“Scoprire la macroeconomia - Vol. I. Quello che non si può sapere” di Oliver Blanchard, Il Mulino, 2011
Programma della prof.ssa Romano
Introduzione: cosa è la macroeconomia e quali sono le principali variabili macroeconomiche (BL: capitoli I e II).
Il breve periodo: il mercato dei beni; i mercati finanziari; il modello IS-LM in economia chiusa ed in economia aperta (BL: capitoli III, IV, V e VI).
Il medio periodo: il mercato del lavoro; il modello AS-AD; il tasso naturale di disoccupazione e la curva di Phillips; la legge di Okun (BL: capitoli VII, VIII, IX e paragrafo 1.1 del capitolo X).
Il lungo periodo: introduzione alla teoria della crescita (BL: capitolo XI).
Volume II. Patologie: la crisi del 2007-2010; elevato debito pubblico (BL: capitoli XX e XXI).
Il ruolo delle aspettative in economia: politica fiscale e monetaria (BL: capitolo XXIII)
Indice
Introduzione
Capitolo 1. Un viaggio intorno al mondo
Capitolo 2. Un viaggio attraverso il libro
Parte I. Il breve periodo
Capitolo 3. Il mercato dei beni
Capitolo 4. I mercati finanziari
Capitolo 5. I mercati dei beni e i mercati finanziari: il modello IS-LM
Capitolo 6. Il modello IS-LM in economia aperta
Parte II. Il medio periodo
Capitolo 7. Il mercato del lavoro
Capitolo 8. Il modello AS-AD - Esempi di esercizio AS-AD:
Capitolo 9. La curva di Phillips
Capitolo 10. Inflazione, produzione e crescita della moneta (solo Okun)
Parte III. Il lungo periodo
Capitolo 11. Crescita: i fatti principali
Capitolo 12. Risparmio, accumulazione di capitale e produzione
Capitolo 13. Progresso tecnologico e produzione
Volume II Blanchard
Capitolo 20. Patologie: la crisi del 2007-2010
Capitolo 21. Elevato debito pubblico
Capitolo 23. Il ruolo delle aspettative: Politica fiscale e monetaria.
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Introduzione
Capitolo 1. Un viaggio intorno al mondo
UE, USA e BRIC cenni storici.
Capitolo 2. Un viaggio attraverso il libro
Quando i Macroeconomisti studiano un’economia, considerano per prima cosa tre variabili:
- Produzione: il livello di produzione dell’intera economia - e il suo tasso di crescita;
- Tasso di disoccupazione: la proporzione di lavoratori nell’economia che non sono occupati e stanno cercando un lavoro;
- Tasso d’inflazione: il tasso al quale il prezzo medio dei beni nell’economia cresce nel tempo.
<<In economia la parola aggregato sta per totale>>
PIL: produzione e reddito
La misura della produzione aggregata nella contabilità nazionale è chiamata prodotto interno lordo, o Pil.
Esistono modi equivalenti per esprimere il Pil:
- Il Pil è il valore dei beni e dei servizi finali prodotti nell’economia in un dato periodo di tempo.
- Il Pil è la somma del valore aggiunto nell’economia in un dato periodo di tempo. Il valore aggiunto da un’impresa nel processo produttivo è definito come il valore della sua produzione meno il valore dei beni intermedi utilizzati nella produzione stessa.
- Il Pil è la somma dei redditi dell’economia in un dato periodo di tempo.
Il Pil nominale (€Y) è la somma delle quantità dei beni finali valutati al loro prezzo corrente. Questo cresce nel tempo per due ragioni:
- Perché la produzione di molti beni cresce nel tempo.
- Perché il prezzo di molti beni cresce nel tempo.
Se vogliamo misurare la produzione e le sue variazioni nel tempo, dobbiamo eliminare l’effetto dell’aumento dei prezzi sulla nostra misura del Pil. A questo scopo si costruisce il PIL reale (Y) come somma delle quantità dei beni finali valutati a prezzi costanti. Quindi misura la variazione nel tempo di produzione escludendo l’aumento dei prezzi.
Il deflattore del Pil è definito come il rapporto tra il Pil nominale e il Pil reale. P = €Y / Y
Tasso di crescita di una variabile: (Yt - Yt-1) / Yt-1
Tasso di disoccupazione
L’occupazione (N) è data dal numero di persone che hanno un lavoro.
