UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA
Corso di laurea specialistica in Ingegneria
Meccanica
CORSO DI “ENERGIA DA BIOMASSE E RIFIUTI”
Pirolisi del Cardo
INDICE
1 INTRODUZIONE ............................................................................................................................. 2
1.1 OBIETTIVO DELLA TESI ........................................................................................................... 5
2 MONITORAGGIO IN CAMPO ......................................................................................................... 7
2.1 CONFRONTO CON DATI DI LETTERATURA ........................................................................... 11
3 DESCRIZIONE STRUMENTI USATI NELLE PROVE ......................................................................... 12
3.1 DESCRIZIONE REATTORE BATCH ......................................................................................... 12
3.2 DESCRIZIONE STRUMENTAZIONE DI ANALISI ...................................................................... 19
4 PROCEDURA DELLA PROVA DI PIROLISI ...................................................................................... 23
4.1 PROCEDURA DELLA PROVA ISOTERMICA ............................................................................ 25
4.2 PROCEDURA DELLA PROVA BATCH ..................................................................................... 25
4.3 PROCEDURA DI ESTRAZIONE ED ANALISI DI PYROGAS TAR E CHAR ................................... 26
5 SET UP DEL SISTEMA DI RISCALDAMENTO/ISOLAMENTO ......................................................... 30
5.1 PRIMA PROVA ...................................................................................................................... 31
5.2 SECONDA PROVA ................................................................................................................. 32
6 PROVE SPERIMENTALI ................................................................................................................ 33
6.1 PREPARAZIONE DEL CAMPIONE .......................................................................................... 33
6.2 CARATTERIZZAZIONE DEL CAMPIONE ................................................................................. 35
6.3 PIROLISI ISOTERMICA .......................................................................................................... 36
6.4 PIROLISI BATCH .................................................................................................................... 42
7 CONFRONTO CON DATI DI LETTERATURA .................................................................................. 49
7.1 SPERIMENTAZIONE .............................................................................................................. 49
7.2 RISULTATI E CONFRONTO.................................................................................................... 50
8 CONCLUSIONI ............................................................................................................................. 53
9 BIBLIOGRAFIA ............................................................................................................................. 57
1
1 INTRODUZIONE
Il Cynara cardunculus comunemente chiamato “cardo” appartiene alla famiglia delle
Asteraceae, ed è una pianta perennante nativa delle regioni Mediterranee, nelle
quali si è ampiamente diffusa come pianta selvatica e come specie coltivata.
Questa pianta presenta una spiccata adattabilità all'ambiente mediterraneo, la
quale si concretizza fondamentalmente in una stagione di crescita, che coincide con
il periodo in cui si hanno i maggiori apporti idrici naturali (dall’autunno fino a metà
primavera), e con l'accumulo nelle radici di sostanze di riserva in grado di sostenere
la riattivazione vegetativa, dopo la quiescenza estiva. In sostanza, per superare il
periodo estivo di massima siccità il Cynara cardunculus completa il ciclo annuale
all’inizio dell’estate per lasciare che la parte epigea della pianta si secchi, mentre
quella ipogea resta vitale, in attesa che le condizioni avverse cessino. Ha una crescita
molto vigorosa, una sola pianta può raggiungere l’altezza di 3 m e coprire un’area
dal diametro di 1,5 m, per questo ed altri motivi è una pianta interessante per la
produzione di biomassa. Figura 1.1 Cynara cadunculus
Le foglie si sviluppano da una rosetta man mano che la pianta cresce, presentano
numerose spine che le rendono difficilmente manipolabili od edibili. In tarda
2
primavera vengono emesse delle ramificazioni che portano i fiori (numerosi per ogni
pianta); alla maturazione dei frutti la pianta inizia a disseccarsi, tranne le gemme
perennanti basali che inizieranno a germinare al cessare della stagione secca.
Se lo scopo è la destinazione industriale, è bene coltivare questa pianta negli areali
in cui si trova anche a crescere in natura, per poter sfruttare al massimo l’effetto
ambientale ed ottenere un prodotto già perfettamente essiccato in campo.
Per quel che concerne la longevità, questa coltura può fornire una produzione
interessante anche per 15 anni consecutivi di impianto. La preparazione del terreno
per questa coltura deve essere scrupolosa, si inizia con un’aratura profonda (40-50
cm), per poi proseguire con l’affinamento mediante erpici.
