un altro ceppo (A). In
seguito ad infezione presentava caratteristiche del ceppo A. 2
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Gli acidi nucleici nucleotidi, base
Gli acidi nucleici sono DNA e RNA. Sono polimeri di monomeri formati da
azotata, zucchero gruppo fosfato.
uno a cinque atomi di carbonio e un acido ribonucleico,
L’RNA è chiamato acido
mentre il DNA è chiamato
Desossiribosio, C 2¹ Ribosio, C 2¹ desossiribonucleico per via del tipo di
zucchero che contengono. Il DNA
desossiribosio
contiene il mentre l’RNA
C C ribosio.
contiene il Gli atomi di
carbonio all’interno dello zucchero
H OH sono numerati da 1 a 5 con (¹).
Ribosio e desossiribosio differiscono
solo per un atomo di ossigeno a livello
del carbonio 2¹.
Un’altra differenza tra i due acidi nucleici è a livello delle basi azotate.
purine pirimidine,
Le basi azotate sono anelli azotati e si dividono in e le purine sono
formate da un doppio anello e sono adenina e guanina, mentre le pirimidine sono
formate da un anello singolo e sono timina, citosina e uracile.
Nel DNA le basi azotate sono citosina-guanina e adenina-timina, mentre nell’RNA al
posto della timina è presente l’uracile.
Anche nelle basi azotate gli atomi di carbonio sono numerati, da 1 a 9 nelle purine e da
1 a 6 nelle pirimidine. La numerazione non presenta appendice per distinguerla da quella
degli zuccheri. Nucleoside Nucleotide
Zucchero + base= Nucleoside + fosfato =
La base azotata si lega al carbonio 1¹ dello Gruppo fosfato
legame covalente,
zucchero attraverso un mentre
il gruppo fosfato si lega al carbonio 5¹ mediante un
legame estere .
1 O-
I diversi nucleotidi dell’ossatura carboniosa del DNA
sono perciò uniti dal gruppo fosfato che forma O- P O
legami covalenti (molto forti) in prossimità del
carbonio 5¹ dello zucchero del proprio nucleoside
e a livello del gruppo OH in 3¹ di un altro nucleotide. O-
La catena nucleotidica ha una polarità e procede
in direzione 5¹-3¹, ad un’estremità del filamento si
trova infatti un gruppo fosfato libero ed all’altra un gruppo OH libero.
Watson e Crick
Nel 1953 furono i primi a fornire informazioni dettagliate sulla struttura a
doppia elica del DNA, per cui vinsero il premio Nobel nel 1962 insieme a Chargaff che
svolse invece un’analisi sulla quantità di basi azotate nei diversi organismi, provando che
in tutti i diversi DNA la quantità di adenina è uguale alla quantità di timina mentre la
quantità di citosina è uguale alla quantità di guanina ed esiste perciò un rapporto
purina-pirimidina. diffrazione del DNA ai raggi X
Basandosi anche sugli studi di svolti da Wilkins e Franklin
che provavano che il DNA è organizzato in filamenti paralleli e substrutture
periodicamente ripetute, Watson e Crick svilupparono il famoso modello che valse loro
il Nobel.
Il modello mostrava come i filamenti paralleli di DNA si avvolgono in un’elica destrorsa
(da sinistra a destra), ovvero in senso orario. Da tale modello si ricavò l’attuale struttura:
1 Legandosi ad un altro zucchero all’interno dell’ossatura carboniosa, il gruppo fosfato forma un legame
fosfodiesterico, ovvero è legato a due molecole di zucchero attraverso due legami esterei. 3
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Il DNA è composto da un’ossatura zucchero-fosfato esterna con basi perpendicolari alla
struttura ed interne ad essa, legate da legami H, con coppie di basi distanti 0,34 µm.
Ogni giro completo contiene 10 coppie di basi ed aveva una lunghezza di 3,4 µm. I
filamenti hanno senso opposto e sono perciò antiparalleli.
All’interno dell’ossatura le basi azotate formano legami H, facili da rompere, formando
coppie complementari. L’adenina forma un doppio legame con la timina mentre la
citosina forma un triplo legame con la guanina.
