CAPITOLO 1
INTRODUZIONE ALLA CORPORATE FINANCE: SIGNIFICATO, RUOLO ED OBIETTIVO
In questo capitolo introduttivo descriveremo l’obiettivo tradizionale della corporate finance che si traduce
nella massimizzazione del valore. Se l’obiettivo primario della corporate finance risulta essere chiaro a tutti,
meno chiaro e più dibattuto è il tema riguardante il significato di valore, o meglio, quale sia il valore da
dover massimizzare. Scopriremo che il significato migliore da dare alla parola valore è quello di prezzo
azionario.
Il termine inglese corporate, che deriva da corporation, sembrerebbe richiamare le grandi imprese quotate
nei mercati regolamentati. In realtà, però, i principi guida della corporate finance si riferiscono a tutti i tipi
di imprese: grandi, medie e piccole. Infatti qualunque impresa deve prendere decisioni in merito a:
1. Dove investire le proprie risorse finanziarie;
2. Come reperire i fondi necessari;
3. Quanta liquidità restituire ai propri azionisti.
Che cosa è la Corporate Finance?
Essa rappresenta un’area della finanza che si occupa delle decisioni finanziarie che la società deve
intraprendere e dei relativi strumenti e analisi da elaborare per portare a compimento queste decisioni.
È bene precisare che quando usiamo il termine “impresa” non facciamo distinzione tra la piccola, media e
grande impresa. Tutte le imprese infatti si trovano a dover prendere decisioni di corporate finance. E
prendono queste decisioni in ogni fase del loro ciclo di vita.
Il termine “corporate” sembrerebbe legare la disciplina della finanza d’impresa alle grandi società. Tuttavia
tutte le imprese devono affrontare problematiche legate all’allocazione delle risorse, al reperimento dei
fondi e alla distribuzione della liquidità.
In senso stretto la corporate finance è definita come l’attività che si occupa di come finanziare le attività
economiche; infatti il verbo “to finance” significa raccogliere fondi per. Tuttavia finanziare un’impresa non
significa semplicemente raccogliere fondi per acquistare attività materiali e immateriali o capitale umano,
ma più in generale significa realizzare la combinazione unica di risorse finanziarie ed umane che
costituiscono l’essenza dell’impresa.
Prima di introdurre la separazione tra la proprietà e il controllo dell’impresa e contestualizzare la nozione di
impresa nella corporate finance, è bene precisare che a livello internazionale esistono 4 tipologie principali
di imprese:
L’impresa individuale (sole proprietorship): rappresenta la forma più semplice per organizzare
un’attività economica. La proprietà ed il controllo fanno capo ad una sola persona e le dimensioni
sono piccolo e piccolissime. Dal punto di vista numerico rappresentano senza dubbio la tipologia
più diffusa di organizzazione imprenditoriale. Basti pensare che negli Usa questo tipo di imprese
sono il 61% del totale delle aziende. Uno dei vantaggi di questo tipo di organizzazione è che le
imprese individuali possono essere costituite rapidamente senza troppi vincoli burocratici. Il limite
principale è rappresentato dal fatto che non esistendo separazione fra la proprietà e il governo,
eventuali investitori esterni non potranno acquisire una partecipazione nell’impresa. Tale
situazione è quindi un limite alla crescita dimensionale dell’azienda.
La società di persone (partnership): è un tipo di società molto simile all’impresa individuale: ciò che
varia è il numero di proprietari che possono essere due o più e assumono la qualifica di soci. La
responsabilità per le obbligazioni sociali assunte grava illimitatamente sui soci ed il creditore può
rivalersi su qualunque socio.
Le società di capitali, S.r.l. (limited liability company) ed S.p.A. (corporation): la costituzione di una
società a responsabilità limitata genera una vera e propria entità legale separata dai proprietari e
ne limita la responsabilità patrimoniale per le obbligazioni assunte. Tuttavia la responsabilità
limitata dell’investitore/proprietario è anche la primaria caratteristica distintiva delle società per
azioni. La loro seconda caratteristica è rappresentata dalla separazione tra il soggetto proprietario
dell’impresa (i soci) e quello che la governa (il management). La separazione dei principali attori
della S.p.A. richiede un sistema di regole che ne disciplini le relazioni e che coordini i meccanismi di
gestione dell’impresa. Questo sistema normativo è noto come corporate governance. La necessità
di leggi che regolino i rapporti di governance rappresenta senza dubbio un tema molto importante
della corporate finance.
