LA MATERIA
Il compito della chimica è quello di studiare la trasformazione della materia allo scopo di
sintetizzare nuovi materiali, ottimizzare processi chimici e minimizzare l’inquinamento. Ma prima
di tutto è necessario chiedersi: di cosa è fatta la materia?
ATOMO
Secondo Dalton, a materia è costituita da particelle indivisibili dette atomi. Queste particelle sono
tutte uguali e costituiscono la parte più piccola di un elemento. Nelle reazioni chimiche inoltre,
vige il principio di conservazione della massa di Lavoisier.
Nel 1800, William Crookes scopre i raggi catodici e nel 1897, Sir Joseph Thomson li utilizza nella
scoperta degli elettroni. Thomson, propone quindi un nuovo modello atomico: il plum pudding
model. Nel 1911 però, Ernest Rutherford esegue un esperimento a cui segue la scoperta del
protone. Il modello di Thomson, prevedeva un atomo in cui gli elettroni “galleggiano” in una
nuvola carica positivamente. Rutherford introduce il concetto di atomo nucleare: l’atomo è
un’entità pressochè vuota in cui quasi tutta la massa è concentrata nel nucleo attorno al quale
ruotano, a distanze diverse, elettroni.
In base alle leggi della fisica classica, una particella caria in moto circolare libera energia; di
conseguenza, gli elettroni che secondo il modello di Rutherford ruotano attorno al nucleo sono
destinati, con il tempo a precipitare su di esso. Per spiegare, quindi la disposizione degli elettroni
nell’atomo, entra in campo la fisica quantistica, secondo cui, gli atomi eccitati emettono luce di
diverso colore e i particolari colori emessi dipendono dalla disposizione degli elettroni nell’atomo;
studiando, quindi gli spettri di emissione si può risalire alla disposizione degli elettroni. Secondo la
fisica classica, la luce ha solo una natura ondulatoria: questo però non spiega tre fenomeni:
1.RADIAZIONE DEL CORPO NERO
Quando un corpo viene scaldato, esso emette luce di una certa intensità e frequenza. Un corpo
nero è un sistema ideale che assorbe tutta l’energia incidente, si scalda ed emette energia con una
frequenza strettamente legata alla temperatura a cui si trova. La fisica classica non riusciva a
trovare equazioni in grado di approssimare le curve di emissione del corpo nero. Ci pensa Max
Plank, secondo cui un corpo ad alta temperatura è in grado di emettere (o assorbire) solo certe
quantità di energia, descritte dalla relazione:
Dove n = numero quantico, h = cost. di Plank e v = frequenza. Secondo questa teoria, ogni
( )
“pacchetto” di energia è detto quanto e un atomo varia i suoi stati energetici assorbendone o
cedendone. 2.EFFETTO FOTOELETTRICO
L’emissione di elettroni dalla superficie di un metallo illuminato da luce monocromatica (se
l’energia è sufficiente), genera corrente elettrica. La fisica classica non riusciva a spiegare questo
fenomeno, ma ci riuscì Einstein, che nel 1905 affermò che la luce è di natura particellare ed è
costituita da fotoni (anch’essi dei quanti).
3.SPETTRI ATOMICI
1
Nell’emissione, qualsiasi elemento emette energia luminosa con frequenze ben determinate.
Nell’assorbimento, lo stesso elemento assorbe energia luminosa le cui frequenze son solo quelle
che è in grado di emettere. Quindi, l’elettrone, all’interno dell’atomo può avere solo valori discreti
di energia. MODELLO ATOMICO QUANTIZZATO
Sulla base delle scoperte della fisica quantistica, Bohr introdusse il modello quantizzato
dell’atomo, secondo cui:
L’elettrone ruota attorno al nucleo in orbite con determinato raggio ed energia: stati
stazionari.
Se n = livello energetico
Raggio
⁄ ⁄
Energia con
Variando la sua energia, un elettrone può passare da un livello all’altro, ma non sono
ammessi mezzi salti.
Quando l’elettrone torna allo stato fondamentale (n=1), viene emessa energia ,
quindi alla fine del processo .
