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Definizione e obiettivi della macroeconomia

La macroeconomia è lo studio del sistema economico nel suo complesso, si occupa di argomenti quali la crescita economica, la disoccupazione, l’inflazione e le politiche economiche che potrebbero influenzare il livello complessivo dell’attività economica. Gli economisti concordano sull’importanza di tre obiettivi macroeconomici principali. Il primo di questi è rappresentato dalla crescita economica: se la produzione (il prodotto interno reale) cresce più rapidamente della popolazione, l’individuo medio può godere di un miglior tenore di vita.

Nelle economie di mercato, la fonte principale dei redditi delle famiglie è costituita dai compensi per il lavoro. Quando il livello di disoccupazione è elevato, molte persone sono disoccupate e devono ridurre gli acquisti di beni e servizi. Il terzo obiettivo macroeconomico è costituito dalla stabilità dei prezzi, che è importante perché l’inflazione impone dei costi alla società. Tenere basso il tasso di inflazione contribuisce a ridurre tali costi.

Le suddette variabili, cioè la produzione, il tasso di disoccupazione e il tasso di inflazione, sono state considerate per gli Stati Uniti nei periodi 1960/2000, 1994/2000, e 2001/2005. Dall’analisi dei dati emerge che nel 2000 molti pensavano che gli Stati Uniti sarebbero entrati in una Nuova Economia (New Economy), un’economia nella quale il paese avrebbe potuto sostenere per sempre una crescita più elevata, una disoccupazione più bassa e una minore inflazione che in passato.

Queste posizioni sono state messe in discussione successivamente nel 2001 quando la crescita della produzione è diminuita bruscamente e il tasso di crescita è stato negativo in tre trimestri su quattro, per cui gli economisti si riferiscono a questo periodo come alla recessione del 2001. La recessione ha scatenato una forte risposta di politica macroeconomica: la Fed ha ridotto drasticamente i tassi di interesse. L’amministrazione Bush ha tagliato ampiamente le imposte. Minori tassi di interesse e minori imposte hanno favorito una maggiore spesa e nel 2002 la recessione ha lasciato spazio alla ripresa.

Il dibattito sulla Nuova Economia

Il dibattito sulla New Economy negli anni Novanta è stato infondato o aveva invece qualche fondamento? In particolare, gli Stati Uniti possono sperare di replicare gli alti tassi di crescita della produzione registrati nel periodo 1994-2000?

Dal 2001, il disavanzo di bilancio degli Stati Uniti aumenta di continuo fino a raggiungere il 4,6% della produzione nazionale del 2003. In relazione all’ipotesi se davvero gli Stati Uniti sono entrati in una Nuova Economia, c’è da dire che il modo migliore per valutare questa convinzione è allargare la prospettiva, per osservare il tasso di crescita della produzione pro capite negli Stati Uniti dal 1960. Un aumento annuale dell’1% nel tasso medio di crescita della produzione pro capite potrebbe non sembrare tanto importante, invece lo è.

Pensiamo in questo modo: l’1% in più di crescita annua sostenuta per 20 anni significa che, alla fine dei 20 anni, la produttività sarà aumentata del 22%; se sostenuta per 50 anni, la produttività sarà aumentata del 64%. A parità di altri fattori, un aumento di produttività del 64% si traduce in un aumento della produzione pro capite del 64%, e in un aumento del 64% di quello che gli economisti chiamano tenore di vita – un incremento molto rilevante.

Per quanto concerne la preoccupazione dovuta al disavanzo degli Stati Uniti c’è da dire che nel 2003, il disavanzo di bilancio degli Stati Uniti – cioè la differenza tra la spesa e le entrate del governo – era pari al 4,6% della produzione, un valore elevato per gli standard storici.

L’Unione Europea

Nel 1957 sei paesi europei decisero di formare un mercato comune in Europa. Da allora, altri diciannove vi hanno aderito, dieci dei quali nel 2004. Questo gruppo è oggi noto come Unione Europea, o UE. Il gruppo dei 25 paesi oggi è noto come UE25 (talvolta ci si riferisce al gruppo dei 15 paesi che costituivano l’Unione Europea prima dell’allargamento del 2004 con UE15). Insieme, questi 25 paesi danno vita a un formidabile potere economico: la loro produzione complessiva è pari a quella degli Stati Uniti, e molti di loro hanno un tenore di vita – un livello di prodotto pro capite – vicino a quello statunitense.

