Università degli Studi di Torino
FACOLTÀ DI SCIENZA MATEMATICHE, FISICHE E NATURALI
Corso di Chimica e Tecnologie Chimiche
Appunti di Chimica inorganica
Anno Accademico 2013/2014
Indice
I Iniziale 1
1 Proprietà atomiche 2
1.1 Dimensioni degli atomi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.2 Teoria del legame di valenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
1.3 Orbitali ibridi molecolari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
1.3.1 Molecola eteronucleare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
2 I composti 19
2.1 Legame atomico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
2.1.1 Lewis . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
2.1.2 Valenza elettronica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
2.1.3 VSEPR . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21
3 Strutture atomiche 22
3.1 Solidi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22
3.2 Aspetti energetici del legame ionico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26
3.3 Equazione di Born-Mayer . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28
3.4 Stabilità termodinamica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29
3.5 Stabilità degli stati di ossidazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30
3.6 Solubilità dei sali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31
4 Reazioni acido-base 33
4.1 Acidi e basi di Brønsted . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33
4.2 Classificazione delle sostanze . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 36
4.3 Acidi e basi di Lewis . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40
4.3.1 Acidità di Lewis nella tavola periodica . . . . . . . . . . . . . . 41
4.3.2 Suddivisione di acidi di Lewis . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45
5 Complessi 48
5.1 Leganti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 48
5.1.1 Leganti monoatomici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 50
5.1.2 Leganti chelanti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51
5.2 Teoria del campo cristallino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 55
5.2.1 Distorsione tetragonale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 61
5.3 Teoria dell’orbitale molecolare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 62
5.4 Spettro elettrochimico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 65
i
INDICE ii
II Finale 69
6 Metallo carbonili 70
6.1 Reazioni metallo carbonili . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 70
6.2 Leganti simili al carbonile . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 72
7 Interazione legante-metallo 73
π
7.1 Metallo-alchene . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 73
7.2 Sintesi dei metallo-alcheni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 74
7.3 Metalloceni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 74
7.4 Reattività . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 75
8 Metallo-alchini 76
9 Complessi 77
σ
9.1 Forza del legame . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 77
9.2 Sintesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 77
9.3 Preparazione di complessi con legami metallo-carbonio . . . . . . . . 79
σ
9.4 Reattività . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 79
9.5 Catalisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 80
9.6 Idrogenazione catalitica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 81
Parte I
Iniziale
1
Capitolo 1
Proprietà atomiche 22/10/2013
Libro consigliato Atkins.
Ci concentreremo sul gruppo dei metalli di transizione. Se si numerano i gruppi da
1 a 8 la tavola periodica viene detta classica, mentre da 1 a 18, viene detta numerazione
iupac. Viene imposta quella iupac, nonostante quella classica abbia un significato
chimico profondo. Particolare è la situazione dei metalli di transizione, che sono divisi
anche con le lettere A e B, per indicare che questi gruppi hanno una certa affinità,
similitudine nei comportamenti chimici.
La tavola periodica classica è chimica, ossia è stata costruita in base al comportamen-
to chimico dei vari elementi. La tavola periodica estesa contiene le stesse informazioni,
ma viene suddivisa in base alla struttura elettronica dell’atomo, che deriva dalla sua
descrizione energetica. Chiave di volta per interpretare questa concezione è l’ipotesi di
quantizzazione di energia.
Consideriamo gli isotopi dell’idrogeno, che sono prozio ( H), deuterio (D, H)
11 21
H).
e Trizio (T, Per rappresentare l’atomo bisogna tener conto del principio di
31
indeterminazione, quindi determinare la posizione dell’elettrone ma non determinarne
la quantità di moto.
Non si determina quindi posizione ma la probabilità che si trova in una determinata
posizione. Per rappresentazione convenzionale si indica
= +
E T V
che indica l’energia di un atomo, dove indica l’energia cinetica e potenziale cinetica.
