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Dalle psicosi precoci ai Disturbi Generalizzati dello sviluppo

si fa un excursus storico facendo riferimento agli ideali delle diverse scuole di pensiero (Mahler, René Diatkine, tustin, Bettelheim, meltzer, alvarez, ferrari) fino ad arrivare ai giorni nostri per quanto riguarda i disturbi generalizzati dello sviluppo si parte dal concetto di psicosi precoce infantile per giungere al disturbo generalizzato dello sviluppo(dgs). si fa una distinzione tra come come... Vedi di più

Esame di Basi biologiche e genetica umana docente Prof. M. Vigna Taglianti

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ESTRATTO DOCUMENTO

DSM-IV Disturbi generalizzati dello sviluppo

à

Disturbo autistico;

n Sindrome di Rett;

n Disturbi disintegrativi dell’infanzia;

n Sindrome di Asperger;

n Disturbi pervasivi dello sviluppo non altrimenti specificati.

n

ICD-10 Sindromi da alterazione globale dello

à sviluppo psicologico

Autismo infantile;

n Autismo atipico;

n Sindrome di Rett;

n Sindrome disintegrativa dell'infanzia di altro tipo;

n Sindrome iperattiva associata a ritardo mentale e movimenti

n stereotipati;

Sindrome di Asperger.

n Definizione storica

Le psicosi precoci venivano inizialmente definite come affezioni

che comparivano dei primi due anni di vita, caratterizzate da un

arresto o da una distorsione grave dei processi di strutturazione

della personalità, con tendenza all'isolamento dalla realtà, tanto

da non potere utilizzare alcuna esperienza ai fini della

conoscenza e dell’apprendimento.

Esse comportavano una difficoltà alla attuazione dei processi di

simbolizzazione, con conseguente assenza o grave patologia del

linguaggio.

Oggi non si parla più di psicosi precoci infantili per differenziare

questi quadri dai quelli di patologie psicotiche dell’adulto e per

evidenziare come in questi disturbi sia centrale l’alterazione

globale dello sviluppo psichico piuttosto che una regressione o

distorsione dello sviluppo della personalità.

La prima classificazione di tali

disturbi psichici (Misès, 1969)

Psicosi precoci (a comparsa nei primi due anni di

1. vita);

Psicosi disintegrative (nelle quali, dopo un primo

2. apparente normale sviluppo, compare una

disintegrazione grave del linguaggio e delle altre

funzioni già acquisite).

Gli studi della Scuola Psicoanalitica

Francese (Diatkine, Stein 1988; Lébovici 1962; Misès 1967)

Questi autori: Diatkine, Stein, Lébovici, Misès

n sono stati i primi che hanno tentato di dare un

inquadramento hai DGS.

Essi consideravano la psicosi precoce come «una

n organizzazione o distorsione psicotica della

personalità».

La novità del concetto stava nel cogliere il

n parallelismo esistente tra l'evoluzione psichica e

la distorsione psicotica che si realizzava,

attraverso la distorsione delle prime relazioni

oggettuali, con un grave disturbo nel rapporto

con la realtà, pur in presenza di funzioni

cognitive e percettive ritenute primariamente

René Diatkine

Secondo Diatkine la sindrome autistica consisteva in

n un’attività psichica particolarmente resistente ai

tentativi di mobilizzazione provenienti dall'ambiente.

L’organizzazione autistica veniva considerata come un

n funzionamento a corto-circuito, che consentiva di

evitare la costituzione dell'oggetto e le contraddizioni

che ciò implica.

Nella stessa direzione, ma con caratteristiche peculiari,

n si collocano i lavori della scuola psicoanalitica

americana (Mahler, Bettelheim) e di quella inglese

di derivazione kleiniana (Tustin, Meltzer, Alvarez).

Scuola psicoanalitica americana:

Mahler

Lo  schema  evolutivo  idealizzato  da  Margaret  Mahler  consta  di  3  fasi:

1. Fase  autistica  à  primi  mesi  di  vita,  il  bambino  appare  chiuse  in  sé  stesso  ed  è  

interessato  alla  propria  sopravvivenza;  

2. Fase  di  simbiosi  à  inizia  quando  il  bambino  risponde  al  sorriso  ed  è  in  grado  di  

seguire  con  lo  sguardo  volto  alla  madre.  vede  la  diade  bambino  –  madre  come  

un’unità  duale  e  non  come  persone  distinte;

3. Fase  di  separazione  –  individuazione  à  questa  fase  è  ulteriormente  suddivisa  in  

altre  4  soEofasi  di:

1. Differenziazione:  il  bambino  è  consapevole  che  la  madre  è  una  persona  

distinta.  Il  bambino  può  aver  bisogno  di  un  oggeEo  di  transizione  

(es.copertina)  che  lo  aiuti  a  superare  il  faEo  che  la  madre  non  è  sempre  a  sua  

disposizione;  

2. Sperimentazione:  avendo  acquisito  nuove  abilità  motorie.  Esplora  il  mondo  

per  proprio  conto,  anche  se  ha  bisogno  di  tornare  dalla  mamma  per  ricoricarsi;  

3. Riavvicinamento:  acuta  consapevolezza  della  propria  separazione  dalla  madre.  

Ciò  porta  a  una  maggiore  vulnerabilità  in  relazione  alle  separazioni  della  

madre.  Durante  il  gioco  controllo  gli  spostamenti  della  madre;        

4. Separazione  –  individuazione:  consolidamento  del  senso  di  individualità  e  dal  

sorgere  della  costanza  oggeEuale.  Corrisponde  all’integrazione  delle  immagini  

scisse  della  madre  in  un  oggeEo  interno  integrato,  presenza  interna  

emotivamente  confortante  che  sostiene  l’io  durante  l’assenza  della  madre.

