Caratteristiche Qualitative delle Acque Reflue- Versione preliminare
CARATTERISTICHE QUALITATIVE DELLE ACQUE REFLUE
INDICE
Introduzione 2
1. Parametri Fisici 4
1.1. I Solidi 4
1.2 La Torbidità 6
1.3 Il Colore 7
1.4 La Temperatura 7
1.5 La Conducibilità 8
2. Parametri Chimici 8
2.1 Costituenti inorganici 8
2.1.1 pH 8
2.1.2 Alcalinità 9
2.1.3 Cloruri 9
2.1. 4 Azoto 9
2.1.5 Fosforo 12
2.1.6 Gas Disciolti 13
2.1.7 Metalli 14
2.1.8 Inquinanti prioritari 15
2.2 Costituenti organici 16
2.1.1 BOD 16
2.1.2 COD 20
2.1.3 TOC 21
3. Agenti Patogeni 22
Conclusioni 24
Bibliografia 26 1
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INTRODUZIONE
Soluzioni per lo smaltimento dei liquami domestici vennero elaborate fin
dall'antichità. Tra le rovine dell'antica civiltà cretese e di quella assira sono stati
rinvenuti resti di sistemi di canalizzazione delle acque nere, mentre i canali di
scolo delle acque piovane, costruiti dagli antichi romani, funzionano ancora oggi
come condotti di drenaggio. Verso la fine del Medioevo, in Europa, comparvero le
prime vasche di raccolta per i liquami domestici. Una volta piene, queste vasche,
venivano fatte svuotare a spese del proprietario e i liquami prelevati venivano
utilizzati per concimare i campi o scaricati nei fiumi o su terreni abbandonati.
Qualche secolo più tardi si riprese a costruire, ai bordi delle strade, piccoli canali
di scolo per le acque piovane, nei quali, in un primo tempo, fu tassativamente
proibito riversare qualsiasi tipo di liquame domestico. Agli inizi del XIX secolo si
comprese, tuttavia, che dal punto di vista sanitario e della difesa della salute
pubblica lo scarico di escrementi umani in canali dilavati dalle acque meteoriche,
sarebbe stata una misura più efficace di altre. Fu così che tra il 1859 e il 1875 a
Londra venne realizzato un sistema di canali artificiali per convogliare i liquami e
le acque piovane verso il tratto inferiore del Tamigi. In ampio ritardo rispetto agli
sviluppi della rivoluzione industriale, agli inizi del XX secolo si riconobbe che
scaricare le acque di scolo direttamente nei corpi idrici poteva causare danni alla
salute dell'uomo e fu così che vennero realizzati i primi impianti di depurazione
costituiti dai letti percolatori prima e dagli impianti a fanghi attivi, poi. Come le
relative soluzioni di gestione, le acque reflue hanno subito nel corso dei secoli
altrettante modifiche, essendo strettamente legate allo stile di vita delle civiltà che
le producono. Così, sebbene la gran parte degli inquinanti continui ad essere
costituita da sostanze naturali, le acque reflue si sono arricchite della presenza di
inquinanti prodotti dalle società industriali. La conoscenza dei parametri di
inquinamento caratteristici, di cui si fornisce una prima classificazione in tabella 1,
è fondamentale per gli impatti loro ascrivibili, nonché per le influenze che questi
determinano sulle scelte di trattamento e sul dimensionamento delle unità degli
impianti di depurazione.
Tabella 1: Parametri di inquinamento delle acque reflue
Parametri di inquinamento Impatti sui corpi idrici
Capaci di determinare condizioni di anaerobiosi
Solidi sospesi
Fisici e rallentamenti delle attività metaboliche degli
Torbidità organismi viventi;
Conducibilità
Colore
Temperatura
Composti organici La stabilizzazione può determinare uno
sfruttamento intensivo dell’ossigeno naturalmente
presente nei corsi d’acqua ed il loro rapido
deterioramento.
Composti inorganici Se il quantitativo di nutrienti che entra in un corpo
Chimici idrico a debole ricambio non è controllato può
accelerare i fenomeni di eutrofizzazione.
I metalli sono tossici per molte forme di vita
acquatica e dannosi per la salute umana.
Gli inquinanti prioritari sono considerati sospetti di
cancerogenicità, mutagenicità e tossicità
Agenti patogeni Sono capaci di trasmettere epidemie
Biologici 2
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Lo sviluppo prodotto dalle civiltà industriali ha seguito a lungo un principio di
“espropriazione del mondo”, intervenendo sugli ambienti naturali unicamente per
renderli sempre più adatti all’insediamento ed alla produzione.
