CHIMICA
GENERALE
Introduzione
La materia così come la possiamo osservare si presenta in tre stati di aggregazione:
Gassoso: cioè priva di forma e di volume ma facilmente comprimibile.
• Liquido: cioè priva di forma ben de nita ma con un volume e quindi dif cilmente
• comprimibile.
Solido: cioè con una forma, un volume e dif cilmente comprimibile.
•
La materia, inoltre, è sempre classi cabile come sostanza pura o come miscela.
Le sostanze pure sono omogenee e si caratterizzano per avere una composizione costante
• e invariabile e sono :
I. Elementi - cioè sostanze non decomponibili in altre più elementari e delle
quali è costituita tutta la materia. Attualmente sono noti elementi naturali e
la loro distribuzione e diffusione in natura è molto variabile va però detto che
più del % del pianeta è costituito solo da cinque elementi che sono :ossigeno,
silicio, alluminio, ferro, calcio.
II. Composti - cioè sostanze decomponibili in altre più elementari e di
conseguenza costituite da due o più elementi combinati tra loro in proporzioni
ponderali de nite e costanti così come ci dice la legge di Proust.
Le miscele si caratterizzano per avere una composizione variabile e per il fatto di essere
• separabili nei propri componenti mediante mezzi sici e sono:
I. Miscele eterogenee - cioè i cui componenti si distinguono macroscopicamente
II. Miscele omogenee - cioè i cui componenti non si distinguono
macroscopicamente e che in chimica prendono il nome di soluzioni.
9 0 fi fi fi fi fi 1 1 6 fi
La teoria atomica
Ad intuire che la materia fosse composta da particelle elementari fu Democrito ( V-IV a.C.
circa ) e a queste particelle diede il nome di Atomo, ovvero indivisibile in greco. Si tornò a
parlare di atomo molti secoli più tardi con J. Dalton che a seguito delle tre leggi ponderali:
I. Legge della conservazione della massa di Lavoisier - “in una reazione chimica, la somma
delle masse dei reagenti è sempre uguale alla somma delle masse dei prodotti di
reazione” ( )
II. Legge delle proporzioni de nite e costanti di Proust - “in un determinato composto
chimico, gli elementi che lo formano stanno tra loro in proposizioni di peso de nite e
costanti” ( )
III. Legge delle proporzioni multiple di Dalton - “quando due elementi si combinano tra
loro per dare più di un composto, le quantità in massa di uno che si combinano con una
quantità ssa dell’altro stanno tra loro in rapporti esprimibile mediante numeri interi,
generalmente piccoli” ( )
esplicò i suoi postulati:
. Ciascun elemento è costituito da particelle elementari dette atomi;
. Tutti gli atomi di un elemento sono identici;
. Gli atomi di elementi diversi hanno proprietà diverse ;
. Una reazione chimica non modi ca gli atomi di un elemento in quelli di un altro
elemento; nel corso delle reazioni chimiche gli atomi non si creano e non si
distruggono;
. I composti si originano dalla combinazione di atomi di almeno due elementi;
. In un dato composto il numero relativo e la specie degli atomi sono costanti.
Per una prima vera rappresentazione dell’atomo bisogna però aspettare il quando J.J.
Thomson scopre l’elettrone, l’atomo viene rappresentato come un involucro che al suo
interno contiene delle cariche negative. Successivamente E. Rutherford rivoluziona il
modello atomico presentato da Thomson in seguito alla scoperta, nel , dei protoni che
4
3
2
1
6
5 fi 1 7
1 9
7 9
8 9 1 8 0 fi
3 fi 1 9 1 1 1 8 9 7 fi
costituiscono il nucleo dell’atomo attorno al quale girano gli elettroni. Un modello
successivo a questo di Rutherford venne proposto da N. Bohr e prevedeva una struttura
atomica simile a quella prima citata ma con gli elettroni non sparsi a caso ma su orbite
energetiche ben precise. Alla formulazione di questo modello Bohr arrivò solo dopo alcune
importanti scoperte fatte da M. Plank e da A. Einstein a seguito di una profonda crisi che
stava attraversando la sica classica. Facciamo quindi un passo indietro e vediamo come si
arriva al modello atomico di N. Bohr.
La crisi della sica classica
Intorno agli anni venti del secolo scorso la scienza entrò in una profonda crisi a seguito di
alcuni esperimenti ai quali non si riusciva a dare una risposta mediante la sica classica.
