BIOTECNOLOGIE DELLE PRODUZIONI
ANIMALI
Le biotecnologie hanno rivoluzionato numerosi aspetti fondamentali della
nostra società; proprio per questo si parla di rivoluzione biotecnologica. Le
biotecnologie hanno cambiato i campi della salute umana, della produzione e
lavorazione degli alimenti, dell’industria per la produzione di beni e energia con
processo a minor impatto ambientale. Il termine biotecnologie indica l’uso di
organismi viventi per risolvere problemi o generare prodotti utili a vantaggio
della specie umana. Gli organismi viventi da sempre ci offrono cibo,
produzione, vestiti e combustibili. L’uomo utilizza gli altri esseri viventi e ne
modifica la morfologia da migliaia di anni, da quando l’uomo ha iniziato ad
addomesticare animali e piante, modificandone così la morfologia al fine di
migliorarne la produttività (es. il teosinte è stato così tanto modificato da dare
origine al mais). Gli animali vennero addomesticati a partire da 12-15.000 anni
fa. L’agricoltura e l’allevamento ha permesso la fine del nomadismo e l’inizio
della stanzialità. I primi animali a essere addomesticati furono i cani; l’uomo
addomesticò questo animale quando era ancora un cacciatore e un
raccoglitore. I cavalli furono addomesticati molto dopo; i primi ad
addomesticare i cavalli furono i Botai, in Kazakistan. Oltre ai cavalli, vennero
addomesticati anche pecore e capre, il maiale, i bovini e i polli. In parallelo
all’addomesticamento di piante e animali, i nostri antenati iniziarono a usare
inconsciamente i batteri e i funghi al fine di produrre prodotti utili. I microbi
vennero usati inizialmente per la produzione di cibi e bevande. Solo con il
progresso tecnologico del 20 secolo i microbi vennero iniziati per la produzione
di enzimi, vaccini, proteine ricombinanti, farmaci e antibiotici. Le biotecnologie
moderne differiscono da quelle antiche solo per il semplice fatto che, ai tempi i
principi alla base delle biotecnologie erano sconosciuti (biotecnologie antiche).
Nel momento in cui si scopre la base scientifica che è dietro a un processo
produttivo si può parlare di biotecnologie moderne. Il miglioramento
tecnologico si riflette anche sulla possibilità di migliorare geneticamente un
organismo. Inizialmente si otteneva un miglioramento genetico mediante
incroci programmati; ad oggi si procede mediante ingegneria genetica. In base
alla convenzione sulla biodiversità biologica le biotecnologie consistono in tutte
le applicazioni tecnologiche che utilizzano sistemi biologici, organismi viventi e
loro derivanti per produrre o modificare prodotti utili e di consumo.
La storia delle biotecnologie
Biotecnologie antiche => comprende l’addomesticamento di animali; le prime
prove di addomesticamento risalgono a 9000 anni a.C. Circa nel periodo
neolitico si iniziò a praticare la castrazione animale (rimozione di organi
essenziale per la riproduzione). L’asportazione dei testicoli è detta orchiectomia
mentre la rimozione delle ovaie è detta ovariectomia. Il primo trattato sulla
castrazione risale all’epoca romana. Biotecnologie tradizionali=> gli
1
xenotrapianti sono un esempio di biotecnologie classiche. Uno xenotrapianto
rappresenta la sostituzione di un componente dell’organismo di un umano con
l’analogo componente derivante da un animale. Gli xenotrapianti danno
problemi di rigetto. Il primo xenotrapianto fu fatto nel 1600 circa; un
aristocratico russo vide il cranio riparato con un innesto d’osso derivante da un
cane. Un secondo esempio di biotecnologie classiche è la fecondazione
artificiale su rana fatta da Spallanzani. Oltre a ciò, Spallanzani studiò gli
spermatozoi. Dopo aver studiato le rane, si diede all’inseminazione di cani.
Questo ricercatore confutò anche la teoria della generazione spontanea. Un
terzo esempio di biotecnologie classiche è dato da Hunter, medico scozzese
che rese gravida una donna mediante inseminazione artificiale. Il bambino nato
da questa procedura era sano. Miescher isolò per la prima volta gli acidi
nucleici. Miescher si interessò dello studio di leucociti, noti per essere il
principale componente del pus. Miescher isolò gli acidi nucleici a partire dai
leucociti presenti nel pus.
Al fine di recuperare le cellule dai bendaggi usò una soluzione salina mentre
per la separazione degli acidi nucleici dai restanti componenti della cellula fu
fatta mediante l’uso di una base e poi di un acido. Negli anni successivi applicò
con successo l’estrazione del DNA sugli spermatozoi di salmone.