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La disoccupazione (U) è costituita dal numero di persone che non hanno un lavoro, ma lo stanno cercando.
La forza lavoro (L) è la somma di N+U
Il tasso di disoccupazione (u) è il rapporto tra i disoccupati e la forza lavoro u=U/L.
NB: solo chi cerca lavoro è considerato disoccupato; coloro che non lavorano, ma non stanno nemmeno cercando un lavoro, sono considerati fuori dalla forza lavoro.
Quando la disoccupazione è alta, alcune delle persone senza un lavoro smettono di cercarne uno e quindi non sono più considerate disoccupate. Queste persone vengono dette lavoratori scoraggiati.
Il tasso di inflazione
L’inflazione rappresenta un aumento sostenuto del livello generale dei prezzi, o semplicemente del livello dei prezzi.
Il tasso di inflazione è il tasso a cui il livello dei prezzi aumenta nel tempo.
In modo simmetrico, la deflazione è una significativa riduzione del livello dei prezzi.
Ci sono due misure del livello dei prezzi:
- Deflattore del Pil;
- Indice dei prezzi al consumo (IPC o IAPC).
Il deflattore del Pil (Pt) permette di calcolare il prezzo medio dei beni finali prodotti in un’economia: Pt = €Yt / Yt
Il deflattore del Pil è un numero indice, il suo livello viene scelto arbitrariamente.
Il tasso di variazione del deflattore del Pil rappresenta il tasso d’inflazione e misura il livello dei prezzi, poi si calcola il tasso d’inflazione: (Pt - Pt-1)/Pt-1
L’indice dei prezzi al consumo misura il livello dei prezzi medi al consumo ed esprime il costo di un certo paniere di consumo di un tipico consumatore urbano. L’IPC è un numero indice ed è scelto arbitrariamente, il tasso di variazione dell’IPC rappresenta il tasso d’inflazione.
L’inflazione riduce il potere d’acquisto dei salari, crea distorsioni nelle scelte dei consumatori, influenza la distribuzione del reddito.
Breve, medio, lungo periodo
Il livello di produzione aggregata è determinato da:
- La domanda di beni nel breve periodo;
- Il livello di tecnologia, lo stock e la forza lavoro nel medio periodo;
- I fattori come l’istruzione, tasso di risparmio e qualità del governo nel lungo periodo.
Parte I. Il breve periodo
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Capitolo 3. Il mercato dei beni
La composizione del PIL
Il PIL si compone di:
- Consumo C, ovvero beni e servizi acquistati dai consumatori.
- Investimenti I, costituiti dall’investimento non residenziale, ovvero quello delle imprese, e dall’investimento residenziale, ovvero quello degli individui.
- Spesa pubblica G, cioè l’acquisto di beni e servizi da parte dello Stato.
- Esportazioni nette o saldo commerciale, cioè la differenza tra export X - Import IM. Abbiamo avanzo commerciale se le X>IM, mentre c’è disavanzo commerciale se X<IM.
- Investimenti in scorte, differenza tra beni prodotti e venduti in un anno.
La domanda di beni
La domanda totale di beni è indicata con Z = C + I + G + X-IM
Ora, però, verranno assunte delle semplificazioni, e assumiamo che:
- Tutte le imprese producano uno stesso bene;
- Le imprese siano disposte a fornire qualsiasi quantità del bene ad un dato prezzo P;
- L’economia è chiusa. X-IM = 0.
Quindi: Z = C + I + G
Ora discutiamo le singole componenti:
Consumo C
Le decisioni di consumo dipendono da molti fattori, primo fra tutti il reddito, o meglio il reddito disponibile, ossia ciò che rimane del reddito percepito dopo aver ricevuto i trasferimenti dal governo e pagato le imposte, viene indicato con Yd.
Perciò, C=C(Yd)
Se specifichiamo che c1 è la propensione al consumo (quanto spenderemo in più per ogni euro in più, esempio c1=0,5, di ogni euro in più di reddito ne spenderemo la metà); e c0 rappresenta il consumo desiderato in corrispondenza di un reddito disponibile nullo avremo: C= c0 + c1 Yd
Il reddito disponibile Yd = Y-T
Investimento I
Variabili endogene, spiegate all’interno del modello.