T V
Per l’energia potenziale si utilizza la legge di Coulomb
− +
q q −
= = e
− +
∝ −q
V q
r
L’elettrone viene rappresentato considerando come un’onda, significa quindi che l’elet-
trone è una particella precisa, con massa e carica, come può essere osservato nei tubi
catodici. Per rappresentare l’elettrone come onda fu necessario l’equazione d’onda di
ψ
Schrödinger, che adattò le equazioni d’onda al problema degli elettroni. Nella forma
semplificata è =
Hψ Eψ
e descrive il moto degli elettroni. L’oggetto più semplice è che indica l’energia.
E,
Questa equazione può essere impiegata solo per descrivere il movimento di un elettrone
2
CAPITOLO 1. PROPRIETÀ ATOMICHE 3
attorno ad un nucleo. Se non si muove attorno ad un nucleo sono sufficienti i principi
della fisica classica.
Il comportamento ondulatorio dell’elettrone, quindi, compare soltanto quando è
vincolato a un campo potenziale di attrazione (ossia quando si muove attorno a un
nucleo). Questo comportamento viene studiato dalla meccanica quantistica.
Per risolverla occorre considerare i parametri a cui è riferita, ossia 3 parametri
cartesiani per localizzarlo a cui si aggiunge il tempo. È funzione quindi di 4 parametri.
(x )
ψ(x, y, z, t) ψ , y , z , t
1 1 1 1 1
Questi quattro parametri numerici sono i numeri quantici.
Numeri quantici Sono i quattro parametri necessari a determinare la posizione
dell’elettrone attorno al nucleo di un atomo. Essi sono indicati dalle lettere n, l, m
l
e e permetto quindi di terminare lo stato dinamico ed energetico.
m s
Nello studio dei metalli di transizione occorre utilizzare in modo particolare i numeri
quantici.
Numero quantico principale L’aspetto più importante è dato da questo numero,
n
che indica l’energia. Esso sottolinea come l’energia degli elettroni sia quantizzata, ossia
sono ammessi solo precisi livelli di energia. è associato infatti al livello energetico
n
(o più semplicemente l’energia) dell’elettrone. Ha valori 1 con ossia valori
≥ ∈
n n N,
interi positivi. Anche indicato come secondario o angolare, esso
Numero quantico orbitalico l
descrive lo stato di equilibrio dell’elettrone.
Esempio Il momento angolare della ruota di una bicicletta ci permette di
stare in equilibrio. Anche gli elettroni posseggono un momento angolare, che
deriva dal movimento dell’elettrone, che li mantiene in equilibrio.
Dato che l’elettrone ha un momento angolare, essendo legato all’energia, esso
è quantizzato ed è indicato dal numero quantico secondario. esiste nell’intervallo
l
0 1 con L’elettrone deve muoversi in modo omogeneo attorno al
≤ ≤ − ∈
l n l N.
nucleo, quindi si muove all’interno di uno spazio sferico.
Non si può dire che l’elettrone si muove lungo un orbita quando abbiamo = 1,
n
essendo il momento angolare pari a zero = 0. Ci accontentiamo della probabilità,
l
disegnando una zona di probabilità attorno al nucleo che prende il nome di orbitale.
Nello specifico caso l’orbitale è detto 1s. Indicare un orbitale come tale significa indicare
il primo livello energia e momento angolare nullo (zona sferica di probabilità).
Numero quantico magnetico Esso può prendere tutti i numeri interi da −l
m l
ad (m Z e Il momento angolare può essere associato ad un vettore
∈ −l ≤ ≤
l m l).
l l
con origine nel centro dell’atomo. Se noi poniamo un atomo in un campo magnetico, il
suo momento angolare si allineerà al campo magnetico. Questo perché il movimento
degli elettroni, essendo carichi elettricamente, genera un campo magnetico allineato al
vettore del momento angolare. Questo ci permette di determinare il numero di quanto
magnetico.