Psicopatogenesi secondo Mahler

Ma per la Mahler il momento psicopatogenetico delle psicosi

n era costituito dalla difettosa o deficitaria utilizzazione

intrapsichica dell'oggetto simbiotico, che ha come

conseguenza la impossibilità alla introiezione e

rappresentazione, da parte del bambino, dell'oggetto stesso.

Secondo questo modello etiopatogenetico si definivano

n pertanto due quadri di psicosi precoce:

Autistico;

n Simbiotico.

n

Psicosi autistica secondo Mahler

La fase autistica è caratterizzata da una fissazione o

n regressione alla fase autistica dello sviluppo, con

confusione tra il sé del bambino e il non-sé, tra ciò

che è animato od inanimato; il fragile Io infantile

conservava l'originaria barriera difensiva allucinatoria

contro tutto ciò che non è Sé e non si ha la

percezione dell’oggetto.

Psicosi simbiotica secondo Mahler

La fase simbiotica è caratterizzata per un Io immaturo, progredito

n sino alla fase simbiotica o a volte anche sino alla fase successiva

di separazione-individuazione, con fissazione o regressione allo

stadio dell'oggetto parziale che soddisfa i bisogni, in una

situazione di estrema precarietà di fronte ad ogni minima

frustrazione ed esperienza di separazione.

In tale situazione permane la fusione allucinatoria tra il bambino e

n la madre, oggetto di intensa idealizzazione e odio; ogni occasione

di separazione o distacco, induce l'emergere di angoscia panica di

annientamento e di fine del mondo.

La concezione della Mahler appare oggi superata alla luce degli

n studi della Infant Research (è un gruppo di ricercatori che hanno

ad esempio filmato tutte le interazioni madre-bambino e le hanno

riviste rallentando molto i video: tra il bambino e la madre

passano molte informazioni che non erano neanche pensabili. Il

bambino è più competente di ciò che si pensa) che mettono in

evidenza le competenze intersoggettive e relazionali innate del

neonato che sono inoltre attive fin dai primi momenti di vita.

Non esiste in sostanza nessuna “fase di autismo fisiologico”. È una

n fase da cui ogni individuo deve passare, è fisiologico.

Bettelheim

La fortezza vuota

Un altro apporto storico è stato quello di Bettelheim, il quale

n fece un raffronto tra la situazione autistica e quella vissuta dai

prigionieri nei «lager nazisti»: di fronte ad una situazione di

pericolo esterno, alcuni individui reagivano con l'abbandono

alla passività, sentita come estremo baluardo di fronte a un

pericolo mortale. Analogamente il bambino autistico di fronte

a una situazione «estrema» reale o fantasmatizzata, potrebbe

reagire con la negazione del mondo esterno e l'abbandono di

ogni attività diretta a un fine.

Egli fa risalire la causa, di questo disturbo, alla concezione

n della madre frigorifero e il rapporto con essa.

Bettelheim

Bettelheim proponeva quindi di considerare l'autismo

n come uno stato mentale che si sviluppava come

reazione al sentimento di vivere in una situazione

«estrema e interamente priva di speranza»

Il ritiro autistico rappresentava allora una difesa, in

n qualche modo adeguata all'entità del vissuto

angoscioso primario, reale e fantasmatizzato.

Scuola psicanalitica inglese:Tustin

L’autrice partiva dal concetto di autismo «normale» della Mahler, condizione

n che si riteneva un tempo erroneamente fisiologica nelle prime settimane di

vita del neonato, per giungere all'autismo «patologico», rappresentato da

una barriera che il bambino erigeva di fronte alla realtà per difendersi dal

mondo esterno.

La classificazione della Tustin era:

n Autismo primario anormale in cui, la componente organica è prevalente

n ed il ritiro autistico è condizionato dal tipo e dalla gravità del danno

organico. È la prima che parla di una forma di autismo con una base

organica

Autismo secondario incapsulato, caratterizzato dal «bambino conchiglia»

n che si ritira in se stesso con esclusione del mondo esterno e dai rapporti

con le persone.

Autismo secondano regressivo, denominato successivamente

n confusionale, in cui il bambino ha meglio tollerato una iniziale

consapevolezza della separatezza dalla madre, ma la sua reazione alla

catastrofe psicologica fa si che egli si protegga dal mondo esterno

attraverso meccanismi confusionali tra sé e l’altro.

