Estratto del documento

Civiltà dell'Anatolia preclassica

Introduzione: geografia e risorse dell'Anatolia

Diversamente dalla Mesopotamia, che ha un territorio piatto senza barriere naturali fino agli Zagros e la Siria, che ha un territorio poco montagnoso e di steppa, la Turchia ha un territorio molto vasto (2000 km di lunghezza) per lo più montagnoso, segnato a sud dalla catena del Tauro e a sud-est dall'Antitauro. La capitale Ankara è già a 600m di altitudine e gli Ittiti sono definiti una “civiltà di montagna”.

Questo territorio rendeva difficile le comunicazioni che dovevano passare attraverso la linea di costa o per i passi montani del Tauro (il più facile nella Frigia, la Cilicia classica, oppure verso est, ma per parte dell'anno bloccati dalla neve). Non per niente troviamo lamentele del faraone, quando l'impero ittita nel XIII sec è in stretto contatto con l'Egitto faraonico, perché gli Ittiti non sono abbastanza pronti a mandare i messaggeri.

La montagna più alta è il monte Ararat, situato tra Turchia e Armenia, seguito dall'Erciye Dag [si legge Arcies Daa perché la g non si pronuncia ma dà un suono più lungo alla vocale precedente (NB la lingua turca è agglutinante come il sumerico)], un vulcano presso Caiseri (dove sorge Kultepe). La Turchia è infatti anche fortemente sismica e vulcanica, quindi abbonda l'ossidiana.

Vie di comunicazione e fiumi

Il Tigri e l'Eufrate sorgono nella sua parte orientale e furono importanti vie di comunicazione, soprattutto l'Eufrate che è parzialmente navigabile mentre il Tigri ha un corso più impetuoso. Attraversare un grande fiume è un'impresa difficile e poteva avvenire solo dove il fiume era navigabile con barche. Hattusili I, primo sovrano ittita, conquistatore della Siria e di Alalah, si vanta di essere il primo sovrano dell'Anatolia ad aver attraversato l'Eufrate. Nei suoi Annali ci dice che solo Sargon lo aveva fatto (in verso opposto) e con questo voleva sottolineare un'impresa per noi oggi banale ma significativa anche nell'età classica.

Altro grande fiume è il Kızılırmak (la i senza puntino suona a metà tra le nostre i ed e) letteralmente il “fiume rosso” (kızıl vuol dire rosso) perché si diceva che in antichità ci fossero dei minerali ferrosi che davano all'acqua una colorazione rossastra. Questo fiume nasce in Anatolia centrosettentrionale, scorre tra le montagne e delimita il territorio dove si sviluppa il primo nucleo della civiltà ittita, il cuore dell'Anatolia dove sorgono la cultura hattica prima e poi ittita del secondo millennio a.C.

Altro fiume importante è il Meandro, siamo in Anatolia occidentale vicino alla moderna città di Smirne, così chiamato per il suo corso molto tortuoso. In Anatolia occidentale abbiamo una serie di catene montuose parallele che però si fermano a una certa distanza dalla costa quindi abbiamo una zona pianeggiante e i fiumi Meandro, Ermo e sono le principali vie di comunicazione est-ovest però in età protostorica e I-II millennio questa zona è un po' un mondo a parte anche per quanto riguarda la cultura materiale (ad esempio nelle ceramiche) è più simile alla Grecia attorno alla quale gravitava.

Laghi e risorse naturali

La Turchia ha due grandi laghi: uno è quello di Van, a circa 1700m di altezza, molto grande e navigabile, sulle cui sponde sorge su uno sperone roccioso Tushpa capitale del regno di Urartu; il secondo è Tuz Golu, il lago salato, che si trova proprio al suo centro; con la sua crosta di sale che si estende per centinaia di metri è una fondamentale risorsa economica (il sale era importantissimo per la conservazione dei cibi oltre che come additivo in cucina). Le sue saline sono menzionate dei testi e ancora oggi l'80% del fabbisogno di sale della Turchia proviene da questo lago.