I semi germinano a temperature dai 15 ai 25 °C, per questo motivo vengono messi a
dimora ad inizio autunno o in tarda primavera nelle regioni mediterranee; questa
seconda opzione è raccomandabile nelle regioni in cui si presentano spesso gelate
autunnali. La semina autunnale deve essere effettuata in modo che si riesca a
formare una resistente rosetta di foglie prima che giunga l’inverno.
La distanza di semina è di 80 cm o più tra le file e lungo le file, con un investimento
di circa 10000-15000 piante per ettaro a seconda della potenzialità del suolo e delle
caratteristiche climatiche, in condizioni sfavorevoli è bene non superare 7500 piante
per ettaro.
Come per ogni coltura poliennale è raccomandata una buona concimazione di fondo
all’impianto interrando in profondità anche sostanza organica se possibile, visto che
il cardo sviluppa delle radici molto profonde.
Dal secondo anno d’impianto, è necessario reintegrare i nutrienti in relazione alla
quantità di biomassa asportata dal raccolto annualmente; studi effettuati in Spagna
hanno evidenziato che produrre 1 t di sostanza secca depaupera il suolo di 12,6 kg di
N, 3,5 kg di P, 20,8 kg di K [11]. 3
Il diserbo è importante soprattutto il primo anno d’impianto, effettuato con prodotti
chimici o mediante sarchiatura, per avvantaggiare il Cardo rispetto le malerbe. Negli
anni seguenti non è generalmente richiesto alcun trattamento perché le foglie della
rosetta si sviluppano più velocemente rispetto alle infestanti.
Il C. cardunculus è una specie molto resistente alle malattie ed ai parassiti, ma
occasionalmente può essere colpita da afidi, minatori fogliari, o bruchi fillofaghi, per
questo è bene osservare la coltura periodicamente, soprattutto in tarda primavera e
se necessario utilizzare insetticidi sistemici.
La raccolta si effettua una volta l’anno, quando il ciclo annuale è finito, ma prima
che la pianta rilasci i semi. In questa fase la pianta ha un contenuto di umidità
inferiore al 15%. La raccolta avviene mediante falcia-trincia-caricatrici; in Spagna si
sperimentano macchine semoventi, costituite da tamburi falcianti seguiti da una
rotoimballatrice, ma spesso la biomassa risulta essere contaminata da particelle del
suolo.
Se la coltura avviene in zone dove le precipitazioni sono circa 500 mm all’anno si
producono 10-15 t/ha [2-4]. A seguito di sperimentazioni poliennali si è potuta
calcolare una produttività media, in 10 anni con precipitazioni molto eterogenee, di
circa 14 t/ha [2-4]; negli areali nord italiani la coltura raggiunge livelli produttivi
molto più limitati (5-10 t/ha). Le ricerche condotte hanno evidenziato che, della
biomassa totale prodotta a fine ciclo, le radici costituiscono ben il 40-50%,
percentuale che diminuisce progressivamente con l'età degli impianti. La rimanente
parte è rappresentata in media per il 30% dalle foglie, per il 40% dai fusti e per il
30% dai fiori, il 15% dei quali è granella.
L'interesse verso questa coltura è legato non solo alla sua spiccata adattabilità
all'ambiente mediterraneo, ma anche alle diverse modalità di utilizzazione. Dalla
combustione della biomassa, eccetto gli acheni, è possibile ricavare tra 16.500 e
17.800 Kj/kg: valori che rientrano nella norma per biomasse lignino-cellulosiche.
4
Inoltre risulta essere una buona fonte per la produzione di biocombustibili mediante
i processi di pirolisi e gassificazione.
Questa specie è interessante anche per le buone rese in granella, che in particolari
condizioni possono superare le 2 t/ha. La granella presenta un contenuto in proteine
pari a circa il 22,5%, mentre quello in olio, idoneo per la produzione di biodiesel, può
anche superare il 26%.
Attualmente in Italia la superficie investita per la produzione di cardo da biomassa a
scopo sperimentale, è intorno ai 20 ettari in Calabria, mentre in Spagna la coltura
raggiunge circa i 400 ettari.
1.1 OBIETTIVO DELLA TESI
L’obiettivo della tesi è quello di analizzare i bilanci di massa relativi alla pirolisi del
cardo e calcolare i relativi poteri calorifici dei prodotti. Nel presente lavoro si è
proposto un confronto tra i risultati ottenuti eseguendo la pirolisi in due diverse
modalità. Nella prima prova la pirolisi è stata eseguita ad una temperatura costante
di 600°C (prova denominata ISOTERMICA), mentre la seconda prova è stata eseguita
in condizioni non isotermiche immettendo sin da subito tutto il campione nel
reattore e riscaldando lo stesso da una temperatura iniziale pari a quella
dell’ambiente fino a 600°C (prova denominata BATCH).
