I Disturbi generalizzati dello
sviluppo
Dal concetto di psicosi precoce
infantile a quello di disturbo
generalizzato dello sviluppo
Perché tanto interesse scientifico per i
disturbi generalizzati dello sviluppo?
Il grande interesse suscitato nella ricerca da questi gravi e precoci disturbi
n dello sviluppo psichico trae verosimilmente origine da molteplici e
complessi motivi.
Uno di questi motivi pare senz'altro riconducibile ai dolorosi sentimenti di
n esclusione che questi bambini inducono nell’ambiente circostante con il
loro tenace isolamento e l’impossibilità a comunicare e a porsi in
relazione con l'altro.
Lo studio di queste patologie permette di entrare in contatto con l’area
n dell’esperienza primaria che vede il mentale emanciparsi dal fisico e
l'emozionale dal sensibile per dare il via a tutte quelle vicende che
configurano l'organizzazione e l'articolazione della vita mentale di ognuno.
Inoltre consente di verificare se, e fino a che punto, l’evoluzione
n patologica sia in relazione con la fisiologica organizzazione della vita
mentale, dal momento che il soggetto è toccato a livello dell’emergenza
delle funzioni percettive e cognitive, dell'elaborazione della vita
fantasmatica, dell'appropriazione dei supporti della simbolizzazione.
DSM-IV Disturbi generalizzati dello sviluppo
à
Disturbo autistico;
n Sindrome di Rett;
n Disturbi disintegrativi dell’infanzia;
n Sindrome di Asperger;
n Disturbi pervasivi dello sviluppo non altrimenti specificati.
n
ICD-10 Sindromi da alterazione globale dello
à sviluppo psicologico
Autismo infantile;
n Autismo atipico;
n Sindrome di Rett;
n Sindrome disintegrativa dell'infanzia di altro tipo;
n Sindrome iperattiva associata a ritardo mentale e movimenti
n stereotipati;
Sindrome di Asperger.
n Definizione storica
Le psicosi precoci venivano inizialmente definite come affezioni
che comparivano dei primi due anni di vita, caratterizzate da un
arresto o da una distorsione grave dei processi di strutturazione
della personalità, con tendenza all'isolamento dalla realtà, tanto
da non potere utilizzare alcuna esperienza ai fini della
conoscenza e dell’apprendimento.
Esse comportavano una difficoltà alla attuazione dei processi di
simbolizzazione, con conseguente assenza o grave patologia del
linguaggio.
Oggi non si parla più di psicosi precoci infantili per differenziare
questi quadri dai quelli di patologie psicotiche dell’adulto e per
evidenziare come in questi disturbi sia centrale l’alterazione
globale dello sviluppo psichico piuttosto che una regressione o
distorsione dello sviluppo della personalità.
La prima classificazione di tali
disturbi psichici (Misès, 1969)
Psicosi precoci (a comparsa nei primi due anni di
1. vita);
Psicosi disintegrative (nelle quali, dopo un primo
2. apparente normale sviluppo, compare una
disintegrazione grave del linguaggio e delle altre
funzioni già acquisite).
Gli studi della Scuola Psicoanalitica
Francese (Diatkine, Stein 1988; Lébovici 1962; Misès 1967)
Questi autori: Diatkine, Stein, Lébovici, Misès
n sono stati i primi che hanno tentato di dare un
inquadramento hai DGS.
Essi consideravano la psicosi precoce come «una
n organizzazione o distorsione psicotica della
personalità».
La novità del concetto stava nel cogliere il
n parallelismo esistente tra l'evoluzione psichica e
la distorsione psicotica che si realizzava,
attraverso la distorsione delle prime relazioni
oggettuali, con un grave disturbo nel rapporto
con la realtà, pur in presenza di funzioni
cognitive e percettive ritenute primariamente
René Diatkine
Secondo Diatkine la sindrome autistica consisteva in
n un’attività psichica particolarmente resistente ai
tentativi di mobilizzazione provenienti dall'ambiente.
L’organizzazione autistica veniva considerata come un
n funzionamento a corto-circuito, che consentiva di
evitare la costituzione dell'oggetto e le contraddizioni
che ciò implica.