La capitale è Ankara, circa 6000 abitanti, città modernissima. Sorge sul sito della città romana di Ancira dove si trovava il tempio di Augusto che riporta inciso su una parete le Res Gestae dell'imperatore. L'edificio a cui è stato addossata una moschea sorgeva su un tempio frigio.

Sviluppo storico e culturale

A inizio novecento, Ankara era solo un villaggio di 5000 abitanti ma fu scelta da Ataturk al posto di Istanbul, la capitale di tradizione millenaria, perché: - voleva rompere con la tradizione ottomana - si trova al centro del paese - voleva privilegiare questa parte della Turchia in quanto sua zona di provenienza.

Negli anni '30 del novecento si inizia a conoscere bene la civiltà ittita per scavi tedeschi, viene inoltre decifrata la lingua ittita e Ataturk favorisce lo studio dell'Anatolia preclassica facendo del mondo ittita la tradizione di riferimento della nuova Turchia (ai danni di tutto il passato greco romano e bizantino che venne invece obliterato) ignorando il fortissimo gap cronologico dato che gli Ittiti si sono estinti intorno al 1200 a.C.

Ci sono aree molto diverse. L'Anatolia occidentale e la costa meridionale è mediterranea: vegetazione mediterranea, si può coltivare l'olivo (e tuttora si produce olio). Questa è una delle prime differenze con Siria e Mesopotamia dove il clima è troppo caldo e senza acqua per l'ulivo e dunque si utilizzava il grasso animale fondamentalmente dalle pecore.

Dall'olio inoltre ci sono una serie di prodotti derivati usati per la cosmesi, la farmacopea. Era prodotto olio anche in costa Siria e a Cipro, ma la Turchia era autosufficiente. Inoltre si può coltivare il pistacchio, tutt'ora tra i migliori del vicino oriente, da cui si estraeva una resina, il “teleminto” per conservare gli alimenti e stabilizzare il vino (usata per tagliare il mosto come in Grecia). Cipro e Turchia erano grandi esportatori di questo teleminto nelle zone dove si produceva vino.

Questa è un'altra differenza poiché in Mesopotamia da sempre si produceva la birra d'orzo, una bevanda ad alto apporto calorico fondamentale nella dieta della popolazione. In Anatolia si conosce e si beve anche la birra ma la bevanda per eccellenza, da offrire agli dei e dell'élite è il vino. Il sud ci sono cedri, dal fusto alto, resistenti e solidi nel tempo.

Tutta la parte centrosettentrionale è invece occupata da querce, nocciole, castagne, era fortemente boschiva (mentre oggi ci sono grandi distese coltivate a legumi e cereali). Alcuni testi ittiti ci dicono che uscendo dalla capitale si entrava subito nel bosco e si doveva far attenzione agli orsi e ai felini che potevano aggredire i viandanti. La presenza i tanti alberi significa materiale per la costruzione a portata di mano.

Ha però portato ad un progressivo disboscamento del territorio e inoltre spiega perché si costruisce non in mattine d'argilla seccato al sole come in Mesopotamia (manca infatti il combustibile, il legno di palma non brucia ed è troppo flessibile per essere impiegato a scopo edilizio. Non è un caso che i grandi sovrani andassero a far tagliare i cedri del Libano per le campate dei grandi edifici). In Anatolia si costruiva con fondazioni in pietra e un'intelaiatura di legno riempita da mattoni d'argilla, ragion per cui ci rimangono solo i perimetri degli edifici senza gli elevati, quindi non possiamo capire la disposizione degli spazi (in Mesopotamia si possono trovare muri fino anche a due metri).

Essendo molto montagnosa, l'agricoltura è fondamentalmente pluviale, cioè dipende dalla pioggia (mentre in Mesopotamia è irrigua e dipende dai fiumi). In Anatolia del nord le piogge sono frequenti, al centro l'area è semiarida. Si poteva coltivare orzo e grano e moltissimi legumi come oggi, lenticchie, piselli, ceci, fave... e come alberi da frutto noci, noccioli, meli, albicocchi.... quindi una realtà variegata.