Nel 1890 Heap fece il primo hembryo transfer in coniglio. Ciò è un antenato
della FIVET (Fertilization In Vitro Embryo Transfer). Ivanov fu un biologo russo
che perfezionò le tecniche di inseminazione artificiale, applicandole ai cavalli.
Usò l’inseminazione artificiale anche per la creazione di ibridi interspecie. Tentò
anche di creare un ibrido uomo-scimmia allo scopo di creare un donatore di
superorgani geneticamente modificati, tutto ciò fu un insuccesso. Agli inizi del
1900 si tentò di fare uno xenotrapianto di un rene di coniglio in un paziente
affetto da insufficienza renale. Il paziente morì dopo 16 giorni ma non si capì la
causa del decesso. Oltre a ciò, in Francia un ricercatore xenotrapiantò due reni
(di maiale e di pecora) nello spazio tra ulna e radio di 2 donne affette da
insufficienza renale. Nessuno dei due tentativi fu un successo. Si tentò anche di
condurre uno xenotrapianto usando il rene di un primate nell’uomo; anche in
questo caso fu un insuccesso. Stessa cosa per il rene derivante dall’agnello.
Questo fu il primo xenotrapianto condotto in seguito a degli esperimenti al fine
di identificare il donatore adatto. Dopo i reni si passò alle gonadi. Voronoff
sviluppò una tecnica per l’innesto di testicoli di scimmia su testicoli umani.
Voronoff osservò che l’innesto di testicoli negli eunuchi invertono il prematuro
invecchiamento di questi individui. Ciò fu applicato a 500 pazienti anziani che
videro gli innesti di testicoli di scimmia sui loro testicoli. Voronoff passò poi alle
donne, in cui innestò ovaie di scimmia in donne in menopausa. Entrambi gli
esperimenti furono un successo ma dopo qualche tempo iniziarono a
presentarsi i primi effetti collaterali. Dopo i testicoli si passò al cuore. Hardy usò
il cuore di uno scimpanzé in un 68-enne. Il cuore tuttavia si rivelò troppo
piccolo e il paziente morì dopo 90 minuti. Il secondo tentativo fu fatto da
Bernard che inserì il cuore di un babbuino su una dona di 25 anni. Dopo circa 6
ore avvenne il rigetto. Dopo il cuore si passò al midollo. Dei ricercatori
impiantarono il midollo osseo in una paziente ma questo morì dopo 26 giorni a
causa di una infezione. Un secondo tentativo si ebbe con il malato di AIDS
2
Getty; esso ricevette delle cellule di midollo osseo di babbuino (immune
all’AIDS).
Getty sopravvisse al trapianto ma le cellule non attecchirono; rimasero solo per
2 settimane nell’organismo dell’uomo. Durante gli anni ’70 si ebbe l’origine
della transgenesi. Il primo esperimento fu fatto iniettando dei frammenti del
virus di SV40 in cavitò celomatica di topo, ottenendo dei topi mutanti. Nel 1982
due ricercatori iniettarono l’ormone della crescita umano in topi, ottenendo così
topi più grossi. Nel 1985 vennero creati pesci transgenici recanti numerose
copie del gene dell’ormone della crescita; queste carpe presentavano una
dimensione maggiore e nessuna variazione organolettica. Suddette carpe
avevano più probabilità di accoppiarsi rispetto alle carpe di normali dimensioni.
S. aureus.
Nel 2005 venne creata la prima vacca resistente alle mastiti da
Queste esprimono il gene della lisostafina nei tessuti delle cellule mammarie.
Nel 2008 si tentò di clonare lo stambecco dei Pirenei, un animale estinto nel
1999. Si partì da delle biopsie di tessuto cutaneo di stambecco femmina e si
cercò di clonarlo una volta estinto. La fisiologia riproduttiva delle capre è ben
conosciuta e la gestazione è di soli 5 mesi tuttavia fu un insuccesso.
Nel primo tentativo gli embrioni non passarono la gestazione e nel secondo il
clone che venne alla luce ma morì dopo 7 minuti.
ANIMALI TRANSGENICI
Enviropig -> suini geneticamente modificati a sostegno del settore
agroalimentari, sono animali OGM approvati.
EUTROFIZZAZIONE -> indica una condizione di ricchezza di sostanze nutritive
in un dato ambiente, una sovrabbondanza di fosfati e nitrati in un ambiente
acquatico -> questa abbondanza porta ad un degrado dell’ambiente. Questo
fenomeno è stato riconosciuto come un problema di inquinamento in Europa e
nell’America del Nord. Questo termine viene usato per indicare le fasi
successive del processo biologico conseguente a tale arricchimento ->
l’eccessivo accrescimento degli organismi vegetali che si ha per effetto della
presenza nell’ecosistema acquatico di dosi troppo elevate di micronutrienti
come Z, N, S dovuti a scarichi, uso massiccio di fertilizzanti.