Inoltre si è eseguito un monitoraggio in campo delle coltivazioni di cardo al fine di
capire le possibili rese energetiche ottenibili da questa coltivazione.
Lo studio in questione è stato giudicato di interesse dal momento che in letteratura
esiste un solo lavoro (“Fixed-bed pyrolysis of Cynara cardunculus L.” [1]) che si
occupa della pirolisi del cardo nel quale la stessa è stata studiata con lo scopo di
determinare le principali caratteristiche del char e del gas prodotto.
Lo studio in questione è stato eseguito nelle seguenti condizioni: pirolisi isotermica,
temperature comprese tra 300°C e 800°C, dimensioni delle particelle tra 0,4 e 2
5
millimetri di diametro, pesi campione iniziale tra 2,5 e 10 g, e portate di azoto tra
100 e 300 cm3/min.
Da quello studio si è evinto che la dimensione delle particelle, la portata di azoto, e il
peso del campione iniziale in genere non hanno esercitato alcuna influenza, mentre
la temperatura è risultato essere il parametro più significativo. L’aumento della
temperatura porta ad un aumento del contenuto di carbonio fisso, del gas prodotto
e, in misura minore, della percentuale di ceneri. I principali gas generati sono H ,
2
CH , CO e CO . La qualità del char e l’analisi dei poteri calorifici evidenzia che la
4 2
temperatura ottimale per la pirolisi dovrebbe essere tra 600°C e 700°C. Infine, è
stato effettuato uno studio cinetico della pirolisi, basata sulla generazione di gas
dalla decomposizione termica del residuo. Da questo modello sono stati
determinate le costanti di velocità per la formazione di ogni gas e le loro
corrispondenti energie di attivazione. 6
2 MONITORAGGIO IN CAMPO
Sono stati monitorati 100 metri quadri coltivati a cardo nella stazione sperimentale
di Casalina (Deruta), vedi figura 2.1.
Figura 2.1 Stazione sperimentale di Casalina
Prima sono stati raccolti e contati i fiori; sono stati misurati 454 fiori. Da questo
campione iniziale sono stati separati 21 fiori, che poi sono stati pesati e per i quali
sono stati contati i semi contenuti in ciascun fiore. Si è provveduto quindi ad
impostare una regressione lineare tra il peso dei fiori ed il peso dei semi. I dati
ottenuti sono riportati in tabella, mentre la correlazione è mostrata in figura 2.3. 7
Figura 2.2 Interno del fiore
Tabella 2-1 Dati ricavati dall'analisi di 21 fiori della stazione di Casalina
Peso fiore (g) N° semi Peso semi (g) Peso semi/Peso fiore*100
1 31,38 236 8,7 27,72
2 35,55 170 3,8 10,69
3 74,3 560 24,55 33,04
4 15,53 85 1,32 8,50
5 11,74 50 0,79 6,73
6 46,06 252 10,59 22,99
7 51,8 320 14,48 27,95
8 47,28 250 11,39 24,09
9 46,24 252 11,66 25,22
10 36,32 253 9,82 27,04
11 51,68 305 13,8 26,70
12 27,25 210 5,61 20,59
13 51,32 264 12,4 24,16
14 44,81 330 13,1 21,96
15 33,42 244 9,67
16 40,1 400 13,48
17 44,68 318 11,64
18 36,37 246 8,95
19 45,08 268 11,58
20 23,72 55 0,83
21 51,42 323 16,24 Peso semi x parcella (100 mq)
Media 10,209524 4,63 kg
Somma 214,4 Produzione di semi per ettaro
463 kg 8
Il peso totale dei semi ottenuti dalla parcella di 100 metri quadri è stato derivato
inserendo ogni singolo peso dei fiori raccolti nella seguente legge di regressione
(centrata nell’origine) ottenuta considerando i dati sperimentali derivanti dall’analisi
dei 21 fiori: = 0,2662x
Sommando le 454 si è riuscito a stimare il peso totale dei semi. Il dato finale
ottenuto è stata una resa di 4,63 kg di semi/ha. 2
∑ (
̂ −̅)
2
=1
=
È stato indicato anche il coefficiente di determinazione che è una
2
∑ ( ̅)
−
=1
misura della bontà dell’adattamento della regressione lineare stimata ai dati
osservati ed essendo pari a 0,8006 dimostra che la regressione è abbastanza buona.