CAPITOLO 1. PROPRIETÀ ATOMICHE 4
Numero quantico di spin Assume solo due valori possibili: o . È complesso
12 1
− 2
definire cosa indica questo numero. L’elettrone, oltre a ruotare attorno al nucleo, ruota
attorno se stesso (anche se ciò significa consideralo come particella deterministica,
cosa non corretta). Ruotando attorno all’atomo, determina la creazione di un campo
magnetico orbitalico, mentre la rotazione attorno al proprio asse determina il campo
magnetico di spin, che è quantizzato e indicato dal numero quantico di spin. Questi
due campi influiscono la disposizione degli elettroni all’interno degli orbitali atomi-
ci. L’interazione tra momenti magnetici dà un contributo energetico, che influisce 24/10/2013
varie proprietà. Altro contributo energetico viene fornito dall’aspetto elettrostatico
predominante nell’atomo. Bisogna tener conto quindi di:
Interazione coulombiana Tra nucleo ed elettroni, dipende dal numero atomico
dell’atomo;
Repulsione coulombiana Difficile da descrivere, avviene tra elettrone ed elettrone;
Interazione momenti magnetici Ne esistono due, una tra il momento magnetico
orbitalico e il momento mangetico di spin, una tra i momenti di spin.
Sono una serie di regole che illustrano come distribuire gli
Regole di AufBau
elettroni nello spazio:
• Gli elettroni si dispongono attorno al nucleo secondo livelli crescenti di energia;
• Se presenti più orbitali, si riempono prima quelli a minore energia. Se siamo su
orbitali alla stessa energia (detti degeneri), prima si riempono tutti gli orbitali
con singoli elettroni con lo stesso spin per ridurre le repulsioni e poi si accoppiano.
• Due elettroni non possono avere una funzione d’onda con la stessa quaterna
di numeri quantici (il numero quantico di spin viene modificato per avere due
elettroni allo stesso livello di energia. Prende anche il nome di principio di
esclusione di Pauli. Appaiare due elettroni ha, però, un costo energetico (energia
correlazione spin) dovuto al termine repulsivo, ma ha un costo ridotto rispetto a
mettere l’elettrone nel livello successivo. Perciò vengono collocati insieme.
Configurazioni di stato Sono rappresentazioni della disposizione degli elettroni
negli orbitali atomici. Esse possono essere:
Fondamentali Gli elettroni si trovano al minor stato energetico possibile;
Configurazioni possibili, in cui gli elettroni sono posti a livelli di energia
Eccitate
superiori rispetto a quelli fondamentali dopo che acquisiscono sufficiente energia.
Per sapere a che distanza si trovano gli elettroni dal nucleo si ricorre nuovamente alla
funzione d’onda di Schrödinger, ossia =
Hψ Eψ
essendo funzione delle coordinate spaziali e del tempo. Non è possibile sapere
ψ
con certezza dove vanno a collocarsi, ma si ottengono delle probabilità in funzione
del raggio, e al posto delle coordinate cartesiane si impiegano le coordinate polari
(ψ(r, Questa funzione d’onda si può riscrivere come prodotto delle singole
θ, φ, t)).
funzioni, ottenendo: = · ·
ψ(r, θ, φ, t) ψ(r) ψ(θ, φ) ψ(t)
CAPITOLO 1. PROPRIETÀ ATOMICHE 5
Se si rappresenta solo la funzione è possibile osservare quali elettroni si avvicinano
ψ(r)
o si allontanano dal nucleo. Per distanza interatomiche si utilizza una unità di
misura convenzionale, il raggio di Bohr (indicata con ), ottenuta da Bohr nella
Z /a
r 0
formulazione del suo modello di atomo, solitamente riconvertita in Å.
Dall’analisi del grafico si evince che gli elettroni sugli orbitali hanno alte probabilità
s 2
di essere sul nucleo. Se poi grafichiamo il quadrato del modulo della funzione |ψ|
per vedere la densità di probabilità si può dedurre che gli orbitali atomici risentono
s
maggiormente dell’attrazione del nucleo.
La presenza di elettroni attorno al nucleo maschera la carica del nucleo per gli
orbitali esterni. Si può scrivere che =
∗ −
−
Z Z σ
dove è la carica percepita dagli elettroni dei livelli superiori. L’energia dei livelli
∗
Z
superiori è quindi sostanzialmente diversa da quella dei livelli interni. Dal confronto
tra orbitali 2s e 2p è possibile osservare la penetrazione degli orbitali, ossia quanto un
orbitale si torvi vicino al nucleo: tanto è più penetrante, tanto è più vicino. L’orbitale
è in media più grande dell’orbitale questa fà si che l’atomo sia sferico. Quando si
s p,
accoppiano tutti gli spin, vengono stabilizzate le interazioni repulsive e la configurazione
elettronica si trova su di uno stato energetico più baso. Per questo gli elementi del
gruppo gas nobili sono stabili e poco reattivi.