Il modello atomico di Bohr aveva, però un difetto fondamentale: l’elettrone, in questo modello
non obbedisce alla fisica classica che però è stata utilizzata per definire la sua orbita (posizione) ed
energia (velocità). Nel 1927, Heisenberg enunciò il principio di indeterminazione secondo cui è
impossibile determinare contemporaneamente posizione e velocità di particelle piccole come
elettroni; ciò rende privo di significato il modello di Bohr. L’atomo viene, quindi, studiato secondo
la meccanica ondulatoria. L’ATOMO E LA MECCANICA ONDULTORIA
POSTULATO DI DE BROGLIE
Se alla luce, che è un fenomeno ondulatorio, sono associate caratteristiche corpuscolari della
materia allora deve essere vero anche il contrario: la materia, che ha con certezza caratteristiche
corpuscolari dovrà avere anche proprietà ondulatorie. Se la massa si converte in energia, allora
alla massa posso associare un onda, infatti: ⁄ ⁄
{ ( )
ELETTRONE, ONDA MATERIALE: EQUAZIONE DI SCHRODINGER E NUMERI QUANTICI
Schrodinger applicò la relazione di De Brogliè al moto di particelle vincolate (come elettroni) e ne
ricavò un equazione d’onda che descrive gli elettroni come onde materiali tridimensionali di
ampiezza o funzione d’onda . ( )
L’equazione ammette infinite soluzioni, ma solo le funzioni d’onda associate a onde stazionarie
sono accettabili. 2
Per onda stazionaria si intende un’onda che vibra in una determinata
regione di spazio e la cui configurazione non varia nel tempo, dando
origine a stati stazionari, ovvero stati di energia costante.
L’elettrone è assimilabile a un’onda stazionaria tramite la funzione d’onda descritta dai numeri
( )
quantici n,l,m. Una funzione d’onda caratterizzata da ben precisi numeri quantici è detta
orbitale. Mentre è l’ampiezza d’onda e non ha nessun significato fisico, è la
probabilità di trovare un elettrone in un determinato punto dello spazio attorno al nucleo, quindi
determina la forma dell’orbitale, definendo sia energia che carica.
Attenzione! La funzione dà un informazione di tipo statico: non
possiamo dire dove si trova esattamente l’elettrone in ogni istante, ma
solo indicare quale probabilità essa abbia di trovarsi in una determinata
zona dello spazio.
n: numero quantico principale definisce l’energia.
Al crescere di n aumenta l’energia dell’elettrone e la zona di spazio in cui è più probabile
trovarlo.
l: numero quantico secondario definisce la forma dell’orbitale.
Le forme più comuni sono s,p,d,f.
Orbitali s: una sola direzione nello spazio, quindi orbitali sferici.
Definiamo:
| ( )|
- densità di probabilità massima in prossimità del nucleo
| ( )|
- probabilità radiale.
Orbitali p: tre direzioni nello spazio, quindi orbitali a doppia clava.
RAPPRESENTAZIONE ENERGETICA DELL’ORBITALE
Per Z = 1, l’energia dell’orbitale dipende solo da n, mentre per Z>1, dipende anche da l a causa
dell’effetto schermo: se in un atomo sono presenti più elettroni questi risentiranno non solo della
forza attrattiva del nucleo, ma anche della forza repulsiva degli altri elettroni.
La carica efficace sarà quindi Z = Z – S. Per questo motivo gli orbitali più interni sono più
eff
penetranti, ovvero risentono di una carica nucleare maggiore rispetto a quelli più esterni.
3
CONFIGURAZIONE ELETTRONICA
La configurazione elettronica si organizza in modo che gli elettroni occupino gli orbitali a più bassa
energia in modo da rendere minima l’energia interna dell’atomo. Definiamo:
Principio di esclusione di Pauli: ogni orbitali può contenere solo due elettroni di spin
opposto, così da avere la minor repulsione magnetica possibile.
Regola di Hund: gli orbitali degeneri vengono occupati da elettroni così che la somma
vettoriale degli spin sia massima. Quindi, gli elettroni cercano di disporsi il più lontano
possibile tra loro (riempiono prima tutti gli orbitali e poi si accoppiano).
All’aumentare di Z, l’energia delle orbitali diminuisce, poiché questi sono sempre più lontani dal
nucleo. PROPRIETA’ MAGNETICE DEGLI ELEMENTI
Derivano dalla configurazione elettronica degli atomi.
Atomi con elementi spaiati diventano piccoli magneti e vengono attratti da un campo
magnetico. Tali sostanze vengono dette paramagnetiche.
Atomi con solo elettroni accoppiati sono detti diamagnetici.
CLASSIFICAZIONE PERIODICA DEGLI ELEMENTI
Con il meccanismo dell’AUFBAU (riempimento) applicato agli atomi ordinati secondo Z crescente e
andando a capo dopo aver raggiunto l’ottetto, si evidenzia il ripetersi periodico di strutture
elettroniche esterne lungo il gruppo e quindi, visto che solo gli elettroni di valenza entrano in gioco
nei legami, anche di proprietà chimiche. Altre proprietà sono legate a:
Z che aumenta lungo il periodo (aumenta la forza attrattiva del nucleo) e rimane
eff
pressochè costante lungo il gruppo (Z e S aumentano entrambi). Poiché Z è la carica
eff
sentita dall’elettrone più esterno, questa determina l’estensione dell’orbitale ovvero la
dimensione dell’atomo.
