Il metabolismo
Il termine metabolismo indica tutti i processi chimici che avvengono nell’organismo e
comprende sia il catabolismo sia l’anabolismo. Questo produce energia che viene
utilizzata dall’organismo o immagazzinata. (Vedi quaderno prima parte)
• Cos’è il metabolismo intermedio?
Si tratta di quei processi intracellulari catalizzati da enzimi, che estraggono energia
(catabolismo) da nutrienti, o usano l’energia per costruire componenti cellulari,
tipicamente i building blocks (anabolismo).
• Cosa non è il metabolismo intermedio?
- reazioni enzimatiche extracellulari, come ad esempio la digestione di alimenti
(proteine, grassi, carboidrati) o l’attivazione del complemento
- sintesi (ovviamente intracellulare) di molecole informazionali (proteine e acidi nucleici).
Per studiare i processi metabolici è necessario sempre chiedersi per ciascuno di essi:
dove avviene?
- in quali comparti intracellulari? (Es. Mitocondri, citosol, ecc.)
- in quali organi? (Es. Fegato, muscoli, tessuto nervoso ecc.)
- in quali organismi? (Es. Vegetali, animali, microorganismi)
È molto importante contestualizzare in tal modo un processo metabolico
diversi comparti possono presentare diverse condizioni chimico-fisiche (es. stato
•
ossido-riduttivo, presenza di determinati composti ma non di altri) che rendono possibili
certe reazioni e impossibili altre reazione.
• esiste una suddivisione di compiti tra organi diversi, di cui bisogna darsi ragione (es. il
fegato risosi da l’acido lattico prodotto dai muscoli. Questo è impossibile nei muscoli
stessi, poichè durante l’esercizio fisico l’ambiente muscolare diventa riducente)
• non tutti gli organismi presentano tutte le vie metaboliche (ad esempio, gli animali non
fotosintetizzano), ciò riflette diverse strategie adattative che si traducono in un diverso
equipaggiamento di enzimi e di vie metaboliche.
La comprensione del ruolo delle vie metaboliche si basa prima di tutto sulla
definizione del bilancio netto della via
Il bilancio netto viene dato dalla somma di tutte le reazioni che compongono quella via e
ultimamente ci dice quali composti entrano e quali composti escono.
Ad esempio, non entra nel bilancio netto un composto che viene prodotto da una
reazione intermedia, ma che viene trasformato in una reazione successiva. In questo
caso, di tale composto se ne forma tanto quanto ne viene successivamente trasformato, e
quindi il bilancio complessivo di un tale composto è pari a 0 (vale a dire: non entra nel
bilancio netto).
Ad esempio, se una via metabolica consistesse delle seguenti tappe:
Il bilancio netto sarebbe: (B e C non entrano nel bilancio netto)
È anche opportuno precisare che il bilancio netto ci dice molto, ma non ci dice tutto in
merito al ruolo della via considerata.
La bioenergetica
Nell’ambito degli studi sul metabolismo, la bioenergetica studia le modalità con cui i
sistemi viventi producono, utilizzano, immagazzinano e scambiano energia.
La modalità di immagazzinamento è normalmente chimica: in particolare, il composto
utilizzato di regola a questo scopo nei processi metabolici è l’adenosina trifosfato ATP.
In altre parole, l’energia resa disponibile in una molteplicità di processi metabolici viene
utilizzata per la sintesi di ATP, che avviene soprattutto a partire da ADP (adenosine
difosfato) e fosfato Pi, quindi secondo una reazione che si presenta come:
Questa modalità di reazione ha un implicazione importantissima: l’energia che l’ATP può
fornire, è quella associata al legame di condensazione tra due fosfati (un legame
anidride).
Esistono reazioni metaboliche che sfruttano l’energia associata al legame anidride più
esterno, altre che utilizzano quello più interno (che tuttavia non rilasciano una quantità di
energia non molto diversa nei due casi.
Funzione metabolica dell’ATP: riserva energetica
Secondo una denominazione tradizionale, l’ATP veniva indicato come un composto ad alta
energia (denominazione assegnata anche ad altri composti con caratteristiche simili).
Però la disponibilità di energia non è associata al composto in quanto tale, bensì a una
sua ben precisa trasformazione chimica, che normalmente è l’idrolisi di uno o dell’altro
dei due legami anidride. L’energia associata specificatamente a tali legami, viene resa
disponibile a seguito della loro rottura, per questo oggi si evita la denominazione
composto ad alta energia.