Fonti naturali: bassi fondali, scarso ricambio idrico, elevata T dell’acqua.
Fonti umani: inteso carico da turismo estivo, immissione di reflui urbani
localizzati e diffusi, barriere frangiflutti che alterano l’idrodinamismo costiero,
carichi diffusi da fiumi che drenano aree ad elevato sfruttamento aera
zootecnica.
Il processo di eutrofizzazione si sviluppa in modo graduale e potrebbe essere
riassunto in 4 eventi:
1. Accumulo di micronutrienti derivanti da scarichi domestici, industriali e
rifiuti agricoli. Questo accumulo causa la proliferazione anomala di alghe
microscopiche, normalmente queste vengono smaltite dallo zooplancton,
ma l’accumulo così elevato non permette una giusta degradazione.
2. Incremento della quantità di alghe presso la superficie dello spettro
d’acqua -> limitazione scambi gassosi (tra aria e acqua), limita il
3
passaggio in soluzione dell’ossigeno atmosferica, limita anche la
filtrazione della luce che non penetra negli strati più profondi dell’acqua
3. Quando le alghe muoiono si assiste ad una forte diminuzione
dell’ossigeno disciolto in acqua, a causa della decomposizione delle alghe
e a causa dei processi di fermentazione, a causa di processi di
degradazione condotti da batteri aerobici
4. Una volta terminato l’ossigeno disciolto prendono piede reazioni di
fermentazioni, compiute da popolazioni batteriche anerobiche -> si
liberano quantità di ammoniaca, metano e acido solfidrico -> ambiente
inospitale delle forme di vita
Gli animali che sono abbastanza sensibili all’ossigeno, come le trote ad
esempio, non possono sopportare l’eutrofizzazione. Conseguenze:
Aumento della biomassa di fitoplancton
Sviluppo di specie tossiche di fitoplancton
Aumento della quantità di mucillagini
Aumento delle piante acquatiche in prossimità dei litorali
Aumento della torbidità e cattivo odore dell’acqua
Diminuzione della quantità di ossigeno disciolto nell’acqua
Diminuzione della diversità microbica
Scomparsa di alcune specie ittiche pregiate (salmonidi)
Per contrastare l’eutrofizzazione sono necessari interventi che riducono
l’afflusso di nutrienti ai compri idrici -> riduzione dei fertilizzanti in agricoltura,
depurazione degli scarichi civili ed industriali, trattamento delle acque di scolo
delle colture tramite agenti sequestranti ed impianti di fitodepurazione. Anche
il riscaldamento globale può indurre complicazioni.
Uno dei fattori che contribuisce all’eutrofizzazione è il fosforo in forma di
fosfato. Una delle fonti naturali di questo elemento sono gli escrementi degli
animali monogastrici, suini, ovini, caprini, polli e conigli. In particolari gli
animali che vengono alimentati con sementi. Gli scarti sono ricchi di acido
fitico. La maggior parte del fosforo presente nei cereali e in altri semi utilizzati
per la preparazione dei mangimi è in forma di acido fitico (o mioinositolo), è un
polialcol carbociclico, la forma più importante di questo polialcol è il
mioinositolo -> IP6. I polialcoli sono composti chimici che contengono più
gruppi OH. Il fosforo presente in questa forma non è disponibile come fonte
nutrizionale per gli animali monogastrici in quanti questi possiedono delle
ridotte capacità degradative, questi animali non riescono a digerire l’acido
fitico perché non hanno enzimi per digerirlo. Il fosforo legato ad acido fitico
viene escreto nelle feci e disperso nell’ambiente. Questo ha portato la
necessità di addizionare i mangimi con fosforo in quanto nono sono in grado
digerire acido fitico possono mostrare malnutrizione a causa della carenza di
fosforo. Questo comporta ad un aumento dei costi di gestione dell’allevamento,
costi di produzione di questi animali. Grandi quantitativi di fosforo vengono
espulsi con delle feci e l’uso di questi escrementi come concime causa grossi
accumuli di fosforo nel terreno, con le piogge l’accumulo di fosfati si sparge nei
4
corsi d’acqua, porta ad un incremento dei micronutrienti -> moltiplicazione
molto elevate di alghe che si depositano sulla superficie dell’acqua con tutti gli
effetti negativi che ne derivano. Questo fenomeno porta anche ad un accumulo
notevole di gas serra come NO.