La conclusione principale che si può trarre osservando la tabella è che nell’ultimo decennio la performance economica dell’Unione Europea è stata molto meno soddisfacente della performance degli Stati Uniti nello stesso periodo:

  • Dal 1994 al 2000 la crescita media annua della produzione nell’Unione Europea è stata solo del 2,3%, cioè inferiore dell’1,6% rispetto al valore medio per gli Stati Uniti nello stesso periodo, e dello 0,8% rispetto al valore medio per l’Unione Europea tra il 1960 e il 2000. E se è vero che l’Unione Europea ha evitato una recessione nei primi anni Duemila, è altrettanto vero che il suo tasso di crescita è rimasto sempre basso. Nel 2005, le previsioni sul tasso di crescita dell’UE15 raggiungono solo l’1,2%, rispetto al 3,3% degli Stati Uniti;
  • La bassa crescita della produzione è stata accompagnata da una disoccupazione persistente ed elevata. Il tasso medio di disoccupazione dal 1994 al 2000 è stato del 9%. Da allora è rimasto alto e nel 2005 le previsioni indicano un tasso di disoccupazione superiore al 9%;
  • L’unica notizia positiva riguarda l’inflazione. L’inflazione è stata alta negli anni Settanta e Ottanta. È diminuita negli anni Novanta e da allora è rimasta bassa. Le previsioni del tasso di inflazione per il 2005 sono sotto il 2%.

A questo punto i macroeconomisti europei si preoccupano di due grandi problemi:

  • L’elevata disoccupazione
  • L’introduzione di una moneta unica

La produzione aggregata e le principali variabili macroeconomiche

Gli economisti che studiavano l’attività economica nel diciannovesimo secolo o al tempo della Grande Depressione non potevano contare su alcuna misura affidabile della produzione aggregata. Per capire che cosa stesse succedendo all’economia nel suo insieme, dovevano mettere insieme una grande quantità di informazioni, dalla produzione di acciaio alle vendite nei grandi magazzini. Fu solo alla fine della seconda guerra mondiale che molti paesi iniziarono a tenere un sistema di contabilità nazionale.

Negli Stati Uniti, le misure della produzione aggregata sono state pubblicate regolarmente a partire dall’ottobre del 1947. Come ogni sistema contabile, la contabilità nazionale definisce i concetti utilizzati, e quindi indica come costruire le misure corrispondenti. Per capire l’importanza cruciale della precisione e della coerenza interna di tali rilevazioni, basta osservare i dati per un paese che non abbia sviluppato tale sistema. Senza di esso, i numeri che dovrebbero dare una certa somma ne danno una diversa e non si capisce bene a quali variabili corrispondono i dati pubblicati.

Pil: produzione e reddito

La misura della produzione aggregata nella contabilità nazionale è il prodotto interno lordo, o Pil. Il Pil è il valore dei beni e dei servizi finali prodotti nell’economia in un dato periodo di tempo. La parola chiave è finali; vogliamo considerare solo la produzione di beni finali, non di beni intermedi. Questa prima definizione suggerisce di costruire il Pil registrando e sommando la produzione di beni finali – ed è anche il modo in cui il Pil è effettivamente calcolato. Ma ci suggerisce anche un secondo modo di pensare e costruire il Pil: il Pil è la somma del valore aggiunto nell’economia in un dato periodo di tempo.

Il termine valore aggiunto significa esattamente il valore della produzione di un’impresa meno il valore dei beni intermedi che l’impresa usa nella produzione stessa. Questa definizione ci suggerisce un secondo modo di pensare al Pil. Messe insieme, queste due definizioni implicano che il valore dei beni e servizi finali – la prima definizione di Pil – può essere pensato anche come la somma del valore aggiunto da tutte le imprese lungo la catena produttiva di quei beni finali – la seconda definizione di Pil.

Finora abbiamo considerato il Pil dal lato della produzione. L’altro modo di guardare al Pil è dal lato del reddito. Il Pil è la somma dei redditi dell’economia in un dato periodo di tempo.

Per riassumere, possiamo pensare alla produzione aggregata – Pil – in tre modi diversi ma equivalenti:

  • Dal lato della produzione, il Pil è uguale al valore dei beni e servizi finali prodotti nell’economia in un dato periodo di tempo;
  • Sempre dal lato della produzione, il Pil è la somma del valore aggiunto nell’economia in un dato periodo di tempo;
  • Dal lato del reddito, il Pil è la somma dei redditi.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SOSO'22 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Niccolò Cusano di Roma o del prof Sbiroli Rosalba.
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