L’utilizzo di ATP come unico sistema di immagazzinamento di energia comporta un
evidente vantaggio nell’economia del metabolismo: l’ATP è la moneta comune di scambio
energetico, pertanto le reazioni che rilasciano energia, lo fanno producendo ATP; le
reazioni che necessitano di energia, la ricavano dall’idrolisi di ATP, oppure dal
trasferimento di un fosfato dell’ATP.
La variazione di energia libera di Gibbs è un utile parametro per quantificare gli scambi
energia associati alle reazioni metaboliche. La diminuzione di energia libera, associata a
una trasformazione, rappresenta il massimo lavoro utile prodotto a pressione e
temperatura costante. Si tratta del lavoro massimo, poichè una parte di energia può
essere dissipata in calore. Nelle situazioni reali, il lavoro effettivamente svolto è sempre
inferiore a quello massimo, si tratta di lavoro utile poichè la variazione di energia libera
di Gibbs non tiene conto del lavoro utilizzato nell’espansione del sistema (ritenuto non
utile). Il delta G ci dice quanto lavoro (o energia) viene reso disponibile da una certa
reazione. In base a ciò possiamo valutare quanto ATP deve essere idrolizzato come
minimo per sostenere quell’attività.
Tuttavia il delta G di una reazione ha anche un’altra valenza: dato che qualsiasi
trasformazione decorre spontaneamente verso un minimo di energia, varrà il principio
che a pressione e temperatura costante:
• delta G è negativo se la trasformazione è spontanea (-deltaG = lavoro prodotto, è
positivo; il sistema produce lavoro; la trasformazione è esoergonica)
• delta G è positivo se la trasformazione non è spontanea (-deltaG negativo; il sistema
consuma energia; la trasformazione è endoergonica)
In breve, il delta G è criterio di spontaneità a pressione e temperatura costanti.
Qual’è l’energia associata a una certa trasformazione chimica, essendo date la sua
costante di equilibrio e le concentrazioni di reagenti e prodotti?
La relazione è la seguente:
Dove A e B sono i reagenti e C e D sono i prodotti che partecipano alla reazione; a,
b,c,d sono i rispettivi coefficienti stechiometrici, Keq la costante di equilibrio. Questa
relazione dà l’energia associata a una reazione a concentrazioni costanti di reagenti e
prodotti!
Tale relazione è essenziale per conoscere l’energia effettivamente erogata da una
reazione metabolica nelle condizioni in vivo (per la quale si conoscano le concentrazioni
di reagenti e prodotti). Nelle vie metaboliche, le concentrazioni degli intermedi restano
generalmente costanti, almeno entro certi lassi di tempo, perchè la formazione e il
consumo di ciascun intermedio avviene circa alla stessa velocità. Essi mantengono una
certa concentrazione costante entro certi tempi, in quanto sono formati dalla reazione
a monte esattamente nella stessa misura in cui si trasformano nell’intermedio che sta
a valle. Si instaura uno stato stazionario nella via metabolica attiva, in cui le
concentrazioni degli intermedi non variano apprezzabilmente, anche se il primo
composto della via metabolica si va trasformando progressivamente fino a generare
l’ultimo.
Nella caratterizzazione delle reazioni metaboliche, esiste l’esigenza di stabilire se
ciascuna di essa abbia maggiore tendenza a fluire verso i prodotti o verso i reagenti.
C’è bisogno quindi di una misura che esprima la intrinseca propensità della reazione a
decorrere in una delle due direzioni. L’unico modo di esprimere questa propensità è di
stabilire delle condizioni standard di riferimento. Tali condizioni prevedono
concentrazioni 1M di tutti i reagenti e prodotti e 1 atm di pressione. La temperatura
standard di riferimento è di 25 gradi, se non specificato altrimenti. Il delta G in
condizioni standard è indicato come delta G0. A condizioni standard la precedente
equazione diventa:
Esiste una relazione tra delta G e Keq:
• quando Keq è maggiore di 1, delta G è negativo, la reazione procede verso i prodotti
• quando Keq=1, delta G=0, la reazione è all’equilibrio
• quando Keq è minore di 1, delta G è positivo, la reazione torna verso i reagenti (non
spontanea) per spostarla dobbiamo compiere un lavoro.
Esistono composti (come il fosfoenolpiruvato e l’1-3 bisfosfoglicerato) il cui delta G’0
di idrolisi è nettamente più negativo di quello dell’ATP, mentre altri (tipicamente
zuccheri) hanno un delta G0 molto meno negativo. Il trasferimento del fosfato da
composti ad altissima energia come il fosfoenolpiruvato o l’1-3 bisfosfoglicerato ad
ADP può promuovere la sintesi dell’ATP. L’ATP a sua volta può generare composti
fosforilati donando il suo fosfato. Tutte le reazioni con deltaG negativo sono
esoergoniche.