⁄
Raggio atomico che aumenta lungo il gruppo e diminuisce lungo il periodo.
Energia di ionizzazione (EI)
L’energia necessaria per rimuovere un elettrone da un atomo ed è l’opposto dell’energia
⁄
coulombiana . Quindi, aumenta lungo il periodo e
diminuiscono di poco lungo il gruppo. Le energie di ionizzazione successive sono sempre
nettamente superiori all’energia di ionizzazione primaria.
Tanto minore è EI, tanto maggiore è il carattere metallico dell’elemento,
cioè tanto più facilmente si forma Ne segue che questo diminuisce
lungo il periodo e aumenta lungo il gruppo.
Affinità elettronica (EA)
Energia liberata quando ad un atomo neutro viene addizionato un elettrone. Avremo
⁄
quindi che . Di conseguenza EA aumenta lungo il periodo e diminuiscono di
poco lungo il gruppo.
Raggi ionici 4
CARATTERIZZAZIONE DI UN ELEMENTO CHIMICO E MOLE
Qualsiasi elemento chimico è caratterizzato da un numero di massa (A) (numero di protoni +
numero di neutroni) e un numero atomico (Z) (numero di protoni) caratterizza l’elemento.
Atomi con uguale numero atomico ma diverso numero di massa sono chiamati isotopi.
In base alle proprietà fisiche periodiche, gli elementi si possono suddividere in:
Metalli: basse IE, perdono facilmente elettroni dando cationi e formano composti ionici
con non metalli.
Non metalli: alte EA, acquisiscono facilmente elettroni dando anioni.
Semimetalli: assumono un diverso comportamento a seconda del partner.
Il chimico Mendleev fu il primo ad accorgersi delle somiglianze nelle proprietà chimiche di alcuni
elementi e li ordinò in una tavola, chiamata tavola periodica. Ordinando, però, gli elementi nella
tavola secondo Z, avremo elementi fuori sequenza. Introduciamo la massa atomica relativa (uma):
Dove il valore di riferimento è la dodicesima parte del carbonio 14. Pesare le molecole, però è
praticamente molto difficoltoso, quindi viene introdotta la mole: massa atomica in grammi. Una
mole contiene lo stesso numero di particelle in qualsiasi elemento. Questo numero è chiamato
numero di Avogadro . 5
LEGAMI
Solo i gas nobili esistono in natura come atomi, tutto gli altri elementi formano legami. I metalli
formano legami metallici, i non metalli esistono in natura come molecole con legami covalenti.
Esistono, inoltre, legami di tipo ionico (esiste il reticolo ionico) e molecolari (esiste la molecola,
sono legami covalenti). Se due atomi reagiscono spontaneamente a formare una molecola è
perché la formazione del legame porta allo sviluppo di energia, che abbassa l’energia totale del
sistema. Possiamo distinguere:
Legami ionici (trasferimento di elettroni tra atomi), di natura elettrostatica: non esiste la
molecola, ma il cristallo ionico (legame adirezionale).
( ) ( )
Legame covalente (compartecipazione di elettroni): esiste la molecola e il legame è
direzionale. Possiamo descrivere questo tipo di legame mediante tre teorie:
1.TEORIA DI LEWIS
Gli atomi condividono una o più coppie di elettroni di valenza, realizzando l’ottetto. Il modello di
Lewis rappresenta gli elettroni di valenza per mezzo di punti. Possiamo avere anche legami doppi o
tripli e, generalmente:
L’ordine di legame coincide con il numero di legami. Maggiori sono le coppie condivise, più
forte sarà il legame.
La distanza di legame (distanza tra i due nuclei) è tanto maggiore quanto minore è l’ordine
di legame.
L’energia di legame è quella necessaria per rompere il legame.
( )
ELETTRONEGATIVITÀ
Si definisce tale la tendenza di un atomo ad attrare su di se gli elettroni di legame. E’ una
grandezza relativa e può essere correlata con EI ed EA. Per convenzione, Pauling scelse il fluoro
( ).
come elemento più elettronegativo Quanto maggiore è la differenza di elettronegatività
tra due elementi tanto maggiore è:
- La separazione di carica ;
- La percentuale di legame ionico;
- La polarità del legame.
L’elettronegatività aumenta lungo il periodo e diminuisce lungo il gruppo.
LEGAME IONICO
Generalmente si ha se . Si avrà quindi la formazione di un solido ionico tenuto insieme
dall’energia reticolare che è tanto maggiore quanto maggiore è .