Variabili esogene, prese come date.
I=Ī, una barretta sopra la variabile ci ricorda che essa è esogena al modello.
Successivamente vedremo che I dipende positivamente da y e negativamente da i.
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Spesa pubblica G
Insieme alle imposte T, G descrive la politica fiscale del governo, cioè le scelte relative alle entrate e alle uscite del settore pubblico.
La determinazione della produzione di equilibrio
Z = c0 + c1 (Y-T) + Ī + G.
Y = Z
Y = c0 + c1 (Y-T) + Ī + G.
Algebricamente, possiamo riscrivere l’equazione in modo più disteso:
Y = C0 + c1Y - c1T + Ī + G → spostando c1Y a sinistra e raccogliendo Y avremo:
(1-c1)Y = c0 + Ī + G - c1T → dividiamo per 1-c1:
Y = 1/(1-c1) (c0 + Ī + G - c1T), dove:
La prima componente 1/(1-c1) è l’effetto moltiplicatore;
La seconda componente (c0+Ī + G -c1T) è la spesa autonoma, ovvero la domanda di beni che non dipende dal livello di produzione.
Graficamente:
A parole:
La produzione dipende dalla domanda, che a sua volta dipende da reddito, che è uguale alla produzione. Un incremento della domanda fa aumentare la produzione e il reddito.
L’aumento di reddito a sua volta fa aumentare la domanda e quindi la produzione, e così via.
Alla fine, il risultato è un aumento della produzione, superiore all’incremento iniziale della domanda di un fattore pari al moltiplicatore. La dimensione del moltiplicatore è collegata direttamente al valore della propensione al consumo: quanto più alta è la propensione al consumo, tanto maggiore è il moltiplicatore.
Il moltiplicatore ci è dato da 1/(1-c1).
Un modo alternativo di vedere l’equilibrio
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Investimento = risparmio
Questa teoria è stato l’approccio utilizzato da Keynes.
Il risparmio è uguale alla somma tra il risparmio privato e il risparmio pubblico.
Il risparmio privato S è uguale a Y-T-C. Il risparmio pubblico è uguale a T-G, che ci dà avanzo o disavanzo pubblico.
Perciò l’equilibrio è:
I = S + T-G.
S abbiamo visto essere uguale a Y-T-C, volendo esplicitare C diventa:
S = Y - T - c0 -c1(Y-T) o meglio S = c0 + (1-c1) (Y-T),
Dove (1-c1) rappresenta la propensione al risparmio e ciò ci dice che il risparmio privato aumenta in modo meno che proporzionale rispetto all’aumento del reddito.
Il governo è davvero onnipotente
Per aumentare la produzione il Governo può variare il proprio risparmio agendo sulla spesa pubblica G oppure sulla politica fiscale T.
Ma un aumento del disavanzo pubblico non comporta per forza un aumento della produzione, questo per una serie di motivi che vedremo meglio in seguito tipo:
- Le politiche di spesa pubblica e fiscali sono un fardello per il primo ministro e richiedono tempi lunghi.
- Investimenti e importazioni non staranno a guardare, anche loro aumenteranno e ovviamente un aumento delle importazioni non è diretto a beni nazionali.
- Se la politica fiscale è temporanea (o tale è percepita dai consumatori) questi non aumenteranno il consumo.
- Ciò potrebbe accelerare l’inflazione e generare disavanzi pubblici.
Focus
Il paradosso del risparmio: un aumento eccessivo del risparmio riduce la produzione Y cosicché il risparmio rimane invariato!
Vedremo però come nel lungo periodo - cap12 - il risparmio conduca ad un aumento della produzione e alla crescita.
Dunque politiche che inducono al risparmio hanno effetti recessivi nel breve periodo ma possono essere buone nel lungo periodo!
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Capitolo 4. I mercati finanziari
La moneta può essere usata per transazioni, ma non paga interessi. Ci sono due tipi di moneta: quella circolante (metallica e cartacea) e i depositi bancari;
I titoli pagano un interesse positivo, i, ma non possono essere usati per fare transazioni.