L’impresa, a prescindere dalla forma giuridica assunta, può essere rappresentata con una grande scatola
contenente un insieme di investimenti che sono finanziati raccogliendo fondi a titolo di capitale di rischio o
di debito.
In che modo un’impresa dovrebbe assumere le proprie decisioni finanziarie?
La gestione dell’impresa nell’ottica della creazione di valore assegna alla corporate finance tre aree che
incorporano il sistema delle decisioni finanziarie e che sono rappresentate:
Dalla struttura finanziaria, che indaga gli effetti delle differenti politiche di finanziamento.
Dalla corporate governance, che studia l’organizzazione ottimale della struttura di governo
dell’impresa
Dalla valutazione dell’azienda, che misura il valore del capitale economico investito nell’attività.
Queste tre aree ed il sistema delle relative decisioni finanziarie può essere rappresentato introducendo il
pentagono finanziario.
In una S.p.A. (corporation), diversamente da quanto avviene delle imprese individuali, i proprietari
assegnano il controllo della società ad un consiglio di amministrazione e, in particolare, ad un
amministratore delegato (CEO). La molteplicità di interessi e di attori coinvolti nel processo di gestione
dell’impresa implica un sistema di regole che ne disciplinino la governance. Tale sistema è noto come
corporate governance e risulta essere profondamente legato sia alla teoria dell’impresa sia all’obiettivo
generale della corporate finance.
Abbiamo già detto che l’obiettivo principale della corporate finance è la massimizzazione del valore
dell’impresa, ma come si forma il concetto di valore legato all’attività di impresa?
Innanzitutto è bene sapere che gli investimenti (attività) vengono generalmente classificati nel seguente
modo:
Investimenti fissi
Investimenti correnti
Investimenti finanziari
Investimenti immateriali
Mentre il capitale di rischio e i debiti sono inseriti nelle passività che sono suddivise in base alle loro
scadenze temporali tra breve, medio e lungo periodo.
Tuttavia, in un’ottica orientata alla valutazione dell’azienda ed alla creazione di valore, le attività
dell’impresa possono essere classificate in due gruppi distinti:
1. Investimenti in essere
2. Valore atteso degli investimenti futuri
Il finanziamento di queste due tipologie di attività avviene attraverso il capitale di rischio o il capitale di
terzi (capitale di debito).
Nel primo caso gli investitori in capitale di rischio ricevono dall’impresa un diritto residuale sui flussi di
cassa ed un coinvolgimento nella gestione dell’attività.
Nel secondo caso chi presta i fondi, le banche, ottengono il diritto a ricevere un pagamento fisso (interessi),
la restituzione del capitale dato a prestito e, tuttavia, hanno uno scarso coinvolgimento nella gestione.
In entrambi i casi il valore dell’impresa dipenderà dalla capacità dell’impresa di generare flussi di cassa
positivi ed in grado di remunerare le due differenti forme di capitale investito (capitale di rischio e capitale
di debito).
L’obiettivo tradizionale della Corporate Finance.
Ogni disciplina deve avere un obiettivo. Quello della corporate finance è la massimizzazione del valore.
Un obiettivo serve a definire cosa si vuole ottenere. In tal senso rappresenta il miglior punto di partenza per
definire un sistema di misurazione di alternative differenti. L’impresa potrebbe scegliere numerosi obiettivi
oltre a quello della massimizzazione del valore. Potrebbe ad esempio scegliere la massimizzazione dei
profitti.
Per quali ragioni i vari obiettivi, alternativi alla massimizzazione del valore, non possono essere utilizzati per
guidare le decisioni della corporate finance?
Innanzitutto perché non soddisfano i requisiti di un obiettivo. Un obiettivo deve essere:
Definito o definibile in modo chiaro e inequivocabile.
Misurabile con certezza e tempestività.
Non in contrasto con gli interessi sociali.
Per dimostrare l’inadeguatezza proviamo a scegliere quale obiettivo generale dell’attività d’impresa la
massimizzazione del profitto e proviamo a rispondere ad una serie di domande.
Quali profitti dovrebbe massimizzare il management?
Di quale anno?