Questi esperimenti erano :
. Spettroscopia - non si capiva come mai alcuni elementi quando riscaldati emettevano
solo alcune radiazioni con frequenze che non coprivano tutto lo spettro ultravioletto
come faceva la luce ;
. Natura ondulatoria\corpuscolare della luce - la luce che si comportava sia come onda
che come particella;
. Radiazione emessa del corpo nero ;
. Effetto fotoelettrico.
Una prima risposta fu fornita da M. Plank che con la sua equazione:
E = hv
spiegò che l’energia emessa dal corpo nero è direttamente proporzionale alla frequenza.
Sfruttando questa formula Einstein riuscì a spiegare l’effetto fotoelettrico ovvero una lastra
di metallo se irradiata con la luce ad una certa frequenza e quindi ad una certa energia
emette fotoni. Da queste due teorie N. Bohr propose in suo modello atomico così come
descritto prima ed enunciò tre postulati:
Gli elettroni orbitano attorno al nucleo;
• Gli elettroni possono orbitare stabilmente solo in certe orbite stazionarie ad un certo
• insieme discreto di distanze dal nucleo;
4
3
2
1 fi fi fi
L’atomo irraggia energia solamente quando, per un qualche motivo, un elettrone effettua
• una transizione da uno stato stazionario ad un altro. La frequenza della radiazione è legata
all’energia del livello di partenza e di quello di arrivo della relazione
v = (E − E )/h
f i
da questo terzo postulato si può spiegare anche la spettroscopia e quindi il perché
dell’emissione di determinati colori da parte di alcuni elementi.
Meccanica quantistica
Il modello atomico di Bohr non dura molto perché a seguito di alcune scoperte da parte di
brillanti menti, sempre di quel periodo, si arriva a comprendere che l’elettrone non si
comporta come precedentemente descritto e quindi verosimilmente come fanno i pianeti
con il sistema solare ma si comporta talvolta come un’onda e talvolta come una particella.
Vediamo come si arriva quindi alla costruzione del modello atomico odierno.
Come detto in precedenza, la radiazione ha una doppia natura: corpuscolare ed ondulatoria.
De Broglie partendo da tale constatazione pensò che anche alle particelle materiali doveva
essere attribuita una tale doppia natura, in modo da poter spiegare l’esistenza dei livelli
energetici dell’atomo e quindi la lunghezza d’onda poteva essere espressa come il rapporto
tra la costante di Plank e la quantità di moto, in questo speci co caso dell’elettrone:
λ = h /p
Successivamente alle osservazioni fatte da De Broglie ci fu Heisenberg che sconvolge la
scena. La sica classica ci aveva abituato al determinismo , ovvero se osservavamo un corpo
in movimento potevamo stabilire la sua posizione la sua velocità, questo pero non funzione
con gli elettroni, infatti se facciamo il prodotto tra le incertezze, rispettivamente, della
posizione e della quantità di moto otteniamo un valore che sarà maggiore o al massimo
uguale alla costante di Plank ridotta diviso due . Questo cosa vuol dire, se riduciamo al
minimo l’errore sulla posizione dobbiamo aumentare l’errore sulla quantità di moto e di
conseguenza se conosciamo la posizione del corpo non possiamo sapere la sua velocità e
viceversa da questo dunque Heisenberg arriva ad enunciare il Principio di
indeterminazione: ΔxΔp ≥ ℏ/2
fi fi
Da Heisenberg si arriva a E. Schrödinger che nel mette insieme le considerazioni fatte
da De Broglie e da Heisenberg in un’equazione che ci permette di sapere dove è più
probabile che si trovi un elettrone. δ
iℏ Ψ = H Ψ
δt
Con questa equazione dunque viene meno il concetto di elettrone che orbita attorno al
nucleo e prende piede il modello atomico in cui l’elettrone si trova in uno spazio “casuale”
e le sue proprietà insieme alla sua energia sono determinate da quattro numeri quantici, tre
introdotti proprio da Schrödinger e uno successivamente aggiunto da P. Dirac.
Numero quantico principale ( n ) - esprime il livello energetico ed è un numero intero che
• +∞
va da …….
Numero quantico secondario ( l ) - ci dice la forma dell’orbitale, ovvero la porzione di
• spazio dove è più probabile trovare l’elettrone, ed è sempre un numero intero che va da
……n- . Vediamo ora al variare di l che forma avrà l’orbitale :
. Se l = allora l'orbitale è sferico e prende il nome di orbitale s. Al centro della
sfera c'è il nucleo.
. Se l = allora l'orbitale è a due lobi, può assumere a sua volta tre diverse
inclinazioni e prende il nome di orbitale p. Il nucleo dell'atomo sta al centro dei
due lobi.