Allevamento e risorse minerarie

Per l'allevamento questo territorio montano permetteva quello di bovini (mentre in Mesopotamia pecore) e ovini che dovevano essere spostati nella stagione ma diversamente dalla Siria e dalla Mesopotamia, (come a Mari) la transumanza era orizzontale, qui invece verticale (come in Italia). Questo determina un tipo anche di seminomadismo diverso; dove il re di Mari si doveva confrontare con questi clan della steppa che vivevano di pastorizia, i re dell'Anatolia avevano a che fare con tribù montane che scendevano a valle occupando territori e risorse anche paraurbane e avevano le loro roccaforti dove gli eserciti difficilmente potevano arrivare.

In Anatolia settentrionale, zona abbastanza “fresca”, si allevava e consumava anche il maiale che invece non viene mangiato in Siria, Mesopotamia e Egitto anzi è addirittura tabuizzato, cioè vietato perché se non viene allevato correttamente è un animale spazzatura e quindi nell'ottica vicino orientale è impuro. Inoltre la sua carne a temperatura elevata si altera facilmente e ha un apporto calorico molto forte quindi non è adatto ai luoghi con climi troppo caldi.

Anche gli Ittiti però non consumavano il maiale selvatico (cinghiale) che mangiava quello che gli capitava, ma solo quello allevato (che costava quanto un bue quindi era una carne relativamente pregiata).

L'Anatolia è inoltre ricca di risorse minerarie, non la Mesopotamia che doveva importare tutto. Oggi alcune sono esaurite ma aveva giacimenti sia di oro che di argento, di rame che però erano già quasi inutilizzabili dal secondo millennio perciò era importato da Cipro, però prima abbondava quello arsenicale, che non necessitava dello stagno per diventare più solido. Questo spiega perché già dal IV millennio a.C. si sviluppino in vari centri dell'Anatolia dei laboratori metallurgici e la lavorazione del metallo sia molto sviluppata sia di rame arsenicale sia di bronzo e argento, di cui rimane ricca per tutto il corso del II-I millennio.

Lo stagno era importato in Mesopotamia e Assiria da paesi molto lontani, in Anatolia un po' ce ne era, anche se non è chiaro quanto stagno era attinto da fonti esterne. Del resto (vedi Kanesh) i sovrani anatolii potevano pagare lo stagno portato dai mercanti assiri con l'argento, sorta di premoneta.

L'ossidiana è un'altra grande ricchezza soprattutto in età preistorica e protostorica, cioè prima che i metalli vengano usati in maniera estensiva. È un vetro naturale che si forma quando da un vulcano esce lava a temperatura molto elevata che contiene molta acqua e si solidifica alla temperatura esterna. Una volta scheggiata è taglientissima, come il vetro di oggi, quindi dal 9/8000 a.C. fino al 3000 a.C. quando si inizia a usare il metallo si usava per produrre coltelli, rasoi, punte di freccia...

I giacimenti di ossidiana sono fondamentalmente nell'Anatolia centrale e settentrionale. La sua composizione varia da zona a zona quindi analizzandola chimicamente si può capirne la provenienza. Ossidiana dell'Anatolia centromeridionale è stata rinvenuta fino a 1000 km di distanza in contesti archeologici databili al 5-6000 a.C.

Come era possibile farla arrivare così lontano? Probabilmente c'erano scali intermedi a distanze di circa 100-150 km dove era venduta o barattata con altro fino alla tappa più lontana oltre cui ci si riforniva da ossidiana proveniente da altri luoghi.