Nella stessa direzione, ma con caratteristiche peculiari,
n si collocano i lavori della scuola psicoanalitica
americana (Mahler, Bettelheim) e di quella inglese
di derivazione kleiniana (Tustin, Meltzer, Alvarez).
Scuola psicoanalitica americana:
Mahler
Lo schema evolutivo idealizzato da Margaret Mahler consta di 3 fasi:
1. Fase autistica à primi mesi di vita, il bambino appare chiuse in sé stesso ed è
interessato alla propria sopravvivenza;
2. Fase di simbiosi à inizia quando il bambino risponde al sorriso ed è in grado di
seguire con lo sguardo volto alla madre. vede la diade bambino – madre come
un’unità duale e non come persone distinte;
3. Fase di separazione – individuazione à questa fase è ulteriormente suddivisa in
altre 4 soEofasi di:
1. Differenziazione: il bambino è consapevole che la madre è una persona
distinta. Il bambino può aver bisogno di un oggeEo di transizione
(es.copertina) che lo aiuti a superare il faEo che la madre non è sempre a sua
disposizione;
2. Sperimentazione: avendo acquisito nuove abilità motorie. Esplora il mondo
per proprio conto, anche se ha bisogno di tornare dalla mamma per ricoricarsi;
3. Riavvicinamento: acuta consapevolezza della propria separazione dalla madre.
Ciò porta a una maggiore vulnerabilità in relazione alle separazioni della
madre. Durante il gioco controllo gli spostamenti della madre;
4. Separazione – individuazione: consolidamento del senso di individualità e dal
sorgere della costanza oggeEuale. Corrisponde all’integrazione delle immagini
scisse della madre in un oggeEo interno integrato, presenza interna
emotivamente confortante che sostiene l’io durante l’assenza della madre.
Psicopatogenesi secondo Mahler
Ma per la Mahler il momento psicopatogenetico delle psicosi
n era costituito dalla difettosa o deficitaria utilizzazione
intrapsichica dell'oggetto simbiotico, che ha come
conseguenza la impossibilità alla introiezione e
rappresentazione, da parte del bambino, dell'oggetto stesso.
Secondo questo modello etiopatogenetico si definivano
n pertanto due quadri di psicosi precoce:
Autistico;
n Simbiotico.
n
Psicosi autistica secondo Mahler
La fase autistica è caratterizzata da una fissazione o
n regressione alla fase autistica dello sviluppo, con
confusione tra il sé del bambino e il non-sé, tra ciò
che è animato od inanimato; il fragile Io infantile
conservava l'originaria barriera difensiva allucinatoria
contro tutto ciò che non è Sé e non si ha la
percezione dell’oggetto.
Psicosi simbiotica secondo Mahler
La fase simbiotica è caratterizzata per un Io immaturo, progredito
n sino alla fase simbiotica o a volte anche sino alla fase successiva
di separazione-individuazione, con fissazione o regressione allo
stadio dell'oggetto parziale che soddisfa i bisogni, in una
situazione di estrema precarietà di fronte ad ogni minima
frustrazione ed esperienza di separazione.
In tale situazione permane la fusione allucinatoria tra il bambino e
n la madre, oggetto di intensa idealizzazione e odio; ogni occasione
di separazione o distacco, induce l'emergere di angoscia panica di
annientamento e di fine del mondo.
La concezione della Mahler appare oggi superata alla luce degli
n studi della Infant Research (è un gruppo di ricercatori che hanno
ad esempio filmato tutte le interazioni madre-bambino e le hanno
riviste rallentando molto i video: tra il bambino e la madre
passano molte informazioni che non erano neanche pensabili. Il
bambino è più competente di ciò che si pensa) che mettono in
evidenza le competenze intersoggettive e relazionali innate del
neonato che sono inoltre attive fin dai primi momenti di vita.
Non esiste in sostanza nessuna “fase di autismo fisiologico”. È una
n fase da cui ogni individuo deve passare, è fisiologico.