Forme alternative di DNA:
Esistono diverse forme di DNA:
A-DNA: si può osservare solo a bassa umidità e alte concentrazioni saline, ha elica
◌ destrorsa e contiene 11 coppie di basi per giro;
B-DNA: si trova in condizioni fisiologiche (alta umidità) ed è la forma principale.
◌ Ha elica destrorsa e 10 coppie di basi per giro.
Z-DNA: ha elica sinistrorsa, sono presenti molte regioni ricche di citosina-guanina
◌ e ha 12 coppie di basi per giro.
Struttura dell’RNA:
Ha singola catena polinucleotidica, zucchero desossiribosio, uracile al posto della timina
e polarità 5¹-3¹. Assume strutture secondarie ripiegandosi su sé stesso tramite
appaiamento di basi.
I cromosomi
Il DNA è organizzato nelle cellule in cromosomi, una struttura di DNA altamente
condensato su strutture proteiche. Il cromosoma rappresenta per tutte le specie la sede
del genoma, ovvero l’insieme del materiale genetico. Nelle diverse specie cambia però
il numero di cromosomi, per la specie umana sono 46.
Cromosomi procarioti: le cellule procariotiche, ovvero le cellule batteriche,
◌ hanno un singolo cromosoma, formato da una molecola di DNA circolare a
monoploidi.
doppia elica, il genoma si trova in singola copia e sono perciò definiti
nucleoide
Il DNA ha struttura densa, viene chiamato e si trova in una zona ben
distinta del citoplasma. Alcuni batteri hanno il genoma suddiviso in due o più
molecole circolari o lineari. La lunghezza del DNA batterico è di 1mm, 1000 volte
superiore alla grandezza della cellula.
Il DNA perciò si compatta in una forma condensata, associandosi a proteine. La
molecola circolare si avvolge e si ripiega su un nucleo proteico centrale, alcuni
topoisomerasi girasi
enzimi come la e la fungono da catalizzatore per
l’avvolgimento. Il DNA superavvolto forma poi anse a cui partecipano proteine
HU.
basiche (con carica + e pH neutro), la più diffusa è la proteina
Nella cellula batterica dell’Escherichia coli ogni ansa contiene circa 10mila
nucleotidi per un totale di 400 anse. Le anse si irradiano ognuna a partire da un
nucleo proteico centrale formato da diverse proteine, ogni ansa è perciò
indipendente dalle altre.
Cromosomi eucarioti: i cromosomi sono racchiusi nel nucleo, sono formati da una
◌ doppia elica di DNA lineare che si estende da un’estremità all’altra del
cromosoma. Le cellule eucariotiche possiedono due copie del loro genoma e
diploidi.
quindi dei cromosomi (23 coppie per l’uomo) e sono infatti dette cellule
Lo stato di condensazione del DNA varia a seconda delle fasi del ciclo in cui si
trova la cellula. Nelle cellule che non si stanno dividendo il DNA è presente in
filamenti dispersi nel nucleo sotto forma di cromatina, ovvero un insieme di DNA,
proteine e una piccola parte di RNA. proteine non
Le proteine presenti nella cromatina sono di due differenti tipi:
istoniche istoni.
e Gli istoni sono proteine basiche, perciò con carica positiva, che
hanno un ruolo nell’impacchettamento del DNA avente carica negativa. Queste
proteine istoniche sono: H1, H2a, H2b, H3, H4. 4
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Le proteine non istoniche sono proteine acide cioè con carica negativa, sono
eterogenee e variano a seconda delle fasi di vita della cellula, svolgono funzioni
durante fasi come replicazione, trascrizione e regolazione dell’espressione dei
geni. La cromatina assume diversi gradi di
condensazione in base alla fase del ciclo
cellulare in cui si osserva. Durante l’interfase la
cromatina è sciolta e non vi è presenza dei
cromosomi. Durante la divisione cellulare invece
la cromatina è più condensata e i cromosomi
sono ben definiti e separati.
La cromatina in
interfase appare
Figura 4: Forma distesa della cromatina come una collana di
perle unite da un filo
nucleosomi linker.
sottile, le perle sono dette e il filo E’ la forma
più distesa ed ha diametro di 11µm.