LEGAMI COVALENTI POLARI
Si hanno tra atomi aventi diversa EI ed EA. La coppia di legame è più vicina all’atomo con maggiore
elettronegatività. La molecola si dice allora polare. Avremo una percentuale di carattere ionico che
si sovrappone al legame covalente: il legame è quindi più forte.
6
LEGAME DATIVO
I due atomi impegnati nel legame non sono più paritetici: avremo un atomo datore e uno
accettore. STRUTTURE DI RISONANZA ED ECCEZIONI ALL’OTTETTO
Spesso una sola struttura atomica non è veritiera, infatti per alcune tipologie di atomi o molecole
una sola struttura di Lewis è in disaccordo con i dati sperimentali. Per questo motivo si dice che di
un legame esistono diverse strutture di risonanza. Oltretutto, ci sono dei casi che eccedono la
regola dell’ottetto. In particolare avremo:
- Ottetti incompleti: caratteristica dei composti di Berillio e Boro;
- Ottetti espansi: caratteristica dei metalli con , che hanno la possibilità di accedere
agli orbitali d;
- Specie con elettroni spaiati: vengono chiamati radicali e sono paramagnetici e molto
reattivi. L’ossigeno O , ad esempio, è un biradicale fortemente reattivo.
2 GEOMETRIA MOLECOLARE
Poiché i legami covalenti sono direzionali, esiste una geometria molecolare basata sulla teoria di
Lewis e la VSEPR, un modello basato su considerazioni elettrostatiche secondo cui cariche uguali,
vincolate in un punto e libere di muoversi, si dispongono alla massima distanza tra loro, così da
minimizzare la loro repulsione elettrostatica. La geometria di legame dipende sia dalle coppie di
legame che dalle coppie solitarie.
. 7
Una molecola perfettamente simmetrica, sia nella geometria che nella distribuzione di carica, avrà
un momento di dipolo nullo. Quando, invece, non c’è simmetria, le molecole sono polari. Quanto
maggiore è la polarità del legame, tanto maggiore sono le forze di attrazione tra gli atomi e tanto
maggiore sarà l’energia (quindi il calore) necessario per rompere il legame.
SMOG FOTOCHIMICO
Si accentua in estate nei centri abitati ad alto inquinamento dovuto ad
emissione di NO presente nei gas di scarico. Questo porta alla
2
formazione di azoto, dannoso per il nostro organismo. Infatti:
2.LEGAME DI VALENZA SECONDO LA MECCANICA ONDULATORIA
VALENCE BOND
Secondo questa teoria, l’elettrone è dissolto in una nube di carica e diviene fondamentale il
concetto di orbitale. La teoria afferma che, la formazione di un legame avviene mediante la
compenetrazione degli orbitali interessati. Abbiamo due tipi di legame:
Legame dove si ha la sovrapposizione degli orbitali atomici lungo l’asse che congiunge i
due nuclei.
Legame , dove si ha la sovrapposizione degli orbitali p paralleli tra loro e perpendicolari al
legame .
Quindi i legami semplici sono , il doppio legame è la somma di un legame e un legame il
triplo legame è la somma di un legame e due legami . Le molecole biatomiche (O , H ..) si
2 2
)
spiegano bene mediante la sovrapposizione di orbitali puri ( ma per le molecole
poliatomiche, (BeCl ,BF …) la teoria V.B. è in disaccordo con i dati sperimentali, questo perché gli
2 3
orbitali atomici puri non sono adatti. Occorrono quindi i così detti orbitali ibridi, che consistono
nella combinazione lineare di orbitali atomici s,p,d. Per combinazione lineare intendiamo che X
orbitali forniscono X orbitali isoenergetici ibridi e, in questa formazione, all’orbitale s (sempre
presente) si sommano orbitali p e d, ottenendo:
3
Ibridi sp , dati dalla combinazione lineare 1s+3p, sono 4 orbitali isoenergetici disposti
secondo i vertici di un tetraedro.
2
Ibridi sp , dati dalla combinazione lineare 1s+2p, sono 3 orbitali isoenergetici disposti a
120° tra loro.
Ibridi sp, dati alla combinazione lineare 1s+1p, sono 2 orbitali isoenergetici disposti a 180°
tra loro.
3 3 2
Ibridi sp d e sp d , dati rispettivamente dalla combinazione lineare 1s+3p+d e 1s+3p+2d e
formati da 5 e 6 orbitali isoenergetici. 8
3.ORBITALI MOLECOLARI
La teoria assume che gli orbitali s e p si combinano nella molecola per formare
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Riassunto esame Chimica I, prof. Gerbarldi
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Riassunto esame Chimica Industriale
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Riassunto esame Chimica organica, prof. Resnati
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Riassunto Chimica