Peso fiore vs Peso semi
30 y = 0,2662x
25 R² = 0,8006
(g) 20
semi 15 peso semi
Peso 10 Lineare (peso semi)
5
0 0 20 40 60 80
Peso fiore (g)
Figura 2.3 Retta di regressione peso fiore peso semi
Da questi semi è stata fatta l'estrazione dell'olio (vedi figura 2.4). L’olio è stato
estratto in una prima fase per pressione (processo meccanico) e successivamente il
residuo della pressione è stato sottoposto ad un processo chimico utilizzando esano.
9
Figura 2.4 Fasi dell'estrazione dell'olio dai semi di cardo
La resa in olio è stata pari al 21%. I dati medi ottenuti dal monitoraggio sono
presentati in tabella 2-2.
Tabella 2-2 Dati ricavati dal monitoraggio in campo di Cynara cardunculus del campo sperimentale di Casalina di proprietà della
Fondazione per l’Istruzione Agraria dell’ Università degli Studi di Perugia
Numero fiori nella parcella di 100 m^2 454
Numero fusti nella parcella di 100 m^2 198
Numero fiori per ogni fusto 2,29
Altezza media fusto (cm) 137
Diametro medio fusto (cm) 1,76
Numero semi x fiore 256,71
Peso medio fiore più fusto (Kg) 0,1537
Peso medio semi per pianta (Kg) 0,0234
Kg. semi/ha 463
Kg. fiori/ha 1.345 10
Kg.fusti/ha 1.704
Kg. fiori + fusti (biomassa)/ha 3.044
Resa in olio (kg/ha) 97
2.1 CONFRONTO CON DATI DI LETTERATURA
Tabella 2-3 Dati ricavati dal monitoraggio in campo del cardo trovati in lavori di letteratura [2-4]
Materiale di propagazione Seme
Resa (t/ha di s.s.) Biomassa 7,5 - 10
Resa (t/ha di s.s.) Semi 0,6 - 1
Percentuale degli acheni sulla biomassa Circa 10
totale (%)
Resa media in olio (%) Circa 20
Densità media (piante/ha) 16.000-28.444
Resa media dei semi (Kg/ha) 603
CARATTTERISTICHE BIOMETRICHE
Numero fiori x fusto 3-5,7
Altezza media fusto (m) 1 - 2.1
Diametro medio fusto (cm) 1,8 – 2,2
Numero semi x fiore 126
Peso medio fiore e fusto (g) 21.7 - 166.5
Peso medio semi 32 g per 1000 semi
ANALISI CHIMICO FISICHE
Umidità indicativa alla raccolta (%) 10 - 15
Ceneri (%) 10 - 16
Cloro nelle ceneri (%) 0,3 – 1,7
Potassio nelle ceneri (%) 2 - 2,5
Potere calorifico inferiore (MJ/kg) 14 - 17
COMPOSIZIONE OLIO
60% acido linoleico
25% acido oleico
11% acido palmitico
4% acido stearico
Da un confronto dei dati di Letteratura con i dati rilevati nella stazione sperimentale
di Casalina si nota come ci sia una differenza in merito ai kg di semi prodotti per
ogni ettaro. In particolare nel caso della coltivazione di Casalina, si hanno 463 kg
11
semi/ha che è una produzione inferiore rispetto agli altri casi trovati in letteratura
ove la produzione si attesta a circa 600 kg/ha. Inoltre si può notare come ci sia una
differenza anche nella resa di biomassa totale, che nel caso della coltivazione di
Casalina risulta di 3 t/ha di s.s. mentre i dati di letteratura mostrano delle rese che
variano in un range di 7,5-10 t/ha di s.s..
Queste due differenze sono probabilmente dovuta al fatto che nella stazione di
Casalina non è stato utilizzato alcun tipo di fertilizzante inorganico preferendo
l’impiego degli stessi residui colturali.
Un altro dato che desta interesse è la presenza di cloro nelle ceneri. Anche se questo
componente è presente in piccolissime percentuali (0,3-1,7% sul totale delle ceneri)
è possibile che si possano sviluppare diossine durante la combustione del cardo tal
quale. Il cloro come dimostrato da un documento trovato in Letteratura [11] è
contenuto in piccole percentuali nelle spine delle foglie in cui si concentra il
contenuto di ceneri.
3 DESCRIZIONE STRUMENTI USATI NELLE PROVE
3.1 DESCRIZIONE REATTORE BATCH
In questo paragrafo si descrive l’intero impianto di p
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