Prime forme di sedentarizzazione e urbanizzazione

Dal 9000 a.C. sedentarizzazione in Anatolia. L'agricoltura si sviluppa contemporaneamente in più aree: valle dell'Indo, Mesopotamia meridionale, Anatolia e Levante seguita da urbanizzazione e allevamento di capre/pecore/cavalli/bovini (che risultano perciò di stazza inferiore e meno forti rispetto a quelli selvatici).

Compaiono inoltre animali domestici-semidomestici come cani, topi e gatti. Il sito di Gobekli Tepe (si legge ghebecli tepè) TEPE significa collina, parola che si ritrova in lingua curda e iranico, usata prevalentemente in Turchia orientale, è l'equivalente dell'arabo tell e del turco hoyuk (=collina, si legge iuiuc)

Tra il 9000 e il 5000 a.C. i siti sono concentrati in tre aree: Anatolia occidentale, centrale e sudorientale. Gobekli Tepe si trova in provincia della moderna città di Kar, in Turchia sudorientale ed è stata scavata da una missione archeologica tedesca iniziata da Schmit, negli anni 2000. Siamo in una zona collinare a circa 800m di altezza, sulla parte pedemontana della catena dell'Antitauro.

Il sito si presenta ora con un'area di perimetro grosso modo circolare con all'interno un'area pavimentata in terra battuta dove si ergono dei monoliti a forma di T, una sorta di recinto con doppia cinta muraria. L'aspetto interessante è che le facce dei monoliti sono scolpite con immagini prevalentemente di animali. Si data tra 9000 e 8000 a.C. una fase assolutamente remota e oltre a questi ritrovamenti ci sono tracce di capanne e materiali organici che ci fanno capire che già la popolazione di queste zone conosceva l'agricoltura e aveva iniziato a coltivare grano e orzo. Viveva anche di caccia di antilopi, cavalli... ci sono anche reperti ossei di grandi felini...

Siamo ancora in fase aceramica (la ceramica compare in Anatolia intorno al 7000 a.C.) quindi tutta l'industria è esclusivamente litica. Questo bestiario contiene uccelli, un cinghiale, una volpe (spesso ricorrente in questi ortostati scolpiti), un bue o cinghiale selvatico, un uccello acquatico come una gru. Una composizione è molto complessa: in basso un uccello e uno scorpione, poi una composizione di uccelli e motivi decorativi; è una delle rappresentazioni più antiche del mondo in una forma così estremamente complessa, tanto che scene di questo tipo hanno portato gli archeologi a ritenere che siamo di fronte ad una forma di proto linguaggio, una forma molto arcaica di comunicazione visiva che vuole raccontare una storia.

Abbiamo anche un grande felino che domina la scena da solo, una pantera o un ghepardo. Ora è stata avanzata l'ipotesi che la forma a T sia un tipo di rappresentazione estremamente stilizzata del corpo umano raffigurato con le braccia distese. I monoliti hanno varie dimensioni da 1 a 5 metri. La pietra si trova in cave a circa 35 km di distanza. Questo sito quindi documenta una comunità che si è preoccupata di portare questi blocchi, li ha sbozzati e decorati e poi collocati lì. Sono stati confrontati con altre culture a noi più vicine, come l'isola di Pasqua, per capire il tipo di forza lavoro necessaria per realizzare queste opere e si ritiene che dovesse esserne impiegata una tra le 300 e le 500 persone soprattutto per il trasporto dei blocchi di pietra di questa portata.

Perché sono stati collocati in un'area sicuramente con una delimitazione sacrale data la doppia cinta muraria. Evidentemente è una o più comunità che presentano una coesione e una organizzazione sociale. In epoche remote si ritiene che le forme di vita fossero quelle di un clan familiare di 30-40 persone che vive in un'area dove i maschi cacciano, pescano, lavorano la terra e le donne gestiscono la vita quotidiana. Per arrivare a questi lavori occorre che più gruppi familiari condividano un progetto. Questo tipo di processo è quello che porta all'organizzazione sociale e forme di vita di tipo urbano, cittadino. Si può immaginare che il sito fosse destinato a riti e cerimonie religiose non più svolte a livello individuale ma condivise dalla comunità.

