Definizioni
L’unità elementare è portatrice della caratteristica d’interesse, la quale può
presentarsi in diverse modalità (singoli valori). Più unità formano la
popolazione, essa può comprendere più campioni (sottoinsiemi del totale).
Un’indagine si dice totale/censuaria (deriva da censimento) quando analizza
l’intera popolazione.
Un’indagine si dice parziale/campionaria invece quando considera solamente
un campione.
La sintesi di un fenomeno rilevata su tutta la popolazione si chiama parametro,
su un singolo campione invece viene definita statistica.
Il campionamento casuale può essere con o senza ripetizione, la statistica
descrittiva organizza i dati in modo da darne una visione comprensibile anche a
chi non è esperto in materia.
- L’inferenza è invece un tipo di statistica che si prefigge l’obiettivo di
indurre delle conclusioni sulla popolazione.
Una stima può essere puntuale (comprende quindi un solo preciso valore) o
mediante intervalli (forbici di valori, ad esempio da X100 –ME, la media errore,
a X100 + ME).
Verifica d’ipotesi: fa una congettura su quello che potrebbe essere il valore del
parametro. Si cerca poi se c’è evidenza empirica che confermi l’ipotesi.
Studio delle relazioni tra variabili: studia se posso verificare una variabile
rispetto ad un’altra. 1
Dataset
I dati si presentano sotto forma di matrice, con una distribuzione unitaria o
disaggregata.
(schema)
La scelta delle possibili sintesi migliori dipende dal tipo di carattere, esso infatti
può essere: nominale
1) Qualitativo, o (“sconnesso”, ad esempio i numeri con valenza
ordinale
solo di etichette) o (in quanto ordina le modalità);
discreto
2) Quantitativo, o (può assumere solo alcune modalità distanziate
continuo
l’una dall’altra) o (originato da un processo di misurazione).
Dati categorici: distribuzioni di frequenze;
1) Tabelle con diagrammi a barre, diagrammi a torta;
2) Grafici con o o
l’ordinamento delle modalità non esiste per i nominali, ma solo per gli ordinali
(come le distribuzioni di frequenze cumulate). 2
Caratteri Quantitativi
Possono essere rappresentati schematicamente con tabelle (distribuzioni di
frequenze assolute o cumulate) o graficamente con istogrammi, diagrammi ad
aste e
Distinguiamo due casi:
1) Numero limitato di modalità distinte;
2) Numero elevato di modalità distinte.
Nel primo caso si possono costruire distribuzioni di frequenze
assolute/cumulate, nel secondo caso si considerano invece intervalli arbitrari in
cui far rientrare le molte modalità differenti.
- L’ampiezza di una classe d’intervallo equivale alla differenza tra
l’estremo superiore ed inferiore, il pedice dell’estremo inferiore inoltre
indica la classe alla quale appartiene.
Nel caso poi l’intervallo sia costante, nell’istogramma l’area è sempre
proporzionale alla frequenza, se l’ampiezza degli intervalli varia invece le
colonne possono essere diverse.
- Se la base è più larga (intervallo più ampio) quindi l’altezza non potrà che
essere minore in proporzione rispetto alle altre colonne, per non
commettere errori nei calcoli si utilizza la densità di frequenza, ottenuta
con la formula frequenza/ampiezza.
Non si può risalire alle frequenze assolute se si ha un grafico di frequenze
relative perché manca la numerosità totale. 3
Funzione di Ripartizione
“Associa ad ogni valore di X la frequenza relativa delle osservazioni/unità che
presentano una modalità del carattere minore o uguale ad X”:
per ogni xϵR, F(x) = Freq. Rel. Oss. xᵢ≤x
La funzione si calcola come: F(x) = Fi-1 + (freq. rel./ampiezza)*(x - ampiezza
cumulata).
- Dove (freq. rel/ampiezza) misura la densità di frequenza relativa.
Quando prendo un x qualsiasi la F(x) mi da l’area sottesa all’istogramma da
zero fino a quel punto.
Analisi Congiunta dei Caratteri: consideriamo simultaneamente due caratteri,
per le relazioni tra due variabili si usano le tabelle a doppia entrata che
elencano distribuzioni di frequenze congiunte e grafici con variabili
categoriche/miste (caratteri entrambi qualitativi/quantitativi o uno ed uno) in
istogrammi e diagrammi a barre o variabili numeriche.
Distribuzione Subordinata (condizionata): suddivide l’insieme principale in altri
sottoinsiemi pari al numero di modalità X o Y.
- I sottogruppi sono “indotti” dalle modalità della variabile.
Analisi condizionata: studia la variabile dipendente in ognuno dei sottogruppi al
fine di capire se la sua distribuzione è diversa, in questo caso tra due caratteri
vi è associazione. 4
- Se tutte le distribuzioni subordinate di Y date le diverse modalità di X
“indipendenza statistica”.
sono uguali si parla di profili riga colonna
- Le subordinate si chiamano anche o se sono
orizzontali o verticali.
Descrizione Numerica dei Dati
Si studia la tendenza centrale (valori attorno ai quali tendono a concentrarsi
molte stime), formata da media, mediana e moda e la variabilità che
comprende campo di variazione, differenza interquartile, varianza, scarto
quadratico medio e coefficiente di variazione.
massima frequenza assoluta.
Moda: modalità a cui è associata la Nel caso ci
massima densità di frequenza
siano classi di intervalli si considera la (punto
medio della classe modale).
Mediana: “valore” (non per forza una modalità) che nell’ordinamento non
posizione centrale.
decrescente delle modalità osservate occupa la Ha la
determinata
funzione di dividere circa a metà il totale. Può essere (numerosità
indeterminata
dispari) o (numerosità pari). Viene calcolata con la formula
(N+1)/2, nel caso sia indeterminata si prendono i valori immediatamente
precedente e successivo e ne si fa la media (solo se si tratta di un carattere
quantitativo, altrimenti vengono considerati entrambi).
Media: media aritmetica di tutte le modalità, se K<<N si calcola con
ᵏΣᵢ=₁(mᵢ*nᵢ)/N. se invece K è poco minore o uguale a N (ad esempio con classi
di intervalli), la formula è ᶰΣᵢ=₁(mᵢ*nᵢ)/N.
Campo di Variazione (intervallo di variabilità): differenza tra il valore massimo e
minimo di una distribuzione. W = Xᴹ - Xᵐ 5
Differenza Interquartile: differenza tra il terzo ed il primo quartile (ampiezza
della fascia che contiene la metà centrale dei valori). È un indice di dispersione,
misura di quanto i valori si allontanano da un valore centrale. IQR = 1/F
(0,75) – 1/F (0,25) dove F è la funzione di ripartizione.
Varianza: media dei quadrati degli scarti della media aritmetica. σ² =
1/N*Σᶰᵢ₌₁(xᵢ - μ)², dove xᵢ - μ misura lo scarto. Nel caso di una distribuzione di
frequenze in classi d’intervallo al posto di ᶰ troviamo ᵏ (numero di classi) e lo
scarto viene moltiplicato per nᵢ (numero di unità dell’intervallo), nᵢ/N nel caso di
frequenze relative.
- La formula ridotta è σ² = 1/N*&Sigm
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