Le aree umide naturali sono state utilizzate, per molto tempo, per il “trattamento”
delle acque reflue derivate dalle attività umane, i corsi d’acqua hanno dovuto in
alcuni casi dar fondo alle proprie capacità autodepurative, prima di diventare
categorie da proteggere e i laghi, invecchiati precocemente, hanno mostrato tutta
la vulnerabilità dei loro ecosistema. Quando la velocità di consumo dell’ossigeno
supera la riossigenazione naturale, si possono verificare nei corsi d’acqua
condizioni di anerobiosi, con conseguenze drastiche per la vita delle specie
acquatiche e la riduzione dell’indice di bio diversità. Il rapporto delle
concentrazioni tra C/N/P in un ambiente idrico condiziona lo sviluppo
dell’ecosistema. Se il quantitativo di azoto, fosforo e carbonio che entra in un lago
supera il fabbisogno di nutrienti richiesto dal ciclo biologico, si assiste ad un
progressivo squilibrio dell’intero ecosistema. Il fenomeno prende il nome di
eutrofizzazione e, sebbene avvenga naturalmente in migliaia di anni, può risultare
accelerato, fino a ridursi a valori dell’ordine di dieci anni, in conseguenza di un
eccesso di nutrienti.
Gli oceani, che pure sono stati considerati bacini infiniti di accumulo,
rappresentano, in realtà, degli ecosistemi estremamente fragili. Le acque
oceaniche hanno mantenuto caratteristiche pressoché invariate per milioni di anni:
il mantenimento di condizioni costanti ha indotto negli organismi un adattamento
tale da renderli estremamente vulnerabili rispetto alle più piccole variazioni
ambientali. Depositi di
fondo naturali
Ingresso di
nutrienti in eccesso Scarsa penetrazione Incremento
della luce della biomassa
algale
Ingresso di
nutrienti in eccesso Condizione
anossiche Incremento
della decomposizione
Figura 1. Eutrofizzazione dei laghi 3
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1.PARAMETRI FISICI
1.1 I SOLIDI
Il contenuto di solidi rappresenta una delle caratteristiche principali delle acque
reflue. Esso è indicativo della presenza di particelle di natura grossolana e colloidale.
Tabella 2: Classificazione dei solidi presenti nelle acque reflue
Solidi colloidali
Solidi filtrabili Solidi disciolti
Solidi Totali Solidi sedimentabili
Solidi sospesi Solidi non sedimentabili
I Solidi Totali (ST) sono costituiti dal residuo secco, ottenuto dopo evaporazione a
0
103-105 C,, si misurano in mg/l (o anche ppm) e si distinguono in Solidi Filtrabili
(TFS) e Solidi Sospesi (TSS).
Secondo le metodiche italiane, i solidi filtrabili rappresentano la frazione dei solidi
Φ μm,
totali con diametro < 0.45 eliminabile esclusivamente mediante processi
chimici e biologici. Tale frazione comprende i solidi colloidali con diametro
μm Φ Φ μm,
-3 -3
compreso nel range 10 < < 1μm e i solidi disciolti con diametro < 10
presenti in forma di sali solubili, la maggior parte dei quali non sono generati dalle
attività antropiche ma sono naturalmente presenti come sali minerali.
I Solidi Sospesi (TSS) si definiscono come quei solidi presenti in un filtro standard
μm.
caratterizzato da valori nominali dei pori pari a 0.45
Figura 2. Determinazione dei solidi sospesi : 1) crogiolo con filtro,2) pompa a vuoto
I Solidi Sospesi Totali sono convenzionalmente distinti in Solidi Sedimentabili e
Solidi Non Sedimentabili. Si assume come frazione sedimentabile, quella parte dei
Solidi Totali in grado di depositarsi sul fondo di un cono graduato del volume di un
litro (cono Imhoff) , per effetto della sola forza di gravità in tempi dell’ordine di 1¸2
ore. La misura si esprime come rapporto tra il volume occupato dal fango e quello 4
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iniziale del campione e fornisce un’indicazione relativa alla quantità di fango che può
essere prodotta in un trattamento di sedimentazione primaria.
Figura 3. Determinazione dei solidi sedimentabili : coni Imhoff.
L’altra frazione di Solidi Sospesi Non è Sedimentabile a causa di fattori quali:
dimensioni eccessivamente minute, natura colloidale, concentrazione di cariche
superficiali. Le particelle colloidali possiedono, infatti, una elevata superficie
specifica la cui carica elettrostatica le mantiene in sospensione evitando, in tal modo,
che esse si aggreghino e precipitino. Alcune sostanze chimiche come il solfato di
alluminio sono in grado, se aggiunte alle sospensioni colloidali, di neutralizzare le
cariche elettriche, favorendo i fenomeni di aggregazione che portano alla formazione
di fiocchi che precipitano.
Per ciascuna delle categorie di solidi descritta, un’ulteriore distinzione può
eseguirsi tra Solidi Fissi o Non Volatili e Solidi Volatili.