. Se l = l'orbitale è a quattro lobi, può assumere a sua volta cinque inclinazioni
diverse e prende il nome di orbitale d. Il nucleo dell'atomo sta al centro dei
quattro lobi.
. Se l = l'orbitale è a otto lobi e prende il nome di orbitale f.
m
Numero quantico magnetico ( ) - ci dice quanti orbitali di quel tipo esistono, è sempre
• l
un numero intero e va da -l…… ……+l
m
Numero quantico di spin ( )- riguarda il momento angolare intrinseco dell'elettrone e
• s
può vale o - / o + /
0
1
2
3
4 1 0
1 2
3 1 1 2 1 2 0 1 9 2 6
OSS. Il livello di energia dell’elettrone dipende solo dal primo e dal secondo numero
quantico, gli orbitali p e gli orbitali d per questo motivo prendono il nome di orbitali
degeneri.
Utilizzando i quattro numeri quantici è quindi possibile de nire lo stato di un elettrone e di
conseguenza ricavare la con gurazione elettronica di tutti gli atomi. Per fare ciò in maniera
principio di costruzione Prinzip”
pratica possiamo utilizzare il o “Aufbau che partendo
dall’atomo di idrogeno ci permette ricavare la struttura elettronica degli altri elementi
aggiungendo tanti elettroni e tanti neutroni quanti sono quelli che costituiscono l’elemento
di nostro interesse.
Ogni riga orizzontale rappresenta un livello energetico nel
quale è possibile sistemare solo un certo numero di elettroni
il principio di esclusione
come ci suggerisce formulato da
W. Pauli un atomo non possono coesistere
che dice : “in
elettroni aventi tutti e quattro i numeri quantici uguali” .
Da questo è facile capire come sia possibile avere un
massimo di due elettroni per orbitale che abbiano spin
s
opposto e dunque l’orbitale ne potrà ospitare due, l’orbitale
p ne potrà ospitare sei perchè composto da un orbitale ma
che può assumere tre posizioni e così via. Un’altra cosa da
regola di Hund principio di massima molteplicità
tenere bene a mente è la o che ci dice
che gli elettroni si dispongono in modo tale da occupare il maggior numero di orbitali
possibili e dunque nel caso in cui ci troviamo nell’orbitale p e abbiamo due elettroni si
m
disporranno uno in un orbitale con il numero quantico magnetico ad esempio pari a - e
m
uno nell’orbitale con pari a .
Facciamo la con gurazione elettronica dell’idrogeno: sappiamo che ha un elettrone e
n l m
quindi avrà numero quantico principale = , di conseguenza = = e dunque
s, pertanto
l’elettrone sarà nell’orbitale : 1
H = 1s
s
Con l’apice di che rappresenta quanti elettroni sono presenti nell’orbitale.
fi fi 0 1 fi 0 1
Il sistema periodico
Il primo ricercatore che cercò, senza particolare successo, di fare una classi cazione
J. W. Dobereiner
periodica degli elementi fu dopo aver notato l’esistenza di parecchi
gruppi formati da tre elementi, che chiamò triadi, che avevano proprietà chimiche simili. Il
D. I. Mendeleev e L. Meyer
suo lavoro servì da stimolo per altri ricercatori come per la
creazione di un sistema di classi cazione più elaborato che si basava sulle relazioni tra
proprietà degli elementi e i rispettivi pesi atomici. In particolare Mendeleev elaborò una
tavola periodica incolonnando in gruppi, gli elementi con proprietà chimiche simili
riservando alcuni posti a elementi non ancora scoperti dei quali riuscì a prevedere non solo
l’esistenza ma anche le proprietà . La classi cazione secondo il peso atomico crescente
G. J. Moseley
mostrava però alcune incongruenze che vennero poi chiarite nel da che
le proprietà chimiche degli elementi non sono una funzione periodica del
dimostrò che
peso atomico bensì del numero atomico, cioè del numero delle cariche positive, i protoni,
possedute dagli elementi. Il motivo per cui il peso atomico non procede sempre di pari
passo con il numero atomico è dovuto al fatto che in natura gli elementi sono usualmente
isotopi, che hanno lo stesso numero atomico e diverso numero
presenti come miscele di
di massa. Determinazione dei pesi atomici