Bettelheim
La fortezza vuota
Un altro apporto storico è stato quello di Bettelheim, il quale
n fece un raffronto tra la situazione autistica e quella vissuta dai
prigionieri nei «lager nazisti»: di fronte ad una situazione di
pericolo esterno, alcuni individui reagivano con l'abbandono
alla passività, sentita come estremo baluardo di fronte a un
pericolo mortale. Analogamente il bambino autistico di fronte
a una situazione «estrema» reale o fantasmatizzata, potrebbe
reagire con la negazione del mondo esterno e l'abbandono di
ogni attività diretta a un fine.
Egli fa risalire la causa, di questo disturbo, alla concezione
n della madre frigorifero e il rapporto con essa.
Bettelheim
Bettelheim proponeva quindi di considerare l'autismo
n come uno stato mentale che si sviluppava come
reazione al sentimento di vivere in una situazione
«estrema e interamente priva di speranza»
Il ritiro autistico rappresentava allora una difesa, in
n qualche modo adeguata all'entità del vissuto
angoscioso primario, reale e fantasmatizzato.
Scuola psicanalitica inglese:Tustin
L’autrice partiva dal concetto di autismo «normale» della Mahler, condizione
n che si riteneva un tempo erroneamente fisiologica nelle prime settimane di
vita del neonato, per giungere all'autismo «patologico», rappresentato da
una barriera che il bambino erigeva di fronte alla realtà per difendersi dal
mondo esterno.
La classificazione della Tustin era:
n Autismo primario anormale in cui, la componente organica è prevalente
n ed il ritiro autistico è condizionato dal tipo e dalla gravità del danno
organico. È la prima che parla di una forma di autismo con una base
organica
Autismo secondario incapsulato, caratterizzato dal «bambino conchiglia»
n che si ritira in se stesso con esclusione del mondo esterno e dai rapporti
con le persone.
Autismo secondano regressivo, denominato successivamente
n confusionale, in cui il bambino ha meglio tollerato una iniziale
consapevolezza della separatezza dalla madre, ma la sua reazione alla
catastrofe psicologica fa si che egli si protegga dal mondo esterno
attraverso meccanismi confusionali tra sé e l’altro.
Meltzer "Esplorazioni sull’autismo”
Meltzer intuì che i bambini autistici erano molto intelligenti e dotati di una
"La loro accessibilità ai dati sensoriali che
estrema sensibilità percettiva:
provengono sia dal corpo che dal mondo esterno dà l'impressione di un
apparato esposto, nudo all'aria. Di conseguenza la loro capacità di
distinguere i particolari dell'ambiente e le relative alterazioni è veramente
impressionante" (Meltzer e coll., 1975).
Ciò è in linea con gli studi più recenti sull’autismo che evidenziano un
n deficit delle capacità di costruire nessi intersoggettivi e collegamenti
intermodali nella percezione della realtà da parte dei bambini
autistici(sintesi difficoltà nei collegamenti).
Infatti Meltzer descrisse lo "stato autistico" come una condizione
n indotta da un rapido attuato tramite un
“smontaggio” “espediente
passivo": quello di lasciare che i vari sensi venissero attratti
dall'oggetto che sembrava più stimolante in quel momento. (sintesi:
Secondo Meltzer per diagnosticare tale patologia sono necessari anche
alcuni elementi di realtà come un’esperienza di perdita, il mutamento
di cosa)
Anne Alvarez: compagno vivo”
“Il
"La cosa sorprendente dei bambini autistici è che essi hanno
n uno scarso senso di sé e della propria esistenza, oltre che
degli altri (Alvarez, 1993)”.
di così terribilmente inumano in un bambino
“Qualcosa
n sembra dover avere necessariamente una specifica eziologia
altrettanto terribile e forte”.
Pierre Ferrari
Si è soffermato particolarmente sulle interazioni precoci che si
n realizzano all'interno della diade madre-bambino.
In uno studio epidemiologico del 1991 Ferrari e coll. tentano di
n individuare l'esistenza di un'eventuale depressione materna (è un
fattore di rischio) durante la gravidanza o durante il primo anno
di vita di bambini affetti da psicosi precoce infantile.
Lo studio di Ferrari dimostra che la frequenza delle depressioni
n durante la gravidanza e il primo anno del post-partum è tre volte
maggiore nelle madri di bambini affetti da autismo o da una
psicosi precoce, rispetto alle madri di bambini controllo (1993).