Il flusso dei fosfati va da composti a più alta energia a composti a più bassa
energia.
Glicerolo e glucosio sono composti a bassa energia, minore rispetto ad ATP. La
fosfocreatina è anch’esso un composto ad alta energia.
I composti ad alta energia sono quelli che presentano un delta G minore (più
negativo) di - 25 kJ mol, i composti a bassa energia sono inferiori a questo valore.
La fosfocreatina: una riserva di energia particolarmente importante per il
muscolo
La fosfocreatina presenta un ruolo peculiare. Essa si forma in una reazione
endoergonica catalizzata dalla creatina chinasi:
La reazione è endoergonica proprio perchè si passa, tramite fosforilazione, ad un
composto a più alta energia rispetto all’ATP. L’equilibrio di reazione è
significativamente spostato verso i substrati (creatina e ATP), come documentato dal
valore di delta G0’. La creatina fosfato poi, è generalmente abbondante nel muscolo
scheletrico, in modo 6 volte maggiore rispetto a ATP, ed è anche presente in misura
minore in rene, cervello e muscolatura liscia.
Quando l’ATP si accumula in abbondanza, la reazione può spostarsi verso destra e
sintetizzare ampie quantità di fosfocreatina.
Se una cellula si trova a fronteggiare un improvviso ed elevato fabbisogno energetico,
l’ATP viene consumato e di conseguenza l’equilibrio della reazione si sposta verso
sinistra, rendendo disponibile ATP in tempi molto più brevi di quelli richiesti dalla sua
Sintesi ad opera delle normali vie metaboliche. Questo avviene per esempio in caso di
sforzi elevati a livello muscolare, si tratta di una sorta di riserva energetica di ATP.
• Quando c’è poco ATP, la reazione della creatina chinasi non è in grado di sintetizzare
apprezzabilmente la creatina fosfato da ATP + creatina, dato il maggior contenuto
energetico della creatina fosfato rispetto all’ATP.
• Quando l’ATP è elevato , esso può spingere la reazione verso la sintesi di creatina
fosfato, sebbene questa sia più ricca in energia dell’ATP.
In una situazione di fabbisogno energetico elevato, l’ATP scende e la creatina fosfato
viene impiegata per risintetizzare ATP, si ripristina quindi la prima condizione.
Nonostante il consumo, la concentrazione di ATP resta relativamente costante. La
creatina fosfato rappresenta quindi, una riserva tampone di energia, da usarsi in caso
di elevato fabbisogno, poichè partecipa ad un equilibrio reversibile e garantisce il
mantenimento di una concentrazione costante di ATP, anche quando viene consumato
attivamente.
Esiste anche una via biosintetica che produce creatina intracellulare a partire da
componenti molecolari semplici, essa viene sintetizzata e degradata costantemente
(processo chiamato turnover). La maggior parte di creatina viene assunta però con la
dieta, che viene internalizzata dagli organi, contenuta in alimenti di origine animale. Un
apporto di creatina elevato aumenta le masse muscolari quando poste ad intenso
sforzo. Un elevata concentrazione di creatina a livello intracellulare migliora la
prestazione fisica nel breve termine, ma non nel lungo.
Accoppiamento chimico
Come l’energia chimica viene utilizzata nelle reazioni metaboliche per la sintesi di
intermedi:
Nel metabolismo l’energia associata alla trasformazione di un composto, può essere
utilizzata per promuovere la sintesi di altri composti. Perchè ciò possa accadere ci
sono due condizioni:
1. Che la reazione complessiva consista di una parte esoergonica che spinge la
parte endoergonica, e che la parte esoergonica rilasci più energia di quella
richiesta per il progresso della parte endoergonica.
2. Che nel trasferimento di un gruppo (molto spesso fosfato), sia mantenuto il
Legame ad alta energia. Ciò è reso possibile dal meccanismo della reazione a
livello del sito attivo degli enzimi, che prevede un trasferimento diretto del gruppo
chimico da un substrato a un altro, oppure il legame di tale gruppo a un residuo
catalitico dell’enzima e da questo al secondo substrato. Il gruppo trasferito NON
finisce nel solvente acquoso e recuperato successivamente!!