Facciamo un passo indietro, nella prima parte abbiamo parlato delle leggi ponderali ma
quando furono formulate, assieme ai postulati di Dalton, si stava ancora cercando di
determinare il peso di un atomo, cosa che risultava molto complicata viste le dimensioni
microscopiche dell’atomo cosi si pensò di confrontare tra loro la massa di un elevatissimo
numero di particelle dello stesso elemento con lo stesso numero di particelle di un altro
elemento in modo da ottenere una scala di pesi atomici relativo rapportati ad uno stesso
Gay-Lussac
elemento di riferimento. A fare questo ci pensò con la legge dei rapporti
reazioni tra sostanze gassose i volumi dei
multipli che porta il suo nome e dice : “nelle
reagenti e dei prodotti, misurati nelle stesse condizioni di temperatura e di pressione
stanno tra di loro in rapporti di numeri interi semplici”. Una corretta interpretazione dei
risultati che Gay-Lussac ottenne venne fatta da Avogadro con il suo principio di Avogadro
uguali di gas, misurati nelle stesse condizioni di temperatura e
secondo cui : “volumi
pressione contengono lo stesso numero di particelle”. Questa legge fu però presa in
fi fi 1 9 1 3 fi
considerazione solo cinquant’anni dopo da Cannizzaro che formulò, partendo da essa, la
varie quantità in peso di uno stesso elemento,
regola di Cannizzaro che dice : “le
contenute nelle molecole di sostanze diverse , sono tutte multipli di una stessa quantità,
la quale deve ritenersi il peso atomico relativo” . Da questa regola, scegliendo la più
piccola quantità in peso di ogni elemento fu possibile ottenere i pesi atomici relativi di
−22 −24
10 10
quasi tutti gli elementi che si osservò oscillare tra e g. Per evitare di lavorare con
numeri così piccoli venne introdotto in concetto di peso atomico relativo prendendo come
riferimento l’idrogeno con massa , successivamente si scelse come riferimento l’ossigeno e
in ne nel si assunse come unico riferimento / della massa dell’isotopo del
di massa atomica u.m.a.
carbonio . Tale unità prende il nome di “unità “ o
−24
1,6605389 ⋅ 10 g
( ) e quindi il peso atomico relativo rappresenta un numero che indica
quante volte il peso dell’atomo di un elemento è maggiore rispetto all’u.m.a. Un concetto
mole
fondamentale è la che rappresenta la quantità di una determinata sostanza espressa in
grammi che contiene un numero di particelle uguale al numero di atomi presenti in g di
23
6,022 ⋅ 10 numero di Avogadro
carbonio . Questo numero è pari a e viene chiamato e
dunque rappresenta la massa in grammi di qualsiasi sostanza che contiene questo numero.
fi 1
1 1 2
2 9 6 1 1 1 1 2 1 2
Tavola periodica degli elementi
1 18
GRUPPI I VIII
idrogeno elio –272
–259 2
1 –253 –269
He
H
1 1312 2372
2 13 15 16 17
14
2,20 ––
1,008 4,003
0,0899 0,18
II III IV V VI VII
±1 ––
idrogeno
nome
1 2
1s
1s –259
1 temperatura di fusione ( C)
numero atomico boro carbonio azoto ossigeno neon
fluoro
litio berillio –253
H temperatura di ebollizione ( C) –249
181 3550 –210 –219
1288 –220
2300
5 6 7 8 9 10
3 4 simbolo 1312 energia di prima ionizzazione (kJ/mol) –188
–183 –246
1342 –– –196
2471 3650
B C
Li N O
Be F Ne
2,20 elettronegatività (secondo Pauling)
1,008
2 (1)
massa atomica (u) 1681
1314 2081
513 1086 1402
899 801
0,0899 (2)
densità 3,44 3,98
3,04 ––
0,98 1,57 2,04 2,55
±1 numeri di ossidazione 16,00 19,00
14,01 20,18
6,941 9,012 10,81 12,01 1,43 1,70
1,25 0,90
0,53 1,85 2,47 2,26
1
1s configurazione elettronica –2
+2±3+4+5 ––
+1 +2 +3 +2±4 –1
1 2 2 1 2 2 2 3 2 4 2 6
2 5
[He]2s [He]2s 2p [He]2s 2p [He]2s 2p [He]2s 2p [He]2s 2p
[He]2s [He]2s 2p
(1) Per gli elementi radioattivi che non hanno isotopi stabili, il valore
magnesio
sodio alluminio silicio fosforo zolfo argon
cloro
della massa atomica è quello dell’isotopo a vita più lunga e
viene riportato tra parentesi quadre [ ]. 1414 –101
98 650 44 115 –189
660
13 14 15 16 17 18
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