Meltzer "Esplorazioni sull’autismo”

Meltzer intuì che i bambini autistici erano molto intelligenti e dotati di una

"La loro accessibilità ai dati sensoriali che

estrema sensibilità percettiva:

provengono sia dal corpo che dal mondo esterno dà l'impressione di un

apparato esposto, nudo all'aria. Di conseguenza la loro capacità di

distinguere i particolari dell'ambiente e le relative alterazioni è veramente

impressionante" (Meltzer e coll., 1975).

Ciò è in linea con gli studi più recenti sull’autismo che evidenziano un

n deficit delle capacità di costruire nessi intersoggettivi e collegamenti

intermodali nella percezione della realtà da parte dei bambini

autistici(sintesi difficoltà nei collegamenti).

Infatti Meltzer descrisse lo "stato autistico" come una condizione

n indotta da un rapido attuato tramite un

“smontaggio” “espediente

passivo": quello di lasciare che i vari sensi venissero attratti

dall'oggetto che sembrava più stimolante in quel momento. (sintesi:

Secondo Meltzer per diagnosticare tale patologia sono necessari anche

alcuni elementi di realtà come un’esperienza di perdita, il mutamento

di cosa)

Anne Alvarez: compagno vivo”

“Il

"La cosa sorprendente dei bambini autistici è che essi hanno

n uno scarso senso di sé e della propria esistenza, oltre che

degli altri (Alvarez, 1993)”.

di così terribilmente inumano in un bambino

“Qualcosa

n sembra dover avere necessariamente una specifica eziologia

altrettanto terribile e forte”.

Pierre Ferrari

Si è soffermato particolarmente sulle interazioni precoci che si

n realizzano all'interno della diade madre-bambino.

In uno studio epidemiologico del 1991 Ferrari e coll. tentano di

n individuare l'esistenza di un'eventuale depressione materna (è un

fattore di rischio) durante la gravidanza o durante il primo anno

di vita di bambini affetti da psicosi precoce infantile.

Lo studio di Ferrari dimostra che la frequenza delle depressioni

n durante la gravidanza e il primo anno del post-partum è tre volte

maggiore nelle madri di bambini affetti da autismo o da una

psicosi precoce, rispetto alle madri di bambini controllo (1993).

L'Autore conclude sostenendo che la sua ricerca non mira a

n definire la depressione materna come causa d'insorgenza delle

psicosi infantili, ma sottolinea che essa costituisce, allo stesso

modo di altri fattori biologici o psichici, un fattore di rischio o, per

lo meno, un fattore aggravante, di cui bisogna tener conto.

La conoscenza di questo fattore di rischio potrebbe consentire

n la messa in atto di azioni preventive a favore di donne gravide

e di puerpere, cioè periodo di tempo necessario all’apparato

genitale femminile per riprendere la sua normale funzione

dopo il parto. (Ferrari, 1991).

Sul versante organico negli anni '70

Rutter ipotizzò un grave deficit cognitivo di base con "afasia di

n sviluppo", di tipo sensoriale.

Hutt e Hutt ipotizzarono un'alterata omeostasi tra inibizione ed

n eccitazione a livello della sostanza reticolare, con il risultato di

una cronica super-attivazione (iper-arousal).

Ornitz e Ritvo proposero un danno funzionale con impossibilità

n a filtrare e selezionare le informazioni percettive utili.

Negli anni '80 il riscontro sempre più frequente di sintomi

n autistici legati a encefalopatie infantili e numerosi dati

provenienti da studi genetici, immunologici, neurobiochimici,

neurofisiologici e neuropatologici hanno portato a modificare

progressivamente il concetto di autismo come patologia

unitaria.

Oggi infatti l'Autismo (come gli altri DGS) tende ad essere

n considerato come una sindrome comportamentale peculiare a

genesi multifattoriale(biologici e ambientali) e poliedrica, dove

alterazioni anatomo-funzionali del SNC ed elementi relazionali

si possono intrecciare, dando origine a diverse tipi di disturbo

autistico.

I differenti quadri clinici

Il Disturbo Autistico

Alcuni dati generali su

prevalenza ed evoluzione

Prevalenza del disturbo autistico nella

n popolazione generale: 1,3/mille; di tutti gli

PDDs: 3-5/mille (Fombonne 2006; stime “di

lavoro”)

I bambini autistici, a condizione autistica

n stabilizzata, diventano adulti autistici in più del

90% dei casi

L’autismo always a lifelong disabling

è “almost

n condition” (F. Volkmar 2006)

Un po’ di storia: Kanner 1943 – Asperger 1944

La descrizione classica: l’isolamento autistico

La prima definizione di autismo la si deve a Kanner nel 1943 il

descrisse i sintomi del disturbo autistico del contatto

affettivo in cui l’individuo lamenta:

Forte isolamento

n Disturbo severo nel linguaggio e comunicazione

n Tendenza alla ripetitività

n Intolleranza al cambiamento improvviso nell’ambiente o

n nell’abitudini.

Quindi vi è fin dall’inizio un isolamento estremo ed una buona

relazione con gli oggetti ma non con le persone.

La seconda definizione la si deve ad Asperger nel 1944, il

quale descrisse una casistica con caratteristiche molto simili

all’autismo anche se con alcune differenze per quanto riguarda

il funzionamento cognitivo generale che risulta essere più

elevato e per il linguaggio formalmente integro.

