Glicoprotidi e protidi glicati
Proteine che legano monosaccaridi, oligosaccaridi e polisaccaridi sono definite glicoprotidi o
proteine glicosilate se la componente glucidica è legata stabilmente alla proteina ed il legame si
forma a seguito di una reazione enzimatica, e proteine glicate se il legame si costituisce per una
reazione non enzimatica.
1) Proteine glicate: sono proteine che hanno reagito spontaneamente con un monosaccaride, di
solito glucosio o talvolta fruttoso, con formazione di un prodotto di condensazione in cui il
gruppo aldeidico del monosaccaride è legato covalentemente alla proteina, da cui il nome di
proteine glicate, definite anche ed impropriamente glicosilate. Infatti in queste proteine il
monosaccaride non forma con la proteina un legame glucosidico o emiacetalico che richiede
l’intervento di un enzima, bensì un legame aldiminico o base di Schiff che non coinvolge
una reazione enzimatica. Molte sono le proteine suscettibili di legare spontaneamente un
monosaccaride e trasformarsi quindi in proteine glicate; tra queste si possono elencare in
primis l’emoglobina, e poi proteine presenti in circolo, quali albumina, lipoproteine a bassa
ed alta densità, antitrombina III, fibrinogeno e fibrina, proteine costituenti la matrice
extracellulare o presenti sulle membrane plasmatica o delle particelle subcellulare (proteine
della membrana del globulo rosso, della membrana delle cellule degli endoteli, della
mielina, della membrana basale dei glomeruli renali, delle arterie coronariche, del
cristallino, o endocellulari non legate a membrane alcune prive di attività catalitica, quali
ferritina, collageno in via di formazione, tubulina, altre con attività catalitica, quali catepsina
B, esosoaminidasi, ribonucleasi pancreatica, ,. La prima reazione del processo di glicazione
consiste nella formazione di un legame aldiminico o base di Schiff tra il gruppo aldeidico
riducente del monosaccaride ed un gruppo aminico della proteina (gruppo aminico N-
terminale, aminogruppo di residui di lisina, aminogruppo del residuo di guanidina
dell’arginina). La reazione, che comporta la formazione del legame monosaccaride–
HC=NH-lisina-proteina con eliminazione di una molecola di H O, è reversibile e procede
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rapidamente fino a raggiungere un equilibrio. Successivamente la base di Schiff va incontro
ad un riarrangiamento intramolecolare con formazione di un prodotto stabile detto prodotto
di Amadori (in cui i carboni 2 e 1 del monosaccaride presentano l’assetto O=C-CH -NH-
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proteina). Quest’ultimo si modifica ulteriormente e lentamente generando nuovi prodotti
detti composti di glicazione finale (AGE: advanced glycation end products), che sono stabili
e comportano modificazioni non reversibili; questi prodotti sono frequentemente colorati e
fluorescenti e spesso si modificano a formare legami crociati con altre proteine o altre
macromolecole in cui sono presenti gruppi aminici. La probabilità che il prodotto di
glicazione raggiunga lo stadio di prodotto di Amadori o di AGE dipende dal tempo di
emivita delle proteine interessate, che può essere di ore o giorni (albumina del siero) o
settimane (collagene, proteine della mielina e della lente del cristallino). Nel primo caso il
processo si arresterà allo stadio di prodotto di Amadori, nel secondo caso invece arriverà
alla formazione degli AGE. La sindrome diabetica è la condizione patologica in cui i
processi di glicazione delle proteine sono più rilevanti. In particolare in questa patologia
aumenta considerevolmente l’emoglobina glicata che si presenta in 4 forme dette HbA ,
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HbA , probabilmente prodotti della glicazione di fruttoso-1,6-bifosfato e glucosio-6-
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fosfato, HbA di struttura ignota, HbA . Quest’ultima, che è la forma più stabile ed