I primi rappresentano l’aliquota residuale del campione, preventivamente essiccato,
0 C fino a costanza di peso, mentre i secondi si
portato a una temperatura di 550
ottengono dalla differenza tra il peso iniziale del campione essiccato e i solidi fissi. I
solidi volatili sono costituiti prevalentemente da sostanze organiche, poiché queste
0
alla temperatura di 550 C vengono integralmente volatilizzate. Benchè i solidi di
natura organica non possano essere identificati con i solidi volatili, poiché a
0
temperature già inferiori a 550 C, anche alcune sostanze inorganiche sono soggette a
decomposizione, è ragionevole considerare la frazione volatile come la componente
organica dei solidi . 5
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Organici 40 mg/l
Colloidali 50 mg/l Minerali 10 mg/l
Filtrabili 500 mg/l Organici 160 mg/l
Disciolti 450 mg/l Minerali 290 mg/l
Totali 720mg/l Organici 120 mg/l
Sedimentabili
160 mg/l Minerali 40 mg/l
Sospesi 220 mg/l Organici 45 mg/l
Non sedimentab.
60 mg/l Minerali 15 mg/l
Figura 4. Contenuto dei solidi nei reflui
1.2 TORBIDITA’
La torbidità è un indice della capacità dell’acqua di filtrare la luce, si misura in
NTU, acronimo dell’inglese Nephelometric Turbidity Units.
La misura della torbidità si ottiene con l’ausilio di un torbidimetro: le sostanze
colloidali sospese assorbono le radiazioni luminose emesse nello strumento e dalla
frazione di luce assorbita si risale alla misura di torbidità. In generale, non sussiste
relazione tra torbidità e la concentrazione di solidi sospesi totali
Relativamente allo scarico in acque naturali, un incremento di torbidità può essere
causa di un rallentamento delle attività metaboliche di fotosintesi, perché
determina una diminuzione delle radiazioni luminose negli strati profondi. 6
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1.3 COLORE
La colorazione delle acque reflue è indicativa dell’età del liquame: con
l’aumentare della permanenza nel sistema di collettamento, il colore delle acque
varia dal grigio al grigio scuro, fino al nero, indice dello sviluppo di condizioni
settiche. Oltre che alla decomposizione anaerobica delle sostanze organiche, la
presenza del colore è ascrivibile alla presenza di scarichi industriali di origine
manifatturiera.
1.4 TEMPERATURA
La temperatura delle acque reflue costituisce un parametro significativo per gli
impatti prodotti sugli ecosistemi acquatici, la solubilità di gas e la cinetica delle
reazioni chimiche. La densità e il peso specifico di un’acqua reflua sono,
influenzati dalla temperatura: le variazioni locali di densità sono all’origine di
correnti sia nelle unità di impianto che nei sistemi naturali.
Lo sversamento di acque, a temperatura elevata rispetto a quella del corpo idrico
ricettore, apporta nello stesso un innalzamento termico, comportando oltre
all’accelerazione dell’attività metabolica dei microrganismi, una diminuzione
della concentrazione di ossigeno disciolto.
Mentre nelle acque reflue domestiche generalmente la temperatura è piuttosto
costante, in presenza di scarichi industriali si rilevano variazioni repentine che
richiedono opportune misure di gestione negli impianti di depurazione. Per quanto
riguarda la maggioranza dei microrganismi eterotrofi il range di variabilità
0 0
tollerato varia dai 4 ai 40 C, con un optimum intorno ai 30 C. Per temperature
0
inferiori ai 10 C, si assiste ad una diminuzione dell’attività biochimica, mentre dai
0
10 ai 35 C la velocità delle reazioni aumenta di circa il doppio per ogni
0
incremento di 10 C.
Le influenze della temperatura sulle velocità delle reazioni chimiche sono descritte
dalla relazione di Van’t Hoff- Arrhenius:
d ln k E
= (1)
2
dT RT
dove:
k: costante cinetica di una generica reazione
0 C]
T: temperatura [
E: costante caratteristica della reazione ( energia di attivazione) [J/mol]
R: costante universale dei gas perfetti. e T , cui corrispondono le costanti
Integrando l’equazione 1 tra le temperature T
1 2
e k :
k 1 2 ( )
−
k E T T
=
2 2 1 (2)
ln k RT T
1 1 2
Assumendo costante il rapporto E/RT T e pari a C, l’equazione (2) può essere
1 2
riscritta: k ( )
= −
2 (3)
ln C T T
2 1
k 1 7
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k −
= C T T
( )
2 (4)
e 2 1
k 1 θ,
C
assumendo il parametro e costante e pari ad un coefficiente si ottiene :
k θ −
= ( T T )
2 (5)
2 1
k 1
che è l’espressione più nota della formula di Van’t Hoff- Arrhenius, comunemente
usata nell’ingegneria ambientale per valutare gli effetti prodotti dalla temperatura.
1.5 CONDUCIBILITA’
La conducibilità è una misura della capacità dell’acqua di condurre una corrente
elettrica. È espressa in mS/cm. Essendo la corrente elettrica trasportata dagli ioni
presenti in soluzione, la conducibilità aumenta con la concentrazione di ioni e
consente una stima del contenuto di sali presenti (salinità). La salinità costituisce
d’altra parte, uno dei parametri di principale interesse sia nella valutazione dei
processi di depurazione, che nell’ambito della caratterizzazione delle acque reflue
destinate al riuso. Negli impianti di depurazione una elevata salinità nelle acque
reflue da trattare può
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