L’intuizione di Kanner

Sia Kanner che Asperger, da grandi clinici, intuirono che

n l’isolamento autistico, questa particolarissima evanescenza del

sentimento di essere collegato all’altro, è qualcosa di solo

apparentemente simile ad un rifiuto del contatto umano: è un

non riuscire ad essere sulla stessa lunghezza d’onda degli altri.

Una sorta di difficoltà di “sintonizzazione”.

n La descrizione classica: il desiderio di ripetitività

“Tutto il comportamento del bambino è monotonamente

n ripetitivo quanto le sue espressioni verbali…è governato da un

desiderio ansiosamente ossessivo di conservare la

ripetitività”…

Ciò che chiamiamo la “sameness”. (Kanner 1943)

n Ripetitività autistica, routines, ossessività.

L’insistenza ossessiva per la ripetitività si poteva esprimere in

modi molto diversi: come movimenti ed espressioni

high functioning

stereotipiche, ma anche, nei casi più , come

routines sempre più elaborate, spesso senza scopo apparente,

o anche come concentrazione su un campo ristretto di

high functioning

interessi, nel quale magari il ragazzo autistico

raggiunge risultati straordinari.

La descrizione classica: gli di capacità”

“isolotti

I bambini possono eccellere in diversi campi, per esempio ricordano

sequenze ben precise, quindi sono dell’abilità presenti in quadri per molti

aspetti deficitari.

sorprendente vocabolario dei bambini che parlano, l’eccellente

“Il

memoria per eventi accaduti anni prima, la fenomenale memoria

meccanica per le poesie ed i nomi, il preciso ricordo di figure e sequenze

complesse, sono l’indizio di una buona intelligenza”(Kanner 1943).

L’ipotesi originaria di Kanner

“Dobbiamo assumere che questi bambini siano venuti al

mondo con un’innata incapacità a formare il consueto

contatto affettivo con le persone, fornito

biologicamente, proprio come altri bambini vengono al

mondo con handicap fisici o intellettivi innati” (Kanner,

parla di Disturbi autistici del contatto affettivo, Nervous

Child, 1943)

Alcuni limiti delle descrizioni di

Kanner e Asperger

L’ottimismo prognostico;

1) La negazione di correlazioni con condizioni mediche.

2) La “deriva”

L’oscillazione psicopatologica ed eziopategenetica di

• Kanner;

L’isolamento come e l’assimilazione

• “chiusura” “difesa”;

alla infantile”;

“schizofrenia

I frigorifero”.

• “genitori

La deriva psicogenetista: gli

anni 50’-80’

Bettelheim: dai frigorifero” alla vuota”.

“genitori “fortezza

Bettelheim attribuisce la causa dell’autismo ad un rapporto

inadeguato con la madre, nascita dell’idea madre frigorifero, da

cui si doveva essere staccati per una terapia riabilitativa. Nel

suo libro “fortezza vuota” correla il comportamento del

bambino autistico a quello di alcune vittime SS nei lager nazisti,

coloro che erano totalmente rassegnati alla morte e si ritirarono

completamente dal mondo. La stessa cosa fa il bambino

autistico a causa del rapporto instauravano con la madre.

l’autismo psicogeno

Prima degli anni ‘70-’80 si parla dell’autismo psicogeno. L’autismo

viene visto come:

Arresto dello sviluppo psichico ad una fase a-oggettuale di

n indifferenziazione dalla madre

difensivi

Guscio-strategia rispetto, quindi il bambino si

n differenzia da:

ambienti inadeguati e/o ostili

1) angosce catastrofiche interne

2) Il paradigma generale della

psicogenesi dell’autismo

L’idea dell’autismo come regressione-fissazione a una

n presunta fisiologica fase autistica originaria è implicita del

resto nel termine stesso coniato da Bleuler per

“autismo”,

indicare uno dei fenomeni schizofrenia

“fondamentali”della

(sintesi: si nasce con una vulnerabilità genetica che,

incontrando fattori ambientali, viene stremata e si ha

l’esordio).

I riferimenti espliciti entro cui la nozione bleuleriana di

n autismo fin dall’inizio si colloca sono la teoria freudiana

dello sviluppo della psicosessualità e l’ipotesi generale che

gli stati psicopatologici corrispondano a regressioni-

fissazioni a stadi primitivi dello sviluppo (“autismo”=

cioè stadio pre-oggettuale)àl’autismo

“autoerotismo”,

deriva da: - sviluppo della psicosessualità (Freud); -

regressione a stadi primitivi dello sviluppo.

Alcuni autori affermavano però:

sservando i bambini psicotici, non si può fare a

“O

n meno di pensare che l’eziologia primaria della psicosi

infantile, l’incapacità del bambino psicotico di utilizzare

(percepire) l’agente delle cure materne che è

l’elemento catalizzatore dell’omeostasi, è innata,

costituzionale e probabilmente ereditaria.” (Mahler,

1968). all’opposto dei bambini autistici, i

“Esattamente

n bambini deprivati si aggrappano con tenacia, intensità

ed efficacia a qualunque misera stilla di apporto o

stimolazione umana…questo non succede nei bambini

autistici….” (M. Mahler 1968).