Investire in moneta o in titoli è una decisione che dipende da diverse variabili riconducibili a due, il livello delle transazioni, che determina la quantità di moneta necessaria per esse; il tasso d’interesse, più è maggiore più attira denaro, poiché paga di più.
dM è la domanda di moneta, ovvero l’ammontare di moneta che le persone vogliono tenere, che è uguale alla somma di tutte le domande di moneta individuali. Ora la domanda di moneta dipende dal livello totale delle transazioni nell’economia e dal tasso d’interesse. Il livello di transazioni è difficile da misurare, ma possiamo dedurre che sia proporzionale al reddito nominale (€Y). Perciò se il reddito nominale aumenta (€Y), è possibile dedurre che aumenterà anche la domanda di moneta, perciò la relazione tra domanda di moneta, reddito nominale (€Y) e tasso d’interesse è:
dM = €Y L(i)
Il tasso d’interesse i ha un effetto negativo sulla domanda di moneta, quindi un aumento di L(i), cioè un aumento del tasso d’interesse riduce la domanda di moneta; mentre un aumento del reddito nominale €Y fa aumentare la domanda di moneta.
La determinazione del tasso d’interesse i senza depositi
La BC decide l’offerta di moneta Ms.
L’equilibrio nei mercati finanziari richiede che l’offerta di moneta sia uguale alla domanda di moneta, cioè che Ms = Md.
Abbiamo perciò: M = €Y L(i) → Curva LM
La curva LM è inclinata negativamente: un i più elevato si associa a minore domanda di moneta.
Figura 4.2
L’offerta di moneta è una retta verticale che è pari a M e non dipende da i.
Possiamo concludere verificando che:
- Un aumento del reddito nominale aumenta il tasso d’interesse. La ragione è chiara: in corrispondenza del tasso d’interesse iniziale, la domanda di moneta eccede l’offerta di moneta. Per indurre gli individui a tenere una quantità inferiore di moneta, e ristabilire l’equilibrio, è necessario che il tasso di interesse aumenti.
Figure 4.3
- Un aumento dell’offerta di moneta provoca una riduzione del tasso d’interesse.
Figura 4.4
Politica monetaria e operazioni di mercato aperto
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Le operazioni di mercato aperto. Nelle economie moderne, la banca centrale modifica l’offerta di moneta nell’economia attraverso l’acquisto e la vendita di titoli sul mercato dei titoli (e questo incide sul tasso di interesse).
Se desidera aumentare la quantità di moneta, compra titoli e li paga con moneta, creando nuova moneta (aumenta l’offerta di moneta e per tornare all’equilibrio è necessario diminuire gli interessi).
Se invece vuole diminuire la quantità di moneta, vende titoli e rimuove dalla circolazione moneta che riceve in pagamento (e quindi gli interessi i aumenteranno, in modo da diminuire la domanda di moneta e tornare in equilibrio visto il nuovo livello di offerta di M).
Prezzo e rendimento dei titoli: sul mercato dei titoli non si determina il tasso d’interessi i, ma il prezzo dei titoli PT. Da questo si calcola poi il tasso d’interesse; in particolare:
Quanto più è elevato il prezzo del titolo, tanto minore sarà il tasso d’interesse pagato sul titolo stesso.
Questo perché? Supponendo che i titoli siano annuali e che garantiscono il rimborso di 100€ dopo un anno. Supponiamo che il loro prezzo oggi sia di €PT. Se compriamo il titolo oggi e lo teniamo per un anno, il tasso d’interesse che riceviamo sarà uguale a (€100 - €PT) / €PT
Se il prezzo del titolo è uguale a 95€ allora i=(100-95)/95; i=5,3; se invece il prezzo del titolo è 90 allora i= (100-90)/90; i=11,1.
Trappola della liquidità
- Al diminuire di i, gli individui vogliono tenere più moneta e meno titoli, Md aumenta.
- Se i=0 le persone vogliono detenere una quantità di moneta pari a 0B ma sono disposti a tenere ancora più moneta, oltre il punto B la domanda di moneta diventa orizzontale per cui sono indifferenti tra titoli e moneta.
Capì Keynes, che l’aumento della moneta fa cadere l’economia in una trappola della liquidità.
Le persone sono disposte a tenere più moneta allo stesso tasso d’interesse. Quindi modificando l’offerta di moneta oltre la trappola non si avrà nessun effetto.
La determinazione del tasso di interesse con depositi
Il ruolo d
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