L'Autore conclude sostenendo che la sua ricerca non mira a
n definire la depressione materna come causa d'insorgenza delle
psicosi infantili, ma sottolinea che essa costituisce, allo stesso
modo di altri fattori biologici o psichici, un fattore di rischio o, per
lo meno, un fattore aggravante, di cui bisogna tener conto.
La conoscenza di questo fattore di rischio potrebbe consentire
n la messa in atto di azioni preventive a favore di donne gravide
e di puerpere, cioè periodo di tempo necessario all’apparato
genitale femminile per riprendere la sua normale funzione
dopo il parto. (Ferrari, 1991).
Sul versante organico negli anni '70
Rutter ipotizzò un grave deficit cognitivo di base con "afasia di
n sviluppo", di tipo sensoriale.
Hutt e Hutt ipotizzarono un'alterata omeostasi tra inibizione ed
n eccitazione a livello della sostanza reticolare, con il risultato di
una cronica super-attivazione (iper-arousal).
Ornitz e Ritvo proposero un danno funzionale con impossibilità
n a filtrare e selezionare le informazioni percettive utili.
Negli anni '80 il riscontro sempre più frequente di sintomi
n autistici legati a encefalopatie infantili e numerosi dati
provenienti da studi genetici, immunologici, neurobiochimici,
neurofisiologici e neuropatologici hanno portato a modificare
progressivamente il concetto di autismo come patologia
unitaria.
Oggi infatti l'Autismo (come gli altri DGS) tende ad essere
n considerato come una sindrome comportamentale peculiare a
genesi multifattoriale(biologici e ambientali) e poliedrica, dove
alterazioni anatomo-funzionali del SNC ed elementi relazionali
si possono intrecciare, dando origine a diverse tipi di disturbo
autistico.
I differenti quadri clinici
Il Disturbo Autistico
Alcuni dati generali su
prevalenza ed evoluzione
Prevalenza del disturbo autistico nella
n popolazione generale: 1,3/mille; di tutti gli
PDDs: 3-5/mille (Fombonne 2006; stime “di
lavoro”)
I bambini autistici, a condizione autistica
n stabilizzata, diventano adulti autistici in più del
90% dei casi
L’autismo always a lifelong disabling
è “almost
n condition” (F. Volkmar 2006)
Un po’ di storia: Kanner 1943 – Asperger 1944
La descrizione classica: l’isolamento autistico
La prima definizione di autismo la si deve a Kanner nel 1943 il
descrisse i sintomi del disturbo autistico del contatto
affettivo in cui l’individuo lamenta:
Forte isolamento
n Disturbo severo nel linguaggio e comunicazione
n Tendenza alla ripetitività
n Intolleranza al cambiamento improvviso nell’ambiente o
n nell’abitudini.
Quindi vi è fin dall’inizio un isolamento estremo ed una buona
relazione con gli oggetti ma non con le persone.
La seconda definizione la si deve ad Asperger nel 1944, il
quale descrisse una casistica con caratteristiche molto simili
all’autismo anche se con alcune differenze per quanto riguarda
il funzionamento cognitivo generale che risulta essere più
elevato e per il linguaggio formalmente integro.
L’intuizione di Kanner
Sia Kanner che Asperger, da grandi clinici, intuirono che
n l’isolamento autistico, questa particolarissima evanescenza del
sentimento di essere collegato all’altro, è qualcosa di solo
apparentemente simile ad un rifiuto del contatto umano: è un
non riuscire ad essere sulla stessa lunghezza d’onda degli altri.
Una sorta di difficoltà di “sintonizzazione”.
n La descrizione classica: il desiderio di ripetitività
“Tutto il comportamento del bambino è monotonamente
n ripetitivo quanto le sue espressioni verbali&hellip
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Pedagogia speciale della disabilità e disturbi generalizzati dello sviluppo
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Disturbi Generalizzati dello sviluppo Non Altrimenti Specificati
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Riepilogo dei disturbi generalizzati dello sviluppo
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Disturbi generalizzati dello sviluppo