Anni -’80: la crisi del modello

’70

dell’autismo psicogeno. Gli studi empirici

Negli anni ‘70-’80 si ha l’abbandono del paradigma psicogenetico. Lo

sviluppo di studi empirici oltre a documentare l’importanza della

vulnerabilità genetica (“l’autismo è, tra tutte le condizioni psichiatriche,

quella in cui la genetica svolge il ruolo più importante”, Rutter 2001)

accerta che:

La prevalenza dell’autismo non è maggiore nei ceti intellettuali e/o

1) in particolari sistemi di allevamento;

Non c’è un particolare stile relazionale genitoriale alla base

2) dell’autismo;

Nonna c’è un aspetto psicologico particolare;

3) La patologia autistica è spesso precocissima;

4) Si esprime nello stesso modo sia nelle relazioni con i genitori che in

5) care giver.

quelle con qualunque altro

Non si ha una fase autistica normale (studi di infant research)

6)

In conclusione apparve come sempre più evidente che l’autismo non

era la conseguenza di una deprivazione psicologica o sociale o di

disturbate relazioni ma è esso stesso un radicale, originario disturbo dei

fondamenti della relazionalità umana.

L’autismo non poté quindi più essere concepito come un arresto

o una regressione dello sviluppo a fasi per

“autistiche”primitive,

insufficienze dell’ambiente… perché apparve sempre più chiaro

non c’è alcuna fase autistica

che nella crescita umana

normale , non c’è nessun o autismo del

“solipsismo” “normale

neonato” (Piaget).

Intersoggettività innata

Fin dall’inizio il neonato umano è dotato di evidenti “discovery

procedures”(Meltzoff, 2001), attraverso cui esplora attivamente

l’ambiente interumano circostante… manifesta molteplici segnali

di una “innata intersoggettività” (Trevarthen, 2001), di una

particolare attenzione spontanea ed originaria per gli interlocutori

viventi, di immediata recettività ai loro stati soggettivi, di una

sorta di elementare e spontanea propensione alla mappatura

“se/altro”, un abbozzo embrionale di interesse al “senso umano”

delle esperienze. La Reciprocità

Il neonato si impegna in una fitta rete di scambi

n comunicativi fin dall’inizio caratterizzati da un fenomeno

fondamentale: la ciò che è percepito non è

“reciprocità”:

solamente il comportamento dell’altro ma la sua reciprocità

al nostro stesso comportamento (Neisser 1993).

Numerosi studi dimostrano la particolare attenzione e

n preferenza del neonato umano rispetto ai comportamenti

with me” e non solo on

“congruent “contingent

me” (Meltzoff 1994).

(Bion: flusso bidirezionale con la mamma che da origine alla

struttura dell’inconscio ed è la base per le relazioni umane.

Fornisce i modelli operativi interni (regole consce e inconsce

per l’organizzazione dell’informazioni rilevanti per

l’attaccamento)

Vi sono molti segni di questa reciprocità:

Le interazioni ritmiche con i care givers (Trevarthen, 1973), vere

1) “protoconversazioni”;

Le anticipatorie” e il tonico” di J. De

“posture “dialogo

2) Ajuriaguerra (1964);

Interesse precocissimo per i volti e la mimica materna (Stern,

3) 1985);

I fenomeni di sintonizzazione e sincronizzazione affettiva

4) (Brazelton 1974, Tronick 1979, Beebe 1982, Stern, 1985, Beebe e

Lachmann 1988….) nell’interazione, nel gioco, nelle

protoconversazioni….che testimoniano l’attivo interesse per le

intenzioni e la precoce capacità di modulazione degli stati

affettivi.

Una estesissima letteratura ha mostrato la ricchezza e anche le

“regole universali” di questa originaria intersoggettività, i suoi

ritmi, la sua prosodia, la sua musicalità, la sua fenomenologia e le

sue perturbazioni, ma anche come la regolazione del contatto

interumano e la modulazione affettiva-interattiva che in essa si

produce costituiscano veri “involucri proto-narrativi” del sé e del

mondo, sui quali si organizza la struttura profonda e lo sfondo

implicito di ogni competenza relazionale e collaborativa futura.

L’intersoggettività primaria

L’evidenza nel neonato umano di questo “initial

n psychosocial state”, biologicamente programmato, carico di

intersubjectivity” (Trevarthen, 2001) e di

“purposeful

innata propensione verso un how to mean”, si è

“learning

fatta strada faticosamente, tra lo scetticismo generale: in

psicoanalisi essa confliggeva infatti sia con il modello

pulsionale che con l’idea di uno stato originario autistico; in

psicologia empirica, con il predominio di teoria

“una

individualistica, costruttivistica e cognitiva” (Trevarthen,

2001).

L’imitazione primaria: uno point”

“starting

Queste competenze sociali innate si manifestano in realtà in

modo indiscutibile : i fenomeni di imitazione primitiva

documentati già a poche ore dalla nascita (Meltzoff,1977)

evidenziano una capacità innata di sperimentare e di

immediatamente la prospettiva corporea

“tradurre”

dell’interlocutore nella propria.

Sono veri o della relazionalità.

“schemi”, “preconcezioni”,

Meltzoff, A. N. & Moore, M.K (1977).