Il nucleosoma è il primo livello di organizzazione della cromatina
ed è formata da:
8 proteine istoniche:
◌ 2 H1
- 2 H2a
- 2 H2b
- 2 H3
- 2 H4
-
146 coppie di nucleotidi di DNA superavvolto che
◌ ¾
compie un giro e sull’ottamero
La lunghezza del linker può variare da cellula a cellula.
Nel secondo livello di condensazione l’istone H1 si lega al linker
fibre,
e avvicina i nucleosomi creando le nel terzo livello
proteine non istoniche formano l’impalcatura (scaffold) su cui
anse
la fibra si condensa formando indipendenti. Figura 3: Livelli di
Il livello più condensato è quello del cromosoma. condensazione
Porzioni specializzate del cromosoma:
Nel cromosoma metafasico il DNA replicato è formato da due doppie eliche dette
cromatidi fratelli, uniti in prossimità del centromero.
centromero
Il è una sequenza
di nucleotidi specifici che
vengono riconosciuti da
proteine centromeriche che
fanno da ponte con le fibre
del fuso mitotico.
Nel cromosoma umano il
centromero è formato da 171
coppie di basi, è detta
sequenza satellite alfa e si
ripete 5mila-15mila volte.
telomeri
I sono invece regioni
terminali dei cromosomi
formate da sequenze nucleotidiche ripetute che hanno la funzione di impedire che le
estremità dei cromosomi vengano degradate o che estremità di cromosomi diversi si
uniscano tra di loro, facilitando inoltre la replicazione di DNA all’estremità senza subire
una perdita di materiale Figura 5: Ansa T
5
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genetico. Il telomero cambia sequenza e numero di ripetizioni nelle differenti specie, nei
TTAGGG
vertebrati e perciò nell’uomo la sequenza è e viene ripetuta 500-3mila volte.
3¹ protundente.
All’estremità dei telomeri il DNA è a filamento singolo e viene chiamato
anse T,
Il DNA telomerico inoltre forma l’estremità 3¹ protundente si ripiega all’indietro
invadendo la regione telomerica a doppio filamento e appaiandosi con la regione
complementare, allontanando il filamento che in origine era appaiato.
POT1
La proteina protegge il filamento che è stato allontanato mentre complessi proteici
TRF1 TRF2
come e si associano alle anse T stabilizzando la struttura.
La replicazione del DNA
Il DNA all’interno della cellula deve potersi
replicare ogni volta che la cellula si divide.
Il processo deve essere preciso, poiché devono
crearsi due doppie eliche identiche l’una all’altra
e alla doppia elica parentale, inoltre deve essere
un processo molto veloce vista la moltitudine di
nucleotidi presenti nel genoma dei diversi
organismi. Ad esempio nell’E. coli la replicazione
avviene alla velocità di 1000 nucleotidi al secondo.
Il modello di Watson e Crick aveva già in passato
suggerito come durante la replicazione del DNA
ognuno dei due filamenti parentali serve da
stampo per dare origine a un filamento
complementare.
Questo tipo di replicazione è detta
semiconservativa poiché ciascuno dei due
filamenti originati conserva uno dei due filamenti Figura 6: Replicazione
della doppia elica parentale.
Oltre al modello di Watson e Crick furono proposte
replicazione conservativa dispersiva.
altre alternative ovvero la e quella Il modello della
replicazione dispersiva prevedeva la frammentazione del DNA e il riassemblamento
casuale dei frammenti dopo la replicazione.
Il modello conservativo
prevedeva che i due filamenti
parentali dopo aver
funzionato da stampo si
riassociassero, in modo da
originare una doppia elica
composta da filamenti
parentali e una doppia elica
composta esclusivamente da
filamenti appena sintetizzati.
La prova che confermò il
modello semiconservativo fu
l’esperimento di Meselson e
Sthal. Questi due studiosi
decisero di distinguere i
filamenti parentali da quelli
neosintetizzati attraverso due Figura 7: Modelli di replicazione
isotopi dell’azoto: ovvero
₁₄N
l’isotopo comune e N₁₅ ovvero l’isotopo più pesante e più raro, contenente
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