Come azionisti dell’impresa sareste d’accordo a massimizzare il profitto dell’anno in corso a scapito
degli anni futuri?
Probabilmente i manager remunerati in funzione del raggiungimento dell’obiettivo ed orientati al breve
periodo, risponderebbero affermativamente all’ultima domanda. I proprietari dell’impresa, tuttavia,
possono essere più orientati alla sostenibilità dei profitti nel medio-lungo periodo e per questa ragione
potrebbero addirittura rinunciarvi, nel breve, al fine di cercare di far crescere l’impresa nel lungo.
Inoltre la massimizzazione dei profitti non va bene come obiettivo poiché la misurazione dei profitti può
essere effettuata solo a scadenze prefissate e quindi con scarsa tempestività.
In più, spesso, la massimizzazione del profitto può essere in contrasto con gli interessi sociali della
collettività che circonda l’impresa. È bene però precisare che da questo punto di vista è difficile trovare un
obiettivo che, anche ne in minima parte, non sia in contrasto con gli interessi della collettività. In linea
generale e con riferimento a qualunque obiettivo, possiamo affermare come il requisito debba essere
quello di non creare costi superiori ai benefici e non quello di cercare di eliminare i costi sociali.
L’obiettivo della corporate finance è, quindi, la massimizzazione del valore; ma qual è la tipologia di valore
che deve essere massimizzata? Possiamo identificare tre tipologie di valore da massimizzare:
1. IL VALORE DELL’IMPRESA (Firm Value):
massimizzare il valore dell’impresa significa ottenere il valore attuale massimo dei flussi di cassa
generati da tutti gli investimenti aziendali, utilizzando come tasso per l’attualizzazione il costo
medio ponderato delle fonti di finanziamento utilizzate. Tuttavia tale obiettivo presenta costi sociali
elevati e può generare conflitto d’interessi tra gli azionisti e i manager.
2. IL VALORE DEL CAPITALE NETTO (Equity Value):
in tale caso i flussi di cassa attualizzati considerati per ottenere il valore del patrimonio sono quelli
che rimangono dopo il pagamento dei debiti finanziari ed il tasso utilizzato è rappresentato dal
costo del solo capitale investito a titolo di pieno rischio (equity). Anche in questo caso, tuttavia,
l’obiettivo non è esente da potenziali conflitti di interesse.
3. IL VALORE DEL PREZZO AZIONARIO (Shareholder’s Value):
scegliendo di massimizzare il valore delle azioni, l’unico rischio può essere l’inefficienza del mercato
azionario che può portare gli investitori ad effettuare decisioni di investimento errate.
Nonostante ciò esistono numerose ragioni per considerare tale obiettivo il migliore ed esistono
altre ragioni per poter affermare la sua capacità intrinseca di auto correggere i propri limiti.
Innanzitutto il prezzo azionario è definito in maniera inequivocabile e, per le
imprese quotate, è misurabile immediatamente.
Inoltre, in un mercato efficiente gli effetti di lungo termine delle decisioni
aziendali risultano incorporati nel prezzo azionario.
Tale parametro rappresenta, per la corporate finance, lo strumento ideale per
misurare il valore delle attività in essere dell’impresa e, soprattutto, delle
opportunità di crescita.
Quindi la massimizzazione del valore azionario fornisce alla corporate finance un criterio chiaro per
guidare le decisioni finanziarie dell’impresa e per misurarne gli effetti. In ogni caso, per poter
utilizzare al meglio questa funzione obiettivo (la massimizzazione del prezzo azionario), è necessaria
la presenza di uno scenario ottimale così composto:
Non esiste asimmetria informativa;
Gli interessi degli azionisti sono perfettamente allineati con quelli dei manager;
I finanziatori terzi non corrono alcun rischio di espropriazione del capitale;
L’impresa non produce costi sociali.
Naturalmente la realtà non riesce a soddisfare questi requisiti e pertanto occorre individuare un
sistema di regole che possano disciplinare gli evidenti conflitti di interesse.
Fondamenti e principi guida della Corporate Finance
La corporate finance si fonda su alcuni principi guida che possono essere sintetizzate in altrettante scelte
finanziarie.