Esempi in cui le reazioni vengono formalmente scomposte nella componente
esoergonica e in quella endoergonica: esso chinasi e piruvato chinasi.
I catalizzatori enzimatici permettono di sfruttare al massimo l’accoppiamento
chimico di due reazioni. L’energia chimica deve essere conservata mediante
conservazione dei legami ad alta energia. Se fossimo in assenza di catalizzatore,
la reazione sarà molto più lenta, poichè la statistica di unione tra le molecole è
sfavorevole. In presenza di enzima, la reazione è molto più rapida con il
passaggio diretto che unisce le molecole nella giusta direzione, quindi in modo più
favorevole. La sottrazione di un prodotto di reazione
Un’altra modalità di utilizzo dell’energia chimica per promuovere reazioni
endoergoniche
Reazione di un enzima denominato acil-CoA:
RCOO- rappresenta acidi grassi con catene di varia lunghezza, e CoASH è il coenzima
A, un coenzima il cui gruppo funzionale è un gruppo tiolico. Il prodotto di reazione è
un acil-Coenzima A, in cui l’acido grasso si lega al coenzima con un legame tioestere
ad alta energia. La prima reazione è reversibile (delta G0 prossimo a 0). L’ATP si scinde
a dare pirofosfato, e non semplicemente fosfato. Il pirofosfato formatosi è scisso da
pirofosfatasi citosoliche, attività enzimatiche abbondanti e sempre attive in quanto non
sottoposte a regolazione. Ciò sottrae il pirofosfato e rende la reazione
complessivamente irreversibile (spostata verso i prodotti).
Il valore standard di delta G, indicato come delta G0, serve a stabilire un valore
rappresentativo dell’energia implicata in una reazione in mancanza di indicazioni
specifiche circa la concentrazione effettiva di reagenti e prodotti. Porre concentrazioni
unitarie per acqua e ioni H+ darebbe valori di delta G0 molto lontani da quelli
rappresentativi per le condizioni fisiologiche delle reazioni considerate, quindi non utili
per stimare la variazione di energia associata ad una reazione. Acqua e ioni H+ non
hanno una concentrazione standard di 1M in condizioni fisiologiche.
Bisogna considerare una reazione in cui l’acqua è reagente: si utilizza la normale
formula del delta G0 in condizioni 1M, ma in seguito l’acqua viene esclusa dalla Keq e
le viene assegnata una concentrazione costante di 55.5M.
Sostituendo ci si accorge che il delta G0 immaginato alla concentrazione ipotetica
1M di acqua differisce dal delta G0 (55.5M H2O) di -2.38 kcal/mol. L’elevata
concentrazione di acqua spinge le reazione idrolitiche conferendo un bonus
energetico di -2.38 kcal/mol.
Nel caso in cui l’acqua sia un prodotto di reazione, avverrà la reazione seguente:
Considerando il caso in cui gli ioni H+ siano reagenti o prodotti di una reazione.
Con H+ come prodotti avremo una differenza dal delta G0 di -9.55 kcal/mol,
quindi la reazione è favorita.
Noi non possiamo trascurare queste componenti. Notare che il delta G0’ è il valore
determinato a 10^-7 M di H+ (= pH 7), mentre il delta G0 è quello determinato a 1M
di H+ (= pH 0). Tra i due valori c’è una grande differenza! In condizioni fisiologiche
dovremo usare il valore di delta G0’.
Quando H+ è un reagente invece, vale la seguente relazione (sfavorita):
Per concludere, nello studio degli scambi energetici associati alle reazioni
metaboliche, si usa sempre delta G0’ e non delta G0. Si intende pertanto che delta
G0’ rappresenti la variazione di energia libera di Gibbs:
• A concentrazioni 55.5 M di acqua
• a pH 7
• a concentrazioni 1M di substrati e di prodotti (esclusa acqua)
• a 25 gradi (ove non sia diversamente indicato)
• Perchè l’ATP è un composto ad alta energia?
In tutte le reazioni di idrolisi, l’azione di massa dell’acqua contribuisce al delta G0’
con un valore di -2.38 kcal/mol, spostando di conseguenza in questa misura
l’equilibrio verso i prodotti.
• Una componente del delta G0’ di idrolisi dell’ATP (- 7.4 kcal/mol) viene dall’idrolisi
dell’acqua, nella misura di circa -2.4 kcal/mol.
Un altro ordine di ragioni è legato ad aspetti strutturali, condivisi da tutti i legami
anidride:
• più forme di risonanza nei prodotti rispetto ai reagenti
Nell’ATP si perde almeno una forma di
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