Imitation of facial and manual gestures by human neonates.

Science , 198. 75-78

A poco a poco sul fondamento di questa (o

“intersoggettività”

n meglio primaria si organizza una

“intercorporeità”)

naturale” del mondo interumano….

“evidenza

Un’evidenza radicata all’inizio in una intenzionalità fungente,

n che precede qualunque distinzione di soggetto e oggetto, in

una della socialità che è prima di

“pre-comprensione”

qualsiasi della mente” o cognition” in senso

“teoria “social

stretto, ma anche di qualsiasi fantasia, conscia o inconscia o

dirappresentazione di psichici”,

“contenuti “desideri”,

“intenzioni”.

Dall’intersoggetività primaria

all’intersoggettività secondaria

Siamo qui ancora in una dimensione di o del

“weness” “essere-

n con”(Stern 1985) che certamente non è ma comunque è di

“autistica”,

relativa indifferenziazione e di confusione dei limiti tra se e non-se, di

psichica” (o di adesiva”);

“bi-dimensionalità “identificazione

Il passaggio da questa intersoggettività affettiva molto primitiva all’

n intersoggettività secondaria è complesso, implica l’ “invenzione

dell’altro”, cioè della differenza (e separatezza) tra sé e altro, una

progressiva costruzione del sentimento di “agentività e della distinzione

tra passività e attività, un transito dai fenomeni imitativi “a

specchio” (“indifferenti al chi”) ad una imitazione “secondaria” e

intenzionale, con una componente cognitiva e rappresentativa sempre

maggiore.

(sintesi:

1 differenziazione tra sé e altro

2 sentimento di agenticità (far accadere gli eventi a seguito delle proprie

azioni e di esercitare controllo sulla qualità della propria vita)

3 attività

4 imitazione secondaria, ovvero intenzionale

5 componente cognitiva e rappresentativa maggiore)

Il punto cruciale dell’autismo: dall’intersoggetività

primaria all’intersoggettività secondaria

Questo cammino di progressiva differenziazione (sé/altro,

n interno/esterno), riconoscimento e rappresentabilità è

ovviamente modulato e facilitato dall’incontro con l’oggetto e

dal tipo di delle (capacità di

“saturazione” “preconcezioni”

contenimento, di reverie, di introduzione di una )

“terziarietà”

che esso consente.

Compromessi nell’autismo:

Vi sono dunque sempre maggiori evidenze che, nell’autismo,

n sia alterata, questa matrice biologica originaria

dell’intersoggettività che altera l’intersoggettività primaria e

rende difficile il transito tra essa e l’intersoggettività

secondaria.

Dalla vuota” alla

“fortezza piena”

“debolezza

Questa alterazione che si esprime nella fenomenologia

n preclinica dell’autismo: insufficienza nel contatto visivo,

mimico, negli scambi imitativi, nel dialogo tonico e

sensomotorio, nell’anticipazione posturomotrice, nell’attenzione

e nella risposta alla voce familiare e successivamente,

nell’attenzione condivisa, nel gesto protodichiarativo (qui

siamo già però nell’area dell’intersoggettività secondaria).

Possiamo dunque pensare l’autismo come una particolare

n forma di esistenza che si costruisce intorno ad alcune difficoltà

iniziali nella costituzione di una “evidenza naturale del mondo”

interumano.

Non è una “fortezza vuota”, che si è chiusa difensivamente, ma

n una “debolezza piena”: un mondo sui generis (ma comunque

un “mondo”) costruito a partire da una debolezza interattiva

originaria.

L’esperienza autistica si struttura fin dall’inizio intorno ad

n alcuni peculiari (caratteristiche tipiche

“organizzatori”

dell’autismo) ed idiosincrasici (forte avversione per situazioni o

persone non adeguate)…

I ritualismi, le stereotipie, le routine più o meno elaborate che

n aiutano a introdurre “ordine”, quindi il bambino costruisce un

mondo sui generis.

Autismo: il delle cose”

“mistero

“La realtà per una persona autistica è una massa interattiva e

confusa di eventi, persone, luoghi, rumori e segnali. Niente

sembra avere limiti netti, ordine o significato. Gran parte della

mia vita è stata dedicata al tentativo di scoprire il disegno

nascosto di ogni cosa. La routine, scadenze predeterminate,

percorsi e rituali specifici aiutano ad introdurre un ordine in

una vita inesorabilmente caotica” .

(T.Joliffe, cit. in Temple Grandin, Thinking in Pictures 1995)

Principali revisioni anni Aspetti

‘70-’90.

nosografici

La disarticolazione del nesso differenze di

“autismo-schizofrenia”:

n esordio, evoluzione,sintomatologia, epidemiologia, fenomeni tipici,

fattori di rischio, distribuzione M/F, associazione con altre

patologie,con il Ritardo Mentale e l’epilessia, genetica.(sintesi:

autismo diverso dalla schizofrenia);

Dalla nozione di prima, si passa a quella di

“psicosi”, “disturbo

n generalizzato o dello sviluppo dopo;