Man mano che aumenta il numero atomico, aumentano i livelli energetici e questi
risentono della schermatura. Quindi la distanza tra i vari livelli diminuisce progres-
sivamente, a cui si somma la diminuzione nei vari orbitali della penetranza (da s
diminuisce fino a ). Questo comporta che l’orbitale 4s sia meno penetrante degli
f
orbitali 3d. In questo caso si osserva che, se si è prossimi al semiriepimento di un
orbitale, viene favorita questa distribuzione (vedi configurazione del cromo o del rame,
che sono anomale seguendo le regole AufBau).
Tutte queste configurazioni elettroniche sono da considerare per atomi isolati, che
non interagiscono con nessuno. Essenziale è il sottoguscio Alcuni hanno nomi
d.
particolari, come gruppi di metalli di acomio. Altri nomi particolari sono il gruppo dei
pnicogeni (5º gruppo), gruppo dei calcogeni (6º gruppo) e il gruppo degli alogeni (7º
gruppo).
Gli orbitali hanno pochissima penetrazione, vengo detti a riempimento posticipato,
f
perché si riempono dopo due livelli rispetto quello nominale. Di seguito elenchiamo 28/10/2013
una serie di considerazioni sugli elettroni
• L’energia degli elettroni è quantizzata;
• Gli elettroni del guscio esterno sono schermati dal guscio interno;
• Hanno diversa capacità di penetrazione nei gusci interni a seconda dell’orbitale;
• Devono avere correlazione di spin.
Il problema di determinare l’energia di un elettrone non è indifferente, essendo una
particella in movimento e di dimensioni microscopiche. Si parla quindi di energia di
ionizzazione.
Energia di ionizzazione Viene definita come l’energia necessaria affinché un
atomo divenga uno ione carico positivamente. Essa consiste nell’energia necessaria
CAPITOLO 1. PROPRIETÀ ATOMICHE 6
a “strappare” un elettrone ad un atomo. −
A A + e
+
(g) (g) (g)
5
∆H = −
I RT
I 2
Se si grafica l’energia di ionizzazione (in elettronvolt, eV) rispetto al numero atomico
dei vari elementi si osserva come cambia la forza attrattiva dei protoni sugli elettroni
Z
del guscio. Si osservano dei massimi per i gas nobili e dei minimi per i metalli alcalini,
con enormi differenze di energia di prima ionizzazione.
Partendo dall’idrogeno, l’elettrone è in un orbitale è vicinissimo al nucleo e quindi
s,
risente dell’attrazione in modo fortissimo. Stesso discorso vale per l’elio. Passando al
litio, assistiamo ad un salto enorme, giustificata dal fatto che l’elettrone si allontana,
entrando nel guscio elettronico successivo, ma, sopratutto, risente della schermatura
del nucleo. Dal litio al berillio assistiamo ad un leggero aumento di energia. Passando
da berillio a boro, siamo costretti a cambiare orbitale e assistiamo ad una leggera
diminuzione dell’energia, perché è meno penetrante di
p s.
Passando al carbonio, aumenta energia di ionizzazione, come anche all’azoto.
L’ossigeno ha però un’energia di ionizzazione leggermente più bassa dell’azoto, perché
vi è un appaiamento di due elettroni, che perturba la stabilità dell’orbitale semi-
p
riempito e costringono due elettroni ad avvicinarsi. Andando poi al fluoro e al neon
l’energia aumenta nuovamente.
Ogni nuovo periodo si assiste a questa “scala”, caratterizzata da “scalini” in
corrispondenza del passaggio tra sottogusci o al loro semi-riempimento. Ad ogni
periodo assistiamo anche ha un generale abbassamento di energia, dovuta alla sempre
maggiore schermatura dei gusci esterni, dato il numero sempre maggiore di gusci interni.
Se si dà energia ad un elettrone sufficiente, passerà su livelli sempre più vicini, fino
a che non avrà energia continua e diverrà un elettrone libero. All’interno del
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