La scelta del sito può derivare da una scelta di convenienza o una tradizione... Vuol dire che si rinuncia ad una quota del proprio lavoro, forza, impegno destinato ai propri interessi (caccia pesca, allevamento, agricoltura...) ma viene destinata a un'attività comunitaria. Non abbiamo elementi che rivelino la presenza di capi, ma è chiaro che una forma di coordinamento doveva esserci anche se siamo in una società egalitaria, forse costituita dagli anziani a coordinare le attività comuni. È significativo che già nel 9000 a.C. troviamo forme di coesione sociale che permettono di realizzare imprese di questo tipo.

Cosa raccontano le immagini di queste stele? Non c'è un'unica risposta. È possibile che gli animali feroci come il grande felino o quelli considerati feroci come lo scorpione e i serpenti avessero una valenza apotropaica, cioè erano raffigurati per allontanare il male. È possibile supporre che i riti servissero a rendere efficace la protezione da questi nemici dell'uomo. Gli altri animali potrebbero essere rappresentazioni di simboli totemici di clan familiari, di un'identità familiare e quindi rappresentati tutti insieme significano una specie di coesione tra questi gruppi familiari. L'organizzazione comunitaria del lavoro comincia quindi in un'epoca precoce.

L'invenzione della ceramica

La ceramica appare in Anatolia intorno al 7000 a.C. grosso modo contemporaneamente alla Mesopotamia. Per creare un oggetto in ceramica si utilizza l'argilla, più o meno depurata. Perché il recipiente si possa usare come contenitore deve essere cotta in un forno, all'origine fatto molto semplice in una fossa con del carburante dove si tiene sospeso il recipiente fino al forno a cupola vero e proprio. Siccome si sviluppa a un'alta temperatura si mescola argilla a materiale inerte come pagliuzza triturata che si consuma nella cottura senza che il recipiente si rompa. La ceramica più antica non è perfettamente cotta, fino grosso modo al 3000 a.C. è fatta a mano poi si inizia a usare il tornio lento e successivamente quello veloce usato ancora ora.

Questa invenzione avviene in stretta connessione con lo sviluppo dell'agricoltura e a forme di vita arcaica. Quando l'alimentazione si basa su un raccolto stagionale è necessario immagazzinare i prodotti da utilizzare nei mesi successivi stoccati in recipienti che si possano chiudere. Si passa perciò anche a forme di manipolazione del cibo più complesse che richiedono recipienti più complessi. In fase arcaica ogni nucleo familiare poteva creare la sua ceramica poi abbiamo laboratori specializzati in epoca storica. La ceramica più antica dell'Anatolia ha superficie brunita e non è decorata.

Il sito di Çatal Höyük

Siamo in Anatolia centrale. Il sito ha dato una documentazione significativa per periodo tra 5000 e 7000 a.C. È uno scavo portato avanti da un archeologo inglese, tutt'ora è in corso con una missione archeologica internazionale. Siamo vicino alla moderna città di Konya, la prima sede del regno selgiuchide. Primo aspetto da tenere presente: la regione non è adatta alla produzione agricola. Questa parte dell'Anatolia è l'area dove piove di meno e ci sono...

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 45
Civiltà dell'Anatolia preclassica Pag. 1 Civiltà dell'Anatolia preclassica Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 45.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Civiltà dell'Anatolia preclassica Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 45.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Civiltà dell'Anatolia preclassica Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 45.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Civiltà dell'Anatolia preclassica Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 45.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Civiltà dell'Anatolia preclassica Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 45.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Civiltà dell'Anatolia preclassica Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 45.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Civiltà dell'Anatolia preclassica Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 45.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Civiltà dell'Anatolia preclassica Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 45.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Civiltà dell'Anatolia preclassica Pag. 41
1 su 45
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/01 Storia del vicino oriente antico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Bubi3382 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del Vicino Oriente Antico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof De Martino Stefano.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community