DSM III 1980: nozione di PDD. Criteri rutteriani (1975, 1978);

n DSM III R 1987: si accentua la prospettiva evolutiva, scompare

n l’aggettivo Scompare la nozione di

“infantile”. “autismo

residuo”,che alludeva all’ipotesi illusoria di una “uscita”

dall’autismo. Criteri Wing-Gould (coorte di Camberwell; tre domini

statisticamente associati, con spettro esteso di variazioni);

De-psicopatologizzazione della descrizione kanneriana (e persino

n rutteriana). Iperinclusività diagnostica e perdita di specificità;

DSM IV 1994: riorganizzazione criteriale, inclusione di altri quadri

n (d.di Asperger)

3. Eterogeneità degli “autismi”

E’ sempre più evidente che il costrutto come è

“autismo”,

n stato definito (la triade Wing-Gould 1979), è a maglie molto

larghe, contiene situazioni eterogenee sotto diversi profili:

etiopatogenetico, neuropatologico e neurofunzionale, clinico,

neuropsicologico: ciò pone ovviamente grandi problemi di

raccordo con la ricerca;

Si passa dall’“autismo” agli “autismi”;

n Si transita dall’idea del deficit” specifico ad una

“single

n pluralità di deficits”, intesi come atipicità evolutive, e

“core

delle loro combinazioni, talvolta molto complesse.

Eterogeneità degli autismi.

L’etiopatogenesi

L’eterogeneità riguarda innanzitutto i percorsi etiopatogenetici, le

n “cause”;

L’autisticità è una sorta di via finale comune di moltissimi e diversi

n percorsi etiopatogenetici;

Non si deve pensare ad causa” dell’autismo, ma a complesse

“una

n primum movens

catene causali, che possono avere un di vario tipo;

Oggi diamo importanza a fattori di ordine genetico ma anche a fattori

n epigenetici di varia natura (virus, anossie, malattie intercorrenti e/o

encefaliti intra ed extrauterine di vario tipo, esposizione a sostanze

tossiche), a fattori dismetabolici (a livello del metabolismo dato da

assenza, carenza di enzimi) e a fattori immunologici (occhiaie, verruche,

allergie);

Inoltre l’autismo spesso è secondario a sindromi genetiche di altro tipo

n (quali Cornelia de Lange, Angelman, X fragile, sindrome di Moebius,

sclerosi tuberosa, fenilchetonuria) che in ogni caso hanno compromesso

la neuro-organizzazione e lo sviluppo dei sistemi cerebrali implicati;

Questa eterogeneità fa sì che le alterazioni neuropatologiche, di

n neurosviluppo e di neuro-organizzazione chiamate in causa siano

tantissime e spesso contraddittorie: da quelle più fini (migrazione

neuronale, processi di pruning, connettività sinaptica, organizzazione

colonnare corticale..) a quelle più grossolane e strutturali.

In pratica non c’è zona del cervello che non sia stata chiamata in causa

n dalle ricerche sull’autismo.

Eterogeneità degli autismi. Etiopatogenesi:

Neuropatologia

Aumento della quantità di tessuto cerebrale negli emisferi

n cerebrali e del peso complessivo del cervello

(Bailey et al. 1998: Bauman e Kemper 1997), aumento della

massa sovratentoriale (Filipek et al. 1992; Piven et al. 1995),

aumento della circonferenza fronto-occipitale (Davidovitch et al.

1996; Lainard et al. 1997); Diverso

cervello”, invece, nel sistema limbico e nel cervelletto,

n “Poco

sviluppo tronco degli alberi dendritici nel sistema limbico

(Bauman e Kemper 1997), riduzione (controversa) delle

immagini di amigdala e ippocampo (Aylward et al. 1999),

riduzione delle cellule di Purkinjje e negli emisferi cerebellari

(Ritvo 1986, Bailey et al. 1998, Bauman e Kemper 1997)

Eterogeneità degli autismi. Etiopatogenesi:

Aspetti biochimici e metabolici implicati

Biomarkers neuroinfiammatori (TNF alfa, AGE-Rage, Boso et al

n 2006), Biomarkers di stress ossidativo, Neurotrofine(NGF, BDNF,

) Neurotrasmettitori (Glutammato/ NMDA, Gaba,

NT-3, NT4/5

adrenalina/dopamina, serotonina…), Aminoacidi modificati

endogeni ad azione neurotossica (Butofenin), Beta amiloide

(Sokol 2006), Ormoni, Amminoacidi, Lipidi, Minerali e Metalli.

Eterogeneità degli autismi. Etiopatogenesi.

Dalla singola ai pattern atipici di connettività

“lesione”

Nel contesto di questa variabilità e contraddittorietà di evidenze

n una parte della ricerca recente si sta spostando dal tentativo di

individuare la o la alterazione neuropatologica specifica

“lesione”

verso l’ipotesi di un funzionamento non per alterata

“coerente”,

connettività, di grandi circuiti neurologici. In particolare quelli più

.

implicati nei compiti di cognition”

“social

3. Eterogeneità degli autismi. Perché

una alterata connettività?

Se da un lato un’alterata connettività è un dato sempre più

confermato, si pone il problema una alterata

“perché

connettività”?