L’orzo contiene il 0.34% di fosforo di cui il 56% è sotto forma di acido fitico, il
mais contiene 0.26% e il 66% di questo è sotto forma di acido fitico -> gli
enzimi digestivi di questi animali non sono in grado di scinderlo, l’animale va in
carenza di fosforo. La stessa cosa si può dire delle farine, del frumento, crusca.
Dalla tabella si nota che % molto alte di fosforo si trovano sotto forma di acido
fitico in quasi tutte le materie prime che vengono usate per la preparazione di
mangimi.
L’acido fitico nonostante sia presente in molti sistemi eucariotici, rappresenta
la principale forma di scorta dei semi -> 80% del fosforo totale e 1.5% del peso
secco totale del seme. È anche un ottimo elemento chelante, racchiude anche
molti cationi metallici (Ca, Mn, Zn, K, Fe, Mg) -> riduce quindi il potenziale
cationico. È un composto presente in tutti i tessuti vegetali e si accumula
principalmente nei semi e in particolare nei globoidi che sono preposti
all’accumulo di Sali di acido fitico. I globoidi si trovano nello strato esterno
dell’endosperma -> aleurone. L’acido fitico si trova insieme alle proteine.
L’acido fitico è una molecola abbastanza importante in numerosi processi
cellulari per le proprietà chelanti e per la capacità di donare e ricevere fosfati.
Funge come precursori dei messaggeri secondari. Notevoli capacità anti
radicali liberi -> inibisce la reazione di Fenton -> formazione di radicali OH
come conseguenza dell’ossidazione dello ione ferroso a ferrico in presenza di
acqua ossigenata o di altri perossidi. Può essere anche più efficace dell’EDTA. I
radicali liberi sono molto reattivi e agiscono in maniera non specifica.
Potenziale farmaco per prevenire patologie come: Alzheimer, Parkinson,
cirrosi, artrite e cancro
Implicato nella digestione dell’amido e nella risposta glicemica
Previene la calcificazione dei tessuti molli e la formazione di calcoli renali
Riduce colesterolo e trigliceridi circolanti
A livello cellulari intermedi fosforilati dell’inositolo sono coinvolti nella
regolazione dei geni, nel trasporto dell’mRNA e nella riparazione del DNA
IP3 è importante messaggero secondario intracellulare, responsabile
della modulazione dei flussi di Ca intracellulare
I derivati dell’acido fitico contribuiscono a svariate funzioni cellulari
L’abilità dell’acido fitico di inibire le reazioni ossidative a carico dello ione
ferroso è sfruttata per lo sviluppo di conservanti per le carni
Viene usato anche nei dentifrici per prevenire la formazione di placche
batteriche
In uno studio effetto nel 2006 è stato riscontrato:
aumento della differenziazione cellulare, apoptosi e funzione
immunitaria, 5
Inibizione della proliferazione delle cellule tumorali, delle metastasi
tumorali, angiogenesi, infiammazione
Studio fatto in vitro, ma considerando il basso utilizzo dell’acido fitico non
comporta quindi a tutti questi effetti positivi. Può essere usato sotto forma di
supposte per il trattamento del tumore al colon, per via orale invece non viene
assorbito e quindi non funziona. Proprietà negative:
A causa delle sue capacità chelanti una dieta ricca di acido fitico
protratta per lunghi periodi è associata a carenza di minerali e
malnutrizione
Fattore anti-nutrizionale -> le condizioni di pH rendono il complesso acido
fitico-cationi altamente insolubile e quindi non disponibile per
l’assorbimento nell’intestino dei monogastrici
Necessità di addizionare i mangimi con supplementi di fosforo inorganico
al fine di venir incontro alle necessità nutritive per una corretta crescita
Le feci degli animali monogastrici portano all’eutrofizzazione
Per digerire l’acido fitico servono le fitasi, una classe di fosfatasi. Nel 1908 si
scoprì la prima fitasi da tessuto animale, nel 2002 fu individuata la fitasi
soltanto nel sangue di piccoli invertebrati, è stata rilevata attività fitasica negli
estratti della mucosa dell’intestino dei topi. Le fitasi poi sono state scoperte
anche in batteri, lieviti e funghi. Sono riconosciute tre classi principali di enzimi
con attività chinasica e si distinguono per 3 parametri:
1. Sito di inizio della defosforilazione sull’anello di inositolo. La reazione
enzimatic
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Biotecnologie
-
Biotecnologie microbiche - fermentazioni
-
Biotecnologie animali
-
Biotecnologie cellulari