Ogni impresa deve decidere:
1. Dove investire le proprie risorse (SCELTE DI INVESTIMENTO):
queste scelte devono essere orientate verso quei progetti che presentano un valore attuale netto
positivo, e cioè un rendimento atteso superiore al costo del capitale impiegato. Il livello di
rendimento aumenta per i progetti più rischiosi e riflette la struttura finanziaria utilizzata, struttura
finanziaria che è rappresentata dalla scelta di utilizzare equity e/o capitale di debito.
2. Come reperire i fondi necessari (SCELTE DI FINANZIAMENTO):
queste scelte hanno un impatto diretto sulla struttura finanziaria. È necessario decidere quali fonti
di finanziamento utilizzare, equity e/o capitale di debito, al fine di massimizzare il valore degli
investimenti effettuati. Queste scelte sono molto importanti perché da esse dipende la
determinazione della soglia minime di rendimento degli investimenti.
Sia le imprese quotate che le imprese non quotate dispongono di un’ampia gamma di fonti
utilizzabili. La struttura finanziaria dell’impresa deve essere quella che contribuisce maggiormente
alla realizzazione della funzione obiettivo della corporate finance, ovvero la massimizzazione del
valore dell’impresa.
3. Quanta liquidità restituire ai propri azionisti (POLITICA DEI DIVIDENDI):
la politica dei dividendi definisce le modalità e l’entità dei flussi di cassa che l’impresa restituisce ai
suoi proprietari, gli azionisti. La corporate finance individua quando tale scelta possa essere
considerata più o meno opportuna e le modalità tecniche per realizzarla.
Quando i flussi di cassa generati dagli investimenti esistenti sono maggiori dei fondi richiesti dalle
opportunità di investimento in grado di creare valore, le imprese possono restituire questa
eccedenza ai proprietari.
La corporate finance deve sempre tenere presente il proprio obiettivo e sulla base di ciò deve prendere le
decisioni valutando il loro impegno sul valore dell’impresa.
Queste decisioni influiscono sul valore dell’impresa; possiamo, quindi, affermare che le buone decisioni
finanziarie creano valore, mentre quelle cattive lo distruggono.
Il ruolo della Corporate Governance per la Corporate Finance
Nel processo di massimizzazione del prezzo azionario troviamo diversi soggetti coinvolti: azionisti, il
management, i terzi finanziatori. A tale sistema si aggiunge l’ambiente sociale esterno ed il sovra-sistema
finanziario. Esistono, però, potenziali conflitti d’interesse tra i diversi attori ed è quindi necessario un
sistema di regole che disciplinino i rapporti , in particolare quelli tra azionisti e manager.
La corporate governance rappresenta l’insieme delle regole normative che disciplinano i rapporti tra
azionisti e management. L’assemblea degli azionisti e il consiglio di amministrazione costituiscono i
meccanismi di rappresentanza e di tutela degli azionisti. I membri del consiglio di amministrazione sono
eletti dagli azionisti e devono garantire che i manager operino nell’interesse dei proprietari dell’impresa.
Le principali criticità che possono emergere all’interno di un’impresa e che si creano tra i soggetti coinvolti
nel processo di massimizzazione del prezzo azionario possono essere così riassunti:
Il management può prendere decisioni non allineate con gli interessi degli azionisti.
Gli azionisti possono avere un controllo limitato.
L’impresa può fornire ai vari soggetti coinvolti una comunicazione poco tempestiva ed incompleta.
L’impresa può generare una serie di costi nei confronti dell’ambiente sociale esterno.
I mercati finanziari possono valutare in maniera non razionale le informazioni disponibili.
Quindi, attraverso la corporate governance i regolatori dei rapporti tra azionisti e management hanno
disciplinato in un insieme di regole i meccanismi necessari a tutelare gli interessi dei soggetti coinvolti,
prevedendo un sistema di organi dotati dei poteri necessari a garantire le loro funzioni.
I limiti della corporate finance
In sintesi possiamo affermare che la massimizzazione del prezzo azionario sia la funzione obiettivo migliore
per la corporate finance. La ragione principale risiede nella sua capacità di autocorrezione intrinseca che lo
rende preferibile rispetto ad altri obiettivi alternativi.
Oggi l’intero sistema economico finanziario, caratterizzato da una finanziarizzazione eccessiva ed
incontrollata, è considerato in pericolo ed è potenzialmente suscettibile di una drammatica implosione che
cau
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