Ipotesi neuroinfiammatoria (Pardo et al 2005; Vargas 2005;

n Boso, Barale et al 2006)

Ipotesi neuroimmunologiche(Croen et al Biol Psychiatry 2008;

n Singer et al J Neuroimmunol. 2009)

Interazioni tra fattori neuroinfiammatori e/o neuroimmunologici

n ed espressività di geni implicati nell’organizzazione delle

sinapsi

Eterogeneità degli autismi

tutt’oggi non c’è alcun marker specifico dell’autismo”(P. Ferrari

“A

n 1999); è ancora alla ricerca della sua casa nel cervello” (I.

“L’autismo

n Rapin 1999);

Un ulteriore problema è costituito dal fatto che alterazioni e

n dismaturazioni dei sistemi neurologici producono una cascata di

eventi ed esperienze anomale di ordine relazionale, affettivo,

cognitivo che rendono difficili esperienze tipiche e inducono strategie

compensatorie.

Tutto ciò, come la moderna neurobiologia ci insegna, influisce a sua

n volta sugli assetti neurofunzionali e anche strutturali del SNC;

Secondo questa prospettiva che significato hanno i funzionamenti

n atipici dei circuiti neuronali fronto-limbico-temporali, messi in luce

nell’autismo, nei compiti di social perception e social cognition?

(Brambilla et al. 2005; Schultz et al. 2006).

Sono fenomeni « primari », « secondari », « compensatori » (C.Frith

n 2007) o magari puri « correlati »?

Anni 80-2000: i 4 modelli principali

di comprensione dell’autismo

Sulle rovine del modello psicogenetista, infondato ma a suo

n modo coerente, nei decenni 1980-2000 emergono alcuni

modelli di comprensione (e aree di ricerca) che cercano di dare

una spiegazione dell’autismo.

“unitaria”

I principali sono quattro:

n Le teorie della teoria della mente;

n Il legame affettivo originario: da Kanner ai neuroni specchio;

n il deficit di funzioni esecutive (EF);

n Deficit di coerenza centrale.

n MODELLO 1

Le teorie della teoria della mente

A partire dalla metà degli anni A.Leslie, S. Baron-Cohen, U.Frith, Perner e

’80

altri, utilizzando un costrutto elaborato alla fine degli anni in ambito

‘70

primatologico da Premack e Woodruff, ipotizzarono all’origine dell’autismo un

deficit specifico di della mente”.

“teoria

Nel 1985 si credeva che i bambini autistici non avevano una TDM,

successivamente si è dimostrato che questi bambini avevano delle difficoltà nel

produrre espressioni verbali. Questa lacuna era dovuta perché si aveva una

carezza nella capacità di metapresentazione che di solito nasce con il gioco.

Deficit di ToMM?

Il deficit della ToMM è quello di non riuscire a comprendere la teoria della

n mente dell’altro.

La ToMM è la capacità di orientarsi nel mondo interpersonale attraverso la

n spontanea attribuzione al comportamento degli altri di stati mentali, stati

intenzionali e punti di vista;

Attraverso vari paradigmi sperimentali (in particolare i test di “falsa credenza”)

• fu riscontrato che le persone autistiche hanno difficoltà nelle seguenti aree:

A distinguere la realtà dalla credenza sulla realtà;

• Ad attribuire credenze e punti di vista agli altri;

• A distinguere accidentale da intenzionale;

• A distinguere le proprietà degli oggetti fisici da quelle degli oggetti mentali a

• collegare “vedere” a “sapere”;

A riconoscere cause complesse (mentali) di emozioni, mentre cause semplici

• sono riconosciute;

A fingere, utilizzare l’ironia, la menzogna, il linguaggio in senso metaforico;

• A intendere le regole pragmatiche e conversazionali del linguaggio (quando

• esso si è sviluppato).

L’ipotesi generale che ne derivò:

• L’autismo come deficit specifico di ToMM (cioè un disturbo della percezione

• caratterizzato dal mancato riconoscimento d’oggetti, persone, suoni, forme,

in assenza di disturbi alla memoria e in assenza di lesioni dei sistemi

sensoriali elementari), come una sorta di “agnosia”(cioè la capacità di

riconoscere le informazioni sensoriali) degli stati intenzionali, almeno di

quelli complessi, che toglierebbe al soggetto autistico la capacità di

orientarsi nell’universo delle relazioni sociali.

In sostanza di acquisire quelle abilità di ingenua” che

• “psicologia

consentono di interagire con le menti altrui (il che presuppone la capacità di

immaginare cosa gli altri pensino, vogliano, desiderino, ecc.).


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DESCRIZIONE APPUNTO

si fa un excursus storico facendo riferimento agli ideali delle diverse scuole di pensiero (Mahler, René Diatkine, tustin, Bettelheim, meltzer, alvarez, ferrari) fino ad arrivare ai giorni nostri per quanto riguarda i disturbi generalizzati dello sviluppo si parte dal concetto di psicosi precoce infantile per giungere al disturbo generalizzato dello sviluppo(dgs). si fa una distinzione tra come come viene visto e organizzato questo disturbo nelle diverse classificazioni (DSM-PDM).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche delle relazione di aiuto
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federica!!!!!! di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Basi biologiche e genetica umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Valle d'Aosta - Univda o del prof Vigna Taglianti Massimo.

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