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abbondante, è il prodotto di Amadori derivante dalla condensazione del gruppo aldeidico del
glucosio con l’aminogruppo della valina N-terminale delle catene della globina; è detta
anche fruttosamina perché apparentemente è una molecola di fruttoso in cui il gruppo
alcolico in 1 è legato ad un gruppo NH-protide. Le forme glicate dell’emoglobina tendono
ad avere una maggiore affinità per O e quindi a rilasciarlo meno facilmente in periferia con
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elevato rischio di acidosi come conseguenza dell’instaurarsi di un metabolismo del glucosio
di tipo anaerobico. La concentrazione di HbA è normalmente al di sotto del 7%
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dell’emoglobina totale, e in soggetti diabetici con un cattivo controllo della glicemia può
giungere anche al 15%. Questa alterazione, unitamente alla presenza di albumina glicata, è
un indice biochimico della gravità della patologia e soprattutto del perdurare dello
scompenso metabolico. L’albumina glicata segnala l’insorgenza dell’iperglicemia in tempi
recenti (una, due settimane), mentre HbA segnala l’insorgenza dell’iperglicemia da almeno
1c
in tempi più lontani (uno/due mesi). Alla presenza delle proteine glicate soprattutto di quelle
a lunga vita e quindi capaci di formare legami crociati tra proteine diverse e quindi originare
aggregati multiproteici, viene attribuito un ruolo importante nella patogenesi delle
complicanze della malattia diabetica con particolare riferimento all’accumulo di fibrina in
molti vasi periferici, alla opacizzazione del cristallino (cataratta diabetica), all’ispessimento
della membrana basale dei glomeruli renali, alla lesione della guaina mielinica dei nervi
periferici.
2) Proteine glicosilate o glicoprotidi: si possono dividere in due grandi gruppi, proteine in cui
la componente glucidica è un oligosaccaride, e proteine in cui la componente glucidica è un
polisaccaride o meglio un mucopolisaccaride anche identificato come glicosaminoglicano,
in quanto contenente aminomonosaccaridi, quali glucosamina e galattosamina
frequentemente acetilate o solforilate. Le prime sono classificate come protide-
oligosaccaride, le seconde come protide-polisaccaride o proteoglicani.
Nelle proteine oligosaccaride il legame fra la proteina e la prima unità glucidica può essere
di tipo: a) O-glucosidico, che si costituisce fra il gruppo glucosidico del monosaccaride ed
un gruppo alcolico di un residuo aminoacidico della proteina (serina, treonina e nel solo
collageno idrossilisina); di solito il monosaccaride impegnato è N-acetilgalattosoamina (Gal-
N-Ac) o galattosio (Gal); tipico esempio sono le mucine glicoproteine prodotte a levello
della mucosa gastrica con funzione di proteggere quest’ultima dall’azione proteolitico della
pepsina e denaturante dell’acido cloridrico componente del succo gastrico. Caratteristica
ulteriore di queste mucine è la presenza su di esse di acidi grassi (ad es. miristica) di solito
esterificati con il gruppo tiolico (SH) di residui di cisteina. Altro esempio sono le sequenze
antigeniche che definiscono i gruppi sanguigni esposte sulla membrana di tutte le cellule e
particolare degli eritrociti (vedi capitolo annesso); a questo gruppo afferiscono inoltre molte
glicoproteine componenti la membrana di cellule neuronali e della glia; nel collageno residui
di idrossilisina si impegnano con legame O-glucosidico con Gal soltanto o con Gal-Glc
-glucosidico;b)
quest’ultimo unito a Gal con legame 1-2 N-glucosidico, che si costituisce
fra il gruppo glucosidico del monosaccaride che inizia la catena dell’oligosaccaride ed un
gruppo aminico di un residuo di asparagina della proteina inserito nella sequenza Asn-X-Ser
(Thr), in cui X può essere un aminoacido, ad esclusione di prolina ed acido aspartico o
glutamico; di solito il monosaccaride impegnato è N-acetilglusoamina (Glc-N-Ac). La
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configurazione del legame glucosidico neoformato può essere o più spes